Dan rispose al telefono. Ascoltò, poi disse: "Bene. Ti aspetto allora. Troverai il ragazzino pronto. Ma dì a Kim Shin di restare fuori, fai portare dentro solo il baule... No, d'accordo, lo narcotizziamo solo dopo che gli hai parlato... Certo che è necessario: ti ho detto che è ribelle, no? Mica puoi portarlo via sveglio: ti creerebbe un sacco di problemi... Metti che ad un semaforo ci sia la polizia e che il ragazzino gridi aiuto... Auto diplomatica o no, vi fermerebbero. D'accordo. Ti aspetto."
Si girò verso Jacques e gli sorrise: "Allora, come d'accordo. Penserai tu a Jeff e Naoki, vero?"
"Certo."
"Te la senti?"
"Nessun problema. Non avranno sospetti di un relitto immobilizzato in un letto."
"Vorrei che tu avessi una pistola, per sicurezza."
"No... andrà tutto bene."
"Shin... sei sicuro che..."
"Non vede l'ora di prendere il posto di Chem. E il generale Kim è d'accordo, quindi..."
Dan annuì. Carezzò un braccio dell'amante. Restarono in silenzio per diversi minuti. Poi sentirono il rumore di un motore e dopo poco suonarono alla porta. Erano Shin con un altro coreano e con un furgoncino Wolksvagen.
"Abbiamo portato il baule. Sei sicuro che Chem non sospetti nulla?"
"Assolutamente. È elettrizzato, non pensa ad altro che al ragazzino. Venite, abbiamo pochi minuti. Gli altri due verrete a prenderli più tardi?"
"Sì, manderò stanotte la nostra... agenzia trasporti." disse Shin mentre con il suo gorilla trasportavano nel sotterraneo il baule.
Dan li fece entrare stanzetta in cui c'era il suo uomo di guardia. Questi guardò con aria sospettosa i due coreani ma non disse nulla. Dan gli disse di nascondersi nell'altra cantina e di non fare rumore assolutamente. L'uomo sapeva già che cosa sarebbe accaduto di lì a poco. Shin e il gorilla risalirono con Dan e tornarono nel furgoncino. Dan tornò al capezzale di Jacques.
"Metti la cocaina in vista sul comodino..." gli disse Jacques.
Dan obbedì, poi disse: "L'infermiera deve restare in cucina. Lo farà? Non era meglio farla andare via?"
"No. Sarà una testimone utile, se dovesse andare storto qualcosa. Ma non aver paura, vedrai che andrà tutto per il meglio." disse Jacques con un sorriso stanco, cercando di incoraggiare l'amante.
Non è che Dan avesse realmente bisogno di coraggio, ne aveva. Ma la svolta che stavano per dare alle cose non era da poco, e l'uomo sentiva una certa tensione.
La pioggia continuava a cadere insistente, uggiosa, e ormai fuori era scuro. Solo la composizione floreale che Dan aveva messo sul davanzale dava una nota di fresco colore al riquadro grigio e scuro della finestra.
Jacques emise un lieve sospiro, poi chiese: "Stanotte, quando tornerai dall'asta, farai l'amore con me?"
"Ho paura di farti male..."
"Non mi vuoi più? Io ho bisogno di te..."
"Anche io amore, lo sai. Ti desidero."
"Allora..."
"Va bene. Te lo prometto."
"Grazie. Dovremmo farlo più spesso. Mi sento meglio, io, dopo. Davvero, sai?"
Dan annuì pensoso. Certo che lo desiderava, ma aveva davvero paura di fargli male: era diventato così fragile, il suo amante. Però non poteva negargli quella consolazione. Ed era commosso che Jacques, anche in quelle condizioni penose, lo desiderasse, volesse fare l'amore con lui. Se solo avesse potuto donargli la metà della sua vita, della sua salute! Che cosa non avrebbe fatto per il suo amante!
