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una storia originale di Andrej Koymasky


pin JAUME DI SITGES di Andrej Koymasky © 2008
scritto il 12 febbraio 1991
CAPITOLO 1
PROLOGO

"Cognome."

"Peral Ferret."

"Nome."

"Jaume Isidre Benet."

"Nato a."

"Barcellona."

"Il."

"29 febbraio 1960."

"Ventinove?"

"Esatto. Era bisestile."

"Domicilio."

"Carrer de Sant Mus, al 12."

"Qui a Sitges?"

"Certo."

"Bene. Allora sentiamo la tua versione dei fatti."

Jaume iniziò a raccontare lentamente, cercando di esporre tutto nel modo più esatto e completo possibile, mentre l'appuntato batteva a macchina il testo della sua deposizione. Di tanto in tanto il tenente poneva domande, chiedeva precisazioni.

Ad un certo punto gli chiese: "Tu stavi facendo marchette, no?"

"No. Faccio il cameriere al ristorante La Brasa in Passeig de la Ribera."

"Ah, un quattro stelle. Eppure dalle indagini risulta che tu fai marchette."

"Qualche persona malevola e invidiosa."

"Vuoi dire che non è vero che vai a letto coi maschi?"

"No, è vero, ci vado. Ma non ci vado per soldi."

"Ma mister Bowens dice che lui ti ha pagato."

"Certo, ci ha provato. Per insultarmi. Ma ho stracciato l'assegno. Potete controllare e vedrete che non l'ho incassato."

"Comunque tu sei un omosessuale."

"Non è punito dalla legge."

"D'accordo. Hai una relazione sessuale con questo mister Bowens?"

"L'ho avuta."

L'interrogatorio proseguì serrato, puntuale. Jaume rispondeva tranquillamente a tutte le domande, calmo e padrone di sé. Non perdeva mai l'autocontrollo, nonostante le osservazioni in tono di scherno del tenente.

Con Kevin Bowens era la prima volta che gli era capitato. Quando questi gli aveva detto con tono gelido: "Vattene, mi fai schifo. Sei una sporca sgualdrina, un cane rognoso, un bastardo schifoso..." aveva visto rosso e lo aveva assalito a calci e a pugni.

Purtroppo Jaume era forte e l'altro aveva avuto la peggio. Ed ora era lì, al posto di polizia, accusato di aggressione. Ad un turista straniero, per giunta. Gli aveva rotto il setto nasale. L'altro era giunto all'ospedale privo di coscienza, tutto sporco di sangue, gli avevano detto. Dopo essere stato medicato, appena aveva ripreso i sensi, era andato a sporgere denuncia. Ed ora Jaume era lì, accusato di aggressione, percosse e lesioni volontarie e di prostituzione. Ammise tutto, ma negò di essere un prostituto.

Finito l'interrogatorio gli fu letto il verbale della sua deposizione e lui lo firmò. Quindi fu lasciato libero, diffidandolo solo dal lasciare Sitges.

Sì, era pentito. Jaume non amava la violenza, eppure era stato violento. Ammetteva la sua colpa. Era disposto a pagare.

A quanto l'avrebbero condannato? Certo, l'avvocato l'avrebbe difeso. Ma lui non voleva che si inventassero scuse o menzogne.

Solo una cosa gli bruciava: che Kevin non avrebbe pagato per il suo comportamento. Certo, aveva già pagato col suo bel naso rotto, ma quella non era giustizia, era solo vendetta. Jaume avrebbe voluto avere giustizia, invece. Ma ci sperava assai poco.

S'era illuso, con Kevin. L'aveva giudicato una persona aperta, comprensiva, intelligente. E soprattutto innamorata. Quanto s'era sbagliato! Possibile che lui si innamorasse sempre proprio delle persone sbagliate? Avrebbe mai trovato il compagno giusto per sé? D'accordo, era ancora giovane, aveva solo venti anni. Eppure era dall'età di quindici anni che si guardava intorno, alla ricerca del grande amore. Un quarto della sua vita.

Tornato a casa si scusò con Juan e Miguel che lo stavano aspettando, andò in camera sua, si gettò sul letto, prono, la testa appoggiata alle braccia.

E ripensò alla sua vita.



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