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una storia originale di Andrej Koymasky


pin CHIPI - 2574 d.C. CAPITOLO 3
CHIPI VA IN CERCA DI KLARE

Si fermò col cuore in gola, ansando. Poi pensò: da qualunque parte sia andato, da quella parte dovrà tornare. Se lo aspetto qui, vedrò dove devo girare, ma poi? D'altronde, andare alla cieca, posso prendere la direzione sbagliata e perdermi. Bene, lo aspetto qui, da dove posso vedere le due direzioni e nascondermi nell'altra se lo vedo arrivare. E poi, una volta che quello mi ha sorpassato per tornare indietro, la prendo.

Chipi sedette in terra, proprio sull'incrocio delle sbarre di metallo e, provando un po' di fame, frugò nel proprio fagotto e si mise a mangiare qualcosa. Si, ne aveva proprio bisogno. Il lontano gocciolio a cui prima non aveva fatto attenzione, gli fece provare desiderio di bere. Ma ora non gli conveniva andare a cercare acqua, avrebbe avuto tutto il tempo dopo. Masticò lentamente, insalivando bene ogni boccone.

Mentre mangiava ripensò a quanto era riuscito a sapere: dunque, la stazione di Volle aveva le pareti viola e bianche. In un primo momento aveva pensato che la parola "stazione" si riferisse alla stanza del controllore, ma ora, ripensandoci, aveva notato che il piazzale da cui era entrato nella galleria aveva le pareti arancio e giallo, quelle del piazzale in cui aveva ascoltato brani della conversazione del messaggero aveva le pareti arancio e verde: quindi poteva essere che ci fosse un piazzale con le pareti viola e bianche.

Inoltre quello che aveva parlato col messaggero alla partenza gli aveva detto che Chipi avrebbe potuto sbagliare alla giunzione 13: che fosse proprio il punto in cui era? Una giunzione, due cose che si congiungono: e lì le due barre di metallo si incrociavano e lui non sapeva da che parte proseguire. Sì, forse era proprio quella la "giunzione 13". E dopo, gli aveva detto di accorciare prendendo il pozzo di aerazione... anzi, scendendo; e quando il messaggero s'era fermato al primo piazzale, aveva parlato di prendere a destra: ma dove, alla giunzione o dopo essere sceso nel pozzo? E il pozzo era dopo la terza stazione, cioè, se aveva intuito giusto, dopo il terzo piazzale. Ne aveva superato solo uno, quindi... Tutto era molto aleatorio: se solo fosse riuscito a tenere il passo del guerriero! Ma quello aveva una luce e comunque sapeva dove andare, lui no. Richiuse il suo fagotto e restò in attesa. A volte sentiva lievi rumori. Tendendo l'orecchio si rese conto di che cosa era: squittii che conosceva bene, topi. Pensò un attimo e ricordò quando andava a caccia di topi nelle fogne per mangiare. Qui, almeno per ora, non ne aveva bisogno, però...

Riprese il fagotto e dalla coperta sfilò alcune trame ottenendo lunghi fili. Poi prese un pezzo di carne secca, lo sfibrò riducendolo a pezzetti. Sapeva come prendere i topi, lui. Depose le esche, fece cappi alle estremità dei fili ed attese. Li sentì arrivare, attratti dall'acuto odore del cibo. Gliene sfuggì più d'uno, ma in breve riuscì a catturarne quattro, che lestamente legò per le zampe e il collo immobilizzandoli in modo che non potessero morderlo né liberarsi. Li avvolse nella coperta per soffocarne gli squittii impauriti. Bene, ora sapeva di avere una probabilità in più: non sarebbe morto di fame.

Finalmente sentì un rumore, poi intravide una luce: proveniva da sinistra. Si nascose nella deviazione di destra ed attese spiando. La luce si avvicinò rapidamente finché riconobbe il guerriero che era andato a portare il messaggio a Volle, che gli passò accanto ignaro e scomparve per la via del ritorno.

