"Non devi chiedermi perdono, Signore. Tu sei la legge."
"Un buon sovrano è quello che dà ordini giusti. Non sono stato né un buon sovrano né un buon amante. Ma io, Amico, io ti ho sempre amato. Io ti amo ancora. Torna con me. Riavrai onori, più di prima. E qualunque cosa accada, ti crederò, hai la mia parola. Torna con me, Amico. Non è l'Imperatore a chiedertelo, è Potente."
"Non posso, perdonami. Cielo mi ama, io lo amo. Non posso tradirlo, lasciarlo. Non potrei mai. Perdonami."
"Perdonarti? Di essere fedele? Fedele fino ad chiedermi di ucciderti? No... Ti amo, Amico, e ti ammiro. Se non posso averti più come mio amante, ti voglio ancora come mio Consigliere: torna a corte, col tuo Cielo, si capisce. Sarai il mio primo consigliere. Ho bisogno di gente come te al mio fianco."
"Signore... Signore... non mi chiedere cose a cui non posso obbedire. Cielo ama questo posto. Se io glielo chiedessi, per amore lui accetterebbe, ma io so che non sarebbe felice ed io voglio solo la sua felicità. Non posso chiedergli questo. Non adirarti Signore, ma devo dirti di no."
L'Imperatore ride: "Amico! Lo sai che sei l'unico essere vivente che abbia avuto il coraggio di dirmi di no tre volte? Quanto deve essere forte il tuo amore per Cielo! Lo invidio. Non ti chiederò più nulla a cui tu debba dire di no. Ecco, prendi, ti dono il mio collare e ti nomino Primo Consigliere dell'Impero. No, aspetta: resterai qui. Se avrò bisogno di te, te lo farò sapere e, in quel caso, ti prego di venire per pochi giorni a corte, con Cielo. Almeno questo potrai farlo, no? E ora, dammi da scrivere, devo lasciare una lettera per Cielo. Mi fermerò a cenare con te, poi tornerò al campo dalla mia gente, che sarà preoccupata per me."
"Non ti fermi a dormire qui, Signore?"
"No. Ti desidero troppo, non vorrei venire ad importunarti, durante la notte. Anche un imperatore è un uomo debole, per certe cose. Dammi da scrivere, ora."
L'Imperatore siede al tavolo e scrive una lunga lettera, la piega e la sigilla:
"Ecco, questa è per Cielo, dagliela quando tornerà. Ed ora, spero che la cena sia pronta, ho davvero appetito!" dice con allegria.
Mangiano il buon pasto che Dono e Meriggio servono loro, poi l'Imperatore si cambia di nuovo, rendendo gli abiti ad Amico. Lo saluta ed esce dalla casa, accompagnato fino al bordo della selva da Amico, Dono e Meriggio che si prostrano a terra mentre si allontana.
Quando, alcuni giorni dopo, Cielo torna, Amico gli racconta dell'imprevista visita dell'Imperatore, in tutti i dettagli, quindi gli consegna la lettera. Cielo la apre e la legge ad alta voce:
"A Calmo Cielo D'Autunno del popolo del Sole, della gente dell'Aquila.
Cugino, salute e pace nella tua casa.
In tua assenza ho avuto l'occasione di visitare la tua casa e mi ha accolto il tuo amante, Ultimo Amico Della Luna. Rivederlo e sentirmi attratto da lui è stato un tutt'uno e gli ho chiesto di giacere con me. Me l'ha negato, perché ti ama. Ti invidio, cugino: hai l'amante ideale, che io mi sono lasciato sfuggire per la mia cieca e stupida gelosia. Ho capito di aver sbagliato a non credergli allora, ho capito di aver sbagliato a chiedergli di tornare con me sapendo che è il tuo amante e di questo ti chiedo perdono. Ho imparato cose importanti, in queste ore in casa tua, grazie al tuo Amico. Tienilo caro, prezioso: l'ho nominato Primo Consigliere dell'Impero: ti ritengo responsabile della sua salute, della sua felicità, della sua vita. Qualche volta vi chiederò di venire a corte, quando avrò bisogno di consigli. Non è detto che non torni io da voi, ora che so dove vivete. Manderò l'editto di nomina, e ogni anno manderò la rendita che spetta ad Amico per la sua nuova carica. Di qualsiasi cosa abbiate bisogno, fatemelo sapere, io sono pronto a darvela.
