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una storia originale di Andrej Koymasky


pin SOLDI, BELLEZZA O AMORE ? CAPITOLO 3
DAVID E CHARLES: 2 a 1

Il sette novembre mattina Richard passò davanti al Museo d'arte Moderna: David stava disegnando al solito le sue figure sul marciapiede. C'erano due o tre persone che s'erano fermate a guardare e anche Richard si fermò. Poi, quando gli altri si allontanarono, Richard depose un biglietto da cento dollari nel cappello del giovane.

Questi alzò lo sguardo e disse: "Ehi, signore, mica si sarà sbagliato, per caso: sono 100 dollari!"

"No, lo so, volevo darti proprio 100 dollari. Mi piace come disegni."

"Ah, grazie! Lei è generoso."

"No, sono soltanto ricco."

"Ricco e generoso, comunque."

Richard sorrise. Poi chiese: "Disegni solo con i gessi, tu?"

"Sì, perché?"

"Mah, così... pensavo che è un peccato che i tuoi disegni siano destinati a scomparire calpestati dalla gente, ogni volta."

"Beh, credo che alla gente, più che i disegni in sé, interessi vedermi disegnare."

"No, questo, per esempio, è bello. L'originale è un Raffaello, no?"

"Esatto. Se ne intende di arte, lei."

"Abbastanza. Anche se preferisco l'arte moderna. Sapresti per caso riprodurre un Picasso, tu?"

"Beh, mi basterebbe studiare un suo dipinto, potrei farlo."

"Interessante." disse Richard, poi salutò e se ne andò.

Tornò pochi giorni dopo. David lo riconobbe e lo salutò con un sorriso.

Richard lo guardò disegnare per un po', poi gli chiese: "Se ti chiedessi di farmi alcuni disegni con colori indelebili sulle pareti di una stanza, ti sentiresti di farmeli?"

"Forse... dipende da che disegni. Io non sono bravo a creare, ma a copiare, me la cavo piuttosto bene."

"Copiare... con qualche modifica?"

"Beh... forse."

"Ti andrebbe di venire a casa mia, così vedi la stanza, e ti faccio vedere un libro con alcune opere che mi piacerebbe vedere riprodotte sulle pareti della stanza, ma, appunto modificate. E tu mi dici se te la senti o no..."

"Mah... sì..."

"Ti pagherei bene: mille dollari per tutte le pareti, oltre al costo del materiale e pranzo e cena per tutta la durata dei lavori."

David accettò. Richard lo guidò fino alla sua auto e disse a Jose di portarli a casa. Qui fece vedere a David un libro di riproduzioni di un pittore svizzero, Hans Erni e gli indicò quali disegni voleva riprodotti e su quali pareti della stanza. Il tutto erano sei disegni, di nudi maschili e femminili in posizioni erotiche.

"Ecco, i disegni sono questi: dovresti ingrandirli e, appunto, modificarli."

"Modificarli come?"

"Trasformare le donne di queste coppie in uomini."

"Ah, interessante: scene omoerotiche, dunque?"

"Sì, te la senti?"

"Posso provarci, non dovrebbe essere difficile. Magari prima provo ad eseguirli a grandezza naturale su carta, con i gessi. Poi, se le vanno bene, posso riprodurli sulle pareti. Che ne dice?"

"Ottimo. Ti chiamo Don, un mio cameriere. Ti assisterà per tutto quanto ti serve e se devi andare a comprare del materiale, andrai con lui e Jose, Don farà mettere tutto sul mio conto. Ogni tanto verrò a vedere."

"D'accordo."

Mille dollari, pensò David, era un'ottima paga, un vero colpo di fortuna. Calcolò, con una certa abbondanza, tutto ciò di cui poteva avere bisogno, quindi disse a Don che potevano andare.

Per via, chiese al cameriere: "Ma... il tuo padrone è gay?"

"Sì." rispose il giovane con un sorriso, poi aggiunse, istruito da Richard: "Anche tutto il personale della villa lo è."

"Ah, tutti?"

"Sì, tutti, anch'io."

"E... lo fa anche con voi?"

"Qualche volta, quando non ha un amante."

"E... come è?"

"A letto? meglio di tanti altri. Perché? Ti interessa?" gli chiese.

