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una storia originale di Andrej Koymasky


pin JAUME DI SITGES CAPITOLO 10

Jaume guardò Mario. Dopo aver fatto all'amore s'era assopito. Era davvero un bell'uomo, molto sensuale. E sapeva fare all'amore molto bene. Non era il primo italiano con cui faceva l'amore. Gli piacevano gli italiani, forse per il fatto che erano mediterranei come i catalani c'era un feeling particolare. Mario era uno steward dell'Alitalia, in vacanza per un mese. Jaume sperava che si sarebbero rivisti. Il corpo nudo dell'uomo giaceva abbandonato, il membro ora morbido riposava nel folto dei peli castano scuro del pube. Il petto, lievemente peloso come le gambe, si sollevava ed abbassava ritmicamente. Il volto sembrava appena contratto, come quello di un bambino corrucciato o forse solo accigliato. Eppure, pochi minuti prima, quel corpo ora mollemente abbandonato, aveva torreggiato su di lui, possente, glorioso, pieno di forza e di desiderio, ma al tempo stesso pieno di attenzione per l'oggetto del suo piacere.

Oggetto, sì.

Jaume sapeva di essere un oggetto, per i suoi clienti. Prezioso forse, desiderato anche, trattato con un misto di attenzione e riguardo spesso, a volte persino di affetto, ma pur sempre un oggetto sessuale. Qualcosa da cui trarre piacere. Non è che a Jaume dispiacesse, in fondo era lui che aveva scelto di essere un oggetto, di mettere in vendita la propria bellezza, la propria sensualità, il proprio corpo. Ma neppure se ne sentiva contento.

Quando il cliente, oltre al desiderio ed alla passione, gli dimostrava un minimo di affetto, di dolcezza, di attenzione, lui la beveva avidamente, quasi come un assetato in un deserto che scopre una minuscola polla d'acqua, magari anche fangosa, e vi si getta sopra, prono, e si disseta almeno per un momento.

Quello che Jaume sognava, però, era una sorgente fresca e pura, perenne, anche se sapeva che non gli sarebbe stato facile trovarla vagando nel deserto della prostituzione, per quanto di lusso ed elegante. Doveva togliersi dalla testa simili illusioni, pensò tristemente. Gli erano bastate le tre nasate che aveva dato, non ne voleva altre.

Mario si mosse sul letto con un lieve gemito, poi socchiuse gli occhi e vide lo sguardo intenso di Jaume.

"Mi sono addormentato, vero? Mi capita, dopo aver fatto l'amore, specialmente se sono soddisfatto. Vieni qui vicino, ho voglia di toccarti ancora..."

Jaume sedette sul letto, accanto all'altro.

"Allora ti è piaciuto?"

"Certo. Sei il miglior ragazzo con cui abbia mai fatto l'amore. E sei bellissimo."

"Ne hai avuti tanti?"

"Sì, tanti davvero. Ma tu sei proprio eccezionale. Lo sai che potrei anche innamorarmi di te?"

"Di una marchetta?"

"Di te. Sei bellissimo... e dolce. Peccato che sto solo un mese." sospirò Mario alzandosi a sedere e chinandosi a suggere un capezzolo del ragazzo.

"Che fai? Ricominci?" chiese Jaume fremendo.

"Perché no? Sei davvero desiderabile. Ho voglia di leccarti tutto e poi di prenderti di nuovo. Tu mi fai impazzire, ragazzo."

"Non sono più un ragazzo. Ho compiuto ventiquattro anni."

"Dieci meno di me. Hai un corpo splendido e un culetto meraviglioso. Chissà quanti te l'avran detto, no?"

"Sì, è vero. Ma fa sempre piacere sentirselo dire. Anche tu però sei molto ben fatto e ci sai fare a letto. Hai un ragazzo fisso?"

"Sì, a Milano. Ha ventotto anni e stiamo assieme da dieci."

"Da dieci? Bello... Non è geloso? Tu avrai un ragazzo in ogni città..."

"No, a lui basta che non ne abbia nessun altro a Milano e dintorni."

"Sei fortunato. È bello sapere che c'è qualcuno che t'aspetta."

