"Consigliere Chipi, se mi vuoi seguire." gli disse il segretario di Klare dopo la cerimonia in cui fu ammesso nei Bakji.
"Dove?" chiese il ragazzo.
"Klare ti aspetta." rispose l'altro.
Ma non lo guidò nell'ufficio del boss. Si fermò davanti ad una porta poco lontana da quella dell'ufficio e disse alle sentinelle: "Il boss lo aspetta." Le sentinelle lo lasciarono passare e gli chiusero la porta alle spalle. Era una specie di stanza da riunioni, o da pranzo. Su questa si aprivano altre tre porte. Chipi si guardò attorno indeciso. La porta a destra si aprì e Klare vi comparve:
"Oh, Chipi, vieni, ti aspettavo." disse.
Chipi andò verso Klare che si fece da parte e gli fece cenno di entrare. Era una camera da letto arredata con tappeti e luci diffuse, e al centro c'era un letto quadrato, invitante.
"È ora che mantenga la mia promessa." disse Klare con un sorriso.
"Sì, è ora." rispose Chipi emozionato.
Klare, davanti a lui, iniziò a togliersi lentamente la giacca guardandolo con aria sensuale, poi la bianca casacca e rimase a torso nudo. Chipi stava immobile e tratteneva il respiro: fremette nel vedere l'ampio petto ben cesellato, il ventre sodo e incavato. Klare si sciolse i calzoni e li lasciò scivolare a terra, liberandone i piedi e fu nudo davanti al ragazzo, che si sentì subito terribilmente eccitato: fra le gambe solide leggermente divaricate, in un folto di peli biondo scuro, s'ergeva il magnifico membro semieretto, palpitante, ornato dal pieno sacco dei testicoli.
Chipi lo guardava affascinato: "Sei... bellissimo!" esclamò con voce piena di desiderio.
"Non ti spogli, tu?" gli chiese l'altro mentre il suo membro continuava a sollevarsi, turgido e forte.
Chipi annuì, deglutì e rapidamente si tolse di dosso tutti gli indumenti. Quindi, completamente nudo, si avvicinò a Klare e gli mormorò: "Adesso puoi togliermi il collare: ormai appartengo a te."
Klare sorrise, gli slacciò il collare, quindi prese il ragazzo fra le braccia: "Anche tu sei bellissimo, Chipi. Vieni sul mio letto, nessuno ci disturberà fino a quando usciremo di qui."
"Quanti maschi hai già portato in questo letto?"
"Abbastanza, ma ora non più. D'ora in poi questo sarà il nostro letto, solo per noi due. Mi hai pensato, in questi mesi?"
"Sempre. E tu?"
"Sì, anche se temevo che non ti avrei più rivisto."
"Temevi?"
"Sì. Mi hai colpito fin dal primo momento, ti ho desiderato subito. Ho sentito che tu eri speciale. Per questo ti ho chiesto una prova così difficile. E ora sei qui, finalmente."
"Tuo."
"Sì, mio. Vieni."
Lo guidò sul letto, lo fece stendere accanto a sé, lo circondò con braccia e gambe e lo baciò in bocca a lungo, assaporando con piacere il bacio del ragazzo. Chipi sentiva la forte erezione dell'altro premergli contro ed era felice. Di tutti i maschi che aveva avuto, nessuno era bello, e caldo, e forte come Klare, neppure il suo amato Aska. Klare gli somigliava, ma era più bello. Gli occhi di Klare lo guardavano con desiderio e con tenerezza.
"Sei bello, Chipi." gli sussurrò carezzandolo intimamente.
"Prendimi." mormorò il ragazzo in estasi.
"Sì, certo, dopo. Ma anche io ti voglio in me. Sei tutto bello." disse scendendo a baciargli i capezzoli ed a suggerli. Chipi fremette e si abbandonò sul letto.
Klare scese per il corpo del ragazzo, esplorandolo con la lingua, con i polpastrelli lievi, e Chipi era tutto un fremito. Si girò per baciare e carezzare il corpo del giovane uomo, e quasi contemporaneamente giunsero a leccarsi e suggersi reciprocamente i membri eretti. "Hai un buon sapore, Chipi."
