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una storia originale di Andrej Koymasky


pin TRAFFICO INFAME CAPITOLO 14

NEW YORK


Erano da poco passate le due. Thomas stava guardando le agendine di Rowland e pensando. Rowena era al telefono.

Mise giù e lo guardò con occhi scuri: "Nessun Walkerdine ha preso nessun volo per New York..."

"Che abbia usato un nome falso?"

"No, secondo me ci ha fregati. E ora..."

"E ora i Li Casio vorranno farla pagare a me, ci scommetto. L'unica è fuggire, non farci trovare... ammesso di riuscirci, e non sarà facile."

"Le agendine..." disse pensierosa Rowena.

Thomas la guardò senza capire che c'entrassero.

La ragazza annuì più volte, poi disse: "Le agendine ci salveranno, tutti e tre."

"E come? Darle a Lo Casio in cambio dei soldi che non sono arrivati?"

"No, forse gli potrebbero interessare ma c'è qualcuno a cui certamente interessano di più e che può aiutarci a venirne fuori. E far uscire Andres."

"E chi?"

"I federali, Thomas, i federali! Tutte quelle annotazioni sui soldi riciclati e sui ragazzini venduti, ci pensi? Per loro sarebbe un colpo unico. In cambio ci daranno nuove identità, libereranno Andres, ci faranno espatriare lasciandoci i nostri soldi, ne sono sicura."

"E se usano le agendine e ci fregano? E se mi estradano in Inghilterra per la mia rapina?"

"Che ne sanno loro. Rowland mica ha denunciato la scomparsa delle agendine, no? Sui giornali non c'è, e sono sicura che non le ha denunciate: non è certo lui che vorrebbe farle ritrovare proprio dalla polizia. E tu puoi avergliele rubate a casa."

"Non ci crederanno... Mi collegheranno subito alla rapina. Basterebbero tutti questi soldi."

"Faranno finta di crederci, ci giuro. Vestiti, amore, andiamo subito."

"Dai federali? Non è meglio rivolgerci a un avvocato?"

"Se ne conoscessimo uno sicuro. Ma se fosse un uomo dei Lo Casio o di uno dei tizi registrati lì dentro? No, direttamente dai federali. Giochiamoci il tutto per tutto."

Thomas non era convinto al cento per cento, ma si lasciò guidare da Rowena e dalla sua decisione. Pensò che i federali erano sempre meglio dell'ira dei Lo Casio. Si rivestì in fretta, rimisero la loro roba nelle valigie e con la valigetta dei soldi, scesero a cercare un taxi. Ne passarono parecchi pieni ma finalmente uno vuoto che proveniva dalla direzione opposta vide il loro segnale e, facendo una conversione ad U andò a fermarsi davanti a loro. Vi salirono dando un qualsiasi indirizzo. Cambiarono due volte taxi continuando a guardarsi dietro nel timore di essere seguiti e dal terzo, quando furono finalmente sicuri, si fecero portare alla sede centrale dell'FBI. Qui giunti chiesero di parlare con un agente di alto livello. Furono fatti attendere in una saletta d'aspetto spoglia, che dava l'idea di una stanza d'ospedale senza letti. Thomas era nervoso, ma Rowena gli sorrideva incoraggiante di tanto in tanto, forse per nascondere anche a se stessa la paura che provava a sua volta.

Erano usciti da circa mezz'ora dalla loro camera d'albergo quando qualcuno bussò tranquillamente: né troppo forte né troppo piano. Non ottenendo risposta, dopo aver bussato altre due volte ed atteso, prese dalla tasca una vecchia carta di credito e, facendola passare nella fessura della porta, riuscì a far scivolare il cricco e ad aprirla. Appena entrato si rese conto che la stanza era stata abbandonata.

"Cristo, sono arrivato tardi! Dove cavolo possono essere andati, ora?" si chiese Dan Firestone uscendo dalla stanza ed andando a prendere l'ascensore, agitato.