Ti saluto, caro cugino.
Che gli dei vi assistano e vi benedicano come io vi benedico."
Cielo si inchina davanti ad Amico, questi si mette a ridere:
"Che fai?"
"Ti rendi conto che, dopo l'Imperatore, sei diventato ora la persona più importante dell'impero?"
"Credevo di esserlo già, per te."
"Per me amore sei più importante dell'Imperatore in persona. Non lo sapevi?"
"Sì, lo so. Grazie."
"Grazie a te. Fammi vedere il collare che ti ha donato l'Imperatore, ora."
"Eccolo."
"È molto bello: è il collare che indossava per la festa del raccolto. È un dono importante. Nessuno ha un collare così bello."
"È tuo."
"No, amore, non puoi donare un dono dell'Imperatore, l'hai dimenticato? No è tuo. E soltanto tu potrai indossarlo. E poi, io non ne ho bisogno, ho di meglio."
"Non me l'hai mai fatto vedere, dov'è?"
"Sei tu." dice Cielo abbracciandolo e baciandolo.
A fine estate arriva il messo dell'imperatore, che porta la lettera di nomina, accompagnato da schiavi che portano la promessa gratifica annuale e vari doni e l'invito a scendere alla capitale per la festa della Notte che Avanza dell'Equinozio di autunno. Decidono di andare. Indossano gli abiti più belli e Amico indossa il collare d'oro avuto in dono dall'Imperatore e le insegne di Primo Consigliere. Dono regge il parasole d'onore, Cielo l'armatura e le armi. Il piccolo gruppo è imponente. Al villaggio prima, alla città poi, tutti si prostrano al loro passaggio e il capo-città li fa scortare fino alla capitale da un drappello d'onore di uomini armati.
Amico fa il suo ingresso nel palazzo imperiale e tutti si inchinano profondamente al suo passaggio. E finalmente è in presenza dell'Imperatore, nella grande sala delle udienze pubbliche. Amico avanza, fra due ali di nobili e di guerrieri profondamente inchinati, finché l'Imperatore lo fa sedere alla sua destra. Cielo è restato fra i nobili.
Restano ospiti a palazzo imperiale per i tre giorni della festa, poi, dopo un lungo colloquio con l'Imperatore, tornano verso la loro casa fra i monti. Per il ritorno Amico ha preferito vestire abiti normali, quindi sono passati a casa del padre di Cielo per cambiarsi e qui hanno incontrato Belcaro, Lepre, Fiore e Gazzella. E finalmente riprendono con Dono e Meriggio la strada del ritorno.
A notte, alle porte della piccola città, Amico sente un rumore lieve. Pensando che sia un animale, cerca con lo sguardo e riconosce il cesto dei figli abbandonati. Si avvicina e si china: un piccolo avvolto in una copertella lo guarda sorridendo.
"Ehi, un bimbo abbandonato! Guarda Cielo, è un maschietto. Lo prendiamo noi?"
"Lo vuoi?"
"Sì... C'è la luna: lo chiameremo Primo Amico Della Luna Della Notte Che Avanza."
"E come lo chiameremo? Amico come te?"
"No, Primo. Guardalo come sorride. È bello, vero?"
"Sì, amore mio. Lo alleveremo, io gli insegnerò a combattere, tu a leggere e scrivere e lo prepareremo per la scuola imperiale."
"Certo. Lo faremo crescere forte e bello, saggio e buono."
Felici, si fermano per la notte nella locanda e il mattino dopo salgono fino alla loro casa, dopo essersi fermati al villaggio a comprare pannilini e cibi adatto al piccolo.
Viene l'inverno e si chiudono in casa. La presenza di Primo li assorbe molto ed aggiunge felicità alla loro felicità. Il piccolo è vivace ma tranquillo e non dà loro alcun problema. Lo portano al bagno con loro, e Primo mostra di gradire molto di stare a mollo e ride felice. Anche Dono e Meriggio si affezionano molto a Primo, che non è mai lasciato solo.
