Il ragazzo sceglie accuratamente il posto: fuori città, oltre le ultime case, abbastanza lontano dalla nazionale, un piccolo tratto sabbioso seminascosto da cespugli che lo separano da una stretta striscia di terreno incolto e, oltre questo, i campi che salgono in lieve e dolce pendio verso la collina. Si guarda intorno: sì, è il posto ideale, quella minuscola spiaggia deserta. Posa la sacca, ne estrae il grande asciugamano, la radiolina che accende, quindi si toglie gli abiti. Li ripiega con cura e li appoggia in una pila sulla sacca: la T shirt, i jeans, gli slip. Si sfila i sandali e, completamente nudo, si stende a prendere il sole: abbronzatura integrale.
La radio trasmette musica tecno, a volume medio. Gli piace, come alla maggioranza dei diciottenni come lui. Respira a pieni polmoni e si passa lentamente le mani sul petto: si sta realmente bene così, in completa libertà.
Dopo un po' si gira sul ventre per abbronzarsi uniformemente senza scottarsi: già la sua pelle ha un inizio di abbronzatura, non è il suo primo giorno di mare. Sta scendendo lungo la riviera; dorme negli ostelli della gioventù, o anche all'aperto, e ogni giorno si stende su una spiaggia diversa. Le cerca sempre con cura, isolate e solitarie, che abbiano le caratteristiche ideali per praticare il nudismo come ama.
Si gira di nuovo sulla schiena: il sole caldo, la brezza leggera accarezzano il suo corpo snello e quasi glabro. È una bella sensazione, anzi più che piacevole. Si gratta lieve il membro che poggia molle su una coscia, poi rimette il braccio sotto la testa, incrociato con l'altro, a mo' di cuscino.
Il tempo passa lento, ma lui non ha fretta, ha tutto il tempo che vuole. Si sente piacevolmente rilassato. Prende dalla sacca la bottiglia di Coca e ne beve un paio di sorsi, quindi la rimette dentro, assicurandosi che la sacca sia all'ombra. Dà un'occhiata all'orologio e si stende di nuovo chiudendo gli occhi.
Ogni tanto si gira, ora sulla schiena ora sul ventre. Alla radio trasmettono il breve notiziario delle undici: lo ascolta distrattamente. Poi riprende il programma con la sua musica preferita.
D'improvviso un'ombra intercetta i suoi occhi; guarda: sono quattro ragazzi, sui venti anni. Dall'abbigliamento si capisce che sono ragazzi del posto, quasi certamente contadini. Non li aveva sentiti arrivare. I ragazzi lo guardano da capo a piedi.
"Salve." dice il ragazzo senza scomporsi.
"Che ci fai, tu, qui?" chiede uno dei ragazzi, in tono non bellicoso, ma incuriosito.
"Prendo il sole." risponde il ragazzo con tono ovvio.
"E tutto nudo, lo pigli?" chiede un altro dei ragazzi.
"Beh, che c'è di male?" gli chiede il ragazzo tranquillo, abbozzando un sorriso amichevole.
"Che c'è di male, dice." ripete quel ragazzo rivolto agli altri, "sta nudo come mamma l'ha fatto e..."
"Beh, Michè, te non te lo piglieresti il sole nudo? C'avresti paura de bruciarti la pelle de l'ucello?" dice il primo.
Gli altri due ridono, poi uno dice: "Te, Flavià, non te se brucia manco se lo metti sul fuoco, eh? Ce l'hai tosto, te."
"Poi dillo, Rino. Anzi, sapete che ve dico, ragazzi? Che quasi quasi io me lo piglierei pure, così tutto nudo! Eh, Mario, te non ce staresti a pigliarlo?"
"Embeh! Sì, me piacerebbe... eh, ragazzi, che ne dite? Ce lo pigliamo tutti e quattro? Qui non ce vede nessuno, no?"
"Non te dispiace, no, se ce mettiamo nudi pure noi, a te?" chiede Michele al ragazzo.
"Certo che no. Eppoi, la spiaggia è di tutti, no?" risponde il ragazzo con un sorriso.
Michele per primo comincia a spogliarsi, poi presto gli altri tre lo imitano. Il ragazzo li guarda. Sono tutti e quattro nudi.
Quello che si chiama Rino, gli dice: "E che, ci guardi gli ucelli?"
"Beh, che c'è di male. Siamo tutti maschi, tutti giovani. Mica c'è da vergognarsi, no?"
"Eh, sì, Rino, c'ha ragione lui, mica te metterai a fare il vergognoso, adesso, no?" lo rimbecca Mario, poi, rivolto al ragazzo, gli chiede: "Te, com'è che te chiami?"
"Antonello..." risponde il ragazzo girandosi sul ventre.
"Io Mario, lui Flavià, lui Michele e quello è Rino."
"Piacere..." dice il ragazzo guardandoli di sotto in su.
"Il piacere è tutto nostro..." dice Flaviano con un'espressione fra il serio e il divertito.
"Che, non te da fastidio, a te, se te guardiamo?" chiede Rino accoccolandoglisi davanti.
"No, perché? Che c'è di male?" risponde il ragazzo.
"Sentito, ragazzi..." dice Rino. Mario gli si inginocchia di fianco, Flaviano siede dall'altra parte, Michele si mette cavalcioni sulle gambe di Antonello e s'accoccola giù.
"Guardate che bel culetto, ragazzi!" dice Michele mettendo le mani sulle natiche di Antonello.
Questi sussulta e si gira a guardarlo stupito: "Ehi, che fai?" chiede con espressione allarmata.
"Embeh, che c'è di male?" risponde Michele facendogli il verso e mentre gli altri ridono divertiti, gli impasta le natiche a piene mani.
"Dai, piantala, no. Uno scherzo è bello quando dura poco..." dice Antonello con aria corrucciata.
