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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'IMPERO SCOMPARSO CAPITOLO 5
STRATEGIE DI USAE E YUDE

5.1: Usae e il territorio dei barbari


Il duca Pess chiese udienza a Yude e si dichiarò suo vassallo. Yude lo confermò duca, ma gli affiancò un suo generale. Kimi, nella primavera del 1483 conquistò il resto del territorio di Chui, il conte Stan, stretto ora fra i territori controlla ti da Kimi a ovest e da Yude al di là delle montagne ad est, si sottomise a Kimi.

Frattanto però Keta e Soka avevano messo assieme una forte flotta ed avevano attaccato Seko, sbarcandovi una forza di trentamila cavalieri e centoventimila fanti circa. Kimi e Yude immediatamente radunarono tutte le proprie forze e si diressero a tappe forzate verso Seko, dove Usae stava cercando valorosamente di arginare l'invasione. Si combatterono furiose battaglie, con alterne fortune. Keta in particolare era un abile stratega ed aveva capito che doveva abbandonare le tattiche tradizionali per far fronte alla grande mobilità delle truppe di Usae. Dopo un anno di battaglie, le forze coalizzate di Keta e Soka erano ancora saldamente in possesso di quasi tutto il territorio di Seko.

Frattanto a sud il principe Dera si era alleato con il duca Yaha, il conte Siie ed il duca Ikie formando una coalizione temibile. A nord i pirati s'erano installati su una buona parte della fascia costiera dell'isola di Rone ed i due conti avevano dovuto rifugiarsi nelle montagne dell'interno. Per aggravare il quadro, i barbari del nord avevano iniziato a compiere scorrerie nelle province montane, passando i monti in rapidi raids a sorpresa.

Nel 3o mese del 1484 Meta era riuscito a bloccare ai confini di Suna un'offensiva della lega del sud. Da Ikoi partirono le prime nuove navi di Usae che, assieme ad alcune navi dei pirati, doppiando la penisola a sud, avevano diretto sul porto di Jeran distruggendo le navi di Soka che qui erano rimaste. Il danno non era grande, ma per la prima volta i due principi si resero conto che anche sul mare non erano più i padroni assoluti. Questo rese più incerte le loro operazioni nel territorio di Seko, così, dopo una serie di violente battaglie campali, nell'11o mese abbandonarono Seko che tornò nelle mani di Usae.

Nel 1485 il castello dell'Ottagono, rinominato castello della Spada, era completato e Usae vi si installò dando una grande festa a cui partecipò anche l'imperatore con la sua famiglia e tutta la nobiltà della parte dell'impero riunificata. In questa occasione Yude, che aveva ora 42 anni, conobbe il figlio del reggente di Noma, il duca Buga, un bel giovane di venti anni raffinato ed elegante.

Yude, affascinato, iniziò a fargli una corte discreta. Dopo che Gano gli aveva donato, anni prima, i sei ballerini ed i sei musicisti, Yude aveva continuato, sostituendoli man mano con altri più giovani, a portarsi appresso quella dozzina di compiacenti ragazzi, con cui spesso si intratteneva. Anche per questo, non aveva mai sentito l'esigenza di avere un amante. Ma ora voleva Buga.

Per prima cosa doveva scoprire se al giovane piaceva il proprio sesso o l'altro sesso: infatti, a differenza di Gano che era stato solito prendersi quello che gli piaceva, indipendentemente dal fatto che l'altro fosse d'accordo o meno, prendendosi a volte anche giovani uomini sposati, Yude aveva sempre preferito unirsi solo a partner consenzienti. Perciò, invitato Buga nelle stanze a lui riservate, fece venire i dodici ragazzi chiedendo loro che eseguissero per Buga una delle loro danze erotiche.

Buga osservava assorto le movenze dei sei ragazzi e quando questi mimarono un rapporto, chiaramente fra uomini, Buga mormorò che era eccitante. Yude allora gli chiese se gli piaceva in particolare uno di quei ragazzi. Buga arrossì lievemente e rispose che erano tutti belli. Yude allora gli disse che i ragazzi erano molto disponibili: se lui avesse voluto sceglierne uno, o più di uno...

Buga arrossì di nuovo e chiese: "Tu... quale mi consigli?"

"Dipende... Non conosco i tuoi gusti. Io li ho provati tutti, sono tutti più che gradevoli."

"Tutti?" chiese stupito Buga.

"Sì, anche i musici. A te che tipo piace?" chiese l'uomo carezzando lieve la schiena del giovane mentre questi continuava a guardare la danza, sempre più esplicitamente erotica.

Buga non rispose. Yude iniziò a carezzargli una coscia, il giovane fremette e finalmente rispose: "Mah... tutti."

"Vuoi dire che ti piacerebbe fare un'orgia con tutti loro?" chiese sorridendo Yude.

Il giovane arrossì di nuovo: "No, non intendevo quello, volevo dire che non saprei scegliere." mormorò il giovane.

La mano di Yude giunse fra le sue gambe e sottolineò l'erezione di Buga, che fremette. Yude allora lo prese fra le braccia, lo strinse e lo baciò in bocca, intimamente, profondamente.

"Allora, Buga, ne vuoi uno, tutti... o me?" chiese Yude continuando a carezzarlo fra le gambe.

