Renzo vede arrivare Raffaele e gli sorride: "Ho quasi finito. Ci sono clienti?" poi vede l'espressione dell'altro: "Che c'è? Pare che hai visto un fantasma?"
"Beh... ci sono di là tua madre e tuo padre. Mi hanno riconosciuto, hanno capito, credo..."
"Ah. Beh, meglio così. Tanto prima o poi avrei dovuto, anzi voluto dirglielo."
"Come credi che la prenderanno? che l'hanno presa?" chiese Raffaele preoccupato.
"Non lo so, vedremo. Vieni di là?"
"Se vuoi..."
"Sì. Ma lascia parlare me, qualunque cosa succeda."
"Va bene." Tornano nel bar.
"Mamma, papà, che sorpresa. Quando siete arrivati?" chiede Renzo cercando di avere un tono disinvolto.
"Oggi..." risponde la madre tesa. Il padre lo guarda scuro in volto: Renzo capisce che la madre gli ha detto tutto.
"Conoscete Raffaele? È il comproprietario del bar. A dire il vero il capitale lo ha messo lui. È il mio amico, di cui vi avevo accennato."
"Il tuo amico!" sbotta il padre.
"Sì, papà, il mio amico." dice Renzo con tono lievemente teso. Entrano due clienti, Raffaele li accoglie, prende le ordinazioni.
"Dove possiamo andare a parlare, Renzo?" chiede la madre quasi sottovoce.
"Se volete salire su, nel nostro appartamento..." dice Renzo.
"Va bene." risponde la madre.
"Passiamo dall'esterno, la scala a chiocciola è molto stretta e scomoda... venite... Se hai bisogno di me, Raffaele, chiamami al citofono..."
"Sì..."
Escono, entrano nel portoncino accanto, salgono. Li fa sedere nel piccolo soggiorno.
"Allora, cos'è questa storia?" inizia aggressivo il padre.
"Papà, se è questo il tono con cui vuoi che ne parliamo, mi sa che è meglio cambiare discorso."
"Tua madre dice che voi due... insomma... come un maschio e una femmina."
"Beh... stiamo insieme, sì."
"Ma è frocio, quello!" sbotta il padre.
"Anche io, papà." dice allora chiaro e tondo Renzo.
"Oh dio! Ma da quando?" chiede accorata la madre.
"Mamma... da sempre, credo... Che l'ho capito... da almeno cinque anni."
"Cinque anni?" fa eco sbigottita la madre, "ma com'è possibile? E da cinque anni... con lui?"
"No, mamma. Con lui solo da carnevale."
"Cioè, prima di lui..." dice il padre torvo.
"Prima di lui altri uomini, papà. Ma lui è il primo di cui mi sono veramente innamorato."
"Innamorato..." geme la madre.
"Non dire cazzate." dice il padre secco.
"Papà, prima o poi ve ne avrei parlato, e se non l'ho fatto fino ad ora, è perché ... immaginavo che l'avreste presa male."
"Presa male. Presa male dice lui. Come dovremmo prenderla? Far suonare le campane in chiesa?" sbotta il padre.
"Per quanto riguarda me, sì: io non mi sono mai sentito così felice..."
"Di dargli il culo?" dice il padre irato.
"Aroldo!" geme la madre.
"Eh? di dargli il culo?" ripete il padre.
"Papà, questo non ti riguarda, non c'entra. Mica ti chiedo che cosa fai tu a letto con la mamma, se te lo fai succhiare o no." risponde Renzo.
Il padre gli dà un ceffone.
La madre, in lagrime si interpone: "Non fate così, non fate così... ragioniamo, Renzo... dai Aroldo... Così non si risolve niente..."
"Non c'è niente da risolvere, mamma. Io sto bene con Raffaele, sono felice. Mi dispiace che non possiate capirlo, accettarlo..."
"Accettare che mio figlio è frocio?" geme il padre e lagrime gli scendono sulle gote.
Renzo non l'ha mai visto piangere, gli fa male. Ma non può farci nulla.
"Papà, non ho chiesto io di venire al mondo, non ho chiesto io di essere gay. Ma sono venuto al mondo e sono gay. Che dovrei fare? Uccidermi? Castrarmi? Eh? Che dovrei fare secondo te?" chiede Renzo accorato. Il padre tace. La madre stropiccia un fazzoletto, si soffia il naso. Renzo, quasi sottovoce, dice: "Io vi voglio bene. Mi dispiace che soffriate a causa della mia felicità..."
"Come puoi dire di essere felice di essere... così?" chiede il padre scuotendo la testa.
"Sono felice di avere una persona che mi ama veramente, che amo veramente."
"Ma sei così giovane..." dice la madre.
"Ho diciannove anni, mamma. E lui ne ha ventidue. Sappiamo che cosa facciamo. Lui ha rinunciato alla sua carriera per me, ti rendi conto? Per amore verso di me. Quella intervista, era un messaggio per me..."