Doveva sguinzagliare i suoi uomini per trovare quei due: aveva promesso a Lo Casio di farli scomparire silenziosamente e ora doveva assolutamente farlo. Decise di tornare a casa di Jacques e di lì di far partire la ricerca dei due da far fuori. Doveva essere presente quando fosse arrivato Chem per prendersi Terry.


Erano da poco passate le sette di sera quando Rowland Preston uscì dagli arrivi internazionali dell'aeroporto Kennedy. Portava con sé, in una borsa di cuoio crudo, una bottiglia di whiskey comprata al dutyfree. Seguì un portoricano grassottello che spingeva il carrello con i suoi eleganti bagagli.

Rowland camminava sotto la tettoia rimanendo vicino all'edificio e lontano dalla carreggiata dove la pioggia di dicembre si abbatteva sulla fila di taxi in attesa. Come al solito l'acquazzone lo metteva di cattivo umore: aveva sempre considerato la pioggia foriera di calamità. Quel giorno tuttavia non avrebbe potuto essere più felice. Stava per incontrare Dan Firestone. Visto che l'ex poliziotto aveva accettato di uccidere Yung Chem per lui, poteva sopportare ogni tipo di tempo. Lungo le transenne che delimitavano il marciapiedi una fila di passeggeri appena arrivati faceva la coda per prendere il taxi. Rowland pensava alla limousine che l'aspettava per portare lui e Dan Firestone all'asta nel Queens, quel quartiere di New York che trovava così deprimente. Se Dio avesse mai deciso di provocare un secondo diluvio universale, il Queens avrebbe subito il suo giusto destino.

Mentre camminava ripensò al rischio che aveva corso chiedendo a Dan di uccidere Yung Chem. Dan era imprevedibile, le sue motivazioni rimanevano spesso oscure, cambiava continuamente idea. E se l'avesse tradito ed avesse rivelato tutto a Chem? Rowland allontanò quell'orribile eventualità dalla mente. Era già abbastanza sconvolto: permettersi altri pensieri negativi sarebbe stato un suicidio. Se Chem avesse mai saputo del suo progetto di farlo uccidere, si sarebbe accanito su di lui con ferocia: Rowland non sarebbe stato al sicuro nemmeno all'inferno. Ma Rowland contava sull'amore che Dan aveva per Jacques, che costava un sacco di soldi per sfuggire ancora un po' all'inesorabile male che lo stava distruggendo. Questo rendeva Dan estremamente manovrabile: lui poteva soddisfare il bisogno di denaro contante dell'ex poliziotto e questi sarebbe stato sciocco a non profittarne. E Dan non era uno sciocco.

Mentre seguiva il suo bagaglio oltre la fila dei taxi un pensiero gli traversò rapido la mente. Forse doveva fargli un'offerta ancora più vantaggiosa: prenderlo come socio alla pari nelle vendite all'asta di quella sera. Anzi, socio alla pari per tutte le vendite degli schiavi sessuali. Ci avrebbe rimesso, ma così non avrebbe più dovuto pagare le consulenze di Jacques né i servizi di Dan... Avrebbe diviso tutto fino all'ultimo dollaro: non poteva essere più generoso di così!

Yung Chem doveva morire, ad ogni costo.

Rivolse uno sguardo al grigio cielo di dicembre. In America c'era sempre lo stesso tempo schifoso dell'Inghilterra. Dan aveva scelto il fottuto Queens come sede per l'asta perché era vicino alla sua agenzia investigativa. La casa, un'abitazione privata a due piani, era registrata a nome di una compagnia di Panama che in realtà apparteneva a Rowland. Una coppia di ungheresi di mezza età, discreta ed affidabile, viveva lì provvedendo ai preliminari ed aggiornando i registri.