"No... beh..."

"Sei gay anche tu, per caso?"

"Io? Sì, lo sono anch'io. Ma non è che il tuo padrone sia esattamente il mio tipo."

"Bah, quando uno è ricco così può anche diventare interessante. Quando si appassiona di qualcuno diventa molto generoso, sai?"

"Se no? Non è generoso?"

"Direi proprio di no."

David pensò che i cento dollari che gli aveva regalato la prima volta ed i mille che lo pagava ora, erano due atti generosi e perciò si chiese se per caso quel tizio non fosse interessato più a lui che non alla sua opera. Però non aveva fatto nessuna avance esplicita. Certo, pensò David, diventare l'amante di uno ricco così avrebbe voluto dire non avere più problemi, specialmente se era un tipo generoso. E se a letto era anche superiore alla media...

Comprato il materiale, David chiese a Don: "E... qual è il tipo che piace al tuo padrone?"

"Beh, come me, o Jose o gli altri in casa: tra i venti e i venticinque anni, ben fatti e pienamente disponibili. Anche tu potresti essere il suo tipo."

"E non ha un ragazzo, adesso?"

"No, non in questo periodo. Infatti ha chiesto a Mike di passare in camera sua, questa notte."

"E chi è Mike?"

"Il giardiniere."

"E voi, quando vi chiama, ci andate senza problemi? Tutti?"

"Fa parte del contratto, per così dire. E non è niente male, comunque, credimi..." aggiunse Don con un sorriso malizioso.

David si mise al lavoro. Iniziò a riprodurre uno dei disegni con i gessi sulla carta da spolvero, cambiando la donna in uomo: non lo soddisfaceva. Studiò meglio gli uomini disegnati dal pittore: doveva sembrare disegnato da lui... Fece un secondo disegno e questo gli sembrò migliore. Lo appese ad una parete: sì, andava modificato ancora un po', ma poteva andare. Prima di metterci mano di nuovo, però, preferì abbozzare gli altri cinque grandi disegni, per impratichirsi, farsi la mano.

Dopo cinque giorni rivide Richard, che si fermò a guardare i suoi disegni. Con lui, discusse alcuni particolari, diverse soluzioni. Richard gli propose, invece di cenare in cucina col personale, di cenare con lui, quella sera. David ringraziò. Si era accorto che Richard lo guardava con un certo interesse. Che davvero il riccone volesse da lui altro, oltre i disegni? Tutto sommato, non gli sarebbe dispiaciuto.

Durante la cena parlarono soprattutto dei disegni: Richard voleva che conservassero la carica di eroticità che il pittore vi aveva infuso, aumentata dal fatto di rappresentare scene chiaramente gay. A quel punto Richard gli chiese se anche lui era gay e David lo confermò tranquillamente. Richard sembrò interessato alla cosa. Poi, mentre parlavano di oggetti d'arte, Richard gli fece vedere un antico anello di argento massiccio, con un sigillo impresso. David lo rigirò fra le mani e disse che era molto bello.

"È solo una riproduzione di un anello medievale di un papa, non ne ricordo il nome."

"Molto ben fatto, pare autentico."

"È una gran bella riproduzione, no?" chiese Richard.

"Sì, davvero bella. Posso provarlo?"

"Certo. Ti calza esatto, pare fatto su misura per te. Tienilo, te lo regalo, è tuo."

"Mio? Davvero? È un regalo molto bello."

"Una cosa da nulla, è solo argento e è solo una riproduzione per quanto ben fatta. E ti sta bene." aggiunse Richard.

David stava per dire qualcosa, voleva aggiungere qualcosa, ma Richard ai alzò, gli disse che lo faceva accompagnare a casa e lo salutò dicendogli che i giorni seguenti sarebbe stato occupato, ma che sperava di rivederlo presto e di vedere le bozze definitive.

David i giorni seguenti lavorò parecchio per finire tutte e cinque le bozze. Era abbastanza soddisfatto del proprio lavoro. Ora le coppie di maschi potevano sembrare davvero degli originali. Non erano scene d'amore, ma di desiderio, e gli sembravano molto belle. C'era una innegabile tensione erotica in quei disegni. Avrebbe voluto poter avere quel libro per ispirarcisi e tentare, per proprio diletto, altri disegni in quello stile essenziale eppure così espressivo.

