Il cablogramma irritò Rowland Preston perché lo obbligava a cambiare programma all'ultimo momento. Il telex di Yung Chem era arrivato alla sua abitazione di stile vittoriano nell'elegante quartiere di Chelsea Cheyne Walk alle sei del pomeriggio, cioè poco prima che Rowland si recasse alla prima del Flauto Magico al Covent Garden. Visto che aveva concluso i suoi affari a Roma e Parigi, Clown stava arrivando a Londra con un giorno di anticipo sul programma. Doveva incontrarlo subito. Una telefonata che sarebbe certamente arrivata molto presto l'avrebbe informato dell'ora e il luogo dell'appuntamento.
L'uomo lesse il cablo per la seconda volta, irritato, prima di gettarlo nel caminetto del soggiorno dove un ceppo stava bruciando allegramente. Poi chiamò il suo cameriere irlandese ventenne Neil, una ex marchetta che Rowland aveva assunto per alleviargli le notti in cui era solo, per dirgli che non voleva essere disturbato. L'aveva preso una volta a Piccadilli, due anni prima: gli era piaciuta la giovanile irruenza da teppistello del ragazzo ed era riuscito ad affascinarlo con la sua ricchezza e a farne un cagnolino devoto e obbediente, pronto a soddisfarlo e senza pretese. Al ragazzo non pareva vero poter mangiare bene, stare in quella casa con una stanza tutta sua, lavorare come cameriere in cambio di una buona paga e di alcune energiche cavalcate notturne a cui si prestava con evidente piacere. Gli era sempre piaciuto mettersi sotto uomini maturi.
Rowland desiderava ardentemente presenziare alla prima di Mozart, a cui avrebbe assistito come ospite d'onore lo stesso Principe di Galles, ma disobbedire ad un ordine di Yung Chem era fuori questione.
Fermo davanti al caminetto con indosso il bianco caffettano ricamato in oro, sotto cui era completamente nudo, Rowland sorbiva a piccoli sorsi il suo caffè al cioccolato e panna come se stesse considerando l'eventualità di disattendere alla richiesta del coreano. C'erano due punti da valutare: punto primo, incontrare Chem un giorno prima significava incassare centoventicinquemila sterline prima del previsto. Punto secondo, sfidare Chem era, per così dire, poco igienico. Andare all'appuntamento era quindi cosa conveniente e saggia.
Rowland telefonò immediatamente a Lord Winston Malland per dare la cattiva notizia al panciuto uomo politico settantenne di cui doveva essere ospite.
"Perdonami, Winston, purtroppo dobbiamo annullare il nostro impegno, dovrai andare senza di me a teatro..."
Il Lord non fece obiezioni, dimostrandosi privo di carattere come di consueto. Dopotutto era l'uomo che aveva ereditato un patrimonio di duecento milioni di sterline a ventidue anni e l'aveva perso prima dei venticinque, arricchendo non pochi compiacenti ragazzotti. Per Rowland il fascino del vecchio Lord risiedeva nella sua scarsa forza di carattere e nella sua compiacenza nel portarselo negli ambienti più esclusivi del Regno Unito.
Rowland James Preston aveva quasi sessant'anni. Era un uomo snello ed alto, un inglese dal viso lungo. Sembrava molto più giovane della sua età grazie alle cure di Gerovital e cellule di pecora che faceva due volte l'anno in una prestigiosa ed esclusiva clinica svizzera, alla capigliatura sempre accuratamente ossigenata ed all'attenzione con cui eliminava ogni capello bianco. Era un uomo dotato di una grande intelligenza, capace di individuare istantaneamente il punto debole di una persona e di trarne profitto. Dietro ad una facciata affascinante, stava sempre in guardia e rivelava agli a altri ben poco di sé.
Era il padrone del Blackberry, una boutique che vendeva abiti ed accessori nell'elegante zona di Beauchamp Palace, che era diventata il palcoscenico per giovani disegnatori di moda inglesi o del continente, specialmente italiani. Il fatto che la maggior parte degli stilisti fosse fresca di studi permetteva a Rowland di pagarli poco. Nonostante ciò i prezzi della boutique rimanevano oltraggiosamente alti.
