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una storia originale di Andrej Koymasky


pin SOLDI, BELLEZZA O AMORE ? CAPITOLO 4
CHARLES E EARL: 3 a 2

Per terzo Richard decise di tentare proprio con Charles, mentre Patrick decise di provarci con Earl. Dovettero aspettare metà gennaio che Charles tornasse. Richard aveva progettato di andare alla festa del campus con un suo amico gay, professore di storia in quella università, e lì di agganciare il ragazzo.

La festa era animata, c'erano centinaia di persone. Richard cominciò subito a girare per individuare il ragazzo e finalmente lo vide: con gli amici gay aveva organizzato uno stand per far propaganda all'associazione gay universitaria. Vendevano hot dog che avevano battezzato "hot dong" perché erano fatti con panini a forma di sedere, in cui era infilato il wurstel in modo chiaramente allusivo.

Richard si avvicinò divertito e chiese a Charles: "Quanto costa uno dei vostri hot dong?"

"Da mezzo dollaro in su va tutto bene: per finanziare la nostra associazione." rispose il ragazzo.

Richard allora tirò fuori un biglietto da cento dollari: "Vanno bene?" chiese sorridendo.

"Cavolo! Direi che ti meriti un hot dong gigante... ti piacciono grossi a te?"

"Beh, non certo piccoli." rispose ridendo Richard.

Charles gli scelse il più grosso e glielo porse: "Allora, che ne dici, è di tuo gusto?"

Richard lo prese, lo guardò, poi disse: "Forse preferirei il tuo."

"E che ne sai? Potresti restarne deluso." rispose ridendo il ragazzo.

"Quanto è l'offerta per provare?" chiese Richard con un sorriso malizioso.

"Oh, altissima."

"Un viaggio da qualche parte? Un viaggio di un mese?"

"Almeno attorno al mondo e almeno di due mesi." rispose scherzando Charles.

"Bene: come ti chiami?"

"Charles Bauer. E tu?"

"Richard Stewart"

"Con la T? Quello Stewart? Il magnate della plastica?" chiese il ragazzo con aria stupita.

"Proprio lui."

L'amico di Richard lo chiamò per presentargli un amico, e l'uomo si allontanò dal banco degli hot dog, pensando di tornarci più tardi. Ma quando finalmente riuscì a sganciarsi e tornò al banchetto di Charles, questi non c'era più. Chiese di lui e gli dissero che doveva essere da qualche parte, aveva finito il suo turno. Richard lo cercò, ma non riuscì a trovarlo in tutta quella confusione. Allora, cercato il suo amico professore gli chiese un favore: "C'è uno studente di letteratura moderna, del primo anno, che si chiama Charles Bauer; potresti farmi avere i suoi dati?"

"Veramente sarebbero informazioni riservate, ma... che dati ti servono?"

"Data di nascita ed indirizzo e orario delle lezioni che segue normalmente."

"Ok, domani te li faccio avere per fax. Ma solo perché sei un caro amico e fidato."

Richard, ricevuti i dati, fece subito prenotare i biglietti per due persone per una crociera di prima classe attorno al mondo con partenza da Boston ed arrivo a San Francisco, della durata di 45 giorni. Poi prenotò il treno transcontinentale da San Francisco a New York, spezzando il viaggio con varie fermate, in modo di occupare un'altra settimana.

Quindi, ricevuti i biglietti, andò ad aspettare Charles all'uscita dal campus.

Charles lo riconobbe "Oh, signor Stewart! Come mai da queste parti?"

"L'altro giorno ci si chiamava per nome."

"Il fatto è che... il nome non me lo ricordo." disse Charles lievemente imbarazzato.

"Richard, mi chiamo Richard. Sono venuto per incontrarti. Hai cinque minuti?"

"Sì, certo."

"Ecco, questo è per te." gli disse Richard porgendogli una busta.

"Per me?" disse Charles guardando la voluminosa busta bianca con sopra stampato il suo nome e cognome. La aprì e cominciò a guardarne il contenuto. "È uno scherzo?" chiese il ragazzo.

"No. Fra cinque giorni partiamo. Devi solo portarti il passaporto. Niente bagagli, a tutto il resto ci penso io."

"Ma..."

"Non sono proprio due mesi come avevi chiesto, ma quasi. Dopodomani andiamo assieme a comprare i tuoi abiti e le tue valige, tutto quello che ti serve: offro io, si capisce. Poi andiamo a Boston con la mia Ford, ci porterà il mio autista, e ci imbarcheremo."