Il giovane guardò i ballerini, ne indicò uno e disse: "Lui... e te."

"Ti piace fare l'amore in tre?" gli chiese divertito Yude.

"Non lo so, non l'ho mai fatto in tre."

"Allora?"

"Lui mi attrae e tu me l'hai chiesto, così..."

"Non sei obbligato a farlo con me solo perché a me piacerebbe."

"Non mi sento affatto obbligato. Sei un tipo affascinante, sono contento di provarci con te."

"Ma preferisci i giovani."

"No... non lo so ancora, è da poco che ho scoperto che mi piace..."

"Da poco?"

Buga aveva quasi diciannove anni quando per la prima volta aveva fatto l'amore con un uomo. Prima aveva amoreggiato qua e là con qualche ragazza, aveva fatto l'amore completo con due: alle partner era piaciuto molto, a lui abbastanza. Il suo primo uomo era stato un cugino suo coetaneo. Durante una festa avevano amoreggiato tutti e due con due ragazze, avevano bevuto, erano allegri, pieni di voglia di arrivare al dunque. Erano riusciti a portarsi le ragazze in un luogo appartato, avevano continuato a carezzarle, a bere, a poco a poco si stavano spogliando, volevano arrivare al dunque. Ma sul più bello le due ragazze erano scappate via ridendo, lasciandoli soli, seminudi, eccitati.

Il cugino allora gli era andato vicino, s'era messo a carezzarlo, senza dire niente. Lui aveva ricambiato. S'erano finiti a spogliare ed avevano fatto l'amore fra loro, finendo col prendersi a vicenda. Al cugino era piaciuto abbastanza, a lui molto.

In seguito il cugino aveva detto che l'aveva fatto solo perché era ubriaco, che preferiva farlo con le donne. Buga, invece, aveva capito che gli piaceva farlo con i maschi. Dopo quella volta, l'aveva fatto alcune volte con un soldato più vecchio di lui e con un servo più giovane, al castello del padre, e con tutti e due gli era piaciuto molto. Quindi disse che ora era pronto a provarci ancora e, perché no, in tre.

Yude fece fermare il ragazzo indicato da Buga e li portò nella propria camera da letto. Tutti e tre nudi, sul grande letto, si intrecciarono in una appassionata ricerca di piacere. Il bel Buga, all'inizio, era il più impacciato dei tre, ma a poco a poco si era infiammato e a Yude era piaciuto molto. Mentre il giovane si rivestiva Yude gli chiese se sarebbe tornato a trovarlo. Il giovane duca rispose di sì con un certo entusiasmo.

Il giorno dopo fu Buga ad avvicinarsi a Yude ed a chiedergli se aveva un po' di tempo per lui. Yude gli chiese se voleva anche uno dei ragazzi, ma il giovane rispose che questa volta preferiva farlo solo in due. Fu anche più bello del giorno prima. Dopo aver fatto l'amore, rimasero sul letto a lungo carezzandosi e parlando. Il giovane gli chiese di raccontargli della sua prima volta, del suo primo amante, della prima volta con Gano... Yude raccontava, il ragazzo si eccitò di nuovo e gli chiese di fare di nuovo l'amore. Yude lo accontentò con piacere.

Terminate le feste, Yude e Buga si accomiatarono. Yude gli disse che gli sarebbe piaciuto molto rivederlo e che era un peccato che fossero così lontani. Buga gli disse che era stato molto bene con lui e che anche lui sperava di poterlo rivedere presto. Yude aveva provato la tentazione di chiedere al giovane di seguirlo, ma si trattenne. Guardò il convoglio di Noma ripartire. Lui doveva trattenersi ancora alcuni giorni al castello della Spada per conferire con Usae.

Usae aveva intenzione di far fare un censimento generale della popolazione, delle attività, delle terre, per riorganizzare completamente il sistema delle tasse. Aveva anche deciso di far potenziare il porto di Seko e di far costruire un nuovo grande porto nel piccolo lembo di mare del territorio di Suna ed un porto a Misaga. Dovevano armare in fretta una buona flotta, per controllare meglio l'impero e contrastare i pirati.

Ma, soprattutto, Usae aveva in mente una spedizione per conquistare il territorio dei barbari. Alcuni generali dicevano che bisognava prima terminare la conquista dei territori dell'impero, ma Usae rispose che per quello c'era tempo: bastava tenere a bada i territori restanti. Ma se avessero conquistato il territorio a nord, al di là dei monti, sottraendolo ai barbari, avrebbero avuto ottime terre coltivabili e la possibilità di allentare la pressione demografica all'interno, triplicando il territorio dell'impero.

Kimi, durante il 1486, si era impadronito del ducato di Yaha con la vecchia tecnica del "castello per castello", invano contrastato dalla debole lega del sud: debole anche perché, confinando dalla parte opposta con Suga, non poteva sguarnire del tutto le difese ad est per combattere a ovest. Il duca Yaha con la famiglia ed i migliori degli uomini si rifugiò nei territori del principe Dera. Frattanto Kimi aveva anche iniziato una campagna di fitto rimboschimento a Misaga.

