Arrivati a casa, Lorenzo mi mostrò dove avrei dormito. Certo, avevano preparato un pagliericcio apposta per me. La stanza era piccola; di giorno, per girarci, mettevamo il mio pagliericcio su quello in cui dormiva Lorenzo.
Mi mostrò dunque dove avrei dormito poi mi disse: "Così sei tu Giorgio: anche adesso che lo so, mi pare incredibile... siete proprio uguali, fisicamente..." mi disse con voce triste. Poi aggiunse: "Lui ha preparato qualcosa per cenare, se vuoi metterti a tavola... avrai fame..."
"Non tanto..."
"Neanche io, a dire la verità, ma è meglio se mangiamo. La vita continua, no?" disse cercando di assumere un tono spigliato.
"Lorenzo... mi dispiace, davvero. Per colpa mia..."
"Macché. Lui è il principe, sarebbe comunque dovuto tornare. E poi, si sa, le cose belle non possono durare per sempre. Quello di cui non riesco a capacitarmi..." iniziò, poi tacque.
"Cos'è?" chiesi io quasi sottovoce.
"È che... vedi, io mi ero innamorato di te... Poi è comparso Giacomo e credevo fossi tu e ho dato a lui l'amore che credevo dare a te e non mi sono accorto di niente."
"Ma lui ha saputo rispondere al tuo amore, mentre io no... Tu in realtà ami lui, non me..."
"Proprio questa è la cosa che non riesco a capire, che mi confonde: chi amo, io, veramente, te o lui?"
"Hai vissuto con lui per mesi... tu e lui vi siete scambiati amore... ami lui, è chiaro. Fisicamente siamo uguali, ma non siamo la stessa persona. Siamo diversi, dentro."
"Sì, forse. Quando facevo l'amore con te... e poi con lui... sì, c'era qualcosa di diverso. Pensavo fosse dovuto alla perdita di memoria, ma ora, me ne rendo conto, era altro. Tu eri più... irruento. Lui più tenero. Ma molto simili anche nel modo di fare l'amore. Tu eri forse un po' più semplice, lui più raffinato forse, ma tutti e due spontanei e sinceri. E così belli! Eppure, io guardo te e vedo lui... o forse è più giusto dire che guardavo lui e vedevo te... Comunque, ora, non ho più né lui né te..."
"Giacomo ti ama, ti ama davvero. Troverà il modo perché possiate tornare assieme... ne sono sicuro."
"E come? Dovrebbe rinunciare a tutto. Anche se volesse, non glielo lasceranno fare."
"Può farti andare a corte, no?"
"Io? A corte? Un popolano qualsiasi! Te lo immagini? No, non è possibile, dai. E se anche lo fosse, mi sentirei come un pesce fuor d'acqua. E poi, che potrei fare a corte? Il servo. E come potrebbe, il principe, fare l'amore con un servo? Magari di nascosto, qualche volta. Ma non sarebbe vivere assieme, no? No, è finita, semplicemente. Inutile farsi illusioni."
Mi sentivo colpevole per il dolore che sentivo nelle sue parole. Avrei voluto fare qualcosa per lui, ma che cosa?
No, non ci ho pensato neppure per un attimo. E neanche lui, ne sono sicuro. Io amavo te, lui amava Giacomo. Per quanto fossimo simili, uguali, non si poteva rimetterci assieme, io e lui. Mica avrai avuto paura che potesse capitare, no? Ah, beh! Meno male.
Quella notte nessuno di noi due ha dormito: lo sentivo girarsi e rigirarsi nel suo letto che doveva sentire troppo vuoto. Quanto ai miei pensieri erano divisi fra il suo dolore, la scelta di Giacomo, la tua mancanza che già mi pesava.
Il mattino dopo si preparò per andare al lavoro.
"Dovrò trovare una scusa, spiegare come mai lui non verrà più a lavorare. Il padrone si arrabbierà a morte, così senza preavviso, ma... che ci posso fare?" disse pensieroso.
"Posso venirci io, almeno finché non tornerà Gualtiero. Visto che lavoravate assieme, tu puoi dirmi cosa e come fare, no? Nessuno si accorgerà di niente."