"È il fascino dello snobismo, mio caro Thomas. I veri snob hanno un incontenibile desiderio di pagare sempre eccessivamente quello che acquistano. Certa gente dovrebbe sempre essere sfruttata, non credi?" era solito dire al suo attuale compagno, un americano arrogante più giovane di lui di ventiquattro anni, per il quale provava un intenso quanto mal riposto amore. Thomas spesso sfruttava Rowland, anzi quel comportamento era alla base della loro relazione iniziata otto mesi prima. Era un vero contratto di affari: lui stava con Rowland per i soldi e questi si teneva Thomas per il sesso. Il regalo più recente che gli aveva fatto era una mercedes 560 SL dotata di telefono, stereo, frigo e bar. In cambio lui aveva promesso di trascorrere con Rowland cinque giorni di fila e di dargli il paradiso...
A trentacinque anni Thomas Bronson era un uomo atletico, massiccio, mezzo culturista, agile, con occhi sonnacchiosi, un gran naso e capelli biondi raccolti in una coda di cavallo. Era affascinante, spiritoso e di facile entusiasmo, il genere di atteggiamento tipicamente americano che lo rendeva irresistibile agli inglesi annoiati dai modi distaccati e privi di calore dei loro conterranei, ma che al tempo stesso li faceva sentire superiori. Aspetto a parte, si era rivelato un fallito fin dai tempi in cui giocava a basket nella squadra dell'università di Miami. Persino Rowland doveva ammettere che il suo uomo era un superficiale privo di etica e umano quanto una banana. Nel campo del sesso, tuttavia, la fiducia che Thomas aveva in se stesso non conosceva confini, cosa di cui Rowland traeva felicemente profitto. Non era mai stato con un uomo che gli sapesse provocare orgasmi così soddisfacenti e che acconsentisse in maniera così completa a tutte le sue richieste. La sua esuberanza erotica diventava una ricompensa per l'inconsueta generosità economica di Rowland che era totalmente soddisfatto della situazione. Thomas lo faceva sentire giovane, cosa per cui era disposto a pagare qualsiasi prezzo.
Il Blackberry comunque non rappresentava per lui la maggior fonte di guadagno. Il negozio gli consentiva di mostrare agli impiegati delle tasse che disponeva di una fonte di reddito legale e di viaggiare all'estero, presumibilmente per cercare nuovi stilisti e nuovi clienti. Gli permetteva anche di conservare un'apparenza rispettabile nascondendo la vera fonte delle sue entrate che, in realtà derivavano dal traffico di schiavi sessuali. Facendosi chiamare Mister Fox, reclutava e vendeva ragazzini ed adolescenti ad una facoltosa clientela di tutto il mondo. Una volta l'anno teneva un'asta in cui esponeva i suoi schiavi più docili e attraenti. La prossima era prevista a New York tre giorni dopo.
Rowland era anche il presidente della Fondazione Lesley, un'associazione di carità creata per assistere adolescenti (rigorosamente maschi) scappati di casa, abbandonati o vittime di abusi e violenze sessuali. Era stata fondata dal nonno del suo precedente amante, era stata ampliata dal padre e lui ne aveva fatto un ente riconosciuto e sostenuto dall'Onu e dalla Corona, quando aveva deciso di aprirlo anche ai piccoli esuli e rifugiati senza famiglia di tutto il mondo. Come il negozio, anche la Fondazione gli serviva per riciclare il denaro sporco che guadagnava alle sue aste e per reclutare i migliori dei suoi futuri schiavetti sessuali. Tra quelli che si servivano della Fondazione per riciclare forti somme di denaro c'era anche Yung Chem. Tutto ciò era ignoto a Thomas: solo i santi e i preti cattolici mantengono i segreti e l'uomo di Rowland non era certo né l'uno né l'altro.
Aveva chiesto a Chem di procurargli un certo oggetto molto costoso da Roma, da aggiungere al prezzo che questi avrebbe pagato per il nuovo ragazzino americano che aveva chiesto a Mister Fox ed al suo socio americano Dan Firestone. Il ragazzino, che si chiamava Terry, si trovava ora a New York sotto l'attenta sorveglianza di Firestone. Le fotografie lo descrivevano come un adolescente di una bellezza acerba e fresca, dai capelli d'oro ed un fascino stuzzicante fatto di un misto di innocenza e monelleria che certi uomini trovano assolutamente irresistibile. Specialmente il Clown, che prediligeva i ragazzini bianchi.
