Gilbert si rimette. Le ferite guariscono a poco a poco, grazie alle medicazioni di Alain. Per un po' Gilbert smette le sue scorrerie. Ma vengono le vacanze di Natale, e Gilbert ricomincia le sue viste notturne. Poiché Alain non può fermarsi da lui la notte che molto raramente, può farle senza che il suo amante ne possa essere cosciente.
Festeggiano assieme la fine dell'anno e l'anno nuovo. Gilbert ha cucinato una cena perfetta: è bravo, in cucina. Aspettano la mezzanotte facendo l'amore. Le tracce della brutta avventura di Gilbert sono quasi scomparse dal suo corpo: le ferite non erano profonde. Dalla sua anima, pur essendo più profonde, sono scomparse da un pezzo, grazie all'amore incondizionato di Alain.
Dal televisore acceso in soggiorno si sente il conteggio alla rovescia.
Allo "zero" Alain gli sussurra: "Buon anno, amore."
"Buon anno a te."
"Spero che l'anno nuovo ci porti solo buone giornate nonostante tutto." Quel "nonostante tutto" è chiaro per Gilbert, anche se finge di non coglierlo.
"Finché mi amerai, Alain, ogni secondo sarà splendido." gli dice Gilbert pieno di tenerezza.
Gilbert ama profondamente Alain, eppure non riesce a dargli quello che chiede: non riesce a rinunciare ai suoi periodici furti. Gilbert non è avido: se un furto gli frutta bene, per parecchio tempo non ne fa più. Si è fissato una specie di tetto, che lui, dentro di sé, chiama il suo "mensile", quasi fosse un normale stipendio. Gilbert gli dice tutto di sé e perciò Alain sa che Gilbert ha rinunciato a fare marchette per amor suo e di questo gli è grato.
In primavera festeggiano il loro primo anniversario andando a Parigi durante un week-end. Si divertono nel vedere l'espressione del receptionist quando chiedono una camera matrimoniale. Cenano sul bateau-mouche, salgono sulla Tour Eiffel, Alain riesce a portare Gilbert a vedere i balletti e Gilbert scopre che gli piacciono. Girano in largo e lungo Montmartre, vanno a vedere una mostra di videoarte al Beaubourg, fanno acquisti... Sono felici.
Quando tornano a Lione, Gilbert decide di chiudere il suo vecchio libretto di risparmio in banca e di aprire un conto corrente a nome di tutti e due in un'altra banca. Alain non vuole, ma Gilbert insiste: è il simbolo che noi due siamo davvero uno... gli dice. Come al solito, alla fine Alain cede, anche se è deciso a non usare mai "quei" soldi, di cui comunque non ha bisogno: i suoi non gli fanno mancare ciò che gli serve.
In estate riescono per la prima volta ad andare in vacanza assieme. Affittano un miniappartamento in Provenza, in Vaucluse: fanno lunghe passeggiate romantiche, mangiano buon cibo paesano, si godono le dolci giornate di intima comunione. Sembrano due ragazzini scavezzacollo, felici e senza pensieri. Si bagnano nudi nei rivi, fanno l'amore fra le felci ed i cespugli, sotto il caldo sole estivo mitigato dalla brezza della mezza montagna. Alain vorrebbe non dover tornare in città...
Ma infine devono tornare e Gilbert riprende le sue scorrerie notturne. È fine settembre. Alain non ha ancora ripreso a frequentare l'università: deve iniziare il terzo anno. Gilbert sta tenendo d'occhio un appartamento in un elegante condominio di Vassieux. Quando si sente sicuro, decide di tentare il colpo. Entra senza troppe difficoltà. Non si accorge che c'è uno di quei sistemi d'allarme moderni collegati attraverso il telefono ad un'agenzia di sicurezza. Trova il denaro, i gioielli: è contento, è un buon bottino. Mette tutto nella borsa, esce silenziosamente come è entrato.
Quando la porta d'ingresso si richiude con un lieve scatto, si gira e si trova di fronte tre vigilantes con la pistola spianata. Lascia cadere a terra la borsa e, con un gesto rassegnato, alza le mani. Lo prendono, lo ammanettano e lo conducono al vicino posto di polizia, consegnandolo e stendendo la denuncia: colto con le mani nel sacco, non tenta neppure una difesa. Lo mettono in cella. La mattina dopo, presto, chiede solo, ed ottiene, di telefonare al suo avvocato.
