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una storia originale di Andrej Koymasky


pin SOLDI, BELLEZZA O AMORE ? CAPITOLO 2
EARL E DAVID: 1 a 1

Richard iniziò con Earl e Patrick con David. Era il 12 ottobre del 1990.

Richard si fermò a far benzina al distributore di Earl, ma arrivò a fargli il pieno un altro ragazzo. Richard gli chiese di controllare l'olio, la pressione delle gomme, la batteria e sceso dalla sua Ferrari, andò, come bighellonando, accanto ad Earl che stava lavando un'altra automobile.

"Bella giornata, vero?" chiese Richard.

Earl alzò lo sguardo vide che Richard era vestito con molta eleganza e notò che l'auto ferma alla colonnina era una Ferrari. "Sì, bella giornata... È vostra quella Ferrari?"

"Sì."

"Gran bella macchina, vero?"

"Non è male. Ma preferisco la mia Rolls. La Ferrari la uso solo quando è bel tempo come oggi."

"Siete di passaggio?"

"No, abito poco lontano. Sai dov'è villa Beaulieu?"

"La villa sul fiume? è vostra?" chiese Earl sgranando gli occhi.

"Sì. Beh, buon lavoro..." disse Richard soddisfatto del suo primo incontro con il ragazzo. Aveva due mesi, voleva andarci piano, ma sul sicuro.

Pochi giorni dopo tornò, con la Ferrari, a fare il pieno.

Earl uscì subito e lo salutò con un sorriso: "Il pieno, signore?"

"Sì, grazie. Puoi anche pulire il parabrezza, per favore?"

"Certo, signore, con piacere. Anche oggi la Ferrari?"

"Sì, il tempo è bello. E poi la Rolls è in revisione."

"Nera?"

"La Rolls? No, grigio-azzurro. Nera è la Buick."

"Ma quante auto ha, signore?"

"Mah, sette... Sai che ti sta bene quella tuta?"

"Mi sta bene?"

"Sì, l'azzurro mette in risalto il biondo dei tuoi capelli e il verde dei tuoi occhi." disse Richard con un sorriso.

"Grazie... ma lei sì che è elegante. Scommetto che indossa solo abiti su misura, lei."

"Sì, certo. Me li faccio fare in Italia."

"In Italia? Ci va spesso?"

"Sì, ma quando voglio abiti nuovi faccio venire qui lo stilista. Questo è un abito di Versace."

"Mai sentito nominare, però è bello."

Quando Richard tornò al distributore, aveva la Buick.

Earl lo riconobbe ed andò a servirlo: "Buongiorno, signore. Il pieno?"

"Sì, grazie. Come ti chiami?"

"Earl, signore."

"Bel nome. Io mi chiamo Richard, piacere."

"Il piacere è mio." disse Earl dandogli la mano con una stretta ferma che piacque molto a Richard. I loro occhi si incontrarono per un attimo, sorridenti. Richard pagò e lo ringraziò, salutandolo con un arrivederci.

Quando tornò di nuovo al distributore, il ragazzo lo salutò con un allegro: "Buongiorno, mister Richard!"

"Giorno, Earl. Il pieno, al solito."

"Certo, mister Richard, subito."

"Quanti anni hai, Earl?"

"Diciannove, signore."

"Splendida età. Hai la ragazza?"

"Io? No, signore."

"Strano, un bel ragazzo come te."

"Non ho voglia di impegnarmi, sono ancora giovane." disse il ragazzo, non sapendo che Richard già sapeva che lui era gay.

"Hai ragione, questa è l'età giusta per divertirsi, no?"

"Certo, signore..."

La volta dopo, Richard chiese a Earl se gli andava di partecipare ad un barbecue che dava nella sua villa.

Il ragazzo spalancò gli occhi: "Dice davvero, mister Richard? Ma io... non ho neppure un abito adatto."

"Oh, una cosa informale: puoi venire con un paio di jeans. Sei libero sabato pomeriggio alle diciotto?"

"Sì, mister Richard... se davvero posso venire..."

