Cielo lo aspetta alla porta della scuola.
"Ho saputo che oggi pomeriggio siete liberi."
"Sì, per andare alla festa al tempio dell'Ovest."
"Lo so, infatti gli amici ci aspettano già là e ci tengono i posti. Andiamo?"
Amico è contento di quelle attenzioni da parte di Cielo: certo, dai posti loro riservati, avrebbe potuto assistere ai riti da una posizione molto migliore, comoda. Quando Cielo lo prende lieve per un braccio, si sente fremere e prova una lieve vergogna nel pensare che, nonostante tutti i suoi propositi, solo il pomeriggio precedente era andato, pieno di eccitata anticipazione di nuovo alla locanda.
Belcaro, quando lo aveva visto arrivare, gli aveva fatto un gran sorriso pieno di calore e l'aveva fatto subito salire in camera. L'aveva spogliato con la solita fretta, toccandolo come lui sapeva fare e accendendone subito con forza il desiderio. Era qualcosa di animale, ma di terribilmente piacevole. Il solo odore del corpo forte e muscoloso di Belcaro gli aveva fatto girare la testa. E gli si era dato con trasporto, mugolando con lui per l'intensità del piacere. Anche il soldato sembrava perdere la testa per lui, e questo gli aggiungeva piacere al piacere. Belcaro, mentre lo prendeva con passione, gli giurava che, da quando aveva ritrovato lui, non portava più nessuno in quella stanza. Amico gli credeva, Belcaro non sembrava capace di mentire. Anche i grossolani complimenti del soldato, mentre facevano l'amore, gli davano uno strano piacere. E ogni volta il godimento era intensissimo. Ma, subito dopo, Amico provava un'impellente bisogno di andarsene in fretta.
Ora, camminando accanto a Cielo, sente che invece con lui non avrebbe mai provato il bisogno di scappare, dopo. Ma, si chiede, ci sarebbe mai stato un "dopo" con Cielo? Il modo con cui lo sta guidando per le viuzze strette della capitale verso il tempio ha un che di protettivo, di possessivo, ne sente il desiderio, eppure, a parte lo sguardo carezzante, nulla in lui gli fa palese questo desiderio. Perché? si chiede con rammarico Amico.
"Sei silenzioso, oggi." gli dice Cielo sorridendogli dolce.
"Sì." dice semplicemente Amico.
"Non so se sei più bello quando sei pensieroso o quando sorridi." nota Cielo. Poi aggiunge: "Comunque, sei davvero bello."
Amico emette un lieve sospiro, poi dice: "Per te, spero di esserlo sempre."
"Lo sarai, lo so." risponde quieto ma sicuro Cielo stringendo lievemente il braccio del ragazzo.
Giungono al tempio e salgono ai posti della nobiltà. Amico nota pochi altri allievi della scuola imperiale seduti accanto ai loro protettori. Gazzella e Fiore li accolgono con un sorriso.
"Allora, Amico, sei di nuovo dei nostri." gli dice con gentilezza Gazzella mentre i due siedono accanto a lei.
"Grazie." dice Amico con semplicità.
"Non crederai di cavartela con un grazie!" gli dice allegra Fiore.
"Sì, perché?" chiede Amico.
Cielo sorride: "Ottima risposta, Amico."
"Eh no, dopo la festa verrà con noi per ringraziarci e comporrà una poesia per l'occasione."
"Non sono ancora in grado." si schermisce Amico.
Cielo gli dà come una lieve, fugace carezza su un braccio e dice: "Questo non lo credo. Tu hai la poesia nell'anima."
Amico arrossisce compiaciuto a quel complimento.
La festa ha inizio. Amico si lascia assorbire dai riti, dai canti, dalle danze. Ma sente anche la presenza di Cielo al suo fianco, e si sente felice.
"Tra poco ci sarà la festa del Sole Vittorioso: siamo al Solstizio d'estate, ormai. Verrai con noi al tempio del Sole?" gli chiede Gazzella.
"Se mi vorrete." risponde Amico.
