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una storia originale di Andrej Koymasky


pin CHIPI - 2574 d.C. CAPITOLO 6
CHIPI RUBA AI POLYICHIA DUE BASTONI
E TORNA DA KLARE

Lo andarono a chiamare. Uscì nel cortile: i Jaya erano radunati a cerchio. Il capo gli chiese di scegliere i suoi avversari e Chipi scelse un guerriero grosso e massiccio ed uno più o meno della sua corporatura, ma con braccia muscolose. Il capo scelse un guerriero di media taglia, dallo sguardo intelligente.

Fissarono il modo del primo scontro. Il guerriero massiccio tracciò un cerchio in terra: il primo che riusciva a far toccare terra con una mano o con la parte superiore del corpo all'altro o a farlo uscire con entrambi i piedi, aveva vinto. Era evidente che l'altro confidava nella propria mole e peso. Chipi confidò nella propria agilità e sveltezza. Dopo diverse scaramucce, a un certo punto Chipi riuscì a non mettere fuori dal cerchio anche il secondo piede solo per un pelo, l'altro lo caricò con tutto il proprio peso per spingerlo fuori dal cerchio ma Chipi scartò di fianco all'ultimo istante sì che fu l'altro a finir fuori.

Il secondo guerriero scelto da Chipi scelse una battaglia con un bastone di legno: il primo che riusciva a colpire l'altro in una qualsiasi parte del corpo aveva vinto. Qui Chipi si sentiva più sicuro. La battaglia fu lunga e ognuno dei due riusciva sempre a parare i colpi dell'altro. Ma ad un certo punto l'altro dette un colpo dal basso in alto che Chipi non si aspettava e gli fece volar via dalle mani il bastone. Chipi cercò di andare a riprenderlo, ma proprio quando era vicinissimo, riuscendo a schivare miracolosamente tutti i colpi dell'altro, ricevette un colpo sul polpaccio e perse.

Ora Chipi doveva affrontare il guerriero scelto dal capo e scegliere il tipo di confronto. Pensò di mettere un po' di pepe nella gara: lotta a corpo libero, ma con una variante: il primo che riusciva a denudare completamente l'altro aveva vinto. Tutti risero ad alta voce e qualcuno propose che invece che solo denudare, fosse dichiarato vincitore chi riusciva a inculare l'altro.

Chipi lo guardò e disse: "Per me ci sto. E tu?"

L'altro disse: "Hai già voglia di fartelo mettere? Se la mia compagna non ha obiezioni..."

Una guerriera si alzò: "Vai, Okush, per me va bene. Ma se vincesse lui, io mi separo da te..." Tutti risero di nuovo.

I due iniziarono a lottare. Erano quasi pari, ma a poco a poco fu evidente che era l'altro a guadagnare un lieve vantaggio. Chipi radunò tutte le proprie forze e per un po' riguadagnò lo svantaggio. Ormai avevano indosso tutti e due solo i calzoni. Chipi riuscì a scioglierli all'altro che per un attimo sembrò in difficoltà. Tutti li incitavano con frasi oscene, specialmente le donne. Okush ad un certo punto riuscì ad immobilizzare Chipi ed a calargli i calzoni sulle anche. Chipi era eccitato e tutti lo notarono ridendo. Okush stava cercando di sfilarglieli del tutto quando Chipi glieli calò di colpo sulle ginocchia. Anche Okush era in stato di erezione e questo sollevò altri commenti salaci. Okush si liberò rapidamente dei calzoni e Chipi se li ritirò su. Lottarono ancora un po' quasi alla pari, poi Okush di nuovo immobilizzò Chipi, e gli tolse i calzoni. Chipi si dibatteva. Okush lo prese per i polsi dietro la schiena con una sola mano, lo costrinse in ginocchio, con il torso chinato a terra. Gli si avvicinò col bacino al sedere e cercò di infilarlo. Chipi si dimenava rendendo difficile all'altro l'atto finale. Ma Okush riuscì con le gambe ad immobilizzargli le gambe lo fece cadere prono a terra e finalmente, con pochi colpi, lo infilò con un grido di trionfo.

