Andò tutto come previsto dall'avvocato di Jaume: l'avvocato di Kevin convinse il suo cliente a ritirare la denuncia e non vi fu processo. Miguel e Juan volevano andare a festeggiare con Jaume, ma questi non se la sentiva proprio. Tutta la vicenda l'aveva rattristato profondamente.
Il tempo, si sa, è un buon medico. Pian piano Jaume si riprese e ritrovò la sua antica spensieratezza. Riprese a far marchette, a guadagnare parecchi soldi. Ma qualcosa s'era rotto in lui, era diventato un po' più cinico di prima. Non certo con i suoi pochi amici, quanto con i clienti. Riuscì comunque a dimenticare Kevin.
Il 1981 fu un anno pieno di lavoro ma anche di ottimi guadagni. Non si concedeva neanche un periodo di ferie, a parte qualche week-end di riposo quando era libero anche dal ristorante. Ma, sia al La Brasa che per far marchette, l'estate, Natale e Pasqua erano i periodi di maggior lavoro. Fece rifare la stanza dell'alcova con gli specchi, in modo più elegante e raffinato, trasformandola in una pianta ottagonale con gli specchi anche sul soffitto a finta volta, allineando ed angolando perfettamente gli specchi sì che ora le immagini si moltiplicavano all'infinito come in un caleidoscopio e ci rimise il grande schermo televisivo per le videocassette, nascosto dietro uno degli specchi che poteva scorrere alla bisogna.
Al ristorante, grazie alla sua migliore conoscenza delle lingue, alla sua eleganza e raffinatezza, alla sua bella presenza ed alla sua bravura, passò capo-cameriere e di conseguenza aumentò il suo stipendio ed il suo orario di lavoro divenne più flessibile: bastava che si accordasse col capo-cameriere dell'altro turno.
Di tanto in tanto si vedeva con Miguel e con Juan. Quest'ultimo, pur continuando a preferire le ragazze, amava di tanto in tanto andare a fare all'amore con Jaume che l'accoglieva sempre con amicizia e con piacere. E non si trovavano solo per far sesso ma anche per il gusto di stare assieme.
Quando a luglio del 1981 Miguel e Jaume si laurearono, Jaume volle offrire loro una bella festa al La Brasa. C'era anche Alvino, che partecipò alla cena. Dopo andarono tutti e quattro a ballare al Club 33. Quando uscirono di lì, verso le due del mattino, salirono a casa di Jaume. Alvino, dopo poco, chiese a Miguel se voleva fare l'amore con lui. I due si ritirarono nell'alcova.
Allora Juan disse a Jaume con aria maliziosa: "E noi, cosa aspettiamo? Non m'inviti in camera tua?"
Jaume sorrise, gli tese la mano e ve lo condusse. Fecero l'amore a lungo. A Juan non piaceva molto farsi penetrare, pur non dandogli più fastidio, perciò di solito Jaume non ci provava neppure, a lui stava bene così.
Ma questa volta Juan insistette che l'amico lo facesse: "È una questione di giustizia: so che a te piace, Jaume."
"Non puoi dimenticare la giustizia, almeno a letto, avvocato?" gli disse sorridendo il ragazzo.
Ma in fondo apprezzò il gesto dell'amico e lo prese cercando di dargli il massimo del piacere. Quando entrambi ebbero raggiunto l'orgasmo, giacquero soddisfatti e sereni, abbracciati.
Jaume gli chiese: "So che a te non piace essere penetrato. Mi spieghi perché hai voluto che lo facessi di nuovo, giustizia a parte?"
"È vero, non mi piace granché sentirmelo dentro. Ma mi piace da matti guardare la tua espressione mentre mi prendi, mi penetri e non ho altro modo per vederla. Ti potrà sembrare strano, ma mi dà un senso di potere sapere che sono proprio io a farti godere così. Tu sei un gran bel ragazzo, Jaume. E mentre fai l'amore diventi più bello. Ma mentre mi prendi diventi bellissimo. Perciò ti ho chiesto di prendermi."
