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una storia originale di Andrej Koymasky


pin STORIA D'AMORE E MALAVITA CAPITOLO 2
LA ROSERAIE

Si avviano a passo svelto. Alain aggira l'alta griglia di cinta, finché giungono ad una vecchia casa contro cui la cinta muore. Alain entra nel portone carraio, Gilbert lo segue incuriosito. Un cortile deserto, con un folto di cespugli in un angolo. Alain vi si infila: il muro ha una breccia bassa nascosta dalle fronde.

"Qui: dall'altra parte la Roseraie. Vieni." dice, si china lesto e scompare agile dall'altra parte.

Gilbert, il cuore in gola più di quando entra negli appartamenti per rubare, lo segue svelto: anche dall'altra parte un folto cespuglio. Emergono in un vialetto della Roseraie. Alain taglia e va deciso. Finché si ferma in una specie di radura fra tre alberi e cespugli. Qui giunto si gira verso Gilbert e con un sorriso dolce lo prende fra le braccia, lo stringe a sé, lo bacia in bocca profondamente. I due corpi fremono, si cercano. Le loro giovani erezioni, prepotenti, si sfregano l'una contro l'altra. A poco a poco si trovano, si uniscono con passione. Gli abiti aperti, si carezzano per tutto il corpo, si leccano, si suggono. A turno ognuno succhia il duro membro dell'altro con goloso desiderio. Mugolano il loro piacere, si baciano di nuovo in bocca... Alain lo tira giù sull'erba fresca, e si uniscono in un appassionato sessantanove, dimentichi di tutto e di tutti, finché ognuno dona all'altro il proprio nettare, che l'altro golosamente beve.

Appagati, si contemplano a vicenda: "Sei bello, Gil..."

"Sei dolce..."

"Sei forte..."

"Mi piaci troppo..."

"Hai già un ragazzo, tu?"

"No, Alain..."

"Io neppure..."

"Allora..." dice Gilbert felice allargando le braccia.

Alain vi si rifugia: "Assieme?"

"Io e te?"

"Sì. Ho di nuovo voglia, io..."

"Io pure, Alain..." e riprendono a fare l'amore con rinnovata passione, assetati l'uno dell'altro.

Rapidamente finiscono di spogliarsi, e sono di nuovo uno nelle braccia dell'altro. Gilbert è incantato dalla gioia con cui l'altro fa l'amore, Alain è conquistato dal tenero vigore con cui il compagno si unisce a lui. Le fronde stormiscono lievi alla brezza notturna che accarezza i loro corpi nudi e sembra che tutta la natura frema dei loro stessi fremiti. La luna occhieggia fra i rami degli alberi e sembra sorridere ai due giovani appassionati amanti.

"Oh, prendimi, Gilbert! Ho voglia di sentirti tutto in me!" ansima Alain.

"Sì, ma dopo tu prendi me, vero?"

"Certo... Dio quanto sei bello! Prendimi, dai!" lo invoca Alain.

Gilbert lo fa alzare, appoggiare con le mani ad un albero, gli si accoccola dietro e carezza le piccole natiche sode. Vi spinge in mezzo il viso e comincia a leccare sapientemente il foro del suo nuovo amico. Questi geme forte, e lo implora di nuovo di prenderlo. Gilbert si alza, gli si addossa, e finalmente inizia a penetrarlo, mentre con le mani gli sfrega i capezzoli turgidi. Alain gli si spinge contro ed inizia a masturbarsi, ma Gilbert lo fa smettere.

"No, dopo tu devi prendere me..." gli dice mentre inizia a muoverglisi dentro in un gentile ma deciso va e vieni.

"Oh, Gil, che bello!" mugola Alain estasiato.

Nonostante sia venuto da poco, Gilbert ha un improvviso, fortissimo orgasmo: quel ragazzo gli piace troppo. Gilbert si scarica in lui, gemendo per il piacere. Poi si sfila lentamente. Allora Alain si gira, si abbracciano e si baciano. Le loro lingue giocano, ora lievi, ora avide, i loro occhi luccicano. Poi Gilbert si appoggia all'albero e si offre al suo compagno.

