Finalmente Jaume compì diciotto anni.
Mercoledì 1º marzo andò subito in banca ad accendere il prestito, per cui aveva già preparato tutti i documenti, ed a ritirare tutti i propri risparmi. Quindi, con i tre milioni in tasca, andò dal proprietario dell'alloggio, si recarono assieme dal notaio e firmarono il contratto. Con l'atto di proprietà in tasca e le chiavi in mano, salì subito nel proprio appartamento. Era ancora quasi completamente arredato, anche se con mobili vecchi e poco belli a parte le tre librerie antiche, la scrivania dello studio ed alcune sedie. Guardò l'orologio: doveva andare subito a lavorare. Vi sarebbe tornato più tardi, nel pomeriggio, trasferendo le sue poche cose, ed avrebbe cominciato subito a risistemarlo. Innanzitutto doveva pulirlo a fondo. Poi, una stanza per volta, doveva rifarne l'arredamento. I pavimenti, in gres opaco, pur vecchi erano ancora belli.
Lavorandoci solo nei pomeriggi e nei giorni di riposo, ci mise quasi un mese solo per fare le pulizie generali e dare il bianco a tutte le pareti. Ma già l'alloggio aveva un altro aspetto. Quindi andò dal mobiliere di Avinguda de Navarra e scelse diversi mobili, accordandosi per le consegne ed i pagamenti. Dovette comprare tutto il vasellame ed il pentolame per la cucina, la biancheria per i letti e per il bagno e le tende per le finestre. Voleva roba bella perciò, prima di acquistare, girò per diversi negozi anche di Barcellona. Quando aveva individuato quello che gli piaceva, pagava una caparra per bloccare l'articolo, metteva da parte i soldi poi andava a comprarlo.
Già dal primo giorno andò a dormire nella casa nuova, accampandosi per il primo mese in una stanza in cui non stava dando il bianco. Aveva fatto domanda anche per il telefono, che gli fu allacciato in maggio. Si era fatto stampare eleganti biglietti da visita. Finché l'alloggio non fosse stato completamente in ordine, decise di non portarvi nessuno dei clienti. I primi a vederlo furono Miguel, a cui telefonò apposta per invitarlo, ed Alvino, che in giugno era tornato a Sitges ed era andato subito a trovarlo al ristorante. Tutti e due si complimentarono con lui.
Il salotto-ingresso, l'alcova ed il bagno erano già ben sistemati ed arredati. La prossima cosa a cui voleva metter mano era il giardinetto pensile sulla veranda, su cui davano sia la finestra dell'alcova che quella della sua camera. Poi avrebbe sistemato la cucina, quindi la propria camera da letto ed infine lo stanzino col solarium e gli attrezzi da ginnastica. Pensava di riuscire a sistemare tutto entro la fine dell'anno o al massimo entro fine primavera dell'anno seguente.
Il primo cliente che portò nel suo nuovo appartamento fu un turista greco, il figlio del direttore generale di un armatore. Si chiamava Basilio, era un ragazzo di 26 anni, bello davvero come una statua greca, ma un po' antipatico: il tipo pieno di soldi con la puzza sotto il naso. Jaume gli fece pagare 15.000 pesetas, ma lo trattò bene, con signorilità. Prima gli offrì da bere in salotto, lo fece parlare un po', poi lo portò nell'alcova a specchi dove fecero all'amore. Al greco piaceva solo farselo succhiare, ma Jaume lo fece con tale arte che quello gli chiese di rivederlo. Il ragazzo allora gli diede il suo biglietto da visita chiedendogli di telefonare solo la mattina fra le 9 e le 9,30.
Gli era piaciuto vedere riflessi negli specchi decine di Jaume, chini fra le gambe di decine di semidei greci, che succhiavano decine di membri turgidi e frementi. L'aveva eccitato molto. Anche il cliente era visibilmente compiaciuto nel guardare quel caleidoscopio di immagini erotiche e vive.