"Ma a te che preferisci le ragazze, cosa ti spinge a continuare a venire con me? Non l'ho mai capito."
"Non lo so neanche io. So solo che con te sto bene, e che l'idea di godere assieme a te mi piace. Può darsi che io in realtà sia un bisessuale, chissà. Gli altri ragazzi però posso anche trovarli belli o simpatici, ma non mi fanno eccitare. Tu sì, anche solo a pensarti."
"Forse... perché sono stato il tuo primo uomo?"
"Forse. E l'unico, almeno per ora. Se trovassi una donna col tuo carattere e con la tua bravura nel fare l'amore, credo che le chiederei di sposarmi, subito! Sarebbe perfetta."
"Peccato che io non sono una donna, allora?"
"Forse... ma forse se tu fossi una donna saresti diverso dal Jaume che mi piace tanto..."
Jaume lo baciò, si carezzarono per un po' finché entrambi, i corpi ancora allacciati, scivolarono nel sonno.
Nel 1982, in marzo, Jaume finalmente finì di pagare tutte le rate alla banca.
In maggio incontrò Patrick Lemaitre, un francese di trentaquattro anni, al bar El Candil. Quando lo vide entrare ne fu subito affascinato. L'uomo si guardò attorno con aria sicura, un lieve sorriso sul volto. Il suo sguardo si soffermò su Jaume, che era seduto al bancone, scorse su e giù per il suo corpo, poi proseguì nel giro d'esplorazione del locale. Quindi si posò di nuovo per qualche secondo sul ragazzo. Andò a sedere ad un tavolo ed ordinò qualcosa al barista. Jaume sperava che l'altro facesse qualcosa per agganciarlo. Ma benché quello soffermasse spesso lo sguardo su di lui, non fece nulla.
Più tardi arrivò un altro cliente. Dopo poco il barista portò a Jaume una bevanda offerta da quest'ultimo cliente. Il ragazzo accettò e, prima di bere, alzò il bicchiere in direzione di questi in un muto brindisi di ringraziamento. Il tizio allora, sorridendo soddisfatto, s'avvicinò a Jaume ed attaccò bottone. Il ragazzo, pur parlando con questi, di tanto in tanto lanciava un'occhiata verso il francese, ma alla fine accettò l'offerta del suo interlocutore e se lo portò a casa. Però, anche mentre ci faceva all'amore, non faceva che pensare all'altro. Gli sarebbe piaciuto agganciarlo, anche se si era data la regola che fosse l'altro a fare il primo passo.
Il giorno dopo tornò a El Candil sperando di rivedere il bel francese, ma quello non c'era. Forse era solo un turista di passaggio, pensò Jaume vagamente deluso, e non ci pensò più.
Il giorno seguente andò al Reflejos. Appena entrò e si guardò attorno, il suo sguardo fu catturato dallo sguardo del francese. Questi stava parlando col barista, ma i suoi occhi non facevano che tornare su Jaume. Il francese, dopo un po', si avvicinò a Jaume che stava scegliendo un disco al juke box.
"Ci siamo già visti ieri a El Candil, vero?"
"Sì, ma era l'altro ieri."
"Che bella coincidenza ritrovarci qui. Mi fa piacere."
"Anche a me... quasi non ci speravo."
"Tu fai marchette, vero?"
"Sì, ma..."
"Per me va bene, anche se mi dicono che sei caro. Ma dicono anche che sei il migliore di qui, perciò..."
Jaume si sentì stranamente arrossire.
Per darsi un tono, con fare indifferente, gli chiese: "Si trattiene ancora molto qui a Sitges?"
"Non so ancora. Non ho programmi precisi."
"È qui per turismo?"
"Sì e no. Ma dammi del tu, preferisco. Non sono poi così vecchio."
Parlarono. Dopo un po' Patrick gli propose di accompagnarlo a casa per fare all'amore. Jaume era contento, l'altro gli piaceva molto sia fisicamente che per il carattere allegro ed estroverso. Ci fece all'amore nel migliore dei modi, con tutta la sua anima e la sua arte. Voleva conquistarlo. Alla fine l'altro volle pagare. Jaume l'avrebbe fatto anche gratis, tanto gli era piaciuto, ma accettò. Quando Patrick stava per andarsene, Jaume gli dette il suo biglietto da visita.
