"Tutti?" chiese Patrick con un sorriso sorpreso.
"Sì, tutti. Altrimenti non li avrei assunti." rispose Richard mettendo tre cubetti di ghiaccio nel bicchiere e porgendo il whisky all'amico.
"Da vero satrapo persiano, eh?"
"Che vuoi, visto che uno ha i mezzi... Paga speciale a loro, servizio speciale a me. Con i soldi, si ottiene tutto, si compra tutto. O per meglio dire, si comprano tutti."
Patrick scosse il capo, sorseggiò il suo whisky, posò il bicchiere sul basso tavolinetto di cristallo e si sistemò meglio nella poltrona: "No, non tutti. Questi sono ragazzi di bassa estrazione, poveri, pur di lavorare... meglio fare il giardiniere o l'autista da te che far marchette, almeno qui hanno un cliente solo, e in casa." disse ridendo Patrick.
"In casa, sì. Un cliente solo, no: anche i miei amici devono poter godere liberamente dei loro servizi. Quindi, se tu volessi scegliertene uno, fai pure liberamente: se uno dei ragazzi ti piace, hai solo da dirgli a che ora lo vuoi in camera tua, senza complimenti. E fanno tutto quello che vuoi, davvero tutto. Se non ricordo male a te piacciono già ben formati: dovrebbe andarti bene il giardiniere."
"Se non ti dispiace, preferirei il tuo autista: lo trovo molto sensuale."
"Scegli liberamente, te l'ho detto, ed anche più d'uno, se ti va l'idea di fare un'orgetta." disse Richard accendendosi una sigaretta. Sbuffò il fumo, ne guardò le volute, poi riprese: "Comunque, dai retta a me, con i soldi compri chi vuoi: è solo questione di cifra. Per la cifra giusta ti potresti portare a letto chi vuoi. Guarda, proprio due mesi fa, ero all'hotel Las Palmas di Miami. Stavano festeggiando un matrimonio e lo sposo era un bocconcino da re. Ho deciso che dovevo farmelo. Così, mentre stavano brindando e festeggiando, ho avvicinato lo sposo per fargli i complimenti e gli ho chiesto se poteva dedicarmi cinque minuti. Probabilmente ha pensato che ero un parente della sposa, perché ha detto subito di sì. L'ho portato fuori dalla sala e gli ho chiesto se voleva guadagnare una grossa cifra. Mi ha chiesto quanto, e per che cosa. Gli ho messo in mano un bel pacchetto di dollari. Avresti dovuto vedere la sua faccia: credo che non abbia mai avuto in mano tanti soldi in un colpo solo. Mi ha chiesto che cosa doveva fare per guadagnarli. Glieli ho ripresi dalle mani e gli ho detto che bastava che venisse appena libero nella mia suite, che l'avrei aspettato e gli avrei spiegato.
Tornò nella sala e, prima di entrare, si girò a guardarmi. Gli feci un cenno di saluto e salii nella mia suite. Bene, un'ora dopo bussava alla mia porta. L'ho fatto accomodare e gli ho rimesso davanti i soldi, quindi gli ho detto che l'avevo notato quel pomeriggio e che ero rimasto colpito, avevo invidiato sua moglie: raramente si vedono uomini così belli, virili. E gli ho detto che avrei voluto godere la sua virilità. Lui mi ha guardato stupito, poi mi ha detto che lui non era gay. Ma avresti dovuto vedere come guardava quei soldi: ipnotizzato.
Io gli ho detto che a me non interessavano i gay, che volevo un uomo vero, e che lui mi pareva appunto un uomo vero, virile... e ho aggiunto che l'avrei fatto godere più della sua donna, se lui avesse accettato di venire a letto con me. Devo ammettere che, pur senza dirglielo, gli ho fatto credere che volevo essere penetrato da lui, visto che lui ci aveva tenuto a precisare di non essere gay.
Diceva che lui s'era appena sposato... gli dicevo che nessuno l'avrebbe saputo, e che in fondo, gli chiedevo solo un'oretta del suo tempo in cambio di una cifra non indifferente. Doveva solo accettare di fare l'amore con me come l'avrebbe fatto con sua moglie, come l'avrebbe fatto più tardi. Poi insinuai: a meno che non fosse capace di fare l'amore due volte in un giorno. Sorrise e disse con una certa fierezza che poteva farlo anche tre volte senza problemi.
E continuava a guardare quei soldi.