Viene la primavera e Primo muove i primi passi a quattro zampe. Riconosce le voci, e quando lo chiamano si gira facendo un gran sorriso e ciangotta allegro.
Amico viene convocato un paio di volte a corte e vi si reca sollecitamente, ma torna sempre il più presto possibile. Gli amici, saputo di Primo, salgono a vederlo, portando doni per il piccolo, che Cielo ha fatto iscrivere nella gente dell'Aquila.
A fine primavera anche l'Imperatore sale da loro e si ferma per alcuni giorni: si diverte molto a tenere in braccio Primo ed a giocarci.
"Sto bene qui con voi, dovrei venire più spesso. C'è calore nella vostra casa. C'è amore. Avrò mai l'amore, io che me lo sono lasciato sfuggire?" chiede a Cielo.
Questi gli sorride: "Ti auguro di averlo."
"Non è facile: sono sempre circondato da cortigiani ossequienti eppure sono sempre solo. Ma qui da voi non mi sento solo. Troverò mai qualcuno che sappia vedere in me un uomo, un uomo prima che l'Imperatore, il dio in terra? È scomodo. A volte penso che vorrei lasciare tutto, venire a vivere qui con voi, ma non posso. Sono prigioniero della mia... della mia potenza."
"Potente è il tuo nome, c'è, nel nome di un uomo, il suo destino, in qualche modo." gli dice con dolcezza Amico.
"Allora vorrei chiamarmi Filo D'Erba... o Scoiattolo..." dice con tristezza l'Imperatore.
Amico esce dalla stanza e torna poco dopo con alcuni vestiti che si è fatto dare da Dono.
"Mettiti questi, Potente: prova a diventare Scoiattolo per qualche giorno."
"Dici? Perché no?" dice alzandosi e si cambia. "E poi?"
"E poi, adesso vieni con me."
"Dove andiamo?"
"Nella valle qui vicina: staremo via alcuni giorni. Io e te saremo i servi di un qualche nobile. Andremo ad ubriacarci nelle bettole, a giocare a conchiglie o a tirasasso. Vieni?"
Partono, con un fagotto di cibo. Giungono nella valle dietro il monte, scendono al paese che hanno visto dall'alto e cercano l'osteria. Vi entrano ed ordinarono da bere. È la prima volta che Potente mette piede in un posto di quel genere e si guarda attorno incuriosito.
Un uomo li apostrofa: "Di dove venite e dove andate?"
Amico risponde inventando.
"Che lavoro fate?"
"Siamo i servi di un signore."
"Lui sembra più un soldato che un servo."
"Sì, era un soldato. Ma si è stancato della vita di caserma. Sta meglio col nostro padrone, ora."
"Eppure dicono che i soldati stanno bene..."
"Sì, quando non si riempiono di troppi debiti." dice Amico.
"Cos'è, il tuo amico non sa parlare?"
"Sì, certo..." dice Potente.
"Posso offrirvi da bere?"
"Grazie, sì."
L'uomo chiama il garzone e chiede un'anfora di birra. Il garzone guarda Potente con interesse.
"Ehi..." dice sottovoce l'uomo ad Amico, "il garzone, sembra attratto dal tuo amico. Se a lui piacessero i ragazzi, quello è uno che ci sta."
"Credo di sì, ma non so se è il suo tipo." risponde Amico.
"Che state a dire voi due?" chiede allora Potente.
"Nulla..." dice Amico.
"Diglielo." dice l'uomo sorridendo malizioso.
"Cosa?" insiste Potente incuriosito.
"Dice che il ragazzo che ci ha portato la birra sembra interessato a te e che se ti piacesse..."
Potente si gira a guardare il ragazzo e vede che questi lo sta sogguardando.
"No, non è il mio tipo. Troppo giovane e femmineo." dice Potente.
"E com'è il tuo tipo?" chiede l'uomo divertito.
Potente indica Amico: "Uno come lui, peccato che lui non ci stia." dice con un sorriso malizioso.
"Ah, li vuoi più maturi, tu? Allora, c'è l'altro garzone, Fidato. Vuoi che lo faccia venire?"
