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una storia originale di Andrej Koymasky


pin UN GIORNO
DI CARNEVALE
di Andrej Koymasky © 2008
scritto il 5 novembre 1994
CAPITOLO 1
UN COSTUME DA PIERROT,
ANZI, DUE

Raffaele di Capri: vi dice niente questo nome? Già, siete tutti giovani... era un attore e stava diventando famoso anni fa nonostante avesse solo ventuno anni, grazie a tre film che aveva girato: "L'apostata", quando aveva diciannove anni, "Marta, Marta" e "Il babbo" appunto a ventuno. Raffaele di Capri stava diventando l'idolo di tutte le teen-agers e il modello di tutti i teen-agers. Tutte le riviste giovanili erano piene delle sue foto, di sue interviste, di articoli su di lui. Il suo manager aveva puntato tutto su Raffaele e stava cominciando a rendere. Tutti sapevano che la sua ragazza si chiamava Barbara ed aveva diciannove anni: era una indossatrice che divenne famosa proprio per il fatto che flirtava con Raffaele.

Poi, dopo una famosa intervista, Raffaele scomparve dalle scene, rientrò nell'ombra, nessuno parlò più di lui. Cancellato.

Oggi Raffaele vive a Bologna e fa il barista. Ed è felice, molto più di quando era un attore famoso, idolo di schiere di fan, protagonista ricercato e ben pagato.

Voglio raccontarvi la sua storia, almeno per la parte che va dal suo ultimo film a quando aprì il suo bar.

Il suo vero cognome non è "di Capri". Glielo affibbiarono perché il suo cognome non colpiva la fantasia: era troppo comune. No, non vi dico quale fosse, non voglio che andiate tutti a Bologna a cercarlo, ora. Era nato a Capri, era cresciuto sano, vispo, allegro e bello. Suo padre era un pescatore e lui era cresciuto nell'acqua, si può dire, quindi aveva un bel fisico da nuotatore. Fece le superiori a Napoli e si iscrisse in una palestra. Anche senza essere ricco, aveva una certa naturale eleganza, quindi era corteggiato da tutte le ragazze. Il che non gli dispiaceva, anche perché, per questo, era ammirato da tutti i ragazzi. La sua compagnia era ricercata, ambita, desiderata da tutti.

Questo non gli aveva dato alla testa: era rimasto un ragazzo semplice, spontaneo, allegro, dalla faccia pulita. Aveva avuto la sua prima ragazza quando aveva quattordici anni. Poi non si contarono più. Di solito le sue relazioni duravano poco: ha lasciato dietro di sé una scia di cuori infranti. Perché? Perché era un qualcosa di mezzo fra don Giovanni e Casanova. Quello che lo attirava era la conquista, ma una volta che la ragazza gli cadeva fra le braccia, se ne stancava presto: non trovava più soddisfazione nel rapporto. Non era cattivo, né cinico, né insensibile, ma non riusciva a resistere a lungo, nonostante ogni volta si ripromettesse di farlo. Gli dispiaceva lasciare le ragazzine in lagrime, ma era più forte di lui. Lui stesso non ne capiva il motivo: era così.

Conobbe Barbara dopo il suo primo film. La ragazza sapeva della fama di Raffaele: essendo decisa a tenerselo stretto, si lasciava corteggiare ma non gli permetteva di andare oltre certi limiti. Non perché Barbara fosse una ragazza casta e pura: aveva avuto più di un ragazzo con cui aveva fatto l'amore. Proprio solo perché non voleva lasciarsi scappare Raffaele. Quindi, gli concedeva quel tanto da mantenere vivo in lui il desiderio, ma nulla di più: era decisa, fino al matrimonio, niente. E più lui diventava famoso e ricco, più lei teneva duro.

Proprio perché lei non gli cedeva, Raffaele si sentiva sempre più attratto da Barbara, sempre più pieno di desiderio e sempre più innamorato.

Aveva ventuno anni. Si stavano preparando per partecipare ad un veglione di carnevale. Raffaele aveva deciso di vestirsi da ussaro: l'uniforme attillata metteva in risalto il suo corpo splendido. Lei, invece, aveva deciso di vestirsi da Pierrot: aveva visto un costume molto bello nella vetrina di un negozio e ne era rimasta affascinata.