Rino lo tocca su una spalla e Antonello si gira bruscamente a guardarlo e si trova col viso davanti al membro semieretto del ragazzo che gli si è avvicinato.
"Ehi, che vi piglia, adesso?" reagisce Antonello con un sussulto sorpreso.
"Perché non me lo lecchi un po'? È pure meglio d'un gelato, sai?" gli dice Rino avvicinandogli il bacino al volto. Antonello tira indietro la testa bruscamente:
"E dai, non fate gli stronzi, adesso! Piantatela ragazzi..." dice con aria lievemente seccata.
"Ma perché, che male c'è, Antonello, eh?" dice beffardo Rino prendendogli il capo fra le mani e tirandolo verso il proprio membro che ora è completamente eretto.
Antonello si divincola, ma Flaviano gli si siede sulla schiena e lo immobilizza, frattanto Michele gli punta il suo palo turgido fra le natiche. Antonello grida, scalcia ma subito Mario gli immobilizza le caviglie con le sue mani forti.
"Ragazzi, basta... piantatela..." implora il ragazzo.
"Perché? che c'è di male?" lo motteggia Michele mentre gli allarga le natiche e gli insaliva l'ano.
"Oh dio, no... mica farete sul serio..." geme Antonello.
"E come no. Leccamelo dai, succhialo!" gli risponde Rino sfregandogli la dura mazza sulle labbra con un sorriso libidinoso.
"Guarda che te lo mordo se non ti levi!" dice alterato il ragazzo. Allora Flaviano, sempre seduto sulla sua schiena, gli mette le mani sul collo e stringe appena:
"Succhiaglielo, Antonè, o stringo!" dice duro, "guarda che non scherzo mica!"
Antonello esita, poi schiude la bocca. Mentre Rino glielo spinge dentro, Michele lo impala di brutto incuneandoglielo a fondo con tutte le forze. Antonello mugola, geme, e il palo di Rino gli arriva in gola. Michele e Rino cominciano a pomparlo, uno di dietro e l'altro davanti, quasi contemporaneamente.
Flaviano ridacchia quando sente Antonello smettere di divincolarsi: "Ehi, l'ha capita che non c'è niente di male... Allora, dopo tocca a me e Mario, vero? Eh, Mario? Te che preferisci, di' un po', metterglielo in culo o in bocca?"
"Mah, non saprei..." dice allegro Mario, "come è, Rino?"
"Lo succhia, lo succhia! Proprio niente male!" risponde l'altro.
"E te, Michele, com'è?" chiede Mario all'altro.
"Bello stretto... e caldo." risponde questi ansante continuandolo a montare Antonello con vigore.
"Beh, Flavià, visto che me fai scegliere a me, io preferisco fotterlo nel culetto; tu non t'accontenti de fartelo spompinare?"
"Certo, tanto poi se lo beve tutto, vero Antonello?" dice il ragazzo carezzandogli minaccioso la gola che ancora tiene fra le mani. Antonello annuisce vigorosamente, mentre continua a succhiare l'arnese che Rino gli martella fino in gola.
Quando i primi due sono venuti, gli altri due gli danno il cambio. Per tutto il tempo i quattro si scambiano battute salaci e grossolane. Anche Flaviano e Mario sfogano con piacere la loro voglia, infilando vigorosamente il ragazzo dalle due estremità.
Allora lasciano il ragazzo, che resta immobile, ansante sul suo asciugamano da spiaggia stazzonato. Si rivestono scambiandosi battute divertite e se ne vanno schiamazzando allegri. Antonello resta immobile, a lungo.
Quando le voci dei quattro ragazzi svaniscono lontane, Antonello si alza a sedere. Prende la sacca, ne estrae fazzolettini di carta con cui pulisce il seme dal proprio membro che si sta lentamente afflosciando e dal telo da spiaggia. Quindi estrae dalla sacca uno spesso quaderno foderato di pelle verde, lo apre, prende una biro e si mette a scrivere:
"Caro diario, anche oggi sono riuscito a farmi quattro bei ragazzotti ruspanti, tutti e quattro assieme. Così sono a quota undici, compreso quello che m'aveva dato un passaggio in moto. Sono proprio ingenui i ragazzi di paese o di campagna. Se gli chiedessi: ci stai a fare l'amore con me? rischieresti di farti spaccare il muso: mica sono frocio, io! Ma se gli fai venire voglia, e se gli fai credere che t'hanno fregato... allora fanno tutto senza problemi. E più si sentono maschi, più gli piace l'idea di aver fottuto un altro maschio: si sentono due volte maschi... Basta che non sospettino che tu non desideri altro. Basta che fai finta che a te non piace...
Oggi ho scelto la spiaggia giusta e ci sono andato in modo di farmi notare da quattro ragazzotti che stavano seduti su un muretto poco lontano e che mi guardavano mentre mi inoltravo fra i cespugli. Dopo poco sono arrivati e, vedendomi nudo, si sono arrapati e mi sono venuti addosso. Più di tutti mi è piaciuto quello che si chiama Michele: m'ha montato come un torello in calore. Lo sentivo gemere mentre mi martellava dentro, me lo faceva sentire proprio bene. Poi quello che si chiama Flaviano: aveva un gran bel cazzo succolento e ci ha messo un bel po' a venire. Ed aveva un gran buon sapore, non finiva più di venir e ho quasi fatto fatica a non lasciarmene sfuggire neanche una goccia.
Bene, adesso mi cerco un'altra spiaggia, o magari anche un bel prato verde, sperando che abbocchi qualche altro pesciolino... Questi ragazzotti di campagna fottono proprio da dio, non c'è che dire!"
Antonello mette via il diario, si alza in piedi e si riveste con un sorriso soddisfatto.