"Ma come mai ti sta tanto a cuore che io trovi un ragazzo?"
"Qui al paese siamo ospitali con gli stranieri. Mica penserai che faccia il mezzano io?" dice l'uomo con aria offesa.
"No, scusami, solo che non c'ero abituato."
"Perché, mica mi dirai che non sei mai andato in una locanda o in una bettola a cercarti una ragazza oppure un ragazzo, specialmente quando facevi il soldato!"
"Non credevo che anche nei paesi..." balbetta Potente confuso.
"Qui, almeno, non lo fanno per avere un regalo, è vera ospitalità. Ma tutti i locandieri o gli osti assumono solo personale disponibile, per incrementare gli affari. I paesi non sono diversi dalla città. Si vede che non avete viaggiato, voi due. Allora vuoi che faccia venire Fidato o no?"
"Mah..." dice incerto Potente.
Amico si diverte a vedere la confusione di Potente. L'uomo fa chiamare Fidato: è un ragazzo sui venti anni, di una bellezza dolce ma virile. Amico vede che Potente è attratto dal giovane.
"Ti chiami Fidato?"
"Sì."
"Un bel nome, lo sei davvero?" gli chiede l'Imperatore.
"Se non lo fossi non sarei io a dirtelo, no?" risponde il giovane con un sorriso divertito.
Amico e l'uomo ridono e dopo poco anche Potente s'unisce alla risata.
"In che cosa posso esservi utili?" chiede il giovane.
L'uomo fa un cenno con la mano, come per dire che non è nulla di importante: "Volevo farti conoscere a questi due viaggiatori. Si fermeranno qui questa notte."
"Ah, capisco. Spero che riposino bene. Se avrete bisogno di me..." dice il giovane e se ne va, ma dopo aver lanciato un'eloquente occhiata a Potente.
"Sì, il tuo amico fa colpo. In effetti è un bell'uomo, potrebbe passare per un nobile." dice l'uomo.
Amico si mette a ridere: "Nobile lui? Mah, sa imitare bene la parlata dei nobili, però..."
L'oste avverte che chiude, l'uomo li saluta ed esce. Amico e Potente salgono nella camera comune dove si stendono su due letti vicini.
Potente gli sussurra: "È tutto così strano, così nuovo per me. Anche qui vige una specie di etichetta, per quanto diversa da quella di palazzo. Come fa per esempio uno che vuole un ragazzo?"
"Lo dice all'oste e ci pensa lui."
"Davvero? Semplicemente così?"
"Già. Vuoi andare a chiedere Fidato?"
"Quasi quasi..."
"Ti piace?"
"Mi attrae..."
"E allora, vai, prima che vadano a letto..." gli dice Amico.
Potente si alza e scende di nuovo. Amico non lo vede salire e anche quando si sveglia la mattina, Potente non è ancora tornato. Amico scende. Dopo poco vede arrivare Potente.
"Allora?" gli chiede subito e vede arrivare anche Fidato che si mette al lavoro.
"Ho passato una notte incredibile. Quel ragazzo è caldo come un meriggio di piena estate. Non abbiamo dormito granché, stanotte. Quasi non riuscivo a saziarmi di lui... ci sa davvero fare, sa come temere desta, poi soddisfare la libidine di un uomo..."
"Bene. Allora, che facciamo? Vuoi che cerchiamo un altro paese?"
"No, io ho promesso a Fidato che anche stanotte sarei stato qui."
"Allora anche a lui è piaciuto."
"Perché ne dubitavi?" chiede maliziosamente Potente.
"No... ti è piaciuto molto, comunque."
"È... non so dirtelo, una forza della natura. Lo vedi così tranquillo, calmo: a letto è completamente diverso. Ti fa sentire desiderato, importante, ti fa sentire l'uomo più sensuale della terra. Sarà così con tutti?"
"Tu che ne pensi? Ti ha chiesto lui di fermarti?"
"Sì..."
"Allora..."
Durante la giornata vanno a passeggiare e chiacchierano con la gente del paese. Potente è affascinato da mille cose.
"Non sapevo che la mia gente vivesse così. Dovrei girare più spesso vestito da servo, facendomi chiamare Scoiattolo."
