Mentre Rowland si dirigeva verso lo Shepherd Market Deposit Center, il suo amante stava sdraiato in un letto sfatto di un bilocale di Soho, occupato a succhiare le tette a Rowena Robinson, Roro, una snella negra dalle lunghe gambe e dagli occhi scuri che rilucevano sensualmente. Un mangianastri dal comodino diffondeva musica afroamericana ritmica, con sentori di Rap.
Nella stanza vicina uno scozzese tozzo sulla cinquantina inoltrata, capelli rossastri, stava osservando eccitato la scena attraverso la porta socchiusa. Il suo nome era Bernard Muir ed indossava un'uniforme della polizia londinese.
Interrompendosi un attimo, Thomas prese una bottiglia di Porto dal comodino e ne ingollò una lunga sorsata, sorrise alla giovane donna e si tuffò a leccarla fra le gambe. Ansimando per il piacere la ragazza gli spinse la testa verso l'inguine. Mentre l'uomo si dava da fare per leccarle la clitoride, la giovane s'inarcò per favorire il contatto mugolando mentre faceva ondeggiare il bacino snello.
"Come sei duro, Thomas! Ti voglio!"
"Certo... sei sempre splendida, tu..."
"Voglio stare sopra io."
Si scambiarono di posto e lei prese a cavalcarlo con un ritmo frenetico.
"Strizzami i capezzoli." supplicò lei. Thomas obbedì. Lei gemette: "È bello... oh com'è bello!"
La ragazza venne per prima, ululando quasi, fece per piantargli le unghie sul petto ma lui la bloccò pronto, continuando a pomparle dentro: "Attenta, o lui se ne accorge..."
Rowena, col fiato mozzo, si affrettò a scusarsi e scese a baciarlo: "Perdonami, amore, me n'ero dimenticata. Perdonami..."
Lui si scaricò tremando come una foglia. Poi giacquero immobili, Rowena sopra Thomas, col capo appoggiato sul petto di lui, che ne ascoltava il battito cardiaco.
"Ancora cinque minuti, amore, e sarà finita..."
Cinque minuti. Peccato che non fosse una partita di basket ma un gioco molto più grande e di un genere completamente differente. Cinque minuti per vincere o per perdere. Il cuore di Thomas batteva forsennatamente: era troppo tardi per tirarsi indietro. La ragazza scese dal letto ed andò a girare la cassetta. Un attimo dopo la porta della stanza si aprì e Bernard Muir entrò con un manganello in mano.
Arrivato al letto si rivolse a Thomas, picchiettando il manganello sul palmo aperto della propria mano e disse: "Bene bene, cosa abbiamo qui? Direi uno spettacolo piuttosto indecente. Dovrei arrestarvi per una cosa del genere, ma io sono un tipo compiacente. In effetti credo che chiuderò un occhio. Facciamo un patto: se mi farai divertire dimenticherò quello che ho visto. Va bene?"
Thomas, silenzioso, aveva chiuso gli occhi e non rispose. Muir si colpì con più forza il palmo della mano e sibilò: "Ho chiesto: va bene?"
"La prego, signor poliziotto... Farò tutto quello che lei vuole, ma non ci arresti. La prego, non ci arresti..."
Muir posò il manganello sul comodino, si sfilò lesto i pantaloni blu ed i boxer bianchi lasciandoli scivolare sul pavimento: "E così vuoi che io ti faccia qualcosa, vero?"
"Sì, voglio che mi punisca..." disse Thomas con voce annoiata.
"Bene, se è questo che vuoi..."
Frugando in una tasca della giacca Muir prese un preservativo, ne strappò la confezione e ne infilò la punta fra le labbra. Con indosso solo la parte superiore della divisa, Muir salì sul letto e prese in mano il membro di Thomas. Velocemente fece aderire con la lingua il preservativo al pene e lo lavorò fino a fargli riprendere piena consistenza. Quando lo sentì di nuovo in forma, Muir gli si mise sopra e lo cavalcò con meno irruenza di Rowena ma con evidente piacere.
Quando fu finita, Thomas andò svelto in bagno lasciando soli la ragazza e Muir. Questa sedette sul letto accanto all'uomo ancora eccitato che la guardò: negli occhi di lei si rifletteva lo sfavillio di una candela rossa accesa sul comodino.
"Ti sei divertito, Bernie?"
"Davvero. Assolutamente soddisfatto. Uno splendido maschio, virile."
"Convincerlo non è stato facile, sai? È la prima volta che lo fa con un uomo..." mentì Rowena astutamente.
