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una storia originale di Andrej Koymasky


pin SOLDI, BELLEZZA O AMORE ? CAPITOLO 5
FRED E GENE: 3 a 3

"Vedremo. Mancano Fred e Gene. Chi scegli?"

"È lo stesso, ma forse... Fred."

"D'accordo, io mi cerco il postino. È forse il più carino di tutti, almeno a giudicare dalle foto. Hai idea di come agganciare il pizzaiolo? Pensi di farti portare una pizza a casa?"

"No, sono in tre ragazzi a consegnarle: non è detto, anche se ne ordinassi una al giorno, che venga a consegnarmela lui. Ho in mente un altro sistema."

"E quale?"

"Seguirlo quando esce dal lavoro. Ho visto che chiudono un po' dopo del mio ristorante."

"Ah, sempre che quello non chiami un poliziotto: quell'uomo mi segue!" disse ridendo Richard.

Patrick aveva calcolato che dal ristorante in cui lavorava, andando un po' di fretta senza perdere tempo, poteva arrivare giusto poco prima che la pizzeria chiudesse. Quindi, già il 15 notte, andò quasi di corsa ad aspettarlo. Lo vide uscire e lo seguì, un po' a distanza, prendendo nota mentalmente che strada faceva, finché lo vide entrare in casa. Tornò a casa sua.

La sera dopo lo seguì di nuovo discretamente, senza farsi notare, e vide che faceva esattamente la stessa strada del giorno prima. Sperò che fosse un tipo abitudinario: specialmente a quell'ora, era probabile che pensasse solo a tornare a casa in fretta.

La terza sera, lo aspettò in modo che, quando lo vide uscire, lo precedette fino a superare casa sua. Così fece per diverse notti: camminava un po' avanti a lui, in modo che lo vedesse, ma che, vedendolo camminare davanti a lui, non potesse pensare di essere seguito, ma semplicemente che, per caso, quel tizio faceva la sua stessa strada alla stessa ora.

Dopo circa una settimana, fece in modo che ad un certo punto camminassero praticamente affiancati. Notò che Fred gli lanciava di tanto in tanto un'occhiata. Nessuno de due disse niente. La notte dopo e quella dopo ancora fece in modo di nuovo di camminare quasi affiancati e Fred continuava a lanciargli quelle occhiate veloci.

Così, finalmente, una sera, Patrick gli fece un sorriso e Fred rispose con un cenno di saluto. "Non fa più tanto freddo, eh?" disse Patrick.

"No... abita da queste parti?"

"No, vado a trovare un amico che abita qui vicino; e lei?"

"Io abito qui, sto tornando a casa. Lavoro fino a tardi."

"Ah sì, anche lei? Che lavoro fa?"

"Consegno pizze a domicilio... e lei?"

"Io faccio il lavapiatti in un piccolo ristorante. Anch'io ho appena finito il lavoro. Vado a trovare il mio amico, poi torno a casa a dormire: tanto, la mattina, posso dormire fino a tardi."

"Anch'io. Beh, io sono arrivato. Buona notte."

"Buona notte." disse Patrick continuando a camminare.

La notte dopo, appena si incontrarono, si salutarono subito. "Stanco?" chiese Fred.

"Insomma, un po', ma non abbastanza per non passare dal mio amico." inventò Patrick.

"Ci va tutte le sere?"

"No, solo in questi giorni, perché è solo."

"Gli va a tenere compagnia?"

"Sì: lui va al lavoro la mattina, possiamo vederci solo a quest'ora, anche se è un po' tardi."

"Un amico d'infanzia?"

"No, ci siamo conosciuti solo la settimana scorsa."

"Ah."

"E visto che il suo amico è fuori New York per lavoro..."

"Ah, vive con un altro?"

"Sì, da tre anni."

"Lei... è anche amico dell'altro?"

"No, l'ho incontrato una sola volta, ad una festa: erano insieme. Abbiamo parlato appena. Ma Harvey mi ha colpito, è simpatico."

Fred lo guardò con aria inquisitiva: "Harvey è l'amico che va a trovare?"

"Esatto. Ha circa la sua età, ha ventidue anni... lei quanti ne ha?"

"Ventuno."

"Un po' le somiglia, sa?"

"Davvero?"

"Già. Ma lei è arrivato, no?"

"Sì. Beh, buona notte e... buon divertimento."

"Grazie e a domani, forse."

