Quando riaprì di nuovo gli occhi, era sdraiato su un giaciglio, e una donna anziana lo guardava.
La donna chiamò: "Serek, Serek, s'è svegliato!"
Chipi fece per alzarsi a sedere, ma la donna, con una mano incredibilmente forte, lo costrinse a stendersi.
Un uomo giovane si accostò al letto: "Ehi, finalmente. Sei tornato fra noi?"
"Chi siete?"
"Io sono Serek, lei mia madre Ligi, gli altri sono fuori a raccogliere cibo: mio padre Hore, mio fratello Jule, sua moglie Derta, mia sorella Batt e il marito Felly. Hai dormito tre giorni. Avrai fame..."
"Sì." disse Chipi.
"Allora ti porta qualcosa ma'. Da dove vieni? Chi sei tu?"
"Mi chiamo Chipi, vengo dal complesso di Batton."
"Ah, da quell'inferno? Anche pa' e ma' vengono di là. Io non ci sono mai stato, ma non ci tengo a sentire i racconti di pa' e ma'. Chissà perché la gente ancora ci sta. Ma tu non sembri uno scheletro ambulante come dicono. Si sta bene anche là?"
"Lascialo mangiare, adesso." disse la donna mettendo davanti a Chipi una scodella fumante, "Avrai tempo dopo per le domande." disse severa.
Chipi si alzò a sedere ed iniziò a mangiare. Sarà stata la fame, ma il cibo gli parve delizioso. Lo finì in un batter d'occhio sotto lo sguardo attento dei due.
"Per essere così in forma, deve essere un guerriero, però ha il collare di schiavo." disse la donna.
"Schiavo? Ci sono gli schiavi lì da voi?"
"Sì, sono uno schiavo."
"E sei fuggito." disse il giovane con un sorriso di comprensione.
"No, sono morti tutti, c'è stata una guerra. Così sono venuto via."
"Allora, adesso non sei più uno schiavo." disse il giovane convinto.
"Non lo so, non importa. Hanno ucciso il mio Aska." disse Chipi triste accarezzando il collare.
Raccontò la battaglia. Poi chiese: "Dov'è la mia arma?"
"L'ha messa al sicuro pa', sai com'è, non ti conosciamo. Ma tu mi sembri un tipo a posto. T'abbiamo trovato la mattina davanti alla nostra porta. Sembravi morto."
"Grazie. Siete stai gentili."
"Non si vede spesso gente da queste parti. Non siamo ricchi, viviamo di raccolta. Abbiamo il necessario per vivere. Dobbiamo solo difenderci a volte dalle bande che passano ma fino ad ora non ci è andata male. Sai, pa' era un guerriero, ci ha insegnato a combattere. Ma la tua arma è molto bella. L'hai fatta tu?"
"No, Aska, era sua."
"Che intenzione hai, adesso? Vuoi fermarti con noi?"
"Serek, questo, se mai, lo deve decidere tuo padre, non tu." disse severa la madre.
Chipi si guardò attorno. La casetta era un unico locale, diviso da tramezze con letti per le varie coppie. Poi c'era la cucina e lo spazio comune. Era meno bella delle stanze dei guerrieri, aveva un'aria rustica, ma gradevole. Alle travi erano appesi cesti e tocchi di carne essiccata: le provviste. Al centro c'era un grande camino circolare spento. C'era anche un piccolo camino dove era la cucina.
"Questo è il tuo letto?" chiese Chipi a Serek.
"No, questo era il letto di Bole. Era il minore. È morto per una strana malattia due anni fa. Aveva circa la tua età. Così, ora è vuoto. Io dormo qui dietro a questa tramezza. Qui dormivano i piccoli, ma ora che ci sei tu dormono con i genitori."
"I piccoli? Che piccoli?"
"I figli di Jule e di Batt. Dema e Sore di Jule e Sake di Batt."
"Mi dispiace."
"No, va bene così."
"Sono solo tre i piccoli?"
"Altri due in arrivo, a Batt manca solo un mese, a Derta invece altri cinque."
"Tu non hai una donna?"
"No, non ancora. Nessuna delle ragazze dei dintorni mi piace."