Suonarono di nuovo alla porta. Questa volta era Chem, seguito da Jeff e Naoki. Il coreano aveva un volto radioso. Appena entrati, toltisi gli impermeabili, Chem chiese di andare a salutare Jacques. Tutti e quattro andarono nella camera del malato.
"Jacques, mio caro amico! Come stai?"
"Eh, lo vedi, più di là che di qua. Ma non posso lamentarmi. Non soffro troppo e, in caso, un po' di coca mi aiuta a passare i momenti più brutti. Ma non ne ho quasi mai bisogno. Tu, piuttosto, ti vedo in forma."
"Sì, sto bene. E Terry?" chiese con gli occhi che gli brillavano.
Jacques fece un lieve sorriso e sfiorò una mano di Chem, che rispose a quel gesto prendendogliela delicatamente fra le sue e carezzandogliela:
"Terry? Terry sta bene, ma sarà difficile da piegare, te l'ho fatto dire da Dan, no?"
"Il che mi eccita ancora di più."
"Sì, Chem, lo capisco. Ma, se posso darti un consiglio..."
"I tuoi consigli sono sempre preziosi."
"Terry odia Dan, che l'ha rapito. Dovreste andare giù assieme e tu, davanti al ragazzino dovresti trattare male Dan, dirgli che l'ha tenuto in un porcile, che sei scontento, che per te Terry è il ben più prezioso del mondo... capisci, no, la scena."
Chem sorrise: "Sì, lui il cattivo, io il buono. Certo. Dovrebbe funzionare."
"Non provare a prendere il ragazzino con le cattive, con la forza, con le brutte: lo domerai meglio con la dolcezza, credimi."
"Sì, certo..." rispose il coreano visibilmente eccitato.
"E credo che Jeff e Naoki dovrebbero aspettarti qui con me. Non credo che la loro vista tranquillizzerebbe il ragazzino..." aggiunse Jacques con un sorrisetto.
Chem rise ed annuì divertito.
"Allora, vuoi venire a prendere Terry?" chiese Dan al coreano, prendendo dal tavolinetto una siringa piena di liquido incolore.
"Sì, certo. È il narcotico per Terry, quello?"
"Sì, ad effetto istantaneo, non sentirà quasi nemmeno la puntura."
"Prima voglio parlare col ragazzino, però..."
"Non gliela farò nemmeno vedere, stai tranquillo." rispose Dan nascondendo la siringa dietro le spalle con un sorriso astuto.
Scesero. Quando furono nella stanzetta che fino a poco prima era occupata dall'uomo di guardia, Dan disse sottovoce a Chem: "È lì dentro: se vuoi guardarlo dallo spioncino prima di entrare..."
"Sì... Dio, quant'è bello! Sì, sarà un amante perfetto, il mio capola..." non poté finire la frase: Dan gli aveva inserito con una mossa rapida tutta la siringa nel collo spingendone lo stantuffo con forza.
Chem ebbe un sussulto, fece per girarsi e crollò fra le braccia pronte di Dan: la carica di potentissimo veleno avrebbe ucciso un branco di elefanti. Chiamò sottovoce il suo uomo e, assieme, aprirono il baule e vi chiusero il cadavere irrigidito del coreano. Quindi Dan guardò dallo spioncino: il ragazzino stava in piedi davanti al letto e guardava verso la porta: doveva aver sentito qualche rumore.
Frattanto, al piano di sopra, Jeff e Naoki s'erano seduti su due sedie accanto al letto di Jacques.
Questi, indicando il pacchetto di cocaina, aveva detto ai due: "Credo che Chem ne avrà per un po' là di sotto..."
Jeff aveva ridacchiato: "Sì, credo anch'io: non l'ho mai visto così eccitato per un nuovo acquisto. Ha perso la testa per quel Terry. Ha persino dimenticato il problema dei soldi..."
