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una storia originale di Andrej Koymasky


pin JAUME DI SITGES CAPITOLO 11

Quella sera al lavoro Jaume fece fatica per essere attento ed efficiente come al solito. I suoi occhi, il suo pensiero, la sua mente erano pieni di Kiril. Si erano lasciti dandosi appuntamento per la sera al Club 33. Jaume sentiva un calore nel petto pensando che avrebbe rivisto quel ragazzo e contava le ore ed i minuti. Incontrare Kiril era stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Quel ragazzo emanava forza e dolcezza, serenità e magnetismo. Sembrava impossibile che potesse esistere davvero una creatura così splendida al mondo. Pur così giovane.

Quando finalmente poté lasciare il ristorante, volò a casa. Fece una doccia, si rasò, si profumò lievemente, scelse con cura gli abiti, si pettinò. Gli sembrava di prepararsi per un appuntamento importante, molto importante. Si guardò allo specchio: non era soddisfatto. Si spogliò, cambiò gli abiti, si pettinò di nuovo. Ora poteva andare. Guardò l'orologio per l'ennesima volta e si precipitò per le scale: l'ascensore sarebbe stato troppo lento.

Percorse Carrer de Sant Mus quasi correndo, girò in Carrer dels Llops, traversò in diagonale Placa d'Espanya e percorse veloce Carrer d'Espalter. Si sentiva il cuore in gola, emozionato, man mano che s'avvicinava al Club 33. Salutò Eric alla porta e subito fu avvolto dall'atmosfera del locale, inghiottito dalle decine di clienti che già affollavano la discoteca, dalla musica ritmica che gli rimbombava nel cervello quasi mescolandosi al ritmo assordante del suo cuore. Scandagliò il locale con lo sguardo cercando Kiril. Finalmente lo vide.

Era appoggiato al bancone del bar, un bicchiere in mano. Uno spot proprio sopra di lui ne faceva brillare la bionda capigliatura riccia come un'aureola cesellata d'oro di un'antica icona russa. Indossava l'abito azzurro che aveva comprato nel pomeriggio. Jaume si fermò a contemplarlo, meravigliato ancora una volta che potesse esistere qualcuno così bello e il cuore gli batteva più forte che mai. Kiril era di tre quarti. La sua espressione era serena, dolcissima, un sorriso appena accennato ne illuminava il volto perfetto. Gli occhi azzurri, della stessa tonalità del vestito ma di una sfumatura più violacea, brillavano come ametiste venate da miriadi di pagliuzze d'oro.

Kiril girò lentamente lo sguardo attorno finché vide Jaume. Si aprì in un delizioso sorriso e Jaume si sentì sciogliere tutto, incapace di muoversi, di parlare, di pensare, ma sorrise a sua volta. Kiril gli andò incontro.

"Ciao Jaume." disse e guardò l'orologio. "Puntuale al secondo. Eppure mi sembra un secolo che ti aspetto. Posso offrirti qualcosa?"

Jaume sentì la mano dell'altro posarglisi lieve su un braccio e fremette di piacere.

"Una spremuta d'arancia, grazie."

Kiril annuì e si spostarono fino ad un tavolinetto libero.

"Siedi, torno subito."

Jaume lo guardò andare verso il bar. Si chiese come fosse possibile che l'altro lo turbasse tanto. In fondo lui era sempre stato padrone di sé, abbastanza distaccato, realista. Kiril era bellissimo, d'accordo. Ma era solo un ragazzo, una marchetta come lui. Più che desiderabile, vero, ma neppure lo conosceva ancora. Forse era uno dei tanti bei ragazzi pieni di sé, presuntuosi, odiosi...

Kiril tornò, il bicchiere per Jaume in una mano ed il proprio nell'altra, e gli sorrise. E quel sorriso uccise subito la poca padronanza di sé che Jaume stava ritrovando. La testa gli ronzava, le gambe gli tremavano lievemente. L'altro gli porse il bicchiere e gli sedette accanto.

Toccarono i bicchieri in un silenzioso brindisi e Kiril, con la sua voce dolce, con tono vellutato e caldo come un abbraccio, disse: "Sono contento d'averti conosciuto. Pablito e gli altri m'hanno parlato molto di te. Dicono che sei il Re di Sitges, il migliore. A prima vista direi che si sbagliano: come minimo tu sei un dio!"

