4.1: Gano prende l'imperatore davanti alla corte
Seguì un periodo di pace. Il giovane imperatore aveva ora diciannove anni. Gano, presentatosi a palazzo imperiale, nella sala del trono, davanti a tutta la corte, gli chiese di nominarlo generalissimo dell'impero e reggente, in pratica di cedergli il potere, se non nominale, effettivo. Il giovane, riverito e servito da tutti fin da piccolo, era convinto di avere un potere effettivo. Perciò rispose a Gano che lo avrebbe volentieri nominato generalissimo, ma non reggente: non ne vedeva il motivo. Gano salì i gradini e, di fronte a tutta la corte, schiaffeggiò il giovane. Molti insorsero, compresi alcuni generali di Gano. Questi estrasse la spada e la puntò alla gola dell'imperatore: "Tu, ragazzo, non hai capito una cosa: che tu senza me non sei niente." disse Gano. Poi, rivolto alla corte, disse: "Volete vedere il valore che ha per me questo ragazzo presuntuoso? Guardate, allora, aprite bene gli occhi!" gridò.
Tolse la corona dal capo del giovane impaurito, gli tolse il manto e lo gettò a terra. Con studiata lentezza, iniziò a spogliarlo. Il giovane tremava, pallido come un cencio.
Quando Yude intuì che cosa avesse in mente Gano, ad alta voce disse: "No, per favore, non farlo!"
Gano rispose con una risata e continuò a spogliare il giovane che lui aveva incoronato otto anni prima. Lo denudò sistematicamente, con un sorriso divertito sulle labbra, stuzzicandolo e palpandolo mentre ne esponeva il corpo, finché il giovane fu completamente nudo.
"Inginocchiati davanti a me!" ordinò secco Gano facendogli scorrere la fredda lama della spada lungo la schiena. Il giovane, tremando, obbedì. "Tiramelo fuori e leccamelo!"
"No!" gridò un nobile sguainando la spada.
"Fermo e zitto, se non vuoi che lo sgozzi qui davanti a tutti." ordinò Gano con occhi di fuoco. Il nobile rinfoderò la spada. "Tu, obbedisci." disse secco Gano al giovane. Questi frugò negli abiti di Gano, ne estrasse il membro turgido e si chinò a leccarlo, mentre lagrime gli rigavano il volto.
"Smettila, Gano..." disse Usae.
Gano rise di nuovo: "Geloso? ti ricorda i bei tempi?" chiese Gano, poi disse al giovane: "Apri bene la bocca, succhialo bene. Non farmi sentire i denti... Insalivalo bene, così entrerà meglio quando ti inculerò..."
"Perché lo fai?" chiese Usae.
"Perché mi piace, perché deve imparare a stare al suo posto, perché mi diverte, perché avrei dovuto farlo prima..."
"Ma perché davanti a tutti?" insisté Usae.
"Perché tutti vedano il nostro imperatore quanto è bravo a far godere l'uomo a cui deve tutto! Perché mostri la sua gratitudine. Ragazzo, vedi, sono preoccupati per te: diglielo che ti piace, che hai sempre desiderato farlo... diglielo!"
Il giovane continuava a succhiare.
Gano glielo sfilò di bocca e ripeté minaccioso: "Diglielo!" obbligandolo ad alzarsi ed a girarsi verso il salone.
Il giovane imperatore, le lagrime che continuavano a scendergli, disse: "Mi piace."
Gano gli carezzò il sedere e disse: "Ripetilo!"
"Mi piace." ripeté il giovane in un singhiozzo.
Gano gli infilò un dito fra le natiche sfregandogli il foro. "Non sei più vergine qui dietro, vero?" disse Gano che sapeva che il giovane aveva una relazione con due sue guardie del corpo. Il giovane imperatore taceva, gli occhi bassi. "Vero?" gridò Gano.
"È vero..." mormorò il giovane.
"Bene, perciò non ti farò male, anzi... Chinati ed allarga bene le chiappe!" ordinò.
Il giovane obbedì.
Gano lo penetrò con un solo colpo secco, tirandolo a sé cingendogli la vita col braccio libero, mentre con l'altro carezzava il petto del giovane con la lama della spada. "Masturbati, devi godere anche tu..."
"No..."
"Ti conviene: io non smetterò finché non sarai venuto, ti avverto..."
