Il giorno del Giorno Crescente, Amico, assieme a Cielo, va a corte per la cerimonia. È la prima volta che entra nel palazzo imperiale ed è emozionato. L'imponente complesso di pietra, che sorge alle spalle della scuola, è un insieme di cortili, giardini, viali lungo i quali si snodano le varie costruzioni che compongono il palazzo imperiale. Giungono nella piazza delle cerimonie. Il rito inizia.
Per prima cosa l'Imperatore si spoglia del mantello invernale di lana. Quindi purifica il terreno con acqua e fuoco e le vergini danzarono la danza della fine dell'inverno, poi lancia i mille semi ed i guerrieri danzarono la danza della forza della vita. I sacerdoti divinano i giorni propizi per la semina di primavera delle varie piante e dettano il calendario del nuovo anno. Poi, bruciate le otto essenze, l'Imperatore veste il mantello primaverile di piume e dà inizio ai giochi ed alle feste, iniziando lui stesso la rituale partita di palla a bracciale. Amico guarda affascinato tutti i riti.
Iniziate le feste, l'Imperatore si ritira nella sala delle udienze dove riceve l'omaggio di tutti i capifamiglia in ordine di importanza. Amico sta giocando una partita di pallamano, quando gli si avvicina Cielo:
"Lascia il tuo posto a qualcun altro."
"Sì?"
"Vieni con me."
"Dove?"
"L'Imperatore ha chiesto di te, vuole vederti."
"Me? L'Imperatore ha chiesto di me?" chiede Amico gli occhi sgranati.
"Sì, quando mio padre è andato a fargli omaggio. Ti aspetta nella saletta privata. Un'udienza informale: un onore e una delicata attenzione: non ti vuole mettere a disagio di fronte alla corte, visto che ancora non conosci bene l'etichetta."
Cielo lo guida per l'intrico di sale fino agli appartamenti privati dell'Imperatore, superando diversi controlli, fino ad una porta dove dice ai soldati di guardia:
"Questi è Ultimo Amico Della Luna: è atteso."
"Sì, lui può passare." dice un soldato e gli apre la porta.
Amico entra e si trova di fronte l'Imperatore, che indossa solo un semplice grembiule verde. Amico si prostra immediatamente a terra.
"No, Amico, alzati: qui ci siamo solo noi due. Possiamo fare a meno delle regole."
"Ma tu sei il mio dio e imperatore, sei il mio Sole."
"Amico! Alzati!" dice l'Imperatore con un sorriso lievemente corrucciato.
Amico obbedisce prontamente e freme: è così bello! Il volto fine, intelligente, sorridente, i potenti pettorali che si sollevano lievemente al ritmo del respiro, le spalle larghe, il ventre incavato, la vita stretta, le braccia e le gambe possenti, appena divaricate, tutto è di una bellezza indescrivibile.
"Finito di guardarmi?" chiede il giovane uomo con un sorriso.
Amico arrossisce. L'Imperatore gli fa cenno verso uno sgabello e siede su una sedia:
"Amico... Ultimo Amico Della Luna... un curioso nome. Ne sai l'origine per caso?"
"Sì, io non sono il vero figlio dei miei genitori. Avevano deciso di non avere più figli. Ma una notte di luna sentirono un miagolio alla porta, uscirono e mi trovarono in una cesta, la cesta dei figli abbandonati. Mi raccolsero: il miagolio era il mio pianto. L'uomo che sarebbe diventato mio padre, mi disse: Ehi, amico! perché piangi? guarda che bella luna! e, dicono, io smisi di piangere e sorrisi. Allora lui disse a lei: prendiamolo come nostro ultimo figlio, vuoi? certo, disse sua moglie. Bene: allora lo chiameremo Ultimo Amico Della Luna. Questo è il motivo del mio nome."