Allora glieli ho messi in mano e gli ho detto che potevano essere suoi. Lui li guardava, li rigirava fra le mani, poi mi disse che dopo tutto, per quella cifra... per una volta... Gli dissi di metterli in tasca, lo fece. Lo portai nella mia camera da letto e gli dissi che volevo spogliarlo io. Annuì e mi lasciò fare. Non era eccitato, ma era davvero bellissimo, proprio il tipo che piace a me. L'ho fatto stendere sul letto ed ho cominciato a carezzarlo, a suggergli i capezzoli, a dirgli che era un maschio bellissimo, il che era vero, che aveva un gran bel cazzo... e finalmente gli si rizzò, allora cominciai a spogliarmi anche io, toccandolo in modo da farlo eccitare.
Gli chiesi di carezzarmi, di baciarmi come avrebbe fatto con sua moglie. Lui pensava già di penetrarmi ed ora era pienamente eccitato, me lo sfregava addosso, quasi a farmi sentire quanto era virile, mi palpava e finalmente cominciò anche a baciarmi: ci stava prendendo gusto. Aspettati che fosse cotto a puntino, poi presi il lubrificante. Sorrise soddisfatto: aveva voglia di prendermi.
Ma io gli tirai la stoccata: gli dissi di allargare le gambe che l'avrei preso. Diventò improvvisamente serio e disse di no, che lui... Allora presi un secondo pacchetto di dollari glielo misi in mano e gli dissi che raddoppiavo il prezzo, ma che lo volevo. Lui mi guardava serio senza dire niente, capivo che era combattuto. Allora semplicemente presi il lubrificante ed iniziai a spalmarglielo sul foro delicatamente, e frattanto gli succhiavo il bel cazzo duro. Lui stringeva il pacchetto di dollari, ma mi lasciava fare. Quando gli spinsi dentro il dito chiuse gli occhi, ma non si sottrasse.
Allora lo piegai sotto di me, e mi lasciava fare docile, inerte. Gli salii sopra ed iniziai a spingerglielo dentro: era caldo, molto stretto: me lo sono goduto a lungo, con calma. Dopo lui si vergognava da matti, è quasi scappato via. Ma sono sicuro che era da qualche parte a contare e ricontare i dollari che s'era guadagnato in cambio della sua verginità."
"Bah, e chi ti dice che invece non fosse solo un dritto: durante il servizio militare magari faceva anche marchette." disse con l'aria di prenderlo in giro Patrick.
"Comunque, come vedi, con i soldi si ottiene tutto."
"No, secondo me si ottiene di più con la bellezza e la convinzione."
"Dici così perché sai di essere bello. Ma ti sbagli, la bellezza non può tutto."
"Neanche i soldi."
"I soldi sì... comunque più della bellezza."
Patrick scosse la testa, discussero ancora un po', finché Patrick propose una sfida: avrebbero scelto cinque giovani gay di diversa ricchezza, da uno povero ad uno ricco, ed avrebbero provato tutti e due a conquistarli, Richard con la sua ricchezza e Patrick con la sua bellezza. Ma Richard pose una nuova condizione: che Patrick si travestisse da povero, altrimenti non sarebbero stati ad armi pari.
Patrick rise divertito all'idea ed accettò, ma chiese che Richard usasse il fascino della sua ricchezza ma non come aveva fatto con lo sposino, cioè pagando per una scopata. Sia l'uno che l'altro avrebbero avuto un punto solo quando il ragazzo avesse accettato di diventare il loro amante.
"Ma che cosa scommettiamo per rendere più gustosa la sfida?" chiese Richard.
"Mah... non certo soldi... qualcosa di speciale... Scegli tu per primo."
"Se vinco, mi regalerai la tua collezione di schizzi di nudi maschili di Leonardo da Vinci..."
"Sì, bene. E tu, se vinco io, mi darai questa tua villa."
"Compresi i servi?" chiese ridendo Richard.
"Mica sono schiavi, no? Se vorranno restare al mio servizio, bene, se no, ne troverò altri."
"Bene, qua la mano, affare fatto." rispose Richard, poi aggiunse: "Ma ora, che ne diresti di andare un po' in spiaggia a prendere il sole prima di cena? Ci facciamo spalmare la lozione da un paio di ragazzi. Tu vuoi il mio autista?"
"Sì, grazie..." disse Patrick alzandosi.