Il giovane iniziò a masturbarsi e Gano a stantuffargli dentro. Nonostante tutto il giovane si eccitò e, chiusi gli occhi, iniziò ad ansimare lievemente. Gano se lo godette con calma davanti alla corte attonita, silenziosa, immobile.
Il giovane finalmente raggiunse l'orgasmo e dopo poco anche Gano in lui. Allora si sfilò, si rimise a posto, prese la corona e la pose sul capo del ragazzo, prese il manto e ne coprì le nudità, lo fece sedere in trono, poi chiese: "Ora, vostra maestà, che cosa farà per ringraziare Gano del godimento che vi ha dato?" chiese con ironia.
Il giovane a voce alta e chiara, disse: "Vi nomino mio reggente e generalissimo dell'impero, Principe Gano Oddo."
"Grazie, maestà. Posso congedare la corte, ora?"
"Sì, potete..."
"Via tutti, subito!" disse Gano duro.
Tutti uscirono in un silenzio di tomba, inchinandosi all'imperatore ed arretrando senza girare le spalle.
Quando anche l'ultimo fu uscito e la grande porta della sala del trono fu chiusa, Gano disse al giovane: "Te lo sei voluto. Avrei voluto avere con te un altro rapporto... Mi ci hai costretto."
"Mi stai chiedendo scusa, forse?" chiese il giovane altero.
Gano rise: "Mi piaci, hai grinta. No, comunque lo rifarei."
"Ne sono certo..."
"Lo rifarei anche subito, ma preferirei averti nel mio letto."
"Come sapevi che l'avevo già fatto?"
"Non ti ho mai perso di vista un attimo, so tutto di te."
"Anche delle mie due guardie del corpo?"
"Certo. Ma so anche che non mi hai mai tradito. Perché mi avevi rifiutato la reggenza?"
"Perché... perché io credevo di essere l'imperatore e non accettavo imposizioni..."
"E ora?"
"Ora so che sono solo un giocattolo nelle tue mani."
"Sì, è vero, in fondo. Ma chi sta riunendo l'impero, rischiando la vita in campo, sono io, non tu. Mi odii per quello che ti ho appena fatto?"
Il giovane non rispose subito, poi disse: "Dovrei. Avresti potuto farmi tuo in un altro modo ed ottenere tutto ugualmente, senza umiliarmi davanti a tutta la corte. Ti ammiravo, prima, volevo la tua attenzione, sarei stato felice di essere tuo. Hai rovinato tutto..."
"No, non ho rovinato niente. Io sono un uomo insensibile, non sarei mai stato un buon amante, per te. Come non lo sono stato per Kiai..." disse con onestà Gano. Poi fece alzare dal trono l'imperatore, vi sedette e lo fece sedere sulle proprie gambe, gli tolse la corona dal capo e gli carezzò i capelli: "Non sarò mai un buon amante per nessuno, io. Ho quarantasette anni, ormai... troppo sangue nelle mani per essere un buon amante."
"E io non sarò mai un vero imperatore..."
Gano annuì: "Però, io e te assieme rifaremo dell'impero una sola nazione. E passeremo alla storia."
"Chissà se passerà alla storia anche quanto mi hai fatto?" chiese con ironia il giovane.
"Non potremo mai essere amanti, noi due, forse neppure amici, non ho veri amici io. Ma potremmo rispettarci a vicenda."
"Gano, come puoi parlare di rispetto dopo quanto mi hai fatto?"
"Ma io ti rispetto. Altrimenti ti avrei ucciso."
"Strano modo di rispettarmi."
"Non ho mai fatto l'amore con un nemico o con qualcuno che disprezzo. Questo almeno devi crederlo."
"Ti credo. Sei uno strano uomo, Gano."
"Credo di sì."
"Che bisogno hai di me? Di tenermi sul trono?"
"Quando questa terra sarà unita, ci vorrà qualcuno che, anche dopo di noi, sappia mantenerla unita, un vero imperatore, forte, deciso... non basta essere di sangue imperiale per essere un buon imperatore, o figli di guerrieri per essere un buon guerriero. Il sistema ereditario è il più assurdo che l'uomo abbia inventato. Bene, rivestiti, ora. Abbiamo da fare molte cose, prima che si presenti il problema."
4.2: Riforme dell'impero. Assassinio di Gano.