"Interessante. Hanno fatto un ottimo acquisto, con te: hanno allevato un figlio intelligente, dotato e bello, molto bello." Amico arrossisce di nuovo e l'Imperatore sorride: "Quando arrossisci, diventi ancora più bello. Mi piaci, Amico: ti ho conosciuto che eri un ragazzetto ancora acerbo, ma già piacente, ti ho qui ora, formato, ben fatto, più che piacevole. Hai diciannove anni, vero?"
"Sì."
"Dopo il viaggio ne avrai venti, l'età giusta. Quando tornerai, verrai qui a corte: ti voglio accanto a me. Ho saputo che sei bravo a leggere il calendario divinatorio, voglio che tu sia il mio divinatore personale. Questo foglio, mostralo al tuo ritorno alla porta del palazzo e ti porteranno da me."
"Non sono degno. Sono ancora così giovane."
"Non è vero, lo sei. E come ho detto, venti anni sono l'età giusta. Otto meno di me. Sai il significato del numero otto, no?"
"Sì, l'otto sono i due spazi della vita, quello fisico e quello spirituale, quello sensoriale e quello non sensoriale. E l'otto sono le quattro coppie celesti: quella delle quattro età. L'otto è la mano che dà l'inizio all'essere e all'equilibrio primigenio. L'otto sono gli amanti uniti ai sei sensi; e l'otto infine è il sole e la luna, cioè l'uno e il sette, che è il quarto della lunazione."
"Appunto, io il sole, tu la luna e il venti sono quattro mani, le mie più le tue. O la coppia e la conchiglia vuota che dà potenza. Vedi che tutto è perfetto. Ti attenderò, Amico. Beato il giorno in cui i tuoi genitori ti hanno accolto." dice l'Imperatore e si alza congedandolo.
Amico esce con la testa in subbuglio: avrebbe vissuto a fianco dell'imperatore! Quello che non aveva neppure osato sognare si sta avverando! E quel lungo messaggio che gli aveva dato chiedendo il significato del numero otto, che cosa significa realmente? E quella aggiunta delle quattro mani, degli amanti potenti... gli gira la testa, è troppo.
Cielo lo aspetta, ne vede l'espressione, e gli dice: "Amico, scendi in terra. Ti desidera, ma stai attento: lui è tutto, tu non sei niente. Stai attento: ti brucerà."
"Cielo, amico caro, non è forse bello morire bruciati dal Sole?"
"No, perché non morirai ma brucerai per sempre: il Sole non uccide, ustiona fin dentro il cuore. E non c'è acqua che ne lenisca il suo bruciore."
"Dopo il viaggio mi vuole accanto a sé come divinatore personale."
"Come divinatore? Fosse solo quello!" dice sibillino Cielo senza aggiungere altro.
Amico, preparandosi per il viaggio, pensa di comporre un poema descrivendo tutto quello che avrebbe visto, per poi offrirlo all'Imperatore al suo ritorno. Perciò fa mettere nella cassa fogli e colori. Cielo lo fa accompagnare da quattro schiavi che portano i bagagli e il piccolo corteo, con la lettera imperiale, parte verso nord, per poi scendere fino all'estremo sud e visitare così tutto il territorio dell'impero. Amico passerà al suo villaggio d'origine per trovare la sua famiglia e portare doni ai genitori, ai fratelli adottivi e a Roccia.
A nord-est Amico è impressionato dalla grande foresta che si stende su un'area immensa. Solo una piccola parte, gli dice il Governatore, è controllata dall'Imperatore. All'interno vivono piccole tribù selvagge, ferocissime. La foresta è splendida, piena di fiori ed uccelli coloratissimi, rigogliosa, intricata. Amico vuole inoltrarcisi e il Nomo locale lo fa scortare da un drappello di soldati. Si accampano sulle rive di un grande fiume che scorre verso est ed i soldati stendono le amache per riposare attorno ad un fuoco.
