Quelle due notti e il giorno di riposo volarono via in un lampo. Jaume, di nuovo al lavoro, ripensava a quelle trentacinque ore passate assieme a Kiril. Erano state un sogno. Non solo avevano fatto l'amore, più volte, ma avevano parlato, si erano aperti l'uno all'altro, si erano conosciuti meglio.
Ogni minuto, ogni secondo di quelle trentacinque ore era stato un sogno ed i due ragazzi l'avevano assaporato con pienezza. Jaume ripensava a Kiril e lo rivedeva gioioso, pensieroso, silenzioso, appassionato, riflessivo, fargli il broncio, sorridergli a volte timido, a volte radioso, a volte birichino, a volte malizioso e provocante. Era bello guardarlo, sfiorarlo, carezzarlo, abbracciarlo, stringerlo, palparlo. Era bello incombergli sopra o stargli sotto, di fianco, intrecciare con lui le membra, baciarlo.
Jaume ne era sempre più attratto, anzi, sempre più innamorato. Ed aveva paura. Si sarebbero rivisti il giorno dopo: Kiril per quel pomeriggio aveva già un appuntamento ed un altro per la sera. Meglio così, forse.
Nell'intervallo Jaume passò alla pensione di Mikel. Non c'era. Gli lasciò un biglietto dandogli appuntamento per la sera al Parrot's. Sperava di rivederlo, non solo perché il ragazzo gli era simpatico, ma soprattutto perché sperava, passando la notte col soldatino, di riuscire a non pensare a Kiril. Andò in palestra, poi a lezione di tedesco. Ma anche questa volta non fecero lezione.
Appena salito dal professore, Jaume gli disse: "Mi scusi, ma non ho la testa per studiare, oggi."
"Va bene, non importa, rimandiamo."
"Però, professore... vorrei fare l'amore con lei."
"Hai voglia che te lo succhi lo stesso?" chiese l'uomo con un sorriso lieve.
"No... cioè, anche. Ma questa volta vorrei venire a letto con lei..."
"Non hai mai voluto... Lo sai che mi fai felice, no? Come mai oggi hai cambiato idea?"
"Non lo so. Cioè... forse sì, ma... non mi va di parlarne."
"Come vuoi tu. Va bene."
Lo portò nella camera da letto. Si spogliarono, quasi vergognandosi l'uno dell'altro. S'infilarono sotto le lenzuola e fecero l'amore. Jaume ce la mise tutta per far felice l'anziano uomo.
Alla fine questi gli disse: "M'hai fatto morire di piacere, Jaume. Non avrei mai sognato di avere un'avventura così... con te, poi. Sei davvero eccezionale, oltre che bellissimo."
"Grazie. Glielo dovevo."
"A me? Perché?"
"Lei non voleva solo un bel cazzo da prendere in bocca, vero? Voleva un rapporto da persona a persona."
"Certo, ma tu non hai mai voluto e... e mi accontentavo. E ti sognavo."
"Mi perdoni. L'ho sempre trattata con freddezza... Non se lo meritava."
"No, freddezza no. Con... distacco, forse. Io non t'interessavo, lo capisco bene. Era una... transazione d'affari, no? Tu te lo lasciavi succhiare da me e io ti davo una lezione di tedesco. Ma perché oggi...?"
"Io... lei è un brav'uomo. Non merita d'essere trattato con... con distacco, come dice lei."
"Che ti succede, Jaume? Non credo che all'improvviso tu possa essere interessato a me, non sono così ingenuo. Che hai, dunque?"
"Niente. Cioè... Mi sto innamorando di un ragazzo e non voglio. Non devo. Non posso permettermelo."
"Ah, quello di cui mi parlavi l'altra volta?"
"Sì, lui."
"Non è certo facendo all'amore con me che te lo levi dalla testa. Anzi. Non è questa la ragione..."
"No, è che... ho bisogno di parlarne con qualcuno e deve essere uno con cui ho intimità e rispetto e..."
"Per questo hai voluto venire a letto con me?"
"Anche. Ma anche per dirle, per dimostrarle che lei è una persona, per me, non solo un..."