Il debole chiarore della luce dell'uomo gli aveva mostrato per un attimo il punto in cui era e l'intricato incrocio delle barre di metallo. Quando l'altro si fu allontanato, Chipi sapeva quale barra doveva seguire. Si inoltrò nella galleria di sinistra: quindi, se avesse individuato il pozzo di aerazione, molto probabilmente era là che doveva andare a destra. Sperò di aver capito giusto.

Giunse ad un piazzale dalle pareti arancio e azzurro. Prima di entrarci, si rese conto che la galleria in cui era aveva, sulla sinistra, grandi archi che la collegavano con un'altra galleria parallela. Cominciava a capire come fosse fatto quell'intricato sistema di lunghe gallerie. S'avvicinò al chiarore del piazzale: da un lato le basse e lunghe casette. Pensò che, se strisciava sotto di queste, che erano sollevate dal fosso da una serie di tondi di metallo poggianti sulle sbarre, e che lasciavano al centro un passaggio, avrebbe potuto superare quel piazzale senza temere di essere visto. Stava sotto le casette, quando si immobilizzò: quella sopra di lui ondeggiava lievemente mandando forti cigolii. Capì che qualcuno vi stava entrando. Sentì voci basse, ma non riusciva a distinguere le parole. Dal suo nascondiglio scivolò nella lunga nicchia che c'era fra le casette e il piano del piazzale. Tra il piano del piazzale e le casette c'era una lunga fessura di circa una spanna. Dove c'erano le porte delle casette, a volte vedeva entrare o uscire qualcuno e le casette dondolavano. Decise di superare anche quel piazzale e di proseguire nel suo viaggio. Riprese il cammino finché si trovò di nuovo nella buia galleria.

Se solo avesse potuto avere una di quelle luci senza fiamma, sarebbe stato più facile. Sentì il rumore di un forte gocciolio davanti a sé. Ne individuò il punto di provenienza. Dall'alto scendeva acqua in un gocciolio rapido. Ne raccolse un po' nelle mani e la portò alle labbra: un gusto acre. Era il gusto dell'acqua o lo sporco delle sue mani? Ne raccolse ancora sfregando con forza le mani ed asciugandosele indosso, più volte, poi raccolse altra acqua e la assaggiò di nuovo: ora aveva un gusto fresco. Ne bevve alcune sorsate raccogliendola a poco a poco: si sentiva meglio. Proseguì.

Superò un altro piazzale dalle pareti azzurre e nere. Bene, ora avrebbe dovuto trovare il pozzo di aerazione, pensò, ma come individuarlo senza vederci? Se era come quello del magazzino dei Raptor il pozzo doveva avere una scala di metallo che forse arrivava fino alla parete della galleria, ma dove? a destra o a sinistra? Nella sua galleria o in quella parallela? Chipi camminava lentamente al buio chiedendosi come fare. L'aria tiepida e stantia veniva dalla direzione verso cui andava. Forse era una sua impressione, ma gli sembrava che fosse meno tiepida e più pura: che fosse il segno che si avvicinava al pozzo di aerazione? Tutti i suoi sensi erano tesi allo spasimo.

Ora l'aria veniva dalle sue spalle! Dunque, aveva superato il pozzo! Tornò sui suoi passi. Non riuscì ad individuarlo subito, ma infine lo trovò: era dalla parte opposta al lato dove camminava, in un passaggio fra le due gallerie parallele, una bassa ringhiera di metallo proteggeva il pozzo e sulla parete i gradini metallici a C! Pur non vedendo nulla, tastando con le mani, Chipi si rese conto del tutto. E, dall'alto, l'aria fresca.