"Hai detto così a Fidato? che ti chiami Scoiattolo?"
"Sì."
"Allora dovrò chiamarti anche io così."
"Certo. Mi piace questo nome, più che non il mio."
A sera, dopo la chiusura, Potente di nuovo scompare con Fidato.
La mattina dopo dice ad Amico: "Mi ha chiesto di fermarmi ancora. Gli ho detto che non potevo, mi ha chiesto se sarei tornato ancora qui. Gli ho detto che non sapevo: mi è sembrato dispiaciuto."
"Tu vorresti tornare?"
"Sì. Gli piaccio io, capisci, io Scoiattolo, non l'Imperatore. Gli piaccio molto."
"E lui a te?"
"Anche, molto."
"Allora, cerca di tornare, no? Da me troverai sempre gli abiti di Scoiattolo: Dono sarà felice di donarteli."
"Ma non so se potrà mai essere una cosa seria."
"Comincia a godertela, no?"
"Forse hai ragione tu. È bello sentirsi desiderati come persona, non per il ruolo che si ha. Solo con te, prima, mi sono sentito così."
Potente torna a trovare Amico e con lui torna alla locanda del paese dove incontra Fidato. Amico si chiede se il giovane, per Potente sia solo un capriccio passeggero o qualcosa di serio. Certo è che l'Imperatore si sente molto attratto da quel garzone di locanda, a cui inizia a portare piccoli doni.
E una volta, la mattina, riemergendo dall'incontro con Fidato, Potente dice ad Amico:
"Fidato stanotte mi ha detto che vuole diventare il mio ragazzo! Mi ha chiesto se non riesco a farlo prendere dal nostro padrone, per poter stare con me. Che non vuole vedermi solo una volta ogni tanto, che mi pensa sempre."
"Ehi, l'hai conquistato. Ti piacerebbe averlo come amante?"
"Credo di sì. Ma il mio problema è: una volta che scoprirà chi sono, non cambierà? Non gli darà alla testa? La ricchezza, il potere, fanno spesso cambiare la gente, in peggio."
"Oppure la fanno fuggire."
"In un caso o nell'altro..."
"Che cosa pensi di fare, allora?"
"Non lo so. Poi lui dice che, stando qui, deve anche accontentare altri clienti, e che non vorrebbe farlo più. Ha insistito tanto, vuole venire a lavorare con noi."
"Tu che gli hai detto?"
"Che non so se sarà possibile. Che ne parlerò al nostro padrone. Così, per prendere tempo. Ma non so che fare..."
Amico pensa, poi propone a Potente: "Senti, potremmo fare una cosa: potremmo dirgli che era una bugia, che in realtà noi non siamo due servi, ma due nobili, e che tu non puoi portarlo con te, perché sei sposato e tua moglie è gelosa. Ma che anche tu lo vuoi solo per te, quindi potrebbe venire a fare il servo in casa mia, dove tu verrai a trovarlo."
"Sì, e poi?"
"Così io potrò studiarlo, vedere se, per esempio, il fatto di essere l'amante di un nobile, gli fa assumere un atteggiamento di superiorità nei confronti degli altri servi di casa. Specialmente se gli diremo che non è un servo mio, ma tuo, capisci. Dono e Meriggio possono studiarlo da vicino anche meglio di noi."
"Ma non scoprirà chi sono?"
"Noi quattro non glielo diremo certo e tu quando verrai a trovarmi non indossare le insegne imperiali. Continueremo a chiamarti Scoiattolo, anche Dono e Meriggio, per reggerti il gioco. Che ne dici?"
"Potrebbe essere interessante. E poi?"
"Se supererà questa prova, gli diremo poi che tu sei un nobile molto importante. E infine, se vedi che è veramente quello che speri, potrai portarlo tranquillamente con te a corte. Non credi?"
"Forse... Sì, grazie, può funzionare. Ma a casa tua, anche se non saprà che io sono l'Imperatore, capirà certamente che tu sei il Primo Consigliere."
"Bene, gli diremo che tu sei invece un nobile di provincia, poco importante. Dovrai... inchinarti a me..."
Potente ride di gusto: "Sì, perché no? Facciamo come hai detto."