Quando andò nel negozio per acquistarlo, il costume era ancora in vetrina. Lo chiese. La commessa le disse che purtroppo aveva venduto proprio il giorno prima quello della sua misura e che quello in vetrina sarebbe stato troppo grande per lei. Barbara chiese di provarlo ugualmente: sì, le stava grande, ma non si sarebbe potuto restringerlo? Il negozio, per poche migliaia di lire in più, era disposto a fare la modifica. Barbara tornò il giorno seguente: il costume le stava a pennello. Soddisfatta, lo fece incartare e se lo portò a casa.

Raffaele, mentre si preparava per la festa, pensava alla sua ragazza: si eccitò e i calzoni attillati di seta che aveva indossato mostravano in modo più che evidente la forma del suo membro turgido imprigionato nella stoffa. Non era certo cosa che potesse passare inosservata. Ma Raffaele sorrise incurante: poco male, anche lei magari ne sarebbe rimasta impressionata, se fosse capitato di nuovo. E poi... Raffaele pensò che si era stancato di aspettare, di farsi fermare. La voleva, ne aveva bisogno, si era stancato di cercare di placarsi masturbandosi dopo ogni incontro con Barbara. La prima volta che si fosse trovato solo con lei, le avrebbe fatto vedere lui! L'avrebbe baciata, carezzata fino a farle perdere la testa e poi... Sapeva che lei era particolarmente sensibile sulla schiena. Di solito, per la sua esperienza, le ragazze erano particolarmente sensibili sul seno e fra le gambe, ma Barbara era diversa: essere carezzata sul seno pareva dirle poco, fra le gambe... diventava una vipera appena ci provava, altro che eccitarsi. Ma sulla schiena, pareva sciogliersi tutta: era quello il suo punto debole, assieme ai baci.

Si trovarono. Lei, dietro la sua mascherina nera, col costume che le copriva le forme del corpo, lui a volto scoperto (aveva o no un bel volto? era o no famoso?) e col corpo virile fasciato dalla elegante uniforme. Lui prese l'auto ed andarono alla festa.

Si sentiva ammirato. Persino Barbara gli aveva detto che era molto sensuale. Durante la festa la portò in giardino, in un punto un po' appartato e non in luce e cominciò a carezzarla, a baciarla. Lei ci stava. Lui era deciso ad andare fino in fondo, quella volta: aveva scelto apposta quell'angolo del giardino. Raffaele era eccitato e sentiva che anche lei si stava eccitando. Bene, doveva farla eccitare ancora un po'... ancora un po'... Stava facendo fatica a trattenersi ancora, gli pareva quasi che i calzoni gli dovessero scoppiare da un momento all'altro. Quando lei gli carezzò l'asta, dura come acciaio rovente, con la sua manina delicata, lui sentì che stavolta anche lei era pronta. Continuando a baciarla, le sue mani presero a trafficare con le braghe del costume di lei. Lei cercò di bloccarlo, ma lui, a differenza dal solito, non si fermò. La voleva, la voleva a tutti i costi. In silenzio, le loro mani lottarono. Lui si eccitò ancora di più per la sua resistenza: l'avrebbe presa in piedi, lì, contro l'albero, l'avrebbe finalmente fatta sua.

Barbara, quando capì che stavolta non si sarebbe fermato, gli mise le mani sul petto e spinse con tutte le forze staccandolo da sé: "Smettila, non voglio!" disse a voce bassa.

"Sì..." disse lui cercando di prenderla di nuovo.

"Scommetto che non hai nemmeno il preservativo." sibilò lei ansante.

Cazzo, era vero, non ci aveva pensato!

"Mi tolgo prima di..."

"No!"

"Dai, Barbara, solo un po'..."

"No, ho detto di no!"

Raffaele era troppo eccitato per rinunciare e allora le disse: "Magari di dietro, allora..."

"Porco! Sei un porco!" le gridò lei e scappò via.

Raffaele la inseguì con una frazione di ritardo. La vide entrare nel salone. La cercò con lo sguardo e vide che stava uscendo dalla porta che dava nella hall. Si fece largo fra la gente, si precipitò nella hall: non c'era.

Chiese ad un cameriere: "Ha visto un Pierrot per caso?"

"Sì, è uscito correndo, in strada..."

Raffaele si catapultò in strada: guardò a destra, a sinistra ma non la vide. Pensò che, avendo lui la macchina, forse lei era andata a cercare un taxi. Corse, girò l'angolo, arrivò alla stazione dei taxi: ce n'erano due fermi.

Chiese all'autista del primo: "Per caso ha visto un Pierrot? Ha preso il taxi prima di lei?"