"E a che pro? Tanto, comunque, dovrai smettere prima o poi e si dovrà trovare una scusa."
"Beh, per tre motivi: il primo è che non mi va di stare ad aspettare Gualtiero stando con le mani in mano: morirei di noia e di tristezza... Il secondo è che devo guadagnarmi da vivere, mica posso vivere alle tue spalle, no? E infine, si può preparare il terreno per quando me ne andrò anche io... Ti prego..."
Si lasciò convincere. Il lavoro non era difficile. E, come previsto, nessuno si accorse che io non ero "quel" Giorgio... Lorenzo chiamava tutti per nome in modo che io potessi poi fare altrettanto e cose del genere.
Più o meno le difficoltà che inizialmente incontrò anche Giacomo tornando a corte, anche se per lui la scusa di aver ritrovato la memoria rese forse le cose un po' più facili. Ma Lorenzo svolse con me più o meno lo stesso ruolo che tu svolgevi con Giacomo.
Com'era Lorenzo? Si faceva coraggio... certo è che soffriva molto.
Una volta mi disse: "Sì, è vero, siete diversi. A poco a poco lo vedo. No, non fisicamente, siete davvero due gemelli. Ma l'espressione, il modo di gesticolare, il modo di pensare. Beh, un po' vi somigliate anche in quello, ma siete diversi. Chissà che cosa starà facendo, ora?"
Pensando a te, gli avrei voluto rispondere. E da quello che tu mi hai raccontato, credo davvero che lo stesse pensando... Così come io pensavo continuamente a te. E tu a me, lo so. Ma, non so perché, non dissi niente. Forse mi pareva una risposta inadeguata, o forse mi pareva di entrare troppo nel suo dolore, con quella risposta.
Un'altra volta, invece, mi chiese: "Dopo aver vissuto per più di mezzo anno come un principe, non ti pesa adesso non avere più tutto quello che avevi?"
"No, affatto. Mi pesa solo non avere qui Gualtiero..." dissi e subito mi morsi la lingua: io ti avrei riavuto presto, lui invece...
Ma non sembrò aver pensato a quello, per fortuna. Poi mi chiese: "Com'era la vita a corte?"
"Sopportabile, a volte. Ma certo, sono molto più libero adesso. Le comodità... beh, sai, le pagavo a prezzo di tante, troppe rinunce. Un principe è davvero un prigioniero, in molti sensi. Non credo che avrei resistito più a lungo... perciò ho chiesto a Giacomo di riprendere il suo posto. So che così vi ho fatto del male, che ho agito da egoista, ma..."
"No: tu dovevi tornare nel posto a cui appartieni e lui pure. Non poveva essere che così."
"Ma lui qui stava bene. Con te stava bene. Il problema era solo mio, e io gli ho tolto tutto."
"No, tu gli hai regalato sei mesi abbondanti di felicità e di libertà, piuttosto. Lui la pensava così, me l'ha detto, prima di separarci. Lui ti è grato, comunque."
"Perché Giacomo è buono."
"Sì. Hai detto una cosa esatta: è buono... e è un giusto. Sarà un ottimo re, quando verrà la sua ora."
La fierezza con cui lo disse, mi commosse. In quelle parole c'era tutto l'amore che Lorenzo aveva per Giacomo.
Quando ricevetti la tua prima lettera, del tutto inattesa perché non mi avevi detto che mi avresti scritto, ero raggiante. Era piena del tuo amore per me. Mi raccontavi alcune cose a proposito del reinserimento di Giacomo a corte, che stava procedendo bene, a parte il problema che Giacomo era triste per la separazione da Lorenzo e che si rompeva il capo sul modo di rivederlo.
Bene, sia pure solo un poco, conoscevo la corte: perciò, ricevuta quella lettera, cominciai a pensare che cosa avrei fatto io, al posto di Giacomo, se avessi voluto avere Lorenzo accanto a me. Beh, il frutto delle mie riflessioni lo conosci bene: te lo scrissi nella risposta che ti inviai. E sono molto contento che il piano che avevo immaginato, se pure con qualche modifica, sia stato accolto da Giacomo e sia stato messo in atto.