Alvino gli aveva suggerito di acquistare un videoregistratore a schermo gigante ed alcune cassette porno gay da far vedere ai clienti. Andarono assieme a vedere in un sexy shop di Barcellona ben fornito dove scelse diverse cassette di Cadinot oltre a qualche cassetta americana, tedesca, giapponese e olandese. Poi in un negozio specializzato acquistò due televisori, uno normale da 24 pollici per il salotto, quello a schermo gigante per l'alcova ed un videolettore.
Tornati a casa, con Alvino sistemò e collegò il tutto quindi, per provare l'impianto, guardarono assieme "Garçon de rêve", semisdraiati sul letto dell'alcova: si eccitarono e finirono col fare all'amore. I due si piacevano e stavano bene assieme. Alvino era molto bravo sia a prenderlo che a farsi prendere, nonché a succhiarlo, ma Jaume non era da meno. Ed ognuno dei due, sapendo che l'altro non era un novellino, si fece in quattro per superare l'altro nel dare il piacere. E se ne dettero moltissimo.
Con il pieno della stagione estiva Jaume fece anche il pieno di clienti. Ne aveva sempre almeno uno per notte, qualche volta anche due. Se non si fosse autoimposto di non mettersi mai a dormire dopo le 3 del mattino, avrebbe potuto averne anche di più. Quando un cliente nuovo gli era piaciuto, gli dava il suo biglietto da visita invitandolo a chiamare di nuovo. Parecchi lo facevano.
Quando Jaume compì i diciannove anni, l'appartamento era completamente a posto e la veranda era trasformata in un grazioso giardinetto-serra con soffitto e la parete esterna tutti in vetro trasparente, verde e fiorito in ogni stagione. Riusciva a pagare il suo debito in banca senza difficoltà ed anzi gli avanzavano abbastanza soldi per avere un guardaroba fornito ed elegante. Era anche riuscito a comprarsi a rate un bel lettino abbronzante, su cui si stendeva completamente nudo, per soli dieci minuti al giorno, in modo di avere un'abbronzatura integrale molto lieve ma uniforme che faceva sembrare più luminosi sia i suoi occhi che il suo sorriso.
A poco a poco le tre librerie in salotto si stavano riempiendo di bei libri di varia cultura che Jaume leggeva nei ritagli di tempo. Si era anche abbonato a tre prestigiose riviste, una inglese, una francese e una spagnola che prima leggeva e poi metteva in salotto per i suoi clienti. Nel complesso Jaume aveva una vita terribilmente intensa, con un ritmo serrato e sostenuto, ma tutto sommato assai gradevole per lui.
Ormai agganciava i suoi nuovi clienti solo in pochi locali scelti con cura, non necessariamente i più eleganti, ma quelli meglio frequentati come il Bourbon's, El Candil, Lord's e Mediterráneo. Ma più di tutti preferiva il Reflejos e il Coffee Shop di Elsa. Evitava invece il Chez Antonio perché vi erano troppe marchette e anche da poco prezzo. Qualche volta agganciava nuovi clienti anche nelle discoteche, al Club 33 e soprattutto al Trailer. Alla sauna ci andava di rado e sempre di pomeriggio, perché chiudeva alle 22. Lì gli era capitato di agganciare solo un paio di persone, ma lui non ci andava per quello: gli piaceva fare la sauna.
Nei giorni liberi, quando il tempo era bello, scendeva fino alla Playa del Muerto, nella seconda spiaggetta, dove si era formato un simpatico ambiente di nudisti gay. Anche qui gli era capitato due o tre volte di nascondersi nell'adiacente boschetto per una sveltina con un'occasionale conquista. In questi casi non si faceva pagare, ma era sempre lui a scegliere. A volte alla spiaggetta incontrava anche qualche cliente: ci si fermava a parlare, specialmente se quello era simpatico, ma lì non ci faceva mai nulla. Al massimo gli fissava un appuntamento nel suo carnet sempre piuttosto pieno. Quando si sentiva troppo stanco, per una o due notti non fissava appuntamenti e non andava a battere, così per le 23,30 poteva essere a letto e dormire.