"Non capisco..." dice la madre.
Allora Renzo racconta ai genitori. Comincia da quella sua prima esperienza sessuale, senza scendere in dettagli che sa non piacerebbe loro ascoltare, ma racconta tutto. Fino al loro arrivo a Bologna, all'apertura del bar. E insiste sulla sua felicità: vuole che capiscano che lui è veramente felice e che lo deve a Raffaele. Quando tace, il padre scuote la testa più volte, ma non è aggressivo, non è duro. Come se volesse dire: non capisco.
Infatti, poi dice: "Non è facile... Ma sembri convinto. Se davvero sei felice... spero che tu non devi pentirtene. Comunque, hai sempre una casa, due genitori a Roma."
"Vorrei che lo conosceste bene: non potrebbe non piacervi."
"No, ci chiedi troppo... io non me la sento." risponde nuovamente duro il padre.
"Ma perché? Non ha fatto niente di male, lui." dice accorato Renzo guardando il padre negli occhi.
L'uomo distoglie lo sguardo: "Non puoi chiedermi una cosa del genere. Credo che sia meglio che torniamo a Roma, mamma ed io. Ti abbiamo portato dei regali per Natale. Sono lì. Buon Natale, Renzo."
Non vuole sentire ragione. Renzo li vorrebbe accompagnare, ma lo salutano lì, sulle scale. Lo abbracciano.
"Vi voglio bene." dice Renzo.
"Anche noi..." risponde il padre e si avvia.
La madre gli dà un bacio: "Ti scriverò..." dice e segue il marito.
Renzo li guarda scendere le scale: ha l'impressione che siano curvi, come invecchiati improvvisamente, e gli dispiace. Torna in casa.
Citofona a Raffaele: "Sono andati via."
"Come stai?"
"Bene. Adesso scendo."
"Chiudo e vengo su?" dice premuroso Raffaele.
"No, non è necessario." Scende. C'è un solo cliente.
"Non è andata bene, vero?" chiede sottovoce Raffaele guardandolo preoccupato.
"No... ma neppure troppo male..." risponde Renzo abbozzando un sorriso triste.
Raffaele, sotto il bancone, gli stringe una mano.
"Va bene... passerà... Non ti preoccupare." mormora Renzo grato per quel gesto d'affetto. Poi, in un sussurro, aggiunge: "Ti amo."
Finalmente possono chiudere il bar. Salgono in casa. Raffaele prende fra le braccia Renzo e si stringono l'uno all'altro. Non hanno bisogno di parole. I loro corpi comunicano direttamente. Raffaele solleva Renzo e lo trasporta fino al loro letto matrimoniale. Lo carezza, lo bacia. Renzo lo spoglia lentamente, e man mano che scopre il corpo che ama, lo bacia. Anche Raffaele toglie gli abiti a Renzo, pieno di amore e di tenerezza.
Il treno corre veloce verso Roma. Un uomo e una donna di mezza età, chiusi nei loro pensieri, siedono accanto, tenendosi una mano. Lei sente la sofferenza di lui, vorrebbe lenirla. Se non ci fossero gli altri intorno, lo abbraccerebbe, lo coccolerebbe. Lo farà appena saranno di nuovo a Roma. È così fragile, il suo uomo, in certi momenti... ma lei forse sa come ridargli forza, perché lo ama. E lo porterà pian piano ad accettare. Non c'è altra soluzione, tanto...
Raffaele si china sul grembo di Renzo: annusa a piene narici il profumo che ormai conosce così bene, che lo eccita. Sfiora con la guancia il bel membro liscio come seta e duro come pietra, caldo. Lo bacia: tra poco ne gusterà il sapore. Renzo freme e sorride: comincia a sentirsi meglio. Prende fra le mani l'asta vigorosa del suo uomo, la carezza, l'ammira: è bella e sa che è sua...
Qualcuno spegne le luci nello scompartimento. L'uomo poggia la guancia sulla spalla della sua donna, lei poggia la guancia sui capelli dell'uomo. Ne sente il lieve odore che conosce così bene e prova tenerezza. Lo sente sospirare lieve. La mano dell'uomo stringe la sua, posata ancora in grembo da quando il treno è partito.
Poi la donna mormora in un sussurro appena percettibile: "Se è felice..."
"Sono felice..." sussurra Renzo quando le loro labbra si separano. Sente il palo turgido dell'altro palpitare forte contro il suo, il ventre dell'altro aderire stretto al suo, il petto dell'amato sfregarsi dolce sul suo.
"Ti amo, Pierrot!" gli mormora Raffaele mordicchiandogli il lobo dell'orecchio.
"Lo sento, ussaro!" risponde Renzo carezzandogli l'ampia forte schiena, i lombi nervosi, le piccole natiche sode.