Raccogliendo i suoi pantaloni dal pavimento Muir tirò fuori un piccolo taccuino cachi dalla tasca posteriore. Sorrise a Rowena schernendola gentilmente mentre le sventolava davanti al naso il taccuino. Col cuore che le batteva forte la ragazza gli rivolse uno sguardo carico di rancore resistendo alla tentazione di strapparglielo dalle mani. Si accorse di aver trattenuto il respiro solo dopo che lui ne ebbe strappato le prime tre pagine e gliele ebbe consegnate. Tre pagine di un bloc-notes da pochi soldi. Il pagamento di Muir per l'affare che aveva appena concluso con Thomas. Tre paginette che contenevano informazioni che valevano milioni e milioni.
Lo scozzese consultò il suo orologio: "Ora devo proprio scappare, se arrivassi in ritardo passerei dei guai. Non è una cosa facile spostarsi con questo tempaccio."
"Ti manderemo la tua parte nella banca che hai detto, in Liechtenstein."
"Sì. Non sarebbe normale se io potessi disporre di una somma così in Inghilterra. Risalirebbero subito a me. Là i banchieri tengono la bocca cucita più dei dannati svizzeri e comunque non sapranno che il conto cifrato è mio."
Improvvisamente Muir sembrò diventare più duro, quasi accigliato: "Eddie m'ha dato la possibilità di vendicarmi e guadagnarci. Quel fottuto bastardo del mio padrone dice che sono troppo vecchio e che custodire valori di questi tempi è un lavoro da giovani. Quel porco indiano! Così mi mette fuori e senza neppure pensione e mi ha regalato una targa e un assegno di mille sterline dopo dodici anni di servizio. Una targa, capisci? Gliela metterei in culo con tutto l'astuccio, la sua fottutissima targa. Quel porco di Ravi Sunny! Bene, mi scaricherà, ma mi porterò via qualcosa di più di una merda di targa."
Rowena osservò Muir andare nella stanza a fianco, prendere una valigetta, infilarci dentro ben ripiegata l'uniforme, metterci il manganello e chiuderla. Quindi lo vide rivestirsi con un abito grigio, cappotto e cappello scuro. Prese un ombrello e si guardò attorno.
"Credo di aver preso tutto. Non ho tempo per lavarmi, mi spiace. I miei saluti a Mr. Eddie Walkerdine. Gli appunti che ti ho dato risolveranno tutti i suoi problemi. Se avesse bisogno di altro, sa dove trovarmi."
"Grazie ancora, Bernie. I tuoi soldi saranno depositati come promesso, dopo il colpo."
"Ho passato una magnifica serata. Buona notte, Thomas!" gridò verso il bagno.
Da dentro arrivò la voce irritata dell'uomo: "Ma va a fa 'n culo, stronzo di merda.!"
"Ha un linguaggio veramente affascinante il tuo uomo. Ne sentirò la mancanza." disse Muir sorridendo sarcastico e, fatto un cenno di saluto, uscì.
Thomas, che aveva appena finito la doccia, uscì dal bagno d'umore nero.
Rowena si alzò e lo carezzò sul corpo muscoloso: "Via, non fare quella faccia. Non è il primo uomo che ti fai, no?"
"Dio santo, ma un vecchio pervertito così... Vestirsi da poliziotto, poi. E poi Rowland ha classe e tuo fratello... con lui è come con te, lo sai che vi amo, voi due."
"Pensa che lo hai fatto per Andres..." gli disse lei dolce.
Eddie Walkerdine era un inglese di quarantadue anni, piccolo, con una capigliatura scura, ondulata, che tendeva a diventare rada ed un sorriso astuto. Indossava un tuxedo con un garofano bianco sul risvolto, mocassini di Gucci e un anello d'oro rosso con un grosso zaffiro incastonato. Stringeva fra i denti un piccolo sigaro nero spento. Lui, Rowena e Thomas sedevano sul letto circa un'ora dopo che Muir se n'era andato. Stavano in silenzio mentre Walkerdine esaminava attentamente le tre paginette fitte di informazioni avute da Muir.
Due mesi prima Eddie aveva cominciato a mettere in atto un piano per raccogliere i soldi necessari al suo definitivo trasferimento sulla Costa del Sol, a Marbella. Il suo piano, se avesse avuto successo, avrebbe fornito fondi sufficienti per far fronte alle spese che era costretto a sopportare: gli alimenti per le sue tre ex mogli ed i rispettivi cinque figli, una rendita annuale destinata ad una ex amante che gli aveva dato un figlio e le cure per accudire la vecchia madre malata. Ne sarebbe avanzato anche abbastanza per comprare un ristorante sulla riviera di Marbella, un piccolo hotel al Casino di Puerto Bancos e un edificio di appartamenti nuovi proprio ai limiti della stazione residenziale. Era l'obiettivo che perseguiva sin da bambino ed ora era a portata di mano.