"Ma... era solo una battuta."

"Io l'avevo presa per una proposta. Hai cambiato idea?" chiese Richard.

Charles guardò di nuovo i biglietti, le prenotazioni. "E se ti dicessi di no?"

"Pazienza, puoi gettarli via." rispose tranquillo Richard.

Charles riguardò ad uno ad uno i foglietti, soffermandosi sul programma della crociera. Poi notò che la prenotazione per la cabina di prima classe sulla nave era la suite più di lusso, a nome suo e di Richard: "Dormiremmo assieme."

"Si capisce. È forse questo che ti turba?"

Charles lo guardò e disse: "No. Fai sempre così quando ti piace qualcuno?"

"No. Ma per te... Volevi un viaggio attorno al mondo: non c'erano crociere da due mesi, la più lunga è questa di 45 giorni, ma con tutto il resto arriviamo a due mesi."

"E dici che mi compreresti tu tutto il necessario per il viaggio."

"Sì, certo: potrai scegliere quello che vuoi nei negozi che vuoi. Vedo che porti solo abiti firmati, che ti piacciono gli stilisti italiani come a me. Possiamo andare nelle migliori boutiques, voglio che tu abbia il meglio che si vende qui a New York, dalle scarpe alla biancheria intima, un guardaroba completo. Io ho conti aperti da Moschino, Nikos, Armani, Versace, Valentino, Missoni... da tutti: puoi scegliere tutto quello che ti vuoi portare, liberamente."

"E tutto questo per far l'amore con me."

"Non penso di comprarti, se è questo che pensi. Voglio solo vederti contento. Mi piaci molto."

"Sai come tentare un ragazzo, tu. Ma non mi conosci neppure."

"Neanche tu: questo viaggio può essere l'occasione per conoscerci."

"Due mesi nello stesso letto... cosa ti aspetti da me?"

"Che un giorno tu mi dica che mi desideri."

"E se non capitasse?"

"È un rischio che sono disposto a correre. Fino a quel giorno... io non ti toccherò, per quanto mi possa essere difficile."

"Sei incredibile, Richard. Sono tentato di accettare."

"E allora accetta: non hai niente da perdere, no?"

"No, è vero."

"Allora accetti?"

"Credo di sì."

"Passo dopodomani mattina a prenderti, allora: alle nove qui davanti. Porta solo il passaporto e gli abiti che indosserai, niente altro."

"La macchina fotografica?"

"No, anche quella la compreremo, la migliore che ci sia."

Charles si fece trovare all'appuntamento. Richard lo portò nelle varie boutiques e negozi, e Charles scelse tutto quello che desiderava. Quando era incerto fra due capi, Richard gli diceva di prenderli entrambi, senza battere ciglia. Gli comprò anche un set coordinato di valige di pelle grigio perla, in cui fece sistemare tutti gli acquisti, e finalmente furono pronti per partire. Jose li accompagnò in auto fino all'imbarco. Saliti sulla bella nave, furono accompagnati alla suite, composta di quattro cabine: una con un ampio letto matrimoniale, un salotto, un soggiorno ed un ampio bagno, tutti lussuosamente arredati.

La nave partì. Iniziarono a visitarla. Pranzarono, andarono in piscina, poi in palestra. Cenarono e finalmente andarono a letto. Spenta la luce parlarono un po', poi Charles allungò una mano e carezzò il petto di Richard attraverso il pigiama.

"Davvero vuoi?" gli chiese Richard.

"Tanto, prima o poi deve accadere: tanto vale vedere subito come è con te." rispose Charles infilando la mano sotto il pigiama e carezzando la pelle nuda dell'uomo.

"Sei già eccitato." gli disse Richard carezzandolo fra le gambe.

"T'ho visto oggi in piscina: hai un bel corpo."

"Anche tu. Posso riaccendere la luce? Mi piacerebbe guardarti."

"No, non ancora; forse le prossime volte Richard; per ora facciamolo al buio."

"Come vuoi."

A poco a poco si spogliarono. Il ragazzo lo baciava e lo leccava per tutto il corpo. Richard all'inizio fece lo stesso, con una certa dolcezza, ma poi ebbe l'impressione che a Charles piacesse essere toccato con una certa rudezza. Ci provò: gli morse un capezzolo fin quasi alla soglia del dolore e Charles gemette in preda al piacere, mormorando: "Così, sì." aggrappandoglisi addosso con passione. Richard prese a manipolarlo, a palparlo, a stringerlo, a mordicchiarlo e Charles sembrava sempre più eccitato.