Naoki gli lanciò un'occhiataccia che non sfuggì a Jacques: "Sì, ce ne ha parlato, ma sa che non ha da preoccuparsi: gli presteremo noi quanto gli manca da dare al generale Kim. Scusa Naoki, visto che Dan è sotto col vostro capo, ti dispiacerebbe prepararmi un po' di cocaina? I dolori mi stanno aumentando..."
"Certo." disse il giapponese alzandosi.
"Prendi la bustina sopra di quelle cinque: c'è un quarto di dose, ancora. Per ora mi basta quella, almeno spero. Di fianco c'è il piattino, la lama e il tubicino..."
Naoki aprì la bustina superiore, ne versò il contenuto sul piattino dorato e con la lametta pareggiò la sottile polvere bianca e la suddivise in due lunghe striscette. Quindi avvicinò il tubicino alla narice di Jacques ed il piattino sotto il tubicino:
"Ecco, puoi aspirare..." disse con gentilezza.
Jacques aspirò mentre l'altro faceva scorrere il piattino con abilità, finché, dopo tre sniffate, tutta la polvere fu scomparsa. Mentre Naoki rimetteva a posto gli attrezzi, Jacques sorrise beato.
Chiuse gli occhi, tacque per un po', poi disse: "Ragazzi, se ne volete sniffare un po' anche voi, senza complimenti. Ce n'è a volontà. Potete servirvi."
Naoki sembrò indeciso ma Jeff accettò subito: lì erano in casa di amici, non c'erano pericoli, potevano lasciarsi andare un po'. Mica una dose intera, solo un po' tanto per gradire e sentire un po' di meno l'uggia di quel tempo. Propose a Naoki di dividerne una dose in due. Alla fine Naoki annuì. Questa volta fu Jeff a preparare la polverina. Ne fece quattro strisce, due per sé e due per il collega. Quindi, sotto il sorriso incoraggiante di Jacques, prima Jeff, poi Naoki, aspirarono la polverina. Jeff posò il piattino ed il tubetto e sedette. Il primo a sbarrare gli occhi, portarsi le mani alla testa e crollare fu Naoki. Jeff ebbe appena il tempo di rendersi conto di qualcosa di strano che fu la sua volta. Jeff emise una specie di rantolo strozzato, allungò una mano verso la propria mitraglietta che aveva posato a terra sotto la sedia e stramazzò a sua volta. E Dan entrò nella stanza, la Smith e Wesson in mano, teso.
"Tutto fatto, no?" chiese Jacques tranquillo.
Dan rimise in tasca la pistola e si chinò sui due cadaveri. "Sì. Com'è lo zucchero a velo?"
"Mi faceva venir voglia di starnutire. Comunque, molto meglio della cocaina pura al cento per cento. Davvero rapida."
"A dire la verità non era pura al cento per cento, ci avevo mescolato un po' di stricnina per sicurezza. È così che l'effetto è garantito anche se non ne inalavano una dose."
"Bene. Direi che adesso puoi andare a chiamare Shin per far spostare questi due finché non li porteranno via. Bene, amore, comincia una nuova era, adesso." disse con un sorriso dolce Jacques al suo uomo.
Kevin ebbe una rapida visione della casa prima che l'auto dell'FBI girasse a sinistra dell'isolato dove abitava Jacques Roux e si fermasse di fronte ad un negozio che vendeva libri di occultismo, incenso, dischi New Age ed afrodisiaci. Scese sul marciapiedi umido e deserto, ma vide le altre auto dell'FBI già appostate, apparentemente vuote, nelle vie laterali. Lui comunque era collegato per radio con Silvan che sarebbe intervenuto in forze in caso di pericolo. Certamente Kevin correva un grosso rischio, ma temevano che con un'irruzione in massa avessero il tempo di eliminare Terry o di usarlo come ostaggio. S'infilò il cappello ed aprì un ombrello da poco prezzo appena comprato da un ambulante senegalese vicino all'ospedale in cui era ricoverata Ellen. Quando fu sicuro che nessuno lo guardava, sfilò la sua .38 dalla fondina nella cintura e la fece scivolare nella tasca del cappotto.