In realtà non ha un avvocato. Chiede la lista degli avvocati, la scorre, finge di sceglierne uno e invece compone il numero di telefono di Alain. Risponde la sorella maggiore. Lui ha già telefonato altre volte a casa di Alain spacciandosi per un compagno di scuola.
La sorella lo riconosce subito: "Oh, ciao Gilbert, ti chiamo Alain."
"Sì, grazie." Quando Alain dice "Pronto?", Gilbert dice: "Sono stato arrestato stanotte. Non ho complici. Ora ho bisogno di un avvocato!"
"Oh dio, Gil, ma come..."
"Solo questo, non c'è altro per ora. Hai capito? Se me lo permettono ti scriverò. Perdonami. Ciao." dice e posa il telefono prima che il poliziotto possa intervenire.
"Ma a chi hai telefonato? Non era il tuo avvocato..." dice questi avvicinandoglisi irato.
"No, ma mia sorella me lo cercherà: non è lo stesso?"
"Non avevi diritto di parlare ad altri..."
"Ah, non lo sapevo, questa è la prima volta che mi beccano..." gli risponde con aria ingenua Gilbert.
Alain ha afferrato al volo il senso del messaggio. Si precipita fuori di casa e va con un taxi a casa di Gilbert. Prende tutte le sue foto, quello che lo può collegare a Gilbert, il libretto degli assegni, ed esce. Quindi comincia a pensare a come cercare un avvocato per il suo Gil: lo pagherà con i soldi del conto.
La polizia ottiene il mandato di perquisizione per casa di Gilbert ma non trova nulla. Alain ha trovato un avvocato che prende in carico la difesa di Gilbert: il ragazzo è incensurato, anche se sospettato di altri furti, non si riesce a provarli. Comunque Gilbert è condannato a un anno e dieci mesi di carcere, il minimo, ma senza condizionale.
Gilbert può finalmente scrivere ad Alain: nella prima lunga lettera gli chiede perdono, lo ringrazia per non averlo abbandonato, gli dice che, anche se è cosciente che gli sta dando un dispiacere grande, lo ama e che perciò, se Alain volesse lasciarlo, trovarsi un amante più degno di lui, lo capirebbe. Gli chiede solo di conservargli almeno l'amicizia. Alain risponde con una altrettanto lunga lettera, dicendogli che lo aspetterà, che lui non vuole altri.
Gilbert, per la prima volta in carcere, si sente sperso. La prima notte, non più nella cella di quelli in attesa di processo, ma assieme ad altri condannati, quasi non dorme. Da battute lanciate lì con aria indifferente, da sguardi più eloquenti delle battute, ha intuito che la sua giovane età, il suo bell'aspetto, hanno acceso la libidine di quegli uomini chiusi lì dentro. È inquieto.
Il secondo giorno, Gilbert va al gabinetto in un momento in cui non c'è nessuno, credendosi più al sicuro. Ma appena esce dal box, tre uomini gli sbarrano la strada:
"Ehi, ragazzo, fermati, aspetta: ti dobbiamo parlare..."
"Sì, ma fuori di qui, dove ci sono tutti gli altri." dice sulla difensiva il giovane.
"No no, questo è proprio il posto giusto: rientra nel box e calati i calzoni..."
"No, non mi va di..." risponde Gilbert cercando di raggiungere la porta.
"Ma va a me!" risponde l'uomo afferrandolo.
"Lasciami o grido e faccio venire le guardie." dice Gilbert duro.
Quello che lo tiene, gli chiude la bocca con una mano e lo solleva portandolo verso il lavandino. Uno degli altri due tappa un lavandino e fa scorrere l'acqua. Gilbert si divincola, ma il terzo uomo aiuta l'altro ad immobilizzarlo.
