Oreste è seduto in spiaggia con gli amici. Ha ventidue anni, un bel corpo sodo e virile, un volto non proprio bello ma interessante e, suo vanto particolare, un generoso rigonfio nell'attillato costume da bagno. È un vero e proprio "tombeur de femmes" cosa di cui non esita a vantarsi. In realtà fino ad ora sono davvero poche le ragazze che lui ha preso di mira che gli hanno resistito. Anche perché, se gli resistono, Oreste mette in atto tutte le proprie arti finché riesce a farle cedere alle proprie voglie. Sa essere paziente e insistente quanto basta, ingenuamente sincero o sottilmente bugiardo quanto occorre, si sa mostrare ora dolce ora aggressivo a seconda dei casi...
Oreste vede passare una ragazza in bikini. La segue con lo sguardo: la trova veramente bella, anzi, affascinante.
"Che bbona!" dice un amico seguendo lo sguardo di Oreste.
"Bona sì. Quella me la devo fare..." mormora Oreste deciso.
"Eeeeh! Quella mica ci sta!" dice un altro.
"La conosci? Come si chiama?" chiede Oreste.
"Di vista; si chiama Grazia. Viene tutti gli anni, non dà confidenza mai a nessuno. Fredda come un ghiacciolo."
"Sta con qualcuno?" chiede Oreste.
"No, sempre sola. Saluta qua e là, ma... non l'ho mai vista manco a ballare la sera. Legge sempre, anzi, studia..."
Oreste ha notato dove s'è seduta.
"Missione esplorativa..." annuncia agli amici alzandosi.
"E che, non giochi?" chiede uno di loro mostrando le carte.
"No... ci sono cose più importanti e divertenti."
"Con quella non ci cavi un ragno dal buco..."
"Vedremo." dice Oreste.
Le passa davanti e la osserva. Lei sta leggendo, non lo nota nemmeno. Oreste passa oltre. Due ragazzini stanno giocando con un pallone. Oreste improvvisa un piano.
Si mette nel punto giusto e dice: "Ragazzino, tirami la palla, vediamo se la paro..."
Il ragazzino lo guarda, annuisce, tira con forza. Oreste si scansa appena, la palla lo sorpassa, colpisce la borsa della ragazza.
"Oh, scusa... mi dispiace..." le dice Oreste precipitandosi a raccattare la palla. La lancia al ragazzino: "E stai attento dove tiri, no?" gli grida, poi, rivolto alla ragazza, dice con un sorriso come imbarazzato: "Stai studiando? Ti abbiamo interrotta?"
"Non importa, stavo solo leggendo..."
"Un romanzo?" chiede Oreste accoccolandosi accanto alla sedia a sdraio.
"No, psicologia dell'età evolutiva..."
"Mamma mia! Che, sei una professoressa?"
"Studentessa... devo fare la tesi."
"Allora ti disturbo..." dice Oreste ma senza accennare ad andarsene. Lei non risponde, si rimette a leggere. "Beh, ti lascio in pace, allora... Ah, io mi chiamo Oreste, e tu?"
"Piacere. Grazia."
"Adatto a te, sei piena di grazia..." La ragazza ha un fugace sorriso, ma non gli dà corda. "Beh, ciao, Grazia, scusa il disturbo."
"Ciao..." dice lei rimettendosi a leggere immediatamente.
Un osso duro, pensa Oreste allontanandosi. Ma intanto il ghiaccio è rotto, si dice e pensa a come riavvicinarla. Dal suo ombrellone, mentre sta con gli amici, non la perde d'occhio un attimo. Lei va a nuotare. Oreste corre in acqua, si tuffa e si mette a nuotare vigorosamente aggirandola senza perderla di vista, e nuota in modo di intercettarla a largo. Ecco... nuota sott'acqua e spunta fuori con un tempismo perfetto proprio davanti a lei.
"Oh! Grazia!" esclama facendo un'espressione sorpresa.
"Ah, ciao." dice lei.
"Ti piace nuotare?" chiede lui.
"Sì, abbastanza. Beh, buon divertimento..." dice lei e riprende a nuotare allontanandosi da lui.
Oreste non la segue: le cose vanno fatte gradualmente. Fa in modo che si moltiplichino gli incontri "casuali". La saluta con un sorriso, scambiano poche battute. La intercetta ad arte mentre lei va al chiosco delle bibite.
"Oh Grazia, ciao. Posso offrirti qualcosa?"
"No, grazie..." dice lei con voce gentile ma tono sostenuto.
"Beh... ma a me farebbe piacere offrirti qualcosa..."
"No... devo solo fare una telefonata..."
"Sarà per un'altra volta, allora..." dice lui.