Allarga le gambe e le cinge a forbice attorno alla vita del suo amante: "Sei mio." dice con dolcezza, ruotando il bacino in modo che il membro dell'altro gli scivoli nel solco, e gli si preme contro, tentatore.
"Ti voglio..." sussurra Raffaele manovrando in modo che la sua dura verga punti sul caldo foro in attesa.
Tutti dormono. La donna ricorda la prima volta col suo uomo, in un cinema... Sorride fra sé e sé, sistema la giacca di lui sulle loro gambe, e, sotto, va a carezzare la patta del suo uomo, come aveva fatto allora; lo sente, come è caldo! ...si sta risvegliando, proprio come quella volta nel cinema. Sorride contenta e si chiede: chissà perché non l'ho mai più fatto, dopo sposati? È così bello... Lo sente fremere, indurirsi, premere.
Lei gli sussurra: "Tutto bene?"
"Sì..." dice lui e le pone una mano sulla mano, incoraggiante.
Raffaele si ferma, il glande appena appena incuneato nella calda rosetta di carne: "Va bene?" chiede fremente.
"Sì..." dice Renzo spingendo il bacino contro di lui, stringendo di più le gambe attorno alla sua vita, in un chiaro incoraggiamento. Raffaele preme con tutto il suo corpo: Renzo palpita, lo accoglie a poco a poco, lo sente avanzare maestoso, solenne, pieno di vigore... è felice. Il volto di Raffaele è di una bellezza incredibile, mentre gusta quella unione intima e profonda.
I bottoni della patta gonfia cedono ad uno ad uno, le dita di lei si infilano sotto le sue mutande di tela, sfiorano il membro sodo e forte del suo uomo.
"Non vedo l'ora di arrivare a casa..." le sussurra l'uomo beato.
"Anche io, caro..." dice lei carezzandone tutta la soda lunghezza.
Farlo lì, nel compartimento semioscurato, le dà brividi di piacere che non provava da molto. Anche lui, si sente tornato giovanotto. Non avevano neppure finito a vedere il film, l'aveva portata da lui e avevano fatto l'amore per la prima volta. Era stato bellissimo... Anche questa notte, lo sentiva, sarebbe stato bellissimo...
Raffaele è giunto fino in fondo. Renzo sospira soddisfatto. Il suo amante allora si sfila pian piano e Renzo trattiene il respiro, stringendo lo sfintere attorno all'asta dell'amato. Lo sente iniziare di nuovo ad immergersi forte e calmo.
"Oh, Raffaele..." mormora pieno di gioia e di piacere a quel lento, dolce massaggio intimo.
"Sono tuo, lo senti... tutto tuo..." ansima felice Raffaele accelerando pian piano il ritmo.
Renzo si solleva a mordicchiargli un capezzolo, a leccarglielo: sa quanto sia sensibile lì il suo uomo. Raffaele vibra tutto, come un diapason...
Il treno fa dondolare i corpi addormentati dei passeggeri e quelli, ben desti dei genitori di Renzo. La mano di lei continua nel dolce massaggio dell'asta di lui, che freme di piacere a quella segreta intima manovra. Lei continua, piena di tenerezza: sente il suo uomo fremere sempre più forte, ne sente il respiro accelerare, ne sente il membro vibrare, sussultare.
Poi la mano di lui blocca delicata la mano di lei e le sussurra: "Si fa pericoloso..."
Lei capisce, sorride, smette, ma senza togliere la mano e gli sussurra: "Stiamo entrando in Roma... saremo presto a casa..."
"Sì, Marina..." dice lui pensando che quelle parole sono piene di promesse.
"Oh... ooooh... amore... oooooh!" geme Raffaele spingendosi a fondo nel suo amato.
"Sì... vieni... sì... riempimi, amore... ooooh sì... vengo... anche... iooooo!" I due sussultano in preda al piacere intenso, si baciano con foga, si stringono uno all'altro, sentendosi davvero un corpo ed un'anima sola. I loro gemiti si placano. Renzo sospira.
"Ti senti meglio, amore?" gli chiede dolce Raffaele.
"Sì... mi sento bene, ora..."
"Passata la tristezza?"
"L'hai cacciata via tu. Lo sai che mi piace da matti sentirti in me."
"E a me starti dentro. Lo sai che ti amo da matti?"
"Me l'hai appena detto nel modo migliore, amore..." gli sussurra Renzo carezzandogli il membro che sta tornando lentamente a riposo.
I due sono a casa. Hanno preso un taxi per fare prima. Come due sposini novelli, sono pieni di reciproco desiderio. Si svestono in fretta, si mettono sotto le coperte, si cercano anelanti, frementi.
"M'hai fatto venire voglia, lo sai?" dice lui salendole sopra e coprendola col suo corpo caldo e fremente.