"... un vecchio succhiacazzi?"
"Già, proprio così."
"Un buffo modo di dimostrar stima, ma... efficace e piacevole, non c'è che dire... Ma ora dimmi..."
Parlarono. Jaume si aprì completamente con il professore, gli raccontò di sé, di Pedro Augusto, di Miguel, della sua vita da marchettaro, di Juan, di Kevin, di Patrick, di Mario, di tutte le sue esperienze belle e brutte, di tutte le sue speranze e delusioni ed infine di Kiril. Il professore lo ascoltava, carezzandolo lievemente, interrompendolo raramente con qualche domanda per capire meglio, lasciandolo parlare a ruota libera.
Alla fine, quando Jaume gli chiese che cosa dovesse fare, il professore lo strinse un poco con il braccio con cui gli cingeva le spalle e gli disse: "L'hai detto tu: o rifiuti di incontrarlo ancora, e ne soffrirai parecchio, o accetti di amarlo, e rischi di soffrirci. Secondo me non è possibile una via di mezzo. L'hai detto anche tu: è impossibile restare buoni amici a questo punto. Ma, se accettassi di amarlo... tu sei geloso dei suoi clienti, hai detto."
Jaume annuì pensieroso.
"E da quel che dici, anche lui è geloso dei tuoi, no?"
"In un certo senso... pare di sì."
"Sareste pronti a rinunciare a... al vostro mestiere? Sareste capaci? Tu hai un buon lavoro, come capo-cameriere. Il ragazzo potrebbe trovarlo, un buon lavoro. Non dovreste avere problemi di soldi, perciò. Ne avreste di meno, certo, ma senza problemi se accettate una vita un po' più modesta. Però, sapreste rinunciare ad incontrare altri maschi?"
"Non lo so. A parole sembra tutto facile, tutto possibile, tutto bello. Io penso di sì, ma la vita è carogna. Tradisce."
"No, Jaume. La vita è come vogliamo noi che sia, almeno per le cose essenziali."
"Non è vero. Io avrei voluto restare con Pedro Augusto, o con Kevin, o... Ma loro no. Loro mi hanno rifiutato, buttato via."
"No, Jaume. Semplicemente loro non erano le persone giuste per te. Tu li avevi idealizzati, t'eri illuso. Tu avevi creato le premesse per le tue delusioni. Come pure per il francese."
"Ed è sbagliato illudersi di essere l'unica cosa importante per la persona che si ama?"
"Sì. Tu puoi essere l'unica cosa importante solo per la persona che ti ama, non per quella che tu ami. Mi capisci? Amare è solamente dare, mai pretendere. Anche se ammetto che non è per niente facile. Vedi, tu saresti disposto a rinunciare ai tuoi clienti per il ragazzo?"
"Ci proverei. Ma credo di sì."
"Molto bene. Ma non puoi pretendere altrettanto da lui. Se lo farà, meglio, si capisce. Se però non lo facesse, saresti disposto ad amarlo ugualmente, a vivere con lui?"
"Non lo so... ci starei male..."
"Beh, la risposta è lì, credimi. Se tu sei disposto a dare tutto ciò che sei capace di dare senza pretendere nulla, ma accettando solo quello che lui è capace di darti, allora non rinunciare a lui. Anche se qualcosa ti facesse star male. Ma se non ne sei capace, se non ti basta quello che lui sa darti, allora è meglio che soffri ora rinunciando a lui piuttosto di metterti nella condizione di soffrire, e molto di più, in seguito, giorno per giorno. Mi capisci?"
"Quello che lei mi chiede è... enorme! Dare, senza ricevere!"
"No, non senza ricevere. Dare senza aspettarsi. Riceverai ugualmente, ma... Vedi, se tu ti aspetti dieci e lui ti dà cinque, sarai deluso. Ma se tu t'aspetti zero e lui ti dà cinque, sarai felice. Eppure lui ti ha dato sempre esattamente cinque, in tutti e due i casi. Perciò chi ha costruito la delusione o la felicità sei tu, non lui."