"Fottilo, Okush, fottilo!" gridavano tutti.

Allora il guerriero iniziò a fottere Chipi con vigore. Chipi chiuse gli occhi ed un sorriso si dipinse sul suo volto: si godeva quella forte monta con evidente piacere.

Quando Okush, raggiunto l'orgasmo, lo lasciò, i due si rivestirono.

Chipi gli disse: "Lascia la tua donna, prendi me."

Okush rise: "Se avessi perso forse non avrei potuto far altro. Mi dispiace per te, ma io preferisco lei."

"Comunque è stato bello perdere con te, anche se avrei preferito vincere."

Il capo chiese chi voleva ammettere Chipi: in stragrande maggioranza votò in suo favore. Allora il capo scelse i guerrieri che avrebbero accompagnato Chipi alla sede dei Polychia. Chipi chiese, prima di andare, se poteva lavarsi. Lo condussero al bagno. Si lavò, si pettinò, si rivestì. Quindi lo guidarono all'ultima prova.

Giunsero ad una palazzina nuova di cinque piani: Chipi non aveva mai visto una costruzione così ben fatta. La guardò ammirato e pensò che i Polychia dovevano essere potenti se potevano costruire una sede così bella e grande. Fu introdotto in una specie di salone a pian terreno. I Polychia avevano una uniforme completa, con calzoni neri e una giacca a collo alto verde pisello, molto elegante. E parecchi di loro avevano appeso alla cintola il bastone di cui gli aveva parlato Klare. I Jaya chiesero che fosse sottoposto alla prova. Uno dei Polychia prese in consegna Chipi e lo condusse al primo piano.

Lo fece entrare per una porta su cui Chipi lesse: "macchina della verità". Qui c'erano quattro uomini con una specie di tunica verde pisello. Fecero sedere Chipi su una sedia e gli misero alcuni cinghietti con l'interno di placche di metallo al collo, ai polsi, sul petto e sulle caviglie. Dai cinghietti partivano fili che andavano in una scatola nera. Chipi aveva osservato i quattro uomini e uno di loro aveva attratto la sua attenzione: questi lo guardava in un modo particolare: Chipi lesse desiderio negli occhi dell'uomo. Anche a Chipi non dispiaceva l'uomo, era piuttosto bello e pensò che gli sarebbe piaciuto farci l'amore e subito si eccitò. Fra i due iniziò un gioco di sguardi che fece eccitare ulteriormente il ragazzo.

Ed iniziarono le domande: "Sei un maschio, tu?"

"Sì."

"Sei seduto?"

"Sì."

"Hai i piedi scalzi?"

"No."

"La tua giacca è verde?"

"No." rispondeva Chipi pensando che erano domande sciocche e allora riprese a guardare l'uomo che gli piaceva: aveva una targhetta sul petto con scritto il suo nome: Froem. Mi piaci Froem, pensava Chipi, mi piacerebbe fare l'amore con te... Frattanto proseguivano le domande da parte di un altro dei quattro.

"Fai parte di una banda?"

"No."

"Fai parte di un gruppo?"

"No."

"Ricevi ordini da qualcuno?"

"No."

"I tuoi capelli sono castani?"

"Sì."

"I tuoi occhi verdi?"

"Sì."

"Vuoi entrare nella banda Jaya?"

"Sì."

"Li tradirai mai?"

"No."

"Hai qualcosa contro i Polychia?"

"No."

"Vuoi essere sincero?"

"Sì."

Froem gli si avvicinò e Chipi poté leggere nei suoi occhi un interesse profondo. Fece un segno con la mano al collega e lo sostituì nelle domande.

"Sei di Niokko?"

"No."

"Ti interesserebbe entrare nei Polychia?"

"Sì."

"Obbediresti a tutti gli ordini?"

"Sì."

"Hai diciotto anni?"

"No."

"Diciannove?"

"Sì."

"Hai una compagna?"