A sera tornarono i cinque adulti e i tre piccoli. Si misero a tavola, mangiarono, mentre Serek raccontava agli altri di Chipi e questi rispondeva alle domande. Dopo cena gli uomini scuoiarono due animali che avevano preso e le donne sistemarono le erbe ed i frutti.
Hore fece cenno a Chipi di uscire con lui. "Ragazzo, che intenzioni hai?"
"Io, non lo so ancora. Andare da qualche parte, forse cercare un altro gruppo di guerrieri."
"Capisco. Se ti volessi fermare con noi... dice Ligi che c'è il posto di Bole."
"Serve per i piccoli..."
"Si pensava di ingrandire di nuovo la casa. Non ci sarebbe nessun problema. Ci sembri un bravo ragazzo, e così..."
"No, grazie. Siete molto gentili. Se mi ospitate ancora per stanotte... Vorrei fare qualcosa per ringraziarvi, ma non so che cosa."
"Quello è il meno. Se vuoi andare, anche domani, va bene."
"Potrò riavere la mia arma?"
"Certo, quando partirai."
"Sì, capisco."
Chipi, mentre si addormentava, ripensava alle parole di Herte riguardo alle donne: aveva ragione, anche se apparentemente era Hore il capo-casa, gli era sembrato evidente che fossero le donne a prendere le decisioni là dentro, a far fare ai loro uomini quello che volevano. No, a Chipi non stava bene. E poi, anche se, specialmente Derta, erano carine, quanto erano più belli gli uomini. Specialmente Felly, ma anche Serek. No, doveva trovare altri guerrieri, che non avessero donne. Magari i mitici Bakji di Niokko.
Chipi non partì subito. Serek lo convinse ad andare con loro alla raccolta, in modo di farsi una scorta personale di cibo per poter affrontare il viaggio. Così, per circa una settimana, Chipi uscì ogni giorno con Serek che gli indicava quali piante e quali parti fossero commestibili, come tendere le trappole per gli animali. Mentre andavano in giro per la raccolta, Serek gli faceva mille domande sulla vita negli agglomerati, o nella banda di guerrieri.
"Ma come, non avevate donne?"
"No, i Raptors non avevano donne."
"Ma allora, come facevate quando..."
"Fra di noi, si capisce. Io ero lo schiavo-amante di Aska. E tu, come fai, senza la tua donna?"
"Io... Beh, sai, da solo."
"Povero Serek. Da soli non è poi tanto piacevole, penso."
"No, è vero, ma qui... Incontriamo gli altri così di rado. Probabilmente dovrò partire per cercarmi una sposa, i miei insistono, ormai ho ventidue anni."
"Dicevi che le vicine non ti piacciono."
"No, infatti. Per cui o mi accontenterò o dovrò davvero mettermi in viaggio."
"Perché non parti con me? Quando avrai trovato la tua donna, potrai tornare indietro."
"Potrebbe essere una buona idea. Davvero mi vorresti con te?"
"Certo."
"Devo parlarne con ma' allora. Spero che dica di sì."
"Non puoi decidere da solo?"
"No, certo." rispose Serek.
Vedi, si disse mentalmente Chipi, anche se non portano il collare, anche loro sono schiavi...
Ligi dette il benestare. Così una mattina, ognuno col suo sacco di provviste in spalla, una coperta per le notti che iniziavano a farsi fredde, e le armi, Chipi e Serek partirono.
"Chipi, come mai ora che sei libero continui a portare il collare di schiavo?"
"Perché ho giurato che non lo toglierò mai, in ricordo del mio Aska."
"Era così importante, per te, il tuo Aska?"
"È importante per me. Con lui ho vissuto i due anni più importanti e belli della mia vita."
"Ti trattava bene?"
"Meglio non era possibile. Era forte, tenero, appassionato."
"E ti piaceva fare l'amore con lui?"
"Certo, moltissimo."
"Sai, non riesco ad immaginare come possano fare l'amore due maschi."
"E io come possano un maschio e una femmina. Tu non hai mai fatto l'amore?"
"No."
"È molto bello." disse Chipi con un'espressione seria ma dolce, ripensando alle ore appassionate che aveva condiviso con Aska.