"Cielo non ti lascerà certo scappare. Pare che non possa respirare senza te accanto." gli sussurra Gazzella, poi aggiunge: "Non l'ho mai visto felice come da quando ha incontrato te. Tutta la tristezza degli anni passati sembra svanita, grazie a te."
Amico le è grato per queste parole. Fiore intima loro il silenzio. Amico riprende a seguire i riti. Inconsciamente si stringe di più a Cielo, che gli mette un braccio attorno alla vita. Amico si sente fremere emozionato: avrebbe voluto abbracciarlo, anche lì davanti a tutti, fargli sentire in qualche modo quanto lo desidera. Eppure, lo sente chiaramente, anche quel gesto affettuoso di Cielo, purtroppo non è altro che un gesto amichevole, privo di sottintesi erotici.
Finito il rito, escono dal recinto del tempio e Gazzella li invita ad andare in una locanda a mangiare assieme. È una vecchia costruzione nella parte alta della città, quasi al confine con la selva che la cinge a sud. Prendono un tavolo all'aperto, separato dagli altri da una siepe e da una parete di canne. Durante il pasto, Amico pone la domanda che gli stava a cuore:
"Come mai Cielo è stato triste per anni?"
"Oh, una storia di quattro anni fa. Cielo era disperato per aver perso il suo primo amore." dice Fiore con un sorriso.
Cielo annuisce serio: "La prima delusione è la peggiore." dice con tono tragico.
Fiore continua come se raccontasse una delle storie del libro delle creazioni: "Cielo era innamorato pazzo di Calmo Vento Del Bosco Di Robinie, un ragazzo della tribù del Coyote, di due anni più giovane di lui, che aveva conosciuto durante una battuta di caccia. Vento gli si era donato senza esitare, ma quando si accorse che essere l'amante di Cielo voleva dire passare più ore nudo che vestito, e che, unitisi una volta, due, tre, Cielo era di nuovo pronto per ricominciare, Vento si spaventò e scappò via, non volle mai più vedere Cielo."
"No, non è esatto, era lui che non riusciva a separarsi dal proprio perizoma. In un mese riuscivo a farci l'amore solo tre o quattro volte, e solo dopo tante insistenze. Lui si divertiva ad eccitarmi e poi non voleva fare niente. È colpa sua."
"Sia come sia, Vento scomparve e Cielo entrò in una crisi tremenda. Per farlo divagare, lo portammo alla festa della Prima Birra di mais, dove si sa che ci sono ragazzini disponibili a far sesso con facilità, anzi, ci vanno proprio per quello. Tutti bevono a volontà e allora i desideri affiorano senza veli. Infatti, dopo poco, lo vedemmo appartarsi con un giovane birraio ed eravamo già contente per lui: fra le sue braccia forse avrebbe dimenticato Vento. Ma poco dopo, rispuntò fuori ubriaco fradicio, dicendo che voleva solo stendersi e morire."
"Ci avevo provato, ma non c'ero riuscito: non era Vento."
"E da allora si è chiuso nella sua tristezza, non ha mai più voluto nessuno, neppure solo per una notte, componeva solo poesie sulla morte... finché sei spuntato tu e il sorriso è tornato sulle sue labbra. Ecco, questa è la storia."
"E da allora... amore senza sesso." dice Cielo.
"Oppure... sesso senza amore." dice pensieroso Amico.
"Stiamo bene, noi quattro assieme. Non siamo forse diventati inseparabili?" dice Gazzella.
"Sì, come i quattro punti cardinali." nota Amico.
"Giusto, Fiore è il nord, il sole splendente." dice Cielo.
"E allora Gazzella il sud, il sole dolce." dice Amico.
"Certo, e Amico l'est, il sole che sorge e Cielo l'ovest, il sole che cala!" esclama Fiore allegra, poi aggiunge: "Sì, siamo gli inseparabili, i quattro punti cardinali. Propongo che ci facciamo fare da un orefice quattro bracciali con i nostri simboli, perché tutti capiscano chi siamo."
"Ottima idea, li offro io, i bracciali!" dice Cielo allegro.