Le copie delle foto inviate per via aerea a Chem lo avevano eccitato a tal punto che per telefono aveva faticato a parlare. Rowland non aveva faticato molto per capire che lo teneva completamente in mano.
"Un quarto di milione di sterline. Cogli l'occasione o dovrò mettere il ragazzino all'asta."
"No, lo voglio io. Te lo compro. Lo voglio assolutamente."
"Con piacere, tesoro. Duecentocinquantamila sterline e il ragazzino è tutto tuo."
La voce di Chem era salita di un'ottava: "Sei pazzo. Te ne darò centomila che è già molto più di quanto ti abbia mai pagato un ragazzino. Centomila."
"C'è qualcosa di simile al dolore fisico che mi coglie quando qualcuno cerca di contrattare e sembra che voglia fregarmi..."
"Centoventicinquemila. Voglio quel ragazzino!"
"Caro, ti ricordi del generale Abuja, quel nanerottolo nigeriano che ha speso una fortuna per introdurre le corride nel suo paese? Mi pare che tu abbia già fatto affari con lui, no? Beh, è venuto da me qualche mese fa e pare che cercasse un soggetto proprio come Terry. Poi c'è un principe italiano, generoso... E non ho bisogno di dirti quanti emiri e re del petrolio arabi smaniano per avere un ragazzino come quello da piegare alle proprie voglie. Forse dovrei portarlo all'asta: offerta iniziale duecentomila. Credo che non ti sarebbe facile vincere la gara, e comunque lo pagheresti molto di più, no? E poi Elton ti frutterà parecchio, di che ti lamenti?"
"Sei davvero un ingrato. Dimentichi tutti i soldi che hai fatto grazie a me fino ad ora?"
"Nessuno ti punta una pistola alla tempia, mio caro. Sei libero di cercare altrove..."
"Hai un'abilità diabolica a far capire alla gente che hai quello che vuole... Va bene, duecentomila. Non un centesimo di più."
"Allora un anticipo quando verrai a Londra e il resto a New York alla consegna. Ah, mentre passi a Roma, saresti così carino da prendermi un oggettino a cui tengo molto? Solo un piccolo extra alla cifra fissata..."
"Sai, Rowland, credo che venderesti il tuo piscio, se potessi!"
"Che volgarità, mio caro. Mi pare che dimentichi che chi ti ha presentato il prezioso Dan Firestone sono io: grazie a lui i tuoi spostamenti di merce sono diventati altamente sicuri e hai guadagni da capogiro, ora. Non è vero?"
"Dimenticarmi? Come se tu me lo permettessi!"
"Lo stesso Firestone che indaga sui tuoi potenziali clienti e ti evita noie e complicazioni. E che ti ha aperto il canale sudamericano. Offendimi se ti piace, ma pagami."
"Sei una vera puttana, Rowland."
"Sì, amore, per questo noi due ci intendiamo così bene. Ora ascolta bene che cosa voglio che mi porti da Roma..."
Rowland lasciò la sua abitazione poco prima delle otto di sera e salì a bordo del taxi che lo aspettava. Pioveva. Rowland odiava la pioggia. Gli ricordava i terribili avvenimenti che aveva posto fine al periodo migliore della sua esistenza. Per sei anni lui e il suo adorato Roger erano vissuti felicemente in Sudafrica. Era durata fino a quando Roger, un vero idealista, aveva deciso che non era più possibile ignorare l'apartheid. In una sera di pioggia, a Città del Capo, un sicario gli aveva sparato per aver sostenuto pubblicamente il leader Nelson Mandela e il suo partito, l'African National Congress. Roger era morto senza riprendere conoscenza fra le braccia di Rowland in preda ad una crisi isterica.
Allora Rowland non aveva un'attività sua con cui risollevarsi da quella crisi. Roger l'aveva lasciato erede universale: così aveva aperto il Blackberry. Rowland era cresciuto alternando periodi in cui era stato mantenuto da uomini più vecchi di lui a periodi in cui era stato così privo di mezzi da trovarsi sull'orlo dell'inedia. La morte di Roger l'aveva costretto a confrontarsi con un mondo implacabile. Era stato costretto a reagire a modo suo.
