logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin SOLDI, BELLEZZA O AMORE ? CAPITOLO 6
GENE E FRED: 3 a 3,
PAREGGIO FINALE

Il 15 maggio Richard telefonò alla pizzeria in cui lavorava Fred e chiese quante pizze poteva consegnare un fattorino. Gli risposero che al massimo, in un viaggio, ne poteva consegnare otto, perché il contenitore montato sulla moto era previsto per otto scatole. Allora Richard disse che lui aveva bisogno di ventitré pizze. Gli risposero che le avrebbero mandate al più presto, man mano che erano pronte.

Prima arrivò un fattorino che non era Fred, poi arrivò Fred. Allora Richard gli disse che in realtà erano arrivati più ospiti del previsto, e che aveva bisogno di altre sette pizze, e lo pregò di portargliele: gli promise una generosa mancia, pregandolo di fare in fretta, dicendogli che gliel'avrebbe data se fosse lui a portargliele. Fred gli assicurò che avrebbe fatto in fretta ma gli consigliò di telefonare in negozio perché cominciassero a farle.

Arrivò il terzo fattorino, quindi tornò Fred. Richard lo fece entrare dicendogli di aspettare un momento, che andava a prendere i soldi, e lo lasciò nella stanza dei nudi. Quando tornò Fred li stava guardando e Richard notò che la patta del ragazzo era più gonfia di prima.

Gli dette i soldi ed in più la mancia, e Fred sgranò gli occhi: "Una mancia così... cavolo!" mormorò.

"Ti aspettavi di più?" gli chiese Richard.

"No... grazie... è molto generosa..."

"Ti piacciono?" chiese Richard indicando gli affreschi.

"Sì, non avevo mai visto dipinti così... particolari."

"Gay, vuoi dire?" gli chiese Richard chiaramente.

"Eh, sì... sono belli..."

"Tu sei bello piuttosto..." disse Richard con un sorriso malizioso e carezzò il sedere del giovane.

Questi sorrise ma si sottrasse: "Beh, grazie, devo andare."

"Perché non torni quando hai finito il lavoro? Avrei altre cose interessanti da mostrarti..."

"No, grazie. Quando finisco il lavoro sono stanco, ho solo voglia di andare a dormire."

"Allora potresti venire un altro giorno... domenica, per esempio."

"No, grazie."

"Avrei piacere di rivederti."

"Mi scusi, ma devo proprio andare." gli disse Fred avviandosi verso l'ingresso.

"Aspetta un attimo." disse Richard prendendolo per un braccio.

"No, non posso, davvero."

"Mi piaci."

"Sì, l'ho capito, ma..." disse Fred divincolandosi, "... devo proprio andare."

Richard lo lasciò andare. Sapeva dove abitava, perciò decise di andare ad aspettarlo quella sera stessa sotto casa. Quando Fred tornò a casa e se lo trovò davanti, lo guardò un po' accigliato. "Come fa a sapere dove abito?"

"Non lo sapevo, stavo aspettando che il mio autista venisse a prendermi." mentì Richard, "Così abiti qui?"

"Sì."

"Sono contento, avevo proprio voglia di vederti. Quasi quasi telefono al mio autista di venirmi a prendere più tardi." disse tirando fuori il telefonino cellulare.

"Ma io ora vado a letto, non posso fermarmi con lei."

"E non mi fai salire da te?"

"Perché?" chiese con tono bellicoso Fred.

"Perché ho voglia di fare l'amore con te."

"Non io, mi dispiace."

"Ti farei un bel regalo..."

"Non sono una marchetta."

"Non intendevo dire quello. Mi piaci."

"Mi scusi, ma lei non è il mio tipo."

"Perché non provarci, una sola volta. Hai un gran bel culetto, proprio come piace a me." gli disse Richard sapendo che al giovane piaceva essere preso.

"Dovrà cercarsene un altro. Buona notte." rispose secco Fred e salì svelto in casa.