"No."

"Allora hai un compagno?"

"No."

"Saresti fedele alla persona che ami?"

"Sì." disse Chipi pensando che davvero quell'uomo gli piaceva molto.

I suoi occhi dovettero dirlo all'altro, perché fece un sorriso lieve e chiese: "Ti andrebbe di fare domanda per diventare un Polychia?"

"Sì."

"Hai un secondo scopo per entrare nei Polychia?"

"Sì." rispose Chipi pensando che gli sarebbe piaciuto fare l'amore con Froem.

"Questo tuo scopo va contro gli interessi dei Polychia?"

"No." disse sinceramente Chipi che in quel momento non stava pensando affatto al bastone nero...

"Non ha mentito una sola volta, una sola incertezza quando gli hai chiesto l'età..." disse quello dei quattro che stava dietro la scatola nera.

Froem allora gli chiese: "Perché l'esitazione?"

"Perché non so in che giorno sono nato, e quindi oggi potrei avere diciotto o diciannove anni. Sono nato in questo mese, comunque."

Froem sorrise: "L'esitazione è spiegata, quindi. Bene. Per me è approvato. Per voi?"

"Sì, certo, la macchina ha parlato chiaro."

Froem gli sciolse i cinturini.

"Mi posso alzare?" chiese Chipi.

"Sì, vieni di là, ora. Vorrei parlarti a proposito della possibilità di fare domanda per entrare nei Polychia, visto che ti interessa."

Lo guidò in un'altra stanza, sedette dietro ad un tavolo e lo fece sedere di fronte a sé: "Allora, come ti chiami?"

"Chipi."

"Io mi chiamo Froem. Hai detto che avevi un secondo scopo per entrare nei Polychia. Puoi dirmi quale?"

"Vorrei poter fare l'amore con te." disse Chipi e si sentì stranamente arrossire.

L'altro sorrise: "Lo avevo immaginato. Anche tu mi piaci, ragazzo. Hai un fascino particolare. Non mi è mai capitato di sentirmi così attratto da qualcuno, prima di ora, a prima vista. Ma per entrare nei Polychia dovrai fare un anno di scuola, lontano da qui."

"Allora non potremo vederci?"

"Sì, solo quando ti verrò a trovare, però. Ma avrei l'intenzione di venirti a trovare spesso." disse l'uomo prendendogli una mano e carezzandogliela.

Chipi gliela strinse: quell'uomo aveva un fascino quasi animale, che gli provocava un forte desiderio.

"Per prima cosa dovrò riempire per te il modulo di domanda per entrare nei Polychia. Poi sarai sottoposto a visita fisica. Poi dovrai superare alcune prove attitudinali e infine, se tutto andrà bene, potrai entrare nella scuola."

"Che cosa è una scuola?" chiese Chipi che non aveva mai sentito quella parola prima.

"Una casa come questa, in cui ci sono solo i giovani che vogliono diventare Polychia e Polychia anziani che li fanno allenare ed insegnano loro tutto il necessario. È un allenamento duro, ma se lo superi, dopo un anno diventi un Polychia a tutti gli effetti. E io potrei chiedere che tu venga assegnato a questa sede, si potrà stare assieme."

"Dormire assieme?"

"Certo." disse Froem tirandolo a sé.

Chipi si alzò e aggirò il tavolo. Froem si girò verso di lui, lo fece sedere sulle proprie gambe e lo carezzò palpandogli il turgore.

"Sei eccitato, Chipi."

"Sì, dal primo momento che ti ho visto."

"Anche io. Sei attivo o passivo?"

"Cioè?"

"Ti piace penetrare o essere penetrato?"

"Tutti e due."

"Bene, come a me. Mi sa che andremo d'accordo, noi due."

"Sì..."

"Adesso ti faccio assegnare una stanza. Stasera, dopo la cena, verrò da te. Passeremo la notte assieme. Preparati ad una lunga notte, Chipi."

"Sì..."