Furono in molti a stupirsi quando videro uscire dalla sala del trono il giovane imperatore che parlava tranquillo con Gano sulla riorganizzazione dei territori controllati. Dopo quell'incidente Gano fu visto spesso consultarsi col giovane imperatore prima di chiedergli di emettere un editto. Comunque i consiglieri privilegiati di Gano restavano Usae e Yude sia per gli affari civili che quelli militari.
Sul piano civile gli editti emessi dal giovane imperatore, su richiesta di Gano, furono molti e riguardavano: l'abolizione delle dogane fra le province, la ricostruzione o il miglioramento di strade e ponti, specialmente in Granla e in Misaga, il potenziamento del porto di Seko.
Ma Gano mise un particolare impegno sul piano religioso. Come ho spiegato prima, l'Ottuplice Ordine dei monaci, pur essendo sorto come ordine religioso, s'era trasformato in una potente setta con interessi del tutto laici e profani. Ma nelle varie province esistevano culti antichi e spontanei con alcuni tratti comuni e con varie differenze locali. Gano, in più occasioni, anche in territorio nemico, aveva avuto a volte ospitalità, cibo, assistenza soprattutto da parte degli aderenti di una setta con pochi fedeli ma diffusa su tutto il territorio, che adorava un "dio della misericordia" chiamato con vari appellativi locali. Questa setta era composta di gente mite e predicava la fratellanza universale al di là del ceto sociale, al di là delle inimicizie. Questa setta inoltre aveva riti, semplici ma gentili, per i "cinque momenti della vita" cioè nascita, maggiore età, matrimonio, malattia e morte e per i "cinque momenti dell'anno" cioè preparazione del terreno, semina, crescita, raccolto, conservazione del cibo. Gano ne era restato particolarmente colpito. Decise quindi di farne la religione ufficiale dell'impero.
Per prima cosa donò i monasteri conquistati e non distrutti alla setta, chiedendo che fossero usati per un triplice scopo: alloggiare gli indigenti, curare gli infermi ed insegnare ai piccoli. Per questo confermò l'esenzione dalle tasse. I monasteri furono chiamati Asili e come simbolo distintivo inalberarono davanti alla porta un alto palo nero con un ombrello rosso in punta. Gli asili non potevano possedere terreni ma potevano ricevere elemosine. I volontari furono distinti in quattro categorie e due tipi: gestori con tunica rossa, ospiti con tunica azzurra, medici con tunica gialla, insegnanti con tunica verde, che potevano essere o perpetui con mantello bianco o temporanei con mantello nero. Ogni asilo aveva un controllore di stato, un cavaliere nominato dalla corte.
Un altro editto stabiliva che nessun castello poteva ospitare in totale più di 5000 persone compresi i servi, e questo potenziò i castelli più piccoli, ridusse i più grandi e fece sorgere nuovi castelli. Ogni castello era affidato ad un nobile, nominato dalla corte. Il titolo del nobile corrispondeva all'importanza del castello, perciò lo stesso funzionario, quando trasferito ad altro castello, cambiava titolo. Nessuna carica era ereditaria.
La vecchia nobiltà che ancora era presente nei territori conquistati ebbe il titolo generico ereditario di nobiluomo, ma nessun potere ereditario. Questo suscitò alcuni scontenti, ma nessuno era in grado di contrastare il sistema nei territori controllati da Gano.
Le vecchie signorie furono suddivise in province di cui una sola conservava la vecchia denominazione. L'Ottagono fu demolito in gran parte ed al suo posto Gano fece iniziare la costruzione di un grande castello in cui intendeva insediarsi.
Ma Gano, più che amministratore, era uomo d'armi. Nel 1481 fece sfilare nella capitale le sue truppe in una magnifica parata con la scusa di presentarle all'imperatore, ma in realtà per far sentire a tutti la potenza che aveva raggiunta. Fece fare nuove uniformi per tutti, coloratissime, e questo, involontariamente potenziò l'attività dei tessitori di Gami. Alla parata, che in realtà impiegò solo una parte delle sue truppe, sfilarono 10.000 cavalieri e 50.000 fanti.
