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una storia originale di Andrej Koymasky


pin CHIPI - 2574 d.C. CAPITOLO 4
CHIPI FRA I SANTI E I PWERTAN

Si scambiarono i vestiti. L'uomo pareva soddisfatto.

Allora Chipi gli chiese: "Questa non è la mia zona, dove posso andare per non incontrare i Pwertan?"

"I Pwertan? Sono in quella direzione, ma li puoi trovare dappertutto."

"E i Mahyoh?"

"Da quell'altra parte, ma anche loro... Specialmente di notte." rispose l'uomo e, senza dire altro, fatto un gesto agli altri, scomparve di nuovo fra i massi di cemento ed i cespugli alle spalle della vecchia.

Chipi prese la direzione intermedia fra le due indicategli dall'uomo. Mentre camminava, riconobbe una delle erbe che gli aveva mostrato Serek come commestibile, allora ne raccolse un po' e vi riempì la ciotola pensando che più tardi avrebbe avuto fame. Il sole saliva in cielo e faceva caldo. Chipi continuò a camminare, finché trovò un albero. Vi si sedette sotto, con la schiena appoggiata la tronco: doveva sopravvivere una settimana e trovare un'altra entrata per la città dei Bakji. Questi poteva riconoscerli dai bracciali bicolori che, come aveva visto, tutti portavano.

Ad un certo punto sentì una voce cantilenante avvicinarsi: finalmente incontrava un Santo vero, pensò. Attese, finché vide un uomo di mezza età, magro, che arrivava danzando. Studiò il suo modo di danzare.

Questi, arrivato vicino a Chipi, lo guardò, poi chiese: "Tu, per caso..." e si fermò.

Chipi lo guardava senza dire niente.

L'altro continuò: "Tu sei per caso un Santo? Non ti ho mai visto."

"Vengo di lontano."

"Da Brally? O da Litty?"

"No, da più lontano, da Maratta."

"Maratta? Dov'è?"

"Fuori Niokko, lontano."

"Ah, e ci sono i Santi anche là?"

"Certo." mentì Chipi.

Il Santo sedette accanto a lui. "E dimmi, qui da noi ci sono due scuole di Santi, i Santi Uniati e i Santi Separati. Là da voi?"

"Da noi una sola scuola."

"Ah, e quale?"

"Noi non abbiamo un nome speciale: ci chiamiamo Santi e basta." improvvisò Chipi.

"Sì, anche da noi anticamente era così. Ma vivete assieme o ognuno da solo?"

"Beh, da noi assieme." disse incerto Chipi, poi aggiunse precipitoso: "Ma a piccoli gruppi, mai più di otto."

"Ah, dunque siete Uniati, come me!" disse con soddisfazione il Santo.

"Bene. E in quanti vivete, voi?"

"Noi in gruppi di dieci, venti, secondo la capacità del rifugio. Ma voi, vivete divisi o misti?"

Chipi sentiva che si avviava su un terreno pericoloso: non sapeva niente.

Così rispose con una domanda: "Non capisco bene la tua domanda, voi come vivete, misti o divisi?"

"Divisi, si capisce!" esclamò il Santo quasi stupito per una simile domanda.

"E perché?"

"Perché misti è difficile mantenere il giuramento di castità, no? Anche se i misti dicono di no."

"Ah, vuoi dire fra maschi e femmine?"

"Certo, che altro?"

"Ah, allora anche noi si viveva divisi. Tutti. Mai visto un gruppo di Santi misti, io, a Maratta." disse deciso Chipi.

L'altro annuì: "Siete rimasti puri, voi."

"Dove vive il tuo gruppo, lontano di qui?"

"Non molto, perché?"

"Perché il nostro maestro mi ha mandato a conoscere altri Santi per imparare cose nuove e così, visto che voi siete puri, mi piacerebbe..."

"Il maestro? Chi è il maestro, noi non abbiamo nessun maestro. Nessuno fra noi può dirsi capo degli altri, o più importante degli altri."

"Ma no, che hai capito: noi chiamiamo maestro il più vecchio, che può spiegare ai più giovani che vogliono diventare Santi in che cosa consiste."