"Sì, caro..." mormora lei guidandolo in sé.
Da tanto non lo sentiva così focoso. È contenta. Se lo sente dentro e ne sente il desiderio ardente. Quanti giorni fa è stata l'ultima volta? si chiede lei; non ne dovranno mai più passare tanti così, si ripromette. Lui sta per esplodere, lei lo asseconda e sente che anche lei, dopo anni, sta per raggiungere l'orgasmo. Ansano, gemono, si stringono e l'ondata di piena li avvolge. Poi, lui si toglie lentamente da lei e le si stende a fianco, carezzandola.
"Come stai? Meglio?" chiede lei dolce.
"Sì... grazie..."
"L'importante è che lui sia felice, no?" sussurra lei attendendo col fiato in gola la risposta.
"Già... solo, mi chiedo... lui starà sopra o sotto?"
"Ma! Aroldo! Che cosa... che importanza ha?"
"No no, niente... nessuna... solo che fosse stata una figlia... o un figlio come tutti gli altri, l'avrei saputo..." dice l'uomo pensieroso.
La donna sorride... gli sta passando, per fortuna. Certo, è stata una botta. Più per la sorpresa che per altro.
Allora aggiunge, esitante: "Sembra un bravo ragazzo..."
"Bah!" risponde lui secco.
"Il nostro Renzo... è un bravo ragazzo."
"Credevo parlassi di quell'altro." ribadisce l'uomo.
"Sì... appunto. Ha rinunciato a tutto per il nostro Renzo, comunque..."
"Avrei preferito che rinunciasse a Renzo." tiene duro il padre.
"Il problema sarebbe stato uguale... e chi sa con chi poteva capitare..."
"Già... però..."
La donna non insiste: a poco a poco, lo sa, lo porterà dove vuole lei. Specialmente adesso che... sa come prenderlo.
"Ti voglio bene, Aroldo..."
"Anche io, Marina... ma mi chiedo come fa a non piacergli le donne..."
"Beh... sono cose che capitano..."
"Ma perché proprio a noi?"
"E perché non a noi?" chiede saggiamente la donna.
Lui non sa che cosa risponderle.
Il giorno di Natale il padre telefona per gli auguri. Renzo è contento di sentirlo. "Anche a quello!" aggiunge poi l'uomo borbottando.
A Pasqua mandano un regalo: "per tutti e due", ha scritto la madre con la sua bella grafia sul biglietto che l'accompagna; e sotto c'è anche la firma del padre.
In estate Renzo telefona: "Andiamo a Capri. Pensavamo di passare a salutarvi..."
"Va bene... vi aspettiamo." dice il padre con tono asciutto, leggermente brusco.
I due, quando suonano alla porta, sono un po' tesi. Va ad aprire il padre.
Asciutto, li fa entrare, poi dice a Raffaele: "Ci si dovrà dare del tu, penso..."
"Ne sarei onorato." dice Raffaele con tono sommesso.
"Bene... so che siete di passaggio. Grazie per essere venuti a salutare..."
Siedono in cucina. Il padre si accende una sigaretta. La madre, mentre spignatta sui fornelli, parla allegra e ciarliera, evidentemente preoccupata di non far cadere il silenzio, di mille cose superficiali. Raffaele e Renzo parlano con la madre, cercando di coinvolgere con lo sguardo il padre. Questi, per un po', tace.
Poi dice: "Marina... Raffaele non tornerà più a trovarci, se lo intontisci così..."
Renzo guarda il padre. Questi gli fa un sorriso fugace e l'occhiolino.
Poi dice a Raffaele: "Dammi solo un po' di tempo... io sono un po' all'antica forse... dammi solo un po' di tempo, ragazzo."
"Certo, Aroldo. Non c'è nessun problema."
"E vedi di farmelo star bene."
"È la cosa che mi sta più a cuore."
"Allora, Marina... è pronto? I ragazzi avranno fame, poi devono partire!" dice l'uomo.
La donna sorride fra sé e sé: ha vinto lei... l'aveva sempre saputo.
Ecco, amici. Questa è la storia di Raffaele di Capri. Forse sarebbe potuto diventare un grande attore, sarebbe potuto entrare nella storia del cinema. Ma non ne ha alcun rimpianto: ha ottenuto qualcosa di molto più prezioso di un Oscar. E se non è diventato un grande attore, è sicuramente un grande uomo... Ora ne è certo anche un certo Aroldo...
Ah, tra l'altro, a fine settembre dell'anno seguente quel fatidico carnevale, a Renzo è nato un fratellino: inatteso, ma non per questo meno amato... Adesso ci fanno più attenzione, si sa, senza però che il loro rinnovato rapporto si sia raffreddato. Molti si chiedono come mai sembrino ringiovaniti di colpo. Beh... voi lo sapete, ora.