"Spero di rivederti presto. Telefonami."
L'altro prese il biglietto, lo guardò, l'infilò nel taschino della giacca, salutò con un sorriso e sparì nell'ascensore. Jaume avrebbe voluto abbracciarlo, baciarlo prima di lasciarlo andar via, ma restò appoggiato allo stipite della porta, gli occhi fissi sulla lancetta dell'ascensore che scendeva. Rientrato in casa, andò a farsi la doccia, quindi i suoi soliti 10 minuti di lampada solare, poi andò a letto. Ma il suo pensiero era fisso su Patrick, pieno di Patrick.
Si rese conto che si stava infatuando di quel simpatico turista francese: ma questo almeno sapeva che lui faceva marchette. Perciò nessuna brutta sorpresa. E forse anche quello provava per lui qualcosa più della pura attrazione fisica... almeno a giudicare come aveva fatto all'amore... si augurò addormentandosi beato.
La mattina dopo lo svegliò il telefono. Quando riconobbe la voce di Patrick, si sentì eccitato e felice. Questi gli chiedeva di rincontrarsi quella sera stessa e Jaume accettò immediatamente. Si trovarono al Trailer. Ballarono, chiacchierarono, ballarono ancora. Patrick era molto sensuale, specialmente quando ballava. Gli si muoveva davanti, guardandolo e sorridendogli, quasi a sottolineare che stava muovendosi così solo per lui. Jaume, verso l'una, chiese all'altro di accompagnarlo a casa. Ormai provava un tale desiderio per l'altro che gli era difficile resistere. Il francese sembrava non attendere altro.
Appena furono nell'alcova a specchi, si denudarono velocemente l'un l'altro e volarono letteralmente l'uno nelle braccia dell'altro. Era difficile capire chi dei due avesse un maggior desiderio. Si misero a fare all'amore con trasporto, con passione. Jaume notò che a Patrick piaceva guardare le loro immagini riflesse negli specchi, unite ed intrecciate in un'incessante ricerca di piacere. Il ragazzo si abbandonò con gioia alle forti emozioni che quell'amplesso gli stava procurando.
Nonostante Patrick avesse trentaquattro anni, pareva molto più giovane a letto, non solo fisicamente ma soprattutto per il modo disinibito e focoso con cui faceva all'amore. Il francese aveva un carattere forte e Jaume a poco a poco sentì il piacere di abbandonarsi alle attenzioni dell'altro, alle sue mute richieste. Di solito era lui a condurre il gioco, anche quando sembrava remissivo e passivo alle attenzioni del cliente, ma le parti si stavano rovesciando ed a Jaume quel potersi lasciar andare stava dando uno strano piacere. Quando infine raggiunsero l'orgasmo in una sinfonia di mugolii e gemiti per il godimento intensissimo, Jaume si abbandonò sul letto esausto ma appagato come mai s'era sentito. Patrick volle pagarlo, poi gli chiese se poteva farsi una doccia prima di andar via. Jaume, infilatosi il djellabah, l'attese in salotto. Patrick tornò indossando un accappatoio di Jaume, lasciato aperto davanti.
Il ragazzo lo guardò con piacere: "Sai che sei molto bello, Patrick?"
"Senti chi parla! Tu sei bellissimo. Perché ti sei rivestito? Mi piace guardare il tuo bel corpo nudo, così perfetto e desiderabile."
"Se non ti corpi tu, piuttosto, mi sa che questa volta ti pago io, pur di rifare all'amore con te..."
"A me non dispiacerebbe affatto, sai? E pagherei di nuovo volentieri io, per rifarlo subito..."
"No, Patrick, basta una volta. Se lo rifacessimo adesso, domani non avrei più la forza di andare a lavorare."
"Però io ho di nuovo voglia... guarda qui." disse Patrick lasciandosi scivolar via l'accappatoio di dosso e spingendo in avanti le anche per mettere in mostra la sua rinnovata erezione.