Per il momento aveva saputo che tutte quelle proprietà erano in vendita e lui stava sulle spine, non vedeva l'ora di comprarle. Aveva dato persino una caparra, tanto era sicuro di riuscire ad avere il denaro entro la fine di dicembre. Avrebbe acquisito la somma rubando al deposito di Shepherd Market: valutava che ne avrebbe ricavato circa cinquanta milioni di sterline, forse un po' più, forse un po' meno, comunque più che sufficienti. Furbo e pieno di energie, Walkerdine pianificava con cautela le sue mosse, mostrandosi deciso quando era il caso e vantandosi di capire sempre quando era il momento di abbandonare una causa persa. Un tempo era stato un autista di autobus. Non aveva mai conosciuto il padre. Si era fatto una posizione nel difficile ambiente dell'Est End londinese giocando abilmente sulle debolezze di coloro che avrebbero potuto favorire le sue ambizioni. A dispetto del suo aspetto scimmiesco, le donne lo trovavano attraente, forte e dotato di notevole carica erotica.
Walkerdine dirigeva il Riviera, una discoteca di Leicester Square frequentata da neri ricchi, che aveva trasformato in uno dei club più frequentati di Londra. Malvisti nei club di lusso dove spesso chi non era bianco veniva allontanato con la scusa che l'ingresso era riservato ai soci, i neri facoltosi evitavano i club gestiti da gente di colore di basso ceto, luoghi spesso insicuri se non addirittura pericolosi.
Nel Riviera i bianchi erano ammessi, ma i principali clienti erano i neri facoltosi, fra cui milionari caraibici o africani. Nei programmi del club erano frequenti visite di famose star di colore americane del cinema o dello sport. Walkerdine aveva conosciuto Thomas e Rowena quando erano andati al suo locale con alcuni amici neri, giocatori professionisti di basket in America e in Europa.
In settembre Walkerdine s'era sposato per la quarta volta. Sua moglie, che odiava l'Inghilterra dove pativa costantemente il freddo, era Julia Blanchero, una modella venticinquenne di Marbella, dove voleva fare ritorno perché diceva che là avrebbe potuto prendere più sole in un giorno che a Londra in un mese. Eddie aveva incontrato la polposa Julia durante una vacanza a Marbella, dove era ospite di uno sceicco, uno dei principali trafficanti d'armi nonché padrone del più grande yacht ormeggiato nel porto. Anche Julia era ospite dello sceicco, o meglio del letto di questi. S'erano innamorati, s'erano sposati ed erano tornati assieme a Londra. Ma ora entrambi volevano tornare in Spagna.
Non era solo Julia infatti a non sopportare il clima inglese: l'asma di Eddie stava peggiorando aggravata dal clima umido. L'estate di quell'anno lo pneumologo lo aveva avvertito che le inalazioni, le pillole e le iniezioni che stava prendendo non avrebbero potuto far molto per i suoi problemi di respirazione. Se non avesse trovato il modo di trasferirsi in un luogo dal clima più caldo e secco, poteva anche aspettarsi prima o poi un attacco letale di asma.
E poi c'erano gli effetti di troppi anni di lavoro in discoteche, bar, club e ristoranti. Non ne poteva più di turni di lavoro di diciotto ore al giorno, dei padroni dei locali, dei soldi versati per la protezione, delle mazzette date ai poliziotti, degli accoltellamenti all'alba fra clienti ubriachi. Per non parlare dei drogati che si facevano un'overdose nei bagni delle donne, delle rockstar e dei loro truci gorilla, degli impiegati che bevevano senza pagare, dei baristi che importunavano le cameriere o dei clienti che palpavano camerieri e cameriere. Ma la cosa che lo irritava più di tutte era lavorare per qualcun altro.
Per anni aveva trascorso le sue vacanze a Marbella dove la sua arguzia e la sua arroganza lo avevano reso popolare fra gli espatriati inglesi, i ricchi arabi e le stelle del cinema che vi vivevano in esilio per evitare le tasse. Si compiaceva a brindare a champagne con i veri ricchi mentre si abbronzava sui loro yacht ancorati nel porto. La cosa che desiderava di più era andarci a vivere con Julia, per sempre.