Amico si sente sempre più legato al dolce Cielo, eppure quando viene il pomeriggio del giorno del topo, torna alla locanda e lo passa a letto con Belcaro. Non si è mai sentito così bene col soldato come in questo giorno: evidentemente ha sempre avuto molta soddisfazione con Belcaro, altrimenti non ci sarebbe tornato, ma questo pomeriggio è in qualche modo diverso, nuovo. Il fatto di fare l'amore con Belcaro senza condividere con lui nulla della propria vita, senza comunicare, il fatto che è, appunto, sesso senza amore, gli dà un senso di libertà che prima non aveva mai provato. Anche al soldato interessa solo il sesso, niente altro.
Questa volta, dopo aver fatto l'amore, Amico non scappa subito. Belcaro sente che qualcosa è diverso, e quando vede che Amico non si riveste subito, riprende a carezzarlo fra le gambe, risvegliando in lui nuovamente il desiderio sì che riprendono a fare l'amore. Belcaro è radioso, e porta Amico a vette di piacere, riprendendolo con immutato vigore. Questa volta si uniscono anche più a lungo della prima volta, con reciproco, profondo godimento. Il giovane soldato sembra instancabile, il giovane studente insaziabile.
Amico sta sonnecchiando: oggi è festa, perciò può riposare un po' più del solito: più tardi si sarebbe messo a studiare. Da dietro la porta sente la voce del guardiano che gli dice che è atteso al portale. Si alza svogliatamente, cinge il perizoma ed il gonnellino e va al portale.
"Ehi, Amico!" lo saluta allegro Cielo, "oggi sei libero, no?"
"Sai sempre tutto, tu?"
"Certo, quello che ti riguarda. Vieni a passare la giornata con noi."
"Pensavo di studiare."
"No, dai! Non vuoi stare con me?"
"Sì, certo, ma..."
"Vieni, andiamo!"
"Sono tutto spettinato, non mi sono neppure fatto il bagno."
"Sei perfetto così." gli dice Cielo guardandolo con un sorriso dolce e, presagli una mano, lo porta via.
Amico è come stordito. Segue Cielo fino alla casa di Gazzella.
"Ah, bene, è riuscito a strapparti ai tuoi studi, dunque!" dice Fiore con un ampio sorriso.
"Ho vinto io la scommessa." dice Gazzella, "Allora possiamo andare."
"Dove?" chiede Amico pensando che sta davvero bene con quei tre.
"Mattino ha una casa fuori città, accanto al laghetto di Piuma, e ci aspetta là. Ha detto che prepara lui da mangiare, e Mattino è bravo. Faremo una nuotata, mangeremo, sarà una bella giornata." dice Fiore.
"E dormiremo là." aggiunge Gazzella.
"Ma io domattina devo essere a lezione..."
"E ci sarai, te lo prometto." gli dice Cielo.
Partono. Amico non è capace di dire di no a Cielo: in realtà non vuole dirgli di no. Giunti alla casa di Mattino, questi li accoglie con simpatia. Non ha più la tristezza della prima volta che si erano incontrati, al contrario, è l'immagine stessa dell'allegria. La casetta, in pietra, è ad un piano, con un'ampia terrazza sul tetto ed una stanzetta all'angolo della terrazza. Sorge in riva al laghetto fra alberi pieni di fiori: il posto è incantevole. Il sole sta raggiungendo lo zenit e l'aria è calda e dolce.
Mentre Mattino finisce di preparare il cibo, i quattro amici si spogliano e si tuffano per fare una nuotata. Amico per la prima volta vede Cielo completamente nudo e pensa che il fatto di essersi prontamente gettato in acqua abbia nascosto la sua erezione.
Ma Fiore gli arriva vicino a nuoto e gli dice: "Ti fa effetto, Cielo, eh?"
Amico arrossisce.
"Ma devi avere pazienza. Anche lui è attratto da te, e moltissimo, ma non è ancora pronto."
"Pronto?" chiede Amico senza capire.
"Teme di essere abbandonato di nuovo. Vuole conoscerti meglio, non lo capisci? Ha sofferto molto per Vento, non vuole soffrire di nuovo."