"Dai!" mormora eccitato.

Alain gli si addossa e Gilbert con una mano guida il bel paletto dell'amico dentro di sé. Mentre affonda lentamente in lui, Alain emette un lungo, tremulo sospiro.

"Ti piace?" chiede Gilbert in un mormorio.

"Da morire. E a te?"

"Tantissimo. Dai..."

Alain inizia a stantuffargli dentro. Gilbert gira la testa indietro così possono baciarsi di nuovo. Alain lo abbraccia stretto, ed aumenta il ritmo e la forza delle sue spinte. Gilbert fa ondeggiare lievemente il corpo contro di lui, per fargli sentire quanto gli piaccia quell'appassionata unione. Alain coglie il messaggio ed ora si muove con più vigore. E sente l'orgasmo arrivare. E finalmente si vuota nell'altro, le loro bocche ancora strettamente unite in un profondo bacio, ed entrambi mugolano in preda al piacere.

Quando si staccano, quasi con rammarico, nei loro occhi brilla il firmamento.

"Dobbiamo rivestirci..." sussurra con rammarico Alain.

"Già... dio, quanto sei bello!"

"Mai quanto te, Gil..." mormora dolce l'altro sfiorandogli il petto, poi aggiunge: "Peccato che io vivo in famiglia: mi piacerebbe poter stare con te su un letto, mi piacerebbe addormentarmi fra le tue braccia."

"Sì e ti sveglierei coprendoti di baci." sussurra Gilbert emozionato. Si vestono. Si baciano ancora.

"Quando possiamo rivederci?" chiede Gilbert carezzandogli la nuca.

"Domani?"

"Sì, domani. Dove?"

"A sera, di nuovo qui. Ma tu lavorerai. Il pomeriggio, dove si può andare?"

"Non verresti da me?"

"Da te? Vivi solo?"

"Sì..."

"E si potrà fare l'amore nel tuo letto?"

"Certo..."

"Perfetto. Dove ci incontriamo? A che ora?"

"Conosci il bistrot Chez Réné?"

"Sì."

"Lì davanti, alle 17, ti va bene?"

"Benissimo."

"Abito lì vicino."

Ripassano per la breccia nascosta dai cespugli.

"Come hai scoperto questo passaggio? Ci sei già venuto con altri?" chiede Gilbert provando una punta di gelosia al pensiero.

"No, mai; da ragazzino, giocando. Qualche volta ci sono tornato di notte, quando avevo voglia di stare solo. Tu sei il primo che ci porto." gli dice Alain dolce.

Gilbert è felice. Ma chiede ancora: "Hai avuto tanti amanti?"

"Beh, qualcuno, mai nulla d'importante, però... e tu?"

"Sì, ma anche per me mai nessuno come te."

"Ci conosciamo appena."

"Ma abbastanza per sapere che voglio solo te."

"È vero. La prima volta che ti ho visto, ho sentito che eri qualcosa di speciale. Il tuo sguardo..."

"Non me l'hai fatto capire, però, allora." dice Gilbert.

"Pensavo che non ti avrei mai più rivisto e invece..."

Si salutano sotto casa di Alain. Nella strada semibuia in quel momento non c'è nessuno. Gilbert lo sospinge all'ombra del portoncino, lo abbraccia, lo bacia.

"A domani, Alain."

"Conterò le ore."

"Ancora sedici." sussurra Gilbert.

"A presto..." sussurra Alain aprendo il portoncino e sgattaiolandovi dentro.

Gilbert torna a casa. Gli sembra di fluttuare sulle nuvole, si sente leggero, felice. Alain non è più un sogno, si sono trovati, uniti, lo vuole ancora. È mille volte meglio che in foto, è così bello, così dolce, così appassionato.

La mattina dopo Gilbert si mette a fare le grandi pulizie, mette tutto in ordine: vuole che Alain si trovi bene da lui, con lui. Cambia le lenzuola nel letto. Scende a comprare fiori e tante praline. Riempie il frigo di bevande. Nasconde le due foto che aveva rubato a casa di Alain. Alle tre e mezza fa una lunga doccia e si fa bello per il suo nuovo amante. Alle quattro e mezza è già davanti al bistrot. Aspetta solo dieci minuti, lo vede arrivare. Si sorridono di lontano. Alain ha un sacchetto di plastica in mano.

