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una storia originale di Andrej Koymasky


pin RACCONTI DI SPIAGGIA RACCONTO 7
FUOCHI D'ARTIFICIO

Gerolamo Riboldi è il classico figlio di mammà, non perché lui ci tenga, anzi, ma perché ha una madre possessiva e chioccia che lo tiene stretto alle proprie sottane, a doppia catena. Lui vorrebbe tanto liberarsi dalle assidue cure della madre, specialmente da quando, un anno prima, ha scoperto che gli piacciono gli uomini. Ma non ha ancora la forza di ribellarsi: anche perché ha ancora solo quindici anni ed è figlio unico.

Per la sua età è ben sviluppato (con grande orgoglio di mammà) dimostra un paio di anni in più. Forse anche per quello, l'anno prima, l'istruttore di nuoto gli aveva fatto quel lungo discorso sull'amicizia, la fiducia reciproca, l'aveva portato a fare la doccia con sé quando in palestra erano rimasti solo loro due, e lì, con la scusa di lavarlo, l'aveva carezzato, fatto eccitare, preso fra le braccia, baciato, fatto girare e quindi l'aveva sverginato.

All'inizio il ragazzetto non aveva reagito per l'imbarazzo, la vergogna, ma poi per il piacere. Gli aveva fatto anche un po' male, ma tanto, tanto bene! Gli piaceva sentire il bel palo di carne del suo istruttore scivolare avanti e dietro nel suo caldo canale, le mani dell'uomo toccarlo dappertutto, si che quasi gli pareva che avesse mille mani come la dea Kali. Gli piaceva quando il vigoroso uomo gli mordicchiava teneramente un lobo dell'orecchia, il collo, la spalla mentre gli stantuffava dentro poderosamente. Gli piaceva sentire le dita dell'uomo impastargli i testicoli tesi, il membro duro. Gli piaceva sentirlo irrigidirsi tutto, spingere con forza mentre lo stringeva fra le braccia quasi sollevandolo da terra e si scaricava in lui gemendo per il piacere...

E si era innamorato follemente dell'istruttore. E si faceva prendere con vera gioia e piacere, dal giovane atletico uomo, ogni qual volta questo gli sussurrava con il suo bel sorriso, complice e pieno di libidine, di fermarsi...

Finché una sera, per fargli una sorpresa e pieno di desiderio di darglisi, anche se il giovanotto non gli aveva detto nulla, lui s'era attardato senza farsi vedere. E quando aveva sentito scrosciare l'acqua della doccia, si era rapidamente denudato ed era entrato... per fermarsi allibito: fra i vapori dell'acqua calda, il suo istruttore stava pompando con gran gusto nel sedere di un altro ragazzo del gruppo di nuoto!

"Oh, sei tu Jerry. Vieni, vieni qui, succhiagli il pisello, che dopo scopo anche te mentre lui te lo succhia, vero Domenico?"

"Sì, Jerry, vieni..." disse l'altro ragazzetto con un ampio sorriso.

Ma lui era scappato via, s'era rivestito in fretta, era tornato a casa di corsa. Non aveva pianto, assolutamente. Ma non aveva mai più voluto andare a fare nuoto. Aveva convinto la madre che era meglio se faceva pallacanestro, e mammà, stranamente, aveva accettato il cambiamento senza problemi.

Nelle docce di pallacanestro moriva dalla voglia nel vedere tutti quei bei ciondoli fra le gambe dei compagni (lui era il più giovane, e quelle stanghe più mature della sua lo affascinavano letteralmente) ma nessuno aveva mai fatto avance e lui, nonostante la tentazione fortissima, proprio non se l'era sentita mai di provarci. Così non aveva più potuto fare niente con nessuno. E ne aveva una voglia sempre più forte e prepotente.

E ora, lì in spiaggia, la voglia aumenta nel vedere tutta quella carne nuda, quei costumi rigonfi... Ma la madre non lo molla un attimo. Gli scoccia non poco, anche perché a volte capisce, dalle occhiate di certi ragazzi o giovani o giovanotti che lui piace, e che quelli ci starebbero volentieri.