Aveva deciso che, se nella vita umana l'amore duraturo era impossibile, allora niente altro aveva importanza. La razza umana era solo un giocattolo nelle mani di un Fato insensibile e indifferente alle sue sorti. E allora tanto valeva lottare per il proprio benessere senza esclusione di colpi, senza guardare in faccia nessuno. Tutto è legittimo, permesso.
Arrivato alla stazione di Waterloo, scese dal taxi davanti all'ingresso principale, pagò e sorpassò edicole, bancarelle di libri, facchini stanchi e annoiati bigliettai giamaicani che stazionavano agli ingressi dei binari. Ignorò anche le biglietterie per la maggior parte chiuse e continuò a camminare fino all'entrata di Waterloo Road e uscita da questa si fermò a qualche decina di metri dalla fila dei taxi in attesa.
Detestava la pioggia. Pioveva anche a Città del Capo quando un uomo vestito da prete aveva sparato al suo uomo. E aveva piovuto anche il giorno in cui aveva lasciato definitivamente il Sudafrica per tornare in Inghilterra con le ceneri di Roger. Il suo amore per quell'uomo era stato così intenso che per diversi mesi dopo la sua morte era andato a dormire avvolto nella sua camicia ancora sporca di sangue ed aveva pianto. Maledetta pioggia: era incredibile la quantità di lagrime che Rowland aveva versato in sere di pioggia come quella.
Un taxi girò immettendosi nella carreggiata, diretto verso di lui. Per evitarlo l'uomo si appiattì contro il muro umido finché non fu passato. Poi si affrettò verso la limousine che l'aspettava col motore acceso. Aperta la portiera posteriore, Rowland sedette accanto a Chem. Il coreano sollevò un calice di champagne.
"Bene, immagino che possiamo andare. Naoki?"
L'autista giapponese avviò dolcemente e si fermò accanto al primo taxi della fila, che suonò il clacson: tre brevi colpi, poi due. Avviando il motore l'autista uscì dalla fila partendo con la vettura vuota e il segnale di occupato. La limousine lo seguì fuori dalla stazione. Nei suoi viaggi a Londra Chem si atteneva ad una stretta routine di precauzioni. Per la sicurezza di entrambi rifiutava di incontrare Rowland a casa sua o al negozio o alla Fondazione. Si vedevano di notte, in un'auto presa a noleggio e regolavano i loro affari durante il percorso. Visto che Naoki non era pratico di Londra, veniva ingaggiato un autista di taxi locale per fare da battistrada.
"Ti trovo benissimo: direi che il tuo stallone americano ti giova. Sì, direi che decisamente ti giova. Sembri tornato un trentenne."
"Un uomo appassionato, caldo e fedele è l'elisir di lunga vita." mentì con aria falsamente soddisfatta Rowland.
In realtà Thomas gli dava una profonda soddisfazione sessuale, ma continuava a bere e fumare spinelli e star fuori casa oltre ogni ora decente. Dio solo sapeva dov'era Thomas in quel momento, e a che ora sarebbe rientrato. Ma comunque l'avrebbe svegliato in calore e si sarebbe fatto perdonare tutto prendendolo a lungo, con passione. Certo, non gli dava la tenerezza di Roger, ma quanto a godimento, nessuno sapeva suscitarne in lui quanto Thomas. Anche se sperperava denaro come un marinaio ubriaco in licenza, a Rowland stava bene.
Le due auto attraversarono Westminster Bridge, superarono il Parlamento e Saint James Park, poi si diressero verso Constitution Hill al centro del Green Park.
Chem eccitato indicò Buckingham Palace alla sua sinistra: "È troppo scuro perché riesca a distinguerlo, ma... la regina è qui?"
"Sì, il vessillo reale è esposto su Buck House, questa settimana."
Chem sembrò felice: quasi che trovarsi a Londra contemporaneamente alla regina gli desse un piacere particolare.
"Champagne?"
"Grazie."
Aprendo la borsa Rowland ne trasse due grandi bianche buste sigillate. Mentre Chem ne apriva una Rowland sorseggiò lo champagne: indubbiamente Chem conosceva i vini. Questi estrasse alcuni fogli dalla busta e li scorse.
Rowland lasciò passare qualche minuto poi disse: "Dan me li ha spediti per fax questa mattina."