Aveva appunto diciannove anni compiuti quando gli accadde una cosa che lo divertì molto. Una mattina gli telefonò Miguel. Gli disse che un suo compagno di corso all'università, avendo saputo che Miguel era gay, pur essendogli rimasto amico, faceva del tutto per portarselo a donne. Allora Miguel gli aveva detto che se l'amico avesse accettato di provare a fare all'amore con un uomo, lui avrebbe accettato di provarci con una donna. L'amico aveva accettato la sfida. Ora Miguel chiedeva a Jaume di far l'amore con Juan, il suo amico, e di cercare di farlo impazzire di piacere. A Jaume l'idea sembrò talmente divertente che accettò subito e fissarono un appuntamento. Miguel avrebbe portato Juan a Sitges il 12 settembre, giorno di riposo per Jaume. Si sarebbero incontrati al Mediterráneo, nel giardino interno del bar, in Carrer de Sant Bonaventura.
Quel giorno Jaume si preparò con particolare cura, scegliendo abiti eleganti ma molto maschili, quasi classici. Sapeva quanto fosse importante la prima impressione. Alle 15 era già nel giardino del bar, seduto ad un tavolo. Aveva saputo da Miguel che Juan era un appassionato di uniformi militari del passato, perciò aveva comprato un bel libro che parlava delle conquiste romane e che, in appendice, aveva una serie di tavole a colori che rappresentavano l'abbigliamento e le armature dei legionari romani in varie epoche. Jaume aveva questo stile: comprare un libro sulle uniformi sarebbe stato troppo scoperto. Lui, quando voleva interessare un cliente, cercava di capire quale argomento lo interessasse, poi si documentava su un argomento diverso ma che avesse qualche punto in comune, di contatto, con quello. Così poteva intavolare conversazioni interessanti con i clienti e chiedere delucidazioni sui punti che sul suo libro non erano approfonditi ma che l'altro conosceva bene. Di solito questo lusingava l'altro...
Mentre leggeva quel libro attendendoli, Jaume si chiedeva se Juan gli sarebbe piaciuto come tipo o no. Comunque aveva promesso a Miguel di prestarsi al gioco ed era lì. Juan non sapeva che Jaume era amico di Miguel, ma solo che era un marchettaro conosciuto per caso e di cui lui aveva ancora il numero di telefono. I due arrivarono puntualmente alle 15,45.
Miguel, entrato nel giardino con l'amico, si guardò attorno, poi, visto Jaume, gli si avvicinò seguito da Juan e gli chiese: "Sei tu Jaume, vero? Ti ho telefonato per un appuntamento..."
"Sì, prego, sedete..." rispose il ragazzo guardando Juan e studiandolo in modo discreto.
Questi non era veramente bello. Aveva ventiquattro anni come Miguel. Il corpo, per quel che s'indovinava sotto il T-shirt ed i jeans, doveva però essere gradevole. Il viso, non proprio bello, era però aperto e simpatico, anche se ora mostrava un certo imbarazzo. Anzi, pensò Jaume, proprio quell'espressione lievemente smarrita lo rendeva simpatico, tenero. Si presentarono, parlarono un po' e, come aveva sperato, il discorso cadde sul libro che stava leggendo. Così Jaume, parlandone, lo sfogliò quasi distrattamente e Juan intravide le tavole sui legionari romani. Chiese subito se poteva guardarle e Jaume gli porse il libro. Juan allora perse quella specie di ritrosia e si lanciò a parlare con entusiasmo dei costumi militari nella storia.
Dopo un po' Miguel, fatto l'occhietto a Jaume alle spalle dell'altro, si alzò: "Vi lascio soli. Ci rivediamo qui verso le 19, va bene?"
"Sì, certo." disse subito Jaume e Miguel, salutatili, uscì.
Restati soli Juan continuò infervorato nel suo argomento. Jaume lo ascoltava, gli faceva domande, si mostrava interessato ed incuriosito. Quando passò un cameriere Juan chiese a Jaume se poteva offrirgi qualcosa.
"No, grazie. Piuttosto, perché non vieni su a bere qualcosa da me, così possiamo continuare questa bella chiacchierata?"
Juan sembrò esitare ma Jaume si alzò e disse deciso: "Vieni, è a due passi da qui."