Con cautela superò la ringhiera, si aggrappò ai gradini metallici ed iniziò a scendere. Era in un tubo liscio, e il fagotto alle spalle a volte sfregava contro la parete. Quando alle spalle non ci fu più lo sfregamento, capì che doveva essere arrivato all'altezza della galleria sottostante. Brancolò con una mano, continuando a scendere, cercando un'altra ringhiera, ma prima di trovarla, i piedi poggiarono sul terreno solido: era nel fondo del pozzo. Tentoni, girò verso destra, finché non sentì più la parete e i suoi piedi urtarono contro qualcosa. Si chinò: era una sbarra di metallo. Bene, era nella nuova galleria. Decise di seguire la sbarra verso destra. Non era sicuro, ma non aveva altre indicazioni.

Sentì voci e rumori provenire dalla direzione verso cui camminava, amplificate dalle pareti della galleria. Poi distinse lontane alcune fioche luci ondeggianti: qualcuno veniva verso di lui. Lo stavano cercando per ucciderlo? Cercò il passaggio verso la galleria parallela. Lo trovò, vi si infilò, emerse dall'altra parte: anche lì luci e voci. Stavano rastrellando le due gallerie. Che fare? Restare nel vano di comunicazione? Certamente li avrebbero controllati tutti. Tornare indietro fino al pozzo? Probabilmente l'avrebbero esplorato. Il cuore prese a battergli all'impazzata.

Inconsciamente carezzò il collare di Aska, mentre il suo cervello, ricevendo scariche di adrenalina, pensava vorticosamente. Non aveva molto tempo per decidere che fare. Fuggire nella direzione opposta? Tentare in qualche modo di nascondersi? Avrebbe voluto poter diventare invisibile. Ma come?

Quattro luci per ogni galleria: in tutto quindi erano otto guerrieri. Sicuramente armati. Neanche a pensarci ad affrontarli. Se solo fossero stati in una sola galleria! Continuando a carezzarsi il collare, gli venne l'idea disperata. Un'esigua possibilità, ma...

Liberò i topi dalla coperta, questi squittirono forte. Le luci sembrarono fermarsi: "Ascoltate... Zitti!" disse una voce. Chipi li liberò ad uno ad uno rapidamente lanciandoli in una delle gallerie verso le luci. "Sì, ho sentito... Ehi, forse è qui..."

Chipi, che s'era portato nell'altra galleria, vide le luci correre nella galleria dove aveva lanciato i topi. Corse guidato dalla sbarra di metallo fra i piedi. "Ehi, ma che cavolo! sono solo topi!" disse una voce e risate rimbombarono nella galleria. Chipi, correndo disperato, superò il punto in cui gli otto uomini erano radunati, appena in tempo: si infilò in un arco di passaggio alle loro spalle proprio mentre i quattro guerrieri tornavano nella loro galleria.

Il cuore gli batteva all'impazzata. Sbirciò oltre l'angolo del pilastro e vide le luci allontanarsi, mentre proseguivano i commenti salaci dei guerrieri. Aspettò di calmarsi, che il respiro e il cuore tornassero normali. Le gambe gli tremavano leggermente. Poi, quando le luci furono lontane, riprese a camminare. L'aveva scampata per un pelo. Avrebbe forse dovuto sacrificare altro cibo per procurarsi altri topi, pensò Chipi continuando a seguire nel buio la traccia della sbarra di metallo.

Di nuovo il chiarore: un altro piazzale. Infilandosi nella nicchia sotto il bordo, vi si inoltrò. Qui non c'erano le casette, forse erano nel pozzo opposto. Silenzio. Sbirciò e vide che le pareti di questo piazzale erano viola e gialle. Solo allora notò una cosa: i guerrieri del piazzale da cui era partito avevano un bracciale arancio e giallo, quelli del secondo piazzale l'avevano arancio e verde: i colori delle pareti. Non aveva avuto modo di notare il colore del bracciale di quelli che lo cercavano, ma immaginò che doveva essere viola e giallo o...

Aveva appena superato quel piazzale, quando, dalla parte opposta sentì voci. Poi una luce. Due voci soltanto e una sola luce. Bene, questi li poteva evitare facilmente. Si nascose in un arco di comunicazione ed attese. Quando le voci furono vicine, scivolò silenziosamente nell'altra galleria risalendo in direzione opposta.