Ma frattanto Rimo si era armato ed aveva deciso di marciare su Ikoi, dove le costruzioni delle nuove navi era in progresso. Gano, avutane notizia, andò con una parte dell'esercito in Assa, passò il valico, percorse le proprie province di Ekin e Misaga. Frattanto, temendo che Suna mandasse rinforzi penetrando in Ario per usare il passo montano che collegava Ario con Rimo, chiese a Yude di ammassare le sue truppe sul confine fra Ario e Suna e lasciò Usae a difesa del territorio attorno alla capitale.
Rimo da anni si preparava alla guerra ed era riuscito ad armare di tutto punto una forza complessiva di 60.000 uomini. In Ikoi il generale reggente nominato da Gano era Keka, un giovane generale di ventotto anni. Keka era figlio di un cavaliere minore, imparentato lontanamente con il duca Siba del cui ducato, agli inizi della sua carriera, Gano era stato feudatario e del quale s'era impadronito.
Keka era nato e cresciuto nella corte di Gano. Quando aveva sedici anni Gano l'aveva notato mentre si allenava all'uso delle armi nella piazza d'armi del castello di Suki e se n'era invaghito. Perciò, aspettato che il ragazzo entrasse nel bagno dopo gli allenamenti, anche Gano entrò nel bagno, fece allontanare gli altri e, rimasto solo con il ragazzo, l'aveva preso e fatto suo.
In seguito, per circa quattro anni, Gano s'era intrattenuto spesso con Keka, ma quando il ragazzo s'era fatto più adulto e precocemente virile, l'aveva lasciato, tenendolo comunque accanto a sé in varie campagne militari. Il giovane Keka, alcuni anni dopo, s'era scelto un amante fra i più giovani dei suoi soldati, un ragazzo di diciassette anni di nome Mahi. Ma Gano, invaghitosi di Mahi, aveva preteso che Keka glielo cedesse. Keka aveva obbedito, ma dentro di sé aveva sviluppato un sordo rancore contro il suo ex amante e signore.
Quando seppe che Gano stava venendo ad affrontare Rimo, Keka, in segreto, fece trattative con il conte che gli promise, se avessero sconfitto Gano, di confermarlo signore di Ikoi. Quindi, quando Gano giunse con le sue truppe in Ikoi, Keka lo accolse con tutti gli onori e si offrì di accompagnarlo nella campagna contro Rimo, per assalire il quale doveva passare nei territori del conte Chui che lui diceva di conoscere bene. In realtà anche Chui era alleato di Rimo ed avevano studiato il piano per far cadere le truppe di Gano in un'imboscata.
Così, penetrati nella parte nord di Chui, Gano e Keka incontrarono scarsa resistenza. Nella notte del 12o giorno del 6o mese del 1482 gli uomini di Keka assalirono improvvisamente il campo di Gano che stava dormendo tranquillamente, sentendosi al sicuro, ne sopraffecero facilmente le difese e, dopo una lunga lotta, Gano, circondato dagli uomini di Keka, fu ucciso. Frattanto Chui attaccava il campo da sud e Rimo da est.
Gli uomini di Gano furono sbaragliati, dispersi, e alla notizia della morte di Gano si dettero disordinatamente alla fuga. Quasi contemporaneamente Usae e Yude seppero del tradimento di Keka. Usae mandò un messaggio a Yude di tenere impegnato Suna, quindi, lasciando sguarniti i territori, con tutti gli uomini, passò le montagne e scese rapidamente, passando da Ekin nel territorio del conte Mim che conquistò senza difficoltà e di qui nel principato di Wake, che lo lasciò passare, non avendo aderito alla congiura di Rimo. Piombò su Ikoi, assediò il castello di Keka e ne ebbe ragione con estrema facilità. Tagliata la testa di Keka, la mandò al signore Chui con una lettera in cui diceva di conservarla, che sarebbe arrivato a tagliare anche la sua per donarle a Rimo.
4.3: Usae succede a Gano come Reggente
Frattanto Yude con tutti i suoi uomini penetrò nel territorio di Suna, infiltrandosi fra i castelli perimetrali senza dar battaglia e diresse sul castello centrale, chiamato castello della Picca. Era un castello grande, che sorgeva al centro di una vasta palude formata dal fiume Siffo. Era così chiamato per la sua forma: il castello vero e proprio costituiva il nodo della picca, a sud la punta della piazza d'armi, a ovest la punta del giardino privato, a nord si apriva nella lama: una vasta estensione trapezioidale di campi cinti da mura, e ad est c'era la lunga strada di pietra di circa 260 metri, a pelo d'acqua che univa il castello alla riva costituendo così il manico della picca.