"Ti voglio!" disse con voce roca l'uomo cercando di metterlo in posizione per prenderlo.

"No, aspetta." gemette il ragazzo ma senza realmente opporsi.

Richard lo immobilizzò: in realtà se Charles avesse voluto avrebbe potuto liberarsi facilmente, ma, pur continuando a ripetere "No, no..." il ragazzo lo lasciava fare. Era come un gioco, eccitante. Richard lo ripiegò sotto di sé ed iniziò a penetrarlo.

Il ragazzo gemette: "Oh dio! che mi fai? Sei forte... sei maschio... Oooh Richard... noooo... mi stai... oh dio, è così grosso... così duro..." ansimò il ragazzo compiaciuto.

Richard gli teneva i polsi immobilizzati ai fianchi della testa, e gli spingeva dentro: Charles gli cingeva la vita con le gambe tirandolo a sé, smentendo col corpo i "No... no..." che continuava a ripetere con voce eccitata. Anche la facilità con cui il ragazzo lo stava accogliendo in sé mostrava a Richard che era abituato...

Quando gli fu tutto dentro, Richard gli lasciò i polsi e gli iniziò a strapazzare i capezzoli, mentre il ragazzo gli cingeva il collo con entrambe le braccia e gli si stringeva contro. Richard lo baciò profondamente in bocca ed iniziò a muoverglisi dentro a ritmo, con forti spinte. Charles mugolava e si dimenava felice. A Richard piaceva sempre di più e gli pompava dentro con trasporto.

"Oh, Richard... più forte... sbattimi... fammi sentire che ti piaccio, che sono tuo... fottimi... Ooooh così... così... che bello Richard... sei un vero maschio, tu..." mugolava il ragazzo in estasi.

Richard era sempre più eccitato: quel ragazzo gli stava piacendo parecchio, il modo con cui si faceva prendere lo esaltava e più gli martellava dentro con vigore, più Charles pareva gradire quel rapporto.

"Mi piaci Charles... sei mio!"

"Sì... dai, più forte..." lo invocò il ragazzo dimenandoglisi sotto con crescente passione.

Richard era eccitatissimo e, d'improvviso, con una serie di colpi decisi, gli venne dentro mugolando forte il proprio intenso godimento e sentì che anche dal membro del ragazzo, compresso fra i loro ventri, uscivano getti di tiepido liquore. "Ooooh, Richard... vengo..." ansimò Charles agitandosi tutto.

"Dio, quanto mi piaci!" sospirò l'uomo abbandonandosi sul corpo fremente del ragazzo.

"Sì, è stato bellissimo; sei un vero maschio, tu. Sarà un bel viaggio, questo."

"Con te, sì." disse Richard soddisfatto.

"Dormiamo così? Nudi?" chiese Charles carezzando il corpo dell'uomo.

"Certo." rispose Richard dandogli un bacio e scivolandogli di fianco. Si addormentarono, ma durante la notte Richard si svegliò pieno di desiderio e lo prese di nuovo, cavalcandolo a lungo con rinnovato vigore. Charles si dimenava tutto sotto di lui, incitandolo a prenderlo con più forza.

Per tutto il viaggio fecero l'amore e non solo la notte: a volte, durante il giorno, Charles lo guardava con aperto desiderio e gli chiedeva di portarlo nella suite, dove facevano l'amore con il consueto vigore e pieni di passione e il ragazzo, docile, si piegava a tutti i desideri dell'uomo con pronta partecipazione.

Stavano visitando Bangkok, quando Charles gli disse: "Non ho mai conosciuto nessuno come te. Mi piace da matti come fai l'amore. Mi vuoi come tuo amante, Richard? Anche dopo finito questo viaggio?" chiese il ragazzo con gli occhi che gli brillavano di desiderio.

A Richard il ragazzo piaceva davvero molto, ma aveva ancora due prove da fare per vincere, perciò restò un po' interdetto.

Charles sentì la sua esitazione e gli chiese un po' preoccupato: "Volevi solo divertirti con me in questo viaggio..."

"No." disse Richard sinceramente, "Solo che io, dopo questo viaggio, per circa quattro mesi sarò molto occupato: precedenti impegni. Per quattro mesi non potremo vederci."

