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una storia originale di Andrej Koymasky


pin TRAFFICO INFAME CAPITOLO 11

LONDRA - DICEMBRE 1988


Erano quasi le due del mattino quando Thomas Bronson, Eddie Walkerdine ed i due tagliagole che aveva assoldato cominciarono a rapinare lo Shepherd Market Deposit Center.

Il deposito era una grande stanza senza finestre con il soffitto basso, sorvegliata da un sistema video a circuito chiuso e con muri di metallo sui quali si allineavano le cassette di sicurezza. A protezione delle cassette c'era una spessa porta metallica di circa tre metri di diametro munita di chiavistelli oltre che di due serrature, una a combinazione ed un a tempo. Un sistema di allarme collegava la porta della cassaforte con la UnivSecurCom che si occupava della sicurezza del deposito. Da un piccolo ridotto un'unica guardia notturna sorvegliava il pannello che controllava i sistemi di allarme della porta d'ingresso, del caveau, del soffitto, del pavimento e di tutto il perimetro esterno della parete metallica. Il padrone del deposito si chiamava Ravy Sunny, era un indiano grassoccio di trentasei anni nato a Calcutta, dove si era guadagnato da vivere come macellaio prima di emigrare in Inghilterra all'età di venticinque anni con la moglie trentatreenne. Nel 1980 aveva ripudiato la moglie rimandandola alla sua famiglia a Delhi. In quel periodo aveva cominciato ad acquistare edifici in rovina a Londra, un affare che in breve tempo si era dimostrato più che redditizio. Il deposito era la sola proprietà fondiaria che si trovasse in una zona sicura. Situata nell'elegante quartiere di Mayfair, Shepherd Market era una piazzetta esclusiva di piccole case bianche, vecchi negozi, pub e boutique. Il deposito occupava il piano terra di una casa del diciottesimo secolo che, ai piani superiori, era affittata ad un'agenzia pubblicitaria, a un'oreficeria e a una galleria di arte folk. Accanto al deposito c'erano un concessionario della Rolls-Royce e un'agenzia immobiliare.

Thomas, con un certo nervosismo, era entrato per primo nel deposito. Le narici gli bruciavano a causa della cocaina sniffata per trovare il coraggio di partecipare alla rapina.

Gli allarmi alla porta d'ingresso e del caveau erano disinseriti durante il giorno quando il traffico dei clienti era intenso. Di notte era un'altra faccenda e le guardie controllavano i documenti di chiunque volesse accedere al deposito.

Un singolo cliente, aveva detto Walkerdine, non avrebbe suscitato i sospetti della guardia notturna. Per quattro uomini mascherati che si fossero presentati alla porta d'ingresso sarebbe stato differente. Era compito di Thomas tranquillizzare chiunque fosse all'interno.

Si era travestito con un impermeabile scuro, un cappello di cuoio ed una finta barba rossa. Portava lenti a contatto colorate, guanti di cervo ed aveva con sé una valigetta. Si era tagliato i capelli corti dopo averli tinti di rosso. Aveva mostrato una carta d'identità falsa al quarantenne irlandese con la faccia da cavallo che fungeva da guardia notturna.

Thomas, con un aspetto più che mai rispettabile, aveva esibito la falsa carta d'identità, lasciato l'impronta del pollice e digitato quattro numeri corrispondenti ad un numero di conto. Un numero fatto a caso e non esistente, avrebbe fatto scattare un preallarme per cui la guardia non avrebbe fatto scattare l'apertura della porta d'ingresso. Ma Bernard Muir gli aveva fornito un numero da digitare quella notte. Thomas aveva passato il documento falso attraverso lo spioncino che si trovava a fianco della massiccia porta di quercia del deposito, passandolo nelle mani macchiate di nicotina del guardiano. Pochi secondi dopo questi aveva disattivato l'allarme permettendo a Thomas di entrare.