Richard sorrise, chiamò col cellulare Jose e si fece riportare a casa: aveva ancora tempo.

Poche sere dopo si fece ritrovare sotto casa di Fred. "Buona sera." lo salutò.

"Sera." disse Fred.

"Posso parlarti cinque minuti?"

"Sì."

"Senti, tu mi piaci molto, perché non mi permetti di farmi conoscere da te?"

"Le ho detto, lei non è il mio tipo."

"Si può anche cambiare idea, conoscendosi: non sempre la prima impressione è quella giusta. Perché non vuoi darmi una possibilità?"

"Credo che perda il suo tempo."

"Senti, ti propongo una cosa: io ho intenzione di fare un viaggio di quasi due mesi, per riposarmi. Avrei piacere se ci venissi anche tu, logicamente a spese mie, così avremo modo di conoscerci."

"Io lavoro: non posso lasciare per due mesi, perderei il posto."

"Dopodomani vieni a questo indirizzo: troverai un'assunzione per il quindici luglio."

Fred lo guardò incerto: "Che lavoro?"

"Che ti piacerebbe fare?"

"Mah, basta che sia un lavoro decente."

"Qualche desiderio?"

"Beh, mi piacerebbe avere un negozietto mio."

"Di cosa?"

"Per esempio una sandwich house."

"Bene, se vieni con me, te la compro."

"Mi prende in giro?"

"No. Vieni dopodomani a questo indirizzo e ti farò trovare il contratto pronto."

"Non ho detto di sì."

"Hai tempo fino a dopodomani per decidere."

Richard fece comprare una sandwich house, in una buona zona, ed attese. Quando arrivò Fred, lo portò a vedere il negozio e gli mostrò il contratto: "Ecco: questo diventa tuo, se accetti di venire a fare il viaggio con me."

"Se in cambio, vuole scoparmi, la risposta è no."

"In cambio voglio che tu faccia il viaggio con me e se durante questo viaggio ti convinci che non sono così male..."

"E se non cambio idea?"

"Il negozio resta tuo."

"Non la capisco: perché rischia così?"

"Perché mi piaci molto. Allora, ti piace questo negozio?"

"È più di quanto sognassi."

"E l'idea del viaggio?"

"Dove?"

"Dove ti piacerebbe andare?"

"In Inghilterra."

"Andremo in Inghilterra, allora. Accetti?"

"Ma camere separate."

"Se proprio vuoi, va bene." disse Richard tranquillo.

Fred accettò. Andarono a registrare il contratto a suo nome e Richard glielo consegnò. Poi gli disse di prepararsi che sarebbero partiti. Anche a lui disse di non portare niente: gli avrebbe comprato tutto il necessario in Inghilterra. Il ragazzo si licenziò, e due giorni dopo Richard passò a prenderlo ed andarono assieme all'aereoporto.

"È la prima volta che volo: sono emozionato." disse Fred mentre salivano sull'aereo di linea.

"Voglio che tu ti tolga tutti i capricci che vuoi."

"Perché?"

"Perché voglio farti capire che vita potresti avere se accettassi la mia corte. Un piccolo assaggio."

"Ma fino a questo punto mi vuole? Spende un sacco di soldi."

"Per me è roba da poco: tu vali di più. molto di più." disse Richard e Fred sembrò gradire il complimento.

A Londra Richard aveva prenotato una suite all'Hyatt. Fred si guardava attorno con stupore: "Mi pare di stare in un film di 007!" disse ammirato.

Richard lo portò a fare un giro per negozi perché il giovane comprasse gli abiti che desiderava. Poi lo portò nei più famosi ristoranti. A sera, tornati in albergo, Fred lo salutò e si ritirò in camera sua. Richard sentì che chiudeva a chiave la porta di comunicazione e sorrise.