Juan lo seguì. Sapeva perché l'altro lo invitava a salire a casa sua, che cosa sarebbe accaduto, in fondo Miguel l'aveva portato a quell'incontro proprio per quello. Ma se Jaume non fosse stato così deciso, forse ora avrebbe tentennato, si sarebbe tirato indietro. Comunque salirono in casa. Jaume lo fece salire in salotto e gli chiese che cosa desiderasse bere. Lasciatolo solo per un minuto, andò in cucina a prendere le bevande in frigorifero. Aveva deciso che non avrebbe portato il giovanotto nell'alcova: temeva che tutti quegli specchi anziché eccitarlo l'avrebbero intimidito. Perciò, passando per la propria camera da letto, l'avrebbe portato nel suo giardinetto - serra, in cui aveva preparato un materassino e dove aveva portato un piccolo stereo Sony che di solito teneva accanto al proprio letto. Tornò con le bevande. Juan stava curiosando fra i suoi libri.
"Ti spiace se guardo? Io vado matto per la lettura e vedo che qui hai dei testi interessanti..."
"Certo, fa pure. Non c'è ancora granché, sto riempiendo a poco a poco. Non mi va di comprare libri solo per riempire gli spazi, solo per figura. Così si riempie lentamente, ma di tutti i libri che mi piacciono e che mi sono letto."
"Le commedie di Bernard Shaw! Ti piacciono?"
"Sì, e alcune molto. Le sto finendo di leggere."
"Ah, ma sono in inglese! Leggi l'inglese?"
"Sì, inglese e francese. Oltre al castigliano."
Juan continuava a guardare i libri, quasi questo fosse un mezzo per non affrontare il motivo per cui era lì, o almeno ritardarne il momento.
Ma Jaume gli si avvicinò alle spalle, gli pose lieve una mano su un fianco e gli disse: "Non essere imbarazzato, Juan. Vedrai che sarà una cosa bella."
"Miguel t'ha spiegato che per me è la prima volta, vero?" chiese l'altro senza girarsi.
"Certo. Per tutti c'è sempre stata una prima volta."
"Ma io lo faccio solo per... per far contento Miguel, per provarci una volta. Ma a me piacciono le donne..."
"Lo so, me l'ha spiegato. Rilassati. Io sono qui per fare in modo che questa tua prova non sia troppo deludente."
Così dicendo Jaume gli carezzava lievemente il collo e le spalle.
Poi gli tolse di mano il bicchiere vuoto e gli disse: "Preferisci fare la doccia prima o dopo?"
"Non so... dopo, forse."
"Allora vieni di là, staremo più comodi e più freschi."
Lo prese per mano e lo condusse per il corridoio fino alla sua camera da letto. Juan, visto l'ampio letto a due piazze, pensò di essere arrivato, ma Jaume gli fece traversare la stanza e lo portò nel giardino-serra.
"Ecco, qui staremo bene." disse e si chinò ad accendere lo stereo.
Aveva messo una cassetta di musica tradizionale catalana, a basso volume, che facesse da sfondo. Si tolse le scarpe e salì sul materassino poggiato in terra. Juan l'imitò. Jaume allora gli sollevò il T-shirt e gli sfiorò il petto. Sapeva bene come e dove toccare un maschio per farlo eccitare, così continuò per un po'. Poi gli sfilò del tutto il T-shirt. Quando si rese conto che Juan stava cominciando a reagire alle sue carezze, iniziò a slacciargli lentamente la cintura, poi il primo bottone dei jeans, poi ne calò la cerniera. Juan restava immobile, lasciandolo fare. Ma i fremiti che lo percorrevano di tanto in tanto tradivano la sua crescente eccitazione, che presto fu rivelata anche dal rigonfio delle mutande che si intravedeva dalla patta aperta dei jeans.