Jaume scivolò dalla poltrona inginocchiandoglisi davanti e, afferratogli il bel membro dritto, vi posò sopra le labbra, lo baciò, lo leccò un poco e infine lo ingolfò tutto finché il suo naso fu premuto nel morbido cespuglio di peli del pube dell'altro e la punta del membro, passata l'ugola gli solleticò la gola. Patrick emise un gemito di piacere, poi gli prese il capo fra le mani e, tenendolo fermo, cominciò a fotterlo in bocca con vigore. Jaume roteava la lingua e succhiava, mentre con le mani carezzava il piccolo sedere, i sodi testicoli, il ventre piatto ed i fianchi snelli dell'altro. Dopo un po' Patrick scostò la testa del ragazzo dal proprio membro, sempre con le mani ai lati del suo capo lo forzò ad alzarsi in piedi quindi lo baciò in bocca con passione.
Poi, guardandolo dritto negli occhi, gli mormorò con voce appena arrochita dalla libidine: "Tu mi fai impazzire, ragazzo! Lasciati togliere questi inutili pani, ti voglio nudo, ti voglio inculare, qui, in piedi!"
Jaume sorrise e si lasciò denudare: "Puoi fare tutto quello che vuoi, Patrick: non sarei capace di dirti di no neanche se volessi. Tu mi piaci troppo."
Patrick gli sorrise, lo fece girare e lo infilò di sotto in su, poi, stringendolo a sé mentre con una mano gli palpava i genitali turgidi e con l'altra gli sfregava i capezzoli eretti, lo prese con rinnovate energie. Jaume rovesciò la testa indietro poggiandola su una spalla dell'altro, che prese a mordicchiargli un'orecchia sussurrandogli parole piene di passione. Dopo che ebbero entrambi raggiunto un nuovo bellissimo orgasmo, si lasciarono andare sul sofà dove giacquero allacciati in un mezzo abbraccio, rilassandosi.
"Chissà quanti clienti hai avuto tu... e quanti meglio di me..."
"Sì, tanti. Ma tu sei... tu. Mi piaci molto. Verrai domani sera? Potresti venire direttamente qui verso le 23,15. Così abbiamo più tempo per stare insieme. Ti va?"
Patrick lo baciò e lo carezzò sul petto: "Certo, è una buona idea. Anche tu mi piaci un sacco."
Così si rividero. Ed anche la sera seguente, e poi di seguito per un'intera settimana. Patrick, ogni volta, lo voleva pagare perché diceva che non era giusto che rinunciasse ad altri clienti per lui.
Ma la sera del 25 maggio Patrick gli disse che il giorno dopo non si sarebbero potuti vedere.
"Perché? Qualche problema?" chiese Jaume dispiaciuto.
"No, è che... mi vergogno a dirlo, ma..."
"Beh, allora? Io ci tengo a vederti, lo sai."
"Sì, anch'io, ma... non posso permettermi di continuare a vederti tutte le sere come fino ad oggi... sto finendo tutti i miei risparmi..."
"Ma Patrick, sei tu che hai sempre insistito per pagare. Lo sai che per me andava bene anche senza soldi, no? Lo sai che con te lo faccio perché mi piace, no?"
"Sì, certo. Ma tu mica lo puoi fare gratis, no? È il tuo lavoro."
"Ho un buon lavoro, al ristorante. E se anche tu non mi paghi, non mi crea nessun problema. Anzi, io sarei anche più contento se tu non mi pagassi. Per me ormai sei un amico, un caro amico, non un cliente. Tu mi piaci molto, Patrick, tu sei speciale, per me."
"Anche tu mi piaci moltissimo. Vorrei essere più ricco per mantenerti e farti smettere di fare marchette, averti solo per me. Ma per adesso non mi è possibile, purtroppo..."
Jaume sorrise teneramente e lo abbracciò: "Patrick, io voglio rivederti. Non devono esserci problemi di soldi fra noi due, d'accordo? Io con te non faccio marchette. Faccio l'amore."