"Certo. Tieni, questo è l'invito: devi mostrarlo al cancello della villa al personale di sorveglianza. Allora, ti aspetto sabato."

"Grazie mille, signore, è molto gentile, signore." disse il ragazzo con un gran sorriso infilando nella tasca della tuta l'invito.

Il party era informale: Richard aveva radunato amici ed amiche, artisti, attori. Quando vide entrare Earl, che si guardava attorno con aria lievemente smarrita, gli andò incontro con un ampio sorriso: "Oh Earl, sono lieto di vederti... vieni..."

"Mister Richard, grazie per l'invito... non avevo niente di meglio, ho messo i jeans più nuovi che avevo."

"Sei splendido, non ti preoccupare. E non chiamarmi mister Richard, ma solo Richard, d'accordo?"

"Va bene, grazie."

"Oh, vieni, ti presento qualcuno." gli disse e lo presentò ad attori famosi, pittori, amici, dicendo sempre "... e questo è Earl, un mio caro amico che lavora nel campo del petrolio..."

Earl gli disse divertito: "Però così crederanno che sono un ricco petroliere. Se mi chiedono che cosa faccio concretamente..."

"Tu rispondi che ti occupi di distribuzione e poi cambia discorso dicendo che siamo qui per divertirci e non per parlare di lavoro, no?" rispose Richard ridendo.

Earl rise ed annuì. Richard a volte lo lasciava per andare ad accogliere qualcuno o a parlare, ma tornava spesso da Earl e parlava a lungo con lui.

Ad un certo punto gli chiese se voleva visitare la villa.

"Sì, mi piacerebbe molto." rispose il ragazzo.

Richard lo guidò nelle varie stanze del pianterreno, quindi salirono per lo scalone al primo piano dove c'erano le camere: gli mostrò le camere degli ospiti, poi la propria camera, quindi il suo bagno privato.

"Cavolo, solo il bagno è grande come il mio appartamentino! Che bello! Che vasca grande." disse pieno di ammirazione il ragazzo.

"Ti piacerebbe farci il bagno? C'è anche l'idromassaggio."

"Sarebbe bello..."

"E allora, fallo, il bagno."

"Adesso? Non mi pare il momento, ci sono gli ospiti."

"Beh, dopo, quando sono andati via. Hai tempo di fermarti un po' più a lungo degli altri?"

"Sono completamente libero, però... non è troppo disturbo?"

"No, non ti preoccupare: dirò al personale di preparare il bagno per più tardi. Vedrai che è un piacere..."

"Lo immagino. Dev'essere come andare in piscina." disse allegro il ragazzo. Scesero di nuovo.

Verso le undici gli ospiti cominciarono ad andarsene.

A mezzanotte Richard disse a Earl: "Allora, se vuoi salire... il bagno è pronto."

"Grazie. Ma ho l'ultimo treno all'una."

"Non ti preoccupare, ti faccio accompagnare a casa dal mio autista. Oppure puoi fermarti a dormire qui: come hai visto le stanze non mancano. Ecco, puoi usare questo accappatoio, dopo. Non ti conviene rivestirti subito, devi lasciar respirare la pelle, dopo il bagno." disse Richard lasciandolo solo nel bagno.

Mentre il ragazzo faceva il bagno, Richard si spogliò e indossò solo una vestaglia. Mise una luce diffusa nella sua camera da letto, musica lieve di sottofondo, preparò da bere ed attese. Quando Earl uscì dalla stanza da bagno, avvolto nel morbido accappatoio bianco, Richard gli fece segno di sedere accanto a lui e gli porse un bicchiere: "Allora? Ti è piaciuto?"

"Splendido, una sensazione bellissima. Tutti quei getti sotto l'acqua... come una carezza." disse il ragazzo prendendo il bicchiere e facendo un gesto di salute verso Richard.

"Non fa il bagno, Richard?"

"Dopo. Mi sarebbe piaciuto farlo con te, ma non sapevo come l'avresti presa." disse l'uomo guardandolo con un sorriso.

"C'era posto abbondante anche per due..." disse Earl.