Giunti nella spiaggia privata della villa, si denudarono e l'autista ed uno dei camerieri, nudi anche loro, si misero a spalmare la lozione solare ai due amici, con un lungo massaggio erotico. A Patrick piaceva il corpo asciutto e ben formato dell'autista, un gran bel ragazzo portoricano di ventidue anni, dal corpo già virile ma dal volto da monello. Gli chiese di andare in camera sua la sera verso le undici, e l'autista, Jose, rispose che ci sarebbe andato con piacere.
Poco più in là Richard stava con il cameriere, un ragazzo biondo di diciannove anni di nome Shaun dal corpo snello da nuotatore: Richard, tenendolo steso sopra di sé, mentre con un dito lo stuzzicava fra le piccole natiche sode lo stava baciando in bocca.
Jose li indicò a Patrick con un cenno del capo e disse con un sorriso malizioso: "Se vuole fare subito qualcosa, disponga pure di me, signore."
"Stanotte... preferisco..." gli rispose sorridendo Patrick carezzandogli con piacere i genitali turgidi. Jose fremette ed annuì, continuando a massaggiare il corpo di Patrick.
A notte, l'autista si presentò nella camera di Patrick: "Eccomi, signore. Che cosa desidera che faccia?" chiese con un sorriso sensuale.
"Tutto quello che ti piace, e lasciarmi fare tutto quello che mi piace... niente altro."
"Posso davvero fare qualsiasi cosa mi piace?" chiese allegro il ragazzo.
"Certo, vieni qui." disse Patrick e gli sbottonò il gilet, poi la camicia e, scopertogli il bel petto muscoloso, si mise a leccargli e suggergli i capezzoli.
Il ragazzo fremette eccitandosi, sbottonò i calzoni dell'uomo, frugò sotto i suoi boxers e ne estrasse il membro già eretto. Allora, dopo averlo carezzato e palpato un po', scivolò in ginocchio e si mise a succhiarlo con golosità.
Patrick si denudò fino alla cintola, quindi fece sollevare il ragazzo e gli aprì i calzoni, lo sospinse sul letto e gli sfilò calzoni, slip e calze, finì di spogliarsi e salì sul letto, dove si unì a Jose in un appassionato sessantanove. Il ragazzo era bravo, a Patrick piaceva molto. Poi Jose iniziò a stuzzicare e saggiare l'ano di Patrick facendogli capire che cosa desiderava. Patrick lo lasciò fare, ma a sua volta si mise a giocherellare con le dita nell'ano del ragazzo per fargli capire che la cosa sarebbe stata reciproca.
Il ragazzo fremette, poi chiese: "Vuole prendermi prima lei, signore?"
"No, Jose, comincia tu. Mi piaci molto, sai?"
"Anche lei, signore. Lei è molto, molto bello." mormorò il ragazzo eccitato, infilandosi fra le gambe di Patrick e facendosele passare sulle spalle. "Posso chiederle quanti anni ha, signore?"
"Trentasei."
"Come il padrone... ma lei è splendido."
"Eravamo compagni di corso all'università."
"Siete stati amanti?"
"Ci siamo divertiti assieme per tutto il tempo dell'università, ma liberi di avere tutte le altre avventure che volevamo. Poi ci si è persi di vista per qualche anno..."
"Posso?" chiese il ragazzo poggiandogli l'asta ritta e fremente sul foro e sfregandocela.
"Certo, tutto quello che ti piace, te l'ho detto." rispose Patrick porgendo il vasetto di gel lubrificante ed un preservativo al giovane.
Questi lo preparò con un lungo massaggio erotico. Patrick era eccitato a quella sapiente manipolazione. Il ragazzo s'infilò il preservativo ed iniziò a spingere nel foro ben lubrificato e gli scivolò tutto dentro gemendo il suo piacere. Quindi, stuzzicando i capezzoli dell'uomo, iniziò a stantuffargli dentro con vigorosa gioia. Patrick ne guardava il volto radioso, su cui leggeva l'intensità del piacere che il ragazzo stava provando nel prenderlo.
Cingendogli il torso, Patrick si alzò quel tanto da riuscire e suggergli i capezzoli.
Jose mugolò ed aumentò il ritmo con cui prendeva l'uomo, mormorando in spagnolo "Ah, che bonito... che bonito, señor... Ohi, como me gusta..." Anche a Patrick piaceva molto il modo appassionato con cui il giovane lo stava prendendo. Gli chiese di non venire ancora, di fermarsi in tempo, che voleva prenderlo lui.
Il ragazzo annuì divertito all'idea di prolungare così il piacere: "Con gusto, signore... tanto non abbiamo fretta, vero?"