Conoscevo abbastanza bene, proprio per il fatto che ci avevo fatto l'amore per un discreto periodo, la mentalità di Ermanno, il segretario. Ero sicuro che, preso per il verso giusto, si sarebbe reso complice di Giacomo più che volentieri.
Ero d'accordo con voi che, a differenza del mio piano, voi pensaste che Ermanno non doveva sapere niente della sostituzione e quindi della mia esistenza. Questo gli avrebbe dato troppo potere su Giacomo. Doveva credere che Giacomo durante le sue permanenze al castello aveva avuto modo di conoscere Lorenzo e se ne era innamorato e che ora lo voleva a corte.
E devo dire che Ermanno escogitò proprio un bel piano: prova ne sia che sta funzionando benissimo.
Io, però, ebbi un po' di difficoltà a convincere Lorenzo sulla fattibilità di quel piano e perciò a farglielo accettare. Credo che quello che alla fin fine lo convinse, non furono tanto le mie parole e i miei ragionamenti, quanto il suo amore per Giacomo e il suo desiderio di potergli di nuovo stare vicino.
Quando ricevetti la tua missiva in cui mi spiegavi il piano di Ermanno, parlai a Lorenzo:
"Senti, Lorenzo: Giacomo, Gualtiero e io abbiamo escogitato un piano per introdurti a corte." cominciai.
"Ah sì? Davvero potrò rivedere Giacomo? Anche se solo di lontano, anche se solo per pochi istanti... mi piacerebbe tanto. Che cosa avete pensato, dimmi." disse illuminandosi.
"No, non si tratta di vederlo di lontano, né per pochi minuti: si tratta di poter vivere a stretto contatto con lui, e per sempre."
"Ma via!" disse lui rabbuiandosi, con l'aria di chi si sente preso in giro.
"Ascolta: prima devo spiegarti una cosa. Io, quando stavo a corte, prima di innamorarmi di Gualtiero, per alcuni mesi ho fatto l'amore con il mio segretario, che si chiama Ermanno. Lui non sa nulla della sostituzione. Ma Giacomo (che Ermanno crede me, cioè con cui crede di aver fatto l'amore) gli ha detto (e proprio per questo gliene ha potuto parlare) che quando è venuto al castello, ti ha conosciuto e si è innamorato di te, e che ora ti vuole a corte, e gli ha chiesto di aiutarlo a rendere possibile questa cosa. Bene, Ermanno ha pensato che ti potrebbe presentare come un suo conoscente e farti assumere come suo aiuto segretario. Ti insegnerà il mestiere, quindi ti lascerà il posto. Giacomo in cambio gli farà avere una posizione più importante. Il segretario del principe vive a stretto contatto col principe: potrete vedervi ogni giorno e anche fare l'amore praticamente senza problemi."
Aveva ascoltato ancora buio in volto ma senza interrompermi.
Quando tacqui, lui disse: "Io a corte? Io segretario? Ma se so appena leggere e scrivere! E poi non so neppure esprimermi come uno di corte, né muovermi, né... tutte quelle cose. Come potrei... No, no... Sono solo fantasie."
"Ermanno ti istruirà. Certo, dovrai applicarti molto, forse all'inizio potrà essere difficile, ma... ne vale la pena, no? Avrai vicino Giacomo e sia lui che Ermanno, comunque, ti aiuteranno. Non è affatto impossibile. E poi, se sono riuscito io a farmi passare per il principe, per te sarà ancora più semplice, no? Non credi che valga la pena di provarci, almeno? Non ha senso arrendersi prima di provare, no?"
"Io... Ma poi, te lo immagini: io l'amante del principe! Finché credevo che fosse uno come me... ma ora..."
"Principe o non principe, è sempre lui, no? E ti ama, no? E tu lo ami, no? Credi che sia tanto diverso l'amore di una persona a seconda della classe sociale a cui appartiene? Giacomo, prima di essere il principe, è un essere umano, come te, come me, e ti ama..."
"Classe: ecco, hai detto la cosa giusta: apparteniamo a due classi sociali troppo diverse."
"Ma quando ci facevi l'amore, quando ci vivevi assieme, non c'era nessun problema, no?"
