Suo padre era conducente nelle linee urbane di Barcellona. Sua madre andava a servizio a casa dell'architetto Casanas Fuentes. Non erano ricchi, ma in casa non mancavano i soldi. Suo fratello Bartolomé andava al liceo. Era bravo, aveva ottimi voti. Era proprio uno studioso nato, un cervellone.
Lui, Jaume, aveva fatto le medie. Ogni anno era stato promosso per miracolo, a stento: non è che gli piacesse granché studiare, perciò faceva il minimo e, si sa, quando si fa il minimo, si è sempre sul filo del rasoio, in bilico. A 14 anni i suoi l'avevano iscritto alle Scuole Tecniche. Cominciò subito male. Bartolomé aveva cercato di aiutare il fratello, ma questi non gli dava retta. Certamente la madre, preoccupata, doveva averne parlato con la signora Casanas. Questa aveva detto che suo figlio Pedro Augusto avrebbe seguito volentieri il ragazzino negli studi. Così Jaume, tre pomeriggi alla settimana, andava con sua madre a casa dell'architetto per prendere lezioni dal figlio di questi.
Pedro Augusto era un ragazzo di 19 anni. Aveva appena iniziato l'università. Jaume provava soggezione nei confronti del figlio dell'architetto, così aveva dovuto mettersi a studiare. La madre, per compensare in qualche modo il giovane delle ripetizioni, faceva alcune ore di servizio in più, senza paga. La signora Casanas dapprima non voleva, ma la madre di Jaume tanto insistette che la spuntò. Il lunedì, mercoledì e venerdì il ragazzino andava nella cameretta del giovane e, mentre la madre faceva le pulizie, i due studiavano.
Pedro Augusto era un ragazzo simpatico pur con un carattere forte e deciso. Prendeva il ragazzino un po' con le buone un po' con le cattive e stava ottenendo buoni risultati. Il città era conosciuto perché faceva parte della locale squadra di pallacanestro, nella División Nacional Jóvenes. Il sabato e la domenica, spesso, Jaume andava a vederlo allenarsi e giocare. Pedro Augusto era bravo, un giocatore di punta, uno dei migliori marcatori della squadra. Così il ragazzino, presto, sviluppò anche una notevole ammirazione per il giovane campione che aveva spesso l'onore della pagina sui giornali e non solo locali.
Di solito, finita la partita o l'allenamento, Jaume lasciava la palestra, mentre gli atleti tornavano negli spogliatoi, ed andava a casa o a trovare qualche amico. Qualche volta però, andava negli spogliatoi per felicitarsi col suo campione, o lo aspettava all'uscita.
Domenica 5 maggio '74, Pedro Augusto aveva superato se stesso. La palestra era in delirio. Quella partita non segnava solo la vittoria del trofeo, ma il passaggio dei migliori atleti nella categoria superiore. Jaume aspettò Pedro Augusto all'uscita per fargli i complimenti. Dopo un po' vide uscire il capitano della squadra, poi altri tre giocatori, quindi gli altri alla spicciolata, subito circondati dai tifosi festanti. Ma lui aspettava il suo campione. La partita era finita da quasi un'ora ed ormai se n'erano andati quasi tutti dal piazzale, ma il suo eroe non era ancora uscito. Eppure quella era l'unica uscita degli spogliatoi e, notò Jaume, la Seat del giovane era ancora parcheggiata lì fuori. Allora decise di entrare per cercarlo.
Il custode, che ormai lo conosceva di vista, gli disse: "Sono usciti tutti, ormai. Dove vai?"
"Casanas non è ancora uscito. Vado a cercarlo."
"Fai un giro a vuoto, ma vai pure."
Jaume percorse il lungo corridoio sotto gli spalti, entrò nell'anticamera e da qui negli spogliatoi. Vuoti. Stava per tornare indietro quando sentì un lieve rumore d'acqua: una delle docce era ancora occupata. Allora passò nella stanza del peso e spinse la porta del locale docce. Era chiusa. Probabilmente qualcuno aveva dimenticato il rubinetto di una doccia aperto, pensò. Stava per tornare indietro quando gli sembrò di sentire una risata soffocata. Provò di nuovo a spingere la porta delle docce, ma era proprio chiusa. Di nuovo si sentì il suono attutito di una voce che diceva qualcosa. Pensò che lì dentro ci dovesse proprio essere Pedro Augusto e trovò strano che si fosse chiuso dentro.