Davanti al lavandino ora pieno d'acqua, mentre due lo tengono fermo e gli immergono il viso nell'acqua, il terzo da dietro gli sbottona i calzoni. "Nooo..." dice Gilbert quando gli lasciano riprendere fiato, ma immediatamente gli altri due ai suoi lati gli risospingono il viso sott'acqua. Quello dietro gli cala i calzoni. Gilbert ha capito il loro sistema: se vuole respirare, deve tacere, lasciarli fare.
E quando quello dietro di lui inizia e cercano di sospingergli la testa ancora una volta nell'acqua, Gilbert mormora veloce: "No, non grido... ma lasciatemi respirare!"
"Bravo," ansima quello dietro di lui iniziando a stantuffargli dentro con vigore, "impari in fretta..."
Il giorno dopo Gilbert ha persino paura di andare al gabinetto. Fa in modo di stare, quando non è in cella, sempre assieme al grosso dei compagni. Pare che il suo stratagemma funzioni, non gli capita niente. A sera, quando devono tornare in cella, Gilbert tira un sospiro di sollievo.
Il giorno seguente, dopo pranzo, va in sala ricreazione a guardare la TV. La stanza è piena di compagni seduti sulle file di sedie allineate. C'è un unico posto vuoto, in centro alla sala. Gilbert va a sedersi tranquillo.
Dopo poco arriva un altro carcerato: "Alzati, quel posto è mio..." gli dice.
Gilbert pensa che non gli conviene opporsi, si alza e mentre l'altro siede, fa per andare verso la parete.
Quello lo afferra per un braccio e gli intima: "Siedi qui in terra, davanti a me..."
"No, grazie, non vedrei la TV..." obietta il giovane.
"E chi se ne frega... ma così non ti vedono le guardie! Seduto!" dice con aria minacciosa spingendolo verso il pavimento.
"Ma io..." inizia Gilbert.
Ma quello che sta seduto di fianco all'uomo che gli ha preso il posto gli intima, facendogli intravedere una lama fra le mani: "Giù e zitto, ragazzo."
Gilbert capisce, si accoccola sul pavimento mentre il primo allarga le gambe ed inizia a sbottonarsi la patta. Ecco perché c'era solo quel posto libero: è caduto nella rete. Si rassegna a soddisfare anche quegli uomini, sotto lo sguardo divertito e pieno di libidine degli altri...
Quando finalmente lo lasciano andare, Gilbert si chiede con un senso di disperazione in cuore, con chi, dove, come e quando sarà la prossima volta. Non deve aspettare molto per scoprirlo.
A notte, si sta appena addormentando, si sente scuotere per un braccio.
"Eh? che è?" chiede frastornato.
"Zitto o si svegliano gli altri. Spogliati dai, ho voglia."
"No, per favore..."
"Se si svegliano, dovrai accontentare anche loro..." gli sussurra l'altro.
Gilbert freme, ma capisce che non può fare niente: se lo vogliono, possono costringerlo. Lascia salire nel suo letto l'altro, lo lascia fare. L'uomo gli cala le mutande quel tanto che basta, e lo infila con vigore. Lo prende con forza, per un tempo che a Gilbert sembra interminabile. E quando questi, dopo esserglisi scaricato dentro, si sta alzando, vede che un altro suo compagno di cella è già lì in piedi, masturbandosi lentamente, che attende il suo turno...
Uno dei giorni seguenti, c'è la proiezione settimanale del film. Gilbert si addossa al muro, accanto alla porta, dove ci sono due guardiani in piedi: ha paura di quando nella sala farà buio, e lì si sente più al sicuro. Arrivano altri, i posti a sedere si riempiono, altri carcerati si appoggiano alla parete di fondo. Le luci si spengono. Gilbert si accorge che lo stanno stringendo, cerca di spostarsi verso la porta, ma viene spinto più lontano con una certa rudezza.
Allora dice ad alta voce: "Il film non mi interessa, voglio uscire..."
"E non piantar grane, avevi solo da dirlo prima, silenzio!" dice secca la voce di uno dei guardiani e i compagni lo sospingono ancora più lontano dalla porta.
Ne ha anche due davanti a sé, non può quasi muoversi. Cerca di allontanarsi, di raggiungere l'uscita ma subito si sente afferrare per un braccio e sospingere verso l'angolo.