"Ah, quello che noi chiamiamo Vecchio, allora;" disse tranquillizzato il Santo, "beh, se vuoi... Tu non hai un rifugio, no?"

"No, certo."

"Se gli altri sono d'accordo... Vieni con me. Ora sono tutti in giro per la santificazione, ma stasera ci ritroveremo."

Chipi seguì il Santo, per tutta la giornata, cantando e danzando con lui, a modo suo, ma l'altro sembrava non dar peso alla cosa. Se pure poco, ottennero un po' di cibo, e un po' ne raccolse Chipi quando riconosceva una pianta commestibile. L'altro lo guardava raccoglierle ma non ne coglieva.

"Perché non raccogli le erbe?" gli chiese Chipi.

"Non le conosco. Da voi le raccogliete?"

"Sì, alcune sono commestibili."

"Ma voi non avete la legge che dovete mangiare solo quello che ricevete in elemosina?"

"Certo: ma questa è l'elemosina che ci fa la natura."

"Interessante punto di vista." disse il Santo pensieroso.

A sera il Santo lo guidò verso la strada del ritorno, fino ad un cumulo di rovine. Si infilò sotto un trave di cemento, lo guidò fino ad un di muro in cui era una fessura larga circa tre palmi e vi scivolò dentro. Si trovarono in una stanza con il soffitto in pendenza e solo due pareti dritte, le altre formate da blocchi irregolari franati. Al centro una dozzina di uomini sedeva attorno ad un piccolo fuoco.

"Santi, ho con me un Santo viaggiatore che proviene da un agglomerato lontano, che si chiama Maratta. Può restare con noi per alcuni giorni?"

"Maratta? Hai uno strano nome, Santo. E da dove vieni?" chiese uno dei Santi.

"No, vengo da Maratta, mi chiamo Chipi." lo corresse il ragazzo.

"Ah, Chipi. E dove è Maratta?"

"Molto lontano da Niokko." disse Chipi preparandosi a spiegare, ma l'altro Santo che l'aveva guidato fin lì raccontò tutto quello che aveva saputo da Chipi.

"Ma... hai fatto il giuramento di castità?" chiese un Santo.

"Certamente!" disse facendo l'aria stupita Chipi.

"E di libertà?"

"Ma certo!"

"E di miseria?"

"Non sarei un Santo!" rispose Chipi. Molti annuirono.

"Siedi qui con noi. Qualcuno ha domande da fargli?" disse l'uomo. Chipi sedette e la sua guida sedette accanto a lui.

Un altro uomo, gli chiese: "Secondo voi, Santo Loran era un uomo o un essere superiore?"

Chipi sorrise, ma si chiese che cosa avrebbe dovuto rispondere: "Ah, vecchia discussione, eh? Io credo che ogni vero uomo sia un essere superiore. Perciò..."

"Pare che loro usino termini un po' diversi dai nostri." intervenne la sua guida.

"Capisco, Gotem, allora mi spiego meglio: è un uomo che ha avuto un'idea giusta o è stato inviato da un qualche... dio?"

La domanda, ma soprattutto il modo in cui era stata posta, suggerì la risposta a Chipi:

"Tu credi in un qualche dio?"

"Certo che no."

"E neppure Santo Loran." concluse Chipi.

Alle sue parole tutti annuirono gravemente. Chipi tirò un silenzioso sospiro di sollievo. Non credeva di rischiare molto, ma voleva essere accettato: almeno avrebbe dormito al coperto, e al sicuro.

"Io propongo di accettarlo." disse uno degli uomini.

"Anche io." disse la sua guida, Gotem.

"Anch'io." dissero ad uno ad uno tutti gli altri.

Così Chipi fu ammesso nel gruppo. Gotem porse la ciotola col cibo che non aveva mangiato ad uno degli uomini e allora anche Chipi lo imitò. Il cibo fu messo in comune e ridiviso e tutti si misero a mangiare.