Due mesi prima, un giovedì sera, il futuro di Eddie Walkerdine, sotto forma di Bernard Muir, si era presentato al club. Il giovedì, al Riviera, era la serata dedicata ai gay. Niente di troppo stravagante: un po' di ballo, quattro chiacchiere e la possibilità, per gli omosessuali, di rilassarsi senza incorrere negli strali degli intolleranti. L'idea era stata di Walkerdine, il suo modo di far soldi anche nella serata che di solito era più vuota durante la settimana. A Eddie i gay erano simpatici, e pesto il giovedì fu pieno come gli altri giorni. Chiudeva un occhio se due si chiudevano nei cessi e sorrideva indulgente e compiacente alle coppiette che si sbaciucchiavano negli angoli più in ombra del club.
Bernie Muir era diventato uno degli organizzatori delle serate gay. Walkerdine non aveva prestato molta attenzione a lui, giudicandolo un perdente che andava sempre a scegliere l'uomo sbagliato. Muir beveva un po' troppo. Era mezzo brillo quando aveva raccontato a Walkerdine che stavano per licenziarlo. Muir aveva detto che doveva trovare il modo di vendicarsi per essere stato trattato così vilmente e Walkerdine aveva giudicato le sue parole solo lo sfogo di un ubriaco.
"Rapinali. Mettiamoci in società e vuotiamogli le casse fino all'ultimo centesimo." gli aveva detto scherzando.
"Ottima idea." aveva risposto Muir, poi aveva proseguito dicendogli come avrebbero potuto fare.
Dopo un'intera notte trascorsa a riflettere, Walkerdine l'aveva chiamato il giorno successivo. Entrambi s'erano messi al lavoro quella notte stessa parlando per sei ore di fila. Questa volta non avevano scherzato.
Walkerdine, seduto sul letto di Rowena, schiacciò il cigarillo nel portacenere appoggiato sul cuscino stazzonato e si alzò. Grattandosi il mento, sorrise a Thomas: "Non hai poi una brutta cera, bello."
"Sono andato un po' fuori di testa quando Muir ha fatto le sue porcherie, ma adesso mi è passata. Ma che fottuto stronzo, vestirsi da sbirro! Se vuoi il mio parere, quello è completamente partito. Cazzo, era proprio necessario?"
"Quello era il patto: per queste informazioni duecentomila sterline e il tuo bel fisico a suo servizio per una volta. Sesso e soldi: le due cose che fanno girare il mondo. Di' quello che ti pare ma quel segaiolo ha mantenuto la sua promessa, è tutto qui nero su bianco: la disposizione delle telecamere a circuito chiuso, gli allarmi predisposti fuori e dentro, le serrature in codice, il numero delle guardie in servizio dopo la mezzanotte e le loro postazioni... La cosa più importante è che le linee telefoniche sono collegate con gli allarmi: se ne escludi una, li escludi tutti. Non sono più possibili chiamate né fuori né dentro. Nessuna distrazione, nessun pericolo."
"Hai detto che se tagliamo le linee telefoniche non sarà più possibile effettuare più telefonate né in partenza né in arrivo. Bene. Ora immagina che mentre noi stiamo vuotando tranquillamente le cassette, qualcuno chiami il deposito e non riesca a contattarlo. Mi sembra che questo sia un problema..."
"Mica siamo in America, qui. Noi inglesi siamo molto più rilassati in certe situazioni e la sicurezza è una di queste situazioni. Non abbiamo il livello di criminalità che avete voi e neanche la vostra paranoia. Intorno al deposito praticamente non c'è segno di vita durante la notte e i clienti vanno raramente dopo le dieci di sera. E dopo mezzanotte ci sarà una o due chiamate alla settimana. E se non riescono ad avere la linea, andranno a dormire pensando che c'è un guasto. Niente altro, stai tranquillo."
"Non vorrei trovarmi in mezzo a una sparatoria..."
"Ma stai tranquillo: le guardie dentro il deposito non sono armate. Teoricamente dovrebbe suonare l'allarme prima che la compagnia che si occupa di sicurezza mandi guardie armate. Ma una volta tagliati i fili non ci sarà nessun allarme. E la compagnia di sicurezza sta dall'altra parte di Londra, perciò comunque ci metteranno un bel po' ad arrivare al deposito. Il centro ha serrature complesse, grossi portoni robusti, un sistema di allarmi: di fatto non ci sono mai stati furti né tentativi nella sua storia: si sentono al sicuro e questo li fregherà. È una bella pesca succosa pronta per essere colta e mangiata, e ti dico io che lo faremo proprio noi. Non puoi tirarti indietro, bello, ormai..." concluse Walkerdine a mezza voce.
Thomas si alzò dal letto quasi di scatto, aveva il viso rosso e le tempie gli pulsavano: "Non faccio e non accetto stronzate! Che cazzo vuoi dire, che non puoi contare su me? Ho dato la parola, no?"