Il castello aveva acqua a volontà, filtrata in tre grandi pozzi dalla palude, i suoi campi interni garantivano frutta e verdura e la palude pesci in abbondanza. Quindi non temeva assolutamente nessun assedio. Inoltre la palude non permetteva un avvicinamento fin sotto le mura: troppo profonda e infida per essere percorsa a piedi o a cavallo, troppo poco profonda per usare barche. La lunga strada diritta e scoperta, era troppo stretta per permettere il passaggio in massa di un esercito: vi potevano transitare affiancati non più di quattro uomini o di due cavalli. Quindi un attacco lungo la strada era impensabile.
Il compito di Yude era solo tenere occupate le truppe di Suna, non certo di conquistare il castello. Ma quando vide la splendida costruzione, che ora, oltre al Principe Suna ospitava il Principe Monaco e l'imperatore vecchio, iniziò a rodersi il cervello pensando come poteva prendere il castello.
I suoi generali gli dicevano che era impossibile: anche avessero avuto un esercito di quarantamila cavalieri e duecentomila fanti, non potevano prendere quel castello. L'unica cosa sarebbe stata prosciugare la palude ed attendere che la terra seccasse, ma questo, oltre ad imponenti opere di bonifica, avrebbe richiesto anni. L'unico modo di far cadere il castello era conquistare tutto il territorio circostante isolandolo completamente ed attendere, certamente anni, che capitolasse.
Ma Yude non era convinto. Mentre rintuzzava gli attacchi dei dodici castelli minori che sorgevano ai confini del territorio, dalla sommità di una piccola altura, contemplava il formidabile castello chiedendosi come prenderlo. Ricevette notizie che Usae aveva conquistato metà del territorio di Chui ed ora stava per affrontare Rimo. E lui, lì, fermo. Voleva quel castello. Lo voleva ad ogni costo. Era notte, le acque immote, inargentate dal chiarore lunare, inquadravano la sagoma a forma di picca del castello. L'isola originaria ne costituiva la parte coltivata a campi. Il resto era stato costruito circa trecento anni prima, infiggendo profondamente nella palude migliaia di tronchi, su cui era stata stesa una piattaforma di grosse pietre perfettamente saldate e su questa era stato costruito il castello e le mura, nonché la strada. La piattaforma di pietra che costituiva la fondazione di tutto il sistema, era solo venti centimetri più alta del pelo dell'acqua nella parte delle mura e a pelo d'acqua nella strada. La superficie della palude era tenuta costante da una bassa e lunga diga dalla parte dell'emissario, un piccolo fiume tranquillo.
E Yude ebbe l'idea: nonostante fosse notte, svegliò i suoi generali, prese una mappa del posto ed espose la sua idea: bastava alzare la diga di mezzo metro ed il castello si sarebbe trovato sommerso sotto trenta centimetri d'acqua: sufficienti per rendere incoltivabili i campi, per inquinare l'acqua dei pozzi, per rendere la vita difficile all'interno del castello.
All'alba mise al lavoro una parte degli uomini: cercare pietre, squadrarle, costruire un doppio muro sulla diga e riempirlo di terra, in modo di far alzare il livello della palude. Perché non debordasse da altre parti era necessario anche creare alcuni argini di terra qua e là, nei punti più bassi.
Il campo degli assedianti si trasformò in un cantiere. Yude inoltre fece costruire zatteroni: con 50 centimetri in più d'acqua, ampie zattere avrebbero potuto anche navigare senza intoppi sulla palude. Dalla torre principale del castello intuirono il significato di tutti quei lavori e si levarono segnali di fumo per mandare ordini ai castelli circostanti. Yude immediatamente fece accendere tutto attorno alla palude decine di pire su cui fece gettare erba creando ampie cortine di fumo, confondendo così i segnali di fumo della torre principale.
Era il 4o giorno del 7o mese quando Yude ricevette il messaggio che Usae aveva sconfitto Rimo. Nella parte occidentale dell'impero restavano ancora da soggiogare tre territori e quello che rimaneva di Chui, oltre, a nord, le due contee dell'isola Rone. Ad est, oltre a Suna, altri tre territori, l'isola Rosti con le sue due contee, l'isola Chicha col principato Soka, l'isola Fago col principato Keta e due ducati.