"Sì, l'ho visto, ha girato di là, non ha preso il taxi..."

"Grazie!" gli gridò Raffaele andando nella direzione indicatagli dall'uomo.

Cercò, girò: voleva trovarla. Voleva parlarle, convincerla, farle capire che lui non poteva più resistere, che aveva già resistito due anni, rinunciando a tutte le ragazze per lei.

Vedo che siete interessati a questa storia. Ma adesso devo interromperla per raccontarvene un'altra. Dopo continuerò la storia di Raffaele, state tranquilli.

Chi aveva comprato il costume da Pierrot della misura giusta di Barbara? Non vi interessa? Sì? Bene, allora...

C'era un ragazzo di nome Barnaba. Non gli piaceva il suo nome e si faceva chiamare Renzo. Perché avesse scelto quel nome non lo sapeva neppure lui, ma era un nome comune, semplice, se lo sentiva bene addosso. Renzo era nato ad Orvieto. Poi, i genitori si erano trasferiti a Roma. Qui era cresciuto, aveva fatto le scuole.

A quindici anni, un giovanotto lo aveva sedotto. L'aveva conosciuto ai giardini pubblici. Gli si era mostrato amico, l'aveva convinto ad andare a casa sua con la scusa di fargli vedere il video dei mondiali di calcio.

Aveva messo su la cassetta, ma era un video diverso: "Oh, scusa, mi sono sbagliato... ma anche questo è interessante, quello dei mondiali lo vediamo dopo." aveva detto il giovanotto, seduto accanto a lui sul divano. Il video era intitolato "Vicini di casa".

L'inizio non era sembrato granché interessante a Renzo: una tizia stava stendendo i panni, un vicino la guardava, lei si accorgeva di essere guardata, fa la civetta, si vede che al vicino è venuto duro; lei gli dice che il marito non è in casa e che il rubinetto dell'acqua perde: può mica venire a vedere se può farlo smettere. Certo, dice lui, va da lei, guarda il rubinetto, poi le sorride, le tocca il sedere, lei gli tocca fra le gambe, glielo tira fuori e glielo prende in bocca!

Renzo guarda ad occhi spalancati. Si eccita. Sente la mano del giovanotto posarglisi su una gamba. Non ci fa caso: è assorbito dalla scena: un primo piano della bocca della donna che va su e giù per tutta l'asta lucida e dura e le mani dell'uomo che si cala calzoni e mutande assieme, mentre si sentono i suoi gemiti di piacere. La mano del giovanotto si infila sotto i calzoncini corti di Renzo e si impadronisce del suo pisello duro. Renzo guarda stupito il giovanotto, che gli sorride e gli indica fra le gambe: ha la patta aperta, se l'è tirato fuori e se lo sta menando, sodo e duro. Renzo è turbato, ma affascinato.

"Anche il mio non è male, eh?" dice il giovanotto che si alza in piedi, si cala i calzoni e glielo presenta davanti: "Fai anche tu come lei, dai." invita. Renzo non sa dire di no.

Sente quel palo di carne scivolargli caldo fra le labbra, entrargli in bocca, ed imita la donna del film: la sensazione è piacevolissima. Con la coda dell'occhio guarda lo schermo: come prima, solo che adesso i due sono nudi. Anche il giovanotto comincia a spogliare Renzo ed a spogliarsi. Renzo si sente come intontito, lascia fare. Poi pensa che il corpo del giovanotto è più bello di quello dell'uomo del film. Sullo schermo, l'uomo ha messo la donna sul tavolo della cucina e se la sta scopando. Il giovanotto gli carezza il corpo e gli palpa il pisello duro. Renzo e l'altro scivolano stesi sul divano e il giovanotto lo prende in bocca al ragazzo e fanno un sessantanove: Renzo è tutto un fremito, è emozionato.

Dopo poco Renzo guarda di nuovo lo schermo da cui non vengono più i gemiti di piacere: è arrivato il marito della donna, vede la scena, prende la pistola. Renzo trattiene il respiro. Il marito ora si denuda: un bell'uomo. Ha il cazzo dritto e duro.

Va alle spalle del vicino che sta scopando la moglie e dice: "Adesso me la paghi. Fermo o ti sparo!" e glielo mette nel culo! Primo piano del marito che fotte il vicino... primo piano della faccia del marito che gode... primo piano del cazzo del marito che entra ed esce dal culo del vicino... primo piano della faccia del vicino che dice: "Oh sì, che bello!"