"Anche tu. Spingimelo in gola."
"Sì, ma anche tu."
Allacciati in un piacevole, appassionato sessantanove, i due si succhiarono con golosità ed iniziarono a stuzzicare l'altro con le dita nella calda piega fra le natiche, fremendo all'unisono. Klare spinse il viso fra le gambe divaricate del ragazzo, gli leccò e succhiò i testicoli, poi sotto, alla radice del membro, poi allargando con le due mani le piccole sode natiche del ragazzo, si mise a titillargli con la lingua il foro palpitante.
"Oh, Klare!" gemette Chipi eccitatissimo.
"Ti piace?"
"Da morire. Prendimi."
"Non ancora."
"Ti prego, ti prego Klare, prendimi!" implorò il ragazzo.
"Sì, dopo, tra poco." gli rispose l'altro riprendendo a leccare con passione il tenero buchetto.
"Oh, Klare, non resisto: ti voglio in me! Prendimi, prendimi ti scongiuro." mormorò Chipi in preda ad un piacere fortissimo.
"Mi vuoi così tanto?" chiese con dolcezza Klare facendolo stendere sulla schiena.
"Sì."
"Davvero non resisti più?" gli chiese sorridendo mentre gli prendeva le gambe e se le faceva passare sulle spalle.
"Davvero."
"E allora, adesso..." continuò il giovane uomo sfregandogli la punta del proprio membro teso fra le natiche fino ad individuare il caldo foro palpitante, "... adesso ti faccio mio."
"Oh sì!" sorrise Chipi radioso preparandosi ad accoglierlo.
"Lo senti?" mormorò Klare iniziando a premere.
"Sì." fremette il ragazzo felice.
"Sto entrando."
"Siii... è... bello..."
"Molto bello, Chipi." sussurrò Klare scivolandogli dentro lentamente ma irresistibilmente.
"Oh Klare, finalmente..." sospirò il ragazzo gustandosi ogni millimetro di quel palo che lo stava riempiendo e procurandogli un piacere intensissimo, "...è bello!"
"Sì, bellissimo." sospirò anche Klare arrivato fino in fondo, carezzandogli il petto.
Si chinò su Chipi, lo baciò nella bocca ed iniziò a muoversi dolcemente avanti e dietro. Il ragazzo faceva palpitare il foro entro cui il forte palo scivolava su e giù, massaggiandolo intimamente.
"Sei mio, Chipi."
"Sì, tuo."
"Tutto mio."
"Sì, tutto."
"E solo mio!"
"Solo tuo, certo."
"Ti amo, Chipi!"
"Anche io." mormorò emozionato il ragazzo spingendosi contro il forte corpo dell'uomo.
Gli carezzava il torso, sentendone sotto i polpastrelli i muscoli guizzare a ritmo, e gli suggeva la lingua che giocava con la sua. Non esisteva più nulla per Chipi: solo quel corpo maschio, splendido, che lo sovrastava con dolce forza e che si era fuso col suo.
Klare continuò a lungo a prenderlo con virile tenerezza, e frattanto lo baciava, lo carezzava, gli diceva dolci parole. I loro occhi erano come calamitati, pieni di luce, di calore, di passione.
"Oh, Chipi, che bello!" mormorò Klare iniziando a muoversi con più vigore man mano che l'eccitazione aumentava.
"Sì." disse il ragazzo felice.
E Klare giunse all'apice del piacere e, con dolce vigore, si immerse un'ultima volta in Chipi gli rovesciò dentro ondate su ondate di tiepido seme gemendo ad ogni contrazione in preda ad un orgasmo tanto forte da farlo vibrare tutto come se fosse stato in preda ad una febbre terzana. Infine emise un lungo e basso sospiro e, abbracciando stretto il ragazzo e baciandolo, si abbandonò ansante sul suo corpo.
Chipi era al settimo cielo. Lo sentiva respirare su di sé con forza, mentre a poco a poco ritrovava il controllo delle proprie emozioni.