"Sì, capisco. E che cosa posso fare?"
"Niente. Lasciarti conoscere, semplicemente."
"Semplicemente." ripete Amico mentre Fiore si allontana a nuoto.
Tornati a riva, Amico si rimette subito il perizoma, a differenza degli altri che raccolgono i loro panni e si avviano verso casa. Amico li segue. Si mettono a tavola, poi escono a stendersi al sole. Anche Mattino ha conservato il perizoma, sì che Amico non si sente a disagio.
Stanno parlando di varie cose, quando, ad un certo punto, Fiore dice: "Capisco."
"Capisci? Davvero capisci, Fiore?" chiede con aria strana Cielo.
"Mica sono stupida, no?" risponde fingendosi offesa Fiore.
"Capire... Che cosa significa secondo te, Amico, capire?"
"Beh, capire... vuol dire afferrare il senso vero delle cose." azzarda il ragazzo.
"Capire. Non è solo afferrare. Tu afferri un fiore, lo tieni in mano, puoi anche credere che sia tuo, ma... capire, lo capisci davvero quel fiore?"
"Posso studiarlo, esaminarlo, analizzarlo..." dice allora Amico.
"Sì, separandolo petalo a petalo, stame a stame e pistillo a pistillo, ma alla fine non hai più il fiore. Così puoi conoscerlo, non capirlo." obietta con un sorriso Cielo.
"Ma allora?" chiede Amico confuso.
"Capire un fiore vuol dire diventare quel fiore. Assumere i suoi colori, spandere il suo profumo, accogliere l'ape e diventare poi frutto o seme. Essere quel fiore."
"Allora non potrò mai capire un fiore, o anche solo un granello di sabbia."
"No, è vero."
"Quindi è impossibile capire." dice Amico.
"Un fiore, un granello di sabbia... ma l'uomo può capire l'uomo, a volte. Conoscere e poi capire. Ma ci vuole molta umiltà." dice Cielo.
"Quella... non mi pare che ne abbiamo molta, tu compreso, Cielo." dice Fiore stuzzicandolo.
"Basta averne quando è importante." dice Gazzella.
"E quando è importante?" chiede Mattino.
"Quando si vuole conoscere qualcuno." risponde Amico e coglie un sorriso di approvazione sulle labbra di Cielo e di Gazzella.
Intrecciano una corona di fiori e si mettono ad improvvisare poesie: dopo ogni giro di poesie, decidono chi deve mettere in capo la corona di fiori e uno degli altri scrive la poesia prescelta su un foglio.
A sera, dopo aver mangiato di nuovo, si mettono a giocare con le conchiglie e chi perde deve cantare una canzone. Poi chiedono ad Amico di raccontare la storia della prima creazione e il ragazzo la declama con bella voce. Infine decidono di andare a dormire. Mattino ha assegnato le camere: per Fiore e Gazzella la stanza ad ovest, per Cielo quella a nord, per sé quella accanto alla scala e per Amico la stanzetta sul tetto.
Amico sale con la lanterna, si toglie il perizoma e si stende sul comodo letto. Spegne la lanterna, e, dalla finestra, contempla la falce di luna crescente nel cielo terso e trapunto di stelle. Aveva sperato di poter dormire di nuovo accanto a Cielo, ma non aveva saputo opporsi alla decisione di Mattino. Si addormenta pensando al bel corpo di Cielo, eccitato.
"Amico, Amico..." una voce bassa lo sveglia. La stanza è buia, intravede appena una silhouette.
"Chi è?" chiede il ragazzo alzandosi a sedere. Un corpo nudo gli si addossa e lo spinge sul materasso: "Mattino..." dice Amico riconoscendolo.
"Sì... dormono tutti." dice l'altro e Amico sente che è eccitato.