"Non ti saresti vergognato di me?" chiese Richard.

"No, perché? In fondo siamo due uomini, no?" rispose il ragazzo tranquillo.

Richard annuì sorridendo, poi mormorò: "Peccato, allora. Devi avere un gran bel corpo, tu... mi sarebbe piaciuto vederti."

Earl lo guardò come studiandolo, ma non disse nulla. Richard posò il suo bicchiere e chiese al ragazzo se voleva una sigaretta.

"Sì, grazie." disse Earl prendendone una. Richard gliel'accese e Earl gli mise una mano sulla mano con l'accendino.

I loro occhi si incontrarono di nuovo e Richard gli sussurrò: "Sei molto bello, Earl, lo sai?"

"Grazie."

"Perché non ti fermi qui, questa notte?" gli chiese mettendo via l'accendino e mettendogli una mano su una gamba.

"Qui... con lei?" chiese allora Earl con voce quasi emozionata.

"Mi piacerebbe."

"Va bene." sussurrò il ragazzo.

La mano di Richard scostò l'accappatoio e si posò sulla coscia nuda del ragazzo, in una carezza, e cominciò a risalire fra le gambe di Earl. Questi fremette ma non si mosse. Quando la mano di Richard si posò sul membro nudo e semieretto del ragazzo, questi ebbe un lieve sussulto.

"Mi piaci molto, Earl." mormorò Richard chinandosi sul ragazzo per baciarlo.

Earl gli infilò una mano sotto la vestaglia a carezzargli il petto, rispose al bacio, poi mormorò eccitato: "Stendiamoci sul tuo letto, Richard."

Questi lo fece alzare, gli sciolse di dosso l'accappatoio facendoglielo scivolare via dalle spalle, si tolse la vestaglia e lo sospinse sul suo grande letto. Earl era ora pienamente eccitato. Richard gli salì sopra, abbracciandolo e baciandolo, sfregandogli addosso la sua erezione: avrebbe voluto prendere subito il ragazzo, ma doveva conquistarlo, perciò si trattenne e pensò soprattutto a dargli piacere. Non c'era molto abituato, lui di solito prendeva quel che gli interessava, senza badare troppo all'altro, ma i disegni di Leonardo da Vinci gli facevano gola: valevano bene un cambiamento di abitudini.

Earl era partito, eccitatissimo, e, pieno di desiderio, provò a penetrare Richard. Questi per un attimo si irrigidì e stava per dire che lì non c'era niente da fare, ma poi, di nuovo, pensando alla scommessa, si rassegnò anche a quello e lasciò fare il ragazzo. Questi armeggiò un po' cercando di spingerglielo dentro, ma con poco successo perché Richard era troppo stretto. Earl ce la mise tutta, lubrificando abbondantemente l'ano dell'uomo quando Richard gli porse il vasetto, finché riuscì ad iniziare penetrarlo per un poco, ma era così eccitato, che venne subito gemendo ed ansimando forte.

"Mi dispiace... ero troppo eccitato..." mormorò il ragazzo confuso.

"Mi fa piacere che farlo con me ti ecciti tanto."

"Ma tu... era difficile... tu non sei abituato a prenderlo."

"No."

"Allora perché..."

"Perché mi piaci troppo, Earl, e volevo farti contento."

"Ma tu non sei ancora venuto... come ti piace venire?"

"Come vuoi tu, come piace a te, per me va bene."

"Vuoi che... che te lo succhi?" chiese incerto Earl.

Richard annuì. Il ragazzo gli si accoccolò fra le gambe e prese a leccarlo, succhiarlo, carezzarlo e palparlo, finché riuscì a dargli soddisfazione.

Richard pensò che era meglio di niente, ma gli disse: "Grazie, Earl, è stato molto bello. Mi piaci tanto."

"Anche tu. Vuoi vedermi ancora?"

"Con immenso piacere, Earl. Quando poi tornare?"

"Quando vuoi tu, dopo che chiude la pompa dei benzina, alle diciannove."

"Allora domani alle venti? Puoi cenare qui con me e fermarti."