"Ma Pedro e Kevin e Patrick..."
"Prendevano solo, non davano. Da parte loro non c'era amore. Forse Kevin poteva essere un po' diverso, ma anche lui, in realtà non amava te, ma un'immagine che s'era costruito... Questo ragazzo, però, pare che ti ami. Per quello che sei, come sei, almeno da quello che mi dici."
"Sì, forse. Ma lui sarà disposto a non aspettarsi nulla da me?"
"Perché, tu non vuoi dargli nulla?"
"No no... Ma non so se saprò dargli quello che lui si aspetta. Come si fa a sapere se due persone sono davvero adatte l'una all'altra?"
"Provando... e rischiando di soffrire."
"Lei... era felice con Ramon?"
"Certo."
"Per tutti e venticinque gli anni?"
"Certo. Aveva i suoi difetti ed io i miei. Ma ci accettavamo così. Ci sono stati momenti difficili, pesanti, tristi: era quando uno dei due cominciava a pretendere. Ma ci siamo aiutati a superarli. Con pazienza ed amore."
"Io e Kiril... dobbiamo imparare a conoscerci meglio, forse."
"Credo di sì. E provare a vedere quanto ognuno di voi è capace di donare e quanto è capace di non aspettarsi qualcosa in cambio."
Jaume annuì, poi si girò e baciò il professore dicendogli sottovoce: "Grazie... grazie."
"Jaume? Posso chiederti una cosa? Anche se questa sarà probabilmente l'ultima volta che avremo un contatto fisico..."
"Dica, se posso..."
"Dammi del tu. Vorrei che diventassimo davvero amici. Al di là del sesso e delle lezioni."
"Io... ci proverò. Anch'io sarei contento se diventassimo amici. Abbiamo già fatto un primo passo."
"Grazie, Jaume."
"Grazie a te... Emili."
Quando quella sera Jaume andò al Parrot's si sentiva un po' meglio. Mikel era già lì che lo aspettava.
"Jaume! Ho ricevuto il tuo biglietto. Sono contento, sai. Domani devo partire e... vuoi passare la notte con me, vero?"
"Certo, ho voglia di parlare con te."
"Solo parlare? Io speravo... - disse Mikel ed arrossì, poi soggiunse - Comunque, come vuoi tu. Anche solo parlare, se è questo che vuoi."
Jaume sorrise: "Ma no, certo, anche quello, stai tranquillo. Anzi, non perdiamo tempo, vieni subito su da me."
"Vorrei offrirti qualcosa, prima."
"No, c'è da bere a casa mia. Vieni?"
"Ma io ci tenevo ad offrirti..."
"Offrimi te stesso, la tua compagnia, la tua amicizia."
"Più che volentieri. Andiamo."
Mentre si avviavano verso casa di Jaume, Mikel gli disse allegro: "Sai che stanotte t'ho sognato?"
"Davvero? Pensavo che tu sognavi il tuo uomo... come si chiama..."
"Juan. Lui è chiuso nel mio cuore. Ma tu... sei così bello, così sexy..."
"Più di Juan?"
"Sì, certo. Anche se per me lui è bellissimo."
"Allora, com'è che hai sognato me?"
"Beh, tu sei speciale. M'hai fatto passare una notte super. Tu sei il migliore, a parte Juan."
"Ma tu e Juan, vi fate spesso le corna?"
"No, quasi mai. Qualche volta, quando si è separati a lungo come adesso. Juan è... Juan!"
"Juan è il tuo primo amore?"
"Se vuoi dire nel senso di essere innamorato cotto, sì. Fisicamente no. Prima di lui ho avuto altri tre ragazzi e ne ero anche un po' innamorato, gli volevo bene."
"Ma se hai conosciuto Juan a quindici anni!"
"Il mio primo ragazzo l'ho avuto quando avevo tredici anni. Era un mio vicino di casa, lui ne aveva diciotto. Siamo stati assieme cinque mesi. Mi pareva di stare in paradiso. M'ha insegnato tutto lui. Ma poi s'è invaghito di un altro e mi ha mollato. Io non gli interessavo più."
