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una storia originale di Andrej Koymasky


pin RACCONTI DI SPIAGGIA RACCONTO 15
IL CAMBIAMENTO

Il signor Emidio ha comprato tutto un isolato di vecchie casette di pescatori a uno o due piani. Lasciando l'esterno come era, dopo un accurato restauro, ha trasformato l'interno in un piccolo, confortevole, originale alberghetto: ci sono solo 12 stanze, il bar e il ristorante aperti al pubblico, i servizi e l'abitazione per la sua famiglia. Il signor Emidio ha tre figli, il più grande si è sposato ed aiuta in albergo con la moglie, il secondo fa l'università nel capoluogo e torna solo per le stagione turistica ad aiutare, il terzo, Lucio, ha diciotto anni e ha fatto il penultimo anno di liceo scientifico.

Il professor Gianluca Stradella insegna inglese da cinque anni in un liceo del capoluogo. Da quando era studente, viene ogni anno all'albergo "La lampara" del signor Emidio e vi passa tutte le vacanze: ama il mare, è un bravo nuotatore. Gianluca ha visto crescere Lucio: un ragazzino vispo, intelligente, simpatico. E, quest'anno, sta assumendo le fattezze d'uomo, il suo corpo si sta facendo virile, pur conservando un volto fresco, con un'espressione pulita. Si è fatto attraente, nota il professore con piacere: ancora un paio di anni e... A Gianluca piacciono i ragazzi giovani, ma non giovanissimi...

Ma Gianluca ha l'impressione che il ragazzo sia triste: quando serve in ristorante, pur conservando il suo modo gentile di fare, non è più il ragazzo estroverso e dal sorriso luminoso che Gianluca conosceva. Così, dopo i primi quattro, cinque giorni, Gianluca chiede ad Emidio che cosa abbia Lucio.

"Professore, è stato rimandato. E non l'hanno bocciato solo perché era sempre stato fra i primi della classe. Ma da gennaio, è cambiato all'improvviso: anche se sta sempre sopra i libri, ha cominciato ad andare male, sempre peggio. Non parla quasi più, è svogliato... Non lo so che cosa abbia. L'ho fatto visitare dal medico di famiglia, ma dice che sta bene... Gli hanno dato solo inglese, dove andava peggio, credo che sono disposti ad aiutarlo, ma... Se lui non fa progressi... Sono preoccupato... E io che pensavo di mandarlo all'università... Mi sembrava il più dotato dei fratelli... Mah, peccato..."

"Inglese? Ma allora, perché la sera non me lo manda su: lo metto sotto io a studiare e vedrà che gliela farà."

"Oh, professore, lei è qui per riposarsi, mica per lavorare."

"Ma la sera non ho mai niente di speciale da fare, e tre volte alla settimana, un giorno sì un giorno no, per un paio di ore, lo farei davvero volentieri."

"Non so come ringraziarla. Lei è molto gentile."

Lucio non vorrebbe andare a lezione: "È inutile," dice al padre," tanto non riesco; non sprecare i soldi per me." ma il signor Emidio insiste.

Così Lucio, quella sera stessa, va a bussare alla camera 7, dal professor Stradella. Questi lo accoglie con un sorriso, parla un po' con lui, poi guarda il libro, gli esercizi del ragazzo.

"Bene, adesso ricominciamo rapidamente dalle basi: vedrai che in questi due mesi ti rimetti a posto. Allora..." dice ed inizia il ripasso.

Mentre spiega, lo guarda: è davvero un gran bel ragazzo, dolce, sensuale. Se ne sente fortemente attratto.

Il ragazzo indossa una T shirt bianca, attillata, che gli fascia il torso ben sviluppato e si solleva appena, a punta, sui piccoli capezzoli. Jeans celeste chiaro, altrettanto attillati, che mettono in mostra una rotondità piena e promettente. Come fare a non eccitarsi accanto a una tale visione? Gianluca fa del tutto per controllarsi, ma il desiderio aumenta giorno dopo giorno. Lucio, seduto accanto a lui, sta facendo un esercizio. Sta sbagliando, errori stupidi, di disattenzione. Gianluca gli mette una mano su un ginocchio e dice:

"No, attento, come si scrive?" Il ragazzo si corregge. "Bravo, vedi che lo sai?" dice il professore stringendo appena il ginocchio.

Diventa come un segnale: quando sta sbagliando, Gianluca stringe appena, Lucio si corregge. Gianluca sente il desiderio di spostare quella mano più su, sulla coscia fasciata dai jeans come una seconda pelle. Non lo fa, ma gli costa fatica.

Poi, un giorno, gli mette la mano sul braccio nudo.

"Vedi Lucio che gliela fai?"

"Sì, ma solo perché lei mi segue passo passo e mi fa capire quando sto sbagliando. Da solo, non riuscirei mai."