Sulla scalinata che conduceva all'abitazione c'erano due uomini: Kin Shin e la sua guardia del corpo. Shin aveva un grosso cerotto sul naso che Kevin gli aveva fratturato nel loro recente scontro. Il coreano si trovava in cima alle scale con le spalle rivolte alla porta aperta della villetta. Riparato sotto un grande ombrello guardava il suo gorilla che trasportava un baule con le rotelle verso il furgoncino parcheggiato lì vicino.
Kevin aveva la sorpresa dalla sua ma sarebbe stato un misero vantaggio se fossero entrati in scena altri uomini. E forse Terry ne avrebbe patito le conseguenze. Ma a quel punto non poteva che sperare ed andare avanti. Giunto in fondo alle scale nascose il viso sotto l'ombrello e lasciò che il gorilla con il baule lo sorpassasse. Kevin si sentiva pronto, la paura che precede il momento dell'azione aveva lasciato posto alla freddezza. Sentì crescere dentro di sé la determinazione a farla finita. Abbassò l'ombrello e dette una violenta spallata al gorilla scaraventandolo contro il furgoncino. L'uomo picchiò la testa contro il furgone, una botta che avrebbe messo fuori combattimento la maggior parte degli uomini. Non lui, però. Era stordito ma ancora cosciente. Lo vide scivolare sulle ginocchia con le mani contratte sul capo e gli lasciò vedere chiaramente la .38 che stringeva in pugno, prima di dedicarsi a Shin.
Un uomo magro che indossava un anorak e portava a passeggio uno schnauzer, giunse ad alcuni metri dalla villetta. Vide la scena e rimase pietrificato. Poi, senza esitazione, prese in braccio lo schnauzer e cominciò a correre nella direzione opposta. Un altro probo cittadino che non voleva essere coinvolto.
Quando Kim Shin sollevò l'ombrello per vedere meglio ciò che stava succedendo, Kevin gli disse a voce bassa ma chiaramente udibile: "Provati a fare qualche stupidaggine e ti spappolo il cervello sulle scale. Vieni giù con le mani sulla nuca, svelto."
Era tentato di far fuori Shin facendo giustizia una volta per tutte. Non c'era poliziotto che una volta o l'altra non provasse quella tentazione di fronte ad un criminale. Alcuni lo facevano davvero ed avevano la fortuna di non venire scoperti. L'istinto di Kevin lo spingeva alla vendetta. Shin meritava decisamente la morte. Il porco l'aveva attaccato per primo, quindici anni prima a Saigon, e non l'aveva ucciso per puro caso. Ammazzarlo non sarebbe stata una perdita per l'umanità. Ma Kevin avrebbe dovuto ammazzare anche il gorilla, l'unico testimone. Non era prudente. Uccidere due uomini protetti dall'immunità diplomatica? Non conveniva.
Osservò Shin che lasciava cadere l'ombrello. Il coreano era seminascosto dall'oscurità ma il buio non riusciva a celare l'odio che faceva vibrare la sua voce: "Devi essere pazzo. Te la farò pagare. Farò in modo che ti buttino fuori a calci dalla polizia immediatamente, e poi..."
"Metti le mani dietro la nuca prima che ti faccia un altro buco nel culo." lo interruppe Kevin facendogli cenno di avvicinarsi al furgone.
Il diplomatico rivolse uno sguardo al gorilla semistordito che lottava per alzarsi. Shin cercò di parlare ma Kevin lo zittì, lo spinse contro il furgone e gli fece allargare le gambe a calci. Sempre tenendo d'occhio il gorilla, perquisì il diplomatico: non era armato.