Poi cantarono una lode a Santo Loran che Chipi cercò di imparare: era una nenia facile, per fortuna. Quindi di nuovo si misero a fare domande a Chipi, che un po' inventando, un po' raccontando della sua vita fra i Raptors, rispose senza particolari problemi. Il fuoco languiva. A poco a poco alcuni Santi, senza dire niente, si stendevano a dormire. Allora anche Chipi, ad un certo punto si stese. Nessuno obiettò nulla. E finalmente poté dormire anche lui.

Il giorno seguente, Gotem gli chiese se preferiva andare a santificare il mondo da solo o con lui. "Non conosco il posto. Con te forse è meglio, se ti va bene."

"Certo. Così posso imparare le tue danze e i tuoi canti. E a riconoscere le elemosine della natura."

"Certo. Ci sono molti pericoli, in questa zona?"

"Pericoli? No. Al massimo possiamo essere uccisi da qualcuno. Abbiamo avuto qualche martire. Ma basta non avvicinarsi ai figli della violenza, di solito."

"E come si fa a riconoscere i figli della violenza?"

"Dalle armi, si capisce. Non è così anche da voi?"

"Da noi c'era solo un gruppo di guerrieri, che si chiamavano i Raptor, ma non hanno mai ucciso nessun Santo." rispose Chipi.

Mentre giravano, Chipi intravide di lontano alcuni guerrieri Bakji che riconobbe dai bracciali bicolori, che camminavano in gruppo.

"Sono armati... sono pericolosi?"

"Quelli? Quelli no. Sono guerrieri, non una banda. Quelli non ci danno cibo, ma non ci fanno mai del male. Quelli più pericolosi sono i Waspi, i Pwertan, i Klukka, i Mahyoh e altri... Si riconoscono per i ricami sulle giacche: i Waspi hanno un cerchio bianco, i Pwertan un serpente verde, i Mahyoh un sole giallo e i Klukka una croce rossa."

Chipi prendeva mentalmente nota. Poi chiese a Gotem: "E i guerrieri che abbiamo visto prima, dove vivono?"

"Sottoterra."

"Ah, ma dove?"

"Dappertutto, hanno parecchie entrate."

"Anche qui vicino?"

"Certo, una è là, una in quella direzione e una in quell'altra."

"Lontane da qui?"

"Beh, in un giorno potresti girarle tutte e anche altre, credo."

"E come si riconoscono?"

"Alle entrate ci sono sempre le loro sentinelle. Ma perché ti interessano tanto i guerrieri?"

"Interessarmi? Proprio per niente: mi interessa tutto quello che non conosco, che non so. E qui io non so niente."

"Già..."

Girarono per tutta la giornata, mangiarono qualcosa, raccolsero un po' di cibo. Furono minacciati un paio di volte e dovettero cambiar strada tre volte perché Gotem aveva riconosciuto membri di bande, ma a sera tornarono sani e salvi al rifugio.

Il terzo giorno, stavano danzando davanti ad un gruppo di persone, quando queste iniziarono a fuggire gridando.

Gotem si girò: "Pwertan... andiamocene!" disse con voce tranquilla ma avviandosi in direzione opposta al gruppo a passo svelto.

Chipi lo seguì. Ogni tanto si girava: il gruppo, con giacche nere e il serpente verde ricamato sopra, si avvicinava rapidamente, dirigendo verso di loro.

Gotem ad un tratto si immobilizzò: "I Klukka!" esclamò indicando davanti a sé e rapidamente scartò a destra.

Chipi lo seguì e guardò i due gruppi: i Pwertan erano i più vicini, ma ora anche i Klukka dirigevano verso di loro. Gotem conosceva la strada perciò si muoveva rapido ed agile, Chipi faticava leggermente a tenergli dietro.

Poi Chipi scivolò e cadde. Vide Gotem allontanarsi rapido. Quando si rialzò il suo compagno era scomparso fra le rovine ed i cespugli. I Pwertan erano più che mai vicini. I Klukka si erano fermati. Chipi si infilò la ciotola nella casacca stracciata e riprese a correre, ma all'improvviso sbucò fuori un Pwertan che gli sbarrò la strada:

"Ehi, Santo, dove corri? Non vuoi salvarmi?" gli chiese con un ghigno. Chipi si fermò, lo guardò, poi iniziò a danzare e cantare. L'altro si mise a ridere: "Bravo, balla!"