Ma tant'è, s'è rassegnato. Spera che un giorno possa accadere il miracolo. Ma, a parte in palestra, non è mai solo: c'è sempre mammà, soprattutto ora che sono in vacanza.

"Jerry, andiamo a fare acquisti."

"Sì, mammà."

"Jerry sai che danno di nuovo Via col Vento? Perché non andiamo a vederlo."

"Va bene, mammà."

"Jerry, un ragazzo come te deve divertirsi: andiamo a ballare il liscio sabato?"

"Certo mammà, come vuoi."

Oggi è la festa del santo patrono della piccola città di mare.

"Stasera ci sono i fuochi d'artificio. Andiamo per tempo a prenderci il posto su al belvedere. Lì ci va un sacco di gente, perché si sta meglio che in spiaggia, è meno umido. Dobbiamo cenare in fretta, andarci per le otto."

"Ma, mammà, i fuochi iniziano alle dieci!"

"Appunto. Ci si porta da leggere, finché non spengono l'illuminazione. Ho pensato a tutto, non preoccuparti. Ma così stiamo in prima fila, ho in mente il posto adatto, sai? Sai dove ci sono le palme, no? Al muretto. Almeno ci possiamo appoggiare e goderci lo spettacolo. Sai che quest'anno fanno la gara internazionale: dicono che saranno spettacolari, cose mai viste. Andrà avanti fino all'una di notte, pensa!" dice la donna eccitata.

Jerry annuisce: non può far altro.

Alle otto sono lì: ancora non c'è nessuno, come immaginava. Lui siede sul muretto di fianco al lampione, la madre si mette dall'altra parte del lampione e leggono. Il libro non lo interessa: una delle storie che piacciono tanto alla madre. Un po' legge, un po' guarda la gente che passeggia nel viale.

Vede un giovanotto e lo riconosce subito: quello gli aveva fatto gli occhi dolci un paio di giorni prima in spiaggia, poi di nuovo il giorno prima al bar. Gli piace da matti: sui venticinque anni, un corpo da sogno, occhi azzurri e capelli biondo scuri, una espressione virile, e, la prima volta che l'aveva visto, in costume, anche qualcosa d'altro di estremamente virile! Al bar gli aveva fatto cenno con gli occhi verso la madre. Il giovanotto pareva aver capito, aveva fatto spallucce, gli aveva sorriso e s'era allontanato.

Il giovanotto gli passa davanti, dall'altra parte della strada: è elegante, snello, bellissimo. Lo guarda e gli sorride. Jerry abbozza un timido sorriso di risposta, ma con la mano, nascosta dal lampione che li divide, fa cenno verso la madre. Il giovanotto allora annuisce e tira dritto. Jerry vorrebbe mettersi a gridare per la rabbia e l'impotenza.

Sono circa le nove, il giovanotto ripassa e lo guarda ancora. C'è altra gente che si è piazzata lungo il muretto, ma ancora distanziata. Jerry vorrebbe che si fermasse al muretto anche lui, lì di fianco. Tanto per averlo vicino: non è neppure che ci si potrebbe mettere a parlare: la madre, al solito, si intrometterebbe subito e lo intontirebbe con le sue chiacchiere. Ma forse è meglio di no, pensa, sarebbe una sofferenza averlo vicino e non poterlo neppure toccare. O peggio, magari toccarlo appena e non poterci fare niente. Alle nove e mezza il muretto è quasi pieno. La madre si è seduta con le gambe penzoloni verso l'esterno e si tiene al lampione. Jerry ancora sta girato al contrario e leggiucchia distrattamente. Di fianco a lui c'è una coppietta semiabbracciata che si scambia bacetti e carezze. Beati loro: possono pomiciarsi in pubblico e senza mammà appresso, pensa il ragazzo con vera e propria invidia.

"Girati, Jerry, è quasi ora." dice la madre premurosa.