Mattino lo abbraccia stretto e con le labbra cerca le labbra di Amico e lo bacia profondamente. Amico fremette eccitato e, dopo una breve esitazione, lo abbraccia e lo stringe a sé, carezzandone il corpo virile. Amico è stupito di come Mattino riesca a toccarlo nei punti giusti, nel modo giusto, di come sembri onnipresente: il giovanotto non ha incertezze, esitazioni, dubbi. Amico si sente privo di pensieri, tutto assorbito dalla coscienza di quell'imprevista visita. Si sente avvolto, circondato, accerchiato da Mattino, in cerchi crescenti di sensazioni fisiche sempre più profonde.
Amico ansa lieve, il cuore gli batte, le tempie gli pulsano come se fosse in preda alla febbre. Gli sembra quasi che i confini fra il suo corpo e quello dell'altro abbiano cessato di esistere quando i due corpi si compenetrano strettamente senza alcuno sforzo, come se ogni parte andasse al proprio posto da sola, per legge di natura. Eppure, stranamente, Amico sente che Mattino è "un altro". Questo non guasta il piacere che prova, ma Amico sa di non appartenergli. Questi momenti, queste sensazioni, sono belli e Amico decide di goderli fino in fondo.
Mattino lo accompagna passo passo nella via del piacere, fino a portarlo all'acme contemporaneamente a sé ed i due corpi uniti, agitati dal piacere come foglie al vento, fremono all'unisono in un forte, intenso orgasmo.
"È stato bello!" sospira lieve, soddisfatto, Mattino.
"Sì, bello."
"Mi piaci."
"Ma io... io sono innamorato di un altro."
"Lo so, di Cielo e lui di te. Ma ancora nulla, vero?"
"Lo sai? Ma allora, perché?"
"Perché tu ne avevi bisogno, io ne avevo bisogno. E perché sentivo che con te sarebbe stato molto bello, anche se solo per una volta."
"Mi spiace, Mattino, ma io..."
"Zitto, non c'è bisogno. È stato bello, e tanto basta. Beato Cielo, quando si deciderà: se senza amore sei così splendido, con l'uomo che ami che sarai mai?" gli dice Mattino carezzandogli una guancia.
Quindi gli dà un bacio lieve su un occhio, scende dal letto e gli sussurra la buona notte.
"Amico... sveglia..." la voce di Cielo penetra fin dentro i suoi sogni e lo riporta alla coscienza.
Apre gli occhi e, vedendo il suo sguardo, ricorda di essere nudo. Ha l'istinto di coprirsi, ma non lo fa.
"Se ti alzi subito, facciamo in tempo per la tua scuola. Gli altri dormono, fai piano."
"Sì." risponde Amico alzandosi dal letto.
Gli occhi di Cielo non lo abbandonano un attimo, Si lega il perizoma, mette il gonnellino, si prepara.
"Andiamo." dice Cielo.
Mentre camminano a passo svelto verso la capitale, Cielo gli chiede: "Come è stato?"
"Come è stato, cosa?" chiede Amico senza capire.
"Con lui, stanotte." dice Cielo sottolineando quel pronome maschile.
"Lo sai? L'hai visto salire?"
"No. Ho visto come ti ha guardato tutto il giorno."
"Molto bello... ma senza amore." risponde Amico lievemente imbarazzato.
"Già, come con l'altro nei pomeriggi del topo?" chiede con tono tranquillo Cielo.
"Mi hai spiato?"
"Spiato? No. Semplicemente ho notato che tutti i pomeriggi del topo non sei a scuola. Perciò..."
"Perché me lo chiedi?"
"Perché vorrei conoscerti, no?"
"Anche quello... senza amore. Poi basta, credimi, nessun altro. Non mi giudicare male."
"Chi sono io per giudicarti? Sei un ragazzo, ti piace il sesso. Normale. Siamo davvero i quattro punti cardinali, noi: amore senza sesso o sesso senza amore. Già!"
"No. Fiore e Gazzella hanno amore e sesso, loro."
"Mica è vero sai? Sesso senza amore, anche il loro. Sono amiche, certo, ma non amanti. Gazzella a volte va anche con qualche uomo, anche con Mattino, e Fiore ha altre donne. Semplicemente stanno bene assieme."