Danzando, Chipi si girò e vide che ormai era circondato. Il Pwertan che l'aveva fermato lo afferrò per un braccio e lo bloccò. Era un giovanotto sui venticinque anni, forte, con uno sguardo penetrante. Il Pwertan lo squadrò da capo a piedi. Gli altri si erano avvicinati in silenzio, con aria divertita.

Uno di loro disse: "Ehi, Miku, hai catturato un Santo?"

Un altro chiese ridendo: "Che ne fai, Miku? Vuoi provare se la tua focilla è bene affilata?"

Quello chiamato Miku sorrise: "No, mi voglio divertire solo un po'. Passami una corda, Kose."

Quello chiamato così gliela tese. Miku legò i polsi di Chipi, poi il collo e, senza dire niente, se lo trascinò dietro. Gli altri li seguirono ridendo e schiamazzando. Chipi vide che i Klukka erano rimasti lontani a guardare, immobili. I Pwertan camminavano svelti, a passo sicuro. Chipi riusciva a malapena a tenere il passo senza cadere.

Finalmente giunsero in un punto guardato da altri Pwertan che salutarono il gruppetto. Erano arrivati al campo della banda.

"Bene, adesso, amici, dobbiamo lasciarvi." disse Miku.

"Ehi, che fai Miku? Dove lo porti?"

"Da me, voglio parlargli a quattr'occhi."

"Ti vuoi far salvare? Convertire?" chiese uno ridendo.

"No! Sarò io a convertirlo."

"E come?"

"Non lo sai che il poveretto ha fatto giuramento di castità?"

"No! Davvero!?" rispose quello e tutti risero.

Miku lo trascinò dentro una apertura quadra, per una specie corridoio su cui si aprivano porte chiuse da tende e s'infilò dietro una tenda tirandosi dietro Chipi. Era una piccola stanza, con un giaciglio in un angolo. Miku bloccò l'ingresso dall'interno con un pannello che incastrò con forza, quindi tornò accanto a Chipi e lo sciolse.

"Togliti tutto!" gli disse con tono deciso.

"Io..." disse Chipi, ma l'altro sganciò e brandì l'arma che gli pendeva ad un fianco:

"Preferisci che ti affetti?"

"No..."

"Bene, bravo. Allora spogliati, nudo!"

"Che vuoi farmi?"

"Non lo immagini? Farti rompere il giuramento di castità. Nudo, svelto!"

Chipi pensò che, tutto sommato, non gli dispiaceva: quel Miku era un bel maschio e lui era un bel pezzo che non faceva più sesso e ne aveva voglia. Si tolse di dosso tutti gli stracci, facendo attenzione a lasciarvi dentro al ciotola e li depose in un mucchietto accanto al giaciglio.

"Mmmh, non sei niente male, Santo. Mi sa che mi divertirò, con te." gli disse Miku passandogli una mano sul petto, palpandogli il sedere, stringendogli il membro. "Sì sì, mi piaci. Su, stenditi sul mio letto." aggiunse iniziando a spogliarsi.

Chipi obbedì guardando il corpo che gli si stava rivelando: sodo, muscoloso e con un bel membro già turgido ed eretto. Miku si avvicinò al letto e il membro ed i testicoli ballonzolavano in modo sensuale.

Il giovanotto scese su di lui, pesandogli sopra con tutto il corpo: "Non fare storie, non farmi arrabbiare e vedrai che te lo farò piacere anche a te." disse con voce roca di desiderio sfregandogli il palo duro contro il pube, il ventre sul ventre, il petto contro il petto.

Chipi si stava eccitando.

"Allora, Santo, ti piace?"

"Non so..." mormorò Chipi tanto per fare la parte, facendo uno sforzo per non mettersi a carezzarlo a baciarlo.

"Ma sì che ti piace, dillo che ti piace." disse in tono insinuante Miku continuando a sfregarglisi addosso ed a guardarlo con occhi ridenti.

"Io non devo..." disse Chipi sperando che continuasse.