"Sì, mammà." risponde il figlio obbediente.

Ora c'è già gente in doppia fila, poco più in là anche in tripla. Dietro a Jerry non c'è ancor nessuno, forse perché fino ad un attimo prima lui era girato al contrario a leggere.

"Vedi che abbiamo fatto bene a venire prima? Perché non ti siedi come me? Stai più comodo, no?"

"No, mammà, così mi appoggio al muretto, sto comodo lo stesso..." dice Jerry e la madre, stranamente, non insiste.

Jerry si appoggia al muretto con i gomiti. I botti annunciano che i fuochi artificiali stanno per cominciare. Altra gente arriva. Spengono i lampioni.

Lo spettacolo inizia, è davvero bello, Jerry si lascia assorbire. Gli "Ooooo...." in coro si sprecano.

"Bello, vero, Jerry?" squittisce la madre guardandolo felice.

"Sì, mammà, bello." assente il ragazzo.

Qualcuno è arrivato alle sue spalle. Jerry sente una lieve pressione. Chiunque sia, con lui chinato in quel modo, può vedere bene anche senza bisogno di spingere, pensa Jerry leggermente seccato.

La pressione aumenta. Ora Jerry ha una sensazione precisa: contro il suo sedere sta premendo... un membro eretto! Sussulta... no, non è possibile, forse si sbaglia. La pressione è cessata. Ma appena i fuochi ricominciano, anche la pressione riprende: sì, quello è proprio un bel cazzo duro, pensa Jerry emozionato. Ma chi è che... si gira e resta a bocca aperta: il bel giovanotto biondo gli fa l'occhiolino e gli sfrega il pube contro. Jerry si guarda a destra e sinistra: a sinistra il lampione, a destra la coppietta affacciata come lui... nessuno li guarda, nessuno può vedere... Jerry riprende a guardare lo spettacolo, ma ora spinge lievemente in dietro il sedere e lo sfrega contro quel piacevole turgore. Il giovanotto sembra apprezzare: il suo sodo paletto, prigioniero del tessuto dei calzoni, gli palpita contro con forza.

Quel gioco discreto e segreto continua fra gli "Ooooo..." della gente e gli applausi.

"Che bello, Jerry!"

"Sì mammà, è forte!" annuisce con vigore il ragazzo spingendo il sedere indietro con gusto per rinnovare il contatto.

Il giovanotto spinge il pube in avanti e lo sfrega ancora contro il culetto del ragazzo. Jerry si sente brividi di piacere e anche il suo arnese ora è durissimo. La mano sinistra del giovanotto si insinua fra il suo corpo e il lampione e gira a palparlo ardita sulla patta tesa. Jerry sobbalza per la sorpresa ed il piacere e fa palpitare il suo membro sotto la mano dell'altro. Il giovanotto, in risposta, gli fa palpitare il proprio contro il sedere.

Jerry si sente tutto un fremito. Controlla di nuovo che nessuno possa vedere, no, va tutto bene. Quasi l'altro gli avesse letto nel pensiero, gli forza l'elastico dei calzoncini e glieli fa calare leggermente. Jerry è impaurito. Cerca di bloccarlo, ma la mano sinistra del giovanotto si infila sotto l'elastico e gli carezza la pelle nuda del sedere. Jerry si sente quasi cedere le gambe.

"Guarda che bello questo, Jerry! Da non credere!"

"Davvero mammà, bello da non credere !" esclama convinto il ragazzo mentre il giovanotto gli infila un dito fra le natiche nella piega e fruga, fino a individuare il foro che saggia.

"Ooooh che bello!" grida quasi Jerry.

"Beh, questo non era niente di eccezionale..." dice un po' stupita la madre.

Il giovanotto alle sue spalle si fa un po' più ardito, fa scivolare un po' più giù i calzoncini di Jerry. Il ragazzo è teso, un po' imbarazzato, ma eccitatissimo. Guarda la coppietta alla sua destra: lui ha infilato una mano sotto la camicetta di lei e le palpa il seno. Il giovanotto alle sue spalle seguita a giocare col dito nel suo foro dandogli sensazioni piacevolissime. E gli fa scivolare di nuovo un po' più giù i calzoncini: Jerry sente l'aria fresca della sera sulla pelle del sedere e capisce che li ha già a metà natiche.