Dan e Jacques avevano predisposto una procedura per gli schiavi maggiorenni: si trattava di pazienti di Jacques, uomini che erano stati abilmente portati a desiderare di essere dominati sessualmente e che prendevano parte all'asta su suggerimento del loro medico, Jacques Roux. Rimanevano per poco nella casa prima dell'asta: poco più di quarantotto ore. Dovevano firmare un documento ed una registrazione sonora in cui dicevano che stavano compiendo un atto volontario. Quell'ammissione era un'assicurazione contro ogni tentativo di ricatto o di incriminazione. Come capitava per i ragazzini che rimanevano invenduti dopo l'asta, anche gli adulti venivano mandati a battere nelle strade di Manhattan, o a volte tornavano con Rowland in Inghilterra, o venivano venduti agli sfruttatori americani.

Rowland lasciava i ragazzini che aveva scelto fra gli assistiti della Fondazione di carità di Londra in compagnia di due giovanotti, due gay che lavoravano per lui da anni. I due ci sapevano fare con i ragazzini, li preparavano a dovere alla loro sorte. Il gruppo si recava alla sede dell'asta una settimana prima: dormivano tutti in una grande stanza in cui c'era solo un grande letto a due piazze e una serie di materassini a terra. Nel letto stavano i due giovanotti e i ragazzini che di mano in mano ci si portavano: non era uno "svezzamento" completo e curato come quello sull'isola di Chem, ma era rapido e altrettanto efficace.

La sicurezza della casa era garantita dagli uomini di Dan, il più bel gruppo di duri che Rowland avesse mai visto. I pagamenti degli schiavi venduti all'asta avveniva solo per danaro contante e non si ammettevano restituzioni. D'altronde i clienti avevano tutto il tempo prima dell'asta per valutare ed apprezzare la merce, anche in colloqui privati che potevano avvenire in appositi box. I guadagni netti di Rowland non scendevano mai sotto i due milioni di dollari. Nessuno mai s'era lamentato per gli acquisti fatti.

Quella notte, al ritiro dei bagagli dell'aeroporto un portoricano gli era venuto incontro con un cartello con su scritto il suo nome. Il signor Firestone, gli aveva spiegato, l'aspettava in auto. Il beneducato Dan che di solito gli portava il bagaglio aveva deciso evidentemente di mantenere il profilo basso. Forse non sopportava la pioggia. Dopo tre minuti di cammino Rowland vide il portoricano indicare una limousine parcheggiata dietro il piccolo bus verde che collegava i vari terminal dell'aeroporto. Improvvisamente si sentì eccitato, sollevato e al sicuro. Dan sarebbe stato entusiasta della sua nuova offerta. Lo sapeva, eccome se lo sapeva. Picchiò sulla spalla del portoricano, indicò il cofano aperto della limousine ed accelerò il passo lasciandoselo alle spalle a caricare i suoi bagagli. La portiera posteriore era aperta, pronta ad accoglierlo.

Sospirando di sollievo salì sul sedile posteriore della limousine: sarebbe uscito in grande stile da tutto quel casino.

"Dan, non sai quanto sono contento di..."

Rowland spalancò la bocca per la sorpresa. Sconvolto dal panico provò una sensazione di gelo, poi di calore e infine ancora di gelo. Si ritrasse ma non c'era alcuna via di fuga: la portiera fu chiusa di colpo e le serrature scattarono. Rowland, con il cuore che gli batteva furiosamente in petto, trattenne il respiro. Cercò di deglutire ma non ci riuscì. Sul sedile posteriore, accanto a lui, c'era Yung Chem intento a canticchiare ed a curarsi le unghie con una limetta.

Né lui né Rowland parlarono mentre l'autista pagava il facchino e tornava a riprendere la sua posizione al volante. Jeff Dalton, con un cappellino dei Chicago Bulls, si girò dal sedile anteriore a guardare Rowland. Quando la limousine si allontanò dal terminal, l'inglese sentì un lungo, spiacevole fremito sulla nuca. Cercava disperatamente di ritrovare il controllo di sé.