Quello che stava diventando un problema era l'isola Rone. I pirati ne avevano fatto la loro base ed a poco a poco l'avevano conquistata completamente, fino all'interno, massacrando i due conti. Anche se le scorrerie a terra lungo le coste occidentali dell'impero erano limitate e da Rone navigavano piuttosto a nord verso il continente, dove c'erano le rotte commerciali delle grandi potenze continentali, per intercettare le grandi navi mercantili, Usae era inquieto: quando anche l'impero avesse avuto una flotta, la presenza dei pirati sarebbe stata un grosso ostacolo, specialmente se si rafforzavano e se si installavano così vicini all'impero.

Uno dei motivi per cui Usae voleva conquistare tutto il nord barbaro, era proprio il suo desiderio di inserirsi nel grande gioco delle potenze continentali. Alcuni mercanti e navigatori naufraghi raccolti dai pescatori del territorio imperiale raccontavano delle grandi nazioni del continente, della loro ricchezza e potenza. Usae aveva fatto ospitare questi naufraghi in modo sontuoso ed aveva chiesto che insegnassero ad un gruppo di suoi uomini tutto ciò che sapevano delle loro terre d'origine: lingua, usi e costumi, storia, geografia... Sentiva che l'incontro col continente poteva essere prossimo e voleva essere preparato. Ciò che aveva tenuto separato l'impero fino ad allora dal continente erano stati soprattutto tre fattori: la distanza, la presenza fra l'impero e il continente di numerose bande di pirati, le navi ancora fragili per percorrere grandi distese di mare aperto. Ma dai naufraghi aveva saputo che in continente si stavano costruendo navi enormi, capaci di sfidare il mare aperto, quindi sapeva che presto il mitico continente si sarebbe accorto di loro. Inviò i navigatori al porto di Ikoi per iniziare anche la costruzione di una delle grandi navi di cui parlavano: voleva vederla, sperimentarla. Nel territorio di Chui fece installare grandi impianti per la costruzione del velame per le navi.

Nel 1487 la prima flotta imperiale era allestita. Fece una crociera di prova restando nella parte occidentale dell'impero, in modo di allenare bene i marinai alla manovra delle navi: a bordo c'erano alcuni ex pirati ed i navigatori naufraghi come istruttori.

Nel 3o mese del 1488 le truppe di Kimi e quelle di Yude, sui due fronti, sferrarono l'attacco alla lega del sud. Verso la fine del 5o mese il principe Dera trovò morte sul campo di battaglia per mano di Kimi, e frattanto Yude aveva occupato la metà della contea di Siie e del ducato di Ikie al di qua del fiume Rapod. Proprio durante questa campagna si era presentato, al campo di Yude, Buga.


5.2: La strategia militare di Yude


Il giovane duca aveva ottenuto dal padre il permesso di andare a combattere con Yude: in realtà voleva restare con lui perché, gli disse, sentiva di esserne innamorato. Yude ne fu oltremodo felice. Celebrò il suo arrivo con una grande festa. Mentre fuori, nel campo, i soldati ancora festeggiavano, Yude portò Buga nella propria tenda e fecero l'amore. Yude si affezionò in modo incredibile al giovane, lo volle sempre al proprio fianco: l'amore del giovane gli stava infondendo nuovo vigore ed entusiasmo.

Buga era un giovane intelligente e in lui Yude aveva trovato non solo un compagno devoto e fidato ma anche un consigliere valido ed un ottimo guerriero. I due divennero talmente inseparabili che fra gli uomini di Yude nacque il detto: "se cerchi il principe, guarda dove va il duca". Era anche un giovane estremamente sensuale e Yude ne era completamente conquistato.

Nel 10o mese del 1488 Yude poté comunicare a Usae che la lega del sud non esisteva più. Rimanevano ora da conquistare solo le isole. La flotta imperiale, anche se ancora non grande, iniziava ad esistere. Un anno di manovre aveva formato buoni navigatori sia per le piccole e veloci feluche che per le grandi nuove navi che frattanto si continuava a costruire nel porto di Ikoi.

A primavera del 1489 la flotta imperiale fece la sua prima comparsa lungo il canale che divideva l'impero dalle isole maggiori. La flotta dei principi delle isole tentò di contrastarla, ma le piccole navi erano troppo veloci e facilmente maneggevoli e le grandi navi troppo forti per poter essere affrontate seriamente dal pur numeroso naviglio dei principi, di tipo tradizionale. Così il canale rimase dominio della flotta imperiale ed i principi dovettero asserragliarsi nelle loro isole.

In quegli anni, comunque, le avevano fortificate in modo formidabile, soprattutto dal lato verso l'impero: dal lato del mare aperto si sentivano abbastanza protetti e dal mare stesso e dalla flotta. Usae dette ordine di costruire un nuovo porto anche nella parte meridionale dell'impero, all'estuario del fiume che divideva il territorio di Sera da quello di Siie e di Ikie.