La incontra in città, e lei è ferma e guarda una vetrina: "Ciao, Grazia..."
"Oh, Oreste..."
"Sei in giro per acquisti?"
"Curiosavo."
"Hanno bella roba, qui, per essere una piccola città."
"Sì, è vero. E prezzi ragionevoli..." dice lei.
"Quel costume ti starebbe d'incanto indosso: il colore giusto per i tuoi capelli e per i tuoi occhi..." dice Oreste guardandola.
"Non ho bisogno di costumi nuovi."
"Già, quello che avevi in spiaggia è perfetto..." dice galante.
"Beh, ciao, Oreste..." taglia corto lei.
"Ciao, arrivederci..." dice lui.
Lei è sempre gentile, ma piuttosto fredda. Ma Oreste non si lascia certo scoraggiare. Più sono fredde all'inizio, più sono calde poi, a letto... si dice. Qualche volta, ora, le si siede accanto in spiaggia. Pochi minuti, per non farla irritare, ma abbastanza per farle qualche complimento, per farla abituare a lui. È un po' come addomesticare un animale... pensa.
"Sei molto bella..." le dice finalmente un giorno.
"Grazie."
"Sai che penso a te giorno e notte?" dice lui assumendo un tono timido.
"Esagerato..."
"No... è vero. Perché non vieni a ballare, stasera?"
"No... non mi interessa." dice lei.
"Ah, peccato. Era per stare ancora un po' assieme. Sto molto bene, vicino a te..."
"Sei gentile, ma..."
"Mi piaci molto... magari io a te no..."
"No, sei un bel ragazzo... simpatico..."
"Davvero?"
"Sì, ma... non ti mettere idee in testa, eh?" dice lei chiaro e tondo.
Fa del tutto per scoraggiarlo, e questo lo fa intestardire ancora di più. Ora le fa complimenti espliciti, le fa capire che la desidera. Lei non gli dà corda.
"Sai, Grazia... mi piacerebbe che noi due si diventasse amici... mi piacerebbe poterti conoscere... intimamente..."
"L'ho capito, ma..."
"Parlo sul serio, ho intenzioni serie, sai? Lo vedi, mica sono il tipo che corre dietro a tutte le ragazze, io. Mi hai mai visto in giro con un'altra ragazza? Eh, di'?"
"No, è vero, ma..."
"Grazia, tu stai diventando sempre più importante per me..."
"Mi dispiace..." dice semplicemente lei.
Oreste per qualche giorno non le dice altro, lascia parlare i suoi occhi... La guarda con evidente desiderio, pur parlando con lei del più e del meno. Ma poi, torna alla carica:
"Grazia... se solo tu volessi mettermi alla prova..."
"No, Oreste. Lascia perdere..."
"Non ti piaccio, vero?"
"No, non è questo: sei un bel ragazzo, tu... Ma io..."
"Faremmo una bella coppia, io e te..."
"Lasciami stare, Oreste. Ci sono tante belle ragazze... Uno come te non ha certo problemi, chissà quante ti muoiono dietro..."
"Ma io mi sto innamorando di te."
Grazia tace. Poi dice a voce bassa: "Il fatto è che io... io sono sposata..."
"Sposata? Così giovane?" dice lui stupito.
"Sì... da due anni..." dice lei.
"E lui? Come mai non è qui?"
"Il lavoro..."
"Ti sentirai sola..."
"Beh, un po'..."
"Matrimonio felice?"
"Sì..." dice lei, ma Oreste sente che non c'è entusiasmo. E quindi... che non tutto è perduto, per lui.
"Grazia... se fossi io il tuo uomo... non ti lascerei mai sola così, te lo giuro..."
"Ma, sai, il lavoro... mica è colpa sua."
"Beh, io piuttosto cambierei lavoro, per te." dice il ragazzo deciso. "Io, Grazia, per te farei qualsiasi cosa, credimi..."
"Ma sono sposata con lui..." ribadisce lei.
"Ma sei triste, ti senti sola... Vorrei farti passare questa tristezza, vederti felice, anzi... farti felice..."
"Sei carino, ma..."
"Io ti desidero, Grazia..." mormora Oreste con passione.
"Ma sono sposata..." insiste lei.
"Ma lui non c'è qui, non può farti felice, ora..."
"Pazienza."
"Io potrei..." mormora lui. Lei tace. Lui allunga una mano e con un polpastrello le sfiora lieve una caviglia.
"Oreste! Che fai! Ci guardano..."
"Scusa... ma io davvero, ti desidero tanto..." dice il ragazzo ma ritrae la mano.
"Se si potesse stare assieme una volta... io e te, soli." le dice lui un altro giorno.