"È vero. Tu non hai un ragazzo fisso?"

"Io? Con la mia vita? Chi vorrebbe mai avere una marchetta per amante?"

"Uno come te? Io, per esempio. Ma vorrei che smettessi, questo è vero."

"Saresti geloso?"

"Di qualche avventura no. Ma se sapessi che il mio ragazzo si vende per mestiere al primo... oh, scusa, non dicevo per te, non ho nessun diritto di offendere!"

Jaume rise lieve: "No, va bene, capisco."

"Non ti piacerebbe avere un amante? Un ragazzo fisso, voglio dire."

"Sì, certo. Ma non ci spero, almeno finché faccio marchette. Non ci spero e non lo cerco. Troppe delusioni."

"Ma allora ci hai già provato."

"Sì, ma ho rinunciato. E quando smetterò di far marchette, sarò troppo vecchio per sperare di trovare uno che si innamori di me."

"Non credo, sai? Credo che sia facile innamorarsi di te, invece. Oltre ad avere un corpo bellissimo, mi pare che tua sia molto bello anche dentro. E quello non cambia con l'età. Se non avessi Pippo e se non stessi qui solo per un mese, credo proprio che ti rapirei."

Jaume rise ed anche Mario. Si baciarono. Mario spinse il ragazzo contro il materasso, gli salì sopra col corpo e ricominciarono a fare all'amore. Quando il ragazzo sentì che l'uomo era di nuovo pienamente eccitato, allargò le gambe offrendoglisi e l'altro lo prese di nuovo con rinnovato ardore. Jaume accolse in sé il forte e caldo membro dell'altro con piacere intenso, godendosi i forti affondo appassionati di Mario ed i loro corpi fremettero all'unisono nel dare e ricevere piacere al tempo stesso. Jaume era come soggiogato dal sorriso che aleggiava sul volto dell'altro mentre lo prendeva con energia e dentro di sé pensava che gli sarebbe piaciuto essere rapito da lui, essere il suo amante. Ma subito scacciò quel pericoloso pensiero e ricordò che quel glorioso stallone non era altro che un gradevole cliente.

Questo non gli impedì di avere un secondo orgasmo più forte e bello del primo, appena sentì Mario riempirlo di ondate su ondate di seme in lunghi e forti spasmi di piacere. Mario gli si adagiò sopra e lo baciò ancora a lungo, carezzandogli i fianchi, mentre Jaume gli carezzava la schiena e le sode natiche. Rimasero così, finché i loro respiri tornarono al ritmo normale ed il membro di Mario, tornando alle dimensioni di riposo, si ritirò dal caldo ricettacolo che per due volte aveva conquistato.

"Una doccia?" suggerì Jaume quasi sottovoce.

Mario rispose sorridendo: "Sì, ma non insieme."

"E perché?" chiese il ragazzo sinceramente stupito.

"Perché sennò mi viene voglia di prenderti di nuovo, non lo capisci?"

"Bene, e perché no? Io ci sto."

"Mi vuoi morto? Non l'ho mai fatto per tre volte di seguito, io."

"C'è sempre una prima volta, no?"

"E poi ti devo pagare triplo?" chiese Mario scherzoso.

"No, offre la ditta." rispose Jaume serio, sospingendolo verso la doccia.

Mentre si stavano lavando l'un l'altro ed una nuova erezione si stava affacciando fra le gambe dei due, Mario disse: "Io vorrei venire qui da te ogni sera. Ma non posso permettermi di spendere quella cifra tutti i giorni, anche se tu li vali tutti, anzi, molti di più."

"Se tu adesso fai di nuovo all'amore con me, sono tre volte al prezzo di una. Allora, puoi anche pagarmi una sola volta ogni tre giorni. Per me va bene."

"E se stasera facciamo l'amore quattro volte?" chiese con aria maliziosa l'uomo.

"Allora mi paghi una volta ogni quattro." rispose sorridendo Jaume, poi soggiunse: "Mi piaci. Purché tu torni, puoi anche pagarmi una volta ogni cinque, anche senza farlo cinque volte stanotte. Ci stai?"

"È un invito a nozze! ma se fai sempre così, non ti guadagni la giornata."