"Certo che devi, sei il mio prigioniero. Eppoi, dovete accettare le elemosine che vi fa la gente, no? E io ti faccio l'elemosina di questo bel cazzo, che infilerò nella ciotola della tua bocca e poi in quella del tuo culo fino a farti cantare e ballare dal piacere, te lo giuro. Sai che hai un gran bel culo?"

Chipi si sentiva morire dal desiderio, lo voleva.

L'altro sentì il desiderio del ragazzo: "Ti piace, eh? Vedi a che cosa avevi rinunciato? Non è un peccato? Ma tu fai godere Miku e Miku farà godere te. E dimenticherai i Santi e adorerai il serpente che ho fra le gambe. Anzi, perché non cominci a baciarlo?" disse il giovanotto scivolandogli di lato e mettendosi a sedere con le gambe spalancate: "Siedi qui in mezzo, davanti a me, su!" gli disse guardandolo con un sorriso libidinoso e spingendogli la testa verso il proprio grembo. "Toccalo, carezzalo." disse Miku e Chipi obbedì con piacere fingendo una timidezza che non provava. "Bravo, bacialo, ora... leccalo... ecco così, bravo, lecca... buono, eh? Addomestica il mio serpente. Sai che ai serpenti piace infilarsi nei fori caldi e umidi, no? Lascialo infilare nella tua bocca."

Chipi lo prese fra le labbra e, mentre Miku gli spingeva in giù il capo, se lo sentì scivolare lentamente dentro: era grosso, caldo, duro, fremente. Chipi gli carezzò il sacco gonfio e sodo dei testicoli.

"Bravo, sì, succhia, succhia. Non far sentire i denti, muovi la lingua. Così, bravo. Mi sa che dovevo pensarci prima a prendermi un Santo. Oooh, sì, così, fino in gola..." ansimò Miku soddisfatto man mano che Chipi si lasciava andare a succhiarlo con crescente gusto. "Bravo, così. Ma, di' un po', mica per caso lo fate anche fra voi Santi, no?"

"No, mai." rispose Chipi e riprese subito a succhiarlo.

"Allora hai un talento naturale, tu."

Miku si alzò in ginocchio, prese fra le mani la testa di Chipi e si mise a fotterlo in bocca di gusto, ma senza rudezza. Chipi guardava il bel ventre incavato guizzargli davanti agli occhi, riprese a carezzare i testicoli e le cosce muscolose e forti del giovanotto. Poi, istintivamente, prese a carezzargli le natiche piccole e sode. Miku accelerò il ritmo gemendo a bassa voce. Chipi scese a carezzare nel solco fra le natiche e con un dito tittillò il caldo foro.

Miku fremette: "No, non lì. Che fai?" disse ma senza smettere di fotterlo in bocca. Chipi finse di non aver sentito e continuò.

"No, smetti." disse Miku, ma Chipi insisté.

Miku gli si sfilò di colpo dalla bocca: "Ti ho detto di no!" disse guardandolo con durezza.

"Scusami... io... è la prima volta, credevo che ti piacesse." disse con tono basso e volutamente umile.

Miku lo guardò, poi disse con voce calma: "Non farlo mai più. Hai capito? Un Pwertan non lo prende mai lì. Girati adesso. Sarò io a mettertelo in culo."

"Mi farai male?" chiese Chipi.

"Certo, il mio è grosso. Svelto, ti voglio." disse eccitatissimo il giovanotto.

Chipi si girò offrendoglisi, e, non visto, attese con un sorriso che l'altro lo penetrasse. Strinse per non fargli capire che era più che abituato e quando Miku iniziò a spingere con forza, si lamentò: "Ahi, mi fai male."

"Beh, che ti aspettavi?" disse eccitato il giovanotto spingendo con più forza.

Chipi capì che il fatto di "sverginarlo" eccitava il Pwertan, perciò continuò nella sua finzione, stringendo e lamentandosi finché si rilassò d'improvviso lanciando un urlo come se provasse un forte dolore.

Miku, eccitatissimo, iniziò a fotterlo con vigore: "Aaah! mi piaci, sei stretto."

"Basta, no per pietà." gemeva Chipi mentre si godeva quella monta piena di virilità, che non solo non gli procurava il minimo dolore, ma gli stava dando un piacere fortissimo.