"No, non abbiamo fretta, Jose... Ti piace?"
"Moltissimo: lei mi fa sentire desiderato... Oltre ad essere bellissimo, lei sa fare l'amore proprio come un ispano-americano, con passione..."
Patrick sorrise a quel complimento: il ragazzo gli piaceva molto: "Ti fermerai a dormire qui, stanotte?"
"Con gusto, signore, Ma allora non le garantisco di non riprovarci di nuovo durante la notte..."
"E perché no? Dai, stallone, comincia a pensare ad ora, non a stanotte!" lo incitò sorridendogli invitante Patrick.
Jose si fermò fremendo: "Non posso continuare... tocca a lei ora, signore." disse sfilandosi lentamente, con un sorriso radioso.
Patrick lo fece stendere sulla schiena e si accinse a prenderlo.
Il ragazzo gli sorrise guidandolo in sé: "Oh... che bello, signore... mi sta riempiendo tutto... Oh, signore, che forte, che macho..." ansimava il ragazzo mentre Patrick lo prendeva con lunghi movimenti tranquilli, godendoselo a fondo.
Continuarono così, alternandosi, prendendosi a vicenda, finché il ragazzo non riuscì più a fermarsi in tempo e venne in una frenesia di fremiti e gemiti; allora, dopo, anche Patrick si lasciò andare. Poi si stesero carezzandosi a lungo.
La mattina dopo, quando Jose lasciò la camera di Patrick, lo ringraziò con un ampio sorriso, dicendogli che sperava di poter ancora avere il piacere di passare con lui qualche notte. Quando Patrick incontrò Richard per colazione, questi gli chiese come avesse passato la notte.
"Splendidamente. Quel ragazzo sa veramente fare l'amore."
"Non solo lui, te lo garantisco." disse Richard con una certo fiero orgoglio. Poi riprese il discorso sulla loro scommessa.
Misero a punto l'idea: avevano un amico che faceva volontariato al Mattachine: si sarebbero fatti aiutare da lui per scegliere i cinque ragazzi con cui dovevano provare. Patrick avrebbe affittato una stanza nei quartieri bassi e ci avrebbe portato le sue eventuali conquiste: una stanzetta squallida, da poveraccio. Mandò il suo cameriere a comprare abiti di seconda mano, tra i più modesti possibile, e suppellettili adeguate per la stanza. Con Richard andò a vedere il risultato.
Indossò gli abiti e si mostrò all'amico: "Hai le mani ed i capelli troppo curati, e un'abbronzatura invidiabile: sembri quello che sei: un ricco travestito da povero."
"Beh, farò passare un po' di tempo, tanto non abbiamo fretta, no? Anzi, sai che ti dico, per un po' andrò in giro vestito così e mi cercherò un lavoro, così sarò anche più credibile."
"Bene, quando sarai pronto, fammelo sapere." disse divertito Richard.
Patrick girò parecchio, ma alla fine trovò un lavoro come lavapiatti in un ristorante popolare. L'abbronzatura gradualmente scomparve, i capelli tagliati da un barbiere del quartiere popolare, assunsero un'aria meno raffinata, le mani, per il suo lavoro, e non facendo più il manicure, divennero pian piano normali mani di un lavoratore. Patrick, da quando aveva trovato lavoro, non aveva più usato il proprio conto in banca. Quella vita da povero, in qualche modo, lo divertiva, perché sapeva che era solo per un breve periodo.
Finalmente si sentì pronto. Andati al Mattachine, decisero con chi provare e con chi cominciare: ognuno di loro aveva due mesi di tempo per conquistare ognuno dei ragazzi, quindi entro dieci mesi avrebbero saputo chi aveva vinto la scommessa.
I cinque ragazzi scelti erano: Gene, di venti anni, che faceva l'impiegato postale; Charles, un ragazzo di buona famiglia di diciotto anni, appena entrato all'università; Earl, di diciannove anni, che si manteneva lavorando in un distributore di benzina; David, di ventidue, il più povero di tutti, che si guadagnava il pane disegnando figure coi gessi colorati sui marciapiedi della città; Fred di ventuno che si manteneva facendo il fattorino per una pizzeria con consegna a domicilio;. Li avevano scelti tutti piuttosto belli, e di età diversa, di diverso livello sociale. Pur essendo tutti soci del Mattachine, decisero che non dovevano incontrarli nella sede dell'associazione, ma "per caso".