"Non è possibile."
"Perché? Se tu venissi da me..."
"Oh, le male lingue... chissà che penserebbero..."
"Potrei venire io da te. Abiti nel vicolo del Torrione, no?"
"Sì..."
"A notte... nessuno mi vedrebbe... dimmi di sì, Grazia..." implora Oreste che sente che lei tentenna.
"No... non so... è meglio di no, Oreste, davvero..."
"Ma perché?"
"Perché... mi piaci troppo..."
Due giorni dopo, quando lui le rinnova la proposta, lei abbassa gli occhi e dice quasi sottovoce: "Stanotte... alle due... lascio la finestra aperta... l'unica con un vaso da fiori..."
"Sì, so quale è... ci sono passato tante volte davanti..." dice Oreste emozionato: finalmente lei ha ceduto, lo vuole anche lei. Oreste non ne aveva mai dubitato un solo momento, ma ora è contento.
"Quando entri chiudila. Non accendo la luce... ti aspetto... Ma ora vai, mi vergogno troppo... Non l'ho mai tradito..."
"A stanotte, Grazia..." sussurra lui e si allontana pieno d'allegria.
È fatta: stanotte la farà morire di piacere. Lui sa come far godere una donna e come trarne il massimo godimento...
Oreste va a ballare. Guarda spesso l'orologio. Man mano che l'ora dell'appuntamento si avvicina, si eccita: tra poco la avrà. E lei è sposata, non deve neppure temere complicazioni sentimentali. Ci scoperò un po' di volte, poi ognuno nella sua città e chi s'è visto s'è visto... La situazione ideale, pensa soddisfatto. Arrivata finalmente l'ora, si avvia, contento e a passo svelto, verso casa di Grazia. Arriva al vicolo puntuale. Si assicura che non ci sia nessuno che possa vederlo e, agile e veloce, s'infila nella finestra aperta.
"Sei tu, Oreste?" mormora la voce di lei mentre il ragazzo atterra lieve sul pavimento.
"Sì..." dice il ragazzo cercando di vedere dove è il letto: l'intravede. Chiude, senza far rumore, la finestra. Quindi, cauto, tentoni, s'avvicina al letto. "Non puoi accendere una luce?"
"No... mi vergogno troppo... vieni, qui." sussurra la ragazza.
Oreste allora si spoglia rapidamente lasciando cadere a terra, alla rinfusa, gli abiti. Quindi, nudo, s'accosta al letto e vi sale: ora distingue appena, ma sufficientemente, la figura di lei. È già pienamente eccitato, le si stende sopra e lei subito lo cinge con le braccia e le gambe stringendolo a sé.
"Ancora hai le mutandine..." dice lui sentendole sotto il membro teso. Ma il seno è scoperto: vi mette le mani a coppa e cerca di baciarla sulla bocca. Lei freme, lo stringe ancora più forte, lui vibra tutto, la vuole. "Lasciati togliere queste..." le mormora forzando l'ultimo velo, che lo separa da lei, con ambe le mani.
"No, aspetta... non ancora..." mormora lei.
"Ti desidero tanto, ti voglio..." ansima Oreste carezzandole i fianchi e tentando di nuovo di farle scivolar via dal corpo le mutandine. lei lo abbraccia stretto quasi per impedirgli di fare quello che vorrebbe.
"Grazia, amore, sei sveglia?" dice una voce d'uomo da dietro alla porta, "sono riuscito a liberarmi, a venire..." aggiunge e la porta si apre.
Oreste ha un sobbalzo, fa per schizzare via dal letto, ma l'abbraccio di lei è come pietrificato. S'accende la luce e lo sguardo impaurito di Oreste si fissa negli occhi sbigottiti di un giovane marcantonio in uniforme da guardia privata.
"Lello..." geme la ragazza con voce fioca.
Per un attimo i tre sono statue di sale.
Poi il nuovo arrivato, lentamente, sfila dalla fondina la pistola: "Tu, puttanella, togliti di lì, subito..." sibila brandendola.
Lei scioglie il suo abbraccio e Oreste fa per alzarsi.
"No, tu fermo lì." dice duro il giovanotto puntandogli la pistola su una tempia.
Grazia riesce in qualche modo a scivolar via di sotto al corpo raggelato di Oreste ed a scendere dal letto. Il ragazzo trema violentemente e resta steso prono sul letto ancora caldo del corpo di lei.
"Vai di là, tu. Con te farò i conti più tardi..." dice il giovanotto con voce dura.
"Lello, non fare pazzie, metti via quella pistola..." geme lei.
"Ma stai zitta, almeno! Va via!" dice lui seccato.