"No, dai! Sono solo una marchetta come le altre." mormorò Jaume cercando di non far tremare la propria voce.

"Dicono tutti che tu sei il migliore in assoluto. Tutti sembrano ammirarti e mi piacerebbe scoprire perché. Oltre alla tua bellezza, voglio dire. Sei l'uomo più bello che io abbia mai visto, davvero. Quanti anni hai?"

"Ventiquattro. E tu quasi diciotto, vero?"

"Sì. Ma voglio sapere tutto di te, voglio conoscerti bene, se non ti dispiace. Lo sai che sei davvero affascinante. E, vestito così, sei anche più sexy di oggi pomeriggio."

Parlarono. Jaume gli raccontò di sé, della sua storia, delle sue esperienze belle e brutte, della sua vita di marchetta, delle cose che per lui erano importanti. Si aprì come mai aveva fatto con nessuno, mise a nudo la propria anima, come in un'offerta ad un dio sconosciuto.

Anche Kiril gli parlò di sé. Raccontò le sue esperienze, la sua vita. Parlò di come avesse scoperto la sua sessualità a tredici anni, quando il capitano della sua squadra di pallacanestro al college gli aveva insegnato a fare l'amore e di quanto gli fosse piaciuto. Poi quando, a quindici anni, per la prima volta s'era innamorato di un suo compagno di classe d'origine polacca con cui per un anno aveva avuto una relazione sessuale bellissima. Di come era stato male quando la famiglia di questi s'era trasferita e loro due s'erano dovuti lasciare. Della sua ricerca di un nuovo partner e della scoperta del sottobosco gay di Boston. Di come a sedici anni era stato violentato da un gruppo di teppisti, per tutta una notte, nel parco. Delle sue prime marchette. Della sua famiglia, cattolici uniati tradizionalisti, che doveva aver sospettato qualcosa della sua sessualità, per cui aveva cominciato a controllarlo strettamente, a tenerlo d'occhio.

Raccontò come un suo zio, il fratello minore della madre, gli avesse proposto di fare l'amore con lui in cambio di una copertura di fronte ai genitori: ogni volta che Kiril fosse andato a letto con lo zio e si fosse fatto prendere da questo, dopo gli lasciava un paio di ore libere per andarsi a cercare le sue avventure, dicendo ai genitori che erano stati assieme in casa per tutto il tempo. Kiril aveva accettato, così aveva potuto avere qualche piacevole incontro, ma soprattutto aveva potuto continuare a far marchette per metter da parte i soldi per fuggire in Europa. Ed ora era lì...

I due parlarono a lungo. Poi Kiril invitò l'altro a ballare in pista. Jaume non riusciva a staccare gli occhi dal corpo del ragazzo, che danzava con una grazia affascinante e sensuale: si sentiva sempre più attratto dall'altro. Di tanto in tanto i loro sguardi s'incontravano e Kiril s'apriva in uno di quei suoi sorrisi assassini e Jaume si sentiva le gambe cedere per l'emozione. Dopo un po' che ballavano, Kiril gli fece cenno verso il tavolo e tornarono a sedere.

Appena seduti, gli sussurrò: "Peccato che non han messo un lento..."

"Perché?"

"Mi sarebbe piaciuto stringerti a me, sentire il tuo corpo contro il mio... Mi sarebbe piaciuto molto."

"Anche a me..."

Jaume avrebbe voluto proporgli di uscire, di andare da lui, di fare l'amore, ma stranamente non ci riusciva. Kiril si chinò su di lui e gli diede un rapido bacio sulle labbra. Poi gli pose una mano su una coscia in una carezza lieve. Jaume tremò tutto.

L'altro lo sentì: "Tremi? Non fa freddo, qui dentro..."

"Tu... sei tu che mi fai tremare... Sei troppo bello."

"Mai quanto te. Sai che mi piaci... da morire."

"Davvero?"

"Certo. Portami via da qui. Portami da qualche parte, dove possiamo stare soli, io e tu."

Jaume ebbe un brivido di piacere e di anticipazione: "Verresti... a casa mia?"