Le mani di Eddie si alzarono come a fermarlo: "Scusami, ragazzo, non volevo offenderti. È solo che ormai ci sono dentro completamente, come disse il Vescovo all'attrice. Non hai ancora incontrato gli altri due che lavoreranno con noi, non è gente che apprezza incertezze. Vengono dal Est End, dove il crimine non è solo uno dei tanti modi di vivere, ma l'unico. Se tu ti mostri incerto, impaurito, loro..."
"Vuoi cercare di fare il colpo senza di me? Vuoi tenerti tutto quello che c'è in quelle dannate cassette di sicurezza? Dillo!"
"Sai benissimo che non potrei portare il malloppo fuori dal paese, io. Per questo ti ho chiesto di entrare nell'affare. E dobbiamo essere in quattro, e se non vieni tu, dovevo chiamare un quinto: non voglio troppa gente con cui spartire il bottino."
"Ok, niente più discussioni, allora. Io vengo a fare il colpo e porto fuori il malloppo per riciclarlo a New York. E mi darai un quarto della somma che ne verrà fuori più l'intero contenuto della cassetta del mio Mister Preston. Quel fottuto avaro, almeno mi ripago di questi mesi."
"Non dobbiamo innervosirci, va tutto bene, siamo d'accordo. Se ti ho offeso, ti chiedo scusa, perciò calmati, ora." disse Eddie sforzandosi di sorridere.
Rowena si accostò a Thomas e gli prese una mano fra le sue, e disse a Walkerdine: "Puoi contare su Thomas, ha troppe ottime ragioni per fare la sua parte, credimi."
Il suo intervento consentì a Walkerdine di calmarsi. Litigare con Thomas era tempo perso: perché aveva detto a quel cretino che l'unico modo per derubare il suo protettore era proprio portargli via la cassetta di sicurezza? Mah, comunque... ormai glielo aveva promesso.
Prendendo cappello e cappotto da una sedia, disse: "Il dovere mi chiama. Voi piccioncini venite al club, stasera?"
"No, abbiamo un paio di cose da fare. Forse domani." disse Thomas scuotendo la testa.
Eddie annuì: "A domani, allora. Oh, quando vieni al club dovresti provare il nostro nuovo cocktail. Dicono che sia afrodisiaco. Non ridere, Rowena: rum, granatina, vodka, soda, un pizzico di mango, lime fresco e crema. Assolutamente sensazionale. Garantito che te lo fa tirare, credimi."
Dopo che Walkerdine se ne fu andato, Rowena fu la prima a parlare: "Eddie è un dritto: se potrà fregarti lo farà. Eddie fa solo il proprio interesse, ricordatelo."
"Ti credo..." rispose Thomas.
Osservò il volto di Rowena e vide l'espressione di amore che l'aveva sostenuto in quegli ultimi mesi, un amore che a volte gli faceva perdere ogni autocontrollo e che lo rendeva pronto a fare qualsiasi cosa lei gli avesse chiesto. Solo un'altra persona al mondo gli faceva lo stesso effetto: il fratello di lei, Andres.
Con voce incerta disse: "Ho passato brutti momenti per questa faccenda e tu lo sai. Tu conosci Eddie quanto me: secondo te devo andare avanti o lasciar perdere?" Lei non rispose. "È un asso a manipolare la gente, Eddie. Tu e Andres siete le sole cose che mi interessano, lo sai. Se non fosse per Andres, sarei tentato a mollare tutto..."
"Credo che non te la perdoneresti mai, se tu mollassi tutto. Eddie non c'entra. Tu devi fare quello che per te è importante."
"Io? Io sono solo spazzatura bianca della Florida ed è quello che sarei per tutta la vita senza voi due. L'unica cosa buona che ho fatto per me, finora, è stato giocare a basket, e anche questo lo devo ad Andres..."
La pallacanestro l'aveva imparata dai negri, il che aveva fatto di lui la pecora nera della sua famiglia. I suoi genitori odiavano i negri, specialmente suo padre, che era un predicatore battista molto noto ai suoi tempi. Il padre gli rinfacciava di aver violato la legge divina perché i negri erano maledetti da Dio e non sarebbero mai entrati in paradiso. La maledizione di Cam. Il solo modo in cui un negro avrebbe potuto metter piede in paradiso sarebbe stato che Dio lo facesse diventare bianco, diceva. Un giorno Thomas non ne poté più di quelle assurdità, così litigò con il padre. Il padre l'aveva schiaffeggiato e lui aveva reagito dandogli un pugno. Il padre gli era saltato addosso con un bastone e dopo averlo battuto con rabbia, l'aveva cacciato di casa. Spalleggiato dalla madre che gli urlò che poteva andare a farsi mantenere dai suoi amici negri. Aveva sedici anni.