"Ti amo davvero, Chipi. Mi sei mancato, in questo anno e più. Temevo di non vederti più, mi ero pentito di averti chiesto una cosa tanto difficile."
"Ma io ce l'ho fatta. Per te. Perché anche io ti amo."
"Lo so, l'ho sentito quel giorno, lo sento ora. Non avevo mai provato niente di simile per nessuno. Tu, invece..."
"Aska... l'ho amato, certo. Ma ora amo te, per questo ti ho chiesto di togliermi il collare, che non avevo tolto mai."
"Sì, l'ho capito. Ma ora prendimi tu, amore. Non vedo l'ora di sentirti in me."
Chipi, ancora pienamente eccitato, pieno di desiderio, si rotolò sul letto fino a trovarsi sopra all'altro. Klare gli cinse con le gambe le anche offrendoglisi. Chipi gli carezzò i capelli, lo baciò e leccò per tutto il viso poi scese a suggerli i capezzoli, fino a farlo eccitare di nuovo. Allora gli carezzò con dolcezza il bel membro nuovamente eretto e Klare sospirò felice.
"Così mi fai venir voglia di nuovo." mormorò fremente.
"Puoi prendermi di nuovo." disse Chipi.
"No, ora ti voglio in me." sussurrò eccitato.
Allora Chipi si preparò per unirsi all'uomo che amava. Questi lo accolse con un sorriso così luminoso che emozionò il ragazzo.
Fecero l'amore a lungo, con dolce calma, tenero vigore, con dedizione e passione, pieni di piacere ma non appagati, venendo più volte e godendosi a vicenda. E infine si addormentarono felici.
Quando Klare si svegliò, guardò a lungo Chipi, facendo attenzione a non farlo svegliare.
Chipi aprì gli occhi e vide il volto dell'altro che lo guardava pieno di dolcezza. "Hai dormito bene?"
"D'incanto. E tu?"
"Bene. Sai che sei bello?"
"Tu mi vedi bello perché mi ami." disse felice il ragazzo.
"Ti vedo bello perché sei bello. Lo sai che non sono mai stato così felice?"
"Neanche io. Ti amo tanto, Klare."
"E io amo te. Chipi... che nome bello!"
Rimasero ancora un po' nel letto carezzandosi e baciandosi lievi, ma infine dovettero alzarsi.
"Là fuori cominceranno a pensare che siamo morti, se non ci facciamo vedere." disse sorridendo Klare quando furono vestiti. "Hai fame?" gli chiese poi.
"Piuttosto."
"Dico di portarci qualcosa, allora. Vieni."
Klare si affacciò alla porta e chiese un pasto per due.
Quando lo portarono, Klare disse al guerriero: "Chipi, d'ora in poi, abiterà qui. Potrà entrare ed uscire come e quando vuole. Dillo agli altri."
"Certo, Klare."
"E potrà darvi ordini, per tutto quanto possa aver bisogno."
"Ho capito, va bene." disse il guerriero.
Così Chipi iniziò la sua vita come amante e consigliere del boss. Uno dei primi effetti della presenza di Chipi accanto a Klare fu la riforma degli allenamenti dei guerrieri ed un altro il modo di reclutare nuovi guerrieri. Chipi era convinto che prima o poi i Polychia avrebbero tentato di eliminare i Bakji, come facevano con tutte le bande che non si sottomettevano a loro come avevano fatto i Jaya ed altri. Certo, i Bakji erano l'osso più duro, non erano una piccola banda, ma un gruppo forte, ma la forza dei Polychia aumentava ad un ritmo troppo veloce.
Un altro effetto della presenza di Chipi fu che si decise di rafforzare le difese di tutte le numerose entrate della rete della città sotterranea dei Bakji, in modo di rendere almeno problematico un eventuale tentativo di invasione. Dove possibile, si rimisero in funzione le antiche porte metalliche che chiudevano le scale di accesso dall'esterno. E spesso si facevano esercitazioni di simulazione di un attacco in massa dall'esterno.