Quando gli arriva accanto, glielo porge: "Per te..."

"Per me? Cos'è?"

"Un pensierino. Spero che ti piaccia."

"Posso aprirlo?"

"A casa. Andiamo?"

"Certo, vieni..."

Salgono le scale e Gilbert si sente emozionato, e la sua emozione sembra aumentare ad ogni gradino che salgono. Apre la porta di casa, si fa di lato per farlo entrare.

Alain si guarda intorno: "Beato te che hai un posto tutto tuo."

"Non è granché, è una casa vecchia."

"Mi piace. Me la fai vedere?"

"Oh, c'è poco: questo il soggiorno, qui la cucina, il bagno, e questa la mia camera."

"Mi piace il soffitto che scende e l'abbaino."

"Il letto non è grande."

"Ci basterà, no?" dice con un sorriso dolce Alain cingendo la vita di Gilbert ed accostandosi a lui. Si baciano.

Gilbert guarda il sacchetto che ha in mano: "Posso aprirlo, adesso?"

"Certo." Gilbert scarta il pacchetto. C'è una scatola; la apre: è un soprammobile di biscuit, due scoiattolini ritti sulle zampe posteriori, uno di fronte all'altro, che pare si bacino.

"Tu ed io..." dice Alain.

"Belli... dove li hai trovati?"

"Stamattina, invece di andare all'università, ho girato per negozi: speravo di trovare un qualcosa che... che ti ricordasse noi due quando non siamo assieme. Non sapevo neppure io cosa, poi ho visto questi e mi sono sembrati perfetti..."

"Sì, grazie..." dice Gilbert, li posa sul comodino, poi abbraccia Alain e, baciandolo intimamente, lo sospinge verso il letto.

Si spogliano a poco a poco, guardandosi, toccandosi, godendo l'uno la crescente eccitazione dell'altro. Non dicono più nulla, non serve: ora i loro sguardi, i loro corpi parlano per loro. Si dicono il reciproco desiderio in modo eloquente. Non si uniscono subito, prima si esplorano a lungo, inebriandosi l'uno dell'altro.

È la prima volta che Gilbert ha qualcuno nel suo letto. Non si è mai sentito così felice. Dalla finestra aperta il sole calante accarezza i due corpi allacciati, le membra dolcemente intrecciate. E quando finalmente si uniscono, il sole esplode nei loro occhi, nei loro corpi assetati di amore. Non esiste più né tempo né spazio, è come se le mura della casa si dissolvessero, come se fossero sospesi in uno spazio irreale in cui l'unica cosa concreta sono i loro due corpi che danno e ricevono amore. Alain lo accoglie con gratitudine e con pari gratitudine Gilbert lo prende.

Quando tornano in terra, si guardano pieni di gioia. Gilbert gli scivola di lato, per ammirarlo meglio.

"Sei troppo bello, Alain, mi piaci da morire, io ti ruberei, per averti sempre qui." gli sussurra.

Alain lo guarda lievemente sorpreso e dice: "Mi ruberesti? Che curioso modo di dire. Sono già tuo, no?"

Gilbert si morde la lingua: ricorda quello che aveva scritto nel foglietto.

"Sì, ma fra poco dovrai andartene."

"Perciò mi vorresti rubare..." dice pensieroso Alain.

"Sì, non so come m'è venuta fuori una frase del genere, perché?"

"Niente... pensavo... è solo una curiosa coincidenza..."

"Di che parli?" chiede Gilbert col cuore che gli batte forte.

"Oh, niente di speciale... Una volta, qualcuno ha rubato una mia foto e mi ha lasciato un biglietto in cui diceva che avrebbe voluto rubare me..."

"Ah sì? Chi era?" gli chiede Gilbert.

"Non ne ho idea, l'ho trovata una frase galante. Conservo quel biglietto fra le mie cose."

"Puoi buttarlo via, Ora sei con me, non voglio che nessuno ti rubi a me..."

"Neanche io..."