Incuriosito, indeciso su cosa fare, si guardò attorno. In alto sulla parete verso il locale docce c'era un lungo finestrino orizzontale che dava luce alla stanza del peso. Il vetro era coperto dalla condensa del vapore che colava a rivoli. Contro il muro, sotto la finestra, c'era un piccolo tavolo, ma anche salendoci sopra Jaume non sarebbe riuscito a guardare dal finestrino per accertarsi che lì dentro ci fosse proprio Pedro Augusto. Tornò agli spogliatoi, prese uno degli sgabelli di legno, lo portò fin sopra il tavolo e si arrampicò. Ora la sua testa arrivava giusta giusta all'altezza del vetro. Guardò dentro.
Nonostante la stanza delle docce fosse piena di vapore, distinse chiaramente uno spettacolo che lo lasciò senza fiato: vide sotto lo scroscio dell'acqua Pedro Augusto ed un altro giocatore, Felipe Morales. Erano logicamente entrambi nudi, in piedi. Pedro Augusto stava alle spalle di Felipe tenendolo per la vita, gliel'aveva messo in culo e lo stava fottendo. Jaume dapprima restò sorpreso, di sasso. Rimase immobile, quasi trattenendo il respiro, a guardare quell'imprevisto spettacolo.
Lui sapeva che quelle cose succedono, coi compagni se ne parlava scherzando: "ma vai a prenderlo in culo" o "attento che te lo metto!" o altre espressioni del genere erano comuni. Ma non l'aveva mai visto fare veramente. Da due anni Jaume si masturbava. Quasi sempre da solo, ma qualche volta, per gioco, con uno o due suoi compagni. Facevano a chi schizzava più lontano. Se lo misuravano per vedere chi ce l'aveva più grosso o lungo... A volte si erano anche masturbati a vicenda, ma mai nulla di più. Ora vedeva per la prima volta due ragazzi più grandi, due giovanotti, in pieno amplesso.
Pedro Augusto stava fottendo con colpi di reni vigorosi il suo amico che frattanto si masturbava. Pedro carezzava il petto e il ventre di Felipe e gli mordicchiava un orecchio. Dall'espressione dei volti, che Jaume vedeva di profilo, pareva che ai due piacesse molto quello che stavano facendo sotto la doccia.
Jaume s'accorse che il proprio membro s'era inturgidito e, istintivamente, vi portò una mano e prese a carezzarselo, palparselo finché, in preda ad una forte eccitazione, se lo fece uscire dai calzoncini e cominciò a masturbarsi velocemente senza perder di vista la scena. Non pensò che il custode sarebbe potuto arrivare da un momento all'altro, non pensò a nulla: i suoi occhi e tutta la sua attenzione erano assorti in quell'incredibile ed eccitante visione.
Quei due corpi atletici, nudi, ruscellanti acqua, che si muovevano a ritmo, in una forte e appassionata danza erotica che gli ricordava quando aveva visto "Bolero" di Ravel alla TV, lo affascinavano. Pensò confusamente che doveva essere bellissimo fare quelle cose... Sì, ai due giovani maschi pareva piacere... E quando dai forti spasmi dei corpi e dalle espressioni estatiche dei volti dei due capì che prima Felipe, poi anche Pedro Augusto avevano raggiunto l'orgasmo, anche lui venne, schizzando tutto il suo seme che andò a spiaccicarsi contro il bianco muro e colò giù.
Solo allora si scosse, si rese conto di quel che aveva fatto. Si rimise rapidamente a posto il membro e scese dalla sua posizione di vedetta. Lanciò un rapido sguardo al muro su cui spiccavano le colate del suo seme, bianche e luccicanti alla luce dei neon, riportò lo sgabello a posto ed uscì velocemente.
Mentre passava davanti al gabbiotto del custode, questi gli chiese: "Allora, l'hai trovato Casanas?"
"Sì, è in doccia. Tra poco esce." rispose Jaume meccanicamente ed uscì all'aperto.
Tirò un lungo sospiro, respirando l'aria profumata, si girò a guardare la porta da cui era uscito, incerto se aspettare o no l'atleta, poi si avviò rapidamente verso casa. Per tutta la sera non fece che ripensare eccitato alla scena che aveva carpito.
Quando Pedro Augusto uscì dagli spogliatoi, qualche minuto più tardi di Felipe, il custode gli disse: "Forse fuori c'è un tuo ammiratore che t'aspetta. È uscito poco prima di Morales."
"Di chi parli?"
"Come, non l'hai visto? M'ha detto che eri ancora in doccia e che saresti uscito presto."
Il giovane restò un attimo sorpreso ma senza darlo a vedere chiese: "Chi è? Il ragazzino di quindici anni che ho portato qualche volta con me? Jaume?"