La stanza era piccola ed aveva un letto simile a quello dei Bakji. Dopo la cena, Chipi vi fu riaccompagnato. Si spogliò nudo e si mise sotto la coperta, in attesa. Dopo poco entrò Froem. Non aveva più la tunica verde indosso ma l'uniforme come tutti gli altri Polychia. Si avvicinò al letto.

"Preferisci con o senza luce?"

"Con la luce."

"Bene, come me." disse Froem togliendogli di dosso la coperta: "Ah, già nudo? Hai un bel corpo, mi piaci." disse l'uomo con un sorriso di apprezzamento e lo carezzò per tutto il corpo.

Chipi, fremendo, si alzò a sedere e sfregò il viso sulla patta dell'uomo, sentendone la forte erezione. L'uomo si sciolse i calzoni, Chipi glieli fece scivolare giù e si impadronì del forte membro palpitante iniziando a dargli piacere, dapprima solo con la lingua, poi con tutta la bocca. Questi si liberò rapidamente degli abiti, fremente, quindi sospinse Chipi sul materasso salendogli sopra il corpo. E si misero a fare l'amore con crescente passione.

Froem lo baciava profondamente, e frattanto gli si sfregava col corpo sul suo, e gli premeva col membro duro contro l'inguine. Chipi allargò le gambe ed inarcò in su il bacino cercando con la fessura fra le sue natiche la forte verga dell'uomo. Questi sorrise e manovrò finché la punta del suo robusto bastone poggiò sul palpitante foro del ragazzo. Chipi spinse in su: non vedeva l'ora di sentirselo tutto dentro. Froem sorrise di nuovo e spinse. E finalmente il ragazzo si senti aprire, invadere, riempire da quel solido, caldo, forte arnese ed emise un lungo mugolio di piacere.

Froem si sistemò meglio, in modo di poter applicare maggiore energia al proprio bacino, ed iniziò a stantuffare nel ragazzo con trasporto, scendendo a mordicchiargli i capezzoli. Il loro piacere aumentava a ritmo vertiginoso ed in breve entrambi vennero, a una frazione l'uno dall'altro, in un parossismo di spinte e di gemiti.

Froem gli scivolò di fianco, fremendo ed ansando, lo tiro a sé, lo abbracciò e lo baciò. Nessuno dei due disse una sola parola. Si addormentarono abbracciati. Chipi non sentì, più tardi, l'uomo scivolar via dal letto, rivestirsi ed andarsene.

Il giorno dopo Chipi fu sottoposto ad un'accurata visita fisica con strane macchine che non aveva mai visto, che misurarono la sua forza, la sua resistenza, le sue doti fisiche ad una ad una. Chipi superò tutte le prove con risultati più che medi. Durante il giorno arrivarono i Jaya e seppero che Chipi aveva deciso di entrare nei Polychia.

A sera Froem tornò nella stanza di Chipi: "Dicono che hai un corpo perfetto. Ma io lo sapevo già. Perfetto per fare l'amore. Quando andrai nella scuola, mi prometti che non farai mai l'amore con nessun altro?"

"Certo. Ma tu verrai spesso davvero?"

"Sì."

Il terzo giorno gli fecero fare una serie di giochini che a Chipi sembrarono stupidi: gli dissero che erano per misurare la sua intelligenza. Li risolse tutti senza particolare difficoltà. E la sera per l'ultima volta fecero di nuovo l'amore prima che Chipi entrasse nella scuola dei Polychia. Si presero a vicenda unendosi più volte e godendosi a lungo l'un l'altro.

La scuola era un po' fuori Niokko, in mezzo ad un folto di alberi. Chipi fu impressionato dal complesso. Un'intera costruzione era destinata solo alle stanze dei circa settecento allievi che dormivano in camere a sei letti. Ogni piano aveva ventiquattro stanze e un bagno comune. In un'altra costruzione c'era la stanza per mangiare con le cucine, stanze per il tempo libero e le palestre. Nella terza costruzione le aule e nella quarta uffici e le abitazioni degli insegnanti. C'erano quattro campi per gli esercizi fisici ed un piazzale per le riunioni.

