Finite le vacanze, finalmente Jaume poté rivedere il suo amato atleta. Lo incontrò la domenica all'uscita dalla palestra. Con lui c'era anche Felipe.
Appena li vide andò verso di loro e, salutatili, chiese al suo Pedro Augusto: "Quando possiamo vederci io e tu da soli?"
"Per cosa?"
"Beh... lo sai no?"
"Hai ancora bisogno di aiuto per la scuola?"
"Ma no, dai, non fare il finto tonto. Io e tu, per stare assieme. Come sempre, no?"
"Ah, vuoi dire per scopare? No, grazie. Il mio ragazzo è Felipe. Un po' per divertirsi, andava anche bene. Ma tu sei ancora un ragazzino. Preferisco mille volte il mio Felipe, mi pare logico."
Jaume lo guardò sbalordito. Gli occhi gli si riempirono di lacrime e disse sconsolato: "Ma io ti voglio bene, Pedrito, lo sai."
"Ti passerà, stai tranquillo. Trovati uno della tua età. Finché era per divertirsi un po', andava bene. Ma io sto con Felipe, lo sai perfettamente. È con lui che m'hai visto quella volta, no?"
Allora Jaume scappò via e corse, corse, gli occhi annebbiati dai lucciconi che tentava rabbiosamente di ricacciare indietro, mentre dentro di sé lanciava tutti gli insulti più atroci, tutte le parolacce che conosceva, alla volta di Pedro come un'ossessiva litania.
Pochi giorni dopo questa cocente delusione, Jaume incontrò sulla Rambla Miguel. Appena lo vide di lontano lo salutò chiamandolo ed agitando un braccio e gli corse incontro.
"Miguel, hai voglia di fottermi?" chiese diretto appena gli fu vicino.
L'altro si guardò intorno imbarazzato, poi disse: "Abbassa la voce! Che ti piglia?"
"Hai voglia di fottermi sì o no?" ripeté sottovoce.
"Sì, hai un bel culetto. Ma come mai adesso hai cambiato idea?"
Jaume gli spiegò l'accaduto, poi gli disse: "E se hai anche un amico o due che ha voglia di fottermi, presentaci. Sarò contento."
Miguel sorrise, comunque non si lasciò sfuggire l'occasione. Portò con sé il ragazzo in un cantiere edile che in quei giorni aveva sospeso i lavori ed era chiuso, vi si intrufolarono non visti da un'apertura nella rete di cinta e lì, nascosti fra le cataste di materiale da costruzione, prima se lo fece succhiare, poi, calatigli i calzoncini e fattolo girare, prese Jaume con piacere.
Mentre si stavano riabbottonando i calzoni, il ragazzo chiese a Miguel: "Io voglio trovare altri ragazzi con cui scopare. Non conosci nessuno, tu?"
L'altro rispose: "Beh, con me ci puoi venire quando vuoi. Lo sai che mi piaci."
"Sì, d'accordo. Ma ne voglio altri, tanti altri."
"Ci sarebbe un mio amico a cui probabilmente piaceresti. Posso provare a dirglielo. Ma se vuoi trovare altri maschi, basta che vai sulla Rambla verso mezzanotte. O anche ai cessi della stazione, a qualsiasi ora, anche di giorno..." e gli spiegò gli altri due o tre posti della città in cui si poteva battere.
Lo mise in guardia dalle retate della polizia: in quel tempo l'omosessualità in Spagna era illegale e lo rimase per tutto l'anno seguente, cioè fino alla caduta della dittatura di Francisco Franco.
Jaume prese nota di tutto mentalmente e si ripromise che si sarebbe dato a tutti quelli che riusciva a trovare. Così, cominciò a battere. All'inizio non capiva come fare a riconoscere chi ci stava o no, e non sapeva come fare ad agganciarli. Ma presto furono gli altri ad agganciare lui, che era un bel ragazzino, e quando questo avveniva, lui rispondeva sempre di sì. E quando s'appartava con quegli uomini, giovani, vecchi, grassi, magri, spagnoli, stranieri, faceva tutto quello che gli chiedevano di fare, senza alcun ritegno. Fu in questo periodo che per la prima volta fu lui a penetrare un altro e scoprì che gli piaceva almeno quanto essere penetrato.