"Non so come si chiama, ma è lui, credo. Quello con gli occhiali e il piccolo neo a destra delle labbra."
Pedro Augusto annuì, poi disse: "Ah, ho dimenticato il portafoglio nell'armadietto. Vado a prenderlo e torno."
"Nessuna fretta, tanto chiudo alle sette."
Tornò indietro fino alla porta delle docce. La osservò bene e vide che non c'era nessuna fessura, nessuno spiraglio o foro da cui si potesse vedere il locale docce quando era chiusa. Sorrise sollevato e stava per tornare fuori quando il suo sguardo cadde sul muro, fra la larga e bassa finestra e il tavolinetto, e notò la sbrodolatura biancastra che ancora colava lentamente. Corrugò la fronte, s'accostò al tavolo e toccò la scia con un dito. Era fredda ma fluida. Annusò il dito e s'aprì in un sorriso malizioso annuendo più volte col capo. Aveva capito che cosa era successo. Ma proprio quella lunga traccia lasciata dal suo silenzioso spettatore gli diceva che non aveva nulla da temere, anzi...
Così il piccolo Jaume era stato testimone della sua scopata con Felipe. E s'era masturbato guardandoli. Piccolo, ma già ben fatto. E già maturato abbastanza a giudicare dalla quantità di seme che aveva emesso contro la parete.
Lui d'altronde, aveva giusto quattordici anni quando aveva avuto le sue prime avventure con lo zio Xavier che se lo faceva succhiare, con José il suo compagno di camera in collegio che l'aveva pregato di fotterlo e con cui aveva provato la sua prima penetrazione attiva, e con Fernan, il massaggiatore della squadra Chicos, che ogni volta che erano soli ne approfittava per succhiarglielo. In seguito Pedro Augusto aveva avuto non poche avventure ed anche qualche relazione. Adesso da un anno stava con Felipe, ma certo non disdegnava qualche diversivo quando se ne presentava l'occasione. Ed ora l'occasione gli si stava presentando, servita su un piatto d'argento.
Jaume quella notte a letto s'era masturbato di nuovo pensando ai due corpi snelli e sodi, atletici, uniti nell'amplesso ed immaginando di essere fra loro. Chissà cosa si prova a penetrare? E ad essere penetrati? Pareva che piacesse molto a tutti e due. Lo facevano spesso? Ogni volta che facevano la doccia? Solo loro due o anche con gli altri atleti? Immaginò tutta la squadra unita in un grande amplesso... Il membro di Felipe l'aveva visto bene, era grande, bello. Quello di Pedro Augusto non si vedeva quasi, era tutto immerso fra le chiappe dell'amico...
Anche lunedì mattina, a scuola, quasi non fece che pensare a quella scena e chiedersi se anche qualcuno dei suoi compagni faceva quelle cose e spesso sentiva il membro inturgidirsi e premergli contro la patta. Per fortuna non si notava nulla, gli altri non potevano accorgersene.
Poi arrivò il pomeriggio e Jaume, con la madre, si recò come al solito in casa dei Casanas. Appena si trovò di fronte a Pedro Augusto il ragazzo si sentì in preda ad una sorda agitazione: lui ne conosceva il segreto, lui l'aveva scoperto...
"Ah, eccoti Jaume. Vieni, ti stavo aspettando." disse il giovanotto sorridendogli come sempre e guidandolo alla propria cameretta-studio.
Sedettero al tavolo e Jaume cominciò a tirar fuori dalla cartella i libri.
L'altro gli chiese con un sorrisetto: "Ti sei divertito ieri pomeriggio alla palestra?"
Jaume, leggermente confuso, rispose: "Sì, è stato proprio un bell'incontro. Complimenti."
Il sorriso dell'altro si fece malizioso: "Parlavo del dopo-partita. Di quell'altro... incontro. Non avevo pensato alla finestrella. Sei un dritto, tu. Ma devo avvertire Felipe che è meglio che ci troviamo altrove. Ti è piaciuto, comunque, non è vero?"
Jaume arrossì violentemente ed abbassò lo sguardo, in silenzio, confuso.
L'altro insisté: "Mica ti mangio. Rispondi. T'è piaciuto?"
Il ragazzo annuì appena, lo sguardo sempre fisso sul piano della scrivania.
Allora il giovane s'alzò in piedi, gli si avvicinò, gli prese il mento con una mano sollevandogli il capo e, sorridendo, gli chiese: "A guardarci ti sei eccitato, vero?"
Jaume mormorò un "sì" strozzato.