"No, certo che no. Ma io non sapevo che era il principe. Lo credevo te."
"Il problema, quindi, è solo dentro la tua testa. In realtà non è un problema vero, non esiste."
"Ma piantala! Io a corte..."
"Non pensare a quello. Pensa piuttosto che puoi stare con Giacomo. Non è quello che desideri?"
"Che desidero, dici? Che sogno! Ma i sogni sono di due tipi: quelli che si possono forse anche realizzare e quelli che non è assolutamente possibile che si avverino. E questo mio sogno appartiene a questa seconda categoria, mi pare evidente."
"Che i sogni si realizzino, a volte, dipende solo da noi. E questo, ora, dipende solo da te. Cerca di rendertene conto!"
Beh, abbiamo quasi litigato. Ma io non volevo mollare. Non solo perché la prima idea di quel piano era stata mia: soprattutto perché sentivo il rimorso per l'infelicità di Lorenzo (e di Giacomo) e se lo avessi convinto mi sarei anche potuto togliere un grosso peso dalla coscienza.
Beh, lo sai che... mi voglio bene, no? Certo che volevo star bene, non avere rimorsi, ti pare strano? Però è anche vero che sono affezionato a Lorenzo e Giacomo, molto, e davvero pensavo anche alla loro felicità.
Discutemmo per diversi giorni, per quello tu non ricevevi la mia risposta: volevo scriverti che si poteva partire con il piano. Comunque, dopo un po', finalmente Lorenzo capitolò.
Me lo disse in un modo piuttosto particolare: "Giorgio... avete deciso che cosa farete tu e Gualtiero una volta che sarete di nuovo assieme?"
"Beh, non lo so esattamente. Lui, lasciata la corte, verrà qui. E allora vedremo. Dovremo cercarci un lavoro, una casa. Non è che abbiamo avuto il tempo di fare piani dettagliati."
"È ricco, lui?"
"La sua famiglia è agiata, certo. Ma lui, in proprio, credo abbia ben poco. E non può certo chiedere aiuto alla famiglia, con la scelta che fa. Un po' quello che è successo a te."
"Già, capisco. Sai, pensavo... almeno all'inizio, finché non trovate di meglio, potreste abitare qui."
"Grazie, sei gentile... ma qui va appena bene per una coppia. In tre ci si pesterebbe i piedi anche senza volerlo. E poi, stando insieme, io e lui, ci piacerebbe avere la nostra intimità, capisci, e qui non sarebbe possibile."
"E chi ha parlato di vivere in tre qui dentro? Io me ne andrei, comunque."
"Te ne andresti? E dove? Pensi forse di tornare in famiglia, dai tuoi?"
"Dai miei? Ma neanche per sogno. Pensavo che potrei anche tentare di imparare a fare il segretario."
Ero così contento che alla fine avesse deciso di accettare, che l'avrei abbracciato! Allora finalmente ti scrissi. E tutto si mise in moto. Beh, ti dirò, tanto prima mi pareva che sarebbe stato facile, tanto, una volta partito Lorenzo per incontrare Ermanno, cominciarono a presentarmisi in mente mille difficoltà. Tra le altre che Ermanno potesse tentare di provarci con Lorenzo e rendere tutto più difficile.
Ridi? Beh, d'accordo, non è successo, ma conoscendo Ermanno, sarebbe anche potuto accadere, credimi. Beh, sì, è vero: avrebbe rischiato grosso nei confronti del principe... Sì, era una paura sciocca, ma in quel momento, anzi, in quei giorni, pensai anche a quello.
Lorenzo perciò lasciò il lavoro che io invece continuai; esattamente il contrario di quello che si era previsto: buffo, no?
Ti aspettavo. Il mese era trascorso e il fatto che Giacomo ti avesse chiesto di restare ancora per qualche settimana, non mi faceva certo piacere, ma capivo che non eravamo certo nelle condizioni di dirgli di no, proprio perché lui non aveva detto di no a me.
Sì, lo so che anche io ti mancavo molto, amore. E in quei giorni mi è pesato molto, ma tutto è bene quel che finisce bene, no? E certo non poteva finire meglio. D'altronde Giacomo ci ha ricompensato più che bene per quello che si è fatto per lui e per il suo amato, no?