Renzo sente un dito del giovanotto stuzzicargli il buchetto e prova piacere. Il giovanotto se ne accorge, spinge, fruga, lo penetra col dito.

"Che bello..." mormora Renzo. Il giovanotto gli si infila fra le gambe, gliele divarica, gli spalma qualcosa sul buchetto e Renzo sente che il cazzo dell'altro si sta facendo strada in lui. "Aaaahi!" geme Renzo per il dolore sentendosi divaricare tutto. "Ooooh" geme il giovanotto per il piacere di entrare in quel canale vergine.

I gemiti dallo schermo si mescolano ai gemiti nella stanza. Renzo è stupito: fa male eppure dà un forte piacere. Il giovanotto gli sta dando dentro con gusto, come il marito sullo schermo col vicino. Il vicino sembra che se la goda da matti. A Renzo pare che il dolore diminuisca e il piacere aumenti. Il sofà sobbalza ai colpi con cui il giovanotto si sta godendo il ragazzo... Il marito viene fuori dal foro dell'altro. Il giovanotto viene completamente immerso in Renzo...

Al ragazzo gira la testa. Gli è piaciuto, si sente un po' indolenzito dietro, è venuto anche lui e si sente tutto il ventre appiccicaticcio. Il giovanotto si sfila da lui, prende dei fazzolettini di carta, si pulisce e lo pulisce. Si rivestono in silenzio, mentre sullo schermo ora il marito fotte la moglie e il vicino lo rimette in bocca alla donna.

"Ti è piaciuto?" gli chiede il giovanotto. Renzo annuisce. "Hai un bel culetto..." dice il giovanotto. Renzo arrossisce. "Se vieni domani, ti faccio vedere un altro film..." dice il giovanotto. Renzo annuisce di nuovo.

Renzo ci pensa tutta la sera. Il giorno dopo non torna dal giovanotto: gli piacerebbe ma si vergogna. Neanche il giorno dopo ancora, ma si masturba pensando alle sensazioni che aveva provato. Il terzo giorno suona a casa dell'altro: il cuore gli batte forte forte. Sta quasi per scappare via, ma l'altro apre la porta, gli sorride, lo fa entrare. Questa volta non mette il film: lo porta in camera sua, lo fa spogliare, lo fanno sul letto. A Renzo piace anche più che la prima volta. Il giovanotto si fa promettere che tornerà. Renzo dice di sì, ma il senso di vergogna ha il sopravvento, non torna. Non vede mai più il suo primo uomo.

Per quasi un anno Renzo non ha altri rapporti. Li desidera ma si vergogna. Il desiderio aumenta. A fine estate, in ferie, conosce un ragazzo di un anno più grande di lui che fa judo. Il ragazzo gli piace. Il ragazzo lo invita a casa sua. Con la scusa di mostrargli delle mosse di judo, lo fa cadere sul letto, gli va sopra, lo immobilizza, lo bacia in bocca... Renzo sussulta, si eccita. Sente che anche l'altro ce l'ha duro, allunga una mano e lo palpa. L'altro lo lascia libero, lo spoglia, si spoglia. Fanno l'amore. Lui glielo succhia e quando l'altro prova a metterglielo, lui non solo lo lascia fare ma gli si spinge contro, godendosi quell'asta che gli scivola dentro e fuori. Non gli fa male come col giovanotto, dà solo un po' fastidio, ma un forte piacere.

Si rivedono per tutti i cinque giorni che restano a Renzo prima che i suoi tornino a Roma. E ogni giorno, Renzo si fa prendere dall'amico. Poi giocano e chiacchierano tranquilli. Renzo non prova più vergogna, forse proprio perché hanno quasi la stessa età.

Tornato a Roma vorrebbe trovare qualcun altro. Pensa persino di tornare dal primo giovanotto, ma dopo tanto tempo che non si è fatto vivo magari quello è arrabbiato con lui.

Ci prova con un compagno di classe che gli piace, ma quello gli risponde male: "Mica sono un frocio, io!" Per sua fortuna il compagno non dice niente a nessuno. Ma capisce di aver corso un bel rischio. Deve stare più attento, un'altra volta. Ma vorrebbe trovare un amico. Comincia a sognare ad occhi aperti, a guardare i maschi con occhi attenti, a valutarli, a pensare con quale gli piacerebbe poter diventare amico, fare l'amore. A poco a poco si forma nella sua mente l'immagine del "principe azzurro": ha il volto del suo attore preferito e quando si forma questa immagine, gli sembrano pochi quelli con cui gli piacerebbe avere una relazione. Ma al tempo stesso, ha voglia, e pur di potersi sfogare, lo farebbe... beh, non con chiunque ma...