Chem annuì e li ripose. Notizie in codice, come Rowland sapeva, che dovevano essere decifrate privatamente. Si trattava di informazioni recentissime sulle persone alle quali, in varie città del mondo, Chem doveva consegnare alcuni gruppi di ragazzini reclutati da varie parti del mondo. Chem aveva organizzato un meccanismo praticamente perfetto. Vari gruppi autonomi raccoglievano i ragazzini: profughi dal Laos e dal Bangla Desh, dal Mozambico, niños da rua dal Brasile, dalle favelas della Colombia, profughi dalla Bosnia, ragazzini fuggiti di casa da vari paesi dell'Europa e dagli Usa, ragazzetti rapiti in Cina, in Russia, e tutti, selezionati e comprati dagli uomini di Chem, venivano imbarcati e spediti nell'isola Rotuma, un isolotto delle Fiji che un prestanome cinese aveva comprato per Chem.
Qui c'era il centro di accoglienza, gestito da uno staff internazionale formato personalmente da Chem: un uomo della mafia cinese, uno della mafia italiana, uno della malavita francese, uno dalla mafia americana, un ex spacciatore di droga di Medellin, un mafioso russo e così via: la crema della crema, tutti gay, che dovevano "svezzare" i ragazzini, in altri termini insegnargli a piegarsi a tutti i desideri sessuali di un uomo. I ragazzini venivano suddivisi in tre gruppi: AAA: i più belli ed acquiescenti erano mandati alle aste o venduti su catalogo a ricconi di mezzo mondo, AA: i meno belli ed acquiescenti erano destinati a vari centri "rent a boy" o "escort service" o in eleganti bordelli più o meno mascherati da centri per le vacanze o alberghi in cui lavoravano come camerieri e "ragazzi da letto" per i clienti. A: i più irrequieti e difficili, ribelli, erano destinati ad essere venduti in stock ai vari bordelli di infimo ordine del Medio ed Estremo Oriente, da cui comunque non sarebbero più usciti vivi. Lo staff si alternava a periodi di sei mesi.
Spesso entrava in scena la Fondazione Lesley per il gruppo AAA: i ragazzini, forniti di documenti abilmente falsificati, venivano affidati alla Fondazione che li portava alle sedi delle aste e qui riempiva le formalità di "adozione" per gli acquirenti, che così potevano passare le frontiere con i loro schiavetti senza problemi.
Chem aveva insistito perché Firestone conducesse due indagini separate sui potenziali clienti: i rapporti dovevano contenere notizie sulla loro storia personale, professionale e finanziaria. La prima era un esame preliminare che aveva luogo quando i clienti o i loro soci, rappresentanti, contattavano Chem. La seconda veniva svolta da un altro gruppo di persone quarantotto ore prima dell'asta o della vendita. Entrambi i rapporti venivano poi confrontati con particolare attenzione ai cambiamenti, alle incongruenze e se fossero emersi punti oscuri, discrepanze anche minime, Chem avrebbe annullato immediatamente ogni contatto. I rapporti di Firestone consentivano a Chem di sembrare quasi chiaroveggente. Yung Chem pagava profumatamente perché Firestone gli evitasse ogni problema e difficoltà.
Nella seconda busta non c'erano informazioni codificate. Una paginetta riferiva delle buone condizioni di salute di Terry Dos Santos e un'altra delle ricerche sul ragazzino scomparso. Rowland lo lasciò finire di leggere tranquillamente.
Una volta terminato il coreano sorrise e disse mettendo via le due buste: "Bene, è il momento di pagare i debiti."
Aprì uno sportellino e ne tirò fuori alcune mazzette di sterline che consegnò a Rowland ad una ad una, quasi con lentezza: "Cinquanta, la prima rata per Terry."
"Mille grazie, tesoro."