Camminarono per due giorni prima di trovare una casa. Non c'erano ragazze giovani che piacessero a Serek, perciò, condiviso un pasto, salutarono e ripresero la strada. Il terzo giorno passarono accanto ad una casa in rovina. Tracce recenti d'incendio facevano intuire una tragedia. Il sole stava per tramontare e c'era un vento lieve ma freddo, perciò decisero di passare la notte fra le mura. Raccolsero legna per accendere un fuoco, stesero le loro coperte e vi si arrotolarono. Parlarono un po' e si addormentarono.
A notte, il fuoco s'era spento, Serek svegliò Chipi: "Fa freddo. Se mettiamo assieme le nostre coperte e dormiamo assieme, ci si scalda a vicenda."
"Sì, buona idea." disse Chipi lievemente intirizzito.
"Va meglio, non è vero?" chiese Serek.
"Sì." rispose Chipi che sentiva il calore del corpo dell'altro e al tempo stesso si stava piacevolmente eccitando.
Per un po' non parlarono, poi Chipi allungò una mano e carezzò Serek fra le gambe. Questi non disse nulla, non si mosse. Chipi sentì che la sua carezza intima lo stava facendo eccitare. Continuò a toccarlo, e, slacciatigli i calzoni e scostati i lembi, lo carezzò direttamente sul membro ormai teso e fremente. Serek emise un lieve sospiro e fremette. Chipi gli si addossò ed iniziò a baciarlo e leccarlo mentre lo spogliava. Serek lasciava fare, il suo respiro si stava facendo pesante. A poco a poco anche Chipi si liberò degli abiti e allora anche Serek iniziò a carezzare il corpo nudo del compagno.
Man mano che l'eccitazione dei due giovani aumentava, Serek sembrava prendere più confidenza, e anche lui cominciò a fare a Chipi quello che questi gli faceva con crescente ardore. Chipi allora si raggomitolò sotto le coperte e si dedicò a leccare, baciare e suggere il bel membro del giovane, che iniziò a mugolare in preda ad un forte piacere. Chipi sapeva come portare alle stelle un maschio. E Serek non aveva mai provato nulla di così intenso e bello.
Quando Chipi sentì che Serek era pienamente eccitato, si accoccolò sulla sua asta dura e fremente e se la fece scivolare tutta dentro. Serek emise un alto gemito di piacere e lo afferrò per le anche. Chipi iniziò a molleggiare su e giù il bacino, mentre strizzava lieve i capezzoli del giovane a cui stava donando la prima esperienza sessuale. Serek sembrava impazzire per il piacere. Istintivamente il giovane cominciò a dare colpi verso l'alto ogni volta che Chipi calava col bacino sul suo pube. In perfetta sincronia, i due giovani corpi si muovevano in un focoso amplesso. Chipi chiuse gli occhi e sognò di essere ancora una volta col suo Aska.
Raggiunsero quasi contemporaneamente l'apice del piacere e Serek si scaricò in lui con una serie di forti colpi sottolineati da brevi gemiti bassi colmi di passione. Si fermarono frementi e Chipi si abbandonò sul petto ansante dell'altro, carezzandolo. Serek gli carezzava la nuca e la schiena.
Si addormentarono così, ancora allacciati. La mattina dopo, quando Chipi aprì gli occhi, Serek lo stava guardando.
Chipi gli sorrise, Serek rispose al sorriso: "Facevi così, con Aska?" gli chiese sottovoce.
"Anche." rispose lieve il ragazzo.
"È stato bello, Chipi."
"Sì, è stato bello."
Serek lo carezzò lieve: "Lo faremo ancora?"
"Se tu vorrai."
"Mi piacerebbe." mormorò Serek con occhi luminosi.
"Ma adesso vestiamoci o prendiamo freddo." disse Chipi staccandosi da lui.
"No, aspetta... rifacciamolo ora." gli disse Serek trattenendolo ed addossandoglisi.
Chipi gli sorrise di nuovo: "Perché no? Vienimi sopra. Baciami."
"Così?" chiese Serek stendendoglisi sopra e stringendolo fra le braccia. Le loro bocche si unirono.