"Non ti preoccupare. Questa è un'offerta che vale solo per i maschi che mi piacciono molto. E tu mi piaci moltissimo, sei un maschio favoloso. Perciò: prendi cinque e paghi uno, per te."

Mario fece girare il ragazzo e sotto lo scroscio dell'acqua, lo prese di nuovo, da dietro, mentre le sue mani spaziavano sul petto, sul ventre e sui genitali di Jaume in un delirio di passione. A Jaume piaceva come Mario entrava in lui, lentamente ma con vigore al tempo stesso, poi come lo fotteva con spinte calibrate e sapienti. Era evidente che Mario non cercava solo il proprio piacere ma anche quello dell'altro, tanto più apprezzabile perché l'altro, in questo caso, era un ragazzo a pagamento. Questa volta entrambi ci misero più tempo a raggiungere l'orgasmo, sia perché era la terza volta, sia perché l'acqua, pur esaltando le sensazioni piacevoli, ne rallentava l'inevitabile esplosione. Ma quando vennero, fu bellissimo.

"Mario, sei fantastico."

"Anche tu, ragazzo mio! Ma mi sento completamente svuotato. Davvero mi vuoi morto, tu. Sarà meglio che ci rivestiamo, ora."

"Paura che io voglia ricominciare?"

"No, paura che io voglia ricominciare. E poi crollare secco per un infarto. Sei troppo bello, troppo eccitante. Se tu fossi davvero il mio amante, ti converrebbe farmi un'assicurazione sulla vita: diventeresti ricco dopo poche settimane!"

Si rivestirono, chiacchierarono ancora un po' in salotto bevendo un liquore, poi Mario lo salutò con un lungo bacio dandogli appuntamento per il giorno dopo.

Per tutto quel Mese Mario non mancò mai una sera, anche se facevano l'amore una sola volta per ogni incontro. Per entrambi fu un mese molto bello e quando venne l'ora di salutarsi, tutti e due provarono come un senso di rammarico.

"Mi scriverai, Jaume?" gli chiese Mario affacciato al finestrino dell'autobus che doveva portarlo all'aeroporto di Barcellona.

"Non so, non credo. Tu hai il tuo Pippo, io la mia vita. È fortunato Pippo ad avere un amante come te."

"Sarà fortunato chiunque potrà avere te per amante."

"Sono destinato a non avere amanti, te l'ho spiegato."

"Non è detto e spero di aver ragione io. Tu meriti più che non una vita da marchetta. Tu non sei come le altre marchette che ho conosciuto, tu hai un cuore molto più bello del tuo corpo. Tu hai sete d'amore, ragazzo mio. Non morire di sete, ti prego. Non te lo meriti."

"Ti sbagli. Io devo far tacere il mio cuore. Per una marchetta avere un cuore è un lusso che non può permettersi."

"No, non è vero. E tu lo sai bene, non mentire a te stesso. E io ti scriverò di tanto in tanto, per ricordartelo. Tu puoi anche non rispondermi, ma io ti scriverò, te lo prometto."

"Dicono così in tanti. Ma mai neanche una cartolina."

"Vedrai!" fu l'ultima parola che Mario gli gridò mentre l'autobus partiva.

Andato via Mario, Jaume tornò alla sua solita vita. Quella sera stessa andò al Money, in Carrer de Sant Francesc. Qui incontrò Pablito.

"Ehi, chi si rivede! Eri scomparso dalla circolazione. Troppo lavoro?" chiese Pablito sorridendogli.

"Un cliente esclusivo. Un meraviglioso italiano."

"Ah bene. L'hai munto a dovere, per un mese!"

Jaume sorrise e scosse la testa: "Prezzo forfetario, mi piaceva troppo. A te come va, piuttosto?"

"Bene, molto bene. Due colpi grossi con due ricchi americani e tante marchette normali. Uno dei due americani m'ha anche regalato quest'orologio d'oro, guarda! Bello, no? Oltre alla tariffa, s'intende. Ah, e poi ho cambiato casa. Non sto più da Mama Pata. Ci siamo messi in un appartamento in quattro, in Carrer de la Lluna. Costa poco e siamo più liberi e possiamo portarci i clienti a casa a turno, un giorno sì e un giorno no. Si guadagna di più così: ai clienti diciamo che non è casa nostra e che dobbiamo pagare la stanza, così gli mungiamo più soldi."