Miku, mentre continuava a cavalcarlo di gusto, gli brancicava il corpo, mugolando. Chipi, facendo finta di volersi sottrarre, si dimenava in modo di aumentare il piacere del giovane maschio ed il proprio, continuando a gemere: "Basta... non resisto..."

Finalmente Miku, con un grido di trionfo, spingendosi vigorosamente a fondo, venne. Chipi si lasciò andare sul giaciglio, gemente ed ansante: era venuto anche lui. "Allora, Santo, che ne dici? Non è stato bello?" gli sussurrò Miku all'orecchio restandogli steso sopra.

"Mi hai fatto male."

"Beh, le prime volte."

"Ma era..." iniziò Chipi e tacque.

"Era?" l'incalzò Miku.

"Era strano, ma era anche..."

"Anche?" l'incoraggiò il giovanotto.

"Gradevole."

Miku, trionfante, gli scivolò di lato e lo fece girare per guardarlo: "T'è piaciuto, allora?"

"No, ma sei così forte, tu e così focoso. Sei un vero maschio."

"Dillo che t'è piaciuto!"

"Ormai io non posso più tornare dai Santi, dopo quello che ho fatto con te."

"No, eh?"

"Perché forse, se provassi ancora, forse non mi farebbe più tanto male e invece..."

"Ti è piaciuto!"

"Sì."

Miku sorrise soddisfatto. "Ah! Lo sentivo, io: tu non sei nato per fare il Santo, tu sei nato per fare sesso, credimi. Appena ti ho visto l'ho sentito. Sei troppo ben fatto per sprecarti con quello stupido giuramento. No, tu non tornerai dai Santi."

"Sono tuo prigioniero?" chiese Chipi fingendo timidezza.

"Sì, perché no. E ti scoperò. E sai che ti dico: avevo pensato, dopo, di chiamare gli amici per farli divertire... e invece no, ti tengo tutto per me. Com'è che ti chiami?"

"Chipi."

"Sì, un bel nome: proprio adatto per un ragazzo da scopare. Chipi dal bel culetto. Chipi il succiacazzi. Ti piaceva succhiarmelo, no?"

"Sì."

"Potrai farlo, stai tranquillo. Mi sei simpatico, te lo lascerò succhiare."

"Grazie." sussurrò Chipi fingendo un certo imbarazzo.

Miku si rivestì. "No, non rimetterti quegli stracci, meriti qualcosa di meglio se devi essere il mio ragazzo da monta. Aspettami qui." gli disse ed uscì dalla stanza.

Chipi lo sentì dire a qualcuno, prima di allontanarsi, che Chipi era cosa sua. Poi tornò: "Ecco, adesso puoi vestirti, dovrebbero andarti bene."

"Non potrei avere una giacca col serpente?" chiese Chipi mentre si rivestiva.

Miku rise: "Se diventerai un Pwertan, sì."

"E come si fa a diventare un Pwertan?"

"Devi superare una prova di coraggio. Davvero vorresti diventare uno di noi?"

"Beh, così potrei restare con te."

"Giusto." disse Miku, poi aggiunse: "Ma adesso mi è venuta fame. Aspettami qui, vado a prendere del cibo e mangiamo assieme. Poi si va a dormire, è buio, ormai, fuori."

"E fai di nuovo quelle cose con me?"

Miku rise: "E perché no!"

Chipi restò nella stanza di Miku per tre giorni e Miku ne approfittò per far l'amore con lui almeno due volte al giorno.

Poi Chipi, che nel frattempo aveva conquistato la simpatia di Miku, gli disse: "Io vorrei fare la prova di coraggio."

"Ah sì? E che prova di coraggio hai in mente? Deve essere convincente, e devi superarla."

"Chi sono i vostri peggiori nemici?"

"I nostri peggiori nemici? Mah, ce ne sono parecchi, ma forse, i peggiori, sono i Bakji."

"Se io affrontassi i Bakji, e vi portassi un loro bracciale, sarebbe una prova di coraggio?"

"Cavolo, sì: se ne esci vivo, saresti accettato senza problemi. Pensi davvero di affrontarli? E come?"