"Quattro mesi? Ma poi?"

"Poi, se tu mi aspettassi... vorrei che tu venissi ad abitare con me."

"Dici davvero?" chiese Charles illuminandosi.

"Dico davvero: mi piaci moltissimo, Charles. Sarei felice se tu fossi il mio ragazzo. Ma... ne riparleremo quando saranno passati i quattro mesi. Così anche tu sarai più sicuro di quello che provi per me."

"Allora a metà luglio?"

"Sì, a metà luglio: se ancora vorrai essere il mio ragazzo, io ne sarò veramente felice."

Terminarono il viaggio senza perdere occasione per unirsi appassionatamente e si lasciarono, con la promessa di rivedersi quattro mesi dopo. Charles era felice, ma anche Richard, che sentiva di essersi innamorato di quel ragazzo così passionale e così totalmente docile ai suoi desideri.


Il 15 gennaio Patrick passò al distributore di benzina dove lavorava Earl. Si accostò al ragazzo e gli chiese se per favore poteva usare la toilette del distributore. Earl disse di sì, e gli dette la chiave. Patrick restò dentro qualche minuto, tanto da giustificare la sua richiesta, poi uscì e rese la chiave ad Earl: "Grazie. Ne avevo proprio bisogno, sei stato gentile."

"Beh, una cosa da niente." rispose il ragazzo guardandolo con un certo interesse.

Patrick salutò e se ne andò. Ma il giorno dopo tornò al distributore con una bella mela e la dette ad Earl per ringraziarlo della gentilezza del giorno prima.

"Non dovevi, non ho fatto niente di speciale." disse Earl.

"Beh, sei stato gentile, e... era una scusa per rivederti." gli disse Patrick guardandolo con chiaro desiderio.

Earl intuì che cosa l'altro volesse dire e sembrò lievemente incerto, imbarazzato.

"Come ti chiami?" gli chiese Patrick.

"Earl... e tu?"

"Io mi chiamo Patrick. A che ora smonti dal servizio?" gli chiese con un sorriso.

"Alle sette."

"Purtroppo io lavoro a quell'ora. Mi sarebbe piaciuto andare a bere una birra assieme."

"Ah... sì... anche a me. Quando sei libero, tu?"

"Di mattina."

"Anche io. Fino all'ora di pranzo."

"Allora, domani, potremmo pranzare assieme."

"Volentieri: c'è una pizzeria qui vicino, là, vedi? Ci troviamo là davanti verso mezzogiorno?"

"D'accordo." rispose Patrick.

Gli era sembrato persin troppo facile come fosse riuscito ad agganciare Earl, come questi avesse subito accettato di incontrarlo. Comunque, meglio così: evidentemente il giovane era interessato a lui. Il giorno dopo arrivò davanti alla pizzeria con circa un quarto d'ora d'anticipo, ma Earl era già lì ad aspettarlo. Entrarono ed ordinarono due pizze e una bottiglia di birra.

"Quanti anni hai, Earl?"

"Ventuno. È tu?"

"Trentatré."

"Te ne davo di meno."

"Deluso?"

"No, che c'entra. Semplicemente sembri più giovane. Che fai?"

"Lavoro? Il lavapiatti; non è un gran lavoro."

"Beh, ti dà da vivere?"

"Facendo economie, sì. Non mi lamento, anche se non mi permette una gran vita. A te piace il tuo lavoro?"

"Abbastanza. Non mi piacerebbe un lavoro dietro una scrivania o davanti ad una macchina a spingere bottoni. E poi, a volte, si prendono buone mance."

"Io, purtroppo, mance non ne vedo mai."

"Già. Che fai nel tempo libero?"

"Vado in biblioteca, a vedere un museo: tutte cose gratis." disse con un sorriso schivo Patrick.

"E come ti diverti?" gli chiese Earl.

"Passeggio, parlo con un amico, giro a guardare vetrine o a visitare grandi magazzini e sognare. Di nuovo tutte cose gratuite."

"Hai una ragazza?" chiese Earl guardandolo.

Ecco la domanda cruciale, si disse Patrick. "No, né l'ho mai voluta." rispose tranquillo.

"Neanche tu?" chiese Earl, continuando a guardarlo dritto negli occhi, mentre addentava un pezzo di pizza, poi continuò: "Per questo ho voluto andare a vivere da solo."

"Non capisco."