Una voce, bassa, secca, dura, gli sibila puntandogli qualcosa di duro alla schiena: "Non fare storie, ragazzo, non ti conviene: oggi tocca a noi."
Nell'angolo c'è uno spazio libero, chiuso da un muro compatto di schiene in doppia fila; quello che l'ha spinto fin lì gli apre i calzoni, glieli cala, lo fa chinare ed inizia a profittare di lui. Quasi subito, un altro entra nell'angusto spazio, gli si piazza davanti e si apre la patta... Gilbert, rassegnato, con una gran voglia di piangere addosso, apre la bocca e lo lascia fare... Poi, altri due danno il cambio ai primi due... Finché finalmente il film finisce.
Gilbert si rende conto che è diventato la puttana di tutti: purtroppo per lui è il più giovane lì dentro ed è anche un gran bel ragazzo. Beh, quando faceva marchette non era molto diverso, ma almeno era lui a scegliere e dopo lo pagavano... E si sceglieva uno ogni tanto, non più d'uno al giorno. Ma si rende anche conto che se non si oppone è meno male di quel che potrebbe essere: per lo meno non gli fanno del male come il sadico che aveva cercato di derubare...
Gilbert si è rassegnato. Ormai basta che gli facciano un cenno, e lui va e li lascia fare. Ai cessi, in cella, anche durante i turni di lavoro al laboratorio di falegnameria... Uno, due, tre alla volta... Il più delle volte si sfogano in fretta, ma qualcuno invece si gode a lungo il suo corpo giovane e fresco. Per fortuna non proprio tutti i giorni.
Non scrive nulla di tutto questo ad Alain: un po' perché si vergogna, un po' perché ha paura che altri possano leggere le sue lettere, un po' per non farlo stare male.
Si scrivono spesso, e per Gilbert ogni lettera di Alain è un momento di sollievo, di dolcezza.
È in carcere da poco più di un mese, quando viene trasferito lì un carcerato da un'altra casa di pena. Si vede subito che è un duro: è dentro per rapina a mano armata e si è già fatto sei anni di galera. Si chiama Serge, ma tutti lo chiamano il Nizzardo. Ha quasi quaranta anni, uno sguardo affilato come un pugnale, di poche parole. Il Nizzardo viene messo nella cella di Gilbert.
È arrivato da tre giorni. La notte uno dei compagni di cella scivola nel letto di Gilbert.
"No, dai, lasciami in pace, stanotte..." sussurra il giovane stanco: aveva dovuto soddisfare già altri quattro quel giorno, due alle docce, uno in falegnameria e uno sala ricreazione poco prima di andare a letto.
"Ma io ho voglia di fottere proprio stanotte..." gli mormora l'altro cercando di spogliarlo.
"Lasciami, no..." insiste lui divincolandosi.
"Piantala, puttana!" dice l'uomo.
Nessuno l'ha mai chiamato puttana, anche se lui di fatto ci si sente. Si arrabbia e con un violento spintone lo fa cadere fuori dal suo letto. L'altro torna alla carica. Inizia una breve lotta silenziosa.
Di colpo l'altro lo molla, si gira.
Il Nizzardo è in piedi accanto al letto, lo tiene per i capelli: "Molla subito il ragazzo!" dice con voce bassa e dura.
"Ma..." dice l'uomo.
"Ma un corno. Da adesso il ragazzo è mio. Chi lo tocca uscirà di qui dentro coi piedi in avanti. Fila via!" L'uomo si toglie dal letto senza fiatare, mentre Gilbert si rimette a posto gli abiti.
"Dormi." gli dice il Nizzardo e torna nel suo letto.
Gilbert è stupito, il cuore gli batte forte. Dopo più di un'ora, riesce ad addormentarsi.
La mattina dopo, mentre si lavano, si sposta accanto al Nizzardo: "Grazie..." gli dice. L'altro lo guarda serio e non dice nulla. "Perché l'hai fatto?" chiede Gilbert.
"Perché ho deciso così. E non mi va che altri usino il mio ragazzo." Gilbert sta per obiettare che a dire il vero lui non ha affatto scelto, deciso, di essere il ragazzo del Nizzardo, ma tace.