Per evitare al guardiano la fatica di cercare nei registri del deposito e non trovare nessuna registrazione del documento, Thomas aveva estratto una .38 Smith e Wesson dalla tasca dell'impermeabile puntandola alla schiena del guardiano. Poi aveva disattivato gli allarmi interni per permettere a Walkerdine e agli altri due di entrare nel ridotto. Tutti e tre indossavano un passamontagna, pantaloni e maglioni col collo alto neri e guanti da chirurgo. Uno degli uomini, un tipo con il torace tozzo simile ad una botte e le dita nodose, portava due valigie e l'altro uomo, dal collo incredibilmente largo, trascinava una valigia di grandi dimensioni. Posate le valigie aiutarono Thomas ad immobilizzare il guardiano che legarono e stesero sul pavimento. Poi Thomas si tolse l'impermeabile sotto cui indossava un'uniforme da guardia del deposito. Mentre appoggiava l'impermeabile sul classificatore, si scoprì a desiderare una maggiore salivazione: la cocaina gli aveva accelerato il battito cardiaco ed ora aveva la gola secca. Provava la stessa eccitazione che aveva avuto ad ogni ultimo quarto delle partite, quando la squadra si muoveva come un sol uomo ed i secondi fuggivano via mentre lui palleggiava sul terreno, conscio che niente avrebbe potuto impedirgli di andare a canestro.

Con il cuore che gli batteva in petto osservò Walkerdine che si lavorava il guardiano. Dopo aver tratto un accendino dalla tasca l'inglese lo accese. Nel frattempo uno degli altri due uomini aveva tratto da una valigia un contenitore squadrato di quelli che si usano per il succo d'arancia e ne versò il contenuto sull'uniforme del guardiano notturno che tremava ed implorava a bassa voce aiuto. L'odore di benzina si diffuse nel piccolo ridotto.

"Se non rispondi alle mie domande sei un uomo morto. Prima domanda: dov'è la scatola delle connessioni?" chiese Walkerdine.

In realtà conosceva già la risposta, l'aveva appresa dagli appunti di Muir, ma per proteggerlo l'informazione doveva essere ottenuta a forza dal guardiano notturno. Questi, spaventato a morte, faticava a parlare correttamente. I suoi discorsi erano bloccati dal pensiero di come la sua vita si era rivelata una serie di disgrazie continue. Non c'erano possibilità di rapine notturne, avevano assicurato quelli della compagnia. Fottuti bugiardi. L'accesso continuato al deposito ventiquattrore al giorno era necessario, questo differenziava il deposito dalle normali banche, anche se spesso c'erano notti in cui non veniva nessun cliente. La maggior parte dei guardiani preferiva i turni di giorno e trascorrere le serate in famiglia.

Dal pavimento del ridotto guardò l'accendino che quel pazzo avvicinava lentamente a lui: "Di sotto, la scatola delle connessioni è di sotto. Ma prima dovete entrare nel caveau."

"Bene, ora ho bisogno di altre tre cose da te: voglio che metta fuori uso gli allarmi del caveau e che apra la porta della sala dove sono le cassette di sicurezza. Poi voglio che stacchi gli allarmi collegati a pavimento e soffitto. E infine che tu mi dica quale codice hanno stabilito per questa notte."

"Quale codice?"

Walkerdine afferrò il guardiano per il collo e gli avvicinò l'accendino al naso: "Stammi a sentire, testa di cazzo. Vedi di sciogliere la lingua o ti faccio arrosto. Ogni compagnia di sicurezza telefona almeno due o tre volte per notte per vedere se tutto va bene. Quando chiamano o dici che va tutto bene o pronunci una parola in codice per segnalare che ci sono problemi. Allora, per l'ultima volta, vuoi dirmi qual è lo stramaledetto codice per stanotte?"

"Quando chiamano qualcuno chiede: ti va bene il nuovo salario? Se non ci sono problemi devo rispondere che mi va bene, se invece ci fossero problemi devo dire: il dodici per cento non basta, voglio di più. Allora l'altro deve chiudere dicendo: dobbiamo accettare quello che ha deciso il nostro sindacato; e aggancia e dà l'allarme. Non c'è altro, lo giuro."

"In piedi, bello. E ti auguro di aver detto la verità."