Pochi giorni dopo Richard si fece vivo di nuovo. Lodò il lavoro David e gli disse che così andavano bene, che poteva iniziare ad eseguirli sulle pareti della stanza. Poi, indicando una delle dieci figure di nudi maschili, disse: "Questo potresti essere tu, ti assomiglia."

"Sì, è vero."

"Anche tu hai un bel corpo così?" chiese allora l'uomo.

David rispose: "È difficile giudicarsi da soli."

"Già." disse Richard e, con un certo disappunto di David, non aggiunse altro ed uscì.

Ma dopo poco arrivò Don con un pacchetto: "Il padrone dice che è molto contento di come stai lavorando e ti manda questo."

David lo prese e l'aprì: conteneva un braccialetto a catena d'oro massiccio.

Don lo guardò e sorrise: "Direi che il padrone si stia interessando a te."

"Dici? Però non dice mai niente che me lo faccia capire."

"Te lo sta dicendo così, no?"

"Sarà, ma che aspetta, che gli chieda di portarmi a letto?"

"Forse... o forse che tu gli faccia capire se a te interessa o no." rispose maliziosamente il giovane, lasciandolo.

Allora Davide, a cui dopo tutto non sarebbe dispiaciuto affatto essere mantenuto da quel miliardario, il giorno dopo indossò un paio di jeans molto attillati che mettevano in risalto quanto aveva fra le gambe, e, giunto nella residenza per dipingere, si mise a torso nudo: in casa faceva abbastanza caldo. Per un paio di giorni gli unici che fecero commenti e apprezzamenti furono i giovani del personale, quando, infilatasi solo una T shirt attillata, andava a mangiare con loro in cucina.

Ma il terzo giorno, quando Richard arrivò a vedere a che punto erano i lavori, David notò che lo sguardo dell'uomo lo carezzava dalla testa ai piedi.

Poi Richard gli chiese: "In quanti giorni pensi di finire tutto?"

"Mah... in un paio di settimane."

"Così poco? Sei sicuro?"

"Beh, penso di sì."

"Non voglio che tu vada troppo in fretta, piuttosto ti pago di più. Altri cinquecento dollari, ma vorrei che tu facessi un buon lavoro. Tre settimane, va bene?"

"Come crede. Certamente farò del mio meglio per accontentarla." disse David passandosi una mano sul petto in un gesto inconscio.

Richard sorrise, poi gli disse: "Sai che sei estremamente sensuale?"

"Eh?" chiese Davide lievemente sorpreso per quell'inattesa dichiarazione esplicita.

"Sì, sensuale... sexy..."

"Grazie... molto gentile."

"Non essere così formale."

"Beh, lei è un signore, non mi permetterei mai prendermi troppa familiarità con lei, non mi sembrerebbe corretto."

"Mi piacerebbe invece se si potesse diventare amici, io e tu."

"Grazie, farebbe piacere anche a me."

"Stasera cenerai con me?"

"Volentieri."

"E... chiamami per nome, tanto per cominciare."

"Senz'altro." rispose David. Richard sorrise e, con un cenno di saluto, se ne andò.

La sera, quando lo chiamò per cena, David fece per mettersi la T shirt, ma Richard lo fermò: "No, se non ti dà fastidio resta così: mi piace guardarti."

"A tavola... mi sentirei imbarazzato: tu con giacca e cravatta, io così."

"Allora, piuttosto, mi tolgo qualcosa io." rispose sorridendo Richard e subito si sfilò la giacca e si tolse la cravatta, quindi sbottonò tutti i bottoni della camicia sotto cui non aveva nulla. "Va meglio, così?" chiese sorridendo.

Andarono a tavola. Parlarono di varie cose e di niente. Poi, terminata la cena, mentre i camerieri riordinavano, Richard portò David nel salotto, davanti al caminetto acceso. Mise alcuni cuscini sul folto tappeto e fece cenno a David di sedere: "Un whisky?"

"Grazie sì, on the rocks."

"Come piace a me." disse Richard. Andò a preparare i due whisky, poi tornò con i bicchieri, ne porse uno a David e gli sedette accanto: "Alla nostra amicizia, allora?" propose l'uomo.