Durante la notte, mentre Amico sta dormendo, è svegliato da un forte chiasso: i soldati hanno catturato un giovane selvaggio che, dicono, li voleva derubare. È snello, di pelle lievemente più scura del normale, e completamente nudo a parte una sottile cintura ai fianchi ed una specie di collana. È bello. Amico cerca di parlargli, ma i suoi tentativi non hanno risultati, il giovane parla una lingua per lui incomprensibile. I soldati hanno legato i polsi del giovane dietro la sua schiena e gli hanno legato le caviglie. Il giovane guarda spaventato le armi dei soldati e trema visibilmente. Amico dice loro di lasciarli soli.
Per calmare il giovane e fargli capire che non ha nulla da temere, Amico inizia a parlargli con dolcezza ed a carezzargli il volto, il petto. Il giovane a poco a poco sembra rilassarsi e dice qualcosa. Amico continua a carezzarlo ed a parlargli a voce bassa, sorridendogli. Il giovane risponde con un lieve sorriso. Ha occhi scuri, profondi, luminosi. Amico, inconsciamente, inizia a carezzare il giovane in modo più intimo e questi si eccita e sorride di nuovo. Quando Amico si rende conto dell'eccitazione del giovane, scende con la mano a carezzarlo fra le gambe eccitandosi a sua volta. Il giovane sembra apprezzare e mugola basso il suo piacere.
Amico si rende conto che, di lontano, i soldati li stanno guardando, non si sente affatto imbarazzato ma, anzi, sicuro: allora scioglie i polsi e le caviglie del selvaggio. Questi gli sorride e si mette a carezzare il corpo di Amico, che si scioglie il perizoma. L'altro si impadronisce dell'erezione di Amico e scende mugolando a suggerla con evidente piacere.
Il giovane selvaggio, quando si rende conto che Amico è pienamente eccitato, in silenzio, con occhi luminosi, gli si offre e lo guida in sé. Amico lo prende con grande piacere e pensa che il selvaggio, per conoscere ed apprezzare così le gioie del sesso, non deve essere poi così selvaggio. Mentre lo prende, lo carezza e gli parla sottovoce, con dolcezza. L'altro sorride in silenzio e carezza il corpo di Amico facendogli sentire il proprio piacere. Fanno l'amore a lungo: è la prima volta che Amico prende qualcuno e lo trova molto piacevole, anche perché l'altro sta facendo del tutto per dargli piacere.
Scende a baciarlo in bocca. L'altro all'inizio sembra sorpreso e Amico capisce che non ha mai baciato. Ma il giovane dopo poco risponde al bacio e mugola per il piacere, estasiato. Amico lo trova estremamente eccitante, e in breve raggiunge l'acme del piacere e si scarica nel giovane che, a sua volta, raggiunge l'orgasmo. Amico si abbandona su quel corpo forte e fresco, carezzandolo e baciandolo e anche il giovane carezza e bacia Amico, guardandolo con occhi ridenti.
Quando Amico cinge di nuovo il perizoma, il giovane prende le corde e le tende ad Amico facendogli capire di legarlo di nuovo.
"Vuoi essere mio schiavo?" gli chiede Amico stupito prendendo le corde.
L'altro, quasi avesse capito, gli tende i polsi uniti guardandolo sereno. Amico posa le corde e dice:
"No, se vuoi restare, resti, se vuoi andare, vai."
Il giovane non capisce, riprende le corde e le tende di nuovo ad Amico. Questi di nuovo, scuotendo la testa, le posa in terra. Allora il giovane si lega le caviglie, poi cerca di legarsi i polsi aiutandosi con i denti e si stende in terra sorridendo ad Amico. Questi gli carezza i capelli e gli dice:
"Va bene, ti porterò con me. E ti chiamerò Dono Della Notte Della Grande Foresta. Tu Dono, io Amico. Tu Dono, io Amico." ripete più volte indicando l'altro e se stesso.
Il giovane ripete: "Tu Dono, io Amico."
"No, io Amico..." dice divertito questi. Poi gli fa cenno di dormire e a sua volta si stende sull'amaca.
La mattina quando Amico si alza, Dono è già sveglio, e sta steso accanto all'amaca e guarda Amico con un sorriso dolce e tranquillo.