Amico tace. Poi, temendo quasi di fare la domanda, chiede: "Ma tu, sesso?"
"No, almeno per ora."
"Colpa di Vento?"
"No, non più, almeno. Non penso più a lui, non più come all'amante perduto, per lo meno. Probabilmente ho sbagliato anche io con lui. Pretendevo che vivesse per me."
"Non è normale, per un amante?"
"No, avrei dovuto io vivere per lui, e se mi amava, lui vivere per me, per sua scelta. Così non è stato: io non vivevo per lui e pretendevo che lui vivesse per me. Ha avuto ragione a scappare. L'ho fatto scappare io."
Tacciono.
Giunti al portale della scuola, Cielo gli dice: "Comunque sei bellissimo, nudo. Ti vorrei vedere sempre come eri stamattina quando sono venuto a svegliarti" e, senza aggiungere altro, si gira e va via.
Amico lo guarda andarsene e sente di amarlo profondamente.
Viene l'inverno e la fine del primo anno della scuola. Per parecchi giorni Amico non vede più gli amici, ma continua ad andare da Belcaro. Si immerge negli studi, preparandosi agli esami. Durante le lunghe notti, al chiarore della lucerna, ripassa assiduamente i testi, gli appunti. Dorme poche ore, ma non sente la stanchezza. L'unico svago sono i pomeriggi nel letto con Belcaro, ma dopo la notte con Mattino, Belcaro gli sembra sempre meno adeguato. Certo piacevole, ma null'altro.
Vengono gli esami: Amico li supera, qualificandosi primo in tutte le materie, ricevendo le congratulazioni anche dai più severi insegnanti. E l'invidia dei compagni, non sempre benevola. Viene il giorno della premiazione. L'Imperatore torna alla scuola. Amico, schierato con tutti gli altri, lo attende col cuore in gola: gli hanno spiegato puntigliosamente il cerimoniale e fatto ripassare cento volte in modo che non sbagli quando dovrà salire sul palco al cospetto dell'Imperatore.
Quando si prostrano, Amico trema da capo a piedi. Quando si alzano, lo guarda e si sente di nuovo infiammato di amore. Ama Cielo, ma... per l'Imperatore avrebbe dato la vita. "Io vivrei per lui, ma lui non vivrà mai per me." pensa con rammarico, poi si dice che il suo pensiero è blasfemo: l'Imperatore è dio, come può anche solo sognare di essere amato da un dio? Che un dio possa anche solo immaginare di vivere per un comune mortale?
Il decano della scuola lo chiama. Amico si stacca dalla schiera degli studenti del primo anno, raggiunge il centro del cortile e si prostra a terra.
La voce dell'imperatore declama, chiara, alta, sonora: "Ultimo Amico Della Luna! Avanza!"
Amico si alza, gli occhi fissi sulla splendida figura assisa sul trono d'oro, giunse ai piedi della pedana e si prostra di nuovo a terra.
L'Imperatore si alza in piedi: "Ultimo Amico Della Luna! Sali!"
Amico si alza, l'Imperatore lo guardava con un sorriso lieve. Esita, sale il gradino della pedana e di nuovo si prostra.
"Alzati!" dice l'Imperatore.
Amico obbedisce e si trova di fronte al dio in terra. Trema. L'Imperatore fa un gesto ed un nobile toglie ad Amico il gonnellino bianco senza disegni, un altro nobile gli cinge il gonnellino col sole giallo e occhi e bocca chiusi. L'Imperatore lo guarda dritto negli occhi. Quindi prende la fascia con le piume colorate delle varie prove in cui si è qualificato primo e, fatto un passo verso di lui, gliela pone in capo. Amico ha chinato profondamente la testa e guarda ora i piedi dell'imperatore racchiusi nei sandali d'oro e pensa che sono bellissimi, che vorrebbe baciarli.
L'Imperatore gli dice, a voce bassa: "Ho saputo che hai superato tutte le prove al primo posto: da anni nessuno ci riusciva. Non mi deludere, il prossimo anno, Ultimo Amico Della Luna. Mi ricorderò di te."