"Mah, sai, i miei seguitavano ad insistere: quand'è che ti fai una ragazza, quand'è che pensi a metter su famiglia. Io volevo essere libero, volevo potermi portare a casa un amico senza problemi."

"Problemi?" chiese Patrick fingendo di non capire.

"Beh, sai, a volte uno può aver piacere di stare un po' in libertà con un amico, rilassarsi un po' assieme, creare una certa intimità, capisci?"

"Sì, certo. Divertirsi un po' assieme, magari." lo incoraggiò Patrick.

"Anche."

"Cose che vivendo in famiglia non si possono fare."

"No, certo. E se avevo voglia di passare la notte a casa di un amico, erano problemi. Fargli passare la notte da me, poi, neanche a parlarne. Ora invece..."

"E hai molti amici?" gli chiese Patrick.

"Amici... amici comuni abbastanza, amici intimi non in questo periodo."

"E non ti mancano?"

"Abbastanza... e tu?"

"Neanche io, in questo periodo. Forse anche per questo volevo conoscerti." disse Patrick.

"Allora ci si potrebbe incontrare ancora." propose Earl con un sorriso dolce.

"Mi piacerebbe molto." rispose Patrick.

"Ti andrebbe di venire a vedere dove abito?" gli chiese Earl.

"Oggi sarà un po' difficile: tu tra poco devi andare a lavorare e io finirò troppo tardi."

"Domattina? Se ti do il mio indirizzo, verresti a trovarmi?"

"Volentieri. A che ora?"

"Tu a che ora ti alzi?"

"Verso le otto, di solito."

"E quanto ci metteresti a venire da me?"

"Scrivimi qui il tuo indirizzo... Credo che per le nove e mezza dovrei riuscire ad essere da te, forse per le dieci."

"Bene, allora ti aspetto alle dieci. Ma se riesci ad arrivare prima, meglio."

"Farò del mio meglio, Earl: non vedo l'ora che venga domattina."

"Anche io."

La mattina seguente Patrick arrivò da Earl alle nove: s'era alzato apposta alle sette.

Earl era ancora in pigiama, ma lo accolse con un ampio sorriso: "Hai trovato facilmente?"

"Sì, ma eri ancora a letto?"

"No, ho fatto la doccia poi colazione e stavo per vestirmi. Se aspetti un attimo, mi cambio." disse Earl togliendosi la giacca del pigiama e restando a torso nudo.

"Non è necessario, puoi restare così, no?" disse Patrick e, avvicinandosi al giovane, gli tolse di mano la giacca del pigiama, per fargli capire che intendeva a torso nudo.

Earl sorrise e chiese: "Così?"

"Sì così." rispose Patrick sfiorandogli un fianco.

"E tu? non senti caldo?" suggerì il giovane sollevandogli un po' il maglione davanti.

"Sì." disse Patrick.

"Toglilo, allora. Anzi, posso togliertelo io?"

"Sì." rispose Patrick alzando le braccia.

Earl gli sfilò il maglione, ma quando glielo ebbe sfilato dalla testa e raggruppato sulle braccia, invece di sfilarlo del tutto, prese per i fianchi Patrick e, tirandolo a sé, lo baciò sulle labbra. Patrick rispose al bacio, mentre finiva di liberarsi del maglione. Earl iniziò a sbottonargli la camicia e frattanto Patrick lo carezzò fra le gambe, sentendone l'erezione che afferrò attraverso la leggera tela dei calzoni del pigiama.

In breve erano nudi, uno di fronte all'altro e allora Earl, carezzandolo: "Sei bellissimo. Vieni di là, sul mio letto." gli disse guidandolo nella cameretta.

Lo sospinse sul letto, gli salì a fianco, lo abbracciò e lo baciò pieno di desiderio. Patrick sapeva, dal racconto di Richard, che ad Earl piaceva penetrare: cosa che a lui non spiaceva affatto, ma anche lui desiderava prendere il giovane, perciò, prima che questi ci provasse con lui, iniziò a stuzzicargli l'ano con un dito.

Earl non si sottrasse, ma a sua volta si girò in modo di poter frugare con le sue dita fra le natiche dell'uomo. Così facendo, i due si trovarono ognuno col membro dell'altro davanti al viso e, istintivamente, si unirono in un appassionato sessantanove continuando a stuzzicarsi a vicenda l'ano. Erano tutti e due eccitatissimi. Earl si girò di nuovo per baciare Patrick nella bocca.