"Sei caro, Jaume. Anche io con te faccio l'amore, credimi. Accetto, perché mi peserebbe troppo non poterti più vedere. Sei generoso."
"Ma no, non sono generoso, sono egoista. Io ci starei male a non vederti domani e il giorno dopo e quello dopo ancora. Sto troppo bene con te. Se io non fossi una marchetta, penso che mi innamorerei di te."
"Perché, le marchette non s'innamorano?"
"Sì, ma gli altri non s'innamorano di noi. Nessuno s'innamora di una puttana, no?"
"Io invece credo che sia possibile. Anzi, credo che sia facile innamorarsi di uno come te. Tu sei davvero speciale. Io non ho mai pensato a te come a una puttana... anche se ti pagavo. Tu per me sei proprio speciale, Jaume."
Patrick non gli aveva detto di essere innamorato di lui, ma Jaume aveva notato una luce particolare negli occhi dell'altro mentre questi diceva queste ultime parole.
Continuarono a vedersi, ora anche durante il suo intervallo pomeridiano. Jaume era sempre più attratto da quell'uomo, dalla sua spensieratezza a tratti sbarazzina, dalla sua allegria mista ad ironia ed anche dal suo fisico così sensuale ed erotico. Inoltre Patrick iniziò a dimostrargli mille piccole attenzioni che nessuno mai, prima, aveva avuto per lui. Una volta si presentava a casa sua con un fiore, una volta con qualche dolciume speciale, un'altra con qualcosa di semplice, anche di poco prezzo, ma che era sufficiente per fargli capire quanto pensasse a lui. Tutto sembrava procedere bene e Jaume si sentiva sempre più sereno.
A metà giugno, però, Patrick disse al ragazzo che doveva lasciarlo: gli affari non gli stavano andando bene e non aveva più abbastanza soldi per pagarsi l'albergo. Jaume, che non voleva perderlo, gli offrì di pagargli lui l'albergo. Dopo molte insistenze l'altro accettò, ma volle trasferirsi in un alberghetto più modesto di quello in cui era stato fino ad allora. Jaume era preoccupato per i problemi che sembravano affliggere Patrick. Questi aspettava dei pagamenti, somme cospicue, ma i fondi non arrivavano. Jaume gli offrì dei soldi per superare il momento, e il francese li accettò solo come prestito per superare quel momento difficile.
"Quando sarò a posto sarò così ricco che non solo ti potrò restituire tutto, ma ti potrò far vivere con me, così potrai smettere di lavorare e soprattutto di far marchette. Vedrai!"
Poi ci fu un secondo, un terzo prestito. Jaume non aveva problemi nell'aiutare l'altro, ma ormai gli restavano pochi risparmi. Così ricominciò a fare marchette la sera e con Patrick passava solo i pomeriggi. Questi, resosi conto di quanto Jaume stava facendo per lui, ne fu commosso e finalmente un pomeriggio gli disse che lui non poteva più fare a meno di Jaume, che credeva che se ne stava innamorando. Jaume credette di toccare il cielo con un dito. Disse a Patrick che anche lui era innamorato e gli chiese di andare a vivere lì, a casa sua, e di avere pazienza, che appena Patrick avesse avuto tutti i suoi soldi, avrebbe di nuovo smesso di fare marchette. Patrick lo abbracciò felice e commosso e si trasferì da Jaume.
Ma ad un certo punto Jaume sentì che qualcosa non andava. Patrick non gli chiedeva mai nulla, è vero, ma ormai si faceva mantenere di tutto punto dal ragazzo. Parlava sempre di somme enormi che doveva riscuotere, a volte faceva un viaggio di uno o due giorni, sempre a spese di Jaume, dicendo che andava a sollecitare i suoi avvocati, e ogni volta tornava senza una peseta in tasca. Il ragazzo cominciò a chiedersi se era vero tutto quello che Patrick gli raccontava. Cominciò a pensare che forse doveva metterlo alle strette. Ma aveva paura di offenderlo, di perderlo. Jaume, ormai ne era cosciente, s'era veramente innamorato di Patrick e gli pareva (o forse s'illudeva?) che anche l'altro fosse veramente innamorato di lui.