Chipi spiegava ai capostazione le tecniche di battaglia dei Polychia che aveva imparato nell'anno di scuola e chiedeva loro di fare proposte sul modo di reagire e neutralizzare quelle tecniche.
Il ragazzo era così occupatissimo, come lo stesso Klare che visitava personalmente tutte le stazioni e le opere di fortificazione degli accessi. V'era aria di mobilitazione generale e tutti facevano del proprio meglio, perché da molto tempo tutti si rendevano conto che i Polychia erano un pericolo reale, anzi, l'unico pericolo reale.
Una volta, durante una riunione dei controllori, uno di essi disse: "Se è vero che esistono i Saggi, che ancora conoscono le tecniche della vecchia civiltà, sarebbe interessante trovarli."
Chipi allora chiese: "Che cosa sappiamo, dei Saggi?"
"Molto poco. Tu non ne hai sentito parlare, alla scuola dei Polychia? Non mi stupirebbe che alle loro spalle ci siano proprio i Saggi."
"No, anche loro usano i prodotti della vecchia civiltà finché funzionano, ma non sono in grado di rimpiazzarli, di ripararli. E non li ho sentiti parlare mai dei Saggi. Potreste fare un'indagine fra i nostri uomini per raccogliere qualsiasi informazione, voce, diceria che circola? Anche in racconti inverosimili può celarsi la chiave per trovarli." disse Chipi.
"Ammesso che esistano." commentò un altro controllore.
"Io credo di sì. Comunque ha ragione Chipi: vale la pena di fare questa indagine." disse Volle.
Un'altra innovazione che Chipi portò fu quella di istituire una scuola per imparare a leggere e scrivere. Poiché molti guerrieri si opponevano, si decise che la partecipazione alla scuola fosse volontaria. Ma al tempo stesso si decise anche che ogni capo, capostazione, controllore fosse affiancato da un segretario che sapesse leggere e scrivere.
Così, in poche settimane, iniziarono a giungere a Chipi le relazioni sui Saggi. Un gruppetto di segretari vagliava le notizie, le catalogava, le ordinava, sì che a poco a poco venne fuori un quadro interessante e, per certi aspetti, sorprendente. Su chi fossero, le voci erano le più disparate, ma su dove fossero c'era una certa convergenza: c'erano soprattutto tre zone in cui pareva che la loro presenza fosse più probabile, anche se definite in modo sommario: la penisola a sud di Niokko, il deserto a ovest e la zona dei laghi a nord-ovest. E tutti parlavano di città sotterranee ben nascoste.
Un altro punto comune era che i Saggi erano descritti sempre come maschi, con i capelli tagliati cortissimi, capaci di apparire e sparire improvvisamente come anche di far scomparire improvvisamente qualcuno. Riguardo al modo di vestire, invece, pareva che non vi fosse nulla di particolare: a differenza di tutti gli altri gruppi che si riconoscevano sempre per qualche dettaglio del vestito o, come per i Santi, del comportamento, non risultava niente di simile per i Saggi.
Poi, mille voci inverosimili: che potevano volare, che potevano comunicare senza parlare, che potevano far muovere oggetti senza toccarli e così via. Anche quella di apparire e scomparire aveva dell'inverosimile, ma era così diffusa che Chipi la mise fra le cose inspiegabili ma verosimili.
Il quadro era frammentario ma affascinante. Finita questa indagine e riordinato tutto il materiale, ne risultò un voluminoso incartamento che Chipi lesse e rilesse più volte. Le segnalazioni di Saggi in Niokko erano scarse e sempre in luoghi diversi, sì che Chipi ne concluse che i Saggi non dovevano vivere in Niokko.
Chipi era tornato fra i Bakji da circa otto mesi. La sua relazione con Klare era sempre più bella e intima, il loro amore pareva crescere e rafforzarsi di giorno in giorno. Si capivano spesso senza neppure parlare. Per quanto fossero occupati tutti e due, si concedevano lunghi momenti di dolce intimità.