L'altro allora, sempre tenendogli il volto sollevato, con la mano libera scese a sbottonarsi lentamente la patta dei calzoni, frugò un poco e ne tirò fuori il membro già semieretto. Il ragazzo aveva gli occhi fissi su quel grosso cilindro di liscia carne palpitante che si stava sollevando a poco a poco, dritto davanti a lui, sfiorandogli quasi il viso. Jaume era come un passerotto affascinato da un serpente. Sentiva il cuore battergli forte forte, ma non riusciva a muoversi.
"Ti piace il mio cazzo? È bello, vero?"
Il ragazzo di nuovo mormorò un "sì" strozzato.
L'altro allora, afferratosi il membro a piena mano e strofinatoglielo sulle labbra, con voce suadente gli disse: "Bacialo, dai, leccamelo tutto... Dai!"
Jaume, sempre immobile, sempre affascinato, balbettò: "Ma... ma se vie... viene qualcuno?"
"No. Non è mai venuto nessuno. E poi nessuno entrerebbe senza bussare. Lecca tranquillo questo bel cazzo duro, dai, fammi godere."
Jaume schiuse le labbra e timidamente sporse la lingua... e guidato da Pedro Augusto, dopo poco succhiava il suo primo membro... e gli piaceva. E dopo pochi minuti assaggiava e beveva il suo primo seme di maschio, e anche questo gli piaceva.
Da quel giorno la cosa si ripeté spesso. A poco a poco Jaume vinse il suo iniziale imbarazzo, conquistato dai modi gentili e suadenti dell'altro e dal piacere che ne ricavava. E cominciò a chiedere lui al giovanotto: "ti va?" al che l'altro raramente si tirava indietro. E quando per la prima volta Pedro Augusto lo succhiò al ragazzino, Jaume pensò che era davvero bellissimo fare quelle cose.
Poi, dopo neanche un mese dalla prima volta, il giovane invitò il ragazzo ad una gita in tenda, loro due soli, per un week-end. E qui, senza troppa fatica, convinse il ragazzo a lasciarsi penetrare, a sacrificargli la sua verginità. Tra il sabato pomeriggio e la giornata di domenica, Pedro lo possedette per ben quattro volte, eccitatissimo dal culetto ancora intatto e stretto del suo ospite. Ogni volta faceva precedere la penetrazione da lunghi preamboli in cui portava il ragazzo a livelli altissimi, fino ad allora sconosciuti, di godimento, poiché sapeva che più l'altro era eccitato e più facilmente avrebbe accettato di subire il dolore delle prime penetrazioni. E ogni volta, dopo, blandiva l'amor proprio del ragazzo carezzandolo e colmandolo di belle parole e di lodi appassionate. Jaume tornò a casa dolorante ma felice.
Anche i week-end si ripeterono e il dolore scomparve e rimase solo l'intenso piacere. Jaume era sempre più affascinato dal suo precettore-amatore. Ed a poco a poco s'innamorò di lui perdutamente. Era la prima volta che il ragazzo provava questo sentimento unito al piacere fisico e vi si gettò dentro a capofitto in modo devoto e romantico. E per far piacere a Pedro, studiò con tale impegno che, alla fine dell'anno scolastico, fu promosso con buoni voti in tutte le materie. Sua madre non faceva che lodare e ringraziare il figlio dell'architetto per aver seguito con tanta pazienza e bravura suo figlio.
"Per me è stato un vero e proprio piacere, signora, mi creda. Anzi, se non le dispiace, visto che all'inizio di luglio vado a fare tre settimane di campeggio con un paio di amici, porterei volentieri con me anche Jaume. Si merita una bella vacanza, non crede?"
La madre accettò subito con riconoscenza. Jaume credeva di toccare il cielo con un dito: tre settimane con il suo adorato Pedro! Insieme in tenda! Sarebbe stato meraviglioso.
Partirono la prima domenica di luglio con la Seat di Pedro. La sua prima sorpresa fu di vedere che, con un'altra auto, stavano andando al campeggio anche Felipe ed un altro ragazzo che non conosceva.
Così, per la strada, chiese: "Ma viene anche Felipe a campeggiare con noi?"
"Certo, e anche Miguel."
"Hanno una tenda per loro due, vero?"
"Macché. Mica ho portato la mia tendina. Useremo la tenda di Miguel in cui si entra comodi in quattro."
"Ma allora... io e te non potremo fare all'amore, non saremo mai soli..."
"E perché? Felipe, lo sai che gli piace e anche a Miguel, il cugino di Felipe. Anzi, ci divertiremo di più a farlo in quattro."
"Tutti assieme? Faremo all'amore tutti assieme?"