"Davvero? già domani?" chiese il ragazzo allegro.

"Se vuoi, se puoi. Hai già un altro impegno per caso?"

"No no, sono libero. Vengo volentieri."

"Senti, Earl, vuoi dormire qui stanotte?"

"Qui con te?"

"Sì." disse Richard sentendo un accento di speranza nella voce del ragazzo anche se pensava che in realtà avrebbe preferito dormire da solo.

"Sì, grazie." rispose contento Earl.

La notte dopo il ragazzo tornò. Cenarono assieme, e dopo cena Richard gli dette una piccola scatola: "Un regalino per te..."

"Per me? Cos'è?"

"Apri." Earl aprì: c'era un Rolex.

"Per me? Ma vale una fortuna!" esclamò il ragazzo incredulo.

"Tu vali di più: è per dirti quanto sono contento di averti conosciuto."

"Ma hai speso troppo!"

"Per me è una bazzecola, non ti preoccupare. Sei contento?"

"Contento? Felice! Grazie Richard."

"Di nulla." disse l'uomo.

Earl si alzò, gli si accostò, lo abbracciò e lo baciò con passione: "Mi porti su, Richard?"

"Hai voglia?"

"Da matti... tu no?"

"Sì, certo. Non ho fatto che pensare a te, oggi. E senti qui che effetto mi fai..." gli disse guidandogli una mano fra le sue gambe.

Earl lo carezzò e sorrise compiaciuto. "Allora portami su." mormorò eccitato.

Andarono a fare il bagno assieme, poi Richard lo portò nel suo letto e si misero a fare l'amore.

Poi Richard lo fece accompagnare a casa dal suo autista e chiamò in camera uno dei camerieri per potersi sfogare a modo suo, prendendolo a lungo con gran gusto. Ma frattanto pensò: prima che finiscano i due mesi, mi toglierò la soddisfazione di farmi anche il galletto: ha un gran bel culetto e se non sbaglio è ancora vergine. Me lo chiavo, poi gli dico che è finita...

Si videro spesso e Richard riempiva di regali il ragazzo e gli lasciava fare l'amore a modo suo. All'insaputa di Earl registrava le loro conversazioni finché, verso fine ottobre, il ragazzo gli disse: "Ti amo, Richard... sono tuo, lo sai."

"Davvero?"

"Ne dubiti?"

"A me piacerebbe prenderti, però." disse Richard carezzandogli il culetto.

"Io... io non l'ho mai preso, però neanche tu, eppure ti sei lasciato prendere da me, quindi, se vuoi, io sono pronto." disse il ragazzo.

Richard allora lo fece mettere in posizione, lo lubrificò a lungo e finalmente tentò di penetrarlo.

Earl aveva una smorfia di dolore sul volto, ma non gli si sottraeva. Richard era anche più eccitato dalle smorfie del ragazzo e l'idea che stava sverginando un diciannovenne gli piaceva. Con una serie di colpi decisi, lo penetrò, quindi iniziò a pompargli dentro con vigore e con gran gusto. "Ti piace?" chiese l'uomo con gusto quasi sadico.

"Ti amo, Richard..." mormorò il ragazzo.

Quando finalmente ebbero finito, Richard gli disse: "Chiamo Jose perché ti accompagni a casa. Vestiti."

"Non posso fermarmi con te, stanotte?"

"No, non stanotte. Domattina devo uscire presto."

"Esco con te..."

"No. Viene a prendermi il mio ragazzo, non voglio che ti trovi qui." mentì l'uomo.

"Il tuo... ragazzo?" chiese smarrito Earl, "Non mi avevi detto che... io credevo..."

"Non ti ho mai detto di non averlo."

"Sì, è vero, ma..."

"Earl, siamo, adulti, non più bambini, no? Mi è piaciuto scopare con te, ma è finita, renditene conto."

"Sì, ho capito... ho capito..." disse Earl rivestendosi in fretta per non far vedere che stava per piangere.

Richard prese l'interfonico e chiamò Jose. Prima che arrivasse, andò a fare un bagno e sulla porta, disse semplicemente "Addio, Earl." ed entrò lasciandolo solo ad aspettare l'autista.