"... ome un gioco. Che poi, o emerge in una stazione o crepa di fame. Che bisogno c'è di cercarlo?"

"Mah, dice Volle che è un'esercitazione. In caso di un'invasione."

"Ma di chi?"

"Sai, quella strana nuova banda, i Polychia..."

"Aaah, noi Bakji restiamo i padroni. Siamo troppo forti e bene organizzati."

"Comunque Volle pare averla presa sul serio. E lui sa il fatto suo."

"Sì, era eccitato: quando si eccita si liscia continuamente la barba, l'hai notato?"

"Sì, certo, come quella volta che..." e le voci si allontanarono.

Chipi aveva un elemento in più: Volle aveva la barba. E lo faceva cercare. Come un gioco, un'esercitazione e lui era il bersaglio da fermare. E a Niokko era sorta una nuova banda, i Polychia. Questa ultima informazione non sapeva se gli sarebbe stata utile o no, ma...

Proseguì. Era stanco: camminava da ore e le emozioni si erano susseguite. Non aveva idea se fuori fosse giorno o notte. Il messaggero voleva tornare per cena, quindi o era notte inoltrata o mattino. Non che per lui, in quelle tenebre fitte, facesse poi molta differenza. Camminò ancora. Un lieve squittio di topi. Si fermò e pensò di preparare di nuovo le sue esche per catturarne altri. Dovette aspettare parecchi minuti, ma riuscì a catturarne tre. Come prima, li legò e li avvolse nella sua coperta. Potevano essergli di nuovo utili. Riprese a camminare. Altri gocciolii, ma non aveva sete, ora.

Di nuovo il chiarore lontano. Si avvicinò e il cuore riprese a battergli forte. Individuò la nicchia e vi si infilò. Era dal lato delle casette. Si avvicinò con cautela. Intravide le silhouette di due uomini di guardia nel fosso. Passò nell'altra galleria ma anche qui c'erano due uomini. Stava diventando difficile. Come poteva fare? Lanciare i suoi topi? Ci sarebbero caduti?

Chipi si immobilizzò. Gli uomini tacevano, stavano immobili. Se avessero guardato verso di lui, lo avrebbero visto? Si guardò indosso: gli abiti scuri non erano visibili. Le mani sul dorso erano sporche, scure, non visibili, ma sui palmi chiare. Le sfregò a terra: ora si vedevano meno. Allora si sfregò bene le parti esposte della pelle, il viso, le braccia. Così, almeno di lontano, non sarebbe stato facilmente visibile.

Voci. Guerrieri sulla piattaforma che si avvicinavano al punto in cui erano le sentinelle del fosso.

"Siamo venuti a darvi il cambio..."

"Era ora. Andiamo a dormire, Gert!" disse una delle sentinelle.

Chipi si portò dalla parte delle casette. Vide gli uomini sulla piattaforma tendere un braccio a quelli nel fosso per farli risalire. Chipi, rannicchiato nella nicchia, scivolò avanti e riuscì a superare il secondo guerriero proprio mentre saliva. Era nella nicchia di fianco alle casette, quando, girandosi indietro, vide saltare dentro le due sentinelle di guardia. Immobile li osservò e il suo cuore ebbe un tuffo: distinse chiaramente, per un attimo il bracciale di una di queste: viola e bianco! Era arrivato al piazzale di Volle!

Si rannicchiò più a fondo, immobile, quasi trattenendo il respiro. Le casette ondeggiarono appena mentre vi salivano i guerrieri che avevano appena avuto il cambio. Sentì lo stridio delle porte che scorrevano chiudendosi alle spalle degli uomini. Bene, pensò Chipi, era arrivato, ma come fare ora a presentarsi a Volle senza essere visto dagli altri guerrieri? Sarebbe stato il colmo essere scoperti ora ed uccisi. Di Volle sapeva solo che aveva la barba: un po' poco, anche se a dire il vero non aveva visto ancora guerrieri con la barba. Ma potevano essercene altri, oltre Volle.