"In quattro? Con chi ti sei messo?"

"Jorge, Carlos e uno nuovo."

"Marchetta anche il nuovo, immagino."

"Certo e fa affari: è bello come un angelo."

"Come si chiama questo angelo? da dove viene?"

"Si chiama Kiril... vattelappesca, un cognome impossibile. Lui è nato a Boston ma i suoi erano scappati dall'Ucraina. Molto simpatico, bello, sexy... da morirgli dietro."

"Dove batte?"

"Non ha un posto fisso, un po' come te. Qualche volta anche qui."

"Fate cassa comune?"

"No, ognuno versa una quota fissa per le spese comuni. Il resto ognuno fa per sé. A turno in cucina e le pulizie. Non è male. E qualche volta qualche extra fra di noi. Kiril a letto è una bomba. Lo vedi e sembra innocente come un chierichetto, ma fa l'amore come il più navigato di noi ragazzi. Una sensualità travolgente, quello. Se si trova un pollo ricco, può sistemarsi per tutta la vita."

"Come mai ha lasciato Boston?"

"Non lo so di preciso. Da quel che ho capito, diverse cose assieme. Mollare la famiglia troppo sospettosa, una delusione d'amore, voglia di viaggiare. Carlos ha perso la testa per lui, ma pare che a Kiril non interessi. Jorge invece non è interessato a Kiril, dice che è troppo giovane per lui. Sai che a lui piacciono più che maturi, no? Credo che invece Kiril ci starebbe. A me piace un sacco e qualche volta con me ci sta. Se non è troppo stanco per il lavoro."

"Quanti anni ha?"

"Diciassette, ma ne fa diciotto a maggio."

"Un ragazzino!"

"Beh, anche io ero un ragazzino quando m'hai conosciuto e ha solo due anni meno di me. E poi non ha per niente un corpo da ragazzino, è bello, ben sviluppato. Sembra una statua classica. E ha un cazzo di 20 centimetri esatti come aveva previsto Carlos!"

Jaume rise: "Gliel'hai misurato?"

"Certo! Due più del mio. E come lo usa bene, soprattutto! Ma tutto usa bene, mani, bocca, ogni centimetro del suo corpo da sogno. Credo che sia l'unico, dopo te, che mi fa perdere la testa. Tu resti insuperabile ma lui ti segue a ruota!"

Jaume rise di nuovo: "M'hai incuriosito, Mi andrebbe di conoscerlo. Sai dov'è stasera?"

"No, lui cambia ogni sera. Certo non è né al El Candil né al Mediterraneo."

"Ah no? E perché?"

"Lui s'informa sempre dove andiamo noi tre, perché dice che non va bene che ci facciamo concorrenza proprio fra noi quattro. Per noi va bene, anzi, meglio così. Ehi, Jaume, lì c'è uno che da un po' ci punta. Separiamoci, è meglio. Ci sentiamo i prossimi giorni. Ciao, bello!"

"Io esco. Resta pure qui. Ciao Pablito, a presto."

Jaume andò al Trailer perché aveva voglia di ballare. In discoteca ebbe due proposte ma le lasciò cadere, una perché non gli piaceva il tipo fisicamente e l'altra perché ormai s'era fatto tardi ed aveva voglia di tornare a casa a dormire. Per strada ripensava a Mario, partito la mattina. Peccato che abbia finito le vacanze, pensò. Con lui aveva guadagnato poco, ma era stato proprio bene. Ma se fosse rimasto più a lungo, avrebbe rischiato anche di innamorarsene. Perciò era meglio così.

Il giorno dopo, al ristorante, un cliente gli fece capire che avrebbe voluto agganciarlo. Capitava di rado, ma capitava che gli facessero proposte al lavoro. Lui però non le accettava mai, non voleva mescolare i due lavori, specialmente adesso che era capo-cameriere. Anche uno dei camerieri una volta gli aveva fatto il filo ma lui l'aveva subito scoraggiato, benché l'altro in fondo gli piacesse. E se, come capitava abbastanza spesso, qualche suo cliente andava a mangiare al La Brasa, lui lo trattava come se non lo conoscesse, e di solito i clienti gliene erano grati, e gli davano ottime mance.