Il 12 settembre Patrick andò dove David stava disegnando con i gessetti sul marciapiede davanti al museo d'arte moderna. Osservò a lungo il giovane: magro, ma più che desiderabile. Poi, vedendo il cappello appoggiato sul marciapiede con dentro alcune monete, vi si avvicinò e, con un biglietto da cinque dollari in mano, disse con aria lievemente imbarazzata: "Io vorrei lasciarti un dollaro, perché ho solo questi, non posso lasciartene di più... puoi darmi il resto?"

Davide alzò lo sguardo, guardò due o tre volte da capo a piedi Patrick, quasi valutandolo, poi disse: "Certo, ma se hai solo quelli, forse è meglio che te li tieni, no?"

"Beh, lavoro, a fine settimana il padrone mi dà la paga. Un dollaro posso dartelo, te lo do volentieri."

"D'accordo, grazie. Eccoti il resto." disse il giovane con un ampio sorriso. "Che lavoro fai?"

"Il lavapiatti."

"Il lavapiatti? Un bel tipo come te? Come mai un lavoro così..."

"Mah, mi dà da vivere, è meglio di niente."

"Scommetto che guadagno di più io disegnando sui marciapiedi. Non che sia ricco, anzi, ma... Sei sicuro che posso tenere il tuo dollaro?"

"Sì, certo. Mi piace molto come disegni, sei un vero pittore, tu."

"Macché: sono solo capace a fare copie e neanche granché belle. Mi manca l'originalità, altrimenti non starei qui: se fossi un pittore, venderei i miei quadri. Ma faccio solo croste, nessuno le compra, e così... Come ti chiami?"

"Patrick. E tu?"

"Io sono David, piacere. Senti, è quasi ora di pranzo: ti va di venire a mangiare un hamburger con me? Offro io."

"Sei gentile, volentieri, ma io ti tengo solo compagnia: io posso mangiare gratis al ristorante, non voglio che spenda soldi per me..."

Mentre David mangiava, chiese a Patrick se viveva da solo.

"Sì, da solo."

"Ah, anche io. Non ti senti solo, a volte?"

"Beh, abbastanza, ma che ci vuoi fare. E tu?"

"Beh, quando mi sento solo cerco compagnia."

"Amici o amanti?" gli chiese sorridendo Patrick, usando appositamente quel termine neutro.

David sorrise: "Entrambi, a seconda dei casi. Hai la ragazza, tu?"

"No."

"Un bell'uomo come te? Mi sembra strano."

"Forse perché sono troppo povero. Comunque, non è che mi manchi, sinceramente. Non è che mi siano mai interessate molto le ragazze, a me."

David lo guardò con interesse, ma non disse nulla. Poi gli disse: "Che importa che tu sia povero, bello come sei. Il denaro mica è tutto nella vita, no?"

"Quando uno ce l'ha, no." rispose sorridendo Patrick.

"Tu, potresti fare il modello o l'indossatore. Hai una bel portamento. Non ci hai mai pensato?"

"Alla mia età?" chiese ridendo Patrick."

"Sei ancora giovane, se tu curassi un po' il tuo aspetto potresti sembrare anche più giovane. Quanti anni hai?"

"Trentatré. E tu?"

"Ventidue. Curioso, tu tre tre, io due due." disse sorridendo David.

"Già, è proprio quell'uno uno di differenza che conta..." rispose Patrick.

"Ma tu hai qualcosa che io non ho: la bellezza."

"Perché, anche tu sei un bel ragazzo."

"Trovi?" gli chiese David guardandolo di nuovo con una certa intensità. Patrick si chiese se avrebbe fatto il primo passo l'altro o se doveva farlo lui.

Quando il giovane ebbe finito di mangiare, uscirono. "Che fai, ora?" gli chiese David.

"Tra poco devo andare in ristorante. Mi ci vuole circa un'ora per arrivarci, e ho il turno dalle tre alle undici."

"Uno strano turno. È per caso un ristorante ventiquattr'ore?"