Il guardaspalle tuttavia doveva avere qualche arma addosso. Kevin gli ordinò di levarsi l'impermeabile giallo e la giacca aspettandosi una reazione, ma l'uomo sembrava stordito. Forse ricordava le botte buscate l'ultima volta. Una volta che si fu liberato di impermeabile e giacca rivelò la .45 che portava nella fondina ascellare.
"Faccia a terra." ordinò Kevin.
Il coreano, con lo sguardo rivolto al detective, si sdraiò muovendosi con lentezza. Cercava l'occasione per reagire. Kevin gli spinse la canna della .38 sul collo, lasciandogli sentire la pressione dell'arma per fargli capire quant'era facile farsi ammazzare nelle strade della Grande Mela. Poi ordinò ai due coreani di salire sul furgone.
"Ammanettatevi alle razze del volante." disse a Shin e tolse le chiavi dal cruscotto gettandole verso il parco.
Il battito cardiaco cominciò a rallentare. La paura era sotto controllo. Kevin si diresse al baule e lo aprì: riconobbe subito il corpo rigido di Chem. Sentì che era ancora tiepido, ma che il polso non batteva più. Lasciò la cassa aperta. Bene, pensò, saranno incriminati per il suo omicidio. Avrei preferito farlo fuori io, ma accontentiamoci. Tornò all'abitacolo. Era il momento di seguire la procedura ufficiale.
Estrasse il distintivo: "Sergente Kevin Black. Siete in arresto per omicidio, occultazione di cadavere, complicità nel rapimento di Terence Dos Santos e l'assassinio dei suoi genitori..."
Sotto la pioggia recitò ai due coreani gli articoli della legge, ricordando loro che avevano il diritto di non parlare e che ogni cosa che avrebbero detto poteva essere usata contro di loro. Un paio di volte lanciò un'occhiata verso la casa: il pensiero che Firestone potesse stare aspettandolo nell'ombra gli fece accelerare il battito cardiaco.
"Firestone è dentro?"
I due coreani sedevano in silenzio, come pietrificati.
"Terry Dos Santos è prigioniero in casa?"
Shin si limitò ad indicare il cerotto sul naso e rimase muto.
"Difficile fare conversazione con voi, ragazzi." disse Kevin.
Passando la .38 nella mano sinistra infilò nel furgone la destra. Usando pollice e indice torse il labbro inferiore di Kin Shin. Gli occhi del coreano si spalancarono e cercò di sottrarsi alla presa.
"Dov'è Terry?"
Shin si rilassò. Pensando che il coreano fosse sul punto di parlare, Kevin lasciò la presa.
"Va a fa 'n culo!" disse Shin e gli sputò sul viso.
Kevin non sentiva alcun odio dentro di sé. Capiva che erano alla fine. Era il momento di mantenersi calmi; un poliziotto sa quando ha potere di vita o di morte su un delinquente.
"Devo farmi inculare? Non certo da te. Dobbiamo ancora regolare il conto di Juan Lafonte e di Maxey Twentyman, poi quello di Grace e Max Dos Santos. Se dobbiamo fare i conti una volta per tutte, per me va bene. Per l'ultima volta: dov'è Terry Dos Santos?"
"Vai a farti fottere. E stai certo che qualcuno fotterà il tuo ragazzino." urlò Shin.
Kevin si sentiva più calmo che mai. "Va bene, ma non certo tu." disse e, afferratigli a piena mano i genitali attraverso i calzoni, glieli strizzò con violenza.
Il coreano emise un gemito strozzato mentre si raggomitolava cercando di sfuggirgli. Il gorilla si protese sopra il corpo di Shin e con la mano libera colpì Kevin. Shin alzò una mano. Una resa? Kevin non aveva tempo.
"Ti dirò dove tiene il ragazzino..."
Kevin si mise subito in guardia: in Vietnam aveva imparato quanto potevano essere duri i coreani. E Kim Shin non era certo una ragazzina.
"Firestone lo tiene prigioniero nel sotterraneo."