Un giorno, improvviso, vi fu un attacco dei Polychia alla città dei Bakji. Scattò contemporaneamente a tutte le porte di ingresso, nessuna esclusa. La battaglia durò tutta la giornata, ma i Polychia furono fermati a tutte le porte, sia chiudendole sia con un'accanita resistenza dove era impossibile chiuderle. A sera i Polychia si ritirarono. Fu una strana battaglia, in cui, contrariamente al solito, non ci furono morti.
"Hanno voluto solo saggiare le nostre difese," disse Chipi a notte, quando si radunarono i controllori, "ed è evidente che sanno perfettamente dove siamo: non una sola porta è stata dimenticata. Credo che stiano preparando un attacco più in grande stile."
"Combattevano in modo strano, pareva che non volessero veramente entrare, e che abbiano evitato di proposito perdite." disse Klare.
Chipi chiese: "Hanno portato via qualcuno dei nostri, paralizzandoli con i matra?"
"No, non pare. Risultano tutti presenti all'appello nella mia sezione."
"Anche nella mia."
"E nella mia." dissero via via tutti i controllori.
"Strano, quella di paralizzare e rapire i nemici è una delle tecniche più usate dai Polychia."
"Sanno che nessuno di noi passerebbe mai dalla loro parte."
"Al contrario, il loro vanto è di trasformare i nemici di ieri in collaboratori." disse Chipi pensieroso.
Il giorno dopo, ed i seguenti, i Polychia non si fecero più vedere. I Bakji erano esultanti, Chipi invece era sempre più teso e preoccupato. Qual era stato lo scopo di quello strano attacco? Saggiare ad ogni porta la qualità e la quantità della resistenza? Per organizzare un attacco concentrando le forze dove i Bakji erano risultati più deboli? Contrariamente all'opinione corrente, Chipi era certo che i Polychia sarebbero tornati.
Erano passati esattamente ventinove giorni da quell'attacco, quando una mattina, alle prime luci dell'alba, da ogni porta arrivò l'allarme: i Polychia erano appostati circondando le singole porte, in numero superiore alla prima volta. Non attaccavano, non facevano nulla: semplicemente ogni porta era completamente circondata. I Bakji in armi affluirono in massa alle porte, mentre Klare consultava i controllori con la sua scatoletta di comunicazione. Il parere era di non uscire ad attaccarli, ma di attendere. I Bakji, in campo aperto, sarebbero stati inferiori ai Polychia sia come numero che per i matra che evidentemente un Polychia su cinque imbracciava. Ma al riparo delle strutture di cemento, i Bakji erano decisamente più forti.
Nelle porte chiudibili erano stati mandati il minimo indispensabile di guerrieri per concentrarli invece dove le porte non erano chiudibili. Attesero nervosamente, certi però di poter respingere di nuovo l'attacco quando fosse scattato. Ma i Polychia restavano immobili nei loro ranghi serrati, come aspettando qualcosa. Forse che fossero i Bakji ad attaccare. Il sole stava salendo in cielo, la giornata era quasi dolce.
Improvvisa, nella scatoletta del comunicatore di Klare, sorse la voce di un controllore: "Klare, Klare, un disastro: l'acqua, tutto sommerso."
"Suxa, che succede?"
"Qui, la stazione, altre... acqua che sale..."
Un'altra voce si inserì: "Klare, acqua, anche qui... non si può più scendere..."
"Anche qui, Klare..."
In quel momento udirono un rombo provenire dalle gallerie e su per le scale videro salire un'ondata di acqua torbida, vorticante, preceduta come da un lungo soffio, come un lungo sospiro immane. Abbandonarono il piano salendo verso la porta e l'acqua alle loro spalle si fermò a metà scala, ribollendo dell'aria imprigionata nelle gallerie che a poco a poco risaliva in superficie in grandi bolle.