La mano del coreano tornò allo sportellino e ne estrasse una scatola piatta della misura di un libro, coperta da una busta di velluto nero. L'inglese fece un sospiro e la prese con mani tremanti. L'estrasse dalla busta, l'aprì e ne estrasse alcuni pezzi: era un gioco di scacchi con tutti i pezzi di avorio e di onice, che rappresentavano delle splendide miniature di maschi nudi in pose erotiche, lascive, provocanti: era un gioco di scacchi che nel 1600 il cardinale Colonna si era fatto scolpire da Pietro Bernini. I falli eretti dei pedoni potevano entrare nei culi degli stessi, i falli eretti di torri, cavalli, alfieri, re e "regina" potevano sia entrare nei culi degli altri pezzi maggiori che nelle bocche dei pedoni. Un vero gioiello di arte erotica. Il precedente proprietario dell'opera d'arte era stato il vecchio principe Stefano Della Torre di Roma, che aveva una passione per i ragazzotti sedici diciottenni e che comprava, imprigionava nei sotterranei del cinquecentesco palazzo, usava fino a stancarsi poi rivendeva, di solito malconci, ad un bordello di Tunisi. Il principe, dovendo far fronte ad alcune pesanti perdite in borsa, aveva dovuto disfarsi di vari gioielli di famiglia ed anche di quel raro pezzo che Rowland gli aveva pagato ad una cifra molto bassa e con la promessa di mandargli in regalo ogni due anni un nuovo ragazzino, non certo dei migliori. Ma al principe interessava soprattutto avere un ragazzotto in suo potere, non andava tanto per il sottile quanto ad avvenenza.
Per proteggersi da ladri e da sfruttatori, come il suo amato Thomas, Rowland teneva tutte le cose di valore, il grosso del contante ed anche il suo taccuino con tutti i dati delle transazioni di ragazzini fatte, notizie sui clienti e sulle loro preferenze sessuali in fatto di schiavi, registrazioni delle operazioni di riciclaggio del denaro sporco tramite la Fondazione ed il negozio, il tutto in una cassetta di sicurezza allo Shepherd Market Deposit Center. Era aperto trecentosessantacinque giorni l'anno e ventiquattrore su ventiquattro ed offriva ottime garanzie di sicurezza. Provvedeva anche ad evitare ai suoi clienti le abituali restrizioni bancarie e soprattutto le indagini del fisco. Rowland poteva avere accesso alla sua cassetta mostrando una fotografia e le proprie impronte digitali che venivano confrontate con quelle depositate. Per accedere alla cassetta era necessario avere due chiavi: una l'aveva Rowland e l'altra era in possesso dell'istituto di deposito presso il quale era depositata non col suo nome ma con un numero di quattro cifre che veniva cambiato ogni mese.
Rowland aveva fornito a Don Firestone ed a Jacques Roux una copia delle preferenze sessuali dei suoi clienti, ma senza i loro nomi, per permettergli di trovare adolescenti americani o sudamericani che corrispondessero alle richieste dei clienti. Era quello il modo in cui Firestone era venuto a sapere che cosa desiderava Chem e la cifra che avrebbe pagato per avere un ragazzino adorabile come Terry. E perciò l'aveva rapito.
"Possiamo concludere il resto del nostro affare adesso?" chiese Rowland.
Il coreano raccolse una valigetta dal pavimento dell'auto e la posò accanto all'inglese. L'aprì e la girò in modo che Rowland potesse vederne il contenuto: mazzette da cento dollari ben allineate.
"Otto milioni." disse semplicemente.
Presa una banconota dalla valigetta Rowland la esaminò con la lente d'ingrandimento. Compì la stessa operazione con altri nove biglietti scelti a caso. Poi chiuse la valigetta che conteneva i profitti di Chem nella vendita dei ragazzini del gruppo AA e A, una vendita che doveva salvargli la pelle.
Chem aveva mantenuto il riserbo sui suoi problemi col generale Kim Jong, ma Dan Firestone in qualche modo era venuto a saperlo e ne aveva informato Rowland. Dan, che sapeva tutto di tutti, e che lui trovava piuttosto simpatico nella sua rudezza primitiva, trattava con una certa deferenza Mister Fox, forse anche per il suo accento ed i suoi modi da gentleman inglese.
Rowland avrebbe provveduto a "lavare" i soldi di Chem attraverso la sua Fondazione. Ufficialmente una certa compagnia immobiliare di Hong Kong le stava versando otto milioni con un prestito a breve termine. Avrebbe depositato la somma nella banca della Fondazione nell'isola di Jersey, nel canale della Manica. In seguito la banca avrebbe provveduto perché l'agenzia immobiliare di Hong Kong ricevesse gli interessi che gli spettavano: circa ottocentomila dollari di interessi che sarebbe stata divisa equamente fra la Fondazione e Rowland personalmente.