Usae stava riorganizzando i nuovi territori quando giunse notizia che il principe Keta aveva annesso i due ducati della sua isola e il principe Soko aveva invaso le due contee dell'isola di Rosti e inoltre Soka e Take si erano alleati.
Il 19o giorno del 7o mese i lavori attorno al castello della Picca erano ultimati e il livello dell'acqua aveva preso a sollevarsi.
Alla capitale si stavano svolgendo i solenni funerali di Gano e Usae e Yude rientrarono a corte per le cerimonie. Yude affidò il comando, in sua assenza, a Meta; Usae al suo amante, Kimi. Erano presenti tutti i grandi generali di Gano, e subito si aprì la discussione sulla sua successione; non aveva figli Gano, perciò a chi spettava la successione? Alcuni generali proponevano una divisione del territorio, ma Usae e Yude, assieme all'imperatore, si opposero con decisione: questo avrebbe riportato alle signorie precedenti, vanificato tutta l'opera di Gano. Altri proposero un consiglio dei reggenti e dei generali che eleggesse ogni cinque anni un capo. Ma questo avrebbe provocato troppo frequenti cambiamenti di politica. Yude allora propose che Usae prendesse il posto di Gano e l'imperatore subito appoggiò la richiesta.
Così Usae divenne generalissimo e reggente dell'impero, ed assunse il titolo di principe. Dopo aver fatto il rito di obbedienza all'imperatore ed aver ricevuto ufficialmente i titoli, ricevette l'obbedienza di tutti a partire da Yude. Usae elevò Kimi a suo consigliere, confermando nella carica di consigliere e di gran generale Yude. Questi tornò immediatamente al castello assediato della Picca: voleva assistere alla capitolazione.
Il 7 dell'8o mese, il principe Suna chiese di parlamentare per la resa. Chiedeva per sé, l'imperatore vecchio, il Principe monaco e poche altre famiglie importanti, un salvacondotto per Soka. Yude lo concesse per tutti, meno il Principe monaco e l'imperatore vecchio. Suna allora rifiutò la resa e tornò al castello.
Ma la situazione nel castello s'era fatta insostenibile e vi fu un sollevamento delle truppe guidate da uno dei nobili, il barone Tuty, contro Suna che fu ucciso. L'imperatore vecchio si suicidò. Il 12 dello stesso mese il Principe monaco in persona andò ad incontrare Yude per trattare la resa: si dichiarava prigioniero di Yude, e chiedeva che fosse risparmiata la vita di tutti gli altri. Yude pose diverse condizioni: il figlio di Suna, in quanto erede, doveva firmare l'ordine di resa per i dodici castelli della frontiera e restare prigioniero di Yude assieme al barone Tuty ed al Principe monaco. Tutti gli uomini dovevano lasciare il castello disarmati e senza poter portare con sé altro che gli abiti che indossava, quindi sarebbe stato libero di andare dove voleva.
Il Principe monaco tornò a castello. Il 14o giorno dell'8o mese del 1482 il castello della Picca capitolava e veniva evacuato e Yude dava ordine di riportare la diga al livello precedente, facendo defluire le acque dal castello. Quando la lunga fila dei vinti, perquisiti dagli uomini di Yude man mano che uscivano, ebbe lasciato il castello disperdendosi e tornando o alle proprie case o cercando rifugio nei territori del duca Pess a est o del conte Siie a sud, Yude entrò nel castello ed inviò un messaggio ad Usae annunciandogli l'avvenuta conquista.
Nelle casse del castello vi erano tesori ed oro in quantità enormi. Yude lo fece inventariare tutto e fece spedire l'inventario ad Usae chiedendo di disporne. Usae mandò un messaggero dicendo che il tesoro doveva essere diviso in tre parti di uguale valore: un terzo restava nelle mani di Yude, un terzo doveva essere spedito a lui ed un terzo a Kimi. Yude fece quanto richiesto e chiese di potersi stabilire al castello della Picca. Usae rispose assentendo e gli fece avere dall'imperatore la nomina a Principe.
Frattanto Usae fece continuare i lavori iniziati da Gano per trasformare l'Ottagono in castello e farne la propria residenza. Kimi, creato granduca, fece costruire un castello in Ikoi.
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