Prima di andare via, Potente chiama il giovane e gli parla: "Fidato, noi dobbiamo andare, ora."
"Tornerai? Parlerai al vostro padrone?"
"Ecco, vedi, io ci tengo molto a te. Ma devo dirti una cosa... Noi due, in realtà, non è vero che siamo servi. Noi due siamo due nobili. A volte ci si veste così tanto per rilassarci, per divertirci."
"Nobili? Mi prendete in giro?"
"No, Fidato. Non avevamo nessuna intenzione di prenderti in giro..." dice Amico.
"Io... chiedo perdono, nobile Scoiattolo, non sapevo..."
"Tu mi piaci molto, Fidato. Mi piacerebbe averti come mio amante." dice Potente.
"Dici davvero, nobile Scoiattolo?" dice il giovane confuso.
"Sì."
"Allora, perché non mi prendi come tuo servo? Io ti sarò fedele, devoto. Portami via di qui. Portami con te."
"Lo farei volentieri, ma sono sposato e mia moglie è terribilmente gelosa, per questo io giro travestito così. Non potrei tenerti come amante a casa mia."
"Oh... Ma potresti farti accompagnare da me in questi tuoi viaggi, così, almeno qualche volta potremmo..." dice il giovane a metà fra il timido e il coraggioso.
"Ma in casa non potrei certo trattarti da amante. E mia moglie alla lunga si accorgerebbe che mi faccio accompagnare sempre da te e..."
Allora Amico interviene: "Prendilo come tuo servo, ma invece di portarlo a casa tua potrebbe restare a casa mia, così, quando mi vieni a trovare, potreste incontrarvi senza problemi."
"Davvero faresti questo per me, Amico?"
"Sì, Scoiattolo, molto volentieri."
"Fidato, ti va questa soluzione?"
"Oh sì, certo!" dice il giovane radioso.
Così Fidato dice al padrone della locanda che se ne va. Amico li precede per preparare la gente di casa. Cielo, Dono e Meriggio accettano divertiti. Dopo poco giungono Potente e Fidato. Assegnano un letto a Fidato. Nella notte Potente lo porta nella sua stanza dove i due fanno ancora l'amore. Poi, la mattina, celati i suoi abiti imperiali in un fagotto, vestito con abiti di Cielo, Potente saluta tutti e torna alla vicina città dove l'attende la sua scorta.
Fidato, quando Potente se n'è andato, chiede di parlare ad Amico: "Ti ringrazio, nobile Amico, per quello che fai per me. Dimmi come posso esserti utile, disponi di me, ti prego."
"Fidato, non sei il mio servo, tu, ma il servo di Scoiattolo."
"Sì, ma finché sto qui, che potrei fare se non cercare di meritarmi l'ospitalità che mi dai?"
"Lo faccio per il mio amico Scoiattolo, comunque se vorrai renderti utile chiedi a Dono che cosa puoi fare: è lui che manda avanti la casa."
"Certamente, nobile Amico."
Il giovane si inserisce bene nelle attività della casa. Tutto il giorno si affaccenda a tenere tutto pulito, ed esegue qualsiasi cosa gli chiedano non solo Amico o Cielo, ma anche Dono o Meriggio, con prontezza e con un sorriso sulle labbra. Quando arrivano Fiore e Gazzella, Amico le avverte della finzione messa in atto per Potente e Fidato. Le due donne trovano la cosa divertente.
Gazzella una sera chiama Fidato: "Vorrei che tu mi spalmassi un unguento, mi sento stanca. Vieni di là con me." gli dice e lo porta in camera da letto. Mentre il giovane le massaggia tutto il corpo con l'unguento, Gazzella, con aria languida, gli dice: "Mi piaci, Fidato. Perché non vieni via con me? Non come servo, ma come amante. Ti farei adottare dalla gente della Scimmia, ti farei frequentare il bel mondo."
"Sono solo un servo, signora. Uno del popolo. Mi onori troppo, signora."
"Ma io ti voglio: non ti piaccio?"
"Sei molto bella, signora. Ma io appartengo al nobile Scoiattolo, non posso."
"Mica sei il suo schiavo, no? E non saresti più un servo, con me."