Usae decise che era tempo di muovere contro l'isola di Rosti. Delle tre grandi isole dei due principi era la più facilmente attaccabile, incuneata come era fra le terre che andavano da Enshi ad Ikie, inoltre il porto di Suna era già in grado di essere parzialmente usato nonostante fosse ancora in via di costruzione. Non essendoci approdi profondi da quella parte dell'isola, le tre grandi navi furono impiegate per bloccare le due estremità del canale a nord e a sud di Rosti. Le feluche furono stipate di fanti e cavalieri ed iniziarono un fitto viavai fra le due sponde del canale sbarcando l'esercito di occupazione: un esercito formidabile, formato di ben 200.000 fanti e 20.000 cavalieri. Usae, Yude e Kimi in persona partecipavano alle operazioni.

I principi, non potendo entrare nel canale con le loro navi, sbarcarono più truppe possibili nel porto ad est di Rosti. Frattanto cercavano di contrastare gli sbarchi, ma, costituite tre teste di ponte, le forze di Usae, Kimi e Yude si impossessarono del terzo occidentale dell'isola. La popolazione aveva cercato rifugio nell'interno, abbandonando campi e villaggi. I castelli da quella parte dell'isola furono presi dalle forze imperiali. I Principi riuscirono a portare sull'isola 120.000 fanti e 22.000 cavalieri: si può dire che l'isola brulicasse di armati. Nell'estate le forze imperiali controllavano circa metà dell'isola, ma la resistenza delle forze dei principi era accanita, sì che per mesi le posizioni cambiarono di poco e non sempre nello stesso senso.

Yude ebbe un'idea: tutte le battaglie si combattevano soprattutto lungo i litorali a nord e sud dell'isola. Le montagne erano affollate di profughi e non vi si svolgevano azioni militari. Chiese di poter scegliere nell'esercito imperiale tutti i soldati più vigorosi e giovani provenienti dalle province montane dell'impero. Con questi avrebbe formato un corpo di spedizione che avrebbe invaso la montagna, cercando di convincere i contadini qui rifugiati di tornare nei campi e di lavorarli: si rischiava di perdere il raccolto, diversamente. Di tutto il raccolto i contadini potevano tenerne per sé la metà e la metà destinarla all'esercito imperiale. Gli uomini di Yude invece avrebbero passato l'inverno sulle montagne, pronti a piombare in prima primavera sul porto, dividendo così in due l'esercito dei principi e rendendo inoltre difficoltosi i rifornimenti di viveri, armi e uomini.

Usae, d'origine nobile e legato di più alla tradizione, inizialmente non era del tutto d'accordo: l'esercito era sempre stato formato da nuclei omogenei per origine: quella idea avrebbe sconvolto le formazioni e reso più difficile il mantenimento della disciplina ed il coordinamento dei gruppi. Ma Kimi era d'accordo con Yude ed Usae cedette. Quindi Yude iniziò la sua opera: scelti fra i suoi gli uomini adatti, li mandò a reclutare gli altri nei due eserciti di Usae e di Kimi e frattanto mandò il restante dei suoi uomini nei due eserciti perché vi fossero provvisoriamente inclusi. Il suo nuovo contingente sarebbe stato costituito solo di fanti, armati leggermente ma ben attrezzati per passare l'inverno fra le nevi.

Alla fine dell'8o mese la ristrutturazione dell'esercito imperiale era completata. Yude con Buga partirono con i loro 60.000 fanti. Salirono la montagna rapidamente dai due fianchi, in modo di impedire ai contadini di fuggire dall'altra parte. Quindi iniziarono a rastrellarla invitando tutti i contadini a tornare nei campi nella parte controllata dagli imperiali. Questi, vistisi preclusa ogni ulteriore via di fuga e pensando all'inverno che sarebbe presto arrivato, non poterono che accettare e scendere di nuovo a valle. Yude iniziò allora a far costruire i rifugi in attesa della neve.

Quando cadde la prima nevicata, erano già tutti al riparo di capanne costruite fra gli alberi con rami e terra in un'unica linea curva quasi ininterrotta che tagliava la montagna praticamente in due. Man mano che scendeva la neve i soldati la ammassavano contro le pareti esterne delle capanne sì da coprirle completamente con un compatto muro di neve che poi bagnavano per farla gelare. All'interno delle capanne bastava un piccolo fuoco, su cui a gruppetti cucinavano, per mantenere un calore sufficiente a non gelare. Le scorte di viveri erano state suddivise in razioni giornaliere in modo che durassero per tutto l'inverno e sepolte nella neve per conservarle meglio.

Per stare più caldi la notte, quando i fuochi erano spenti, Yude dette ordine che gli uomini dormissero a due a due unendo le loro coperte. Buga gli fece notare che così sarebbero nate non poche relazioni, al che Yude rispose ridendo che forse quello era il suo vero scopo. Ogni capanna conteneva una decina di uomini col capodecina. Ogni dieci capanne avevano un capoposto, ogni dieci posti un capomille, ed infine i sei capisezione che costituivano il quartier generale con Yude e Buga. Questi avevano una capanna al centro dello schieramento, divisa in due: una piccola parte privata per loro due e la parte più grande per le riunioni.

Gli uomini, abituati alla vita di montagna, montarono trappole per procurarsi carne fresca, facevano le corvè d'acqua e di legname, tenevano in ordine le armi ed ogni giorno facevano esercizi fisici per mantenersi in forma. A turni montavano di sentinella per evitare ogni possibile sorpresa, anche se altamente improbabile. Buga, per tenere alto il morale degli uomini, lanciò una serie di gare, che andavano da chi scolpiva nel legno l'oggetto più bello o costruiva l'attrezzo più comodo, o raccontava la storia più divertente, oltre a gare fisiche.

