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una storia originale di Andrej Koymasky


pin JAUME DI SITGES CAPITOLO 17

Samuel porse a Jaume il menu.

Questi lo scorse, poi disse al maggiordomo: "Mi pare che vada bene. Kiril l'ha già visto?"

"Grazie, signore. Sì signore, il signore ha già approvato."

"Bene. Le camere sono tutte pronte?"

"Certo, signore."

"Mi raccomando. Gli ospiti saranno qui fra tre ore. Dev'essere tutto pronto."

"Certamente, signore. Comanda altro, signore?"

"No, Sam, grazie."

"Grazie a lei, signore. E... se mi permette, felice anniversario, signore."

"Grazie Sam."

Jaume salì rapidamente al piano superiore ed andò in camera da letto.

"Sei pronto, Kiril? Ti sta proprio bene il completo azzurro."

"Sì, mi sta ancora bene. Ti ricordi, me l'avevi consigliato tu, la prima volta che ci siamo incontrati. Sai che sono emozionato?"

"Anch'io, molto. Ci saranno tutti, ci pensi?"

"Sì, amore. Credo che non potevamo pensare ad un modo più bello di festeggiare il nostro quarto anniversario. Credi che riuscirà la sorpresa?"

"Sono sicuro. I regali sono pronti?"

"Certo amore, li abbiamo già controllati almeno tre volte. Sono nelle camere."

"Sì, è vero. Mi sento così nervoso. Andrà tutto bene, no? Saranno contenti, vero?"

"Credo proprio di sì. Ci vogliono bene, tutti. Dai, andiamo, o rischiamo di fare tardi."

Si fecero accompagnare in aeroporto in auto dall'autista e lo rimandarono indietro. L'aereo da New York sarebbe arrivato in cinque minuti. Il direttore del loro ufficio di New York aveva telefonato che tutti gli ospiti dall'Europa erano arrivati secondo il programma.

Fu annunciato l'arrivo del volo. I due allungarono il collo per vedere arrivare i loro amici.

"Eccoli!" esclamò Kiril eccitato.

C'erano tutti: Miguel con Juan, Carlos e Pablito, Mikel col suo Juan, Alvino, Mario con Pippo, Emili con Jorge. Li accolsero festosamente. Dopo aver offerto loro qualcosa al bar dell'aeroporto, li guidarono fino alla metropolitana: ufficialmente, per i loro amici, erano ancora solo due marchette di lusso...

"Adesso andiamo subito dove vi abbiamo fissato le camere. Lì facciamo anche il pranzo del nostro anniversario. Avremo tutto il tempo di parlare, di raccontarci un sacco di cose."

Pablito s'accostò a Jaume e gli disse: "Avete speso una fortuna per pagarci a tutti l'aereo e l'albergo e ogni cosa. So che state bene, che lavorate bene e avete ottimi clienti, ma è una pazzia!"

"No, Pablito. L'unica spesa è l'aereo. Per... l'albergo abbiamo profittato di un'occasione che avevamo. E comunque ci tenevamo troppo ad avervi qui a far festa con noi."

Chiacchierarono per tutto il viaggio. Poi, scesi dalla metropolitana nell'elegante quartiere di Boston dove sorgeva la loro casa, ve li guidarono. Sembrava una comitiva di turisti, tutti con le loro valigie, dietro ai due amici. Giunti davanti alla bella casa, Kiril suonò il campanello. Venne ad aprire Samuel.

"Signori, benvenuti. Vogliate accomodarvi. Il personale vi accompagnerà alle vostre camere per rinfrescarvi. Il pranzo sarà servito alle 19,15 e sarà annunciato dal gong. La sala da pranzo è qui a pianterreno, dietro questa porta."

Tutti entrarono guardandosi attorno incuriositi. La servitù, in livrea, attendeva schierata di fianco allo scalone.

Mario, esprimendo il pensiero che si stava facendo strada in tutti, esclamò: "Ma... questo non è un albergo. Dove siamo, qui?"

Jaume e Kiril sorrisero e Jaume disse: "Un piccolo scherzo. Questa è casa nostra, di Kiril e mia. Benvenuti a tutti, comunque."

Tutti si guardarono attorno sbalorditi e Carlos chiese a mezza voce: "Non è uno scherzo, vero?"

"No, certo. Vi avevamo scritto che ce la cavavamo bene, no? Ma ci racconteremo tutto dopo. Adesso andate su a riposarvi un po', sarete stanchi per il viaggio. Noi vi aspettiamo qui a destra, nel salotto d'autunno."

Gli ospiti salirono lo scalone guidati dalla servitù che aveva preso i bagagli. Dopo poco cominciarono a scendere.

"Mikel! Finalmente possiamo conoscere il tuo Juan. Stasera sarete due Juan, cercheremo di non fare confusione."