Fred era gentile con lui, accettò di dargli del tu, si lasciava anche toccare, ma appena Richard tentava un approccio un po' più intimo, lo fermava con un sorriso, e una volta gli disse: "Hai promesso di non farlo, non mi mettere a disagio."

"Ti desidero, Fred, ti desidero molto."

"Ma io non ancora." gli rispose Fred con gentilezza, allontanandosi però da lui.

I giorni passavano e Fred non pareva cambiare. Richard faceva pressione nell'unico modo che conosceva: riempiendolo di regali costosi, sì che un giorno Fred gli disse: "Richard, io sono imbarazzato per tutti questi regali, perché capisco che tu mi vuoi comprare con questo sistema, ma io non me la sento davvero. Se si trattasse solo di fare sesso una volta, potrei anche farlo, ma tu vuoi di più."

"Vorrei che tu accettassi di essere il mio ragazzo."

"No, questo proprio non posso: questa vita, per un mese, due, va bene, ma non è la mia vita. Non me la sentirei di vivere accanto a te. Io e tu siamo troppo diversi."

"Ma che cosa vuoi tu dalla vita? Non ti piacerebbe vivere da ricco, senza problemi, nel lusso?"

"No. Preferisco avere il mio lavoro, che mi dia da vivere."

"Te l'ho dato."

"In cambio di un lavoro che non mi dispiaceva e che mi dava comunque da vivere, perché volevi fare questo viaggio con me. Sei tu che l'hai voluto, non io."

"Allora, dovrei ringraziarti di aver accettato?" chiese con ironia Richard.

"Esatto. Questo viaggio mi piace, ma non era essenziale per me, potevo continuare a sognarlo senza nessun problema."

"Non ti capisco: che cosa può desiderare, uno, più che la ricchezza?"

"La tranquillità, la libertà, un uomo che mi ami, non che cerchi di comprarmi. Possibile che non lo capisca?"

"No, mi sembra assurdo. Con i soldi, si può comprare tutto quello che si desidera, no? E io te ne offro tanti come non potrai avere."

"C'è chi è fatto per essere ricco, forse, e chi no. Non lo so perché, ma a me troppa ricchezza mi mette disagio. Non vorrei mai essere al tuo posto, credimi..."

Così, arrivò la fine del viaggio e Richard non poté far altro che rassegnarsi. Tornarono a New York. Fred iniziò a lavorare nel suo negozietto, felice e tranquillo.


Il 15 maggio Patrick era andato all'ufficio postale. Aveva chiesto informazioni a Gene sulla spedizione di un pacco postale. Gene gli aveva spiegato come avrebbe dovuto farlo, con gentilezza. Patrick ebbe l'impressione che Gene gli sorridesse in modo un po' più che solamente professionale. Lo ringraziò ed uscì dall'ufficio postale. Il suo piano era semplice: sapeva che Gene, a pranzo, andava nel vicino Kentucky Fried Chicken, quindi, aspettò che vi entrasse ed andò anche lui a far la fila, trovandosi dietro a Gene.

Quando questi si girò col vassoio, lo riconobbe e gli fece un cenno di saluto: "Anche lei viene a mangiare qui?" gli chiese.

"Sì, ma solo a pranzo: a cena mangio nel ristorante in cui lavoro."

"Ah, è cameriere?"

"No, lavapiatti." disse sorridendo Patrick.

"Possiamo sedere allo stesso tavolo..." propose Gene.

"Volentieri." rispose Patrick contento.

Sedettero e, mangiando, chiacchierarono. Gene gli parlò di quando era ragazzino, Patrick lo fece parlare, facendogli di tanto in tanto domande.

Poi Gene gli chiese: "Anche io vengo sempre a mangiare qui, ma non l'avevo mai vista."

"Ho cambiato orari, prima mangiavo più tardi."

Quando si salutarono Gene gli disse: "A domani, allora?"

"Sì, certo: chi arriva prima, aspetta, d'accordo?"