Aspettare che arrivasse lì? No, potevano passare anche molti giorni. Avrebbe dovuto trovare il modo di farlo venire lì, ma come? Gli venivano molte idee ma, una dopo l'altra le scartava perché irrealizzabili. Si sentiva stanco, perciò ad un certo punto decise che valeva la pena di provare a dormire un po'. Si stese nella parte più interna della nicchia mettendo il fagotto del cibo come cuscino e avvolgendosi nella coperta. I topi avevano squittito quando li aveva tolti dalla coperta e li aveva posati in terra ma dopo poco avevano taciuto di nuovo.

Ma il cervello di Chipi nel dormiveglia gli aveva suggerito un piano. Si svegliò elettrizzato. Si tolse la coperta di dosso, si avvicinò alla fessura fra il piazzale e le casette, all'altezza di una delle numerose porte chiuse e, infilando una mano nella fessura, cercò di spingerla di lato. La porta cedette senza cigolare. Apertala per una decina di centimetri, cercò tastoni uno dei topi legati, lo prese e, infilando la mano nella porta socchiusa, ve lo lanciò dentro e si nascose subito nella nicchia.

La bestiola legata atterrò sul pavimento interno con un lieve tonfo e subito squittì con forza.

"Cos'è?" disse una voce assonnata.

"Un topo..." rispose un'altra voce.

"Accendi la luce. Com'è entrato?"

"Ehi, ma... chi l'ha messo qui dentro? Che scherzo del cazzo!" esclamò la voce.

Da un'altra parte, un'altra voce protestò: "Cos'è questo casino, piantatela, lasciateci dormire!"

"Chi è che fa scherzi così stupidi?"

"Basta!"

"Basta col cazzo!"

"Ehi, piantatela!"

Le voci si sovrapponevano, si rimbeccavano. Diverse porte si aprirono, guerrieri uscirono con voci irate. Ma presto il litigio si placò e tornarono tutti a dormire. Chipi era soddisfatto. Attese che tornasse la calma, che passasse abbastanza di tempo, poi, scegliendo un'altra porta, ripeté lo scherzo. Di nuovo proteste, voci arrabbiate, un po' più di confusione di prima:

"Se trovo chi è che fa questi scherzi imbecilli..."

"Scommetto che è Jarko."

"Io? Che c'entro io?"

"No, Jarko dormiva, ve lo garantisco."

"Già, tu gli tieni le parti."

"Ripetilo e ti spacco il muso: nessuno mai m'ha dato del bugiardo!"

"Piantatela!"

"Zitti!"

"Lasciateci dormire!"

Con un po' più di difficoltà di prima, la calma tornò. Chipi aveva solo un altro topo: o questa volta scoppiava un litigio serio oppure non avrebbe saputo che fare. Attese più a lungo di prima. Probabilmente, almeno per un po', i guerrieri infuriati sarebbero stati sul chi vive. Era passato abbastanza tempo, giudicò Chipi. Si spostò ancora e lanciò il suo ultimo topo.

Questa volta successe il finimondo. Uscirono gli interessati per primi, gridando:

"Adesso basta! Chi cavolo fa questi scherzi?"

Altri gridarono, uscirono, si misero a litigare, perciò altri si svegliarono: dopo poco erano tutti sul piazzale che si accusavano a vicenda, che gridavano, che si insultavano. E la cosa non pareva placarsi, anzi. Dalle parole, qualcuno passò a metter le mani addosso ad altri che reagirono. Chi voleva perquisire tutte le "celle" come le chiamavano, e chi si opponeva. La confusione era alle stelle. Qualcuno si stava scazzottando, altri cercarono di separarli e invece furono coinvolti.

Finché Chipi sentì una voce forte, autoritaria gridare:

"Basta!" e per un attimo ci fu il silenzio.

Ma poi una voce si levò: "Capostazione Klube, qui qualcuno fa il furbo."