"Ci sei stato male?"
"Lì per lì sì, molto. Ma poi mi sono detto che non mi meritava. Non meritava né il mio amore né le mie lacrime. E ho smesso di piangere."
"Già, forse è così... E poi?"
"Poi ho conosciuto un uomo di ventotto anni. Al fiume."
"E quanto siete stati assieme?"
"Troppo. Quasi undici mesi. Lui era sposato, capisci, aveva anche due figli piccoli. Io... ero la ruota di scorta. Quando aveva voglia di scopare faceva un fischio. Ma poi, era evidente, forse anche logico, ma la sua famiglia veniva prima di me. Persino sua moglie veniva prima di me. Così l'ho lasciato."
"Senza rimpianti?"
"Eccome! Mi piaceva, mi piaceva molto. Ma capivo che non potevo farmi una vita con lui, perciò era inutile che continuassi ad illudermi. Lui poteva solo darmi il suo corpo ogni tanto, un po' d'affetto per poche ore... ma nient'altro. A me non bastava. Io volevo il suo amore. Almeno un poco. Ma lui pareva quasi vergognarsi di me..."
"E poi?"
"Poi ho conosciuto un ragazzo di diciannove anni, Carlos. Era molto bello. Era il campione della nostra squadra di pelota. Siamo stati assieme per sei mesi."
"Ti ha lasciato lui?"
"Sì e no. Lui era gelosissimo. Io avevo conosciuto il mio Juan. Mica c'ero ancora andato a letto, però. Sapevo che a Juan piacevo e anche lui piaceva molto a me. Ma eravamo solo amici, perché io stavo con Carlos. Ma Carlos era gelosissimo e mi faceva scenate e non voleva che vedessi Juan. Allora, anche se mi dispiaceva, non ho più visto Juan. Ma una sera io esco dal cinema e anche Juan stava uscendo, per caso, non c'eravamo visti in sala. E Carlos mi aspettava. Arrivati da lui Carlos m'ha fatto una scenata e mi ha picchiato. Io gli ho detto che, proprio perché stavo con lui, non avevo mai fatto niente con nessun altro. Ma lui non mi credeva. Mi diceva che io ero solo una puttana, che mi facevo sbattere da tutti alle sue spalle. Gli ho detto di smetterla, se no lo lasciavo. Allora lui mi ha messo alla porta."
"Allora ti sei messo con Juan?"
"No, sono passati tre mesi. Con Juan ci si vedeva di nuovo, ma senza niente. Io ero attratto da Juan ma speravo ancora che Carlos... Poi un giorno Juan è passato a prendermi per andare al cinema assieme. Io ero solo a casa, i miei non c'erano. Così è salito. Io mi stavo cambiando in camera mia e stavo pensando che Juan mi desiderava e che era di là e che se non facevo io il primo passo lui non m'avrebbe mai sfiorato, perché lui mi rispettava e sapeva che speravo ancora che Carlos tornasse con me. Juan mi rispettava, capisci? E io aspettavo Carlos che non aveva né fiducia in me né rispetto! Non ero stupido? E allora gli sono andato davanti, nudo come quando sono nato, e gli ho detto che volevo fare l'amore con lui. Così abbiamo cominciato. E mi sono accorto che quello che lui provava per me era diverso dagli altri. Per lui ero importante. Non gli interessava solo godere con me, ma faceva del tutto per farmi star bene. Non solo a letto, capisci. Lui mi amava davvero. Così, poco per volta, mi sono innamorato di lui. Ho imparato ad amarlo, non so se mi spiego. Mi sono accorto che quello che avevo provato per gli altri non era veramente amore. C'era affetto, sì, ma soprattutto c'era voglia di godere. E desiderio di essere amato. Invece con Juan c'era soprattutto voglia di farlo felice e di amarlo. E con lui ho scoperto il godimento di farlo godere. Vedi, anche con te, in fondo, c'è solo voglia di godere. Mi piaci molto, sei simpatico, sei davvero speciale, ma fra te e me vengo prima io. Lo faccio per me, voglio dire, non per te. Fra me e Juan, invece, viene prima lui. Mi spiego?"