L'inverno passò senza problemi e gli uomini, pur provenendo da zone diverse, si amalgamarono notevolmente. Questo dette a Yude l'idea di un esercito tutto composto di corpi specializzati, di uomini provenienti da zone diverse ma abituati a fraternizzare: un esercito tutto professionista e non come era stato fino ad allora in cui gli unici professionisti erano i nobili a cavallo ed i fanti quasi tutti contadini-soldati o artigiani-soldati.

Era fiero di questo suo contingente che, con Buga, andava ad ispezionare spesso, per verificarne il morale man mano che l'inverno trascorreva. Si fermavano a chiacchierare o a mangiare con i soldati, accolti sempre con perfetto stile. Notando come alcuni soldati avevano adornato l'entrata delle loro capanne con bassorilievi di neve, Buga lanciò la gara del più bell'ingresso, che ebbe molto successo.

Il rapporto fra Yude e Buga diventava sempre più saldo ed intenso, le lunghe notti stretti l'uno all'altro, in cui facevano l'amore e parlavano a lungo prima di addormentarsi, stava cementando sempre più la loro unione. Buga ammirava Yude, questi era fiero del giovane amante. Sempre più soldati seguirono il loro esempio, formando coppie affiatate e promettendosi di restare assieme anche una volta finita la guerra.

Appena iniziò il disgelo e il terreno divenne praticabile, radunate le poche vettovaglie rimanenti, avvolte le coperte, si radunarono ed iniziarono la rapida discesa dal monte: il morale era altissimo, sentivano di star compiendo un'impresa notevole.

Giunsero in vista del porto che non s'aspettava il loro arrivo e lo investirono gettando scompiglio nella popolazione. Dal porto le poche truppe dei principi tentarono di organizzare la resistenza, ma i sessantamila uomini sciamarono in gruppi compatti per le vie, dirigendo verso le navi. Il comandante dette ordine alle navi di salpare e si asserragliò nel castello, difeso da un contingente di soli seimila uomini, inviando richiesta di aiuto ai due tronconi dell'esercito dei principi a nord e a sud.

La città era completamente nelle mani di Yude e, pur non avendo potuto catturare nessuna delle navi, queste non attraccavano più nel porto per timore di essere arrembate. Assediarono il castello del porto, ma non lo attaccarono: avrebbero avuto troppe perdite.

Il castello era un pentagono, con due lati aggettanti nel mare e tre sulla terra ferma. La gente della città, passato il primo momento di spavento, era tornata, stupita per la disciplina dei soldati imperiali che non spadroneggiavano in città. Una sera un anziano uomo chiese di essere portato di fronte a Yude. Disse che lui era stato, in gioventù, uno dei soldati del conte Jeran, spodestato dai principi. Disse che aveva prestato servizio nel castello e che conosceva due vie d'accesso che probabilmente i soldati dei principi non conoscevano.

Yude si fece spiegare dall'uomo dettagliatamente: una era una lunga galleria sotterranea che portava acqua da una sorgente alla cisterna del castello. L'altra era la rete di scolo delle acque nere che dal castello finiva in mare. La prima poteva essere raggiunta dalla sorgente, dove questa veniva incanalata, la seconda, con la bassa marea, era a meno di due metri sotto il pelo del mare.

Yude gli chiese come conoscesse queste due vie, e perché gliene stesse svelando l'esistenza. L'uomo disse che le conosceva perché il padre aveva lavorato per la ricostruzione di quel castello sessanta anni prima e che gliele svelava perché, avendo visto come si comportavano le truppe imperiali, ed avendo i principi spodestato il vero signore di quelle terre, il conte Jeran, preferiva che fosse l'impero a controllare la sua terra.

Buga disse che poteva essere una trappola: immaginava migliaia dei loro uomini intrappolati nella lunga e stretta galleria, facile preda dei soldati nemici. Ma Yude sentiva che poteva fidarsi dell'uomo. Tanto più che comunque, almeno per quanto riguardava la galleria dell'acqua potabile, loro potevano comunque controllarne una estremità. Quindi decise di scegliere due gruppi fra i suoi uomini: quelli che sapevano nuotare bene avrebbero tentato di infiltrarsi dalla parte del mare, altri dalla galleria dell'acqua.

Buga allora suggerì che potevano anche fare un'altra cosa: una volta esplorate le due gallerie fino ai punti di sbocco, inviati nelle gallerie quanti più uomini possibile, gli altri dovevano togliere l'assedio al castello ed allontanarsi nascondendosi nelle vicinanze. Gli assediati, quasi certamente, sarebbero usciti dal castello per riaprire il porto. A quel punto gli uomini nelle gallerie, all'interno del castello avrebbero trovato forze ridotte: potevano uscire ed ingaggiare battaglia dando segno a quelli nascosti che la loro azione era iniziata abbattendo in qualche modo il pennone centrale col vessillo dei principi. Il resto degli uomini sarebbe allora tornato ad assalire la città ed il castello.