"Sì, esatto. E tu che fai?"

"Torno a disegnare per mettere assieme ancora un po' di soldi. Finché fa bel tempo, devo profittarne, perché poi, nei giorni di brutto tempo, niente lavoro." disse allegro David scuotendo la sua scatola di gessi colorati.

Si salutarono. David gli disse: "Se domani fa bel tempo, passi a salutarmi? Sono sempre là, dove mi hai visto oggi."

"Sì, passo volentieri. Ciao David, grazie per la compagnia."

"Grazie a te." disse il giovane e Patrick andò a prendere la metropolitana per andare al lavoro.

Bene, il primo contatto era stabilito ed era evidente che David era attratto da lui. Doveva dargli un po' di tempo e, se non avesse fatto il primo passo il giovane, l'avrebbe fatto lui.

La mattina seguente Patrick andò davanti al museo d'arte moderna verso le dieci. David era già lì che disegnava. Si salutarono e Patrick sedette sul gradino del marciapiede a guardarlo disegnare. Ogni tanto si fermava qualcuno, e a volte gettava un po' di denaro nel cappello.

"Bello quello che stai disegnando."

"È Cezanne. Ti piace?"

"Sì... chi è Cezanne?"

"Non te ne intendi di arte?" chiese David guardandolo.

"No." mentì Patrick. "Non ti stanchi a stare sempre accoccolato a terra a disegnare così?"

"Beh, un po'. Certe volte avrei bisogno di un bel massaggio rilassante."

"Io li so fare i massaggi." disse Patrick.

"Ah, allora bisogna che una volta ti inviti da me."

"Abiti lontano?"

"In metro no: ci vogliono solo venti minuti. E tu?"

"Dieci minuti di autobus da qui, se non è un'ora di punta."

"Come mai passi da queste parti?" gli chiese David.

"Ieri ci sono passato per caso. Oggi ci sono venuto apposta per te."

"Per me?"

"Sì, non ho niente da fare, la mattina, così... Ieri sono stato bene con te, sei simpatico."

"Anche tu mi piaci. Mi fa piacere che tu sia tornato apposta per me. Senti, io ho bisogno di sgranchirmi un po' le gambe, ti va di fare due passi? Tanto, a quest'ora passa poca gente, si fanno pochi soldi."

"Certo, volentieri."

David raccolse i gessetti, li ripose nella scatola di legno, prese i soldi dal cappello lo raccolse scuotendolo con forza per togliergli la polvere, quindi fece cenno a Patrick: "Di là c'è un giardinetto. Andiamo?"

"Ok." rispose questi.

Si avviarono fianco a fianco. Parlarono di varie cose. Ad un certo punto David gli chiese: "Non hai amici tu? con cui uscire."

"No, non molti: è solo un paio di mesi che vivo là e che faccio quel lavoro. Prima lavoravo nella villa di un tizio, facevo le pulizie. Ma poi ho deciso di cambiare lavoro, mi ero stufato. Ho lavorato per dodici anni in quella villa."

"Non ti piaceva?"

"All'inizio sì, ma poi... beh, ho avuto qualche problema."

David capì che non aveva voglia di parlarne e cambiò discorso. Ma guardava Patrick con evidente interesse, così questi, ad un certo punto gli chiese: "Perché continui a guardarmi così?"

"Perché sei bello. Ti dà fastidio?"

"No... no no."

"Mi piaci, e penso che tu abbia anche un bel corpo."

"Vorresti che posassi per te?" chiese Patrick fingendo di non capire.

"Non sono un pittore, te l'ho detto." si schermì David, poi aggiunse: "Semplicemente, mi piaci. Anche se non sono un artista, sono sensibile al bello. E tu hai una bellezza sensuale. Non credo di essere il primo a dirtelo, no?"

"No, è vero, non sei il primo a dirmelo." disse Patrick guardandolo negli occhi.

Davide per un attimo sostenne lo sguardo dell'altro, poi, abbassando gli occhi disse in un mormorio: "Mi sento attratto da te."

"Attratto?"

"Sì, capisci che cosa voglio dire?"