"Potete chiamarmi Jan, come mi chiamano in Germania." rispose sorridendo l'amante di Mikel.

Si misero a raccontare quello che era accaduto negli anni passati, completando quelle notizie che in parte s'erano già scambiati per lettera. Jan era simpatico, riservato ma non timido e mostrò di trovarsi subito a suo agio con i padroni di casa che incontrava per la prima volta.

"Mikel non fa che parlarmi di voi due. Siete davvero la coppia più bella del mondo, come dice sempre il mio Mikel. Capisco perché era rimasto così colpito da voi due."

In quel momento entrò Emili.

"Jorge scende subito, è quasi pronto."

"Emili! Non hai idea quanto sia felice di rivederti. Sai che sono contento che Jorge si sia messo con te. State bene assieme?"

"Pare proprio di sì. Anche se ancora mi domando come mai si sia messo con me. Ha la metà della mia età: lui è un giovanotto, io ormai un vecchio..."

"Emili, non dire sciocchezze. A parte che a Jorge sono sempre piaciute le persone mature. Ma quello che non so è come vi siete conosciuti e messi insieme."

"Non sei tu che gli hai dato il mio indirizzo, quando ti ha scritto che voleva imparare il tedesco?"

"No, Emili, sono stato io." rispose Kiril.

"Bene. Gli ho dato lezione per due anni, e siamo diventati amici. E mi credi se ti dico che per due anni non abbiamo fatto niente? Io sapevo di lui, lui credo che abbia capito subito di me, ma niente."

"Non pagava in natura come me, allora."

"No... poi, due anni fa, lui mi dice che voleva fare l'amore con me. Così, all'improvviso, chiaro e tondo. Mi dice che da un po' ci pensava ma che non aveva mai avuto il coraggio di fare delle avance, ma che voleva farlo, perché pensava di essersi innamorato di me. Allora io gli ho detto..."

"E lui m'ha detto che era troppo vecchio. Che gli piacevo molto ma che dovevo trovarmi uno della mia età." disse Jorge entrando.

Emili gli cinse la vita con un braccio, lo baciò e continuò: "Ma Jorge mi disse di piantarla di far lo stupido, che lui era serio e che me l'avrebbe dimostrato."

"E mi sono spogliato davanti a lui, e ho spogliato lui, e non era più capace di dirmi di no..."

"Già. Ma me l'ha dimostrato perché tre giorni dopo m'ha detto che aveva trovato lavoro all'albergo Liberty come receptionist e che non avrebbe più fatto marchette, se non gratis, con me, nel mio letto."

"E sono il marchettaro più fedele di tutta Sitges, perché Emili è il mio unico, solo, affezionato cliente. Scherzi a parte, Emili è l'uomo più dolce che esista. Non sono mai stato bene come da quando sto con lui. E non mi stancherò mai di fare l'amore con lui. Ah, tra parentesi, grazie per il letto matrimoniale. È stato un pensiero proprio carino e azzeccato."

Scese Mario con Pippo e, subito dopo, Juan.

"Quei pacchetti che ci sono sui nostri letti con i nostri nomi sopra, quando sono da aprire?" chiese Mario.

Kiril rispose: "Quando volete."

"Però, siamo noi a dover fare un regalo a voi, non viceversa. Il nostro regalo quando ve lo diamo?"

"Dopo cena, quando mangiamo la torta."

"Pippo, sono contento di conoscerti." disse Jaume tendendogli la mano.

Questi la strinse e, senza lasciarla, disse sorridendo: "Io sono contento di averti conosciuto adesso. Se t'avessi conosciuto allora, credo che sarei stato terribilmente geloso di te. Mi chiedo come mai Mario, dopo averti conosciuto, sia ancora tornato da me."

"Io ero solo un'attrattiva turistica. Tu sei la sua patria. Non si lascia mai il certo per l'incerto, per quanto esotico. Comunque non hai motivo di essere geloso, come vedi il tuo marinaio torna sempre in porto."

Juan s'avvicinò a Kiril: "Ho aperto il regalo, io. Non ho saputo resistere. È splendido, non so come ringraziarvi."

Kiril, con un sorriso birichino e malizioso, gli rispose sottovoce: "Juan, so che t'ho tolto il tuo unico maschio. Dovevo farmi perdonare, no? E temo proprio che ci perdi, nel cambio."

Juan arrossì lievemente e rispose: "Sì, dopo di allora, solo donne. Ma non ho dimenticato Jaume. Mi è mancato molto, devo confessarlo. Solo che... venendo qua... ho visto che Pablito non mi perde d'occhio un solo istante. E ci stavo facendo un pensierino..."

Jaume gli disse: "Magari fosse... mi piacerebbe, perché vi voglio molto bene a tutti e due. E Pablito è un ragazzo delizioso. Tu non ti sei ancora sposato, comunque?"