"Lasciami al mio istituto di deposito, voglio mettere tutto al sicuro subito. Domattina i soldi saranno in viaggio per la Manica. E di' al tassista di aspettarmi davanti l'uscita. Chiamami domani in negozio. Quando lascerai l'Inghilterra?" chiese Rowland a Chem.
"Se le informazioni di Firestone sono positive e se tutto va bene, sì. Dovrei partire dopodomani. Non so ancora se lasciare i miei soldi qui o portarli con me."
Piccolo stupido, pensò Rowland, davvero pensi che non conosca il tuo segreto? Chem aveva tre modi per portare i soldi fuori dall'Inghilterra e lui li conosceva tutti e tre, incluso quello che l'altro gli aveva tenuto nascosto: Chem aveva l'aiuto del governo coreano per spostare le sue ingenti somme da uno stato all'altro, grazie ad ambasciate e consolati ed al servizio segreto: si serviva della valigia diplomatica. Rowland lo sapeva perché Don l'aveva scoperto. Quando Don Firestone sapeva che Chem, durante i suoi soggiorni all'estero si recava in un'ambasciata o consolato coreano, chiamava il suo contatto della CIA e tramite l'addetto ai codici del consolato coreano a New York, un infiltrato della CIA all'insaputa del governo coreano, veniva a sapere dei movimenti di denaro di Chem.
"Partirai per New York come stabilito?" gli chiese Chem.
"Sì, ventiquattrore dopo te. Ho saputo che Elton, il tuo ex, è già a New York per l'asta: penso che ne spunteremo un ottimo prezzo. Ah, sai, pensavo l'anno prossimo di organizzare l'asta a Sidney. Che ne dici?"
"E Thomas?"
"Gli ho detto la solita storia che vado a vedere alcuni giovani stilisti e per aprire una succursale del Blackberry a New York."
"Sta bene, comunque, il tuo maschione americano?"
"Certo, sempre sano come un pesce. Sta mettendo a punto un nuovo metodo per diventare ricco, credo. Ma non ho proprio idea come: è stato molto vago. Secondo me al solito non ha testa, saranno solo fantasie. Oh, a proposito, ho una cosetta per te..."
Dalla sua borsa da legale estrasse una grande busta di carta verde che porse a Chem. Questi l'aprì incuriosito e ne estrasse una grande foto in bianco e nero, vecchia, lievemente ingiallita in un angolo.
Rimase qualche attimo senza parole poi sussurrò: "Impossibile... non ci credo!"
Tra le mani teneva un'istantanea un po' sgranata dall'ingrandimento, venti per venticinque, in cui James Dean stava sdraiato con la testa sul petto di un giovanotto suo coetaneo: erano entrambi completamente nudi e James carezzava il membro del giovanotto e il suo svettava dritto, sodo. Tutti e due sorridevano verso l'obiettivo. In un angolo era vergata una frase autografa dell'attore: "James al suo stallone Derek, in ricordo delle splendide notti."
La voce di Chem era commossa quando disse carezzandola: "Non ha prezzo: dunque è vero quello che si diceva. Come l'hai avuta?"
"Da un ragazzo canadese che disegna i miei modelli: lui l'ha comprata dall'ex stallone della foto, ora un uomo maturo che aveva bisogno di soldi per comprarsi droga."
"E tu l'hai comprata per me?"
"Proprio per te, tesoro."
Un'altra bugia: in realtà Rowland l'aveva rubata al giovane stilista che l'aveva incautamente lasciata accanto alla finestra aperta... Il giovane Matthew era affranto per la perdita di quella reliquia a cui teneva da matti, essendo un fan di James Dean.
"Non sai quanto significhi per me: adoro l'immortale James, ho tutti e tre i suoi film in pellicola originale." mormorò Chem continuando a carezzare quella foto.
"Il mio povero Roger, dio l'abbia in gloria, diceva che si è sempre ricompensati quando si è gentili..."
"I suoi film sono eterni... come ti auguro sia il tuo amore per Thomas, ora..."
Rowland, improvvisamente lontanissimo, non colse il sarcasmo di Chem. Amore eterno. Un moto di tristezza lo colpì senza preavviso. Volgendo la testa verso il finestrino guardò attraverso i vetri oscurati la Serpentine, il lago artificiale di Hide Park, dove un forte vento spingeva le barche, ormeggiate, una contro l'altra.