"L'unica cosa che non mi piace del nostro lavoro, ragazzi, è che ogni pochi giorni si deve cambiare città. Non si fa mai a tempo a farsi una ragazza." dice Tomaso ai compagni.
"Ti tira, eh?" risponde uno ridendo.
"Beh, è il più giovane di noi, ha ancora il sangue caliente..." dice un altro.
Un terzo dice: "Ma l'altro giorno c'era quel ragazzo che ti faceva gli occhi dolci: scommetto che se glielo chiedevi quello come minimo ti faceva un bel bocchino!"
"Dio scampi!" esclama Tomaso, "piuttosto me lo taglio!"
"Ma dai! Vuoi dire che quando hai fatto naja non hai mai accettato un deca per fartelo succhiare? L'abbiamo fatto tutti, si può dire..." dice il quarto dei colleghi, mentre tutti ridono.
"No, no proprio. Neanche se mi avessero fatto ponti d'oro." protesta Tomaso con tono deciso, "Io a un maschio, a dir tanto gli stringo la mano e manco troppo a lungo."
"Eh dai. Da ragazzino ti sarai fatto pippe coi compagni, no?" dice uno dei compagni.
"No, mai."
"E come hai imparato, allora?"
"Mah, niente.... Un giorno ho visto mio fratello che se le faceva e allora ci ho provato anche io, è tutto. Ma vi giuro sulla testa di mia madre, ragazzi, io con un maschio... poi non mi verrebbe neanche duro, non riuscirei manco a godere..."
Terminata la sosta, i cinque si rimettono al lavoro. Alle sei smontano, si vanno a fare una bella doccia, si cambiano, poi si salutano dandosi l'appuntamento per la sera a cena, nell'alberghetto che gli ha fissato la compagnia.
Tomaso gira per la piccola città di mare, guarda le vetrine, ma soprattutto le belle ragazze che girano nei loro costumi succinti che solleticano le sue fantasie erotiche. Per fortuna i suoi calzoni morbidi e gli slip attillati nascondono le erezioni che gli vengono abbastanza di frequente. Guarda l'orologio: è ora di andare a cena. Torna in albergo, va a sedere al suo solito posto, accanto al suo collega. Davanti a lui fino a ieri c'era un'anziana coppia, sul lato verso l'angolo del muro. Adesso non c'è nessuno. Gli altri tre colleghi sono seduti al tavolinetto di fianco al loro, sulla sinistra. Chiacchierano allegramente, cominciano a mangiare.
Arriva l'albergatore con due ospiti e li fa sedere nei due posti vuoti di fronte a Tomaso e al collega: sono una coppia giovane, lei bella da mozzafiato. Salutano. Lei siede di fronte a Tomaso, sulla sedia che sta nell'angolo fra le due pareti.
Il giovanotto non riesce a toglierle gli occhi di dosso. Lei parla col suo ragazzo, civettuola. Tomaso seguita a guardarla di soppiatto. Il ragazzo attacca bottone con loro due, poi anche la ragazza. Tomaso ha l'impressione che la ragazza lo guardi con un certo interesse. Istintivamente cerca di far colpo su lei... Se solo quella non avesse il ragazzo seduto a fianco...
Sono al contorno. Il ragazzo discute animatamente di sport col collega di Tomaso.
Lui chiede con un sorriso alla ragazza: "Scusi... non ricordo il suo nome..."
"Marzia, non l'avevo detto. Ma diamoci del tu, no? Tu come ti chiami?"
"Tomaso, con una sola emme..."
"Bel nome..." dice lei con un sorriso che lo fa sciogliere.
Sono alla frutta. Il suo ragazzo le sbuccia una mela. Lei gli mette un braccio attorno alla vita. Tomaso vorrebbe essere al posto di quello. Lei gli sorride, lui risponde al sorriso. E sente un piede di lei sfiorargli un polpaccio.
Tomaso si emoziona: l'avrà fatto senza volerlo, si dice per calmarsi. Infatti il piede di lei si allontana. Prendono il caffè, si salutano. La ragazza esce semiabbracciata al suo ragazzo.
"Cazzo, ragazzi..." dice Tomaso agli amici, "avete visto che sventola mi si è seduta davanti? E come mi guardava!"
"Ma va là. Quella c'ha il ragazzo. Che ti metti in testa?"
"No no, m'ha pure fatto piedino." dice Tomaso fiero. Ma gli altri sembrano non dargli retta.