Fu allora che la famiglia di Andres Robinson, suo amico e compagno di squadra, lo adottò. Era gente povera. Non avevano neppure il gabinetto in casa e dovevano fare il bagno in un mastello in cortile. Se c'era brutto tempo mettevano il mastello sulla porta di casa. Brava gente, soprattutto la madre. Thomas viveva con altri otto ragazzi: Michael di ventidue anni, Lukas di ventuno, Liza di diciotto, Andres di diciassette, Matthew di quindici, Rowena di tredici e Francis di dodici. Le due ragazze dormivano nella camera dei genitori, loro sette ragazzi in cucina, in terra su alcune stuoie che di giorno mettevano via. D'inverno mettevano il pigiama sotto i vestiti per stare più caldi. E dormendo si serravano l'uno all'altro. Lui di solito dormiva fra Andres e Michael, ma girato verso l'amico e stretto a lui. Lui aveva diciotto anni e Andres diciannove quando erano stati ingaggiati nella squadra dell'Università di Miami, lo stesso giorno. E proprio quel giorno Rowena, che aveva tre anni meno di lui, l'attirò dietro alcune casse del cortile e gli disse che l'amava e che voleva che lui fosse il suo primo uomo: era stato qualcosa di molto bello, speciale, e Thomas s'era innamorato di Rowena e della sua forte sensualità.
Tre mesi dopo l'inizio della loro relazione, un giorno che s'erano attardati nelle docce ed erano soli, Andres gli disse: "Thomas, io sono geloso di te."
"Geloso? Ma tu giochi meglio di me!"
"No, non far finta di non capire. Lo so che fai l'amore con mia sorella. Ed è per questo che sono geloso. Non per il basket."
"Sei arrabbiato con me? Ma io non mi voglio solo divertire con lei, te lo giuro. Io la amo e lei mi ama. Davvero."
"Appunto, e sono geloso." ribadì l'amico accigliato.
"Di me e Rowena?"
"Di te. Credevo di essere io il più importante per te, e invece..."
"Ma tu sei importantissimo, per me."
"Più di Rowena?" chiese con aria incredula Andres mentre si sciacquava.
"Onestamente... non lo so. Ma almeno altrettanto. Te lo giuro."
"Ma con lei ci fai l'amore."
"Beh, mica posso farlo con te, no?"
"Io invece... io invece lo vorrei."
"Tu? Far l'amore con me? Ma hai la ragazza, tu..." rispose Thomas confuso.
"Ma da quando ti ho conosciuto, e più ancora da quando sei diventato uno di noi, io ti desidero... io ti amo, Thomas..."
"Anche io ti amo, sei tutto per me..."
"Allora dimostramelo." disse semplicemente Andres.
Thomas non esitò un attimo: gli si avvicinò, gli carezzò il bel membro morbido e gli disse, a voce bassa ma senza esitare: "Se mi vuoi prendere... io sono pronto."
"No, non voglio solo prenderti: voglio fare l'amore con te, farti mio ma anche essere tuo"
"Vuoi che lasci Rowena?"
"No, uomo. Mi basta sapere che vuoi stare con me. Mi basta poterci amare io e tu." disse Andres tirandolo a sé e Thomas sentì che il membro dell'amico era ora ritto e forte nelle sue mani.
Si unirono lì nelle docce e Thomas credette di impazzire per il piacere e per la gioia. Per Andres avrebbe dato la vita. Sì, lo amava.
Quando però si trovò da solo con Rowena e lei cominciò a fare l'amore, Thomas era teso, incerto, confuso.
Lei se ne accorse e gli disse: "Thomas, amore... è per via di Andres che sei così teso?"
"Lo sai?" chiese il ragazzo stupefatto.
Lei disse di sì: Andres le aveva parlato. Se si amavano, aveva detto, a lei andava bene: anche lei voleva bene al fratello, era felice per la felicità di questi. Se i due si amavano, a lei andava bene: purché Thomas non la abbandonasse.
Così Thomas era diventato l'amante di tutti e due e non avrebbe saputo dire onestamente se uno dei due poteva essere più importante dell'altro per lui: li amava entrambi con tutto se stesso. E tutti e due lo amavano.
Lui aveva l'impressione che la madre dei due ragazzi sapesse tutto, ma non disse mai nulla. La donna andava a tutte le loro partite e spesso indicava Thomas alla gente dicendo fiera: "Anche quello è mio figlio!"
Thomas doveva tutto ad Andres, il basket, una famiglia, Rowena, l'amore...