A Chipi fu data l'uniforme: pantaloni e giacca verde pisello con indumenti intimi dello stesso colore (era la prima volta che Chipi vedeva indumenti intimi e gliene dovettero spiegare l'uso), tuta verde per gli esercizi fisici.

Così iniziò la scuola: ogni mattina insegnamento teorico ed ogni pomeriggio esercizi fisici, con un ritmo intenso. Fra l'altro, gli insegnarono di nuovo a leggere e scrivere. A sera, quando tornava in camera dove trovava i compagni, parlavano poco, erano tutti stanchi e si addormentavano rapidamente.

Di tanto in tanto Froem andava alla scuola, dove, nella casa degli insegnanti, aveva una stanza. Faceva chiamare Chipi e passava con lui alcune ore a fare l'amore.

Una volta gli chiese: "Mi sei stato fedele?"

"Ti ho dato la mia parola."

"Gli insegnanti sono contenti di te."

"E tu?"

"Anche. Non vedo l'ora che finisca questo anno. Per averti sempre con me."

Ma Chipi non vedeva l'ora che passasse quell'anno per un altro motivo: non aveva dimenticato la sua missione e, nonostante gli piacesse fare l'amore con Froem, tanto meno aveva dimenticato Klare. A scuola spiegavano l'uso delle varie armi in dotazione ai Polychia e così un giorno spiegarono anche l'uso del bastone nero, che chiamavano matra. Il gruppo dei Polychia era nato proprio quando era stato trovato un antico deposito con migliaia di quelle armi. E quelle armi erano la loro forza, nonostante avessero dei limiti di portata.

I loro effetto paralizzante (effetto A) durava solo una mezz'ora alla massima potenza, l'effetto dolorifico (B) pochi minuti, quello mortale (C) era efficace dopo pochi secondi di esposizione ai raggi invisibili che l'arma lanciava dalla punta. Ogni arma poteva essere usata per circa diecimila scariche poi perdeva la sua efficacia, dapprima al livello C, poi al B e infine, quando era del tutto scarica, anche l'effetto A cessava. Gli allievi si allenavano con armi quasi scariche che avevano ancora solo l'effetto A. Tutte le altre armi erano tradizionali, armi da taglio, da lancio e armi da pestaggio.

Altre lezioni insegnavano a perquisire, ad inseguire, a circondare, ad immobilizzare, a lottare, a difendersi. Poi esercizi di abilità fisica, salto, corsa, nuoto, e così via. Tattica di coppia, di gruppo. Chipi stava imparando parecchie cose che, pensava, avrebbe potuto insegnare ai Bakji una volta che fosse tornato. Ma si chiedeva come rubare un matra e riuscire ad arrivare fino ad un'entrata dei Bakji. I matra, infatti, erano assegnati solo per il servizio nelle sezioni o quando uscivano in gruppo per qualche missione speciale. E poi bisognava restituirli.

Ma, come al suo solito, Chipi si disse: un problema alla volta. Ora doveva imparare il più possibile e finire il corso. Quindi si impegnava al massimo delle sue forze. E finalmente terminò il suo anno ed anche per lui venne la cerimonia di passaggio nel contingente regolare. Froem assistette alla sua cerimonia.

Alla fine, quando Chipi ebbe indossato l'uniforme regolare, gli disse: "Bene, andiamo. Sei assegnato alla mia sede e dormirai con me: ho già fatto cambiare il letto, metterne uno più grande. Sei contento?"

"Certo."

"Durante il giorno sarai di servizio con gli altri ma la sera verrai da me. E ti farò mettere di servizio con i nostri migliori uomini, in modo che tu possa fare carriera in fretta."

"Sei molto gentile."

"No, ti voglio con me, è semplice. Mi sei mancato in questo periodo, nonostante sia riuscito a venire spesso come ti avevo promesso."

Chipi sapeva che avrebbe deluso Froem, ma non gli dispiaceva granché perché era sempre profondamente innamorato di Klare e non vedeva l'ora di rivederlo. Portandogli in regalo un matra funzionante.