E riiniziò una discussione animata. Chipi era deluso: non era il controllore Volle, dunque. Era al punto di prima. Sedette nella nicchia chiedendosi che fare. Sopra di lui la confusione stava di nuovo aumentando: accuse, insulti.

La voce di Klube riprese a gridare "Basta, silenzio!" ma ora pareva che nessuno lo ascoltasse.

"Allora? Siete impazziti tutti?" disse una nuova voce e di colpo scese di nuovo il silenzio.

Chipi rizzò le orecchie.

La stessa voce riprese: "Capostazione Klube! Che sta succedendo qui? Cos'è questo chiasso durante il turno di riposo? Vuoi spiegarmi?" chiese con tono estremamente duro.

"Controllore Volle..." iniziò la voce di Klube e Chipi si sentì il cuore saltare in gola: c'era riuscito!

Senza più ascoltare, scivolò lesto nella nicchia fino a giungere al fondo del piazzale, entrò nella galleria finché riuscì a passare nella galleria parallela e di qui nel fossato dell'altro lato. Corse lungo la nicchia e quando sentì che le voci erano vicine, uscì fuori, s'arrampicò sul piazzale e, proprio mentre due guerrieri lo scorgevano gridò:

"Controllore Volle!"

Un uomo con la barba si girò con aria corrucciata, lo vide correre verso di sé e lo guardò stupito.

"Controllore Volle!" gridò di nuovo Chipi sfuggendo ad un guerriero che gli correva incontro ed arrivò a pochi passi dall'uomo. Altri guerrieri lo stavano circondando e Chipi si gettò a terra verso l'uomo con la barba gridando per la terza volta:

"Controllore Volle!"

I guerrieri saltarono addosso a Chipi, ma proprio in quel momento Volle disse:

"Lasciatelo!" poi, rivolto a Chipi, gli disse: "Alzati. Dunque saresti tu l'intruso del messaggio di Merk."

"Sì, sono io. Mi chiamo Chipi."

"E come hai fatto a trovarmi in così poco tempo? Ad evitare i guerrieri che ti cercavano, le sentinelle? Cavolo, guardatelo, è sporco in un modo osceno. Sembra un topo!" esclamò. Qualcuno rise.

Chipi sorrise: "Ma non puoi farmi uccidere, ora. Mi devi ascoltare, visto che sono riuscito."

"Certo, topo! Ma prima devi lavarti, renderti presentabile. Klube, te lo affido, vedi di farlo strigliare, poi portamelo. E voi, tornate a dormire e fate silenzio una buona volta."

"Ma se quello stronzo che fa gli scherzi continua..." disse un uomo.

Chipi, allora, disse: "Chiedo scusa, posso dire una cosa?"

"Cosa?" chiese Volle.

"Mi dispiace aver creato tutta questa confusione per poter far venire qui il controllore Volle: sono io che ho fatto gli scherzi dei topi."

Una specie di boato si levò dai guerrieri arrabbiati e qualcuno fece per lanciarsi sul ragazzo, ma Volle con un gesto fece tornare il silenzio:

"Così, sei stato tu per..."

"Non sapevo come fare ad arrivare fino a te senza farmi prendere e... mi dispiace, ma non avevo altro mezzo."

Volle si mise a ridere e dopo poco in molti lo imitarono.

"Klube, portalo via, prima che cambi idea e lo ammazzi!" disse improvvisamente serio Volle, ma Chipi vide che i suoi occhi ancora ridevano.

Klube, tenendolo con forza per un braccio, lo portò su per una vasta scala, mentre Volle diceva ancora qualcosa ai guerrieri.

Lo portò in una stanza e lo fece spogliare nudo, quindi gli diede un pezzo sapone e lo fece mettere in piedi davanti a un muro piastrellato, si allontanò e girò un rubinetto. Dall'alto, improvviso, cadde uno scroscio d'acqua, come di un acquazzone, proprio su Chipi che schizzò di lato sorpreso. Non aveva mai visto niente del genere. Poi tornò sotto quella pioggia artificiale che scendeva da un cerchio metallico sul soffitto. La sensazione era piacevole. Iniziò a lavarsi, insaponandosi abbondantemente. Si lavò a fondo, a lungo, finché Klube fece cessare il flusso dell'acqua.