Dieci giorni prima, in una mite mattina di novembre, Thomas aveva incontrato Andres Robinson nella Prigione di Stato della Florida dove il giovanotto era detenuto per scontare una condanna a sedici anni per omicidio. Era successo due anni prima, quando Andres aveva deciso di svaligiare una cassa continua a Collins Avenue di North Miami Beach. Quando le guardie della banca erano andate a vuotare la macchina, Andres aveva estratto un fucile a canne mozze da una borsa e si era fatto consegnare i circa ventimila dollari della macchina dalle guardie. Le aveva disarmate ed era scappato col bottino. Non aveva pensato all'allarme: mentre scappava erano arrivate altre due guardie e gli avevano sparato. Aveva risposto al fuoco: una guardia era morta.
La prigione era molto lontana dall'Università dove Andres e Thomas avevano militato nella seconda squadra, iscritta ai campionati nazionali. Solo Andres aveva giocato nella nazionale. Era stato ingaggiato a venti anno dai Detroit Pistons che l'avevano visto giocare. Thomas non era stato ingaggiato: gli esperti dicevano che non era abbastanza alto, non abbastanza veloce, non abbastanza duro.
Come professionista Thomas aveva giocato solo un anno in Italia, segnando ventisei punti a partita, per una squadra di Bologna. In Italia era diventato un animale da ricevimento, trasportato qua e là dalla moglie del proprietario della squadra. Ed era diventato l'amante, prima della moglie di questi, poi anche del loro figlio ventenne, un ragazzo esile e timido, ma pieno di fuoco a letto. Il padre aveva scoperto tutto e Thomas era ancora vivo solo perché i suoi amici l'avevano caricato su una macchina che l'aveva portato in Svizzera prima che tre uomini armati facessero irruzione nel suo appartamento di Via San Giovanni.
Nella sala colloqui della prigione Thomas s'era seduto e guardava la propria immagine riflessa nel vetro che separa i detenuti dai loro visitatori. Aveva notato le prime rughe, i primi capelli grigi, nonostante i suoi ventinove anni. E poi c'era quel rumore, porte d'acciaio che sbattevano continuamente, un rumore che gli echeggiava nelle orecchie dal momento in cui aveva messo piede in quel posto. Per giorni, dopo la visita, aveva sentito quel rumore in sogno ed a volte era così forte che si svegliava respirando affannato.
Thomas avrebbe voluto fumare, ma un cartello avvertiva che era proibito. Stava frugando nelle tasche per cercare una gomma da masticare quando Andres aveva fatto il suo ingresso nella sala colloqui scortato da un massiccio secondino calvo. Andres, nero, alto, aveva trent'anni, un viso largo e amichevole, era vestito con una tuta arancione, Reebok grigie e un cappellino verde calzato sulla testa rasata. Si era seduto solo dopo che il secondino gli aveva fatto cenno. Andres Robinson, il più forte e coraggioso attaccante della storia del basket universitario della Florida che aspettava il permesso di un secondino per sedersi! Gesù!
Ignorando i cerotti sul viso dell'amico, Thomas aveva preso il ricevitore: "Ehi, uomo, felice di vederti."
"Grazie per essere venuto, uomo." Andres parlava con la cautela tipica dei detenuti: in un ambiente pericoloso come la prigione le parole determinavano realmente le possibilità di sopravvivenza di un uomo.
"La tua faccia, amico... Che cosa ti è successo?"
Andres aveva sfiorato i cerotti con le sue lunghe dita scure: "Almeno ho salvato l'occhio, ma rimarranno le cicatrici. Un casino con uno dei boss giamaicani che spadroneggiano qui dentro. Tengono le lame da rasoio in bocca e te le sputano addosso. Ho litigato con un giamaicano che dice che ho pagato il suo amichetto per farmi fare un pompino. Aveva una lama di metallo molto affilata che nascondeva nel letto. Gli ho fatto il culo ma non è finita lì. L'altra settimana sono venuti a cercarmi i suoi amici. I musulmani li hanno fermati, ma non prima che mi tagliassero la faccia."
"Mi dispiace, amico. Dio santo, solo per un pompino..."
Andres sogghignò: "Beh, quella era l'accusa. In realtà me lo scopavo, e gratis... Al ragazzo piaceva farlo con me e sai com'è, qui dentro, un diversivo... Solo che adesso la gente sta aspettando di vedere cosa farò. Devo fare qualcosa, non puoi lasciare che uno stronzo ti metta il suo marchio senza reagire. Se voglio essere rispettato e lasciato in pace, devo fare qualcosa al fratello che ha mandato quei negracci contro di me."