La mattina dopo, a colazione, la coppietta è già seduta al tavolo. Chiacchierano amichevolmente. Ricomincia il lieve gioco di sguardi fra Tomaso e la ragazza. Il giovanotto è mezzo eccitato. Il piede di lei gli carezza per alcuni secondi il polpaccio. Lui la guarda, lei sorride ma distoglie lo sguardo.
A cena. Stanno finendo di mangiare il primo, quando Tomaso sente il piede scalzo di lei massaggiargli il polpaccio. Questa volta è sicuro: lo sta facendo di proposito. Si sente arrossire ma cerca di fare l'indifferente.
"Ma parlami del tuo lavoro... come mai siete qui? Che fate?" chiede lei mentre il suo ragazzo parla col collega.
Tomaso risponde con brio, battute... e sente il piede salire lungo la sua gamba, stuzzicargli l'interno della coscia, salire ancora... insinuarsi fra le sue cosce e posarsi sulla sua patta. A Tomaso quasi va per traverso quello che sta mangiando. Ma allarga un po' le gambe, spinge un po' avanti il bacino. La ragazza, con la pianta del piede, massaggia il rigonfio turgido, coperta dalla lunga tovaglia che nasconde il tutto.
"... e sei bravo ad usare gli attrezzi , Tomaso?"
"Beh... ho parecchia esperienza..."
"Mi piacerebbe vedere come funzionano , sai?"
"Niente di difficile, potresti usarli anche tu senza problemi, se volessi provarci..."
Alla frutta Tomaso sta per venire, è preoccupato, ma per sua fortuna lei allontana il piede. È emozionato: quella ci sta e come... se solo potesse vederla a quattr'occhi...
Sta per risalire in camera e perciò passa davanti ai WC del ristorante: lei è lì, sola, e gli sorride.
"Il tuo ragazzo?" chiede Tomaso quasi sottovoce.
"È lì dentro... lo sto aspettando..." risponde lei guardandolo in modo provocante.
"Sai che sei bella?" sussurra lui galante.
"Anche tu, mi piaci..." mormora lei e lo guarda come se lo spogliasse con gli occhi.
"Se solo fosse possibile..." dice lui.
"Sì... domattina... a colazione... credo che ti farò una bella sorpresina..." sussurra lei.
"Cosa?" chiede lui interessato.
"Vedrai. Devi solo far finta di niente, tu... e non ti mettere niente, sotto i calzoni..." dice a mezza voce, con un sorriso malizioso. Lui gongola, sta per dire qualcosa ma dal cesso si sente il rumore dello sciacquone. "Vai, ora... lui è un po' geloso..." dice lei.
Lui sorride, annuisce e sale in camera.
Cerca di immaginare che cosa abbia in mente lei. Non vuole che si metta le mutande... con le mani non può certamente arrivare a toccarglielo. Vorrà sentirlo col piede nudo? Lui si slaccia i calzoni e lei... beh, meglio di niente. Sotto gli occhi del fidanzato... è eccitante...
La mattina dopo, Tomaso fa come ha detto lei: infila i calzoni della tuta senza niente sotto. Gli si rizza solo all'idea di quello che sta per capitare: si guarda allo specchio... se fa attenzione a come si muove, non si vede tanto. Scende per la colazione.
Al tavolo c'è già il ragazzo, il posto di lei, all'angolo, è vuoto. Lievemente stupito, Tomaso siede al suo posto.
"Non scende, Marzia, stamattina?" chiede un po' deluso, ma cercando di non darlo a vedere.
"No no, al contrario: è uscita poco prima che scendessi io. È andata a farsi la permanente..." dice il ragazzo tranquillo.
Proprio in quel momento Tomaso sente due piccole calde mani posarsi sulle sue cosce. Ha un sussulto: lei sta sotto al tavolo... lo aspettava... ecco perché... Si guarda attorno per vedere se gli altri si sono accorti del suo sussulto, ma nessuno pare guardare lui. Anche il ragazzo di Marzia sta discutendo animatamente col suo collega. Sente le mani salire verso la patta, il corpo di lei insinuarsi fra le sue gambe. Emozionatissimo, le divarica quanto può senza rischiare di toccare il collega e sente che lei vi si inserisce. Guarda la lunga tovaglia e se la sistema meglio. Spinge avanti il busto. Le mani di lei stanno facendo calare la cerniera...