"Se mi accompagnaste vicino a un loro posto. Magari con la giacca dei Pwertan indosso."

"Non avresti nessuna probabilità di cavartela, da solo."

"Io penso di sì. Ma non alla entrata di Chita, là mi conoscono come Santo, sanno che io non sono un Pwertan."

"Allora all'uscita di Bronko. Ti conoscono là?"

"No."

Così il settimo giorno Miku gli procurò una giacca nera col serpente verde. Chipi, non visto, vi nascose dentro la sua ciotola. Miku con altri lo accompagnarono fino ad un certo punto.

"Ecco, cammina sempre dritto, li vedrai. Se uscirai vivo, torna fino qui: ti aspetteremo fino al tramonto. Se non tornerai, vorrà dire che ti è andata male. Ma se tornerai senza bracciale, dovrai affrontare un'altra prova, chiaro?"

"Sì, ho capito."

"Vai, ora, Chipi. Spero che tu possa tornare davvero col bracciale, sono sincero, anche se ci credo poco. Buona fortuna, comunque."

Chipi fece un cenno col capo e si avviò. Mentre camminava, appena fu fori vista dei Pwertan, estrasse la ciotola e, aiutandosi con una scheggia di pietra, ne batté il bordo finché riuscì a separarne i due strati. Ne estrasse il lasciapassare che strinse in mano, si sfilò la giacca e la rovesciò, appendendosela ad una spalla in modo che non si vedesse il simbolo dei Pwertan e continuò a camminare. Finalmente vide le sentinelle all'ingresso di una delle entrate della città sotterranea dei Bakji.

Si avvicinò a passo svelto. Quando fu a pochi passi, le sentinelle gli intimarono l'altolà: "Dove credi di andare, tu?" gli gridò uno dei guerrieri.

"Dal controllore Volle: ho qui un suo lasciapassare!" gridò in risposta Chipi.

"Avvicinati, fai vedere." disse la sentinella e Chipi si avvicinò mostrando il foglio.

Il guerriero lo esaminò: "Sembra regolare. Vieni." disse e lo guidò all'interno.

Qui lo affidò a quattro guerrieri: "Portatelo da Volle, ha un suo lasciapassare."

Iniziarono a scendere le rampe di scale, alla luce delle fiaccole. Camminarono per un lungo corridoio, scesero ad un piazzale. Qui fu affidato ad altri guerrieri che lo guidarono in una galleria e, al piazzale seguente Chipi riconobbe i colori bianco e viola:

"Siamo arrivati." disse.

Uno dei guerrieri lo guardò con curiosità: "Ma tu, per caso, non sei mica l'intruso di cui da un po' tutti parlano?"

"Forse, non so." rispose Chipi sorridendo fra sé e sé.

Fu affidato ai guerrieri di quella stazione che gli fecero salire la grande scala del piazzale e lo portarono fino alla porta del controllore Volle. La sentinella entrò per dire che era arrivato. Poi tornò fuori e introdusse Chipi da Volle.

Questi lo accolse con uno sguardo lievemente meravigliato: "Dunque, sei ancora vivo! Gliel'hai fatta! Dimmi come, sono curioso." Chipi raccontò tutto, tacendo solo il particolare del sesso fatto con Miku, e mostrò la giacca.

Volle si mise a ridere e pareva che non dovesse più smettere: aveva gli occhi lucidi di lacrime per il gran ridere.

"Sei incredibile, ti sei meritato davvero che io chieda a Klare di riceverti. Non so se dirà di sì, ma ti garantisco che, per quello che dipende da me, gli raccomanderò di riceverti. Mi auguro solo che quello che devi dirgli sia veramente importante, o tutto quello che hai fatto per parlargli si ritorcerà contro di te." Chiamò un guerriero e gli affidò Chipi: "È un ospite, deve essere trattato bene. Ma guai a te se lascerà la stanza in cui lo metterete, fino al mio ritorno: non vorrei che mi combinasse qualche guaio. Stai attento, è l'astuzia in persona." disse severo, ma Chipi vedeva il riso brillare in un angolo degli occhi del controllore.