Sconvolto il guardiano disinserì gli allarmi, fu trascinato giù fino a davanti alla porta del caveau dove fu legato strettamente lasciandogli solo libera una mano per rispondere al telefono. I tre entrarono nel caveau, aprirono le loro valigie, presero martelli, scalpelli e cesoie da acciaio. Thomas scese con la valigetta quando gli fecero un fischio: lui doveva solo prendersi il contenuto della cassetta di Rowland: nella sua costante ricerca di denaro aveva razziato più d'una volta il portafogli o i cassetti di Rowland. Aveva trovato la sua tessera di riconoscimento del deposito e sapeva che la sua cassetta era la numero 212. Walkerdine gliela aprì in pochi secondi. Thomas ne vuotò velocemente il contenuto nella propria valigetta e tornò su soddisfatto mentre gli uomini iniziavano a far saltare una dopo l'altra le chiusure delle altre cassette. Mentre aveva trasferito gli averi di Rowland nella valigetta, aveva visto che c'erano parecchie, moltissime mazzette di dollari ed il cuore gli aveva accelerato i battiti. Poi alcune scatole, probabilmente con gioielli, ed alcune agendine dalle copertine nere. Aveva preso tutto. Avrebbe guardato poi con calma che cosa contenevano ed avrebbe contato i soldi. Per ora era solo felice di aver potuto portar via tutto quel ben di dio all'avaro Rowland. Era solo stupito che tenesse una somma di quel genere nella cassetta di sicurezza e non depositata in banca, ma meglio per lui. La sua quota della rapina sarebbe stata più alta del previsto. Meglio così.

Mentre stava nel ridotto Thomas schioccò le dita: aveva capito da dove arrivavano tutti quei soldi e perché non li teneva in banca: Rowland derubava la Fondazione di assistenza, derubava i bambini bisognosi: beh, in quel caso andasse pure al diavolo. Non è neanche rubare, togliere la refurtiva ad un ladro.

Dal ridotto Thomas guardò gli altri tre che stavano svuotando nelle valige una vera e propria miniera d'oro. I tre uomini lavoravano velocemente e in silenzio: soldi, gioielli, preziose collezioni, titoli, finivano nelle loro capaci valigie. Ogni altra cosa veniva scartata: fotografie pornografiche, parrucche, documenti personali, chiavi, diari, scarpette per bambini, un'urna con le ceneri di un defunto, biancheria intima di pizzo, e anche la droga.

Il piano stabilito fra Thomas e Joe Lo Casio, il capomafia di New York con cui aveva contatti, stabiliva che questi avrebbe ricettato il malloppo e l'avrebbe trasformato in buon denaro pulito. Quella stessa mattina le tre valigie sarebbero state spedite per aereo a New York con lo stesso volo che avrebbe preso Thomas. All'aeroporto le tre valigie sarebbero state fatte sparire dagli uomini di Lo Casio prima di passare dogana. Contemporaneamente i documenti di carico sarebbero stati contraffatti per far risultare che le tre valigie non erano mai state caricate su quell'aereo. Thomas sarebbe andato in albergo, dove lo aspettava Rowena, ed avrebbe atteso il contatto dei Lo Casio. Walkerdine sarebbe arrivato il giorno seguente per ritirare la somma, ne avrebbe dato un quarto a Thomas e sarebbe tornato a Londra col resto del danaro pulito da dividere con gli altri due.

Per una serie di circostanze favorevoli, Rowland stava partendo per New York per i suoi affari. Buona fortuna. Thomas non immaginava di rischiare di incontrarlo a New York, ma se fosse successo, al diavolo: l'ultima cosa che lo preoccupava era la sua relazione con l'inglese. Thomas ora avrebbe potuto pensare solamente a Rowena e Andres, i suoi due amati e amanti, le persone che amava di più al mondo. Per la loro salvezza e il loro benessere stava facendo questo colpo. Aveva promesso ad Andres la libertà e voleva dare a tutti e due una nuova vita, un'esistenza serena. Rowena desiderava aprire un salone di bellezza ed ora non avrebbe avuto problemi. E lui si sarebbe liberato per sempre di Rowland.

Nel ridotto Thomas trascorse il tempo fumando una sigaretta dopo l'altra e fantasticando sul modo in cui avrebbe speso tutti quei soldi. Si era dimenticato delle agendine di Rowland. Al momento era troppo eccitato per essere in grado di leggere qualsiasi cosa. Vi avrebbe curiosato in aereo.