"Sì, forse."

La notte seguente si salutarono e fecero il tratto di strada assieme, chiacchierando. "Sta bene il suo amico?" chiese ad un certo punto Fred.

"Harvey? Sì, sta bene."

"E... quando torna l'amico del suo amico?"

"Steve? Torna dopodomani."

"Allora, poi, non andrà più a trovarlo?"

"No, non posso. Credo che Steve non apprezzerebbe." disse Patrick con un sorriso.

"Geloso?" chiese allora Fred con tono divertito.

"Sì, credo proprio di sì."

"Quindi ci incontreremo solo domani sera."

"Già!"

"Peccato, mi stavo abituando a fare la strada con lei."

"Anche io."

La notte dopo, Fred gli disse: "Potremmo darci del tu, non credi?"

"Certo. Io mi chiamo Patrick."

"Io Fred. L'ultima volta che vai dal tuo amico, allora."

"Sì."

"Ti dispiace?"

"Mah, in fondo ci si conosceva appena."

"Da poco, ma già intimamente, no?" chiese con un velo di malizia nella voce Fred.

"Direi di sì. Ma forse, in questi giorni, ho parlato più a lungo con te che con lui."

"Ah sì? Con lui poche parole ma molti fatti, scommetto."

"Eh, più o meno è così."

"Sono arrivato: non faresti un salto su da me a bere qualcosa?"

"Mi piacerebbe, ma Harvey mi aspetta; domani sera, magari, se per te va bene." propose Patrick.

"Verresti?"

"Con piacere."

"Allora, a domani sera, Patrick."

"A domani sera."

La notte seguente Patrick lo aspettò. "Sei venuto." disse Fred quando lo vide.

"Sì, pensavi di no?"

"Mah, sai, ci conosciamo appena e..."

"No. Io non faccio mai bidoni: è così brutto aspettare inutilmente, specialmente a quest'ora. E poi mi fa piacere che tu mi abbia invitato... a bere." disse Patrick.

Fred sorrise. Arrivati sotto casa, salirono. L'alloggio di Fred era una grande stanza con un paravento in un angolo che doveva nascondere il letto. Era arredata in modo semplice, ma con buon gusto.

"È carino, qui da te: la mia stanza è così squallida invece. Mi piace."

"Ti piace? Sono contento." disse Fred ed accese lo stereo mettendo una musica di sottofondo. "Cosa posso offrirti?"

"Che hai?"

"Birra, gin, succo di frutta, latte."

"Tu che bevi?"

"Io birra ma tu scegli quello che vuoi."

"Birra anche per me, va bene, grazie. Bello quel quadro, chi l'ha fatto?"

"Un mio amico, che prima abitava qui con me."

"E ora?"

"Mah, ora sta con un altro."

"E ti senti solo?" chiese Patrick.

"Un po'."

"Eravate stati molto assieme?"

"Due anni e mezzo. L'avevo conosciuto la notte di Halloween: eravamo vestiti con lo stesso costume, da una festa."

"Ah... che costume?"

"Da Superman, solo che lui aveva il fisico giusto, faceva culturismo." disse sorridendo Fred.

"Anche tu non sembri niente male, però." disse Patrick.

"Pensi? Mah, lui era più muscoloso."

"A me non sono mai piaciuti i culturisti. E poi si dice che hanno tanti muscoli, poco cervello e niente pisello!" disse ridendo Patrick.

"Per il cervello... forse, ma il pisello, quello, c'era e come."

"Verificato di persona?"

"Certo, ogni notte. Eravamo amanti io e Don." disse Fred guardandolo dritto negli occhi.

Patrick allora gli chiese: "E... a te piacciono grossi?"

"Insomma, non piccoli, certo."

"E il tuo?"

"Il mio?" chiese ridacchiando Fred, "Vorresti vederlo?"

"Beh, non mi dispiacerebbe proprio per niente."

"Ma tu, me lo fai vedere il tuo?" chiese l'altro divertito.

"Solo vedere?" chiese Patrick malizioso.

"No... ti andrebbe di passare la notte qui con me?"

"Speravo che tu me lo chiedessi." disse allora Patrick allungando una mano ed appoggiandola su una coscia del giovane e carezzandola.

Fred gli mise una mano sulla mano, Patrick la girò, intrecciarono le dita. "Andiamo a letto?" propose Fred alzandosi.