Il guerriero lo portò in una stanzetta con un letto, un tavolo e una sedia, senza finestre. "Se vuoi dormire, basta che passi la mano su questo quadrato nero e la luce si spegne. Ti porterò da mangiare tre volte al giorno. Se hai bisogno di qualcosa, apri questo sportellino sulla porta e di' alla sentinella che cosa vuoi. Hai delle domande da fare?"

"No, va bene. Cioè, no... e se dovessi andare al gabinetto?"

"Dillo alla sentinella, no?"

"Ah, va bene." disse Chipi sedendo al tavolo.

Il guerriero uscì e Chipi sentì che chiudeva la porta a chiave.

Il tempo passava lento, Chipi, senza niente da fare, stava cominciando ad annoiarsi. Chissà quanto avrebbe dovuto aspettare? Si stese sul letto. Accanto alla testa vide il quadrato nero; vi passò una mano: la luce si spense e la stanza piombò nel buio più nero. Ma Chipi non riusciva ad addormentarsi. Giocò un po' col quadrato nero facendo accendere e spegnere la luce. Poi, di nuovo al buio, iniziò a pensare. Volle lo reputava astuto, temeva qualche suo scherzo. Non avrebbe potuto davvero fargliene uno?

Eccitato, riaccese la luce ed iniziò a studiare minutamente la stanza. C'era un foro per l'aerazione, ma era troppo stretto per passarci. Il tavolo, la sedia non avevano niente di particolare. Sovrapponendoli, poteva arrivare al foro d'aerazione o anche al bastone luminoso, ma non sapeva come funzionava e comunque non gli veniva in mente nessuno scherzo da fare con quello. Il letto era un piano di un materiale duro che faceva pensare a metallo ma più caldo: non aveva idea di che cosa fosse fatto. Il materasso era morbido, come di soda spugna. Lenzuola di tela bianca, una coperta leggera e calda, un cuscino dello stesso materiale del materasso...

Si stese di nuovo riflettendo. Chiamare dicendo che stava male... e poi? Le sentinelle erano sempre a due a due, una magari sarebbe anche entrata, ma... e uscire, ammesso che ci fosse riuscito, lo esponeva solo a grossi rischi, visto che Volle s'era ripreso il lasciapassare. E lui ancora non conosceva abbastanza il posto. Pensava ma non gli veniva in mente nessuno scherzo. Ma gli sarebbe piaciuto davvero farlo. Si assopì.

Si svegliò quasi di colpo: aveva avuto l'idea! Sì, gli era chiara in mente e poteva certo funzionare! Eccitato e divertito pensò accuratamente a tutte le fasi, ai tempi. Non sapeva se avrebbe avuto abbastanza tempo a disposizione, ma comunque poteva provarci. Attese in un dormiveglia eccitato finché gli portarono un pasto. Li sentì arrivare prima che aprissero la porta. Mangiò e, quando ebbe finito, attraverso lo sportellino restituì le scodelle.

Quindi prese una delle sue scodelle che ancora aveva nella giacca e, piegandola con forza più volte, riuscì a spezzarla in due. Con un pezzo, scucì il fondo del sacco del materasso e lo sfilò. Quindi stendendocisi sopra, iniziò a tagliarlo seguendo la forma del proprio corpo, usando come coltello il pezzo di metallo della ciotola. Procedeva lentamente, ma senza grandi problemi. Aveva quasi finito di tagliare nel materasso la propria silhouette quando sentì i rumori esterni. Coprì tutto rapidamente con lenzuola e coperte, nascose la lama improvvisata e sedette sul letto appena in tempo: un guerriero aprì la porta e gli portò di nuovo da mangiare. Erano passate diverse ore senza che Chipi se ne accorgesse. Mangiò, restituì le scodelle e si rimise al lavoro. Tolto dal materasso il pezzo tagliato, lo spezzò in parti piccole abbastanza per farle passare nel foro di aerazione, salì mettendo la sedia sul tavolo e vi gettò tutti i pezzi del materasso dentro. Rifece il letto: si notava appena appena una lieve depressione nel centro, dove il materasso era vuoto. Attese.


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