Chem strofinò le unghie della mano sinistra sul risvolto del suo cappotto grigio: "Presto è Natale... La festa della pace. Possano tutti vivere in pace, dunque." disse in tono dolce senza parlare a nessuno in particolare. Poi lo fissò: "Un cambiamento di piani, Rowland. Ho deciso di venire a prendere io stesso il piccolo Terry invece di aspettare che me lo consegnino. Sono veramente ansioso di averlo. Hai fatto buon viaggio? Le aviolinee della British sono le mie preferite. Nessuna altra serve pranzi migliori. E il tè come quello della British? Unico!"

Rowland posò la borsa e il whiskey su una copia del Wall Street Journal appoggiato sul sedile fra lui e Chem. Doveva ricomporsi. Comportati con calma e fai finta che non sia successo niente. Era stato colto di sorpresa. In verità aveva sperato di non vedere mi più quel piccolo bastardo paranoico. Ora avrebbe dovuto trovare una risposta alle sue domande sugli otto milioni di dollari perduti. Avrebbe dovuto pesare ogni parola. La sua vita dipendeva dalle sue risposte. Sarebbe riuscito a mantenere la calma fino all'arrivo di Dan? Se non ci fosse riuscito, poteva solo affidarsi a Dio.

Salutò Chem battendogli con una mano sulla coscia: "Chem, tesoro. Che bella sorpresa. Mi dispiace ma non condivido il tuo entusiasmo per i pasti della British. E il tè che servono, poi, mi sembra piscio di gatto, se vuoi la mia opinione. E Dan? Credevo che sarebbe venuto lui a prendermi..."

La sua voce aveva un tono troppo acuto, ma non riusciva a controllarla.

"Sì, ha accennato al fatto che dovevate vedervi, ma ha deciso che io e te avremmo fatto meglio ad avere un tête à tête. C'è la questione della perdita dei miei otto milioni..." disse Chem con voce soave sfiorandogli un braccio con gentilezza.

Rowland abbassò gli occhi sulle mani che ora teneva contratte in grembo: "Credimi, Chem, sono sconvolto quanto te. Volevo spiegarti come è andata, ma non avevo modo di contattarti. Sei sempre in movimento e..."

"Capisco. Spiegami com'è andata, dunque."

"Accetto la piena responsabilità della perdita, si capisce. Ti renderò ogni centesimo..."

Chem alzò un dito verso Jeff, sorridendogli: "Vedi, ti avevo detto che è un uomo pieno di risorse. Mai sottovalutare Rowland, avevo detto, no Jeff?"

"Certo, l'avevo detto anche a Dan. Puoi chiederglielo. Dov'è Dan ora?"

"A casa del suo Jacques. Hanno un piccolo problema, lo sai. Lo incontreremo prima dell'asta. Mi aspetta per consegnarmi Terry. Dice che il ragazzino è un tipetto difficile: meglio così, ci sarà più gusto a domarlo. Sono già eccitato al pensiero, senti..." disse Chem prendendo una mano di Rowland e guidandola a premere fra le sue gambe.

L'inglese provò un lieve senso di disgusto e di imbarazzo e nel sentire la soda consistenza dell'altro e per quel gesto troppo intimo. Chem, fisicamente, non gli diceva niente. Quel Jeff, piuttosto, gli pareva un vero stallone da monta.

Era curioso, pensò Rowland, come in una situazione di pericolo e delicata come quella, potesse pensare che gli sarebbe piaciuto farsi scopare da Jeff... Ritrasse la mano e per calmarsi si massaggiò l'avambraccio, un sistema che aveva imparato in un corso yoga. Improvvisamente ebbe un'idea fantastica. Un po' pericolosa forse, ma valeva la pena di correre il rischio. Finché non avesse incontrato Dan, doveva prendere l'iniziativa con Chem che era convinto di essere bravo a sorprendere la gente. Aveva comprato l'alleanza di Dan. Ora avrebbe comprato un po' di tempo con Chem. Lo avrebbe preso in giro fino a quando Dan non gli avesse risolto la questione. L'elegante orientale seduto accanto a lui, che si sentiva tanto scaltro, stava per essere giocato.