"Amico, che ne facciamo di lui? Lo uccidiamo?" gli chiede un soldato.
"No, mi piace, lo porterò con me come mio schiavo. Mettetegli un perizoma e dategli una parte del carico da portare." dice Amico, poi, rivolto al capo dei suoi quattro schiavi, gli dice: "E, voi, insegnategli a parlare la lingua fiorita. Il suo nome è Dono."
Lasciata la foresta, tornano in città.
Il Nomo, quando vede Dono, si mostra stupito: "Questi selvaggi, quando li vinciamo in guerra, cercano di uccidersi: sono molto fieri. Come hai fatto a domarlo?"
Amico pensa che probabilmente lo verrebbe a sapere dai soldati, perciò dice la verità: "Dopo che i tuoi soldati l'avevano catturato e legato, io mi sono dilettato con lui. Mi si è dato senza problemi e dopo mi ha fatto capire che voleva essere mio prigioniero."
"Bene, è il tuo schiavo quindi. Vuoi che lo marchiamo col tuo simbolo?"
"No, mi si è dato spontaneamente. Se vorrà andarsene, può farlo. Non serve marchiarlo."
"Ma se non ha il marchio, chiunque altro potrebbe pretenderlo per sé, visto che non è del nostro popolo."
"Allora fagli fare un bracciale col mio simbolo: così tutti sapranno che è un mio protetto." dice Amico.
Il Nomo scuote il capo ma fa come Amico gli ha chiesto.
Questi, con i suoi cinque uomini, prende la strada per il sud. La notte seguente, Dono si accosta ad Amico e gli fa capire che lui è pronto a fare di nuovo l'amore. Amico lo accoglie con piacere e ci passa la notte. Dono ha una grande dolcezza, oltre che forza e intelligenza. Inizia ad imparare abbastanza in fretta la lingua fiorita. Dopo un solo mese di viaggio, Dono può iniziare a comunicare con Amico. Gli spiega che lui è il figlio minore del capo della sua tribù, e che ha sempre desiderato conoscere i potenti uomini di fuori della foresta. Gli dice anche che lui, fin da ragazzo, preferisce l'amore con i maschi a quello con le femmine e che quello che l'aveva attratto ad avvicinarsi a loro era proprio il fatto di aver visto Amico e di averlo desiderato, ma che credeva che sarebbe stato ucciso. È grato ad Amico di averlo invece voluto per sé.
"Tu mio capo!" gli dice con fierezza.
Amico annota tutto quello che vede, che gli capita e poi lo riscrive in eleganti versi. Sceso di nuovo alle spalle della capitale, dell'Ombelico del Mondo, come è anche chiamata la Grande, la Bella, passando per la strada fra i monti, continua la via verso il freddo sud. Ma è estate e solo la notte fa fresco, a causa dell'altura. A volte devono scendere la costa di ripide vallate e risalire sul versante opposto, a volte invece possono traversare le strette e profonde valli passando sui lunghi ponti di corde sospese nel vuoto. La prima volta che usano un ponte, Dono è terrorizzato, ma vedendo che Amico e gli altri schiavi lo affrontano in piena tranquillità, si fa forza e lo supera. Amico gli ha fatto togliere il carico perché si senta più sicuro.
Passato dall'altra parte, Dono è raggiante: "Dono passato ponte! Anche Dono sa fare, ora!" dice felice come un ragazzino ad Amico.
Riprende il suo carico e si avvia più fiero ed impettito di prima.
In autunno giungono a Sonora, il villaggio di Amico. Quando la gente del posto vede il piccolo gruppo di uomini avvicinarsi e riconosce Amico, lo precede al villaggio annunciando la sua visita. Il sacerdote, il capo villaggio, tutta le gente del posto e la famiglia di Amico schierata in prima fila, lo accolgono con grandi manifestazioni di gioia. Amico deve raccontare a tutti i successi ottenuti, quindi presenta i doni per la sua famiglia.