Passato però il primo periodo di rabbia e di frustrazione, Jaume cominciò a calmarsi e a divenire più selettivo. Non andava più con chiunque ma solo coi tipi che fisicamente gli piacevano. Aveva sempre un'ampia scelta perché Jaume, pur essendo giovanissimo, era ben sviluppato ed era di una bellezza notevole che sembrava aumentare man mano che cresceva.
Presto fu conscio del fascino che emanava ed imparò a trarne profitto. Verso dicembre aveva agganciato un giovane manager madrileno. Era un bell'uomo e Jaume pensava che con quello si sarebbe potuto divertire molto, perché era un tipo dall'aria sicura, spigliata, simpatica ed allegra. L'uomo lo portò con sé in albergo e subito si spogliarono e si misero a fare all'amore. Siccome l'uomo gli piaceva, il ragazzo fece del proprio meglio per dargli parecchio godimento, e ci riuscì.
Tanto che l'altro, mentre un paio d'ore più tardi si rivestivano, posò sul comodino dalla parte del ragazzo alcuni biglietti da 100 pesetas e gli disse: "Ti va bene? Di solito la tariffa è 1000, ma tu ti sei meritato di più."
Jaume prese i soldi, li contò poi guardò con aria interrogativa l'altro: "Perché mi dai 1500 pesetas?"
"Non va bene? Ne vuoi 2000? Diventi un po' caro ma, per una volta, crepi l'avarizia." disse e ripreso il portafogli, contò altre 500 pesetas e gliele porse.
Jaume era sempre più stupito. Non sapeva che uno potesse pagare un maschio per farci all'amore. Una femmina sì, lo sanno tutti che ci sono le prostitute.
L'altro, interpretando male l'espressione di Jaume, gli disse: "Ragazzo, guarda che sono pratico di Barcellona, io, ci vengo spesso. Lì dove ti ho trovato le marchette chiedono al massimo 1000 pesetas. Altrove di più, è vero. Ma 2000 le prendono solo le marchette di Plaza Cataluña. Mi pare di trattarti bene, perciò."
Finalmente il ragazzo disse: "Ma io c'ero venuto gratis con te. Mica t'avevo chiesto soldi."
L'altro restò un attimo imbarazzato, poi disse: "Non volevo offenderti, scusami. Ma lì ci sono sempre marchette."
"Ma che sono le marchette?"
"Davvero non lo sai? Eppure non mi sei sembrato un novellino, a letto. Sei esperto, ci sai fare."
Così parlarono per un po'. Jaume gli raccontò la sua storia. L'altro gli spiegò che parecchi ragazzi lo fanno per denaro. Alla fine insistette che accettasse le 2000 pesetas come un regalo, non come un pagamento. Jaume uscì dall'albergo con quelle banconote arrotolate, strette nella mano sprofondata nella tasca dei calzoncini. In un paio d'ore aveva guadagnato un terzo dello stipendio della madre o un quinto di quello del padre!
Per Jaume fu come una folgorazione. Se lui avesse trovato anche solo dieci uomini ogni mese disposti a pagare ognuno anche solo 1000 pesetas, avrebbe guadagnato quanto il padre in un mese in poche ore e divertendosi. Perciò lui in un mese, a soli quattordici anni e mezzo, poteva facilmente guadagnare più di suo padre. Diventare ricco!
Quell'idea gli ronzava nella testa. Diventare ricco divertendosi. Farsi pagare per provare piacere. Cose così straordinarie capitavano solo nelle favole. Quindi io sono il personaggio di una favola, pensò divertito.
Ma certo, non poteva portare a casa tutti quei soldi: come avrebbe potuto mai giustificarli? Ma dove poteva nasconderli? Tornato a casa ci pensò tutta la sera. Alla fine decise che l'indomani mattina sarebbe andato ad aprirsi un conto in banca.