Chipi sentì la forte erezione del compagno cercarlo. Lo guidò dolcemente, allargò le gambe e le fece passare sulle spalle del giovane eccitato.
"Prendimi, dai." disse con voce piena di desiderio.
"Così?" ripeté Serek puntandogli l'asta turgida sul foro.
Chipi lo guidò in sé godendosi l'espressione piena di piacere che si dipingeva nel volto del compagno mentre affondava in lui.
"Dai, Serek..." lo incitò il ragazzo eccitato.
Serek iniziò a stantuffargli dentro lentamente, assaporando ogni movimento. "È bello, Chipi. È bello..." ansimò accelerando a poco a poco il ritmo.
Quando di nuovo giacquero appagati, Serek mormorò: "Mi piace tanto."
"Perché non resti con me?" gli chiese Chipi.
"Non posso, tu non puoi darmi figli. Io devo tornare a casa con una sposa, per fare figli. Dobbiamo essere in tanti, perché la nostra casa non faccia la fine di questa, capisci?"
"Sì, capisco. Vestiamoci, ora, riprendiamo il viaggio."
Fecero parecchia strada. Rifecero l'amore ogni notte. Finché, il tredicesimo giorno del loro viaggio, trovarono un gruppo di case con sei famiglie, e molti giovani. Serek disse lo scopo del suo viaggio e più di una ragazza gli fece gli occhi dolci. Serek ne scelse una, andò a parlare con i genitori, ottenne il consenso. La piccola comunità festeggiò l'unione. Dettero del nuovo cibo alla coppia, a Chipi. I tre lasciarono le case. Poi, si separarono: Serek con la sua compagna, Tull, ripresero la via della casa del giovane e Chipi continuò la sua strada in direzione del mare.
"Addio, Chipi. Non ti dimenticherò."
"Addio Serek. Sii felice con la tua Tull. E fate tanti bambini."
"Ti auguro di trovare quello che cerchi. Di trovare una casa e un amante."
Si separarono. Per un po' si continuarono a voltarsi per salutarsi di lontano, finché si persero di vista.
Chipi camminò per diversi giorni, finché giunse in vista di una sterminata distesa di macerie e, dall'altra parte, una distesa verde azzurro scuro, infinita: il mare! Rimase a guardare per diversi minuti, senza fiato, la distesa grigia chiazzata di verde e di neri crateri rotondi e l'immensa distesa d'acqua luccicante al sole autunnale.
Vide tre persone salire verso di lui. Erano due uomini e una donna, probabilmente una coppia col figlio. I due uomini erano armati, la donna carica di un pesante fardello. Li attese. Quando furono a pochi passi, i due uomini lo guardarono con sospetto. Chipi fece un cenno di saluto, senza togliersi l'arma dalla schiena.
Chiese: "Quella è Niokko?"
"Sì. Da dove vieni, tu?"
"Da Maratta."
"Mai sentita nominare."
"Conoscete una banda che si chiama Bakji?" chiese Chipi.
L'uomo più anziano si accigliò: "E chi non la conosce, da questa parte? I Bakji sono i signori di Niokko, non lo sai?"
"No, so solo che vivono a Niokko."
"Da due generazioni hanno sconfitto tutte le altre bande. Ora il boss è un certo Klare."
"Mi sapreste dire dove li posso trovare?"
"Cammina... ti troveranno loro, stai certo. Ma senza il loro lasciapassare ti conviene non entrare in Niokko, dai retta a me."
"Perché?"
"Nessuno entra o esce da Niokko senza il loro permesso. Cambia strada, ragazzo."
Chipi li ringraziò, ma riprese a scendere verso la sua meta. I prati incolti cedevano il passo a cumuli di macerie, una selva di rocce di cemento e di contorti scheletri di metallo, ingentiliti qua e là da folti di cespugli ed erbe, alberi dalle forme strane. Chipi iniziò ad avanzare con una certa difficoltà fra le rovine immani. Un silenzio irreale accompagnava il suo lento progresso. Giunse ai bordi di uno dei neri crateri dall'interno liscio e lucido. Lo aggirò, come gli aveva insegnato da piccolo la madre: mai entrare in quelle zone nere, lì per lì, sembra che non succeda nulla, ma poi moriresti fra dolori atroci, lentamente.