Roccia gli si avvicina: "Sono felice di rivederti, Amico. Ti sei fatto bello, forte, ed ora sei anche diventato importante, come prevedevo."
"Anche io sono felice di rivederti, Roccia."
"Posso farti conoscere il mio nuovo amico?"
"Il tuo amante?" chiede Amico con un sorriso.
"Sì: dopo un anno che tu eri andato via. È tuo cugino Alto, lo ricordi, no?"
"Alto? Ma era un bimbo!"
"Ha solo due anni meno di te, s'è fatto un bel ragazzo... E poi, mi ricordava te, ha i tuoi stessi capelli, il tuo stesso sorriso."
"State bene assieme?"
"Sì, molto. Ho sposato sua sorella e lui sposerà la mia il prossimo anno. Abbiamo deciso di costruirci una casa assieme. Tu non ti sei sposato?"
"No, né intendo farlo."
"Ah, tu in città puoi fare così. Noi qui al villaggio, sai come è, possiamo fare l'amore con chi vogliamo purché ci si sposi a vent'anni. Hai un amante, tu?"
"Amo qualcuno, alla capitale, ma non siamo amanti. Dono mi tiene compagnia la notte, da un po' di tempo."
"È un gran bel giovane. Sono contento per te. Vieni stasera a cena da me? Ci sarà anche Alto. E se vuoi puoi portare il tuo Dono."
La moglie di Roccia li serve a tavola e Roccia e Amico conversano piacevolmente.
"Come fai, con tua moglie e con Alto?" gli chiede ad un certo punto Amico, "non sono gelosi l'uno dell'altra?"
"No, seguiamo la luna: luna piena e nuova con Alto e le altre due lune con mia moglie."
"Ingegnoso. Vi soddisfa?"
"Sì. Vero Alto?"
"Certo, anche se vorrei che la luna non fosse mai crescente o calante." dice il ragazzo con un sorriso malizioso.
Ripreso il viaggio, si spingono fino al profondo sud, ed è inverno, perciò fa davvero freddo. Vestono i pesanti panni di lana dei popoli di quelle terre e la notte Dono scalda col suo corpo, sotto le variopinte coperte, il suo padrone. Sulla via del ritorno, verso fine inverno, si fermano in una città che ha terme calde. Qui, mentre sono al bagno, giovani schiavi li massaggiano. È il solito massaggio erotico che si fa in quei locali, ma più spinto che mai. Amico nota che Dono si sta eccitando notevolmente e che lo guarda con un certo senso di imbarazzo.
"Ti piace, il tuo ragazzo, Dono?"
"Sì, padrone."
"Goditelo, allora. È qui per questo."
"Posso davvero?"
"Certamente."
"Grazie, padrone." dice Dono e si mette a fare l'amore col ragazzo, che gli si dà prontamente.
I due sono notevolmente eccitati ed è piacevole vederli fare l'amore con tanto trasporto e passione. Amico pensa di comprare quello schiavo e di donarlo a Dono.
Questi allora dice: "Ma io sono il tuo schiavo: come posso avere uno schiavo?"
"No, tu sei il mio servo, e lui sarà il tuo schiavo e il tuo amante."
"Io ti appartengo. Tu mi piaci."
"Tornati alla capitale, comunque, non potremo più avere sesso, io e te. Voglio che tu abbia il tuo ragazzo, quindi, visto che ti piace tanto."
"Sei un padrone buono," dice Dono, "io sono tuo, comunque."
Così la comitiva, ora di sette persone, prende la via del nord verso la capitale. Lo schiavo di Dono ha sedici anni e si chiama Meriggio. È un ragazzo sensuale, servizievole, dolce. Amico vede che Dono gli è molto affezionato.
"Padrone, vuoi che io e Meriggio veniamo a tenerti compagnia stanotte?"
"No, goditi il tuo ragazzo tranquillamente."
"Ma tu sarai solo, così."
"Per me va bene. Non ti preoccupare."
"Saremmo molto lieti di darti piacere. Io ti appartengo, quindi anche lui ti appartiene. Permettici di darti piacere, ti prego."