Si rividero: Patrick aveva l'impressione di essere simpatico a Gene, e anche a lui il giovane era sempre più simpatico, ma ancora nessuno dei due aveva detto di essere gay. Parlavano di un sacco di cose, ma soprattutto di cosa pensavano, cosa sognavano, che cosa per loro era importante, e così, si incontravano da circa una settimana ed ormai si davano del tu, Patrick disse: "A volte mi sento solo: mi piacerebbe avere qualcuno con cui condividere la mia vita."

"Già, è un po' il sogno di tutti, credo."

"Anche il tuo?"

"Certo, anche il mio. Una persona da amare, da cui essere amato."

Fu pochi giorni dopo che Gene, ad un certo punto, chiese: "Tu non sei sposato, vero?"

"No."

"Divorziato?"

"No, non sono mai stato sposato."

"Come mai?"

"Bah, varie ragioni."

"E non pensi di sposarti?"

"Dici che ne ho l'età?" chiese sorridendo Patrick.

"Beh, quanti anni hai?"

"Trentatré."

"Ne dimostri di meno."

"Grazie."

"Di solito, alla tua età, la maggioranza è già sposata."

"Io sono diverso dalla maggioranza." disse Patrick con un sorriso.

"Comunque sei un uomo affascinante, non dovresti avere difficoltà a trovare." disse Gene.

"Il fatto è che non mi interessa cercare una moglie."

"Ah. Beh, io sono ancora giovane ho appena compiuto vent'anni, ma anche io non credo proprio che mi sposerò mai." disse Gene serio.

"Come mai?" chiese Patrick allora.

"Mah... non ho mai provato attrazione per le ragazze." disse Gene guardando dritto negli occhi Patrick.

Questi annuì, poi disse: "Neanche io. Quando ero ragazzo mi faceva un po' problema la cosa: mi sentivo diverso dai miei coetanei. Ma ora, sono tranquillo: mi sono accettato."

"Già. Per me è stato diverso: mi sono accettato subito, appena l'ho capito. Avevo quattordici anni: mi ero innamorato di un mio compagno di scuola."

"Capita, da ragazzi."

"No, non era una cosa da ragazzini, però: era vero amore, almeno da parte mia."

"E lui?"

"Lui no. Voleva solo divertirsi. Siamo stati assieme tre anni, poi lui mi ha lasciato, per una ragazza."

"Ci sei stato male, immagino."

"Sì, non poco. E allora mi son detto che non mi sarei mai messo con nessuno finché non avessi avuto la certezza che anche lui fosse innamorato di me."

"E?..." chiese Patrick.

Gene sorrise: "E non mi sono messo ancora con nessuno."

"Neanche un'avventuretta?"

"No."

"Non ti pesa non aver sesso da... tre anni?"

"Un po', ma mi peserebbe di più fare l'amore con qualcuno che pensa solo a divertirsi con me."

"Io... anche a me piacerebbe trovare un amante sincero, vero, ma, sinceramente, non ho saputo aspettare come te. Così ho avuto parecchie avventure e qualche delusione."

"Ma anche qualche bella storia, spero."

"Finché mi illudevo, sì, anche qualche bella storia. D'altronde, quando mai si può essere sicuri che sia per sempre? Esiste una relazione per sempre?"

"Io spero di sì. Sai, io sono iscritto al Mattachine... là ho conosciuto tre coppie gay: una è assieme da dodici anni, una da diciotto ed una da ventisei. Quindi è possibile."

"Eppure, la maggioranza delle coppie non dura così a lungo." disse Patrick.

La cosa interessante era che Patrick stava così bene con Gene, che quasi non pensava neppure più alla scommessa. O per meglio dire, stava rinunciando a cercare di vincerla; Gene gli piaceva sempre più e non se la sentiva di prenderlo in giro: preferiva perdere i suoi Leonardo. E a poco a poco, man mano che passavano le settimane, Patrick si accorse che si stava innamorando seriamente di Gene.