"Ma, Lucio, perché? Tuo padre dice che eri il migliore della classe e poi... che è successo?"

"Niente. La testa ha smesso di funzionare, non riesco più a concentrarmi... mica solo in inglese..."

"Così, d'un tratto? Deve esserti successo qualcosa." insiste allora Gianluca con dolcezza, carezzandogli quasi l'avambraccio posato sul tavolo.

"No no, niente..." replica il ragazzo.

Gianluca, senza riflettere, gli posa la mano sulla coscia, in un gesto amichevole: "Sembri triste... che cosa ti sta succedendo?" insiste.

"Niente, davvero..." mormora il ragazzo ma abbassa il mento sul petto.

Il professore gli carezza lieve la coscia calda e soda: "Perché non vuoi dirmelo? Forse io posso aiutarti."

"Niente... non ho niente..."

"Con quella faccia? Come posso crederti? Hai forse problemi con la tua famiglia?"

"No..."

"Problemi... di cuore, allora?"

"No, non ho niente." dice con voce rotta il ragazzo.

Gianluca sente che sta per piangere. Gli solleva il mento con la mano: "Se tu provassi a parlarmene..."

"Non... posso..." dice il ragazzo, gli occhi gonfi, poi si mette a piangere: un pianto silenzioso, struggente.

Gianluca gli cinge una spalla con un braccio, cerca di consolarlo, lo tira dolcemente a sé. Gli carezza una guancia: "Perché non ci provi? Apriti con me, dai, qualunque sia il tuo problema. Vorrei aiutarti. T'ho visto quasi crescere, ti sono affezionato." gli dice continuando a stringergli le spalle e a carezzargli il volto teneramente.

Lucio prende con le due mani la mano che lo carezza e vi depone un bacio socchiudendo la bocca, sfiorandola con la lingua. Poi la lascia di colpo, guarda turbato l'uomo e gli dice sottovoce: "Scusami!"

"E di che?" dice Gianluca dolce, sollevandogli il volto, guardandolo dritto negli occhi colmi di lagrime.

Gliele asciuga con un dito, lieve. Lucio gli mette le braccia al collo. I loro volti si avvicinano, le loro labbra si sfiorano appena. Gianluca sente il ragazzo fremere, gli cinge la vita con l'altro braccio e lo tira a sé, facendolo scivolar via dalla sedia, portandolo fra le sue gambe, e le loro bocche si uniscono in un bacio intimo e tenero.

Gianluca è eccitato, vuole quel ragazzo dolce e bello. Lo carezza per tutto il corpo in modo sempre più intimo, finché la sua mano si sofferma sul caldo e forte turgore di Lucio. Il ragazzo geme lieve il suo piacere. I loro corpi si incollano, mentre Gianluca si alza dalla sedia. Il ragazzo gli carezza la nuca e le spalle, l'uomo gli carezza la schiena e il sedere, tirandolo a sé. Torna su con le mani, gliele infila sotto la T shirt, accarezza la schiena nuda. Lucio freme con forza, sugge appassionato la lingua dell'uomo profondamente immersa nella sua bocca. Non parlano. Gianluca sfila la T shirt al ragazzo, che solleva le braccia per facilitarlo. L'uomo scende a suggere i sodi e piccoli capezzoli. Lucio geme con forza e freme e una sua mano scivola fra i due corpi, fra le gambe dell'uomo, a saggiarne la virile consistenza.

Gianluca inizia a sbottonare i jeans del ragazzo, li fa scivolare a terra assieme alle mutande di tela, Lucio, senza chinarsi, si sfila le scarpe con i piedi, poi calcia via i calzoni, restando completamente nudo fra le braccia dell'uomo. Questi lo solleva di peso, lo depone sul proprio letto, quindi si china sul pube del ragazzo e ne imprigiona il membro ritto con la bocca.

"Ooooh..." geme il ragazzo inarcando il bacino verso l'alto, in preda ad un piacere intenso. Mentre Gianluca si diletta e si sazia con quel membro già pienamente virile che gli palpita caldo in bocca, si denuda rapidamente.

Si arrampica sul letto, s'inginocchia cavalcioni sul bacino del ragazzo; questi lo guarda con occhi sognanti e lo carezza sul petto, sul ventre, serra dolcemente il forte membro dell'uomo ed inizia a baciarlo, lecchettarlo con dedizione, se lo fa scivolare fra le labbra e, premendo il naso contro il pube dell'uomo, se lo fa scendere fino in gola mugolando felice. Gianluca lo sospinge supino, gli si stende sopra e lo bacia ancora sulla bocca. Lucio sembra colto come da una frenesia, lo bacia, e con le gambe gli cinge la vita. Gianluca istintivamente fruga col duro palo fra le cosce del ragazzo che freme con forza e gli si stringe ancora più contro. L'uomo sente che il ragazzo lo vuole in sé, inizia a spingere, sollevandosi sui gomiti per guardarne l'espressione. Lucio lo guarda intensamente... e ricomincia a piangere silenzioso.