"Preferisco essere un servo del nobile Scoiattolo, signora, perdonami."
"Ma lui è un nobile minore, io potrei farti diventare quasi un suo pari. Io sono ricca, con me avresti comodità ed onori."
"Ti ringrazio, signora, ma ti prego di non insistere. Non posso. Non essere in collera con me."
La seconda prova è Meriggio a proporla. Una mattina che sono solo loro due in casa, Meriggio, d'accordo con gli altri, fa capire a Fidato che lo desidera:
"Non c'è nessuno. Perché non ci divertiamo un po'?"
"Meriggio, sei un ragazzo piacevole, dolce, bello. Ma io appartengo a Scoiattolo che si è degnato di darmi le sue attenzioni. Non posso."
"Ma lui lo vedi di rado. Non hai voglia di divertirti un po'?"
"Voglia? Sì, tanta, ma la tengo per il mio signore."
"Alla locanda non ti facevi problemi."
"Invece sì, da quando sono innamorato del nobile Scoiattolo."
"Ne sei innamorato?"
"Mai stato così innamorato di nessuno: è bello come il sole, forte, delicato, appassionato. Chiunque si dovrebbe innamorare di lui. Non insistere, Meriggio. Ti ringrazio, ma non insistere."
La terza prova la pensa Dono: "Fidato, io mi sento sempre un po' a disagio a darti ordini: tu non sei un servo di questa casa, e sei l'amante del nobile Scoiattolo."
"Sono solo un servo, e tu sei il servo anziano qui, quindi è logico che tu mi dia ordini, quando non c'è il mio padrone. Vivo in questa casa, con voi, non mi far sentire un estraneo, un parassita. I tuoi ordini sono sempre benvenuti."
"Ma io sono solo un servo, tu l'amante di un nobile..."
"Anche io sono solo un servo, Dono. Dove è il problema?"
Quando Potente torna, gli raccontarono queste cose e Potente ne è profondamente compiaciuto. Ormai conosce Fidato da parecchi mesi e ne è sempre più innamorato. Il giovane ama Potente con passione e piena dedizione. Così una notte, dopo aver fatto l'amore, Potente gli dice:
"Sento di amarti molto, mio caro Fidato. Voglio fare qualcosa per te. Dimmi, che cosa desideri?"
"Essere sempre tuo, Scoiattolo."
"Sì, ma che cosa posso fare per te? Vorrei davvero fare qualcosa per dimostrarti il mio amore."
"Me lo stai dimostrando, tornando a trovarmi. Se solo potessi davvero vivere al tuo fianco, magari come schiavo. Ma visto che non è possibile..."
"Sarebbe forse possibile. Se riuscissi a farti adottare da un nobile mio amico, come Cielo, potrei presentarti in casa come mio assistente, portarti a corte per le cerimonie, al mio fianco. Avresti servi e schiavi anche tu."
"Io, signore? Ma io non potrei mai passare per un nobile. No, io sto bene così: non voglio essere un tuo pari, voglio essere cosa tua. Mi sentirei a disagio."
"Ma se fossi io a chiedertelo?"
"Se tu lo vuoi... per te farei qualsiasi cosa, ma temo di deluderti. Sono solo un ragazzo di campagna, io."
"Ma sei il mio amante."
"Per la tua bontà, non per merito mio."
"Chiederò a Cielo ed Amico di prepararti in modo che tu possa stare al mio fianco senza sfigurare."
"Come desideri, Scoiattolo." dice il giovane.
Così Amico e Cielo iniziano a formare Fidato. Ma il giovane, pur imparando tutte le lezioni ed applicandosi con solerzia, continua a fare tutti i servizi di casa esattamente come prima. A poco a poco impara a leggere e scrivere, a camminare, inchinarsi, parlare come un nobile, Cielo gli insegna anche a maneggiare le armi e se pure non diviene un campione, Fidato impara in modo sufficiente.
Potente ne osserva l'evoluzione con piacere. E finalmente giudica che sia venuto il momento di fare il passo finale. Tornato a far visita ad Amico e Cielo, e al suo Fidato, indossa le insegne imperiali ed attende nella sala.