Questi, dopo il lungo bacio, gli mormorò con voce roca di desiderio: "Ti voglio, Earl. Ti voglio."

"Anch'io voglio te."

"Lo so, ma dopo. Ti prego, Earl... ti prego..."

Il giovane annuì ed allargò le gambe offrendoglisi con un sorriso. Patrick vi si inginocchiò in mezzo, gliele sollevò e Earl gli guidò con una mano il palo eretto sul proprio ano, carezzandogli con l'altra mano i testicoli: "Fai piano, però: non sono ancora molto abituato. Mi fa ancora un po' male."

"Ma ti piace?" gli chiese Patrick iniziando a spingere pian piano.

"Abbastanza. E poi, tu mi piaci. Aaah! piano..."

"Sì..." ansimò Patrick cercando di trattenere il desiderio che lo avrebbe spinto a penetrarlo in un solo colpo.

Patrick, mentre continuava a spingerglisi dentro lentamente, lo carezzava cercando di eccitarlo al massimo. Earl fece una lieve smorfia.

"Ti faccio male? Vuoi che smetta?" chiese Patrick.

"No, non ti preoccupare."

"Rilassati."

"Ci provo. Non ti preoccupare, va bene, davvero." ansimò Earl.

Patrick riprese a spingere e finalmente gli fu completamente dentro. Allora iniziò a limarlo con dolcezza e forza al tempo stesso, finché sentì che Earl stava cominciando a provare un piacere intenso ed allora si lasciò andare a prenderlo con maggiore vigore, godendosi quel canale stretto e caldo che l'aveva accolto completamente.

Quando finalmente raggiunse l'orgasmo e si fu scaricato in lui, riprendendo fiato, gli chiese: "Ti ho fatto male?"

"No, non troppo e mi è piaciuto molto."

"Adesso se vuoi prendermi tu..." gli disse con dolcezza.

Earl gli sorrise e si accinse a penetrarlo. Patrick lo accolse in sé senza problemi ed il giovane, incredibilmente eccitato, iniziò a martellargli dentro con gusto, focosamente. A Patrick piaceva, gli faceva pensare ad un puledro selvaggio. Il ragazzo aveva un sorriso beato mentre lo prendeva. Alla fine si rilassarono ansanti, appagati.

"A me è piaciuto da matti, Patrick. Tornerai qui da me?"

"Sì, volentieri, certo. Anche a me è piaciuto far l'amore con te."

Si videro quasi tutti i giorni. Earl era visibilmente sempre più preso da Patrick ed a questi dispiaceva un po' pensare che in fondo lo stava usando per vincere una scommessa. Anche perché a Patrick il giovane piaceva abbastanza, anche se non è che avrebbe voluto farne il proprio ragazzo. Quindi cercò di fare in modo che Earl non gli si attaccasse troppo, pur mantenendo viva la relazione. In un certo senso le cose erano avvenute troppo in fretta.

Patrick si sentiva sempre più a disagio e contava i giorni che mancavano per passare i due mesi. Earl sentiva che qualcosa stava turbando Patrick e gli chiese che cosa fosse. Patrick, mancava ormai una decina di giorni alla metà di marzo, gli disse che non era sicuro di voler continuare la sua relazione con lui.

Earl annuì: "Sì, lo sentivo. Forse ti ho assillato troppo. Perché tu mi piaci molto: mi sembrava impossibile che un uomo bello come te fosse davvero interessato a me."

"No, Earl, tu non hai niente da rimproverarti. Io sono contento di averti conosciuto, ma..."

"Non vuoi più vedermi?"

"Ma no, possiamo ancora vederci, solo che, capisci, senza nessun impegno. Io non me la sento."

"Sì, capisco. Va bene. Mi piaci troppo per rinunciare a te."

Quando, il 14 marzo Patrick incontrò Richard, questi era soddisfatto: a lui erano andati bene tre incontri su tre, era ancora di un punto avanti a Patrick.

Quando Patrick gli raccontò di Earl, Richard rise: "Sei troppo tenero, tu. Che ti importa."

"Tu parli così perché tu intanto ti sei trovato il tuo Charles che ti piace, che ti aspetta. Ma a me dispiace che Earl si stesse innamorando di me solo per un nostro gioco."

"Se vuoi dichiararti sconfitto."

"No, ormai sono in gioco e gioco, ma non è che ne sia molto soddisfatto. Spero comunque di dimostrarti che i soldi non sono tutto."


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