"Hanno fatto saltare le gallerie sotto il fiume. La città è persa." disse Klare con rabbia, comprendendo quello che doveva esser successo, "Non ci resta che uscire ed affrontarli: abbiamo perso la città, tutto. I maledetti!" Prese la scatoletta e lanciò pochi ordini: "Vendiamo cara la pelle. Lotta all'ultimo sangue! Tutti all'attacco!" gridò e si lanciò su per le scale fino alla porta. Fuori, i Polychia aspettavano immobili. "Tutti in un solo punto, cerchiamo di sfondare e di affrontarli solo da un lato. Se non ci riusciamo abbiamo poche probabilità di riuscire. Tutti uniti, tutti su un solo punto, chiaro?"
"Sì." gridarono i guerrieri come un solo uomo.
Si lanciarono uscendo di corsa ed urlando con quanto fiato avevano in gola. E la battaglia infuriò appena giunsero a contatto. I matra bloccavano gli uomini in corsa facendoli cadere paralizzati, ma gli altri proseguivano fino a raggiungere i Polychia ed ingaggiare furiosi corpo a corpo.
Chipi vide Klare cadere paralizzato, corse verso di lui per difenderlo, ma a sua volta fu colpito da un raggio e cadde privo di coscienza. La battaglia, sull'impeto dell'attacco dei Bakji, si spostò lentamente dal punto del primo impatto.
Chipi non sapeva che alle spalle dei Polychia le macerie pullulavano di gente di superficie che, avendo visto arrivare durante la notte le squadre dei Polychia, un po' per curiosità, un po' per la speranza di poter trarre un qualche profitto da quello scontro, si era radunata nascondendosi qua e là. E fra questi, c'erano anche i Santi che lui aveva conosciuto e uno di questi l'aveva riconosciuto. Così, quando la battaglia si era spostata di parecchi metri, un gruppetto di Santi scivolò fino a Chipi, lo prese e lo portò via in gran fretta.
Quando Chipi riprese i sensi, era in una specie di buco da cui filtrava la luce del sole.
"Dove sono? Chi siete?"
"Santi. Che ci facevi tu là nella battaglia, fratello?"
"La battaglia... la battaglia è finita?"
"Sì, i Polychia stanno portando via i Bakji ancora vivi."
"Devo andare." disse Chipi sentendosi ancora debole e stordito.
"No, fratello, a che pro. Ma, spiegaci, tu come sei finito in quella battaglia? Come mai indossi il bracciale dei Bakji? Hai tradito i tuoi ideali dunque?"
"No. Io in realtà sono sempre stato un Bakji, io non sono un Santo."
"Capisco. Ma sei in tempo a convertirti."
"No, perdonami, grazie. Klare... Avete visto un guerriero biondo con una giacca metà verde e metà bianca?"
"No, abbiamo visto te e appena possibile ti abbiamo portato via."
"Devo andare fuori, devo cercarlo assolutamente."
"No, prenderebbero anche te. Aspetta che siano andati via. Se è fra i morti, lo troverai, se no, vuol dire che l'hanno preso prigioniero. Comunque tu non puoi farci più nulla."
"Se fosse prigioniero dovrei liberarlo."
"Tu, da solo, contro i Polychia? Non capisci che è impossibile? Stai qui, ora. Riprendi le forze. Poi... pensaci bene: non è meglio per te diventare davvero un Santo?"
"Vi ho ingannati una volta, non mi va di farlo di nuovo."
"No, tu non hai ingannato noi, ma te stesso. Perché non rifletti?"
"No, davvero. Io devo trovare Klare. La mia fedeltà va a lui. Se l'anno preso, devo liberarlo. Se l'hanno ucciso, devo seppellirlo e vendicarlo."
"Vendicare... e a che pro? Se l'hanno ucciso, non è con la vendetta che gli ridarai la vita."
Chipi rifletté: "Se l'hanno ucciso lo seppellirò, poi mi unirò a voi, d'accordo. Ma se è prigioniero..."
"Non riuscirai mai a liberarlo, non lo capisci?"
"Da solo no, ma andrò in cerca dei Saggi e chiederò il loro aiuto."
"I Saggi? E perché credi che ti aiuteranno? Sono orgogliosi ed egoisti, odiano l'umanità." disse uno dei Santi con disprezzo.
"Tu sai dove sono i Saggi?" chiese allora Chipi con speranza.