Ne aveva aggirati due, quando, d'improvviso, senza rendersi conto neppure lui di come fosse potuto accadere, si trovò circondato da una dozzina di uomini armati.
Uno di essi gli chiese: "Mostra il lasciapassare! Non sei di questa zona, tu!"
"No, vengo di lontano. Non ho nessun lasciapassare, perciò."
"Qui non vogliamo intrusi, torna indietro subito."
"No, voglio incontrare Klare dei Bakji!"
Gli uomini, quasi ad un segnale, scoppiarono tutti a ridere. Quello che pareva il loro capo, avanzò un po' verso di lui: "Così, tu vorresti vedere il boss di Niokko? E perché, se posso saperlo?"
"Gli devo parlare. Vengo da Maratta."
"Mai sentita nominare. E che cosa dovresti dirgli?"
"Devo parlare con lui, non con altri."
"Senti senti il moccioso. Lo sai che potremmo anche ammazzarti qui? Sei senza lasciapassare e perciò..."
Chipi posò il suo fagotto in terra, impugnò l'arma e disse: "Sicuramente mi potete ammazzare, ma almeno due o tre di voi mi precederanno, ve lo garantisco."
Gli uomini erano pronti a lanciarsi, a quella sfida aperta, ma il capo fece un cenno con una mano e li fermò.
"Bella arma, la tua. A chi l'hai rubata?"
"Non l'ho rubata. Io sono un guerriero, come voi." disse chiedendosi se dal collare non avrebbero capito che in realtà lui era uno schiavo. Ma nessuno sembrò rendersi conto della sua bugia.
Il capo gli disse: "Se Klare dovesse parlare con tutti quelli che lo chiedono, non gli basterebbe la sua vita per farlo. E tu, poi, sei solo un moccioso e non sei neppure di Niokko. O mi convinci oppure puoi anche tornare da dove sei venuto e in fretta."
"Dovrei convincere te? E poi, quanti altri?"
"Me, poi il mio capostazione, poi il suo controllore, poi lo stesso Klare."
"Neanche troppi."
"Allora? Non ho tempo da perdere." disse secco il capo del gruppo.
Chipi lo squadrò da capo a piedi, poi disse: "Io ho appena combattuto una guerra in cui, non so come, sono rimasto vivo. Il mio compagno invece è stato ucciso, eppure lui era più esperto e valoroso di me. Questa è la sua arma, un'arma perfetta, potente e pericolosa. Se non mi proteggerà, andrò a raggiungerlo, non mi importa. Vuoi misurarti con me?"
"Volentieri, moccioso. E, poiché sono un uomo di cuore, mi accontento di un confronto al primo sangue. Se sarà il mio, ti porterò dal mio capostazione, se sarà il tuo, te ne andrai di corsa e senza neppure girarti indietro, perché diversamente ti uccideremo senza pietà. In guardia!"
Chipi prese la sua arma e la bilanciò nelle mani. Trovatone il punto di equilibrio, iniziò a farla roteare vorticosamente, sì che sembrava lieve come una piuma e la doppia falce disegnava nell'aria un otto trasparente e luccicante. L'uomo guardava attento l'arma di Chipi e impugnata la catena col peso nella sinistra ed una specie di daga nella destra, iniziò a sua volta a far roteare la catena verticalmente al suo fianco. Chipi era tranquillo; lui guardava dritto negli occhi il suo avversario; Aska gli aveva insegnato che lo sbaglio più grande è guardare l'arma: quando scatta, non si fa più in tempo a schivarla; ma un attimo prima di colpire gli occhi dell'avversario vanno immancabilmente sul bersaglio, e allora è facile schivare il colpo. Chipi passava rapidamente la doppia lama roteante dalla destra alla sinistra, con l'abilità di un giocoliere (le ore in cui Aska l'aveva obbligato a quell'esercizio ora fruttavano), senza perdere d'occhio lo sguardo dell'avversario.