Jaume prendeva il suo tempo, continuando a far eccitare lentamente ma sempre più l'altro e facendo in modo che si abituasse ad essere toccato sempre più intimamente da un altro maschio. Lui non si era spogliato, perché finché Juan non fosse stato pienamente eccitato, la vicinanza troppo stretta di un corpo maschile nudo avrebbe potuto anche bloccarlo. Juan si mosse appena ed i calzoni gli scivolarono sulle anche. Allora Jaume con una mano iniziò a sfiorargli lieve il rigonfio delle mutande, mentre con le dita dell'altra gli titillava i capezzoli che subito s'indurirono a testimoniare il piacere che stava provando il giovanotto. Sentì il membro di Juan indurirsi, premere contro la stoffa delle mutande ad ogni sua carezza, allora vi premette lievemente sopra il palmo della mano, strofinandolo appena. Poi, sentendolo palpitare, cominciò a sottolinearne la forma con le punte delle dita, mentre l'altra mano carezzava i fianchi snelli di Juan, poi s'infilava sotto le mutande e ne carezzava i piccoli glutei sodi.
Juan fremette ed ebbe come un breve sospiro. Jaume lo guardò e vide che aveva chiuso gli occhi. Allora, mentre ora con una mano ora con l'altra continuava a carezzarlo sul membro, sul petto, sul ventre, iniziò a denudarsi. Juan sembrava non essersi accorto di nulla. Allora si accoccolò di fronte al giovane e, fattene scivolar giù le mutande con entrambe le mani, ne scoprì il membro che subito balzò su dritto e libero, palpitante e duro. Jaume vi accostò le labbra e prese a sfiorarlo, a leccarlo, a suggerlo delicatamente. Juan ebbe come un singhiozzo trattenuto e tremò da capo a piedi. Jaume intensificò il suo lavorio di labbra, lingua e bocca sul membro dell'altro, mentre le sue mani spaziavano su quel corpo ormai nudo e fremente, toccandone ad arte i punti più erogeni.
Quindi, presolo per i polsi, lo tirò giù con dolcezza finché Juan fu steso sul materassino. Lo liberò dei calzoni e delle mutande e gli si stese a fianco, facendogli sentire la propria nudità, addossandoglisi, facendo solo attenzione di non fargli ancora sentire la propria erezione. Lo carezzò a lungo, lo baciò e leccò e succhiò qua e là per il corpo, soffermandosi soprattutto sui punti più sensibili. Quando lo sentì fremere in preda al piacere, gli si addossò maggiormente e scese a baciarlo delicatamente sulle labbra, facendogli sentire appena la lingua e suggendogliele di tanto in tanto, ora l'una ora l'altra.
A questo punto Juan, in preda ad un'eccitazione profonda ed incontenibile, schiuse le labbra e ricambiò il bacio dell'altro mentre le sue braccia cingevano il corpo di Jaume e lo tiravano a sé. Allora Jaume lasciò che il compagno sentisse anche la propria erezione ed i loro corpi, e i loro membri, si sfregarono l'uno contro l'altro. Si baciarono a lungo ed ora anche le mani di Juan iniziavano ad esplorare tutto il corpo dell'altro, quasi a scoprirne i punti più sensibili, quasi gustandone i fremiti di piacere. Ora, si accorse Jaume, Juan aveva gli occhi aperti e di tanto in tanto i loro sguardi si incontravano e il ragazzo poteva leggere in quello del giovane se non un sorriso di partecipazione, almeno un senso di piacevole sorpresa. Quando sentì che Juan era ormai pienamente coinvolto, Jaume gli chiese con dolcezza che cosa volesse fare.
La risposta lo stupì: "Tutto. Se devo provare, voglio provare proprio tutto."
Jaume scese fra le gambe dell'altro e riprese a succhiargli il membro forte e duro. Dopo un po' Juan volle provare a succhiarlo a Jaume. A parte che era maldestro, si capiva che non l'aveva mai fatto, Jaume si accorse che l'altro stava perdendo lievemente la sua eccitazione. Allora si girò in modo di unirsi a lui in un sessantanove e Juan ritrovò un certo entusiasmo. Quando sentì che era prossimo all'orgasmo, Jaume si staccò da lui e, fattegli sollevare le gambe contro il petto, scese fra le dolci e belle natiche sode del giovane e gli leccò a lungo l'ano preparandolo alla penetrazione.