Lo fece asciugare, quindi gli dette degli abiti puliti che gli stavano larghi.

"Vieni, piccola peste, andiamo dal controllore Volle." gli disse burbero.

Lo guidò per corridoi illuminati da quelle strane aste luminose, fino ad una porta con due sentinelle. Lo fece entrare in una stanza in cui c'erano altre due sentinelle e, di qui, in un'altra stanza in cui Volle li aspettava seduto dietro ad un massiccio tavolo.

"Allora, Chimbei!" disse Volle.

"Chipi, mi chiamo Chipi." disse il ragazzo.

"Chipi, proprio un nome da topo. Dunque, tu vorresti parlare con Klare, il nostro boss."

"Esatto, controllore."

"E di che cosa?"

"Perché tutti mi chiedono di che cosa? Se io ne avessi potuto parlare con altri..." iniziò Chipi.

"D'accordo, non vuoi parlarne con altri. Ma allora, come credi che io ti porti da lui? Non ha tempo da perdere."

"Ma io gli devo parlare. Oppure, tanto vale che tu mi uccidi subito."

"Potrebbe essere una buona idea. Ma prima, spiegami come hai fatto a trovarmi in così poche ore. A parte il particolare dei topi..."

Chipi, allora, iniziò a raccontare. Volle e Klube, attenti, lo ascoltavano interrompendolo di tanto in tanto con domande.

Alla fine Volle disse: "Devo dire che sei intelligente e pieno di risorse. Forse sarebbe un peccato ucciderti. D'altronde... Fammi pensare..." disse l'uomo studiandolo.

Chipi aveva la netta impressione di essere simpatico a quel guerriero dagli occhi vivaci ed intelligenti. Attese.

Volle disse: "Bene, facciamo così: io ti do un lasciapassare per poter tornare da me: nessun Bakji ti farà del male. Ti farò portare su in superficie. In una zona che si chiama Chita. È una delle zone più violente di Niokko, più pericolose: se in sette giorni troverai uno degli ingressi della città dei Bakji diversa da quella di Chita, ammesso che tu ancora sia vivo, potrai tornare da me e allora ti prometto che chiederò udienza a Klare per te."

"Se devo vivere per sette giorni fuori, in una zona pericolosa, posso avere il mio cibo e la mia arma? Il cibo è nella nicchia sotto il piazzale, la mia arma ce l'ha il capostazione Merk."

"No, mi dispiace, né l'uno né l'altra. Dovrai cavartela da solo. E, ti avverto, se quelli di fuori ti trovano il lasciapassare dei Bakji, potresti passare un ben difficile momento. Ma senza quello, non potrai mai tornare fin qui."

"Va bene, visto che non ho altra scelta." disse Chipi senza batter ciglio.

"Allora, Klube, fallo portare in superficie all'uscita di Chita. Prima fallo mangiare: forse per l'ultima volta." disse Volle e li congedò con un gesto della mano.

Klube lo portò fuori e lo guidò fino alla propria stanza. Qui lo fece sedere e chiese ad uno dei guerrieri di guardia di portare un po' di cibo al ragazzo.

Mentre Chipi mangiava, Klube gli disse: "Dubito che resterai vivo, lassù in superficie."

"Ma quelli della superficie ci vivono, no?"

"Ma tu sei un estraneo, non appartieni a nessun gruppo. Quindi sei alla mercé di tutti e là a Chita... Non ti invidio certo."

"Qual è il gruppo più pericoloso?"

"A Chita? I Pwertan, o anche i Mahyoh."

"E uno dei più deboli?"

"Diversi: gli Aish, i Jooeh, e... certamente i Santi."

"I Santi? chi sono i Santi?"

"Degli svitati. Credono di salvare il mondo cantando."

"E se un Pwertan incontra un Santo, lo uccide?"