Altri "Oooo..." si levano dalla folla. Jerry è sempre più eccitato. L'altro smette di giocare col suo foro e gli fa scendere i calzoncini giù altri cinque centimetri buoni. Jerry sta pensando che tra un po' dovrà tenerseli o rischiano di cadergli ai piedi. Perché il giovanotto non lo tocca più? si chiede, e si gira un poco a guardare: è ancora lì, gli sorride. Jerry nota che sta facendo strani movimenti e guarda meglio.

Il giovanotto si sta aprendo la patta! Jerry si sente il sangue affluire alla testa. Oh dio, no! pensa confuso. Non è possibile! Guarda la madre, guarda la coppietta: tutti assorti a guardare la fantasmagoria, il crescendo di fuochi artificiali.

E sente il palo di carne dura come acciaio poggiarglisi fra le natiche, sfregare, frugare, trovare il punto giusto, fermarsi... Che aspetta? si chiede il ragazzo sentendosi la testa in fiamme. Esplode, splendido, un fuoco artificiale e il giovanotto con tempismo perfetto vibra il suo colpo fatale, pieno di energia, inserendosi nel foro del ragazzo.

"Ooooo..." grida la folla in preda alla meraviglia.

"Ooooooh..." grida Jerry in preda al piacere.

Il giovanotto comincia a pompare, lento ma deciso, affondandogli ogni volta un po' di più dentro.

"Non è meraviglioso, Jerry?" dice la madre quasi commossa.

"Sì, mammà, è davvero meraviglioso ."

"Questo mi ha emozionato veramente, sai?"

"Anche a me, mammà, veramente un lavoro da artista ."

"Vero? Meriterebbero il primo premio..."

"Ma forse il più bello deve ancora venire, mammà..." ansima il ragazzo gustandosi quel forte e caldo palo di carne che gli lima coscienziosamente il canale facendogli vedere ben altri fuochi artificiali.

Per non obbligarlo a muoversi troppo vistosamente, Jerry si muove al contrario del giovanotto... e se lo gode. Questi infila di nuovo la mano sinistra fra il lampione e il corpo del ragazzo, gli carezza i genitali quindi riprende a masturbarlo.

"Ooooh..." geme Jerry nei momenti opportuni, emozionato.

Altri fuochi d'artificio, altri "Oooo..." e "Oooooh..."

Il giovanotto è infaticabile, Jerry è letteralmente alle stelle: si godono a vicenda con calma e passione. La madre è estasiata, Jerry doppiamente estasiato. E, manco a farlo apposta, quando esplode la batteria finale, fra grida entusiastiche della folla e battimani, anche il giovanotto e Jerry sparano tutte le loro batterie all'unisono.

"Bello... bello... splendido... ooooh che bello..." urla a squarciagola Jerry dimenandosi felice.

"Sì, caro, una cosa indimenticabile." dice la madre con voce quasi commossa.

"Troppo bello !" piange quasi Jerry, fremente.

"Oh sì!" dice la madre guardandolo piena di comprensione ed annuendo più volte.

Il giovanotto si sfila lentamente, dando un'ultima carezza ai genitali del ragazzo. Jerry si tira su i calzoncini. Il giovanotto gli dà una piccola pacca di saluto sul sedere e si allontana in silenzio, la madre si gira per tornare dall'altra parte.

"Andiamo, Jerry?" dice la donna prendendo il figlio sottobraccio e sorridendogli.

"Sì, mammà."

"Valeva la pena di venirci, no?"

"Sì, io qui vorrei venire tutte le sere, se ci fosse qualcosa di altrettanto bello."

"Ti credo, peccato che era solo stasera, vero?"

"Sì sì, un vero peccato mammà."


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