Thomas aveva pensato che avrebbe potuto trovarsi anche lui dall'altra parte del vetro con tutto quello che aveva fatto: aveva venduto steroidi, affondato barche per incassare l'assicurazione, firmato assegni rubati, promosso concerti che non avevano mai avuto luogo, venduto orologi falsi, preso soldi per film che non erano mai stati realizzati...
Si era sporto verso il vetro ansioso di dire al suo Andres perché era andato a trovarlo: "Quell'avvocato di cui mi hai parlato l'ultima volta che sono venuto, il cubano che si occupa della concessione della libertà sulla parola... È ancora attivo?"
"Vuoi dire DeLaquilla? Certo che lavora ancora. Sempre in affari, ma costa caro. Quello ti fa pagare pure l'aria che respiri nel suo ufficio..."
"Posso procurarmi i soldi. DeLaquilla è uno onesto?"
"Sì. Sarà il tuo vecchiardo a sganciare i soldi?"
"Chi, quello? Macché. Mi compra quello che voglio ma fargli tirar fuori soldi è come tirar fuori alcool dai chiodi. Gli piaccio fisicamente, ma mi disprezza. E allora ho deciso di fregarlo e di sparire. Quindi, li sgancerà lui i soldi, e tanti, ma senza volerlo."
Andres era scoppiato a ridere: "Ma come, ti sei appena accasato e già vuoi mollarlo?"
"Andres, se devo scopare con uno, quello sei tu, non altri, lo sai."
"Lo so, uomo. Anch'io, è lo stesso. Mi manchi, lo sai..."
Thomas aveva letto amore e desiderio negli occhi del giovanotto e s'era sentito sciogliere. Cristo, e non potevano neanche toccarsi una mano! Avvicinò la punta di un dito al vetro e ve la premette. Dall'altra parte Andres fece lo stesso. Si guardarono negli occhi e si dissero cose che nessuna parola, nessun discorso possono dire.
"Ti tirerò fuori, Andres..." mormorò roco Thomas e gli accennò per sommi capi il colpo che stava organizzando.
Quando aveva finito Andres si era grattato la testa: "Sembra facile. Ma perché il tizio ti vuole nell'affare? Perché non fa il colpo da solo?"
"Ha i suoi problemi a piazzare la roba in Inghilterra e ha ragione. Qui entro in scena io: ti ricordi di Big Mike? Quando avevo quel ristorante a West Palm Beach?"
"Sì, il mangiatore di pesce... Lo gestivi per certi tipi di New York, no?"
"Già: era la prima gang che faceva affari con certi cubani di qui per fregare Castro. Avevano bisogno di un prestanome per espandersi in Florida e aprire il ristorante. Con la popolarità che avevo avuto ai tempi dell'università ero il tipo adatto. Facevo anche loro da corriere: portavo soldi e roba a New York. Dopo il colpo, quelli sono disposti a comprare il malloppo. Ci daranno il cinquanta per cento, per chiunque altro darebbero solo il quaranta, ma mi conoscono bene. Appena avrò la mia parte, ti tirerò fuori di qui."
"Non posso neanche sognarla una cosa del genere. Se mi tiri fuori di qui... Mamma non sta troppo bene dopo l'infarto, sei stato un amico a mandarle quei soldi..."
"Non dire stronzate, negro. Mamma Robinson è stata l'unica madre che ho mai avuto. Del resto finora non è che ho potuto mandarle molto. Adesso devo tornare a New York per sistemare la faccenda con gli italiani e Big Mike. Non si fanno certi affari per telefono. Poi torno a Londra, prendo la roba e torno. Aspettami."
"Sei l'unico che non si sia dimenticato che sto qui dentro..."
"Su nostra madre, amico, lo giuro su nostra madre che ti tirerò fuori..."
Aveva osservato Andres cercare qualcosa dentro la tuta senza tasche. Aveva estratto qualcosa che aveva accostato al vetro: era un ritaglio di giornale, una foto della squadra universitaria di basket scattata l'ultimo anno che avevano giocato assieme. La foto, presa la notte in cui avevano vinto le semifinali NCAA per un punto, mostrava cinque giocatori abbracciati durante un intervallo. La foto era finita sui giornali sportivi di tutto il paese. Sporchi di sudore, i volti colmi di gioia orgoglio e fatica, i cinque ragazzi si erano abbracciati: Thomas stava al centro, con le braccia attorno a Glenn, Amhad, Jon e Andres: lui era l'unico bianco della foto. Due giorni dopo avevano giocato per la finale dei campionati ed avevano perso per dieci punti. Ma la foto era stata scattata nella notte più bella della loro vita. Era stata la più bella partita che la loro squadra avesse mai giocato. E Thomas e Andres, nella loro cameretta d'albergo, avevano celebrato facendo l'amore con infinita passione e dolcezza.