"Chem, tesoro, non volevo dirtelo finché non fosse diventato un fait accompli, cioè quando avrò veramente tutti i soldi a mia disposizione. Ma ho fatto venire una dozzina di ragazzi in più da Londra, arriveranno col volo delle diciannove, quindi in tempo per l'asta. E ho intenzione di alzare i prezzi di base all'asta. Questa vendita mi frutterà il doppio del previsto, almeno quattro milioni. E poi, ricordi, ti avevo detto che un agente immobiliare aveva trovato un arabo ricco sfondato che era pronto a pagare una fortuna per la mia casa, no? Con tutto il casino che è successo da quelle parti, molti figli di Allah sono impazienti di stabilirsi a Londra. Comprano proprietà inglesi pagandole a prezzi pazzeschi. Lì per lì avevo rifiutato, lo sai. Ma prima di partire ho sentito quell'agente e il suo arabo è ancora interessato all'affare, ed è disposto a pagare la mia residenza almeno due milioni di sterline, il che frutterebbe l'altra meta dei tuoi otto milioni di dollari. Quindi entro pochi giorni, riavrai tutto: basta che dopo l'asta tu torni con me a Londra e tutto sarà sistemato."

Rowland, nervosissimo, stava mentendo spudoratamente. Non ci sarebbero stati altri ragazzini all'asta, né tanto meno la sua amata casa era in vendita, a nessun prezzo. Ma Dan avrebbe liquidato Chem prima che questi potesse rendersi conto della sua bugia, perciò...

"Non mi aspettavo di meno da te, Rowland. Non mi hai deluso, ti sei comportato secondo la tua natura. Veramente. Sei fantastico." disse il coreano giocherellando con la sua limetta da unghie.

"Beh, ti sono debitore, e non voglio perdere la tua fiducia..."

"Sì, anch'io ti sono debitore, Rowland!" disse soave Chem e gli piantò con violenza la limetta delle unghie nella coscia.

Rowland urlò e gli sferrò un calcio alla gamba. Ignorando il dolore Chem gli gridò un insulto e lo afferrò per la gola. Rowland cercò di liberarsi con entrambe le mani ma Chem, in preda alla rabbia, gli stringeva la gola inesorabile. L'inglese sentì le forze abbandonarlo, gli faceva male la testa, gli sembrava che gli scoppiassero gli occhi. Sentiva il coreano insultarlo in inglese.

Improvvisamente Chem lo lasciò dandogli una spinta ed un violento pugno nello stomaco e Rowland si ritrovò accartocciato a terra ai piedi del coreano.

"Chi credi di fregare, tu, puttana! Non è stupido, il nostro Dan: uccidere me avrebbe risolto i tuoi problemi, ma non gli avrebbe portato nessun vantaggio. Ci ha pensato su ed ha deciso, saggiamente, di lasciar perdere la tua proposta e di fare un patto con me. Lasciami dire che, per essermi stato fedele, sarà abbondantemente ricompensato."

"Ma di che parli? Non sono il tipo di ammazzare nessuno, io, dovresti conoscermi. Dan s'è inventato tutto, non capisco perché..." boccheggiò Rowland tentando di trovare una via d'uscita.

"Dan registra tutte le sue telefonate, è saggio. M'ha fatto sentire la vostra conversazione."

Rowland chiuse gli occhi. Chem continuò: "Tendi a sottovalutare la gente e al tempo stesso hai un'opinione troppo alta di te stesso, come tutti gli inglesi. La cosa che più importa Dan è la sorte di Jacques, dovresti saperlo. Se avesse fatto il lavoro sporco per te, avrebbe solo abbreviato la vita di Jacques, non ci avevi pensato? Evidentemente no..."