Ma quando vi si recò, scoprì che, essendo minorenne, c'era bisogno della firma del padre. Quei soldi però non poteva tenerli con sé, né indosso né in casa, perché la madre metteva sempre il naso nelle sue cose. Rifletté sul problema tutto il giorno a scuola. Infine gli venne un'idea: appena uscito andò a cercare Miguel.
"Ciao Jaume. È già un po' che non ti si vede. Vuoi fare un salto su da me? I miei non ci sono fino all'ora di cena e ci possiamo divertire tranquilli."
"Sì, volentieri. Purché tu mi faccia un favore."
"Di che si tratta?"
Saliti in casa spiegò al giovane il suo problema.
"Ti sei messo a far marchette?" gli chiese l'altro stupito.
"Certo. Sarei uno scemo a non farmi pagare, visto che c'è tanta gente disposta a farlo per farmi divertire. Ma sta' tranquillo, se mi aiuti da te non voglio soldi. Se andiamo insieme in banca e tu dici che sei mio cugino, forse puoi aprire un conto a nome mio."
"Probabilmente sì. Ma forse sarà un conto vincolato, credo. Di solito ai minorenni, che io sappia, fanno solo conti vincolati."
"Cioè io non posso ritirarli fino alla maggiore età?"
"Sì, è così."
Jaume rifletté un po' poi disse: "Va bene. Ma lo faresti tu questo per me?"
"Sì, volentieri."
"E per adesso me li puoi tenere tu questi soldi?"
"Ti fidi?"
"Certo. Se provi a fare il furbo con me dico a tutti che tu m'inculi. Tu sei maggiorenne, lo sai che finiresti in galera."
Miguel sorrise: "Sì, sei furbo. Stai tranquillo, Jaume, non ho nessuna intenzione di fregarti."
"Lo penso, sennò mica venivo a chiederlo a te."
Così Jaume risolse il problema dei soldi.
In realtà, però, presto scoprì che non era così facile fare marchette. Innanzitutto perché non era tanto semplice trovare troppo spesso scuse per rientrare a casa tardi la notte e di giorno era più difficile. Poi perché, pur dimostrando un po' più della sua reale età, era chiaro che era ancora minorenne e pochi s'arrischiavano ad andare con lui, per paura delle eventuali conseguenze penali. Così in un mese Jaume era riuscito a mettere da parte, in banca, solo 7000 pesetas. Però era contento lo stesso.
In tutto il '75 Jaume riuscì a racimolare 76.500 pesetas, una cifra considerevole per un ragazzino, soprattutto se si pensa che ne metteva in banca la quasi totalità, tenendosi pochi spiccioli per le sue spese minute per cose di cui a casa non si accorgessero. Inoltre si fece molte esperienze, imparò a riconoscere i potenziali clienti ed a trattarli in modo di dar loro piena soddisfazione pur divertendosi: un cliente soddisfatto non solo probabilmente tornava, ma poteva anche portare nuovi clienti.
Nell'autunno del '75, caduta la dittatura del Generalissimo Francisco Franco, la scena gay si animò e di conseguenza anche per Jaume le cose iniziarono ad andare meglio, sì che alla fine del '76 il suo deposito in banca ammontava già a 188.000 pesetas. Questo, oltre alla maggiore libertà che si respirava in Spagna, era dovuto anche al fatto che Jaume si stava sviluppando rapidamente ed aveva ormai sedici anni e mezzo ma poteva passare per un diciottenne. La scuola andava così così ma non male: gli mancavano ormai solo due anni per il diploma.
A poco a poco Jaume aveva trovato i luoghi migliori per andare a battere e le tecniche migliori per agganciare i clienti che gli interessavano. Più riusciva ad avere successo, più diventava selettivo nelle scelte dei clienti, perché innanzitutto voleva divertirsi lui. Inoltre aveva cominciato ad andare solo con i clienti che avevano un posto in cui portarlo o che erano disposti a pagare una camera ad ore. Jaume aveva conosciuto quattro affittacamere da cui eventualmente portare il cliente, che non facevano storie a dare la camera a due maschi e facevano finta di non sapere che Jaume era minorenne.