Si trovavano anche di domenica e facevano lunghe passeggiate assieme, qualche volta andavano al cinema, andavano a visitare musei e facevano lunghe chiacchierate. Patrick non aveva conosciuto mai nessuno così pulito, dolce, retto come Gene. E fu contento che Richard non fosse riuscito a corromperlo. Anche Gene sembrava sempre più attratto da Patrick e questi ne era molto contento, ma nello stesso tempo gli dispiaceva dover continuare a fingere con lui di essere quello che non era.

Così, a inizio luglio, mancavano due settimane alla fine della scommessa, Patrick, dopo una notte insonne, decise di dire tutta la verità a Gene. Temeva di perderlo, così, ma d'altra parte non riusciva più a giocare quello stupido gioco. Quando si videro la domenica mattina, Patrick era teso, agitato, ma deciso.

Gene si accorse subito che l'uomo era diverso dal solito: "Che hai Patrick? Ti è successo qualcosa?"

"No... devo parlarti, Gene. Una cosa seria, difficile da dire."

"Brutta?"

"Non lo so, spero di no: dipende da te."

"Da me?"

"Mi prometti di ascoltarmi in silenzio, e di cercare di capire quello che voglio dirti?"

"Sì... certo."

Allora Patrick gli disse che da un po' di giorni si era accorto di essersi innamorato di lui, e che perciò doveva dirgli la verità su se stesso: non poteva più mentirgli. Gli disse chi era veramente, poi gli raccontò della scommessa con Richard, e gli disse che già prima quella scommessa l'aveva messo in imbarazzo, ma mai come ora, proprio perché ora era innamorato di lui. Gene lo ascoltava in silenzio, serio. Erano seduti su una panchina a Central Park, Patrick non aveva il coraggio di guardare in viso Gene, e, parlando, tremava.

"Ecco, ti ho detto tutto, ora. Ho finito." concluse e si sentì come se si fosse tolto un macigno dallo stomaco.

Gene, per un po' tacque, poi disse: "E tutto quello che hai detto in questi giorni, era solo per riuscire a portarmi a letto?"

"No. All'inizio, il primo, secondo giorno. Ma poi, tutto quello che ti ho detto era vero era quello che davvero pensavo, sentivo. Ho solo evitato di fare riferimenti concreti alla mia vera vita, e comunque mi pesava sempre più. Ti giuro, non ti ho preso in giro. E ho deciso che preferisco perdere la mia stupida scommessa piuttosto che perdere te... ammesso che non ti ho perso ugualmente."

"Patrick, anche io mi stavo innamorando di te, mi sembravi una persona splendida, e non parlo dell'aspetto fisico. Ora... sono un po' scosso, sinceramente. Però, non posso non apprezzare il fatto che tu abbia voluto dirmi la verità. Ma, capisci, mi sento spiazzato. Tu, un miliardario..."

"È così importante?"

"Non lo so, semplicemente. Io credevo di stare innamorandomi di un lavapiatti. Capisci che non è proprio la stessa cosa."

"Ma non credo che ti stessi innamorando di me perché ero un lavapiatti, spero che ti stavi innamorando di Patrick, di me."

"Sì, forse. Ma..."

"Non vorrai più vedermi?" gli chiese Patrick con apprensione.

"No, questo no. Solo che dovremo cominciare tutto da capo. Capisci quello che voglio dire?"

"Ma sei disposto a ricominciare?"

"Sì certo, quello che provo per te è reale. Devo solo capire se sarà tutto come prima, adesso."

"Gene, tutto il tempo che vuoi, ma dammi ancora una possibilità."

"Adesso capisco il comportamento di Richard. Ma che illusi a pensare che il denaro o la bellezza possano conquistare. Cioè, no, capisco che molti si farebbero conquistare da una o dall'altra, possono abbagliare. Ma non possono essere alla base dell'amore."


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
5oScaffale
shelf 1
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008