Yude approvò il piano. Fatte esplorare le due gallerie, trovarono che quella della fogna era bloccata a metà da una pesante inferriata di sbarre di ferro a croce. Fece allora tornare nella galleria uomini armati di seghe da ferro per tagliarla. Si immergevano all'inizio della notte e lavoravano tutta la notte per tornare all'alba.

Nella galleria della sorgente potevano entrare almeno mille e cinquecento uomini e circa cinquecento in quella delle fogne, una volta che l'inferriata avesse ceduto. Il lavoro di tranciare le barre di ferro prese quasi sei giorni: doveva essere fatto lentamente, in modo di non fare rumori che potessero essere sentiti dal castello. Ma infine cedette. Allora Yude fece entrare nelle due gallerie gli uomini prescelti e tolse l'assedio al castello, andando verso nord.

Nel castello salutarono con grida di gioia la partenza del contingente nemico e, come previsto, il castello aprì le porte ed i soldati tornarono a controllare il porto. Nel castello rimasero solo cinquecento uomini. Gli uomini di Yude iniziarono a defluire nella cisterna e nella fogna, infiltrandosi dentro il castello; avevano due mete prima ancora di ingaggiare battaglia: chiudere le porte dall'interno e abbattere il vessillo dei principi.

Quando i difensori del castello si accorsero di avere il nemico in casa, quasi metà degli uomini era già uscita dalle gallerie. Ingaggiarono battaglia furiosamente, cercando di suonare l'allarme. Il primo a cadere fu il pennone, poi le due porte furono chiuse mentre gli uomini di Yude continuavano ad affluire ed in breve ogni resistenza fu vinta.

Dal porto, udito l'allarme, poi visto cadere il pennone, si suonò l'adunata e si corse al castello. Si stavano rizzando le scale di assalto, quando ricomparvero le truppe di Yude che attaccarono i nemici alle spalle. Erano numericamente superiori e in campo aperto ebbero rapidamente la meglio. In poche ore i seimila uomini dei principi erano morti o prigionieri o si erano dati alla fuga. Rinchiusi i prigionieri nel castello, Yude fece issare un nuovo pennone col proprio vessillo e prese possesso del porto.


5.3: La spedizione nelle terre dei Barbari


Frattanto Kimi stava sospingendo a nord le truppe dei principi e Usae le stava premendo da sud. Nel 4o mese del 1490 Rosti era completamente nelle mani delle forze imperiali. Usae tornò in trionfo alla capitale, Yude e Buga al castello della Picca e lasciarono Kimi per ristrutturare e difendere l'isola. Il grosso problema erano i circa trentamila prigionieri. Si decise di trasportarli tutti, poco alla volta, nel territorio dell'impero e di proporre loro o di entrare nell'esercito imperiale o di restare in prigione. Quelli che entravano nell'esercito imperiale venivano mescolati con soldati da lungo tempo fedeli, disperdendoli nelle varie province.

La flotta imperiale si stava rafforzando. Usae era incerto a che cosa dare la precedenza: alla battaglia finale contro i principi, alla conquista del nord barbaro o alla riconquista dell'isola di Rone in mano ai pirati. La flotta imperiale, nuova, non aveva mai sostenuto battaglie navali, in cui invece i principi, pur avendo navi antiquate, erano esperti. D'altra parte i pirati, sul mare, erano certamente molto forti, ed avevano l'esperienza di una vita nella manovra delle loro piccole ed agili navi.

Quindi alla fine Usae decise di dare inizio alla lungamente progettata spedizione nelle terre dei barbari. Nella primavera del 1491 la flotta portò sulla costa nordorientale un contingente di centomila uomini e trentamila cavalieri. Per trasportare questo contingente Usae ordinò che fossero usate anche tutte le imbarcazioni dei pescatori. Lo sbarco non incontrò praticamente opposizione anche se impegnò le imbarcazioni per un intero mese.

L'esercito, attestato sul punto di sbarco, fu inizialmente impegnato per la costruzione di due fortezze che difendessero sui due lati l'approdo. Le due fortezze furono collegate da un lungo muro con camminamento che racchiudeva l'area in cui sarebbe in seguito sorta la città del primo installamento nelle nuove terre. Usae aveva promesso a tutti i soldati che erano stati presi prigionieri nella battaglia di Rosti che avrebbe assegnato loro terre nei nuovi territori come anche a tutti i soldati delle forze imperiali che volevano fermarsi per colonizzare le zone conquistate.

Terminata la costruzione delle due fortezze e del muro, iniziò la conquista del territorio. I barbari erano organizzati in tribù territoriali, non coordinate fra loro. Tutti gli uomini validi combattevano con armi primitive ma non per questo meno temibili. Soprattutto perché il loro modo di combattere era quanto mai variato da gruppo a gruppo e per i soldati imperiali non era facile prevedere a quali armi, e come usate, si sarebbero trovati di fronte.

La forza dell'esercito imperiale era soprattutto nel coordinamento e nel numero e nel fatto che i gruppi barbari agivano ciascuno per conto suo. Una tecnica usata dai barbari erano attacchi rapidi seguiti da altrettanto rapide ritirate. Questo riduceva parecchio le loro perdite. Infine, i barbari erano tutti montati a cavallo: montavano i cavalli a pelo e con un'agilità sorprendente.