Passò il mese di luglio e Jaume era sempre più insicuro. Ormai aveva ripreso a far marchette come prima di conoscere Patrick. Sembrava che a questi non creasse nessun problema sapere che il suo ragazzo si prostituiva.
Quando Jaume gliene parlò, Patrick gli rispose: "Tu mi piaci come sei, Jaume. Lo sapevo anche prima di innamorarmi di te quello che fai per guadagnare. Ti ho conosciuto così e rispetto le tue scelte. Tanto più ora che lo fai anche per aiutare me, come potrei fartelo pesare?"
Jaume era lievemente sconcertato, s'era aspettato una reazione diversa.
"Ma non sei geloso di sapere che vado a letto con altri, proprio nella stanza accanto?"
"Se tu ci andassi per amore, certo che mi peserebbe. Ma tu lo fai solo per i soldi. Finché io resto importante per te, il resto non mi interessa."
Jaume, d'impulso, stava per replicare: cioè finché ti mantengo! ma si trattenne. Almeno questo non gli buttava in faccia il suo far marchette come aveva fatto Kevin. Era questo che voleva, no?
Così tutto continuò come prima. Passò anche il mese di settembre. Patrick aveva cominciato ora a pretendere, in modo esplicito. Ora un paio di pantaloni, ora una giacca firmata, ora l'orologio di marca... E spesso lo "invitava" in ristoranti eleganti, sempre a spese di Jaume, s'intende.
Verso i primi di ottobre, Jaume decise che era ora di chiarire le cose con l'altro. Gli fece presente che lui parlava sempre di quando avrebbe avuto i soldi ma, disse, si continuava a spendere e spandere, i mesi passavano ed i pagamenti di milioni non arrivavano mai. Voleva delle prove. Ormai s'era stancato di aspettare.
Mentre diceva queste cose, Jaume temette che l'altro si offendesse, ma le disse ugualmente.
Patrick, per tutta risposta, disse: "Ho capito, ti sei stancato di me. Mi stai dando il benservito."
"Patrick, io ti amo, davvero. Io ti aiuto volentieri, non è affatto un benservito, questo. Ma tu devi capire, ti stai comportando in modo strano, non da innamorato. Pare che te ne freghi dei miei sacrifici..."
"Vuoi che me ne vado. Va bene. Vado via anche subito, se vuoi." rispose Patrick calmo.
Jaume s'era aspettato tutto meno che una conclusione così semplice, immediata, assurda. Cercò di parlare con Patrick, di fargli capire, di capire. Invocò il loro amore dicendo che per lui era importante, e che non voleva che fosse guastato da un problema di soldi.
Patrick lo lasciò parlare, infine replicò: "Era già da un po' che m'aspettavo che tu capissi il mio gioco. Mi pareva strano che tu avessi accettato di mantenermi senza battere ciglio, che tu continuassi a credere davvero che io avrei mai avuto tutti i soldi di cui ti parlavo. E non dirmi che davvero pensavi che io potessi innamorarmi di un marchettaro! Non credo che uno navigato come te possa essere così ingenuo."
Così Patrick era scomparso dalla sua vita. Ed anche da Sitges. Lì per lì Jaume era restato talmente stupito che non aveva provato nessuna emozione. Nulla.
Ma poi subentrò una specie di sorda rabbia, non tanto verso l'altro quanto verso se stesso. Si diede del cretino. Possibile che lui, che aveva fatto la scelta di fare il marchettaro, continuasse ad innamorarsi come un collegiale? Possibile che a 23 anni continuasse ancora ad illudersi e sperare che potesse esistere l'amore? Addirittura cercarlo?
Doveva crescere, maturare e smettere di correre dietro a fantasmi creati da uno stupido sentimentalismo. Questa era la terza delusione di amore: si giurò che sarebbe stata anche l'ultima. Esiste solo il sesso, la passione, l'erotismo. Non l'amore!