"Perché? Vuoi che smetta?" dice Gianluca immobilizzandosi e guardandolo con preoccupazione negli occhi: teme di essersi spinto troppo lontano... Ma Lucio scuote la testa. "Perché piangi, allora?" chiede premuroso l'uomo, carezzandolo.

Lucio lo abbraccia stretto, nasconde il volto sul petto nudo e forte dell'uomo e mormora: "Sono troppo felice, lo desidero da mesi. Prendimi..."

"Davvero lo vuoi?" chiede l'uomo eccitato ma incerto.

"Sì: sarai il mio primo uomo..." mormora il ragazzo.

"Il tuo primo uomo?" mormora Gianluca quasi incredulo.

"Ti prego... prendimi..." sussurra appassionato il ragazzo spingendo con forza il proprio bacino contro la poderosa verga fremente dell'uomo.

Allora Gianluca riprende a spingere... e lo fa suo. Il ragazzo ha ora uno sguardo luminoso, è completamente rilassato fra le forti braccia dell'uomo, gode con evidente piacere ogni affondo del forte membro in lui. Gianluca è estasiato per l'espressione beata del ragazzo. L'eccitazione di Lucio aumenta la sua, finché è tale da non potersi più controllare e si svuota in lui. Anche Lucio viene mugolando lieve.

Mentre giacciono, ancora uniti, Gianluca gli carezza il volto e gli chiede con dolcezza: "Adesso, puoi dirmi che cosa ti è successo?"

"Questo..."

"Cioè?"

"Da circa un anno ho scoperto che io desideravo questo... ma non sapevo a chi dirlo, come fare. Tutti i miei compagni, i miei amici, parlano solo di donne. Credevo di essere il solo, diverso, sbagliato. Avevo voglia di morire."

"No, non sei l'unico, al contrario..."

Parlano a lungo. Lucio, a poco a poco si rasserena. Si apre completamente con Gianluca. Gli racconta i propri pensieri, desideri, paure, incertezze, la propria solitudine. L'uomo lo ascolta, lo accarezza, lo consola, gli racconta di sé, di come lui avesse scoperto a diciannove anni la propria vera sessualità.

Lucio, durante le seguenti lezioni di inglese, fa rapidi progressi. È tornato il ragazzo estroverso e sorridente di prima. E, dopo ogni lezione, fa ancora l'amore con Gianluca, con struggente passione e gioia.

I genitori del ragazzo vedono il cambiamento, ringraziano il professore con profonda gratitudine. Gianluca a poco a poco si sente sempre più affezionato, sempre più attratto verso il ragazzo: gli piace sempre più e non solo fisicamente.

Quando le vacanze volgono al termine, Lucio ha recuperato completamente anche la preparazione d'inglese.

"Te ne devi andare..."

"Sì, purtroppo, domani... mi mancherai..."

"Anche tu. Ci scriveremo?"

"Puoi giurarci, Lucio..."

"Vorrei che non te ne andassi..."

"Lucio, io credo di... credo che mi sto innamorando di te..."

"Io... lo sono." gli dice il ragazzo in un soffio.

"Quando prendi la maturità, hai deciso che cosa vorresti studiare, dopo?"

"Architettura..."

"Dove abito io, c'è la facoltà di architettura... e casa mia è abbastanza grande per due... se tu volessi..."

"Mi vorresti con te?" chiede luminoso il ragazzo.

"Ne sarei felice..."

"Come... tuo ragazzo?"

"Certo... Se anche tu lo vuoi..." "Oh dio, Gianluca... e me lo chiedi? Non capisci che non desidero altro? Non avevo il coraggio di chiedertelo: tu mi avevi detto che ti piacciono i ragazzi più grandi di me..." esclama felice il ragazzo abbracciandolo.

"Crescerai, no? Verrai?"

"Cascasse il mondo... sì che verrò, certo! Peccato che manca ancora un anno..."

Lucio accompagna alla stazione Gianluca: "Ho parlato con i miei: dicono che se fra un anno sarai ancora d'accordo loro sarebbero contenti di sapermi in buone mani."

"Sei sicuro che sarai davvero in buone mani?" chiede malizioso l'uomo.

"In ottime mani, ne sono certo. Mi aspetterai?"

"Non devi dubitarne un solo attimo."

"Mi ami?"

"Sì..."

"Anche io. Ci scriveremo, vero?"

"Spessissimo. Al fermo posta, d'accordo?"

"D'accordo... A fra un anno, allora..."


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