"Certo. Sarà bello."
"Io speravo di stare da solo con te..."
"Allora sei un egoista. Via, Jaume, non vuoi mica darmi una delusione! Non vuoi farmi contento? A me piace l'idea di scopare in quattro. Se è vero che mi vuoi bene come dici, non ti metti a fare storie, adesso!"
"No, va bene... come vuoi tu, Pedro." rispose mogio mogio il ragazzo.
Si sentiva talmente innamorato del suo bell'atleta che per lui avrebbe fatto qualsiasi cosa. E lo fece. Già dalla prima notte in tenda Pedro volle che si facesse penetrare anche dagli altri due. Così si trovò con un membro che gli stantuffava nel culetto e un altro che gli si spingeva in gola mentre il quarto penetrava uno dei due occupati con lui. E ogni tanto gli altri tre si scambiavano le posizioni, solo lui restava sempre a quattro zampe per esser fottuto alle due estremità
A volte anche durante il giorno uno dei tre giovani lo portava con sé in tenda per poterlo penetrare a proprio agio da solo. Jaume ci stava male, ma quando aveva provato a parlarne a Pedro, questi l'aveva blandito e carezzato e gli aveva detto che per lui era importante che i suoi due amici potessero divertirsi e che se Jaume gli voleva davvero bene, doveva dimostrarsi disponibile anche con gli altri due che erano i suoi più cari amici.
A Jaume non è che dispiacesse fisicamente esser scopato dagli altri due. Ma mentre verso Pedro Augusto provava amore e piacere nel donarsi, gli altri li sentiva estranei e si sentiva usato. Inoltre spesso Pedro faceva l'amore con Felipe, lì sotto i suoi occhi, e Jaume provava un senso di cocente gelosia. Anche perché aveva notato che non lo faceva quasi mai con Miguel, né Felipe con Miguel. Questo naturalmente fece sì che chi lo penetrava più spesso non era il suo Pedro ma Miguel.
Furono tre settimane di sessualità intensa, sfrenata, specialmente per Jaume che doveva soddisfare tutti e tre i giovani che parevano in stato di continua eccitazione. Fece il conto che in media era penetrato quattro o cinque volte al giorno, senza contare tutte le volte che lo prendeva in bocca. Sicuramente, in quelle tre settimane, fu penetrato più di un centinaio di volte, mattino, pomeriggio, sera e notte.
Ognuno dei tre giovanotti aveva un suo modo preferito di metterglielo di dietro, ma quello che gli piaceva più di tutti era sempre il suo adorato Pedro: questi di solito lo faceva sdraiare sulla schiena e gli si inginocchiava fra le gambe. Per un po' gli succhiava il membro, poi gli allargava bene le cosce, si faceva passare le gambe del ragazzo sopra le spalle, gli sollevava il bacino e si chinava su di lui a leccargli a lungo il buchetto finché lo sentiva palpitare. Allora lo afferrava per la vita e in due o tre colpi di reni ben calibrati, lo impalava completamente. Poi, mentre gli carezzava il petto, il collo, il volto, i fianchi, iniziava a fotterlo con un ritmo dapprima lento, poi via via più veloce di mano in mano che aumentava l'eccitazione, finché con quattro o cinque colpi di reni più violenti gli si scaricava dentro. Allora vedeva il volto di Pedro Augusto trasformarsi nel godimento, diventare bellissimo durante l'acme dell'orgasmo e Jaume si sentiva felice. Erano i pochi momenti felici di tutto il campeggio. Specialmente se erano solo loro due in tenda.
Miguel invece preferiva penetrarlo facendolo mettere a quattro zampe, e mentre lo fotteva con colpi secchi e veloci, gli stuzzicava i capezzoli e i genitali. Felipe infine preferiva prenderlo stando stesi su un fianco o anche facendoselo sedere in grembo e prendendolo di sotto in su. Comunque l'unico che non s'era mai fatto penetrare da nessuno, era il suo Pedro. E nessuno dei tre aveva offerto a Jaume di farsi penetrare da lui. Jaume di solito si sfogava masturbandosi, a parte qualche raro sessantanove con Felipe, stesi su un fianco, mentre questi veniva preso da Pedro e lui da Miguel.
Finito il campeggio Miguel ritornò a Barcellona riportando indietro la tenda e Jaume, mentre Felipe partiva in macchina con Pedro per fare un altro giro loro due da soli.
Jaume si sentiva roso dalla gelosia ma non disse nulla. Quando, a Barcellona, prima di lasciarlo, Miguel gli propose di vedersi ancora, il ragazzo rifiutò.