Osservava, attraverso il vetro a prova di proiettile, la pioggia che cadeva copiosa su Shepherd Market Place. Il temporale sarebbe finito presto, o almeno così sperava. Altrimenti ci sarebbero potuti essere problemi a decollare da Heatrow. Aveva fretta di partire. Guardò i tre zuppi di sudore che stavano finendo di fare razzia: tutto quell'oro e il resto doveva valere una cifra da capogiro.

Walkerdine alzò lo sguardo verso di lui: "Stiamo per finire, presto sarà l'alba. Vieni a cambiarti, stai per partire per l'aeroporto."

"Ce l'abbiamo fatta. Dio mio, ce l'abbiamo fatta!" disse Thomas con i pugni stretti ed espirando a lungo.

"Direi proprio di sì. Siamo tutti stanchi. Abbiamo dovuto lasciare alcune cose interessanti, ma così è la vita. Preferisco mollare la presa quando Dio sembra ancora essere dalla nostra."

"Giusto, giusto! Allora ci rivedremo fra dodici ore, d'accordo?"

"Certo. Salutami Rowena. Voi due piccioncini meritate una bella vacanza, ora. Ti ringrazio di tutto, Thomas, senza di te questo colpo sarebbe stato praticamente impossibile. E per i tuoi contatti a New York e per quello che hai accettato da Muir. Sei stato fantastico, dall'inizio alla fine. Sei veramente un tipo a posto, Thomas Bronson. Ora la tua parte è quasi finita: non dobbiamo far aspettare i nostri amici a New York. Fai buon viaggio e bacia Rowena per me, per favore. Ah, tieni questi per il taxi." gli disse Walkerdine tendendogli alcune banconote da dieci sterline.

Thomas, cambiatosi, uscì rapidamente dall'istituto, andando a cercare un taxi.


NEW YORK - LE 6.00 DEL MATTINO


Con un brivido, Thomas si appoggiò alla porta dell'albergo di Central Park West stringendo forte a sé Rowena. Era appena arrivato dall'aeroporto Kennedy ed indossava ancora impermeabile e cappello di cuoio. Si baciarono con passione. Ma la mente di lui era lontana chilometri. I suoi occhi cerchiati di rosso si posarono sulla ragazza con uno sguardo quasi da pazzo.

Aveva sussurrato il nome di lei dicendole: "Stringimi... stringimi!"

Lei aveva obbedito appoggiando il capo sul suo petto, in attesa che lui le dicesse cos'era andato storto.

Con voce tesa l'uomo le spiegò: "La rapina è andata bene, le valigie sono in viaggio come avevamo stabilito. È solo che... è successo qualcosa." Alzò le braccia in modo che lei potesse vedere che cosa aveva in mano: "Le agende di Rowland. Erano nella cassetta e le ho prese solo per curiosità: pensavano fossero una specie di diario. Le ho lette durante il volo e, te lo devo confessare, sono letteralmente terrorizzato. Rowland è coinvolto in un traffico infame." disse agitato Thomas.

Rowena lo guardò con preoccupazione e sussurrò: "Dimmi."

"Fa affari con gente con cui non vorrei mai avere niente a che fare. Gente che non è del mio giro. Gente che mi ammazzerebbe se sapesse che ho queste agende."

"Mio dio! Ma che affari?"

"Rowland ricicla denaro sporco per quelle persone attraverso la sua fondazione per i bambini poveri. Per clienti che vengono dall'Europa, dall'America, dall'Asia e dall'Africa. Ma c'è di peggio: Rowland vende ragazzini a qualcuno di loro. Vende fottuti schiavi sessuali a chiunque sia in grado di comprarli! I ragazzini che dovrebbe assistere, capisci? Li vende perché quei ricchi porci se li fottano a piacere, capisci?"

"Stai scherzando!?"

Thomas aprì una delle agende: "Sta tutto qui dentro, nero su bianco. Nomi, prezzi, il genere di ragazzini che quei bastardi preferiscono. La fondazione è una dannata copertura. Rowland se ne serve per riciclare il denaro e per reclutare i ragazzetti da vendere. Quell'uomo non merita di vivere. Guarda da sola, dai un'occhiata a questo schifo!"

Qualche minuto dopo Rowena restituì sconvolta l'agenda a Thomas: "Dio santo, e che facciamo adesso?"