Ormai era in grado di trovarne almeno uno alla settimana, ma spesso di più, e la sua tariffa raramente scendeva sotto le 2000 pesetas. Il che non escludeva, quando incontrava un tipo che veramente gli piaceva molto ma senza soldi, che ci andasse anche gratis. Come un soldatino di leva castigliano che aveva incontrato all'imbarcadero. Quando faceva all'amore, ci metteva sempre il meglio di sé, per godere bene e far godere bene l'altro. Così a poco a poco alcuni clienti cominciarono a cercare quasi esclusivamente lui.
A casa non sospettavano minimamente la sua doppia vita. Faceva il bravo figliolo, tranquillo e servizievole, ed ora studiava persino con buona volontà.
Riguardo ai clienti, aveva scoperto una cosa: quello che li attirava di più verso di lui era, oltre alla sua bellezza fisica sempre maggiore, proprio la sua aria da bravo figliolo, lievemente timido e timoroso, poi la sua dolcezza mista a forza, da giovane cerbiatto.
Così Jaume cominciò a curare il proprio aspetto, i propri atteggiamenti ed il suo successo aumentava.
Ma la famiglia, la scuola, la sua normale vita quotidiana, lo limitavano molto, gli lasciavano poco spazio.
Ogni tanto andava a trovare Miguel, che lo rivedeva sempre volentieri e con cui faceva all'amore. Jaume non era assolutamente innamorato dell'altro, né il giovane di lui, ma si era sviluppata fra i due una vera amicizia e il ragazzo, quando aveva bisogno di un parere, di un consiglio, sapeva che poteva contare su Miguel.
Non aveva più rivisto Pedro Augusto se non di lontano. Lo evitava di proposito, accuratamente, anche se ormai non lo amava più né era più in collera con lui. Ma lo disprezzava per averlo usato in quel modo approfittando del suo amore, anzi, facendo in modo che si innamorasse di lui per manipolarlo meglio. A volte, ripensando a quel periodo, Jaume si dava dello stupido e si riprometteva che non sarebbe mai più ricaduto nella trappola dell'amore.
Giunse il 1977, compì diciassette anni. Ormai era un bel ragazzo alto, snello, di rara bellezza. Passava senza alcuna difficoltà per maggiorenne. Era perfettamente cosciente che per la strada si giravano in moltissimi a guardarlo, soprattutto ragazze, ma non pochi uomini. Il suo conto in banca sfiorava il mezzo milione di pesetas. Se fosse stato libero avrebbe potuto guadagnare altrettanto in meno di sei mesi. Jaume pensava sempre più spesso che avrebbe dovuto andarsene di casa.
Nel luglio del '77 incontrò un turista neozelandese di venticinque anni. Essendo ormai in vacanza da scuola, si videro tutti i giorni per una intera settimana. Jaume, a parte la prima volta, non si faceva pagare dal giovanotto, che si chiamava John, poiché questi non poteva e perché gli piaceva moltissimo sia come aspetto che sessualmente. Parlavano a lungo, sia prima che dopo aver fatto all'amore. Fu così che per la prima volta il ragazzo sentì parlare di Sitges, o per meglio dire della fiorente vita gay di Sitges. John, che ne tornava, gliela descrisse come la capitale gay di Spagna.
Jaume, pur essendo il paese solo a 35 chilometri da Barcellona, non vi era mai stato. Decise che ci si doveva recare. Quando John lasciò Barcellona per andare in Francia, lui andò subito a parlare con Miguel. D'accordo con questi comunicò ai suoi la sua intenzione di farsi un paio di settimane di campeggio con gli amici e, ottenutone il permesso, con Miguel e la sua tenda, si trasferirono a Sitges e si accamparono lungo la Riera de St. Pere de Ribes, non lontano dal mare.
Di lì, ogni giorno andavano a piedi al paese. Era un luogo delizioso, ancora impregnato di un'aria medievale quasi fiabesca. E c'era gente letteralmente da tutto il mondo ed era chiaro che la maggior parte dei turisti era gay.
"Ma questo è il paradiso!" esclamò la prima sera allegro Jaume.