"Alla nostra amicizia." rispose David.

"Sei bello, David, mi piaci molto." disse ad un tratto Richard guardandolo intensamente, poi con i polpastrelli gli sfiorò lieve i pettorali e gli chiese: "Ti dà fastidio?"

"Al contrario, mi piace." rispose il giovane, poi chiese: "Posso toccarti anche io? Hai un bel petto, Richard."

L'uomo annuì. David allungò una mano, la infilò sotto la camicia e gli carezzò il petto, un fianco, il ventre: "Hai la pelle liscia, calda, il ventre sodo; fai palestra?"

"No, sport."

"E sei abbronzato perfettamente: scommetto che hai l'abbronzatura integrale." disse David soffermandosi a sfregargli un capezzolo.

"Vuoi controllare?" chiese sottovoce Richard.

"Posso?" chiese lievemente eccitato il giovane.

"Certo, se lo desideri." gli rispose Richard.

David allora iniziò a sbottonargli la patta dei calzoni e sentì sotto le dita che l'uomo si stava eccitando. Scostati i lembi della patta, iniziò a sbottonare anche i boxers gonfi. Richard si stese sulla schiena e quando David ebbe aperto i boxers scoprendo il folto pelo del pube dell'altro, inarcò la schiena sollevando il bacino. Il ragazzo capì e gli fece scendere calzoni e boxer assieme, scoprendolo completamente.

Il membro eretto svettava fremente. David lo carezzò. Poi, senza fire niente, si chinò a leccarlo e suggerlo, mentre Richard lo carezzava sulla nuca. Poi l'uomo si contorse in modo di raggiungere il bacino di David ed iniziò a spogliarlo. Dopo poco erano entrambi nudi, intrecciati in un appassionato sessantanove. Richard era soddisfatto: il primo passo era fatto, gli restava poco più di un mese per portare il giovane a chiedergli di restare con lui...

Dopo quella prima sera, quando Richard andava a vedere come procedeva il lavoro, spesso lo carezzava e lo baciava, facendolo eccitare.

"Così ci metterò di più a finire il lavoro..." protestava il giovane sorridendo.

"Meglio. Mi dispiace pensare che finirà." rispondeva Richard carezzandolo ancora più intimamente.

E spesso erano entrambi così eccitati che non si sapevano accontentare di toccarsi così, allora Richard lo portava in camera sua, sul letto e facevano l'amore a lungo.

La terza volta che Richard lo portò a letto, provò a stuzzicare l'ano del giovane: David gemette e, in un sussurro carico di desiderio, gli chiese: "Fottimi, ti prego."

Richard non aspettava altro, lo fece girare su un fianco e lo prese, stringendolo a sé e carezzandogli il ventre, il petto, e masturbandolo. Con una pressione forte e costante, gli iniziò a scivolare dentro. David sembrava aver perso la testa. Richard gli mordicchiava il collo e le spalle, scivolandogli con vigore dentro e fuori mentre Davide mugolava di piacere e faceva palpitare il proprio foro sull'asta che gli si muoveva vigorosa nel caldo canale. E finalmente entrambi vennero, mugolando ad alta voce il proprio piacere.

Dopo, mentre il giovane gli si stringeva contro, Richard gli chiese di fermarsi a dormire da lui. David accettò subito con piacere.

La mattina dopo il giovane si svegliò e sentì che Richard, pur ancora addormentato, era eccitato. Si chinò fra le sue gambe a succhiarglielo con piacere, finché l'uomo si svegliò. Allora David sedette sul pube di Richard, sfregando le proprie natiche contro il palo fremente, finché l'uomo lo prese di sotto in su con reciproco grande piacere.

Facevano l'amore sempre più spesso e Richard ogni volta chiedeva a Davide di fermarsi. I dipinti sul muro procedevano, e il 20 dicembre erano finiti.

"Ecco, ho finito." disse David a Richard.

"Sono venuti molto bene. A Natale darò un party per i miei amici gay: vorrei che venissi anche tu."

"Mi spiace l'idea non vederti più, sai. Sto così bene, con te..."

"Se vuoi, ci si può vedere ugualmente."

"Davvero? Ne sarei felice."