"Dove vuoi tu..." rispose l'altro.

Si alzarono ed uscirono. Camminarono in silenzio, affiancati. I loro corpi si sfioravano appena, di tanto in tanto. Jaume si sentiva come in trance. Non parlarono, lungo la strada, uniti in una specie di complice silenzio. Ma nella mente dei due si affastellavano mille pensieri, mille emozioni. Di tanto in tanto si guardavano e si sorridevano. Entrambi sapevano che cosa sarebbe accaduto di lì a poco e ne erano felici ed eccitati.

Salirono le scale. Jaume aprì la porta e si fece di lato per far passare Kiril, accese la luce, entrò e chiuse la porta alle proprie spalle.

Kiril, che ora gli stava di fronte sorridente, gli pose le mani sui fianchi e gli chiese in un sussurro febbrile: "Posso baciarti, Jaume?"

Si abbracciarono e si scambiarono un lungo bacio appassionato. I loro corpi aderirono, si strinsero l'uno all'altro e subito i due sentirono le loro reciproche erezioni premere attraverso gli abiti, cercando il contatto col corpo dell'altro.

Jaume si staccò lievemente, prese una mano di Kiril e gli mormorò: "Vieni..."

Lo guidò fino alla porta della propria camera da letto, accanto al letto. Qui si girò e cominciò a sbottonargli la giacca. Kiril prese ad aprire quella di Jaume. Le due giacche scivolarono a terra. Allora Jaume sciolse il papillon di Kiril e questi la cravatta di Jaume. Poi iniziarono a sbottonarsi l'un l'altro le camicie. Non parlavano, ma i loro occhi erano luminosi. Appena le camicie furono aperte, le loro mani vi s'insinuarono sotto per carezzare il petto ed i fianchi nudi dell'altro. Jaume scostò i lembi della camicia di Kiril, facendola uscire dai calzoni, e si chinò a baciare il bel petto glabro ed ampio del ragazzo. Ne prese un capezzolo fra le labbra, lo strofinò, lo succhiò, lo mordicchiò. Kiril emise un sospiro di piacere ed infilò le dita fra i capelli dell'altro, carezzandolo e premendone il capo contro il proprio petto. Le loro mani scesero ad aprire le cinture, a slacciare i bottoni dei calzoni dell'altro.

Le mani di Kiril furono le prime a posarsi sulle mutande gonfie dell'altro, sottolinenandone con le punte delle dita il membro turgido ed i testicoli contratti, attraverso la stoffa leggera. I loro calzoni scivolarono giù fino alle ginocchia. Jaume carezzò le natiche piccole e sode dell'altro poi le serrò ognuna in una mano. Le loro bocche si unirono di nuovo. Kiril armeggiò coi piedi e si sfilò le scarpe, quindi, sempre senza staccarsi dall'altro, uscì dai calzoni. Jaume gli infilò le dita sotto l'elastico delle mutande e le sospinse verso il basso, chinandosi per accompagnarle, mentre le sue labbra e la sua lingua scivolavano giù giù sul petto del ragazzo, sul ventre teso, finché il membro ritto e palpitante dell'altro gli toccò il mento e la gola.

Ma Kiril a questo punto lo forzò dolcemente a rialzarsi, gli si accoccolò davanti e con un gesto rapido ne calò mutande e calzoni fin sulle caviglie, liberando così il membro duro e forte di Jaume che balzò su dritto, puntando verso il viso dell'altro. Allora il ragazzo, con una mano carezzò i testicoli contratti, con l'altra il bel membro e vi posò sopra le labbra. Le socchiuse e lo saggiò con la punta della lingua, quindi, schiusa la bocca, lo accolse con un gesto di golosa dolcezza, mugolando lievemente il proprio apprezzamento nel gustare finalmente la calda virilità dell'altro. Jaume sussultò per il piacere e si sentì le gambe cedere non appena il ragazzo iniziò a muovere il capo avanti e dietro, succhiandoglielo e muovendo la lingua ad arte lungo l'asta di carne che appariva e spariva nel caldo ricettacolo della sua bocca. Prese Kiril per le ascelle e lo tirò su, quindi lo sospinse con dolcezza ma con determinazione sul letto.