Quando la limousine girò per imboccare la circonvallazione di Londra bagnata di pioggia, Chem si chinò su Rowland. Un attimo dopo l'uomo lanciò un urlo mentre le dita del coreano si stringevano come una pinza d'acciaio il collo.

"Non voglio morire... ti prego, non uccidermi..." rantolò Rowland.

Chem prese la bottiglia di Whiskey di Rowland e la sollevò guardandone l'etichetta, mentre con una mano continuava a stringere la carotide dell'altro: "Se l'hai comprata al dutyfree, ti hanno fregato. Le fanno pagare più che nei negozi di liquori, non lo sapevi?" disse e lo colpì al viso con la bottiglia.

Scosso da fremiti Rowland si raggomitolò su se stesso. Chem lo colpì con furia finché l'inglese non rimase immobile.

"Rivoglio i miei soldi, troia, brutto pezzo di merda... i miei soldi... i miei soldi..."

Sul sedile anteriore Jeff fece cenno a Naoki di fermarsi.

Mentre la limousine usciva dalla carreggiata, Jeff si girò e tolse la bottiglia di mano a Chem: "Non riavrà i suoi soldi se gli spacca il cranio."

Scavalcò il sedile, si chinò accanto a Rowland e ne misurò il battito cardiaco al collo. Poi si alzò volgendosi a Chem che aveva socchiuso il finestrino e respirava pesantemente, con gli occhi chiusi, ancora fremente per l'ira: "È morto."

Chem riaprì gli occhi: "No, l'ho colpito solo un paio di volte..."

"Più di un paio di volte, direi. Ha perso la testa e questo non è una novità."

"Che cosa devo fare, adesso?" chiese Chem infastidito, cominciando a calmarsi.

"Lasci che ci occupiamo noi del cadavere. Elimineremo ogni indizio che possa identificarlo, poi lo lasceremo sulla strada. Magari sarà investito, potrebbe sembrare un incidente, questo ridurrà al minimo le indagini."

Chem annuì. Dieci minuti dopo, la strada era deserta, lavorando in fretta sotto la pioggia gelida Jeff e Naoki gettarono il corpo senza vita di Rowland in una larga pozza d'acqua che lo nascondeva quasi completamente, poi tornarono all'auto. La limousine aveva appena ripreso la strada quando videro i fari di un veicolo che sopraggiungeva. Chem e Jeff rimasero ad osservare dal finestrino posteriore il veicolo, un autobus scolastico della Harley Christian School, che investiva il cadavere di Rowland e proseguiva. Era fatta.


Mentre Chem stava parlando con Rowland nella limousine, Kevin Black ricevette una telefonata urgente da Silvan: gli aveva detto che erano arrivati al capolinea. Lui avrebbe potuto trovare Terry, e loro avrebbero potuto incastrare non solo Dan Firestone ma un sacco di gente legata al traffico di valuta ed ai riciclaggi. Avevano avuto un colpo di fortuna.

Kevin passò a prendere Charlie e si precipitò da Silvan. Questi frattanto stava dando ordine di portar fuori Andres dalla prigione e stava preparando documenti falsi per Thomas, Rowena e Andres per farli espatriare in Venezuela. Rowena e Thomas sarebbero risultati marito e moglie. Le agende erano così preziose che Silvan aveva persino accettato di tenere gli otto milioni di dollari di Yung Chem presi da Thomas a Rowland, dando loro otto milioni di dollari puliti. Appena Andres fosse stato portato lì, i tre sarebbero stati caricati su un aereo e spediti con i documenti falsi ed i soldi buoni, in Venezuela. Nessuno avrebbe saputo più nulla di loro.