"Volentieri, molto volentieri." disse Patrick alzandosi a sua volta.

Si spogliarono, guardandosi: "Sai che sei molto bello?" gli disse Fred quando furono nudi, accostandoglisi e carezzandolo lungo tutto il corpo.

"Anche tu, non sarai un Superman ma non sei niente male davvero, anche qui." gli disse Patrick palpandogli il membro ritto e duro.

Fred allora carezzò il membro di Patrick: "Il tuo sì che è bello."

"Ha le dimensioni giuste per te?" gli chiese l'uomo.

"Perché non controlli?" gli disse Fred provocante.

Patrick gli carezzò il sedere e gli chiese: "Qui?"

"Sì, certo, anche: non lo vuoi il mio culetto?"

Patrick glielo strinse con le due mani tirandolo a sé: "E tu, me lo vuoi dare?"

"Certo," disse il giovane fremendo e sfregandoglisi contro con il corpo, "andiamo sul letto, dai Patrick." sussurrò e lo attirò dietro al paravento. Lo fece stendere, salì sul letto ed iniziò a leccarlo e suggerlo per tutto il corpo, carezzandolo, palpandolo con avido piacere: "Dio che bel maschio sei... che bel cazzo duro..."

"Meglio di quello di Don?" chiese Patrick.

"Mmmh... fammelo assaggiare e poi te lo dico." rispose il giovane cominciando a leccarlo per tutta la lunghezza, soffermandosi con la lingua sul glande gonfio con sapienti leccate, finché lo sentì fremere. Allora se lo fece scivolare tutto in bocca, giù fino in gola, succhiandolo e muovendo la lingua, muovendo su e giù la testa, mugolando.

Patrick era eccitato, prese il giovane e lo fece stendere, gli andò sopra: "Ti voglio, Fred, voglio il tuo culetto."

"Sì, ti prego, inculami, fottimi." rispose eccitato Fred offrendoglisi prontamente.

Patrick lo afferrò e gli poggiò la punta fremente del palo sul buchetto palpitante. "Mi vuoi dentro, Fred?"

"Sì, dai! Dai, chiavami. Fammelo sentire tutto!" mormorò il giovane spingendosi contro di lui.

"Mi vuoi davvero?" disse Patrick ritirandosi un poco.

"Sì, ti prego! Schiantamelo dentro, forte!"

"No, aspetta."

"No, non resisto: chiavami, chiavami ti prego. Fammi sentire che maschio sei! Sbattimi forte!" implorò l'altro cercando di tirarlo a sé.

Patrick gli resistette, l'altro lo pregò, sfregandogli i capezzoli, spingendoglisi contro: "Fottimi, fottimi ti prego, non resisto, davvero, inculami!" gemette eccitato.

Allora Patrick radunò le sue forze e vibrò un gran colpo.

"Aaaah! Siii." mugolò Fred mentre l'uomo gli affondava tutto dentro, "Ooooh che bello! Sbattimi, Patrick... forte... fammi sentire che maschio sei!" gemette il giovane agitandoglisi sotto eccitato. Patrick allora cominciò a martellargli dentro con vigore. "Così, sì, che bello! Sei un toro... più forte, dai..."

"Ti piace?"

"Da morire... dai... dio che bello... che cazzo duro... dai, dai, forte..." implorava Fred agitandoglisi sotto in preda ad un piacere crescente. "Non venire subito, fammelo godere a lungo, ti prego." lo pregò il giovane carezzandogli il corpo con passione.

A Patrick piaceva la passione con cui l'altro lo godeva in sé, con cui Fred lo accoglieva, facendo palpitare l'ano attorno alla sua asta, muovendo il bacino, ansando felice: "Che bello, Patrick... sei fantastico... fotti da dio! Forte... più forte..." lo incitava. Patrick non aveva davvero bisogno di essere incoraggiato: si era lanciato in una appassionata cavalcata e tutto il letto sobbalzava e cigolava ad ogni affondo, quasi a ritmo con la musica rock di sottofondo.

"Allora, sono meglio del tuo culturista, Fred?"

"Oh sì..."

"Perché?"

"Tu sì che sai fottere... me lo fai sentire tutto, bene... Ooooh... dai... così... Oh che maschio... oh dio... gooodooo... oooh, vengooo... spingi... gooodooo... ooooh... oooh.... oooooooooh!" gridò Fred agitandosi e sussultando in preda ad un godimento intenso, che scatenò subito anche l'orgasmo di Patrick che, battendogli dentro con forza, lo strinse a sé svuotandoglisi dentro in una serie di forti getti.