Prese servizio. Ed iniziò a cercare il sistema per far scomparire un matra. Aveva deciso che prima l'avrebbe trafugato e nascosto, e solo in seguito avrebbe trovato il modo di portarlo dai Bakji. Ma la cosa non pareva semplice. Nel suo piano c'era solo un punto debole: se si fossero accorti della scomparsa di un matra, avrebbero fatto indagini e probabilmente avrebbero usato la macchina della verità. Doveva scoprire se c'era il modo di ingannare quella macchina. Tramite Froem.

"Come funziona quella macchina?" gli chiese una volta.

"Quando uno dice una bugia, il suo corpo ha delle reazioni che la macchina può sentire e si accende una luce rossa."

"Ma non sbaglia mai la macchina?"

"Molto di rado."

"Ma a volte sbaglia."

"A volte."

"E come mai?"

"Mah, un'improvvisa emozione, per esempio, può essere presa per una bugia."

"E il contrario?"

"Una bugia presa per una verità? È più difficile. A meno che la persona non sappia di dire una bugia."

"Cioè? Come può uno dire una bugia senza saperlo?"

"Se io ti infilo in tasca un oggetto senza che tu lo sappia, alla macchina diresti di non averlo, il che sarebbe una bugia, ma evidentemente la macchina non può saperlo, prenderebbe la tua risposta per verità perché in realtà, saresti convinto di dire la verità."

"Troppo complicato." disse ridendo Chipi e cambiò discorso.

Come poteva rubare un matra senza sapere di averlo rubato? Pareva una cosa senza soluzione. D'altronde, quando era di pattuglia con il matra, era sempre con altri agenti e non poteva certo sperare di scappare in quella occasione. E non voleva neanche passare tutta la vita nei Polychia, anche se, a dire il vero, non ci stava male.

Un giorno furono mandati in cinquanta, di cui venti armati di matra, ad assalire il campo di una banda che si chiamava Eiris. Il comando dei Polychia avevano deciso, visto che questi Eiris non accettavano di collaborare, di eliminarli. Il piano era semplice: circondare il campo e paralizzare gli Eiris ad uno ad uno, mentre gli agenti senza matra li legavano e li portavano via. L'ordine era, nel limite del possibile, di prenderne vivi più che si poteva. Fatti prigionieri, sarebbero stati portati nella "casa di rieducazione" con la speranza di convertirne molti alla causa dei Polychia.

Partirono all'alba e raggiunsero il campo degli Eiris di sorpresa. Paralizzarono le sentinelle ed entrarono nel campo. Ma la resistenza fu superiore al previsto. La battaglia infuriò, quasi un corpo a corpo, e si frazionò per i locali del campo, con inseguimenti, lotte, agguati. Chipi, con un altro, inseguivano tre Eiris su per una scala, quando ne comparvero altri due ed uno riuscì ad uccidere il compagno di Chipi. Questi però li paralizzò subito, quindi, invece di proseguire nell'inseguimento degli altri, prese il matra del morto e cercò un posto in cui nasconderlo. Percorse un corridoio coi due matra in mano, affacciandosi in diverse stanze vuote, finché vide un trave di cemento a sbalzo. Preso un tavolo vi salì ed appoggiò il matra sul trave, scese e controllò: da sotto non si vedeva. Spostò il tavolo, uscì e riprese a rastrellare i locali. Incontrò altri agenti:

"Sapete dove sia Dople?" chiese.

"Non era con te?"

"Sì, era con me, ma durante un inseguimento l'ho perso di vista." mentì Chipi.

"Non dovevate separarvi."

"Lui si è separato, era alle mie spalle e quando mi sono girato non c'era più." protestò Chipi.

Trovarono Dople morto, con i due Eiris incoscienti accanto a lui e videro che il suo matra mancava.

"Dobbiamo fare attenzione, in giro ci deve essere un Eiris armato di matra." disse uno degli agenti agli altri.