Venne Natale, poi Capodanno: Richard fece generosi regali a David che partecipò ai due party che aveva dato per quelle occasioni: poiché erano formali, Richard gli comprò un abito adatto. Davide non aveva mai avuto un abito così bello e costoso, era felice. Si sentiva viziato da Richard che lo colmava di attenzioni.

Dopo il party di Capodanno, andati via tutti gli ospiti, i due andarono nella camera di Richard a fare l'amore. Dopo, Richard chiese a David: "Hai un desiderio per l'anno nuovo?"

"Sì, uno."

"Dimmelo, vorrei esaudirlo."

"Non so se... è un po' un sogno."

"Che cosa desideri? Vuoi che ti compri un'auto?"

"Un'auto? No."

"Allora? Che cosa desideri?"

"Vorrei..."

"Dai, dillo."

"Vorrei restare qui con te, essere il tuo ragazzo."

Richard era trionfante: aveva guadagnato un altro punto. Ora poteva anche dargli il benservito. "Ah... quello..." disse con una certa freddezza.

David sentì il cambiamento nel tono della voce di Richard e lo guardò preoccupato. Poi chiese con voce accorata: "A te non va? Non ti interesso come amante, vero?"

"Vedi, David, sei un ragazzo sexy, ma... Mi piaci, però... Non tanto da legarmi a te in quel modo, mi dispiace."

"Credevo..."

"Mi dispiace, David. Se per te questa nostra avventura sta diventando così importante, forse è meglio che non ci vediamo più. Credo proprio che sia meglio."

Davide ci rimase parecchio male, ma non poteva dire niente. Così il primo gennaio, prima di pranzo, prese le sue cose, lasciò per sempre la casa di Richard. Aveva guadagnato bene, aveva ricevuto generosi regali, ma si sentiva deluso. Richard invece era decisamente contento: aveva guadagnato il suo secondo punto nella sfida con Patrick, ed in più aveva bei disegni in una delle stanze della sua residenza. È proprio vero, si disse soddisfatto, con i soldi si può ottenere tutto quello che si desidera.


Il sette novembre Patrick non era ancora riuscito ad agganciare Charles. L'aveva aspettato all'università che Charles frequentava, ma quel giorno il giovane non s'era visto. Patrick non sapeva bene come agganciare Charles: lui, nei panni di un lavapiatti trentatreenne, cosa poteva avere in comune con un universitario diciottenne a cui non mancavano certo i soldi? Perciò aveva pensato di provare semplicemente a chiedergli una sigaretta e poi ad attaccare bottone. Quindi lo aspettava nei pressi del parcheggio dell'università, come se lui stesse passando di lì per caso...

L'otto novembre vide arrivare la piccola sportiva del ragazzo. Calcolò i tempi in modo di incontrarlo a metà strada fra il parcheggio e l'ingresso del campus. Quindi, arrivatogli vicino, gli chiese: "Scusa, hai una sigaretta?"

Charles si fermò e lo guardò da capo a piedi, poi estrasse il pacchetto di sigarette e glielo porse. Patrick ne estrasse una sigaretta, ringraziò e fece per rendergli il pacchetto.

"No, tienilo pure." disse Charles.

"Davvero? Posso tenerlo? Grazie, sei gentile."

"Lascia perdere, è solo un pacchetto di sigarette."

"Scusa, sei uno studente universitario?"

"Sì."

"Ah, mi sarebbe piaciuto andare all'università da ragazzo."

"Ah sì? E perché non ci sei andato?"

"Perché dovevo lavorare per mantenermi. Ma poco male. Tu che stai studiando?"

"Letteratura contemporanea."

"Ah, bello... chi ti piace di più?" chiese Patrick e si misero a parlare di letteratura con passione.

"Ma tu, per non aver studiato, la conosci perfettamente. Come mai?"

"Passo tutto il mio tempo libero in biblioteca a leggere. Mi piace molto e non costa niente." mentì Patrick che in realtà era laureato proprio in letteratura moderna.

"Adesso devo andare a lezione, ma mi piacerebbe incontrarti ancora." disse Charles.

"Anche a me farebbe piacere. Quando e dove ci si può incontrare?"

"Alle tre e mezza alla caffetteria del campus, ti va?"

"Per quell'ora devo andare al lavoro, mi dispiace. Io sono libero solo di mattina."