Le truppe imperiali avanzavano ineluttabilmente, prendendo possesso dei territori ed impiantandovi una serie di fortini. Quando i barbari dovevano abbandonare un loro villaggio nelle mani degli imperiali, bruciavano tutto. Nessuno di loro si faceva prendere vivo, nessuno di loro si arrendeva, neppure se circondato da troppi nemici.

A fine autunno si fermarono nei vari fortini costruiti e nel porto, che chiamarono Ganer, in onore del condottiero scomparso, il minimo di soldati necessari per mantenere le posizioni e la flotta riportò indietro il grosso dell'esercito. I cavalieri erano restati quasi tutti nel territorio conquistato.

Quando, nella primavera dell'anno seguente, la flotta riportò l'esercito nelle terre dei barbari, la flotta dei principi si mosse per tentare la riconquista di Rosti. Kimi si aspettava questa mossa, non era impreparato. Sulle navi dei principi erano state montate potenti catapulte con cui inviavano proiettili incendiari sul porto e sul castello. Erano disposti a bruciare tutto pur di riprendere il porto. Kimi disseminò i soldati nella città per aiutare gli abitanti ad estinguere i principi di incendio. Il bombardamento durò per tre giorni ma i danni furono contenuti.

Le navi della flotta imperiale, sbarcati gli uomini, ricevettero l'ordine di tornare indietro e di contrastare le navi dei principi. Lo scontro avvenne nel Mare Interno. Fu il battesimo per la flotta imperiale. La battaglia fu lunga e difficile, con molte perdite da entrambe le parti. Ma alla fine i principi dovettero rinunciare a riprendere l'isola di Rosti.

Frattanto nella terra dei barbari le truppe imperiali avevano conquistato tutta la costa orientale, ed i nuovi territori erano così ora collegati con il territorio di Sote attraverso i passi montani, che furono migliorati costruendo nuove strade, ponti, massicciate. Meta chiese il permesso di andare nei nuovi territori. A Yude dispiaceva perdere un amico e collaboratore da anni, ma non poté negargli il permesso.

Meta ottenne da Usae il titolo di generale e il comando di un contingente di 10.000 fanti dell'esercito e nell'estate del 1492 si imbarcò per Ganer con i suoi uomini. Qui giunto, per prima cosa si consultò con i generali che comandavano la spedizione. Visti i loro piani di espansione, che erano soprattutto lungo le coste, decise di andare invece sui monti in un punto che fosse collegato da un comodo passo con la zona già conquistata, in una valle dell'altro versante. Infatti Meta aveva scelto i suoi fanti fra gli uomini che avevano svernato fra le montagne nella guerra dell'isola di Rosti: aveva chiesto quali fra quegli uomini erano disposti a seguirlo, precisando che sarebbero vissuti sulle montagne per anni da soli, cioè senza donne. Fra i circa venticinquemila che si erano presentati aveva scelto solo i più giovani e forti. Quindi aveva chiesto loro di dividersi liberamente in coppie: parecchie erano già formate, altre si formarono in quell'occasione. Quindi chiese alle coppie di unirsi per formare le decine, ad ogni decina fece scegliere i capidecina. Ai capidecina chiese di formare le centinaia e scegliere il capoposto, fra i cento capiposto scelse dieci capisezione: i suoi diretti collaboratori.

L'unico a non avere un amante in quel peculiare contingente era Meta, ma il vero motivo per cui aveva voluto andare lontano da Suna era stata una grande delusione d'amore: il suo amante, con cui viveva da otto anni, l'aveva lasciato per andare con un altro uomo. Meta ne aveva sofferto molto. Aveva giurato di non legarsi più a nessuno ed era partito. Aveva ormai cinquanta anni.

Passato il valico con i suoi uomini, si trovarono in un'amena valle a forma di S solcata da un piccolo e rapido fiume che nasceva poco lontano dal passo. Esploratala rapidamente videro che più a valle sorgevano tre villaggi di barbari. Decisero quindi di stabilirsi a monte. L'idea era di allevare piccoli animali e di coltivare piante adatte alla mezza montagna. Iniziarono a costruire i loro ripari per l'inverno: basse capanne di tronchi che in un secondo momento sarebbero servite come ripari per gli animali nei mesi di neve, come magazzini o depositi di attrezzi, che formavano due quadrati uniti per un lato, con sette capanne per ogni lato: ogni capanna poteva ospitare venti uomini, quindi avevano abbastanza riparo per l'inverno. All'esterno le capanne erano completamente chiuse e sul tetto, sulla falda esterna, vi era un camminamento che ne faceva così, al tempo stesso, una specie di fortino di circa cinquanta per cento metri di lato.

I due quadrati racchiudevano la sorgente del fiume, così avevano acqua assicurata. Terminarono a costruire le capanne poco prima dell'inverno, vi portarono tutte le provviste, le armi, le coperte e le suppellettili che avevano portato con sé. Mentre metà del contingente finiva a sistemare le capanne, l'altra metà tornava a Ganer a prendere il resto dei loro pochi beni: altri attrezzi da lavoro, pentole, vestiti e viveri. Quando tornarono, le capanne erano completate.