Oreste trema immobile sul letto. Lei esce chiudendosi dietro la porta.
"Ora, a noi due." dice a voce bassa, minacciosa il giovanotto.
"Non ho fatto niente, lo giuro..."
"Vi ho interrotto sul più bello?" dice con sarcasmo l'altro.
"Io... io davvero..." geme Oreste terrorizzato.
"Zitto... Adesso, dimmi, che cosa dovrei farti? Ammazzarti come un maiale, no?"
"Ti prego..." miagola Oreste.
"Zitto, ho detto." ingiunge l'altro.
Il ragazzo lo guarda con gli occhi sbarrati. Lello si slaccia la cintura e se la sfila. Oreste immagina che l'altro voglia picchiarlo e si aspetta la gragnola di colpi, ma il giovanotto gli si avvicina e gli afferra i polsi, glieli lega con la cintura e li fissa alla testiera del letto.
"Cosa vuoi farmi?" geme Oreste tremando.
Lello ha posato la pistola sul comodino. Inizia a togliersi l'uniforme.
"Questa era la prima volta, lo giuro..." dice Oreste disperato.
"Zitto!" risponde l'altro.
Oreste lo vede spogliarsi. "Ma che..." dice disperato.
"Volevi fottere mia moglie? Adesso allora io fotto te. Come i pifferi di montagna, che andarono per suonare e furono suonati..."
"Oh dio... no, ti prego..."
"Preferisci questa nel culo o il mio cazzo, eh, dongiovanni?" dice Lello prendendo la pistola e frugando con la canna fra le natiche del ragazzo.
Questi ammutolisce tremante. Guarda terrorizzato l'altra canna che si sta ergendo fra le gambe del giovanotto e gli sembra enorme, minacciosa...
"Allora? Ti lascio la scelta." insiste spingendogli la fredda canna della pistola sull'ano, "Ti ci infilo questa e tiro il grilletto o ci preferisci il mio cazzo?"
"Il cazzo... il cazzo!" dice con voce tremante Oreste.
Lello posa la pistola, prende dal comodino un flacone di latte detergente e ne spalma con abbondanza nel solco fra le natiche del ragazzo, sul foro contratto.
"Oh dio..." geme il ragazzo.
Lello sale sul letto, si infila un preservativo sul cazzo ritto e duro, divarica le gambe del ragazzo, vi si inginocchia in mezzo.
"Adesso ti darò quello che volevi dare a lei..." sibila.
Oreste lo sente stendersi su di lui, sistemarsi, puntargli il membro sul bersaglio e menare un gran colpo. Sente un dolore atroce, inarca le reni, vorrebbe gridare ma il grido gli si strozza in gola mentre quell'ariete sfonda le porte del suo castello fino ad ora mai espugnato. Oreste stringe disperato, ma invano: l'altro gli affonda dentro con una serie di forti colpi, finché riesce ad infilarglielo tutto dentro. Inizia poi a fotterlo con vigore, senza fretta e ad ogni colpo Oreste emette un gemito. Gli sembra di morire di dolore, di vergogna, di paura... Vorrebbe piangere: non ci riesce...
Lello lo fotte con vigore, stringendogli le spalle con le sue forti mani, Oreste geme, l'altro ansima.
Finalmente Lello raggiunge l'orgasmo spingendosi bene in fondo dentro il ragazzo. Resta per alcuni istanti immobile, ansimante. Poi gli si toglie di sopra, si riveste con calma, gli scioglie i polsi, apre la finestra e gli dice di sparire. Oreste scende dal letto guardando preoccupato la pistola che è di nuovo in mano a Lello, si veste in fretta alla meno peggio, salta dalla finestra e fugge senza fiatare e senza mai guardarsi indietro.
Lello chiude la finestra, apre la porta e chiama: "Grazia?"
Lei entra: "È andato via?"
"Sì, e non ti darà mai più noia."
"Grazie, Lello... ma dove hai trovato quella divisa?"
"Da un amico costumista teatrale."
"E la pistola?"
"Finta, si capisce..." ride il giovanotto.
"Grazie, sapevo di poter contare su te, fratellone..."
"Io a dire la verità avrei preferito farmelo in un altro modo: era davvero un gran bel pezzo di ragazzo questo tuo spasimante importuno... Ma per la mia sorellina..."
"Il tuo Filippo... davvero non è geloso?"
"No, anzi s'è divertito all'idea di questa mia spedizione punitiva. Torno da lui col primo treno... e la tua Lola, come sta? Ti manca?"
"Sta bene, grazie. Ci sentiamo ogni giorno per telefono. Appena può prendere le ferie mi avverte, così io la raggiungo e andremo in Francia, quest'anno..."