Amico fa indossare a Fidato gli abiti da nobile e gli dice: "Di là c'è l'Imperatore, che è venuto a farmi visita. Ora vieni a dargli omaggio."
"L'Imperatore? No, ti prego! Io sono solo un servo."
"E tutto quello che ti abbiamo insegnato? Dimostraci che l'hai imparato, no?"
"Ma, nobile Amico, di fronte all'Imperatore..."
"Non hai mai avuto problemi con me, eppure sai che io sono il Primo Consigliere, secondo solo all'Imperatore."
"Sì, ma io ti ho conosciuto dapprima sotto mentite spoglie, e così mi sono abituato a poco a poco, e conosco la tua bontà nei miei confronti..."
"Ti ordino di venire di là a porgere omaggio all'Imperatore." dice allora Amico per vincere la sua resistenza.
Fidato si inchina: "Se me lo ordini, non posso certo disobbedirti, signore. Ma tremo al solo pensiero... Stammi vicino, ti prego, nobile Amico."
"Ricordati quello che ti ho insegnato: di fronte all'Imperatore comportati da nobile, non da servo!"
"Ma io sono un servo, non sono un nobile..."
"Per poco, Fidato, per poco... ma ora andiamo, l'Imperatore attende, non si deve farlo aspettare."
Quando entrano nella sala, Fidato ha gli occhi bassi e si inchina profondamente, tremante, sì che non vede chi ha di fronte.
"Mio Signore, questo è Fidato di cui hai chiesto." dice Amico sorridendo all'Imperatore.
Questi allora dice: "Vieni avanti, Fidato! Accostati."
Il giovane riconosce la voce, solleva lo sguardo e guarda stupito Potente: "Nobile Scoiattolo, padrone! Sei tu? Volevi mettermi alla prova..." dice sollevato, con un sorriso lievemente confuso.
"Sì, volevo metterti alla prova. Vieni qui, inginocchiati davanti a me." Fidato, sereno, obbedisce pensando ad una specie di gioco.
L'Imperatore gli mette al collo un collare d'oro della gente della Folgore: "Ti nomino nobile della gente della Folgore, mio Fidato. E ti nomino Assistente alle stanze Imperiali..." Fidato lo guarda senza capire. "Non è un gioco, mio Fidato: io non mi chiamo Scoiattolo, e queste insegne imperiali sono mie. E tu, mio amante, verrai con me a corte e vivrai al mio fianco..."
Fidato spalanca gli occhi: "Signore, perché mi prendi in giro?"
"Non prenderei mai in giro il mio amante, Fidato."
"Ti ho conosciuto servo, poi nobile minore, ora imperatore... chi sei tu davvero?"
"Il tuo amante, Fidato."
"Questa è l'unica cosa su cui non ho dubbi, ma..."
Cielo allora dice: "Fidato ascolta: lui è davvero il nostro imperatore. Ti ama, ma non poteva sapere se tu eri veramente degno di lui. Doveva metterti alla prova. L'offerta di venire a vivere qui, la proposta di Gazzella, la tentazione di Meriggio, il discorso di Dono erano tutte prove per vedere di che pasta sei fatto e tu le hai superate tutte, grazie al tuo amore sincero per Inno Potente Cantato All'Eterno Dio Sole, il nostro Imperatore che ora vedi di fronte a te. Potente ti ama, ti vuole al suo fianco, per sempre."
Fidato si prostra profondamente a terra, tremante, sconvolto.
Potente si alza, si china su di lui e lo fa sollevare: "Un nobile non si prostra così davanti al suo imperatore, un amante non si prostra così davanti al suo amato. Alzati, mio Fidato. Accetta il mio amore..."
"Signore... Signore..." balbetta Fidato con le lagrime agli occhi, "sono soltanto un figlio del popolo, io. Come ho potuto trovare grazia ai tuoi occhi?"
"Non vuoi più essere il mio amante dunque?"
"Come potrei osare di dire no al mio Signore? Sarò per te tutto ciò che vorrai. Sono tuo anima e corpo." balbetta di nuovo Fidato.
Potente lo abbraccia. "Bene amici, volete festeggiare me e il mio amante, prima che noi due si torni al mio palazzo, alla capitale?"