Amico si sente quasi svenire. Ripetute le tre prostrazioni rituali, camminando all'indietro, torna al suo posto. Spera che la cerimonia finisca presto, perché non è sicuro che le gambe lo reggano molto più a lungo.
Quando tutto è terminato, i compagni gli si affollano attorno: "Che cosa ti ha detto l'Imperatore? Di qui non si sentiva."
"Gli avrà detto che se continua così lo nominerà suo puliscicesso privato!" dice con astio un compagno.
"Io ne sarei fiero!" insorge un compagno.
"No, gli avrà detto di scopare di più e studiare di meno, se è un uomo!" dice un altro ridendo.
"Che ti ha detto, dai?"
"Frasi di circostanza..." dice Amico sentendosi girare la testa.
"E cioè?" insiste un altro compagno.
"Di non deluderlo, che si ricorderà di me." mormora Amico.
"Povero te, allora! Non vorrei essere al tuo posto!" esclama un compagno.
Amico si allontana quasi di corsa, va in camera sua e si getta su letto tremante.
Aveva sentito le mani dell'imperatore sul suo capo, quando gli cingeva la fascia: era stato toccato dal suo dio, dal discendente del Sole Eterno! Si sente come consacrato, diverso, trasformato.
Si addormenta stremato.
Ora ha ventotto giorni di vacanza. Quasi tutti gli studenti tornano a casa, ma lui, come altri, viene da troppo lontano per tornare. Amico si fa un programma: in quei giorni continuerà a studiare, in modo di essere pronto per l'inizio del nuovo anno di studi. Semplicemente dormirà un po' più del solito, perché ha bisogno di riposo.
È in vacanza da cinque giorni, è metà mattina, sta in camera sua a studiare, quando sente la porta che si apre. Si gira incuriosito e si trova di fronte Belcaro.
"Tu? Come hai fatto ad entrare? Come mai sei qui?" gli chiede alzandosi in piedi turbato.
"Ieri pomeriggio ti ho aspettato, non sei venuto. Volevo vederti." dice Belcaro deciso ed inizia a spogliarsi.
"Ehi, aspetta!" dice Amico, ma Belcaro è già nudo e col suo corpo muscoloso gli è addosso. Amico è spaventato, non per paura che gli faccia del male, ma perché si sente voluto e sente che l'altro s'aspetta che lui partecipi in quello che pretende da lui.
"No, fermo!" dice Amico arretrando, ma Belcaro inizia a sciogliergli il perizoma.
"Lasciati fottere." dice Belcaro stringendolo fra le braccia muscolose, mordicchiandogli un'orecchia e lo porta fino al letto.
Amico chiude gli occhi, stupito per tanta energia erotica, conquistato dall'intensità del desiderio del soldato di possederlo. Belcaro è lento, metodico, sa controllare il proprio desiderio abbastanza da modulare e prolungare il proprio piacere, finché, in una specie di frenesia, piega Amico sotto di sé, lo penetra con un'unica, lunga spinta e lo possiede con tale vigore che Amico si sente quasi di piangere per l'eccitazione che l'altro gli sta procurando. E finalmente raggiungono l'orgasmo e tutto sembra diventare bianco, vuoto, silenzioso, mentre sente Belcaro fremere dentro di lui negli ultimi spasmi di piacere.
"Uuuuh!" mormora Belcaro scuotendo la testa con un ampio sorriso soddisfatto.
"Vestiamoci..." dice Amico terrorizzato all'idea che qualcuno possa arrivare e sorprenderli.
"No! Ho voglia di farlo di nuovo, tra poco." gli dice il soldato togliendogli di mano il perizoma e lanciandolo lontano, "Stai qui, mi piace toccarti."
"Come hai fatto ad entrare?"
"Una piastra al guardiano: ora che è vacanza sono meno stretti."
"Non dovevi."
"Dai, Amico! Ti piace essere fottuto da me, no? E succhiarmelo. Guardalo, è di nuovo dritto, pronto per il secondo giro."
"Basta, vestiamoci."
"Dai, ti piace, no? Bacialo."