Fred tremava e fremeva tutto, lo stringeva, lo baciava: "Dio che bello! No, non ti togliere ancora... continua a fottermi finché è duro..." chiese ancora eccitato.

Patrick ora glielo faceva scivolare dentro e fuori in lunghi movimenti calmi e forti, e continuò finché il membro iniziò ad ammorbidirsi. Quindi si abbandonò su Fred esausto ed appagato. Questi lo carezzava soddisfatto.

Si addormentarono abbracciati. La mattina dopo si alzarono, si vestirono, Fred preparò la colazione, chiacchierarono come due vecchi amici, ma nessuno dei due parlò del rapporto che avevano avuto. Fin quando Patrick disse a Fred che pensava di passare a casa prima di andare a lavorare.

"Torni, stanotte?" gli chiese Fred sulla porta.

"Mi vuoi?"

"E me lo chiedi? Non ho mai goduto tanto come con te..."

"Ma va' là!" disse Patrick sorridendo un po' incredulo.

"Giuro! Sei un vero toro, uno stallone, tu. Allora, vieni?"

"Sì, certo." promise Patrick.

Era stata senz'altro una notte piacevole, anche se Fred, a letto, gli pareva un po' troppo passivo. No, non era esatto dire che fosse passivo... forse piuttosto... non troppo virile pur senza essere affatto effeminato... Ma a Patrick piacevano ragazzi virili, che si lasciassero prendere ma che poi desiderassero prenderlo: li sentiva più uguali a sé, più piacevoli. Pensò che Fred sarebbe piaciuto a Richard. Chissà come se la stava cavando con Gene? Chissà che tipo era Gene? Dalle foto non era facile intuirlo: Fred, ad esempio, si sarebbe detto più virile di quanto invece s'era dimostrato a letto.

Comunque Patrick era tutt'altro che spiacente di far l'amore con Fred: non poteva negare che lo sapeva far eccitare, che gli faceva avere fortissimi orgasmi. Ma alla lunga, per quanto gli piacesse, gli mancava qualcosa ed iniziò a diradare le visite a casa di Fred, anche perché i due mesi stavano per trascorrere ed avrebbe dovuto comunque lasciarlo. Il giovane sentì che Patrick si stava allontanando da lui, ma non sembrò farsene un problema.


Richard, il 15 marzo, era andato all'ufficio postale in cui lavorava Gene, allo sportello dei pacchi. Aveva spedito un pacchetto al guardiano della sua casa di campagna, che non conteneva niente: ne aveva fatti preparare diversi ed aveva intenzione di andarne a spedire uno al giorno per una intera settimana, in modo che Gene si ricordasse di lui, lo riconoscesse. La domenica, Richard passò "per caso" sotto casa di Gene: in realtà aveva atteso in macchina di vederlo uscire.

"Tu non sei l'impiegato delle poste dove vado a spedire i miei pacchetti?" gli chiese Richard.

"Sì..." rispose il giovane con un sorriso.

"Abiti da queste parti?"

"Sì, là." disse Gene indicando la porta da cui era uscito.

"Sei sempre così gentile con me in ufficio... posso offrirti qualcosa in un bar?"

"Grazie, non è il caso."

"No, davvero. Non usa dare le mance agli impiegati di posta, così, per esprimerti il mio apprezzamento... Vieni?"

"D'accordo, grazie." rispose Gene.

Richard gli chiese come si chiamava, quanti anni aveva, si presentò. Gli chiese che hobby avesse, e quando Gene gli disse che collezionava minerali, Richard disse che anche lui aveva una bella collezione di minerali e che i pacchetti che spediva erano proprio minerali che mandava ad un suo conoscente e lo invitò ad andarla a vedere: "Magari, se ho dei pezzi doppi che ti interessano..." lanciò lì l'uomo.

"Grazie, mi piacerebbe..."

"Per qualche giorno sono un po' occupato, ma se vuoi... vediamo... giovedì sera, potresti venire da me per vedere la mia collezione?"

"Sì, verso che ora?"

"Andrebbe bene verso le sette?"

"Perfetto."