Durante l'intervallo del pomeriggio, uscendo dalla palestra, incontrò Pablito.

"Ciao, dove vai di bello?"

"A comprarmi un paio di pantaloni da JP. Se vieni con me puoi conoscere Kiril, abbiamo appuntamento lì perché anche lui deve comprarsi qualcosa."

Jaume guardò l'orologio: "Sì, ho un po' di tempo. Vengo volentieri a vedere questo angelo sceso in terra!"

Di fronte al negozio c'era un ragazzo alto, snello, riccio e biondo che guardava le vetrine.

"È lui, Kiril. Non è bello?" chiese Pablito all'amico mentre si avvicinavano.

Jaume ammise: "Di spalle, è ben fatto."

"Aspetta allora di vederlo di faccia. E guardagli il pacchetto fra le gambe: è una promessa di paradiso..."

Jaume sorrise, Pablito chiamò l'amico che si girò sorridente. Jaume sentì come un colpo al cuore: era davvero bellissimo, non aveva mai visto nulla di simile. A mala pena sentì che l'amico li stava presentando. Kiril ora lo guardava negli occhi, sempre sorridente e gli tendeva la mano. Se la strinsero e Jaume sentì come una scossa elettrica percorrerlo tutto in un lungo brivido originato da quel contatto formale che, nato nella mano, lo percorse su su per il braccio per poi dividersi in due ondate, una che si rifranse nella testa e l'altra che scese giù giù per il corpo fino ai piedi. La stretta di mano durò un po' più a lungo del consueto ed i due si guardavano negli occhi, assorti, entrambi come calamitati.

Pablito rise forte: "Ehi, voi due, che vi prende? Tornate giù!"

Jaume si scosse e mormorò: "Piacere di conoscerti, Kiril..." e ritrasse la mano quasi a malincuore.

"Piacere mio, Jaume. Pablito e gli altri m'hanno parlato molto di te, ma... superi ogni descrizione!"

Pablito si mise fra i due e li sospinse dentro il negozio. Kiril si mise a guardare i completi mentre Pablito si sceglieva i pantaloni.

Il biondo si girò verso Jaume e quasi sottovoce, disse: "Devo farmi un completo estivo, non ho niente. Che ne dici di questo?"

Jaume lo guardò da capo a piedi, guardò il vestito, poi disse: "No... Guarda piuttosto questo completo azzurro. Ti dovrebbe stare bene addosso. L'azzurro chiaro e il tuo biondo, un vero principe azzurro. E poi questo ha un taglio più fasciante, mette meglio in risalto le tue forme perfette, per la gioia degli occhi di chi ti guarda. Basta che lo fai riprendere in qualche punto, probabilmente, qui lo fanno, e ti diventa una seconda pelle."

Kiril arrossì lievemente allo sguardo intenso che l'altro faceva scorrere lungo il suo corpo.

"Forse hai ragione, devo sembrare bello, per il lavoro..."

"Oh, saresti bellissimo anche col vestito sbagliato, tu. E meglio ancora senza niente addosso." gli sussurrò Jaume, la voce lievemente arrochita, mentre sentiva che il proprio corpo rispondeva alla bellezza dell'altro.

"Se tu pensi che questo sia meglio, lo prendo."

"Provatelo."

"Non credo che sia necessario, è la mia misura."

"Provatelo, ti prego." insisté Jaume con tanto calore nella voce che l'altro arrossì di nuovo lievemente ma annuì, staccò l'abito dall'espositore e chiese al commesso, che lo stava anche mangiando con gli occhi, dove poteva cambiarsi.

Dopo poco venne fuori. Pablito emise un lungo e basso fischio d'ammirazione.

Jaume annuì solamente, gli occhi quasi sbarrati, poi disse: "Sei perfetto, bellissimo. Non devi neanche farlo ritoccare. Sembra fatto apposta per te."

Kiril, per nascondere un nuovo rossore, tornò subito a cambiarsi.


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