"Credo di sì."

"Ti dà fastidio?" chiese per la seconda volta David.

"No, anzi, mi fa piacere. Anche io... mi sento attratto da te." rispose Patrick.

Davide lo guardò di nuovo, e gli occhi ora gli brillavano. "Dici sul serio?"

"Dico sul serio, David."

"Allora... verresti da me, ora?"

"Volentieri." rispose Patrick, quasi stupito che fosse stato così semplice.

David, allegro, lo guidò fino alla metropolitana. Per la via quasi non parlarono, ma si guardavano e ora Patrick leggeva il desiderio nello sguardo del giovane. Salirono fino a casa di David: era un monolocale al quinto piano, un grande materasso poggiato a terra in un angolo, un angolo cottura, uno scaffale pieno di libri, un tavolo e due sedie, e disegni appesi un po' dovunque su tutte le pareti.

Appena entrati in casa, David posò la scatola di gessetti sul tavolo, si girò verso Patrick, lo prese lieve fra le braccia e gli carezzò il corpo attraverso i vestiti. Poi chiese emozionato: "Posso baciarti?"

Patrick per tutta risposta lo abbracciò tirandolo a sé e lo baciò sulla bocca e sentì l'erezione di David premergli contro. Anche Patrick si eccitò: "Spogliami, David." sussurrò.

"Sì." disse l'altro emozionato e con mani tremanti, cominciò a sbottonare gli abiti di Patrick. Questi fece lo stesso con David. Dopo poco erano entrambi completamente nudi.

David girava attorno a Patrick carezzandolo lieve per tutto il corpo, ammirandolo: "Dio quanto sei bello." sussurrò, poi gli si fermò davanti a suggerli i capezzoli.

Patrick ansimò: "Oh David! mi piace." disse carezzandolo.

David scese a lecchettargli il ventre, i fianchi, e scese più giù, inginocchiandosi davanti a lui come in preghiera, gli leccò l'interno delle cosce, i testicoli, poi l'asta fremente, finché se la fece scivolare tutta fra le labbra, nella bocca calda, mettendosi a succhiare con passione.

"Oh, Dave! Ooooh..." gemette Patrick mentre l'altro con le due mani a coppa sulle natiche gliele impastava continuando a succhiarlo con gusto.

David si staccò da lui, lo tirò verso il materasso, dove si stesero e ricominciarono a fare l'amore. Patrick pensò che non era niente male: si stava guadagnando il primo punto anche più facilmente di quanto avesse pensato. E comunque piacevolmente. Fecero l'amore a lungo, con calma passione. David ogni tanto si fermava ad ammirarlo, come si ammira un'opera d'arte, e a Patrick questo dava piacere.

Dopo quella volta, si rividero abbastanza spesso. Qualche volta era David ad andare nella stanzetta di Patrick, qualche volta non facevano l'amore ma andavano in giro assieme, perché David diceva che gli piaceva anche solo stargli accanto. Patrick lo trovava un po' noioso, ma faceva finta di nulla: doveva guadagnarsi il punto a tutti i costi, David doveva chiedergli di diventare amanti fissi, poi avrebbe potuto anche scaricarlo.

Si videro per poco più di un mese e finalmente il pomeriggio del 5 novembre, dopo aver fatto l'amore a casa di Davide, questi gli chiese di trasferirsi da lui: voleva vivere assieme. Patrick allora gli rispose che gli dispiaceva, ma lui non voleva legarsi a nessuno. Davide ci rimase piuttosto male, ma non fece scene.

Semplicemente gli chiese: "Quindi non ti interessa continuare la relazione con me?"

"Mi piaci, ma... no, Davide. Non me la sento proprio, mi dispiace."

"Ah... speravo che fosse diverso. M'ero illuso... pazienza." Così si lasciarono.

Patrick e Richard si incontrarono, ognuno raccontò all'altro come era andata e conclusero che avevano guadagnato un punto a testa. Quindi si prepararono per la seconda prova. Richard decise di provare proprio con David, mentre Patrick pensò di provare con Charles.


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