"Non ti ho neppure offerto qualcosa... Vuoi bere?"

"Sì, grazie..."

"Bene, aspettami qui..." dice Gilbert scendendo dal letto.

Alain ne guarda il bel corpo nudo, snello, forte, virile. Gilbert torna dopo poco con due lattine di birra e le praline. Si stende di nuovo accanto ad Alain, gli porge la birra, e gli mette una praline fra le labbra.

"Tu mi vizi, Gilbert. Che bontà." mormora il giovane facendosi sciogliere in bocca il cioccolato.

"Preferisci le praline... o me?" gli chiede Gilbert mettendogliene in bocca un'altra.

"Non posso avere tutte e due?" chiede con un sorriso maliziosetto Alain.

"No, devi scegliere..." risponde con finta serietà l'altro.

"Allora... te." gli dice Alain con un sorriso.

"Se è così, puoi anche avere tutte le praline che vuoi. Non troppe, però, se no mi ingrassi. Mi piaci così, snello."

"Non c'è pericolo: mi basta fare l'amore con te e brucio tutte le energie."

"In questo caso te ne devo far mangiare tantissime!" esclama Gilbert. I due giovani ridono. Alain lo bacia.

"Sai di buon cioccolato!"

"È libidinoso..."

"Gilbert, sto troppo bene, con te."

"E io con te."

"Ho mangiato troppe praline, temo..."

"Perciò devi consumare energie, ora?"

"Penso di sì."

"Bene, lascia fare a me, allora: vedrai che ora te le faccio bruciare tutte."

"Sì... ti prego..."

Il sole sta scendendo lentamente e la stanza è piena di una luce dorata che avvolge i due corpi freschi di nuovo frementi di dolce passione. I capelli color del grano maturo di Gilbert brillano come un'aureola fra le dita dolci di Alain.

"Ti amo..." mormora il giovane in estasi.

"Ripetilo..." sussurra Gilbert.

"Ti amo, Gil... ti amo..."

"Ancora..."

"Ti amo..."

"Sei mio."

"Al mille per mille, tuo..."

"E io?"

"Mio, si capisce..."

"Tuo..."

La separazione è difficile. Alain non vorrebbe andare via, Gilbert non lo vorrebbe lasciare. Ma devono. Gilbert lo guarda mentre si riveste, e gli sembra quasi che la sera sia scesa improvvisa.

"Ti accompagno..." dice iniziando a rivestirsi anche lui.

"No, resta sul letto, non vestirti. Voglio conservare questa immagine di te, fino alla prossima volta..."

"Quando?"

"Domani, no?"

"Alla stessa ora?"

"Aspettami qui, ora so la strada."

"Nudo?"

"Nudo, certo. È un peccato coprire quel tuo bel corpo... La tua pelle è il tuo più elegante vestito... A domani, Gil..."

Gilberto, solo, ripensa: ha detto ti amo... era solo la passione del momento o davvero... ci conosciamo appena, ma...

Si rivedono. Non proprio tutti i giorni, ma spesso. Vanno anche al cinema assieme, a passeggio, tornano alla Roseraie di giorno per rivedere il luogo del loro primo scambio d'amore. E Alain gli ripete che l'ama. Gilbert, felice, gli dice che anche lui è innamorato per la prima volta. Gilbert fa un doppio della chiave di casa sua, perché il suo amante possa entrare quando vuole. Perché non si senta ospite, da lui, ma in casa sua. Un modo per dirgli che ormai sono per davvero assieme, nonostante non possano ancora vivere assieme.

Gilbert non fa più marchette, ormai. Non è una scelta fatta per un ragionamento, ma che è venuta istintiva, spontanea, implicita. Qualche volta però va ancora a fare le sue visite notturne in appartamenti vuoti.

Più i due si conoscono, più stanno bene assieme. Alain è sempre più innamorato del suo Gilbert. Lo adora, per lui farebbe qualsiasi cosa. Se solo fosse economicamente indipendente dalla sua famiglia, andrebbe subito ad abitare con Gilbert. Ma come studente universitario, non se lo può ancora permettere. Si sente bene con Gilbert, sta bene nel suo piccolo appartamento.


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