"Non lo so. So solo che dobbiamo scappare il più lontano possibile da quell'uomo. Non voglio più neppure vedere da lontano la sua faccia. Arriva oggi qui per dirigere un'asta per vendere bambini, è scritto nelle ultime pagine. Ha due complici qui, uno strizzacervelli francese e un americano, un detective. Gesù, tutto qui dentro, nero su bianco."

Rowena lo prese per mano e lo guidò fino ad uno dei due letti gemelli vicino alla finestra che si affacciava sul Central Park, venti piani più sotto: "Adesso riposati un po', amore. Dormi poi discuteremo sul da farsi."

"Devono chiamare quelli della famiglia Lo Casio per confermarmi l'arrivo delle valigie. Devo predisporre l'incontro con Walkerdine che arriva fra dodici ore. Dio, non ho nemmeno fame: quelle agende m'hanno tolto l'appetito."

"Va bene, niente cibo ma almeno riposati un po' finché non arriva la telefonata dei Lo Casio. Ti sveglierò."

"Svegliami anche se telefona Walkerdine."

"Lui sa di queste agende?"

"No, altrimenti le avrebbe tenute lui per servirsene in qualche modo, ne sono sicuro, avido come è. Con queste potrebbe ricattare mezzo mondo. Il fatto è che non bisogna mischiarsi con certa gente. Non si deve, no, non si deve."

"Togliti i vestiti e stenditi, adesso. Ti chiamerò quando suona il telefono."

Thomas si svegliò da solo tre ore più tardi. Rowena, seduta all'altro capo della stanza, guardava la televisione con l'audio abbassato. Ancora instupidito per il volo e per il cambiamento di fuso orario, sbadigliò e si stropicciò gli occhi prima di mettere a fuoco il programma che la ragazza stava guardando. Era il telegiornale del NN.

"Non ha chiamato nessuno?"

"Nessuna chiamata. La rapina ha fatto notizia, sai?"

"Cosa hanno detto?"

"Che sei ricco. Secondo Scotland Yard voi signori ve ne siete andati con più di centosessanta milioni di dollari. Piuttosto più che meno, perché pare che non siano arrivate per ora che il sessanta per cento delle denunce, qualcuno pare restio a denunciare tutto quello che teneva nascosto là dentro. Dice il cronista che forse è un cinquanta in più, il che porta a trecentoventi. Togliendo la percentuale del riciclaggio, dovrebbero comunque restarti quaranta milioni di dollari, ti rendi conto?"

Thomas si massaggiò le tempie a bocca aperta: "Cristo, più gli otto che erano di Rowland... Anche troppi, mi sta girando la testa..."

Stava cercando le sigarette sul comodino quando squillò il telefono. Un secondo dopo il primo squillo Thomas alzò il ricevitore premendoselo all'orecchio mentre lo teneva stretto con entrambe le mani. Il cuore cominciò a tamburellargli nel petto.

"Thomas Bronson?"

Era una voce maschile, un maccheroni di Brooklyn che probabilmente pensava di avere l'aspetto di Al Pacino e la voce di De Niro.

"Sì, sono io. Chi parla?"

"Sei scemo o che? Sai con chi stai parlando?"

"Piantala, testa di cazzo! Non ho tempo per queste stronzate. Lascia libera la linea."

"Per me ce l'hai il tempo, succhiacazzi. Sono coi Li Casio. Mi dici che tiro stai giocando?"

"Tiro? Non capisco."

"Allora vedi di capire questo, stronzo. Niente valigie, non sono arrivate. Abbiamo controllato l'aereo, abbiamo controllato l'ufficio che si occupa dei voli commerciali, abbiamo spulciato i documenti, abbiamo chiamato uno dei nostri a Heatrow: quelle valigie non hanno mai preso nessun fottuto aereo."

Chiudendo gli occhi Thomas disse: "No, non può essere, non è possibile."

"Adesso ti dico io che cosa non è possibile: non puoi prenderci per il culo e cavartela, ecco una cosa che non è possibile. Per uno scherzo così, con noi hai chiuso. Sei nella lista degli stronzi, capisci? Ammesso che Lo Casio non decida di metterti in quella degli estinti!" disse la voce e sbatté giù il telefono.


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