"No, li ho incontrati solo una volta, prima di diventare un Santo. Abitavo a sud, in campagna, con la mia famiglia. Vennero, ci fecero tante domande. Poi scomparvero e con loro anche uno dei miei fratelli."
"Come fai a sapere che erano Saggi?"
"Lo dissero. E avevano tutti un bracciale nero al polso sinistro. E scomparvero: un attimo prima erano con noi, un attimo dopo non c'erano più. Chi altri se non i Saggi? Erano loro, certo."
"Dove è la casa della tua famiglia? Mi ci porteresti?"
"Bah, se proprio ci tieni." disse il Santo scuotendo la testa.
Quando gli dissero che i Polychia erano andati via, Chipi tornò sul campo di battaglia: Klare non era fra i morti. La gente di superficie aveva spogliato completamente i caduti portando via tutto quanto fosse utilizzabile, sì che, se Chipi non li avesse conosciuti, nessuno avrebbe potuto dire chi era stato un Bakji e chi un Polychia. Aiutato dai Santi, Chipi portò tutti i corpi fino ad un anfratto fra le macerie, che poi coprì con ammassi di rovine fino a chiuderlo completamente. Quindi, seguendo i Santi, andò fino al loro rifugio.
"Quando mi porterai alla casa della tua famiglia, Kleu?" chiese Chipi al Santo che aveva incontrato i Saggi.
"Anche domani. Stasera saluterò i fratelli. Poi, se vuoi, domattina partiremo."
Chipi annuì. Mangiò con i Santi, dormì un sonno agitato. A mattina scambiò la sua giacca con una vecchia giacca di un Santo e, assieme a Kleu, partì. Per via cantarono e danzarono chiedendo l'elemosina. Kleu lo guidò fin fuori Niokko, quindi prese deciso la direzione del sud.
Arrivarono alla casa della famiglia di Kleu dopo otto giorni di marcia. Era una casa non grande, in cui vivevano la vecchia madre di Kleu, i suoi quattro figli maschi con le mogli e una ventina di nipotini, fra i sedici ed i due anni. Coltivavano il terreno ed allevavano polli e conigli. Kleu fu accolto né con feste né con ostilità. Si fermò in casa solo per una notte e, la mattina seguente, riprese la via per Niokko. Chipi rimase nella casa: gli avevano dato un pagliericcio sotto la tettoia del pozzo.
"Così, tu vorresti sapere da noi dei Saggi, ragazzo?" gli chiese la vecchia donna dopo che Kleu fu partito, "Ci hanno portato via un figlio, un altro ce l'hanno portato via i Santi. Ma almeno Kleu di tanto in tanto possiamo ancora vederlo."
"Quando vi hanno portato via il figlio, i Saggi?"
"Quattro anni fa. Ma sono tornati l'anno scorso. Temevamo ci portassero via qualcun altro, ma siamo stati fortunati."
"Non avete più visto vostro figlio?"
"Chi, Fulba? No. Mai. Quando i Saggi sono tornati l'anno scorso, ho chiesto loro. Dicono che sta bene. Di non preoccuparmi. Ma perché non posso più vederlo? E perché rapiscono così i ragazzi?"
"Ma voi, non vi siete opposti?"
"E come? I Saggi sono potenti. Lo sai che non è possibile toccarli? Quando io, l'anno scorso, volevo prendere la mano ad uno di loro per implorarlo di farmi rivedere mio figlio, la mia mano si è fermata ad un palmo dal suo corpo, come se ci fosse stato un vetro a fermarla, eppure non c'era niente. Erano quattro. Sono comparsi in casa di notte, improvvisamente, come la prima volta. E improvvisamente sono scomparsi, ma questa volta, per fortuna, non hanno preso nessuno."