"Belcaro, o te ne vai subito o..."
Belcaro lo guarda stupito. "Fai sul serio."
"Certo."
"Ma che ti piglia? Ti ho fatto godere, no?"
"Sì, ma adesso basta."
"Non dici solo per oggi." Amico lo guarda lievemente stupito: non avrebbe creduto che l'altro avesse tanta sensibilità. "Ehi, di', mi stai scaricando? Che ho fatto di sbagliato? Mi piaci un sacco, non voglio perderti. Non ho mai trovato nessuno che sapesse farsi prendere così come te! Non ti voglio perdere, Amico, davvero! Io non so parlare bene, sono solo un soldato, ma... Amico, io ti voglio!"
"Voglio, voglio, voglio! Non sono un oggetto, io! Voglio! E io, cosa voglio, te lo sei mai chiesto?" dice Amico alterato.
"Ma... questo, no?" risponde Belcaro convinto, agitandosi il membro eretto.
"No, non capisci che posso volere altro?"
Belcaro si illumina: "Piastre? Regali? Come non ci ho pensato? Devi perdonarmi. Ti farò regali, te lo prometto. So essere generoso, io, con chi mi piace e tu mi piaci troppo. Dai, Amico, facciamo la pace, ora. Io ho voglia di te, ancora." gli dice carezzandolo fra le gambe.
Amico sente che sta per cedere e reagisce con rabbia: "Non toccarmi o grido e faccio venire i guardiani!" sibila deciso.
Belcaro si arresta stupito. "Non ti capisco."
"Appunto."
"Va bene, me ne vado. Aspetterò che ti passi. Sarò alla locanda, ogni pomeriggio del topo." dice scendendo dal letto, si riveste rapidamente ed esce senza aggiungere altro.
Amico si riveste ma si getta di nuovo sul letto: sarebbe mai riuscito a liberarsi di Belcaro? Così ottuso ma così sensuale? Vuole farla finita, a tutti i costi. Amico pensa che la vita è strana: lui ama l'Imperatore, desidera Cielo, fa sesso con Belcaro... Che ne sarebbe stato di lui? Sì, per cominciare, avrebbe fatto a meno del soldato, ma resta l'Imperatore e Cielo... il Sole e il Cielo... Rinunciamo al Sole, non c'è altro da fare, ma se almeno il Cielo si decidesse... pensa confuso.
Lo avvertono che qualcuno lo attende al portale. Spera che non sia di nuovo Belcaro. È Mattino.
"Amico, sono venuto a prenderti per una gita alle Colline di Sabbia."
"Le Colline di Sabbia? Dove sono?"
"In riva al mare, a nord della Bella. Dove si raduna tutto il bel mondo quando c'è il sole come oggi. Gli altri ci aspettano là."
"Ah... volevo studiare..."
"Non ti basta essere il primo? Cielo è molto fiero di te, ha preparato un regalo, non vieni a prenderlo?"
"Mi sai tentare, tu: Cielo e un regalo al tempo stesso."
"Eh, conosco i tuoi punti deboli ragazzo! E mi piacciono, lo sai."
"Non fare il galante con me, non attacca."
"Lo so, lo so. Vieni, allora?"
"D'accordo, tentatore!"
Traversata la Città di Pietra, cioè i quartieri eleganti, poi la Città di Fango, cioè il fitto agglomerato dei quartieri della gente comune, prendono la strada lastricata che sale a nord quindi deviano per uno stradello che traversa una piccola selva e sbucano in un vasto tratto di spiaggia sabbiosa fortemente ondulata, macchiata qua e là da folti cespugli, finché sono in riva al mare.
Mattino lo guida a passo sicuro fino al punto in cui Cielo, Gazzella e Fiore sono stesi, completamente nudi, su alcune stuoie.
"Evviva, eccovi finalmente!" grida Fiore appena li vede, alzandosi in piedi a salutarli gioiosa.
Cielo si alza a sedere e, facendosi schermo con la mano li guarda e sorride.
"Spogliatevi, il tempo è splendido per essere fine inverno." dice Gazzella.