Passano ancora parecchi mesi, ma finalmente trova il suo terzo maschio: questo ha ventisei anni. Non è proprio il suo tipo, ma ha fatto capire a Renzo che gli piace. Così il ragazzo ci sta. Lo segue in una specie di magazzino. Fanno l'amore. Il tizio non sarà bello, ma ci sa fare: a Renzo piace molto. Steso su un ripiano formato da decine di fogli di cartone ondulato, guarda l'altro torreggiare su di lui mentre con passione lo prende. Sarà che ha un arnese snello e lungo, sarà che l'ha lubrificato bene, sarà che ci sa fare, ma a Renzo non solo non dà fastidio, ma anzi piace più che mai.

Si rivedono diverse volte, anche se a distanza di parecchi giorni perché l'altro è spesso via per lavoro. Certo, non è proprio il suo principe azzurro, ma gli piace. Poi un giorno il giovanotto non si presenta all'appuntamento, né Renzo saprebbe come rintracciarlo: di solito era lui che gli telefonava. Ma quello non telefona neppure. Renzo aspetta invano, passano i mesi, capisce che ormai non lo vedrà più. È profondamente deluso. Ma un giorno lo incontra: sta per salutarlo quando nota che ha in braccio un bimbo piccolo e di fianco una donna giovane. I loro occhi si incontrano, l'altro fa finta di nulla: ecco perché è scomparso, perché non gli aveva mai dato il suo numero di telefono: è un uomo sposato!

Renzo si sente ingannato, preso in giro: quello gli aveva detto che lui era il suo ragazzo, che era contento di averlo conosciuto, incontrato, di farci l'amore...

Renzo compie diciotto anni e non ha nessuno con cui fare l'amore. La colpa è soprattutto della sua timidezza. Ha scoperto, per esempio, che esistono delle riviste gay, le vede nelle edicole, ma si vergogna troppo per andarle a comprare. Ha sentito dire che ci sono posti in cui i gay battono, ma solo l'idea di provare ad andarci gli fa battere talmente il cuore e tremare le gambe che alla fine preferisce rinunciare.

Viene carnevale. I suoi compagni di scuola organizzano una festa in costume. Renzo sa che c'è un negozio specializzato in costumi teatrali e per carnevale. Ci va. Vede in vetrina uno splendido costume da Pierrot. Entra, chiede il prezzo: è un po' caro, ma gli piace troppo. Per comprarlo gli van via quasi tutti i suoi risparmi, ma pensa che con quello, alla festa, farà una gran figura, forse vincerà persino il primo premio... Ne hanno solo tre, la misura media è perfetta per lui. Se la porta via felice.

Il giorno del veglione mascherato si veste. Controlla ancora una volta l'indirizzo, prende l'autobus e va. Le strade sono piene di gente in costume, animate, gaie. Renzo pensa che si divertirà. Scende alla fermata, è un po' in ritardo, ma tanto il veglione durerà tutta la notte e tutto sommato è meglio non arrivare fra i primi.

Arriva all'indirizzo che ricorda, ma con sua sorpresa trova un negozio di casalinghi chiuso. Che si ricordi male? Eppure no. Il ciclostilato l'aveva letto e riletto tante volte. Che sciocco però a non portarselo... Forse si ricorda male il numero: forse non è il 24 ma il 42? Prova ad andare a vedere, ma neppure al 42 c'è la sala da ballo che i suoi compagni hanno affittato. Forse dovrebbe telefonare a casa e chiedere alla madre di guardare l'indirizzo sulla circolare che ha lasciato sulla scrivania. Cerca una cabina telefonica, gira per le vie semideserte. Un tizio in costume da antico romano gli si avvicina: Renzo si accorge che è ubriaco.

Il tizio gli mette le mani addosso: "Pierrot, non essere così triste, vieni a bere con me..."

Renzo si libera da quel contatto spiacevole, si allontana. L'uomo lo insegue. Riesce a seminarlo. Ci fosse una benedetta cabina del telefono! Da una porta esce un gruppo di mascherine schiamazzanti. Lo circondano, lo spintonano, lo prendono in giro. Ma poi lo lasciano in pace, si allontanano ridendo e gridando. Renzo si sente un po' sperso: se solo riuscisse a trovare dove sono i suoi compagni.



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