Amico sorride e cede. I due gli fanno passare una notte di intenso piacere, prodigandosi finché Amico è pienamente soddisfatto e si addormenta fra i due caldi corpi.
Tornano alla capitale due giorni prima della festa del Giorno Crescente. Cielo li accoglie con piacere, poi li accompagna a palazzo imperiale. Amico è ricevuto dall'Imperatore e gli presenta il manoscritto del suo viaggio. Amico, il suo servo Dono e il suo schiavo Meriggio sono iscritti fra gli abitanti di palazzo e l'Imperatore fa assegnare ad Amico un piccolo quartiere nel recinto della residenza privata, per averlo vicino.
L'astrologo di corte, Lago, vedendosi togliere una parte del proprio ruolo, non accoglie bene Amico. Anche se resta l'astrologo ufficiale di corte, e quindi di grado superiore ad Amico, il fatto che questi viva negli appartamenti dell'Imperatore e ne faccia le divinazioni personali, gli rode.
Amico è a palazzo da poche settimane, quando, una sera, giunge nel suo quartiere uno schiavo dell'Imperatore.
"Il nostro signore mi ha dato ordine di far restare i tuoi servi nella loro stanza e di prepararti alla sua visita."
"L'Imperatore verrà qui? da me?" chiede stupito Amico.
"Sì, certo. Perciò ora vieni, ti farò il bagno balsamico, poi lo aspetterai nella tua stanza."
"Nella mia stanza?"
"Certo. Non hai capito perché il nostro signore ti fa visita e non vuole altri attorno? Hai ottenuto grazia ai suoi occhi. Vuole godere della tua compagnia, questa notte."
Amico lo guarda incredulo, emozionato. L'Imperatore da lui, che gli palesa il proprio desiderio! Gli sembra incredibile. Con lo schiavo va nel bagno, si lascia lavare, spalmare il corpo di unguenti, quindi entra nella propria stanza.
"Fatti trovare pronto, stenditi sul letto."
"Che devo fare?" chiede preoccupato Amico.
"Quello che il nostro signore ti dirà di fare." dice lo schiavo e lo lascia.
Amico trema da capo a piedi, in attesa.
Dopo poco si apre la porta della stanza. Alla luce delle lucerne, Amico vede entrare l'Imperatore, solo, con il solo grembiule indosso. Amico lo guarda in silenzio, trattenendo il respiro.
"Eccoti, finalmente. Alzati, Amico, vieni a togliermi il grembiule." dice l'Imperatore con un sorriso.
Amico scende dal letto, gli si inginocchia davanti e scioglie il bel grembiule dorato: sotto, il giovane uomo non indossa nulla ed Amico si trova di fronte agli occhi la sua bella erezione.
"Mio signore..." mormora Amico emozionato, provando forte il desiderio di carezzarla, di baciarla, ma incapace di muoversi.
"Alzati. Sei bello, Amico. Ti desidero."
"Sono tuo, signore."
"Non sono il tuo signore, ora. Sono un uomo pieno di desiderio per te."
"Signore..."
"Quando ero piccolo mi chiamavano Potente: chiamami così, Amico. Voglio che tu sia il mio amante."
"Io il tuo amante? Sono il tuo schiavo."
"No, sei un maschio come me. E vedo con piacere che provi il mio stesso desiderio."
"Io ti amo, Potente, io ti amo."
"Dimostramelo, trattandomi da amante, non da imperatore: questo solo ti chiedo."
"Ma tu sei il mio dio!"
"Dio? Io? No, sono solo un uomo, pieno di desiderio per te. Gli altri mi chiamano dio, ma sono solo un uomo: ben povero dio, infatti, che prova fame e sete, che si stanca e deve dormire, che può essere avvelenato o trafitto nel sonno o in guerra. No, sono solo un uomo. E questo uomo desidera questo splendido ragazzo. E lo prega di dargli il suo amore, di dimostrarglielo, facendolo sentire vivo, capisci? Amami, Amico. Sono qui per questo." dice Potente carezzando il corpo del giovane.