L'uomo fece scattare contemporaneamente la catena e la daga verso le gambe di Chipi. Questi saltò in alto e tese il proprio braccio in direzione delle braccia tese dell'avversario, colpendo la sinistra sì che una lunga striscia purpurea subito gli arrossò in diagonale l'avambraccio. Troppo tardi l'uomo scattò indietro. Si guardò l'avambraccio ferito mentre un "Oooh!" stupito si levava dai suoi uomini, poi guardò stupito il ragazzo:
"Ehi! Hai argomenti più che convincenti, tu. Non parlo della ferita. Dove hai imparato questa tecnica di combattimento?" chiese tamponandosi il sangue con un panno rosso che aveva appeso alla cintura.
"Me l'ha insegnata Aska dei Raptor, di cui facevo parte." rispose fiero Chipi riponendo l'arma nel fodero alle sue spalle.
"Bene, te l'ho promesso, ti porterò dal mio capostazione. Vedremo se riuscirai a convincere anche lui." disse l'uomo e, con un gesto dette ordine ai suoi uomini di avviarsi.
Chipi era circondato dagli armati, e non era chiaro se fosse scortato come ospite o come prigioniero. L'uomo guidò il drappello fino ad una costruzione in rovina di cui restava in piedi solo un piano. Entrarono per una finestra, superando gli uomini di guardia con un cenno. Scesero per scale di cemento che a Chipi ricordavano le scale del magazzino dei Raptor. Scesero per cinque piani. Quindi giunsero in una specie di vasta stanza con colonne e con porte, e dalla grande stanza altre due rampe di scale scendevano ancora.
Uomini di guardia alle porte li guardarono passare, finché il drappello si fermò davanti ad una porta.
"Di' al capostazione Merk che il capo Duna chiede di essere ricevuto." disse a una delle due sentinelle.
Il guerriero interpellato entrò nella porta che chiuse dietro di sé. Dopo poco uscì: "Il capostazione Merk ti riceve."
Duna disse a Chipi: "Devi lasciare la tua arma qui. Stai tranquillo, la ritroverai, te ne do la mia parola."
Chipi annuì un po' incerto, si slacciò la custodia e depose l'arma, assieme al fagotto, accanto alla porta. Duna entrò nella stanza seguito dal ragazzo. Qui un altro guerriero aprì loro una porta interna ed i due entrarono in un'altra stanza: a differenza di tutto il percorso, illuminato da fiaccole, questa stanza era rischiarata da una verga luminosa appesa al soffitto: Chipi la guardò affascinato: non aveva mai visto niente del genere. Ma subito il suo sguardo fu attratto da un uomo seduto dietro ad un tavolo: era massiccio, un fascio di muscoli, uno sguardo duro e penetrante. Duna si inchinò brevemente e Chipi, istintivamente, lo imitò.
"Capostazione, abbiamo trovato questo forestiero che è entrato in Niokko da ovest. Dice che deve parlare con il boss, così ho pensato di affidarlo a te. È un valente guerriero, nonostante la sua giovane età." aggiunse mostrando la ferita sull'avambraccio senza alcuna esitazione.
"Ah, così questo moccioso sarebbe un valente guerriero. Visto che tu Duna, non sei ancora un rammollito, devo crederti. E vorrebbe parlare con Klare. Di che cosa, sentiamo."
"Non posso dirlo a te. Se così fosse, non avrei chiesto di Klare." rispose Chipi.
"Sei pronto di lingua, eh?" disse beffardo l'uomo. Poi aggiunse: "Vai pure, Duna, mi occupo io di questo cuccioletto."
Chipi sentì che in quel termine non v'era nessun sentimento amichevole, ma non si scompose. Quando Duna stava per uscire, Chipi gli disse: "Ricordati della tua promessa. Io mi sono fidato di te."
"Quale promessa?" chiese Merk.
"Il ragazzo ha lasciato qui fuori la sua arma e il suo fagotto. Gli ho promesso che quando fosse uscito di qui gliel'avrei ridati."
"Falli portare dentro, li prenderò in custodia io. Tranquillo, tranquillo, ragazzo: mi assumo io la promessa di Duna. Se uscirai vivo di qui."