"Ecco, questo è il mio indirizzo." gli disse Richard porgendogli un biglietto da visita. Quindi lo salutò dicendo che aveva un po' fretta e se ne andò.

Tornato a casa ordinò di fargli avere, entro martedì a pranzo, una collezione di minerali con tanto di vetrinette e tutto il necessario, compresi molti campioni per ogni minerale e minerali rari. E di fargli arrivare per martedì a pranzo un esperto di minerali che gli fornisse le spiegazioni fondamentali, tanto da poter parlare un po' di minerali con Gene. Gli disse di montare la collezione nella stanza che c'era fra la stanza dei nudi e il giardino. Infatti voleva far passare Gene nella stanza dei nudi, tanto per dargli modo di farsi un'idea che anche lui era gay: questo avrebbe forse facilitato le cose.

Quando venne giovedì sera, Richard si sentiva pronto e in forma. Gene suonò alla porta alle sette in punto. Quando Richard lo vide, lo salutò con un ampio sorriso.

Gene era leggermente imbarazzato e disse: "Non sapevo che lei... che abitasse in questa casa: credevo di aver sbagliato indirizzo."

"Sì, è casa mia. E non darmi del lei, adesso... Allora, andiamo a vedere la mia collezione?"

"Grazie."

Passarono nella stanza dei nudi dipinti da David e Richard notò che Gene li sogguardava con evidente interesse. Entrarono nella stanza con l'improvvisata ma ricca collezione di minerali.

Gene spalancò gli occhi: "Cavolo! Quasi una sala da museo, questa! Non è certo la mia collezione..."

"Apri pure le vetrinette, se vuoi prendere un pezzo in mano, senza complimenti. Sotto le vetrinette ci sono i pezzi doppi, nei cassetti: se ti interessa qualcuno dei minerali che sono nei cassetti, puoi prendere tranquillamente."

Gene iniziò a guardare con attenzione, facendo commenti che mostravano che se ne intendeva piuttosto di minerali. Ma non prendeva nessun pezzo.

"Ehi, Gene, non ti interessa nessuno dei miei doppi?"

"Sì, molti... troppi. Non posso prenderli, non avrei niente di interessante da darti in cambio."

"Ma che importa, tanto sono pezzi doppi, che non mi interessano."

"È roba che vale troppo."

"Per me sono spiccioli, dai. Prendi tranquillamente, mi faresti piacere."

"No, grazie, davvero;" rispose Gene deciso, "è già un piacere poter vedere minerali così belli e rari, poterli tenere in mano. Hai una collezione favolosa. Deve esserti costata una fortuna."

"Beh, molti sono regali, a dire il vero: prendi qualche pezzo, davvero, senza preoccuparti del valore: in fondo sono solo pietre, cristalli... non fare complimenti."

"Grazie." disse Gene, ma non prese nulla.

"Ho fatto preparare cena per due: ti fermi a mangiare con me, no?" disse allora Richard.

"Sì, grazie..." rispose Gene dopo una breve esitazione.

Passarono di nuovo nella sala dei nudi: "Ti piace la decorazione di questa stanza?" chiese Richard.

"Interessante. Molto erotica."

"Vero? Specialmente quella coppia, non trovi?"

"Sì, è sensuale." rispose Gene.

Andarono a cena. I camerieri servirono e li lasciarono soli.

"Pensavo, Gene, che mi sarebbe piaciuto se il pittore che ha fatto quei dipinti avesse preso te come modello." disse Richard. Gene lo guardò senza dire niente. "Sei un gran bel ragazzo, tu. Quando venivo in posta non potevo fare a meno di ammirarti." aggiunse Richard con un sorriso. Gene continuava a non dire niente. "Ti dà fastidio quello che dico?"

"No..."

"Qualche problema perché io sono gay?"

"No. Anche io sono gay, perciò..."

"Davvero, Gene? Questo mi fa piacere..."

"Piacere? Perché?"

"Beh... perché tu mi attrai molto e... visto che sei gay anche tu, posso dirtelo tranquillamente."

Gene di nuovo non disse nulla.

"Che c'è, Gene, mi sembri teso."

"Mi hai invitato a vedere i tuoi minerali per portarmi a letto?" chiese il giovane diretto.

"No, cioè... mi piaci, come ti ho detto, e volevo conoscerti meglio. Mica ti ho messo le mani addosso, no? Mica ti ho chiesto nulla."

"D'accordo, ma..."