Questa, lo sapeva, per Juan sarebbe stata la parte più difficile, non solo psicologicamente ma anche e soprattutto perché era ancora vergine. Lo lavorò a lungo con la lingua finché lo sentì fremere per l'intensità del piacere. Allora prese una crema lubrificante anestetica che lui usava quando i clienti erano un po' troppo abbondantemente forniti, e lubrificò bene e a lungo lo sfintere, saggiandolo con un dito, poi due, in modo di lubrificare bene anche l'interno.
"Dai, prendimi..." invocò ad un certo punto Juan.
"Non vorrei farti male. La prima volta..."
"Fai piano. Io cerco di resistere..."
"Rilassati..."
"Sì..."
Jaume glielo puntò sul foro ed iniziò a manovrare in modo di farlo schiudere a poco a poco, carezzandogli frattanto i testicoli e il membro, scendendo a baciarlo o a mordicchiargli i capezzoli per tenerne desta l'eccitazione, penetrandolo lentamente e fermandosi spesso per dargli il tempo si abituarsi a quella inesorabile invasione, finché finalmente, dopo diversi minuti, lo ebbe impalato completamente e gli fu dentro fino alla radice, i propri testicoli premuti contro le chiappe piccole e sode dell'universitario.
Solo allora iniziò a muoversi avanti e dietro dentro allo strettissimo e caldissimo tunnel di carne, dapprima lentamente e con cautela, spiando l'espressione del volto dell'altro, poi, non vedendo segni di dolore, via via più veloce e con più vigore, finché gli si scaricò dentro in poche forti spinte, godendo nelle profondità di quel canale non più vergine. Si baciarono di nuovo. Poi Jaume si sfilò lentamente e si offrì all'altro con un sorriso. Juan rispose con un sorriso e si preparò a penetrarlo.
"Prendimi, Juan. Non aver paura, io ci sono abituato..." gli sussurrò il ragazzo.
Alla fine, quando entrambi ebbero raggiunto simultaneamente l'orgasmo (per Jaume il secondo, e sentì che l'altro aveva avuto un orgasmo intensissimo) si rilassarono sul materassino, i corpi ancora semi-intrecciati.
Juan dopo un poco chiese: "Ti dispiace se ne parliamo?"
"No, certo, Juan. Ti è piaciuto?"
"Non credo di essermi convertito ai maschi, ma sì, mi è piaciuto. Tu lo sai... prendere in bocca in un modo delizioso. Mai nessuna donna me l'ha saputo far bene come te."
"Le donne non possono farlo bene, secondo me. Non sanno come, non ne hanno esperienza. Un maschio, avendolo sperimentato su se stesso, sa come si deve fare ad un altro maschio..."
"Già, è probabile."
"Ma... a te è piaciuto succhiarlo? E fartelo mettere dietro? E metterlo a me?"
"Succhiarlo... né sì né no. Cioè, mentre si faceva il sessantanove non era male sentirselo... in bocca. Quando lo facevo solo io, meno. Farmelo mettere mi dava fastidio. Non per colpa tua, sentivo che cercavi di fare piano, ma non mi è piaciuto."
"Proprio per nulla?"
"Un po' di piacere, verso la fine, c'era ma era minore del fastidio che provavo..."
"Le prime volte anche a me dava fastidio, anzi, dolore. Ma ora mi piace molto... E, prendere me, com'era?"
"Quello è stato davvero bello. Mi è piaciuto moltissimo. È in qualche modo diverso che metterlo a una donna, sia davanti che dietro... non so spiegarmi bene, ma... proprio l'idea che tu fossi un maschio e che mi accettavi in te... oltre il piacere fisico della penetrazione... c'era qualcosa di diverso, di piacevole...."
"Sopraffare un altro maschio?" chiese Jaume con un sorrisetto.
"No... è come se... la donna deve prenderlo, mi capisci? l'uomo vuole prenderlo... non so spiegarmi... è così nuovo per me..."
"Mi sentivi come un tuo pari, non come un tuo... sottoposto?"
"Forse. Comunque grazie, Jaume. Onestamente, credo che qualche volta mi piacerebbe riprovarci, con te. Tu sai carezzare in un modo... molto speciale. E sei molto dolce."
"Anche a me piacerebbe, Juan. Quando vuoi..."