Quando il guerriero ebbe consegnato al capostazione gli effetti di Chipi e li ebbe lasciati soli, Merk si alzò in piedi: sovrastava il ragazzo di un buon palmo, era imponente. "Allora, ragazzo, come ti chiami, tanto per cominciare?"
"Chipi."
"Chipi... un nome adatto ad un moccioso. Quanti anni hai? Lo sai?"
"Certo, ne ho diciotto."
"Ne dimostri meno. Sicuro di non mentire?"
"Non ho mai mentito, io!" rispose fiero Chipi.
"E vorresti parlare con Klare. Ma non sai che anche per me non è facile avere udienza da lui?"
"Ma se glielo chiedesse il tuo capo." disse con fare ovvio il ragazzo.
Merk si mise a ridere: "Ah, il controllore Volle! Certamente. Bene, mi hai dato un'idea. Io ti porterò nella rete e ti lascerò libero. Se trovi dove è Volle e riesci a parlargli... Ma ti avverto: tu qui sei un intruso e perciò qualunque guerriero ti veda ha il diritto di ucciderti. Quindi..."
"E come e dove posso trovare Volle?"
"Da qualche parte nella rete. Dove, non te lo dico certo. E neppure come. Avvertirò Volle che lo stai cercando e se lo troverai, consegnerò a lui la tua roba. Se invece sarai ucciso prima, beh, non ti servirà più."
"Va bene."
"Mi piaci, ragazzo, perciò voglio aiutarti con due consigli: primo, cerca di non farti vedere da nessun guerriero finché non sarai di fronte a Volle in persona. E secondo, la rete è un labirinto, anche noi, senza le mappe, rischieremmo di perderci. La stazione di Volle, comunque, ha le pareti viola e bianche."
"Immagino che mi ci vorrà parecchio tempo per trovarla."
"Immagino."
"Posso almeno avere il mio cibo che è in quel fagotto?"
"Ma sì, perché no. Lasciami solo controllare che non vi siano altre armi." disse l'uomo con un sorriso di condiscendenza. Frugò nel fagotto, poi lo porse a Chipi: "Eccotelo. Vieni con me. Ti conduco nella rete."
Merk prese una torcia e scesero una delle due grandi scale finché arrivarono su un lungo piazzale circondato da un fosso e ad ogni estremità del quale si aprivano due scure gallerie. Su un lato del piazzale c'erano delle strane casette basse tutte piene di finestre e di porte, alcune illuminate fiocamente, altre buie, che erano parzialmente immerse nel fosso. Il fosso era asciutto e in fondo si intravedevano luccicare due sbarre di metallo che si perdevano a destra e sinistra nel buio.
"Ecco, puoi scendere là ed andare, a destra o a sinistra, come preferisci. Buon viaggio, Chipi." disse l'uomo.
Il ragazzo saltò nel fosso e guardò l'uomo: "Scommetto che non mi dirai come posso riconoscere il controllore Volle." disse.
"Scommessa vinta, moccioso!" rispose ridendo l'uomo, poi aggiunse: "Vai, ora."
Chipi stava per chiedere qualcosa altro, poi desistette. Guardò a destra, poi a sinistra: buio dai due lati. Pregò la sua buona stella e si avviò a passo svelto. Dalle gallerie soffiava una lieve brezza tiepida e dal sentore di polvere. Camminò finché si rese conto che non riusciva più a vedere dove camminasse. Quindi neppure Merk poteva vedere lui. Si fermò e si girò indietro. Un vago chiarore indicava il piazzale da cui era partito.
Camminando aveva notato che sulla sua destra c'era come una lunga nicchia che, in corrispondenza del piazzale, vi passava sotto. Vi si infilò e riprese la strada inversa tornando al piazzale. Doveva camminare curvo, lo spazio era esiguo. Ecco, si trovava più o meno sul punto in cui Merk gli aveva detto di saltare nel fosso: se Merk fosse stato ancora là, doveva essere proprio sopra la sua testa.
Si acquattò in silenzio. Attese. Voci. "... il turno di riposo! Pazienza." diceva una voce.