Anche perché pensa che, dopo tutto, è meglio uno solo che tutti e lui, comunque, non avrebbe certo la forza né la possibilità di opporsi.
L'altro, continua: "E visto che sei il mio ragazzo, sarà bene che d'ora in poi tu mi stia vicino e che pensi seriamente a occuparti di me. Capisci che cosa voglio dire?"
"Non sono sicuro..." dice esitante Gilbert.
"Per esempio... a tenere pulite e in ordine le mie cose..." dice l'altro allontanandosi da lui.
Gilbert nota che ha lasciato sul lavello sapone, asciugamano e altre cose. Le raccoglie pronto e le porta in cella. Nota un lieve sorriso soddisfatto dell'uomo. Bene, pensa, ho capito: devo essere il suo servo. E perché no.
Ma aspetta con una certa ansia che il Nizzardo pretenda da lui quegli altri "servizi". Non deve aspettare a lungo. Passano solo tre giorni, durante i quali nessuno lo importuna. Poi, una notte, si sente svegliare. È lui, il Nizzardo.
"Aiutami..." gli dice.
Gilbert scende dal letto. Il Nizzardo ha in mano una coperta. La sta fissando all'armatura del letto, fra il letto superiore e il suo, in modo di formare come una tenda. Gilbert capisce e lo aiuta. In quel modo il suo letto è riparato dalla vista degli altri. Fissata la coperta, il Nizzardo lo sospinge sul proprio letto e vi sale.
L'uomo si inizia a spogliare, Gilbert lo imita, pensando: siamo arrivati al dunque...
Nudi, il Nizzardo si stende sulla schiena: "Vienimi sopra..." gli sussurra, "Fammi godere..."
Gilbert si dà da fare. Lo lecca dappertutto, lo succhia, e l'altro sembra apprezzare.
Ma la sua meraviglia è enorme quando l'altro, pienamente eccitato, gli sussurra ad un orecchio: "Fottimi, dai..."
Gilbert lo accontenta. Il Nizzardo si gira sul ventre e lui gli va sopra. Lo infila liscio liscio, senza nessuna difficoltà. Comincia a stantuffargli dentro, e l'altro mormora "Più forte." Lo accontenta. Finché gli si scarica dentro. Poi il Nizzardo si gira di nuovo e, indicando il suo membro duro ed eretto, palpitante, gli fa capire che vuole essere soddisfatto con la bocca. Quando finalmente viene, l'uomo tiene giù la testa del ragazzo costringendolo a bere tutto.
Infine appagato, il Nizzardo lo stringe a sé, gli dice: "Guai a te se lo dici a qualcuno... ti scanno!"
Gilbert annuisce. Il Nizzardo lo bacia a lungo, palpandolo per tutto il corpo, quindi si riveste e lo fa rivestire. Si alza, toglie la coperta ripiegandola e torna nel suo letto. Gilbert è disorientato: il Nizzardo è più gay di lui, non l'avrebbe mai detto... Sembrerebbe la virilità incarnata... Meglio così, comunque...
Ma a Gilbert manca da morire Alain. Proprio la loro forzata lontananza gli fa capire quanto il suo amico sia importante per lui. Su richiesta di Alain, per non insospettire la sua famiglia, gli scrive al fermo posta, due volte la settimana. Sono lettere ora brevi, ora lunghe, ma sempre piene d'amore, dalle due parti. Entrambi contano i giorni che ancora li separano.
Il Nizzardo mette su la tenda-coperta un paio di volte alla settimana, e da quando Gilbert è ufficialmente il suo ragazzo, la sua vita è cambiata completamente, in meglio. Tutti temono e rispettano il Nizzardo e di conseguenza rispettano lui. Il Nizzardo, né gli piace né non gli piace. Sessualmente, non è per niente male, ma di carattere è chiuso, introverso, duro. Si chiede più volte come possa, un uomo così, desiderare un rapporto solo passivo e con uno tanto più giovane di lui, ma non sa darsi una risposta. In fin dei conti gli va bene così: contento il Nizzardo... Gilbert non racconta nulla neanche di tutto questo al suo Alain, non può.