"Se ne ha voglia. Ma è più facile che uccida un Mahyoh: sono nemici mortali. Sicuramente ucciderebbero un Bakji isolato."

Chipi annuì. Poi chiese: "Come si riconoscono i Santi?"

"Beh, non hanno un vestito speciale. Cantano e ballano. E hanno una scodella con cui chiedono l'elemosina."

"Come questa?" chiese Chipi mostrandogli quella in cui aveva mangiato."

"Mah, sì, una scodella qualsiasi. Che cosa hai in mente?"

"Non so ancora, ma se tu potessi lasciarmi questa scodella."

"Non è un'arma, perciò... Vuoi farti passare per un Santo?"

"Mah. A volte i più deboli non vale neppure la pena di ucciderli, perciò forse..." disse Chipi.

Klube sorrise ed annuì: "Ti auguro di riuscire. Di più non posso fare per te."

"Sì, forse puoi fare ancora una cosa per me."

"Sentiamo?"

"Puoi farmi avere un'altra scodella identica a questa?"

"Un'altra? e per che cosa?"

"Se te lo dico, non mi dirai di no?"

"Questo non lo so ancora."

"Non posso certo farne un'arma, questo metallo è troppo leggero e debole."

"Va bene, te ne faccio portare un'altra." rispose l'uomo incuriosito.

Quando Chipi ebbe le due scodelle, le sovrappose, le studiò, poi le separò di nuovo, prese il lasciapassare, lo mise fra le due scodelle, poi, usando il coltello e la forchetta ripiegò tutto il bordo della scodella interna verso l'esterno bloccando le due scodelle sì che alla fine sembrava un'unica scodella.

Klube sorrise annuendo: "Astuto. Sempre che non te la rubino o non te la rompano."

"Perché dovrebbero, una scodella così, non credo che possa far gola a nessuno. Almeno lo spero."

"Bene, ragazzo. Auguri, dunque. È tempo che ti faccia portare in superficie."

Quando i quattro guerrieri lo lasciarono fra le rovine di superficie nella zona di Chita, uno gli ricordò: "Da questa entrata non potrai più entrare, ricordatelo."

"Certo."

"Allontanati in quella direzione, ora."

"Va bene." rispose Chipi e si avviò.

C'era come uno stradello fra le macerie, tracciato da centinaia di piedi della gente che era passata di là. Era mattina inoltrata. Chipi, mentre camminava lento, si guardava intorno, attento, stando sul chi vive. All'inizio non vide nessuno. Poi, superata una curva, vide due donne e due uomini, vestiti di stracci, che scavavano. Si avvicinò cantando e danzando, tendendo la ciotola.

"Togliti dai piedi, Santo!" gli disse una donna scorbutica.

"Per la salvezza del mondo, un po' di cibo!" cantò Chipi sperando di aver detto la frase giusta.

Uno dei due uomini si rizzò brandendo l'attrezzo con cui scavava: "Vattene, pazzo! Se hai fame, lavora."

Chipi si allontanò cantando e danzando. Si sentiva ridicolo, ma era contento: l'avevano preso per un Santo. Procedette e incrociò una vecchia scheletrica seduta su un masso di cemento. Rifece la scena. Appena fu ad un paio di passi dalla vecchia, questa iniziò a strillare e Chipi si trovò circondato da una frotta di uomini e donne:

"Che c'è ma'? È solo un Santo, non devi aver paura!" disse uno degli uomini.

Chipi tese la ciotola, continuando a danzare e cantare parole senza senso.

L'uomo gli disse: "Che vuoi da noi, non abbiamo cibo da sprecare. E tu sembri in forma più di noi. Vattene!"

"Per la salvezza del mondo..." iniziò Chipi.

"Ma che salvezza! Cerca di salvar la pelle dai Pwertan, tu con quei bei vestiti indosso."

"Li vuoi?" chiese allora Chipi prontamente, "... in cambio dei tuoi?"

L'uomo lo guardò come si guarda un matto, ma annuì.


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