Si liberò in fretta delle scarpe e del rotolo di calzoni e mutande, poi guardò il corpo nudo dell'altro che gli sussurrò: "Vieni..."

Gli sfilò la camicia e si tolse la propria. I due erano completamente nudi, finalmente. Si guardavano l'un l'altro in reciproca ammirazione, in fremente attesa della prima mossa.

"Sei... sei divino, Kiril!" mormorò Jaume con voce roca per l'emozione.

Kiril scosse lievemente la testa ed i suoi riccioli ondeggiarono. Poi disse in un sussurro: "Voglio essere tuo... mi vuoi? Mi prendi?"

Jaume inghiottì due, tre volte poi annuì emozionato. Salì sul letto, si stese sopra al ragazzo e si abbracciarono stretti stretti, le loro erezioni prorompenti serrate fra i ventri sodi e lisci. Jaume sentiva sotto le sue mani la pelle liscia come raso del ragazzo, morbida e vellutata, e sotto ne sentiva i muscoli guizzare, sodi ed elastici come acciaio temprato. Si alzò in ginocchio per contemplare il corpo del compagno: era proporzionato e snello, i muscoli ben disegnati e lisci, davvero perfetti come in una statua greca. Dal folto dei peli ricci, d'un biondo appena un po' più scuro dei capelli, s'ergeva una colonna di fine alabastro, davvero bellissima, turgida e palpitante, invitante.

"Quanto sei bello, Kiril!"

"Davvero ti piaccio?"

"Sei stupendo, perfetto. Non avrei mai saputo sognare niente di così incantevole, di così erotico, di così eccitante. E sei qui, con me, per me... reale!"

Kiril sorrise, con un che di timido ed intimo, dolce ed allegro ed i suoi occhi brillarono, persi negli occhi del compagno, in muta ma eloquente offerta.

Il corpo lievemente ma perfettamente abbronzato di Jaume formava un bel contrasto con quello chiaro dell'altro, così come i suoi capelli castano scuro appena mossi con quelli oro antico e ricci del ragazzo. Jaume si staccò da Kiril e gli si inginocchiò di fianco e prese a carezzarlo per tutto il corpo, ammirandolo come in estasi. Poi si chinò a baciarlo con fremente devozione, finché ne catturò il bel membro palpitante con le labbra. Kiril si girò in modo di portare le proprie labbra di fronte al sodo e bel palo dell'altro e cominciò a succhiarlo a sua volta. Allora Jaume si stese su un fianco gustando appieno quell'appassionato sessantanove, il ventre dell'uno premuto sul petto dell'altro, le teste affondate fra le cosce dell'altro, le loro mani spaziavano sulla schiena e sul sedere del compagno in un crescendo di meravigliose sensazioni.

Poi Kiril si staccò, si girò di nuovo e tornarono a baciarsi in bocca.

"Oh, Kiril! Quanto mi piaci!"

"E tu mi fai impazzire. Sei un ciclone, m'hai travolto letteralmente. Mi sembra impossibile che tu non sia un sogno..."

"No, non siamo un sogno, io e tu. Toccami, sono reale quanto te... per fortuna. Vorrei che questo momento non finisse mai."

"Neanche io. Non veniamo subito, ti prego..."

"Certo, cucciolo d'uomo."

Continuarono a baciarsi, a carezzarsi, a suggersi l'un l'altro eccitandosi fin quasi al punto senza ritorno, in un crescendo di passione, per poi rallentare dolcemente, calmarsi, tornare di nuovo padroni di sé e quindi ricominciare. Era un dolcissimo supplizio di Tantalo che entrambi assaporavano con pienezza e trasporto. Ognuno dei due era attento al piacere dell'altro, ognuno dei due cercava di dare all'altro il meglio di sé in una specie di meravigliosa tenzone.

Quando finalmente Jaume penetrò Kiril, si sentì come un re che prende possesso del suo regno: quello era veramente il "suo" posto, a cui lui apparteneva. Il volto di Kiril era in estasi mentre lo accoglieva, era in delirio mentre lo sentiva scivolare dentro e fuori in una danza appassionata.

"Ooohhh... finalmente!" mormorò emozionato il ragazzo spingendosi con passione contro il palo che l'aveva finalmente conquistato.