Ecco, questo è tutto...
Ah, no, c'è ancora una cosa che prima non ti avevo detto... No, non è che volessi tenere il segreto: lo sai che non voglio avere segreti per te. Semplicemente mi era passata di mente, quando ti ho finalmente rivisto e solo ora che sto ricostruendo le cose avvenute mi è tornata in mente per la prima volta. Proprio perché non è che sia una cosa importante. Sì, sì, ora te la racconto...
Dunque, Lorenzo era partito da pochi giorni. Io, come al solito, andavo al lavoro ogni giorno. Una sera, mentre tornavo a casa, passando davanti all'osteria del Gallo, sai, quella che c'è di fronte alla chiesa di San Taddeo, esce un avventore e quasi ci scontriamo. Gli chiedo scusa, mi chiede scusa e... ci riconosciamo.
Non indovini chi potesse essere? Timoteo. Sì, proprio lui.
Beh, mi riconosce e mi dice: "Oh, chi non muore si rivede, eh? Così ora sei qui in città, Giorgio? Che fai di bello, eh?"
Lì per lì mi era venuta la tentazione di dirgli che si sbagliava, che non ero Giorgio, ma pensai che sarebbe stato sciocco e comunque inutile.
"Lavoro... e tu? Come mai in città?"
"Affari. Per l'osteria... Solo?"
"No, sto tornando a casa da lui." gli risposi sulla difensiva. Il modo in cui mi guardava, infatti, non mi piaceva.
Come? Con... ironia... libidine... astuzia... non ti saprei dire esattamente, ma non mi piaceva affatto. Pensavo che, dicendogli che tornavo dal mio lui, cioè che mi aspettava qualcuno in casa, il mio uomo, per lo meno non avrebbe tentato di venire in casa con me.
"Ah, il tuo Lorenzo?" mi chiese lui.
Sapevo che Giacomo non gli aveva parlato di Lorenzo, perciò feci un'espressione stupita e gli risposi: "Lorenzo? Che c'entra mastro Lorenzo?"
"Ma dai! Prima mi avevi detto che eri innamorato di un altro uomo, poi siete scomparsi dal paese contemporaneamente: due più due fa sempre e solo quattro, no? Fuga d'amore, eh?"
"Con mastro Lorenzo? Che cavolo ne so io di Lorenzo. Mica sto con mastro Lorenzo, io."
"E con chi, allora?"
"Non lo conosci..."
"Mi piacerebbe conoscerlo, allora..." mi dice lui.
"Perché? Non ne vedo il motivo..."
"Ma dai, Giorgio... dopo tutto, sei stato il mio ragazzo, no? Non ti ricordi quante belle scopate? Mi piacerebbe vedere da chi ti fai scopare adesso... conoscerlo... Vedere chi hai preferito a me, alle mie belle scopate."
"Belle! ...finché non mi hai obbligato. Quello proprio non te lo perdono."
"Eh via! Ti piaceva, non dire di no. Beh, onestamente anche tu mi piacevi, anzi, mi piaci ancora un sacco. No, in fondo non mi interessa conoscere il tuo ganzo. Piuttosto che ne diresti di tornare a casa un po' più tardi, stasera? Potremmo trovare un posto e..."
"Cos'è, una proposta?" gli chiesi in tono beffardo.
"Sai, dopo che te ne sei andato onestamente mi sei mancato. Sì, mi sei mancato. E adesso eccoti di nuovo qui... e sei desiderabile più che mai..."
"Ah sì? Cos'è, non ti basta tua moglie?"
"No, non è quello. Voglio dire, ce l'ho un altro ragazzo. Sai, il figlio minore del mugnaio. L'abbiamo preso al posto tuo e... beh, ha preso davvero il tuo posto, anche in quel senso. Però, a fare l'amore, tu eri più bravo. Beh, Giuseppe fa del suo meglio, ma... Era ancora vergine, sai, quando l'ho preso la prima volta. Come guaiva! Tu, almeno, non avevi fatto storie. Adesso però si è abituato e non si lamenta più, anzi..." disse ridendo.