Chipi fece altre domande alla donna. E seppe che in altre case della vallata i Saggi erano comparsi e, a volte, avevano portato via un ragazzo, sempre intorno ai sedici-venti anni. Allora Chipi decise di visitare anche le altre famiglie. Accompagnato dal fratello maggiore di Kleu, arrivò in un'altra casa. Il racconto fu analogo. Da qui fu presentato ad un'altra famiglia, poi ad altre ancora e il racconto era sempre quello, con poche varianti, e nessuna indicazione di dove venissero. Ma Chipi riuscì a trovare un ordine nelle varie comparizioni: facendo uno schizzo della valle e delle case e segnando accanto ad ogni casa quanti mesi prima s'erano visti, capì che i Saggi potevano provenire da una direzione ben precisa. Quindi decise di proseguire la sua ricerca in quella direzione. E i ragazzi scomparsi erano sempre descritti come i più intelligenti della famiglia, mai come i più forti o i più belli o altro.
Quindi i Saggi, una comunità solo maschile, reclutava così le sue nuove forze. Ma perché nessuno era mai tornato nella propria famiglia, neanche solo a farsi vedere? Un'aura di mistero circondava i Saggi e Chipi, pur non dimenticando il motivo della sua ricerca, ora era incuriosito da questo gruppo che, a differenza degli altri che aveva conosciuto, sempre in cerca di cibo o di beni, pareva non essere affatto interessato a queste cose, ma solo a scegliersi nuovi membri.
Chipi era nella valle da circa un mese, girando di casa in casa, quando incontrò un ragazzo che gli fece un racconto un po' diverso da tutti gli altri. Il ragazzo si chiamava Lopin.
"Io ogni notte faccio un sogno, sempre lo stesso. Sogno la penultima volta che sono venuti i Saggi, cinque anni fa. Io avevo tredici anni. Sono arrivati all'improvviso, qui in casa, di notte. Io stavo nel letto di mio fratello Mety che... beh, mi stava... facendo quelle cose. Beh, una gran luce, poi vedemmo i Saggi nella casa che dissero: non temete, non vi facciamo nulla di male. Poi fummo tutti incapaci di muoverci. Allora uno dei Saggi si avvicinò a noi e io mi vergognavo da matti, perché Mety era ancora in me e non ci potevamo muovere e quello ci guarda e poi mette una specie di bastoncino bianco sulla tempia di Mety e gli dice: Ti piace quello che stavi facendo? Sì, dice Mety. Quanti anni hai? Diciassette, dice Mety. Alzati, dice quello. Mety, nudo, si alza, ma io non riuscivo a muovermi. Guardo gli altri della famiglia pensando che con quella luce ci hanno visti cosa facevamo, ma li vedo tutti immobili come statue. Il Saggio carezza Mety fra le gambe e gli dice: ti piacerebbe vivere in un posto bellissimo, in cui puoi fare queste cose con tutti quelli che vuoi, quando vuoi e non di nascosto? Esiste davvero un posto così? chiese Mety eccitato. Sì. Portatemici, allora. Ma prima devi superare una prova. E se non la supero? Dimenticherai tutto questo come tutti loro. Vieni qui, disse il Saggio e gli mise ai polsi e attorno alla testa come dei cerchi neri e i quattro Saggi toccarono i loro bracciali e per un po' tutti stavano fermi e in silenzio. Mety spalancò gli occhi come se fosse sorpreso, poi disse qualcosa e quelli dissero: non parlare, pensa solo. Poi gli tolsero i cerchi neri. Vestiti, gli dissero, vieni con noi. Dove andiamo? Alla città. Dove è? Dentro la montagna, dietro la cascata. Mety si vestì. Poi, era una specie di specchio, uno dei Saggi ce lo mise davanti agli occhi e abbiamo dimenticato tutto quello che avevano detto e fatto con Mety e quando eravamo di nuovo normali semplicemente non c'erano più e neanche Mety. Ma io a poco a poco ho cominciato a sognare e a rivedere tutto e lo dicevo ai miei ma non mi credono, dicono che è solo un sogno."
"Perché allora l'hai raccontato a me?"
"Perché tu vuoi sapere."
"Tu sei mai andato a cercare Mety alla montagna, dietro la cascata?"
"Sì, ma non ho trovato niente. C'è solo un vecchio che sta in una casupola accanto alla cascata e dice che i Saggi non esistono."