"Sì, dei froci e delle marchette." rispose ridendo Miguel.
"Certo, come noi due, perciò. Mi sa che qui ci divertiremo."
"Mi sa piuttosto che qui la vita costa cara."
"Stai tranquillo, amico. In poche botte guadagnerò abbastanza per scialare tutti e due."
Miguel rise e rispose: "Non è che mi vada tanto di fare il magnaccia!"
"Stupido! Non diventare offensivo, adesso."
Miguel diventò serio e gli chiese scusa: "Non volevo offenderti, Jaume, ti giuro. Ti considero davvero un amico, lo sai. Sto bene con te."
"Ma il fatto che faccio marchette non t'è mai andato giù, vero?"
"Sinceramente? No, non molto. Mi pare che sia un peccato che tu faccia questa vita."
"Con quelli con cui vado ci andrei anche non per soldi, te l'ho spiegato. Ma se quelli ci stanno a pagare, perché non approfittarne?"
"Perché così cambia il rapporto. Io, vedi, con te mi divertirei molto meno se sapessi che tu vieni con me solo perché ti pago."
"Ma io ci andrei lo stesso, con quelli, anche se non pagassero. Qualche volta ci vado anche, se non hanno abbastanza soldi e mi piacciono, lo sai."
"Ma loro non lo sanno e perciò il rapporto cambia."
"A me non pare."
"Non è vero. Infatti se uno ti piace veramente molto o ti è particolarmente simpatico, mica gli dici che tu sei una marchetta, mica ti fai pagare, no? Me l'hai detto tu più volte, anche poco fa."
"Beh, perché a volte quando chiedo soldi la gente non ci sta più a fare all'amore con me e allora, in quei casi, non voglio rischiare un no. E poi, se mi è simpatico, o un amico come te, mi pare brutto farne una questione di pagamento: un pompino fa tanto, una sega tanto, un'iculata tot. Mica si può."
"Ma tu, se non sbaglio, fai tariffa unica, no?"
"E certo, è così, sennò mi sembrerebbe di essere un salumiere. Due etti di prosciutto fa 400 ma se vuole la spalla costa solo 300..."
"Sei una strana marchetta, tu. Rifiuti i clienti, a volte non ti fai pagare..."
"Sì, sono la marchetta più strana della Costa Brava, ma anche la marchetta più brava della Costa Strana!" disse Jaume ridendo per il suo gioco di parole.
"Ed anche la più bella, credo." commentò Miguel sorridendogli.
"Fottimi, Miguel, dai, ho voglia..." gli disse il ragazzo cominciando a spogliarsi.
Miguel sorrise e si spogliò a sua volta nella grande tenda. Si stesero sui materassini, Jaume prese subito a succhiare il membro già dritto dell'amico preparandolo bene per esserne penetrato...
Jaume fu letteralmente conquistato da Sitges e dalla sua fauna di turisti. Capì che doveva a tutti i costi trasferirsi lì. Magari con la scusa di un lavoro. Anzi, perché non cercarsi davvero un lavoro?
Così, passeggiando con l'amico, cominciò ad entrare in tutti i negozi, in tutti i ristoranti, in tutti gli hotel chiedendo se assumevano. Ricevette molti no, qualche vedremo. Ma non si lasciava scoraggiare.
Quando si fermò davanti al ristorante La Brasa, Miguel disse: "Questo è un posto di lusso. Qui prenderanno solo camerieri usciti dalle scuole turistico-alberghiere o con parecchia esperienza alle spalle. Che ci provi a fare?"
Jaume fece spallucce ed entrò ugualmente. Restò dentro più di mezz'ora. Quando uscì era trionfante:
"Il direttore m'ha detto i documenti che devo fare e che vuole l'autorizzazione scritta di mio padre. Devo fare la visita medica e le vaccinazioni. Poi sicuramente m'assume. Vedi che avevo ragione io ad entrarci?"
"Sono contento per te. Ti pagano bene, almeno?"
"Mica gliel'ho chiesto. L'importante per me è solo che così posso trasferirmi qui."