Jaume gli sorrise grato e felice: non s'era mai sentito accolto così totalmente, e sentì che lui era stato creato apposta per dare felicità a quello splendido ragazzo.

"Sì, Jaume... sì... così... non ti fermare, questa volta... ooohhh Jaume, così, così... Ooohh... Jaaaaumeeee..."!"

Quando finalmente raggiunsero entrambi l'apice del piacere e del godimento, incapaci di trattenersi più a lungo, all'unisono, fu come se il tempo e lo spazio non esistessero più e si scaricarono in una serie di ondate lasciandosi travolgere dalla piena delle sensazioni. Allora si abbandonarono sulle lenzuola stazzonate, esausti, appagati, ancora strettamente allacciati in un abbraccio forte ed appassionato che si mutò pian piano in un oceano di tenerezza. Per un po' nessuno dei due parlò. Si scambiarono lievi baci, lunghe e delicate carezze mentre i loro cuori stentavano a ritrovare il ritmo normale.

Jaume guardò negli occhi Kiril e gli sussurrò: "Sei fantastico."

"Tu. Tu lo sei. Finora io non avevo mai... fatto l'amore."

"Siamo i migliori al mondo."

"Credo proprio di sì... senza falsa modestia."

"Sei un puledro allo stato brado."

"E tu uno stallone di razza. Cavolo, più ti guardo e più mi piaci!"

"Anche tu. Anche tu..."

Jaume si sentiva il cuore pieno di gioia, di speranza, di... amore!

Si scosse: amore no! Basta con queste sciocchezze, si disse. Non voleva esser ferito di nuovo. Il ragazzo ci sapeva fare a letto, era bellissimo. Punto a capo.

Era davvero magnifico. Era bello fare l'amore con lui. Ma tutto doveva rimanere puramente su un piano di sesso. Magari anche di amicizia, perché no, come con Pablito, o Miguel, o Juan o Alvino. Ma non doveva cadere di nuovo nell'illusione che potesse esistere amore.

Quasi per asserire questo, disse ad alta voce: "È bello scopare assieme, vero Kiril?"

"Più che bello." suggerì il ragazzo guardandolo con una lieve aria di sorpresa per il tono improvvisamente secco dell'altro.

"Sei in gamba a letto. Farai affari d'oro, qui a Sitges, come marchetta." aggiunse Jaume quasi per rimettere le cose a posto, sottolineando l'ultima parola in modo netto.

"Già. Ma non ti farò concorrenza, stai tranquillo."

"Meno male, sennò sarei rovinato."

"No, mai. Tu sei speciale. Avevano ragione i ragazzi."

"Cristo! Sono già le quattro. Non avevo mai fatto così tardi, prima."

"Non bestemmiare! - lo rimproverò con dolcezza, poi mormorò - È meglio che vada, allora..."

Kiril si alzò dal letto e, raccolti i propri vestiti, prese a vestirsi. Jaume ebbe la tentazione di chiedergli di fermarsi, di dormire con lui, ma non disse nulla.

"Ci vediamo? Presto?" chiese Kiril mentre si abbottonava i calzoni, guardandolo con un sorriso timido.

"Non lo so. Forse. Ti lascio il mio numero di telefono. Fatti vivo tu. Voi non avete il telefono, vero?"

"No, purtroppo. Ti chiamerò, uno dei prossimi giorni."

"Va bene. È bello scopare con te. Ci conto."

"Non è necessario che mi accompagni. Buona notte, Jaume."

Kiril si chinò a dargli un bacio, gli fece l'occhiolino ed uscì dalla stanza. Dopo poco Jaume sentì lo scatto della porta d'ingresso. Spense la luce. Si rilassò, coprendosi alla meglio con il lenzuolo. Sentiva ancora il buon odore di Kiril nella tela.

"Sei troppo bello, Kiril, troppo sexy... troppo dolce, tenero.... devo stare attento, puoi diventare pericoloso." mormorò a mezza voce nel buio cercando di trovare una posizione comoda per prendere sonno.

"Sarebbe stato bello addormentarmi con te fra le braccia... Sì, mi sarebbe proprio piaciuto..."


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