Quando infatti il Nizzardo lo fa andare nel suo letto, anche se è l'altro che lo vuole, e non certo lui, gli sembra quasi di tradire Alain. Anche perché prima subiva quello che gli altri gli facevano, ma ora prova piacere... Ma Alain, nonostante questo, gli manca sempre più: non solo perché il loro rapporto fisico era più alla pari, non solo perché Alain era così bello, ma soprattutto perché con il suo amante poteva dare e ricevere amore.
In qualche modo, i mesi passano e finalmente Gilbert giunge alla fine della pena che deve scontare.
Alain lo aspetta fuori dal carcere, in auto. Se l'è fatta prestare dal padre con una scusa. Si abbracciano stretti, a lungo. Alain mette in moto.
"Dove mi porti?" chiede Gilbert mettendogli una mano su una coscia e carezzandola.
"A casa tua, si capisce."
"Ti fermerai?" chiede Gilbert e il senso della sua domanda è chiaro per Alain.
Con un sorriso dolce gli risponde: "Tu che ne pensi? Sono quasi due anni che mi manchi."
"E tu a me. Dio, quanto sei bello, Alain."
"Gil, se mi tocchi così non mi fai capire più niente, lo sai. Va finire che vado a sbattere da qualche parte." mormora emozionato, a voce bassa. Gilbert toglie la mano. "No, lasciala lì, ma non carezzarmi in quel modo, non ancora." gli dice Alain. Gilbert sorride beato: sì, ha ritrovato il suo amante, ora la vita gli sorride di nuovo.
Giunti in casa, si abbracciano, si baciano, si spogliano febbrilmente l'un l'altro mentre raggiungono il letto, lasciando una scia di abiti dalla porta d'ingresso alla stanza, salgono sul letto avvinghiandosi, cercandosi.
"Oh Alain, mio Alain..."
"Ben tornato a casa, amore mio." gli sussurra l'amante. E attorno a loro non esiste più nulla, solo i loro corpi intrecciati, il loro amore, il piacere di poter nuovamente essere l'uno dell'altro.
Alain si è laureato ed ha anche trovato un buon lavoro, nel frattempo, come lettore di manoscritti di aspiranti scrittori. Il lavoro gli piace e guadagna discretamente. Perciò propone a Gilbert di cercarsi casa assieme.
"Perché, non ti piace qui?" chiede questi.
"Sì, ma... mi piacerebbe cercare qualcosa assieme, qualcosa di nostro, di bello..."
"Vorresti qualcosa di più nuovo, moderno?"
"No, anzi, magari anche di antico. Pensavo di cercare qualcosa nel Vieux Lyon, magari dietro a Saint Jean o poco più su... ma qualcosa di nostro..."
"Come vuoi tu, amore mio. Quando vuoi che cominciamo a cercarla?"
"Non ti dispiace troppo lasciare qui?"
"No, per nulla. Ma tu verresti ad abitarci?"
"Sì, certo. Voglio stare con te giorno e notte..."
"Ma i tuoi?"
"Ora che lavoro, non dicono certo niente. Capiscono che a ventitré anni io desideri metter su casa..."
"Con me?"
"Non è che glielo devo dire, ma comunque, se anche venissero a saperlo, non mi importa..."
Cercano. Finalmente trovano una alloggio al secondo piano di una casa medievale: sono cinque stanze quadrate collegate direttamente a telescopio, in linea retta. L'ingresso è nella stanza centrale. Decidono di fare da una parte lo studio e la loro camera da letto e dall'altra il soggiorno e la cucina. Nella stanza centrale ricavano il bagno e l'ingresso. Fanno piani, disegni. Quando vanno ad affittarla, la vorrebbero prendere a nome di tutti e due, ma il padrone dice che il contratto d'affitto si può fare solo a nome di una persona, così decidono di farlo a nome di Alain.
Prima di andarci ad abitare, la fanno ridipingere, scelgono i mobili che mancano, primo fra tutti un grande letto matrimoniale di legno con colonnine tornite che trovano da un antiquario. Spendono gran parte dei loro risparmi, ma alla fine l'appartamento è veramente bello: un gradevole misto di antico e moderno.