Amico freme eccitato e timidamente solleva le mani e prende a carezzare lo splendido corpo che gli si erge di fronte. Potente lo abbraccia stretto a sé, palpandolo con desiderio, e lo bacia in bocca, profondamente. Amico risponde a quel bacio con passione ed a poco a poco riesce a dimenticare che è fra le braccia dell'imperatore e a vedere, sentire l'altro solo come un maschio pieno di desiderio. Il maschio più splendido che abbia mai conosciuto. Il calore del corpo dell'altro lo eccita e con il suo corpo, lo cerca. Le loro eccitazioni si cercano, si sfregano sode e forti.
"Vieni..." mormora Amico e lo guida verso il letto.
"Mi desideri?" chiede l'Imperatore.
"Sì, dal primo giorno che ti ho visto. Non avrei mai sognato che potesse davvero venire questo momento."
"Anche io ti desidero, Amico." dice Potente spingendolo sul letto e stendendoglisi sopra.
Si carezzano intimamente, a lungo. I loro occhi si guardano con un dolce sorriso pieno di desiderio.
"Davvero mi ami, Amico?"
"Sì."
"Che cosa significa che mi ami?"
"Che sono creta nelle tue mani, che puoi fare di me quello che vuoi."
"Perché sono il tuo imperatore?"
"Perché ti amo, Potente."
"Non ti dimenticare mai di dirmelo: ne ho bisogno."
"Bisogno tu? Tu hai tutto."
"Se ho te, sì, ho tutto. Mi piaci, Amico. Non sei solo bello di corpo, sei bello dentro. Sei un ragazzo puro."
"Sono tuo."
"Sì, sei mio, ma anche io voglio essere tuo."
"Ma tu sei..."
"Sssst! Non qui, non ora. Qui ed ora sono solo un uomo bisognoso di amore, del tuo amore. Qui non ci sarà mai imperatore e suddito, ma solo due maschi che si desiderano. Dimmi che cosa vuoi da me, Amico, qualsiasi cosa io sia in grado di fare per te."
"Che voglio? Farti felice, niente altro!"
"Anche io voglio fare felice te." mormora l'uomo e scese a baciare tutto il corpo del ragazzo pieno di desiderio.
Amico si lascia andare a poco a poco e presto si uniscono in un appassionato sessantanove, carezzandosi perdutamente.
"Ti voglio in me, Amico." sospira Potente fremendo.
"Io in te?"
"Certo."
"Come desideri, ma anche io ti vorrei in me."
"Sì, con piacere, ma ora, prendimi."
"Eccomi, Potente." sussurra Amico preparandosi a fare quanto l'altro desidera.
Legge il piacere negli occhi dell'altro, mentre gli si insinua dentro con dolce vigore.
"Oh... sì... così, Amico... mi ami?"
"Ti adoro."
"Sei felice?"
"Non potrei esserlo di più."
"Bene, anche io. È bello sentirti in me. Sei tenero e forte... come mi piace! Oh, finalmente..."
"Ti amo..."
"Sì... baciami..."
Potente gli carezza la schiena, lo bacia, gli si da con trasporto, mentre Amico lo prende suggendogli i capezzoli turgidi, carezzandogli il ventre sodo, il membro fremente. E si baciano suggendosi la lingua con avido piacere.
"Oh, Amico! è bello, veramente bello!"
"Ti piace?"
"Sì... e a te, mio dolce amato?"
Amato! l'ha chiamato amato! Amico sente che il piacere che sta provando non è solamente fisico, ma molto più totale, profondo, bello e intenso. Il forte corpo sotto di lui lo accoglie con piacere evidente.
"È troppo bello." mormora Amico.
"Oh, sì." sussurra in risposta Potente stringendosi a lui.
Quando lo sente troppo vicino al sommo del piacere, Potente lo fa smettere.