"Dai, per arrivare dal controllore Volle non ti ci vorrà poi molto. Stai attento, il ragazzo ha preso la direzione giusta, ma camminando al buio ci metterà più tempo e non è detto che non sbagli, ammesso che non lo ammazzino prima. Oltretutto non sa da che parte andare alla giunzione 13. Se scendi per il pozzo d'aerazione dopo la terza stazione, arrivi sicuramente prima di lui. Fai svelto, ti aspetto per cena, gliela puoi fare."
"Sì, una bella corsa. Se lo incontrassi, devo ammazzarlo o no?"
"Merk non ha detto niente: fai come ti pare."
"Va bene, vado, allora."
Chipi si acquattò ancora di più. Aveva intuito giusto, ora si trattava di seguire il guerriero senza essere visto. Lo sentì saltare e lo vide poco più avanti, diretto verso la galleria. Per sua fortuna quello non si girò indietro, ma si avviò a passo svelto. Chipi, sempre restando nella nicchia, cercò di tornare al buio della galleria senza perdere di vista il guerriero. Questi, entrato nella galleria, accese una luce strana, simile a quella del bastone luminoso nella stanza del capostazione, ma più fioca. Chipi si disse che era fortunato, doveva solo seguire quel vago chiarore.
Tornato nel buio, poté uscire dalla nicchia e camminare eretto e più spedito. Il fioco chiarore davanti a lui si vedeva a tratti: il guerriero procedeva piuttosto veloce e la luce si allontanava. Chipi accelerò. Il pavimento era liscio e piano e non presentava intoppi, solo a volte sbatteva con i piedi contro uno di quegli strani e lunghi bastoni metallici che sembravano come guide. A volte perdeva di vista la luce che si allontanava da lui gradualmente, ma capì che era quando la galleria che curvava.
Aveva il fiato un po' grosso, il guerriero andava davvero veloce. Faticava a seguirlo e comunque non riusciva a tenerne il passo. Il cuore gli batteva forte. Poi notò come un'aureola, un cerchio di luce fioca ma diffusa. Rallentò un po' confuso, chiedendosi a che cosa andava incontro. La luce di avvicinava e Chipi cominciò a distinguere il pavimento. Cercò con gli occhi una nicchia: sembrava che non ci fosse, ma poi vide che iniziava. Vi si infilò e proseguì piegato in due, più lentamente. Sentì di nuovo voci.
Era nel fosso di un altro piazzale. Ad una decina di metri davanti a sé c'era il guerriero, nel fosso, che parlava con qualcuno sul piazzale. Riuscì a captare alcune parole del guerriero:
"... di qui, per forza... fatta, non c'è che dire... aperti l'avreste visto... rto lo so, è a destra... per lui, in un certo senso... forse no, non io, almeno... glio tornare per cena, io..." poi lo vide ripartire.
Chipi superò il piazzale e si ritrovò di nuovo in una galleria buia. Aveva perso tempo, non vedeva la luce. Accelerò di nuovo il passo, ansando con forza e si chiedeva se non fosse udibile il suo ansito che a lui pareva fortissimo. Batté col piede destro contro la onnipresente sbarra di ferro e scartò lievemente verso sinistra, ma subito sbatté il piede sinistro contro l'altra sbarra. Strano, pensò rallentando, e di nuovo sbatté il piede destro. Le due sbarre convergevano chiudendosi. Si chinò e saggiò con le mani. Sentì che al di là dell'unione le due sbarre divergevano nuovamente. Che fosse una specie di segnale?
Non vedeva più la luce davanti a sé. Portò i piedi nel punto di divergenza e camminò tentoni dritto davanti a sé finché andò a sbattere contro un muro. Il muro era stretto e piegava, sia a destra che a sinistra ad angolo. Chipi era stupito. Qui chiaramente la galleria cambiava forma, ma come? Tornò in dietro e cercò le sbarre sul pavimento. Seguendole tutte e due si accorse che andavano una a destra e una a sinistra di quello strano muro ad angoli... Quale delle due sbarre aveva seguito il guerriero? Si addossò di nuovo allo stretto muro e cercò di guardare nelle due direzioni: non una luce, non un rumore che potessero guidarlo. Le tenebre erano fitte, il silenzio irreale rotto solo da lontani echi di gocciolii.