"Sì certo." rispose Jaume e lo baciò sospingendolo verso la camera degli specchi.
Si spogliarono a vicenda e salirono sull'ampio letto.
"Senti, Mikel, per un bel po' sarai di nuovo solo. Stanotte devi fare il pieno, come dici tu, no? Beh, allora dimmi tu quello che vuoi fare, qualsiasi cosa. Voglio che stanotte sia tutta tua, come la vuoi tu. Stanotte voglio farti toccare il cielo con un dito, farò tutto quello che vuoi."
"Hai dei film di maschi, film porno? Sì? Mettili su, faremo tutto quello che fanno gli attori. È sempre stata una delle mie fantasie segrete..."
Jaume annuì sorridendo. Fece scorrere uno degli specchi e scoprì il grande schermo TV. L'accese, fece partire una cassetta video e tornò sul letto accanto a Mikel. Ed iniziò il loro gioco erotico, lungo ed appassionato in cui loro due erano lo specchio di quello che accadeva sullo schermo. Fecero di tutto, finché alla fine della terza cassetta, giacquero entrambi esausti ed ansanti sul grande letto.
Jaume spense la Tv, tornò da Mikel e lo abbracciò: "Soddisfatto?"
"Sì, è stato bello. Hai sonno?"
"Non troppo."
"Ti va di parlarmi un po' di te?"
"D'accordo, volentieri."
Per la seconda volta nella giornata Jaume raccontò tutto di sé, fino al problema di Kiril.
"Da come parli di questo Kiril, ne sei innamorato cotto. Mollate tutto. Mettetevi assieme. È così bello vivere in due! Gettati, Jaume."
"Tu lo faresti?"
"Eccome! E non è certo cercandoti un ragazzino carino che puoi dimenticare il tuo Kiril. È per questo che stanotte sei tornato con me, no? Ma tu puoi fare l'amore con me mille volte, e con mille altri, ormai Kiril è nel tuo cuore e nessuno può darti abbastanza. Perciò, o ti tagli via il cuore o glielo regali a lui."
"Io ho voglia di far l'amore di nuovo con te, però."
"Anch'io. Facciamolo. Ma non illuderti: io ho nel cuore Juan, tu Kiril, questa è la verità."
Si unirono di nuovo, ma questa volta con una strana tenerezza, grati l'uno all'altro per la dolcezza che condividevano, per quell'intimità che non era più solo fisica, ma coscienti che ognuno dei due avrebbe preferito stare in letto, fare all'amore, con un altro. Ma in qualche modo Jaume si dedicò a Mikel e Mikel a Jaume e quello che si scambiarono fu molto vicino ad un atto d'amore.
Lo percepirono chiaramente tutti e due e quando raggiunsero nuovamente l'orgasmo, stando strettamente allacciati, si baciarono a lungo.
Poi Jaume sussurrò: "Grazie, soldatino. Sei stato dolcissimo."
"Sono contento. Quest'ultima volta è stata la migliore per me, perché non c'era solo sesso."
"No, hai ragione. Eravamo io e te, nudi per davvero. Fin dentro l'anima."
"Se non amassi tanto Juan..."
"Lo so, soldatino, l'ho pensato anch'io. E ho invidiato un po' il tuo Juan."
"Ma tu, ora, hai Kiril, vero?"
"Penso di sì, spero di sì. E forse anche grazie a te, sai? Per questo sento di volerti bene."
"Verrete a trovarci in Germania? Vi manderò il nostro indirizzo."
"Juan sarà d'accordo?"
"Credo proprio di sì. È molto buono, lui, e mi vuole davvero bene."
"Allora mi scriverai davvero?"
"Certo. Anch'io sento di volerti bene, ormai. E dopo questa volta, non possiamo più fare l'amore, io e te: guasteremmo tutto."
"È vero. Sono contento d'averti conosciuto. Sei il ragazzo più notevole che abbia mai incontrato."
"Dopo Kiril, s'intende." gli disse Mikel con un sorriso birichino.
"Dopo Kiril, s'intende."