"Scommetto che l'hai costretto come hai costretto me quando t'avevo detto che non volevo continuare, no?"
"Beh, sai, io avevo cercato di convincerlo con le buone, ma lui... finché si trattava di lasciarsi toccare o di toccarmelo, ci stava e come! Ma quando gli ho chiesto di prendermelo in bocca lui non voleva e sai... io ero arrapato, ne avevo proprio una gran voglia. Così l'ho preso e me lo sono messo sotto e invece che in bocca... Dio com'era stretto! Faceva quasi più male a me che a lui! Però, che goduta! Beh, adesso comunque fa tutto quello che gli dico, me lo succhia e lo prende in culo senza storie e gli piace pure, te lo garantisco. Ma con te era meglio, onestamente. E adesso che ci si è riincontrarti, guarda qui come m'è venuto duro solo a vederti!" concluse indicando fra le sue gambe il turgore vistoso.
"Mi dispiace per te, Timoteo, ma dovrai vedere di fartelo tornare molle senza di me. Perché io adesso torno a casa, da lui. Buona notte."
Timoteo mi afferrò per un braccio: "Ma dai, aspetta! Te lo chiedo per favore, un favore a un vecchio amico. Lo so che ti piace come te lo mettevo io. E poi, sono stato io il tuo primo uomo, no? Per un'ultima volta, tanto per lasciarci un buon ricordo. Cerchiamoci un posto tranquillo, dai. Non fare il difficile."
"Lasciami." gli dissi con tono deciso, ma senza alzare la voce.
Lui mi guardò improvvisamente serio (prima aveva un sorrisetto malizioso sulle labbra) e mi lasciò.
Però disse: "Perché mi fai questo sgarbo? Se mi vuoi nemico te lo posso anche far rimpiangere, sai?"
"Sei solo capace di minacciare, di fare la voce grossa, eh? Povero Timoteo. Abituato ad avere quello che vuoi e a prendertelo se non te lo danno, eh? Credi di farmi paura? Che vuoi fare, minacciarmi di nuovo di ammazzarmi se non ti do il culo? O mettermi sotto qui, in mezzo alla strada?"
Non si aspettava una reazione così decisa e soprattutto niente affatto impaurita, credo.
Lo smontai. "Ma no, scherzavo, dai..." disse sorridendo.
"Bene. Ma i tuoi scherzi non mi fanno ridere. Proprio per niente. Torna al paese, Timoteo. Scopati tua moglie, il tuo ragazzo, almeno finché ci sta, chi ti pare, ma lasciami in pace."
"È che tu mi piaci troppo." disse allora lui cambiando completamente tono.
"Anche tu mi piacevi. Sì, è vero, mi piacevi. Prima che tu mi obbligassi. Potresti essere un uomo piacevole, se solo capissi che l'altro non è un tuo giocattolo, un oggetto... un buco da usare per divertirti. E invece... Buona notte, Timoteo. Addio."
Mi guardò serio. Poi disse: "Addio, allora..." e, giratosi, si allontanò a passi veloci.
Tirai un sospiro di sollievo e tornai a casa. In un certo senso mi faceva pena.
No, non l'ha mai più rivisto, dopo quella volta. A dire il vero, per tornare a casa, dopo quella sera, cambiai strada. Non mi andava di rischiare di incontrarlo di nuovo.
E così... adesso sai tutto di me, proprio tutto. Beh, sì, è possibile; può darsi che mi sia dimenticato di qualcosa, ma se mi venisse in mente te lo racconterò: abbiamo tanti anni davanti, se dio vuole, no?
Senti, Gualtiero, ti andrebbe di aggiungere un po' di legna nel caminetto? No, non ho ancora voglia di andare a letto, stasera. Sì, certo... ma possiamo anche farlo qui, no? Mi piace molto davanti al fuoco, come l'altra volta... Sì, la porta è chiusa a chiave, stai tranquillo, comunque sai che non entrerebbe mai senza bussare, no? Certo, secondo me deve aver capito di noi due, ma è un servo fidato, discreto. Non c'è nessun problema.
Mi fai solletico, così... dai...
Ecco, così va meglio.
Sì, molto meglio.
Mi piace.
Mi piaci...
Ti amo...
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