Tomaso ha capito di che sorpresa parlava lei: vuole fargli un bel bocchino e proprio sotto gli occhi dell'ignaro fidanzato... le dolci mani di lei gli tirano fuori il palo eretto ed i testicoli che carezzano e palpano. Tomaso continua a guardarsi attorno teso, eccitato, e quasi non riesce a mandar giù la colazione. Le mani di lei glielo carezzano lievi, poi sente le labbra morbide posarvisi, la linguetta lecchettarlo su e giù... Freme. Dio che troietta, pensa, però è compiaciuto. Le labbra di lei si posano sul suo glande, lo serrano, e scivolano attorno all'asta per tutta la lunghezza, fino alla radice. Tomaso sta per emettere un gemito di piacere e riesce a trattenersi solo per un pelo. È brava da matti... ora sta muovendo avanti e dietro la testa a ritmo e le sue manine gli carezzano i testicoli, l'inguine, il pube... Sì, è proprio brava... chissà se i bocchini li fa con l'ingoio o no? Oh dio, che sensazioni splendide...
Il ragazzo di Marzia gli chiede qualcosa, lui ha la testa altrove, non capisce.
"Cosa, scusa?" gli chiede.
"Chiedevo se ti senti bene... hai una faccia..."
"Eh? No, sì, sto benissimo... Sto proprio bene..."
"Allora forse è solo il caldo..." dice il ragazzo.
"Sì, fa caldo... fa proprio caldo..." boccheggia Tomaso e frattanto pensa: se tu sapessi che bel lavoretto mi sta facendo la tua ragazza proprio in questo momento...
Non solo la bravura di quelle labbra sul suo membro turgido, ma anche la stranezza, la eroticità e anche la pericolosità di quella situazione lo eccitano incredibilmente. E sente che sta per esplodere: deve controllarsi, è il momento cruciale, il più difficile, il momento più bello, che non dimenticherà mai. Si sente tutto un fremito, si irrigidisce per non tradirsi, vorrebbe carezzare sotto il tavolo quella testolina che gli si agita in grembo, premersela contro il pube, ma sa che non può e tiene ostentatamente le mani sul tavolo.
Ecco... sta per... ecco... oh dio... è troppo bello... troppo forte... deve controllarsi... oh... ecco... sì... dio! Sta bevendo tutto la puttanella, sta succhiandogli anche l'anima... il cuore gli batte all'impazzata... la vista gli si annebbia... è finita!
Tira un sospiro silenzioso, si affloscia quasi sulla sedia, sente le mani risistemargli l'arnese nei calzoni, richiudere la lampo della patta... è fatta. Cavoli, che goduta fenomenale...
Il ragazzo di Marzia si alza: "Allora, ci vediamo... Oh, ciao Marzia, stai proprio bene, pettinata così..." dice sorridendo e andando verso la porta.
Tomaso balza quasi in piedi e si gira allibito: la ragazza sta entrando con un gran sorriso stampato sulle labbra, prende a braccetto il suo ragazzo e i due escono assieme.
"Ma..." esclama con voce strozzata. Si gira di nuovo verso il tavolo senza capire: da dietro esce fuori un ragazzo con un sorriso malizioso sulle labbra. Tomaso sussulta: "Cosa cazzo..." dice rosso in viso, poi capisce, si infuria e fa per lanciarsi sul ragazzo. Il collega si interpone e gli altri colleghi, che si sono avvicinati con un sorrisetto da presa in giro sulle labbra, scoppiano a ridere.
"Allora, Tomaso... sempre convinto?"
"Non sei morto... te lo tagli, adesso?"
"Mai, ragazzi, vi giuro, mai..." lo prende in giro un terzo, mentre il ragazzo sgattaiola via silenzioso.
"Non ti sarebbe venuto neanche duro, dicevi..." ride un altro.
"Siete... eravate... tutti d'accordo!" dice allora Tomaso sbiancando e crollando seduto sulla sedia.
"Via, mica è finito il mondo, no? Semplicemente un paio di labbra... sono solo un paio di labbra, no?"
"Non fare quella faccia. Ti sei fatto un'esperienza in più..."
"Sei tu che coi tuoi discorsi, la tua insistenza, ci hai indotto in tentazione..."
Gli altri clienti guardano il gruppetto di operai senza capire che cosa stia succedendo. Tomaso guarda i compagni, uno ad uno, in volto, lentamente, serio... Poi scoppia a ridere in una risata quasi isterica, ride finché gli scendono le lagrime, quasi si piega in due. Si calma a poco a poco, si alza lentamente. Guarda di nuovo i suoi colleghi negli occhi, uno ad uno, poi dice con tono allegro:
"Beh, ragazzi, adesso è meglio che andiamo, se no facciamo tardi al lavoro."
Gli altri sorridono ed annuiscono.
I cinque escono assieme dall'alberghetto, e Tomaso mormora ai compagni: "E dire che oggi dovrò lavorare senza neppure le mutande addosso!"