Chipi pensò che gli era andata bene. Assieme agli altri proseguì nella caccia degli Eiris e alla fine, quando la battaglia terminò, erano morti tre Polychia, nove Eiris ma ne avevano ben ottantasei prigionieri. Quando tutti i prigionieri, legati, ebbero ripreso i sensi, li portarono in colonna, incatenati, verso la sede.

Ora Chipi doveva solo trovare il modo di tornare nel vecchio campo degli Eiris, prendere il matra e andare dai Bakji. Avendo ripulito la zona degli Eiris, i Polychia decisero di costruire una nuova sede in quell'area per controllare la popolazione. Mentre la squadra apposita iniziava i lavori, Chipi con altri furono mandati a pattugliare i dintorni. Questa volta il compagno di Chipi, che era un anziano, aveva un matra, lui no.

Erano nei dintorni del vecchio campo degli Eiris. Chipi fremeva, non sapeva come fare: se solo si fosse potuto sganciare dal collega, entrare nel campo, prendere il matra nascosto, correre verso l'ingresso della città dei Bakji...

Il collega ad un certo punto, gli disse: "Sediamoci un po' qui all'ombra, dovremo camminare tutto il giorno. Se solo avessimo qualcosa da bere."

"Qui vicino c'è il vecchio campo degli Eiris. Là avevano una presa d'acqua." disse Chipi.

"Tu hai partecipato alla battaglia?"

"Sì."

"Allora sai dov'è l'acqua?"

"Credo di sì."

"Allora andiamoci. Ci riposeremo là." disse il collega.

Entrarono nel campo deserto. Evidentemente dopo la battaglia c'era passata la gente della zona: tutto ciò che si poteva asportare era stato portato via: porte, finestre, mobili... C'era un'aria di desolazione. Chipi guidò il collega in una delle due costruzioni del campo, fino ad una presa d'acqua. Bevvero.

"Hanno portato via tutto." disse Chipi.

"Naturale." rispose il collega e la sua voce rimbombò nel locale deserto.

"Non hai sentito qualcosa?" chiese Chipi fingendosi allarmato.

"No, niente."

"Un rumore di sopra."

"No. Sei sicuro?"

"Che ci sia qualcuno?"

"Può darsi. Magari qualcuno si è stabilito qui."

"Perché non andiamo a vedere?"

"Sì, forse è meglio."

Salirono al piano superiore ed esplorarono tutte le stanze con cautela. Il matra era nascosto proprio in quel piano, ma come fare a prenderlo? Oltretutto, senza tavolo, come salire fino al trave? Stavano avvicinandosi alla stanza in cui Chipi aveva nascosto il matra, quando ci fu come un boato che sorgeva da ogni parte e tutto si mise a tremare violentemente:

"Il terremoto!" gridò l'altro allarmato, "scappiamo all'aperto." e si precipitò verso le scale.

Chipi lo seguì. Erano a metà scala, quando parte della rampa superiore si abbatté sul collega di Chipi. Questi si fermò appena in tempo per non venire travolto anche lui e pochi secondi dopo il violento tremito cessò.

L'uomo era morto. Chipi intravide il matra fra i calcinacci. Stava per scendere e prenderlo, quando pensò all'altro matra nella stanza. Corse indietro: il matra era a terra. Lo raccolse e lo verificò: funzionava ancora. Tornò alla scala semicrollata e prese il matra del collega morto. Anche questo funzionava. Scavalcando le macerie si calò fino a pian terreno e prese la strada per l'entrata della città dei Bakji. Camminò in fretta, a lungo, per sua fortuna senza incontrare altri Polychia.

Giunto in vista dell'entrata, di lontano, iniziò a gridare, avanzando con i due matra in una mano, le mani alzate. Vide i Bakji mettersi sulla difensiva, li sentì chiamare rinforzi. Chipi avanzò lentamente finché uno di loro gli intimò di fermarsi.

"Posa le armi a terra e indietreggia di tre passi!" intimò un guerriero.