L'inverno stava arrivando rapidamente, c'era stata una prima lieve nevicata, quando un gruppo di barbari che per qualche motivo risaliva la valle vide il loro stanziamento. Anche i soldati di guardia avvistarono i barbari e dettero l'allarme, ma il gruppetto di barbari fece dietrofront scendendo di corsa a valle.

"Bene, ora sanno che ci siamo: dobbiamo tenere gli occhi bene aperti, potrebbero anche cercare di aggirarci. Raddoppiamo i turni di guardia su tutti i fronti e teniamo le armi sempre pronte ed a portata di mano. Anche se nevicherà molto, non è detto che non siano uomini abituati alla neve, anche se vivono più a valle. Ragazzi, inizia davvero la nostra avventura!" disse Meta ai suoi uomini.

Non avvistarono più barbari per quasi un mese. Ormai nevicava tutti i giorni e gli uomini erano impegnati a tenere pulito dalla neve l'interno e le immediate vicinanze nel perimetro esterno del loro campo. Questo li teneva occupati ed era un buon esercizio fisico. Per alcuni mesi avrebbero dovuto vivere chiusi in uno spazio limitato, quindi Meta chiese agli uomini di dedicare una parte del tempo ad intrattenimenti ed a piccoli lavori di artigianato. In ogni capanna doveva essere sempre acceso un braciere, non solo per cucinare e scaldare l'ambiente, ma per riscaldare le sentinelle alla fine dei loro turni di guardia.

Un secondo gruppo di barbari fu avvistato: questa volta erano venuti chiaramente per rendersi conto di che cosa fosse quella nuova costruzione, infatti si fermarono a distanza ed era chiaro che stavano discutendo fra di loro, facendo gesti. Meta ebbe un'idea: uscì con un gruppo di uomini armati, portando il vessillo. Avanzò verso i barbari lentamente, quasi a far capire che non aveva intenzioni ostili e si fermò quando ebbe l'impressione che questi stessero per retrocedere. Ad alta voce, chiedendosi se avrebbero potuto capirsi, chiese chi era il loro capo.

I barbari li guardarono, immobili, senza dire o fare niente. Meta ripeté la richiesta, quindi, preso un cesto che aveva fatto preparare, in cui aveva fatto mettere frutta ed un taglio di broccato, avanzò di alcuni passi, lentamente, tendendo il cesto, si fermò e lo posò terra, quindi arretrò. Ancora i barbari restavano immobili, in silenzio. Allora Meta dette ordine ai suoi uomini di arretrare di parecchi passi, indicò il cesto e disse di andare a prenderlo, era un dono per loro. Nulla.

Meta allora decise di rientrare e di guardare che cosa accadeva dagli spalti del loro fortino. Quando furono rientrati, ebbe appena il tempo di salire sul tetto: uno dei barbari era avanzato fino al cestino, lo aveva esaminato, l'aveva preso ed era tornato dagli altri mostrando loro il contenuto. Quindi i barbari erano scesi di nuovo a valle.

Per tutto il resto dell'inverno non videro più i barbari. Meta, avendoli visti relativamente da vicino, ne aveva tratto una buona impressione: uomini forti, ben vestiti, curati nell'aspetto per quanto si poteva vedere. Erano armati di lancia e di spada, uno aveva una specie di bastone con una catena infilato alla cintola. Si chiese come potesse essere usato. Provò a costruirne uno: era come una pesante frusta, difficile da manovrare. Si poteva fare roteare la catena per abbatterla su un eventuale nemico, ma non gli sembrava un'arma particolarmente efficiente.

Uno dei soldati, visti i tentativi di Meta, gli chiese il permesso di usarla. La fece roteare quindi la calò dritta in orizzontale su un palo: la catena gli si arrotolò intorno con forza. Il soldato disse: "Non vorrei che fosse il mio collo!" Per Meta fu come un'illuminazione: un collo, le gambe, il braccio con una spada, la spada stessa... Si applicò a costruirne altre con catene di diverse dimensioni e lunghezze e le fece usare ai suoi uomini fino a stabilire quale formato fosse il migliore. Quindi, fattene costruire alcune, impegnò un gruppo di soldati ad imparare ad usarle ed a pensare a come neutralizzarne l'effetto.

L'idea migliore l'ebbe un soldato che si costruì una lunga catenella con in punta un peso ed un arpione triplo: facendone ruotare rapidamente una lunghezza di circa cinquanta centimetri e lanciandola contro la catena roteante, la arpionava e con uno strappo poteva toglierla dalle mani dell'avversario. A fine inverno avevano messo a punto due nuove armi. La catenella con gli arpioni poteva anche servire per arpionare un uomo sui vestiti e tirarlo a terra se cavalcava o comunque tirarlo a sé. Meta costituì una piccolo gruppo armato in quel modo, ripromettendosi, appena avesse potuto riprendere i contatti con Ganer di portarne là un prototipo per farne costruire parecchie altre.

Con l'arrivo della primavera e lo scioglimento delle nevi, Meta fece iniziare la costruzione del muro di valle del castello con una parte delle abitazioni definitive. Frattanto si dissodava il terreno che si sarebbe dovuto coltivare, liberandolo delle pietre e radici e livellandolo in terrazze. Gli uomini lavoravano pieni di entusiasmo senza risparmiare le proprie forze.


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