"Ho sbagliato qualcosa? Ti ho offeso in qualche modo?"

"No... solo che non devi credere, perché anche io sono gay, che automaticamente devo venire a letto con te. Io non vado a letto col primo che conosco."

"Io ti chiedo solo di conoscerci, mica altro. Certo, mi piaci, ti desidero, ma non credo che tu possa rimproverarmi questo..."

"No, certo."

"Se, conoscendoci, si arrivasse anche a... beh, ne sarei contento, questo è chiaro."

"Beh, capisco. Solo che... la tua ricchezza mi intimidisce."

"Non è colpa mia se sono ricco: non puoi vedermi semplicemente come un uomo che è attratto da te?"

"Sì, hai ragione, non devo avere pregiudizi."

Richard, per paura di vederselo sfuggire, non insisté sul fatto che gli piaceva. Parlarono d'altro per il resto della cena. Gene sembrava distendersi, rilassarsi a poco a poco. Però Richard ebbe la netta impressione che il giovane lo stesse studiando, valutando. La cosa non lo preoccupava: era sicuro che il fascino della ricchezza avrebbe fatto breccia prima o poi nel giovane.

Quando Gene disse che era ora di rientrare, Richard lo invitò a tornare a trovarlo e, con sua soddisfazione, Gene accettò. Si dettero appuntamento per tre giorni dopo. Sarebbe andato di nuovo a cena. Quando Gene arrivò, Richard lo invitò a fare una nuotata nella piscina coperta. Il giovane obiettò che non aveva il costume da bagno e allora Richard gli chiese, incerto: "Ti vergogni a stare in piscina nudo? Tanto, ci saremo solo noi due."

"No, se per te va bene." rispose Gene.

Il giovane si spogliò senza mostrare vergogna ma anche senza esibizionismi. Si tuffarono, nuotarono un po', poi si stesero ad asciugarsi nell'annesso solarium. Richard aveva voglia di toccarlo, di carezzarlo, ma pensò che era meglio aspettare. Ma, mentre erano stesi, guardandolo gli disse: "Hai un gran bel corpo, Gene."

"Grazie."

"Ti piace nuotare?"

"Sì, molto."

"Puoi venire quando vuoi, con o senza costume, come preferisci. Io di solito non lo metto, ma tu fai come vuoi."

"Ormai... anche nudo va bene. Mi è sempre piaciuto poter fare il bagno nudo e purtroppo il più delle volte non si può."

Richard gli dette una sua vestaglia ed andarono a cena. Parlarono, soprattutto dei loro passati amori. Richard aveva una gran voglia ti toccarlo, anzi di portarselo a letto ma non credeva ancora opportuno fare quel passo. Lo sentiva distante, anche se un po' più amichevole dell'ultima volta. Quando offrì da fumare a Gene, questi accettò. Allora Richard accese le sigarette col suo accendino d'oro, poi chiese a Gene: "Ti piace questo accendino?"

"Molto bello... anche qui un nudo maschile, eh?"

"Sì, è una riproduzione di un bassorilievo greco. Se ti piace, te lo regalo."

"No, grazie. Vale troppo."

"Possibile che non possa farti un regalo? Mi farebbe molto piacere se tu lo accettassi."

"Non..."

"Ti prego!" insisté Richard.

Alla fine Gene lo accettò, ringraziandolo.

Si incontrarono altre volte: Gene sembrava sempre più aperto ed accettava i preziosi regali che Richard gli faceva, ed infine, tornati a vedere i minerali, dopo molte insistenze da parte dell'uomo, accettò di prenderne parecchi. Richard era contento. A volte, ora, in alcuni momenti, si sfioravano casualmente, ma Gene non s'irrigidiva. Così, una volta, mentre stavano nel solarium dopo la piscina, Richard si azzardò a carezzare il corpo del giovane.

"No... per favore..." disse questi.

"Mi piaci molto, Gene. Lasciati carezzare, dai."

"No, ti prego. Non mi sento ancora di... di fare l'amore con te."

"Non ti chiedo di fare l'amore, solo di poterti accarezzare."

"È il primo passo: poi ti ecciti, mi eccito anche io..."

"Se ti eccitassi, vorrebbe dire che hai voglia di fare l'amore anche tu, no?"

"Eccitazione fisica e voglia di fare l'amore non sono esattamente la stessa cosa."

"Ormai ci conosciamo da più di un mese."