"Ora ti prendo io. Non voglio che finisca tutto in fretta. Aspetteremo l'alba uniti. Mi vuoi in te?"
"Oh sì, ti prego!"
"Allora..." dice Potente con un sorriso dolce e pieno di brama, stringendolo a sé e girandosi in modo che ora Amico gli stia sotto.
Questi si accinge ad accogliere il potente membro del suo uomo. Lo sente conquistarlo a poco a poco, scivolargli dentro, riempirlo, e si sente in paradiso.
"Oh, che bello!" mugola assaporandolo mentre l'uomo inizia a danzargli dentro.
"Sì."
"Ti amo!"
"Anche io! Sei mio finalmente. E io tuo. Non è bello?"
"È bellissimo!" sussurra Amico.
Potente continua a battergli dentro con un ritmo sostenuto, forte, virile, pieno di tenerezza.
Si scambiano più volte posizione, unendosi e riunendosi con crescente piacere. Si baciano, si carezzano, si prendono l'un l'altro in un'incessante danza d'amore profondo. Il sorriso radioso di Potente è il dono più bello che Amico possa ricevere: quella gioia è lui a darla al suo uomo. Quando finalmente si abbandonano alla pienezza del piacere, il cielo è colorato di rosa dall'aurora. Si stringono l'uno all'altro.
"Sei il mio amante, Amico!"
"Sì, Potente, tutto e solo tuo."
"Mi dispiace dovermi dividere fra te e le mie mogli. Vorrei passare con te ogni notte."
"Non puoi dimenticare il tuo dovere per me."
"Il mio dovere... L'astrologo di corte aveva compilato il calendario dei giorni fausti per le unioni con le mie mogli. Voglio che tu lo rifaccia. Ma voglio che in un anno le notti con te siano almeno 222 cioè il numero di tre volte gli amanti."
"Lo calcolerò, come desideri."
"Ricordati, Amico," dice l'Imperatore cingendo il grembiule sulle sue nudità, "quando verrò qui da te, sarò il tuo amante, non il tuo signore."
"Come comandi."
"Bene. Sono felice."
"Anche io lo sono, Potente."
"Calcola oggi stesso il nuovo calendario."
"Senza dubbio. Cercherò i giorni fausti per le nostre 222 volte, poi quelli della tua prima moglie poi gli altri."
"Ti amo, Amico!"
"Ti amo, Potente!"
Quando Amico resta solo, una felicità enorme, piena di calore lo avvolge come un manto prezioso: è diventato l'amante del suo dio, anche se Potente nega di esserlo. La vita è clemente con lui. Più che clemente, è amica.
Amico è emozionato e felice. Presenta il nuovo calendario a Potente, che lo apprezza. Quando Potente va a far visita ad Amico, questi si prepara aiutato da Dono e Meriggio che poi non si fanno più vedere finché non sentono l'Imperatore andar via. Per Amico le notti con Potente sono i momenti più dolci, belli, pieni della sua vita. Il loro amore evolve e si approfondisce notte dopo notte. Ma anche durante il giorno a Potente piace appartarsi con Amico per fare lunghe chiacchierate e così, senza volerlo, Amico diviene il confidente ed il consigliere dell'Imperatore e questo gli attira altre invidie a corte.
Cielo, un giorno, gli dice: "Amico, sai che ti voglio molto bene: sono preoccupato per te. Non sto parlando per gelosia, credimi. Vorrei che tu fossi felice, ma vedo nubi addensarsi su di te."
"Ti preoccupi troppo, Cielo."
"No. Che tu sia l'amante dell'imperatore, beh, non sei il primo, la corte lo accetta, ma che tu ne sia divenuto anche il consigliere e il confidente, non piace. Gli altri amanti, prima di te, erano solo compagni per la notte, null'altro. Tu hai acquisito un potere che fa sentire gli altri minacciati."
"Ma io non voglio potere. Voglio solo che l'Imperatore sia felice. Non mi interessa altro."
"Io ti credo, perché ti conosco, ma gli altri?" dice preoccupato Cielo.