"Va bene. Ma io sono Chipi. Ecco, potete venire a prendere le armi. Ma portatemi dal boss: mi aspetta."

Con cautela, i Bakji si avvicinarono. Uno si impadronì dei due matra, altri quattro circondarono Chipi puntandogli le armi addosso.

"Siete della stazione di Therty, voi, no?" chiese Chipi riconoscendo i colori dei loro bracciali.

"Sì... tu dunque saresti Chipi? Tutti ti davano per morto o per scomparso. Come mai indossi l'uniforme dei Polychia?"

"Perché sono riuscito a diventare uno di loro per rubare quelle armi. Portatemi da Klare."

"No, prima ti porteremo dal nostro capostazione, poi deciderà lui. Cammina." gli disse il capo con una certa rudezza. Era evidente che non si fidava di lui.

Il capo lo portò immediatamente dal controllore Made, che a sua volta comunicò con Klare: "C'è qui un ragazzo che dice di essere Chipi, vestito da Polychia, con due bastoni neri..."

"Chipi? Con due bastoni? Portatelo subito da me, immediatamente!" disse la voce di Klare dalla scatoletta di comunicazione.

Made, con i due matra in mano, fece scendere Chipi fino alla piccola piattaforma gravitante e la fece sfrecciare per gallerie e giunzioni, finché giunsero alla stazione in cui era la sede di Klare. Questi era già sulla piattaforma ad attenderli.

Appena vide Chipi, si illuminò: "Chipi! Sei ancora vivo, dunque! E ci sei riuscito! Vieni, vieni!" disse con tono allegro. Prese dalle mani di Made i due matra e li soppesò: "Addirittura due! Ma come mai ci hai messo tanto? Sono passati sedici mesi! Grazie, Made, puoi andare. Vieni, Chipi. Devi raccontarmi tutto."

Il ragazzo, mentre saliva con Klare nelle sue stanze, si sentiva felice. La sola vicinanza di Klare, e il sorriso con cui lo aveva accolto, erano già un premio sufficiente per lui. Si sentiva eccitato, aveva una gran voglia di stare fra le braccia dell'uomo. Lo seguì fino alla stanza dove Klare lo fece sedere accanto a sé e cominciò a raccontargli di quell'anno abbondante di separazione.

"Hanno un'organizzazione efficiente e si stanno espandendo rapidamente. Hanno 513 sedi solo in Niokko, più altre fuori, ed ogni anno circa 6-700 nuovi Polychia entrano nell'organizzazione attraverso la scuola che ho frequentato. Controllano un territorio sempre più vasto. Hanno macchinari sofisticati, sono davvero potenti." terminò Chipi.

"Quindi, quanti sono in tutto?"

"Almeno sessantamila... non so esattamente."

"Sei volte più di noi. Ma noi abbiamo la città sotterranea. Siamo forti anche noi."

"Ma loro crescono in fretta. Noi no. E sono superallenati. Sono un pericolo, Klare. Loro, con la macchina della verità, possono scegliere chi prendere. L'avessimo anche noi..."

"Ma con te non ha funzionato."

"Non del tutto, ma è stata soprattutto fortuna. Se mi avessero fatto domande leggermente diverse, forse non sarei mai potuto entrare nei Polychia."

"Con le informazioni che hai, vedremo di migliorare la nostra situazione. Avremo tempo di parlarne in seguito. Tu mi sarai prezioso per questo. Ma ora devo mantenere le mie promesse: innanzitutto ammetterti nei Bakji e poi..."

"Non si potrebbe cambiare l'ordine?" chiese Chipi con un sorriso malizioso.

Klare sorrise: "Hai aspettato per ben sedici mesi, non puoi aspettare ancora due o tre giorni? Il tempo di radunare i controllori per chiedere loro di ammetterti non come semplice guerriero ma come... non so ancora, ma vorrei creare qualcosa di speciale per te, per premiarti per quello che hai fatto."

"Il mio premio sarai tu." rispose con un sorriso deliziato Chipi.


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