"Cominciamo appena a conoscerci." obiettò Gene scostando la mano dell'uomo dal suo corpo.

Richard sapeva che aveva ancora pochi giorni a disposizione. Doveva assolutamente conquistare il giovane. Allora comprò un anello di platino con tre diamanti piccoli ma perfetti. Quando Gene arrivò di nuovo a casa sua, mentre stavano come al solito stesi nel solarium, Richard tirò fuori la scatoletta e gliela porse: "Per te, Gene." gli disse.

Questi prese la scatoletta alzandosi a sedere, l'aprì e guardò stupito l'anello: "Che significa?"

"Che vorrei che tu diventassi il mio ragazzo, Gene. Che ti desidero troppo, non gliela faccio più ad aspettare. Ti prego."

Gene chiuse la scatoletta e gliela rese: "Richard, c'è una cosa che mi blocca nei tuoi confronti, per cui devo dirti di no: tu credi che coprendomi di regali, puoi conquistarmi. Tu credi che solo perché sei pieno di soldi, io debba caderti ai piedi. Tu non vuoi far altro che comprarmi, dal primo momento che sono venuto a casa tua. Ma io non sono in vendita, Richard."

"Ma Gene: io ti offro una vita come tu non potrai mai avere, ti posso dare tutto ciò che desideri."

"No, a quanto pare. Una cosa non riesci a darmi..."

"Che cosa?"

"Il tuo amore. Tu non mi ami, mi vuoi. E io non ti amo, né ti voglio, perciò..."

"Potremmo almeno fare l'amore, no?"

"Hai voglia di scopare?" chiese Gene con una certa freddezza.

"Certo, anche. In fondo, in cambio di quanto ti do, di quanto ti posso dare, potresti anche fare l'amore con me, no? Vuoi darmi a credere che tu fai sesso solo con chi ami? Non hai mai scopato per il solo gusto di scopare?" chiese deciso Richard.

"No. Mai."

"Non ci credo!"

"Vedi che ancora non mi conosci? Di me vedi solo il mio corpo."

"E che c'è di male?"

"Che l'uomo non è solo corpo. Mi dispiace, Richard, ma io e te non potremo mai essere né amanti né solo amici... abbiamo due mentalità troppo diverse."

"Ma ti piace venire nella mia piscina, mangiare bene, ti sono piaciuti i regali che ti ho fatto, no?"

"Sì, certo, molto."

"E allora? Tutto questo può continuare, dipende solo da te."

"Già, capisco." rispose Gene pensieroso.

Andarono a cena. Dopo la cena Richard insisté perché Gene accettasse l'anello. Gene lo prese.

"Vieni domani?" gli chiese Richard.

"Senz'altro." rispose Gene. Richard sorrise soddisfatto.

La sera dopo, Gene arrivò. Quando Richard fece per portarlo verso la piscina, Gene gli disse: "No, aspetta."

"Sì?"

Gene alzò il borsone da ginnastica che aveva con sé, l'aprì e ne tirò fuori ad uno ad uno tutti i regali che Richard gli aveva fatto e li depose sul tavolo.

"Che fai? Che significa?"

"Ecco, e questo è l'anello."

"Ma perché?"

"Perché non voglio che tu possa dire che ti devo qualcosa. Non so che farmene di questi regali, visto che non sai darmi altro."

"Ma non ha senso."

"Per te no, forse. Per me sì. E questa sera preferisco non fermarmi, né tornerò da te altre volte, Richard."

L'uomo era stupito, ma anche irato. "Ma chi credi di essere, tu? Torna nella tua topaia, visto che sputi sulla fortuna quando ti si presenta. Sei solo un piccolo, stupido, meschino impiegatuccio!" gli gridò.

Gene sorrise: "Bene, non hai fatto che confermare quello che avevo intuito. Non ti arrabbiare: troverai decine di ragazzi che saranno felici di farsi comprare da te: non hai bisogno di me. Addio, Richard." disse il giovane ed uscì da casa sua.

Quando Richard incontrò Patrick, era ancora furente per quella sconfitta: ora lui e l'amico avevano tre punti a testa ed ancora un solo ragazzo con cui provare: dipendeva tutto da questa ultima prova. L'unica cosa che, in parte, consolava Richard era che comunque Charles lo aspettava, e fra due mesi sarebbe andato ad abitare con lui. Gli piaceva Charles.


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