Kevin era felice: la morte di Russell Fort sembrava avergli chiuso una pista importante ed ora ne saltava fuori una eccezionale. Più di una pista, una vera e propria autostrada a dodici corsie. Dan Firestone ed un sacco di altra gente, non avrebbe mai più potuto nuocere a nessuno, e non sarebbe mai più uscita di galera con tutte le imputazioni che potevano ora scaricargli addosso. Sì, Kevin era decisamente felice. Anche Silvan sprizzava soddisfazione dal suo faccione rubicondo. Prepararono con cura la retata. Kevin ottenne che si desse la precedenza al recupero di Terry e che Charlie li accompagnasse: intendeva affidargli Terry, sapendo l'affetto che li legava. Ormai al ragazzino non restava altri che il giovanotto. Kevin ne aveva parlato con Charlie e questi s'era detto più che felice di chiedere l'affidamento di Terry al tribunale.

Silvan chiese a Charlie: "Il sergente Black mi ha detto che vorrebbe che lei partecipasse alla nostra retata in casa di Jacques Roux. Ora vorrei sentire da lei personalmente le ragioni che la spingono a volerci accompagnare. Si rende conto che, primo è pericoloso e secondo la sua presenza potrebbe intralciarci?"

"Ne ho parlato con il sergente Black mentre venivamo qui. Il problema non è né la mia sicurezza né che io rischi di pestarvi i piedi. Mi terrò in disparte, non dubiti, non sono né un eroe né un incosciente né uno stupido. Ma Terry ha sofferto molto per tutto questo, e ancora non sa che i suoi sono stati uccisi. Devo essere io, l'unico vero e caro amico che gli rimane, la prima persona che vede, devo essere io a prendermi cura di lui. Se vede un poliziotto il ragazzino può pensare che sia un nuovo tranello. Non può ricordarsi del sergente Black, non lo vede da otto anni. Non si deve dare a Terry un nuovo trauma. Io sono anche il padrino di Terry, oltre che un caro amico. Avrà bisogno di una faccia conosciuta, soprattutto ora che la madre è morta. Perché è così agitato per causa mia?"

"Giovanotto, lei è nuovo a questo gioco. Nessuno di noi la conosce, a parte forse il sergente Black, e non poi molto da quello che mi risulta. Del resto, anche se lei lavorasse per il governo, non sarebbe tenuto a venire. Io, onestamente, temo che lei potrebbe rivelarsi incapace di affrontare la situazione."

"Verrò comunque. So dov'è la villa di quello psichiatra. E se qualcuno cercherà di fermarmi, andrò da un avvocato e vedremo se potrete fare qualcosa. Terry per lei non significa granché, è solo un ragazzino rapito, probabilmente uno dei tanti, è solamente un numero. Ma per me è importantissimo. Sono spaventato a morte al pensiero di quello che gli potrebbe capitare e di quello che potrebbe capitare a me. Ma io ci sarò comunque, non potete fermarmi. E vi darei più fastidio venendo da solo che non facendo parte di voi, non crede?"

"Giovanotto, non ci penso neppure a fermarla, volevo solo vedere di che pasta è fatto, per sapermi regolare. E, anzi, se decidesse che le può interessare lavorare per il governo, mi faccia un fischio: mi piace la sua determinazione. Comunque, visto che Black garantisce per lei... Se qualcosa dovesse andare storto, peggio per lui che l'ha portata qui. Bene, allora possiamo andare. Lei, signor Yearley, ha sentito qual è il nostro piano. Tenga un profilo basso finché non sarà ora di soccorrere il ragazzino. E, comunque, non è vero che per noi sono solo un numero: ogni ragazzino rapito, anche per noi, è soprattutto un caso umano. Anche noi abbiamo un cuore, mi creda..." disse l'agente del Tesoro sollevando la sua imponente mole dalla sedia. Sorrise a Charlie poi rivolse uno sguardo penetrante a Kevin: "Lo sapevo che con te fra i piedi avrei avuto solo grane. Dovrei odiarti, lo sai? Andiamo, prima avremo finito prima potrò respirare."


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