"Già, capisco. Allora... domattina sono impegnato, ho diverse lezioni... poi c'è il week-end... che ne dici se ci vediamo lunedì mattina alle dieci alla caffetteria?"

"Verrò senz'altro grazie. E grazie per le sigarette."

"Figurati. Ah, non ci siamo nemmeno presentati, io mi chiamo Charles."

"Piacere, io sono Patrick."

Bene, il ghiaccio era rotto, l'aveva agganciato. Aveva un'aria simpatica, Patrick si sentiva abbastanza sicuro di riuscire a portarselo a letto. Era stato più facile di quanto avesse pensato, agganciarlo, grazie alla comune passione per la letteratura moderna. Al ragazzo piaceva parlare, era estroverso, perciò Patrick pensò che avrebbe dovuto anche essere facile far girare il discorso dalla parte che gli interessava.

Si videro due o tre volte. Offriva sempre il ragazzo. Una volta, seduti sempre ad un tavolo della caffetteria del campus, Patrick portò il discorso su alcune opere a contenuto chiaramente gay. Charles ne parlò tranquillamente, e ad un certo punto disse: "... sì, perché noi gay..." e s'interruppe un attimo, poi, con un sorriso disse: "Beh, sì, perché io sono un gay militante."

"Ah, anche tu? Cioè, anche io sono gay." disse Patrick tranquillo.

"Ecco perché ci si intende così bene: abbiamo una sensibilità comune." disse con un ampio sorriso Charles.

Poco dopo, Patrick chiese a Charles: "Hai il ragazzo tu, ora?"

"No. E tu?"

"Neppure."

"Ah, siamo liberi tutti e due, allora."

"A quanto pare." disse Patrick sperando che l'altro a quel punto facesse una proposta, ma Charles cambiò discorso.

Ormai si vedevano da un paio di settimane, Patrick doveva stringere, allora gli disse: "Tu mi piaci molto, Charles."

"Anche tu, Patrick: sei bello e sei simpatico."

"Allora... non potremmo metterci assieme?"

"Io e te? No, non credo."

"Perché?"

"Vedi, senza offesa, ma apparteniamo a due mondi diversi: non potrei portarti negli ambienti che frequento, non hai gli abiti adatti, la posizione sociale giusta, saresti in imbarazzo tu e metteresti in imbarazzo gli altri. Soprattutto perché sei troppo più vecchio di me: passeresti per il mio mantenuto, capisci? E poi..."

Patrick lo interruppe: "Ma tu mi piaci molto: non potremmo almeno provare?"

"No, non sarebbe giusto. Con te potrei anche fare l'amore una volta, credo, mi piaci fisicamente, ma metterci assieme... creerebbe un sacco di problemi a tutti e due. Mi dispiace, Patrick... senza offesa."

Patrick quel giorno non insisté, ma pensò di tornare alla carica. Cominciò a fare piccoli regali a Charles, cose di poco valore, quelle che si poteva permettere un lavapiatti. Ma Charles, che ne intuì il significato, gli disse di smetterla che non poteva accettarli da lui.

Patrick allora, gli chiese di fare l'amore almeno una volta, ma anche su questo punto Charles fu irremovibile: "No, è pericoloso. Tu mi attrai fisicamente, potrebbe nascere qualcosa. Davvero Patrick, lascia perdere."

I giorni passavano, ma Charles non cambiava idea e anzi, ad un certo punto gli disse che, se voleva che restassero amici, doveva smettere di continuare a provarci. Ormai si stava avvicinando il Natale e la fine dell'anno. Charles fece un regalino a Patrick e gli disse che lui andava a passare le vacanze invernali con gli amici, e che quindi non si sarebbero rivisti fino a metà gennaio.

Patrick dovette rassegnarsi a perdere un punto.

Quando si trovò con Richard e si raccontarono le loro prove, Richard era trionfante: "Hai visto? La bellezza, senza soldi, non serve a granché, mentre i soldi senza bellezza, rendono lo stesso."

"Non è ancora detto: ne abbiamo provati solo due a testa. Abbiamo ancora sei mesi davanti per le altre tre prove. Perciò, non cantare vittoria troppo presto."

"D'accordo, comunque per ora siamo a due a uno per me!" ribadì l'amico contento.


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