"No. Nessuna delle tante ragazze m'è mai sembrata quella giusta, finora. Non ho nessuna fretta. Quando troverò la persona giusta mi lascerò accalappiare."

"Anche se sarà un ragazzo?" gli chiese maliziosamente Jaume.

Juan lo guardò un po' sorpreso, poi disse: "Onestamente non ci ho mai pensato, ma... chissà?"

Proprio in quel momento scesero Pablito con Miguel e Alvino.

Kiril sussurrò a Jaume: "Non l'avevamo fatto apposta ma Juan e Pablito sono vicini di posto a tavola."

Pablito, che non aveva sentito, s'avvicinò a Jaume: "Senti, a me quel tuo amico, Juan, mi fa morire. Sai che ho perso proprio la brocca per lui? Ma davvero tu sei stato l'unico maschio con cui è andato? Gli piacciono solo le ragazze? Non ho proprio nessuna speranza?"

"Gioca bene le tue carte, Pablito. Non arrenderti al primo ostacolo. Chissà che l'incorruttibile Juan non si lasci tentare proprio da te. Comunque, a tavola siete vicini di posto. Solo... non strafare, d'accordo?"

"Resti sempre il Re di Sitges, anche se manchi da tanto tempo! Sai che si sente la tua mancanza? Non è più come quando c'eri tu. Anche fra noi marchette, c'è un sacco di gente nuova, che non vale un'unghia del tuo piede. E neanche del mio, a dire la verità."

Chiacchierarono un po' tutti assieme, furono serviti gli aperitivi, poi suonò il gong ed andarono a tavola. Fu una tavolata allegra ed animata. Jaume notò anche che Carlos e Miguel, vicini di posto, sembravano legare bene. Alvino era l'unico, per il momento, a sembrare non accoppiato. Parlava con tutti, era allegro, ma non stava facendo il filo a nessuno e nessuno lo faceva a lui.

Dopo cena fu servita la torta e si scambiarono i regali. Chiacchierarono ancora fino a tardi e finalmente andarono a dormire.

Quando furono soli nella loro camera, Jaume e Kiril si abbracciarono e si baciarono.

"Sei felice, stallone?"

"Felice, puledro."

"Altri quattro anni così?"

"No, hai fatto due errori."

"Due errori? Che vuoi dire?"

"Il primo è quattro anni: non mi bastano. E il secondo è quel così: li voglio sempre più belli, so che tu ne sei capace."

"D'accordo, stallone. Ma adesso coccola il tuo puledro, che è tutta la sera che muore dalla voglia."

Si misero a fare l'amore con la dolcezza e la passione di sempre.


Nei giorni seguenti portarono gli amici a visitare Boston e dintorni. Si accorsero che Carlos e Miguel stavano diventando inseparabili. Jan e Mikel erano una coppia dolcissima ed avevano festeggiato da poco i loro otto anni di unione. Anche Jorge e Emili stavano evidentemente bene insieme. Erano solo preoccupati per Alvino, che però non dava mostra di annoiarsi né di essere triste. Quanto a Juan e Pablito, chiacchieravano spesso assieme, ma ancora non pareva che fosse scoccata la scintilla fatale.

La settimana che avevano offerto agli amici già volgeva al termine e tutti stavano iniziando a fare i preparativi per la partenza, quando Alvino andò a parlare a Kiril.

"Scusami, non vorrei sembrarti sfacciato, ma... potrei fermarmi qui da voi ancora per qualche giorno?"

"Ma certo che sì, Alvino, puoi fermarti finché vuoi. Anzi, ne saremmo davvero felici."

"Credo che basteranno pochi giorni... Vedi, il motivo è che... mi pare che stia nascendo qualcosa col vostro giardiniere, perciò..."

"Ti piace Bill? È un bel ragazzo, e se ci sta..."

"Starci, ci sta. Sono già quattro giorni che facciamo l'amore e lui vorrebbe che io mi fermassi qui, con lui. Dice che mi può trovare un lavoro, e..."

"Ma Alvino, puoi restare qui finché vuoi, anche mesi, non solo giorni. Non devi assolutamente preoccuparti. E se possiamo aiutarti a sistemarti, lo faremo più che volentieri, appena sei sicuro della cosa. Lo sai che puoi contare su di noi, no?"

"Grazie, davvero grazie. Cercherò di non esservi troppo di peso..."

"Alvino! Niente complimenti fra amici, chiaro?" insistette Kiril con un sorriso.


Riaccompagnarono tutti gli altri aeroporto.

Poco prima d'imbarcarsi, Pablito confidò a Kiril: "Finalmente ho fatto l'amore con Juan, questa notte. È uno schianto, sapessi quanto mi piace. E lui ha detto che verrà a trovarmi a Sitges, che gli piaccio. Incrocia le dita per me, Kiril, perché io mi sto innamorando di lui..."

"Lo sai però che lui continua a correre dietro alle sottane, no? Non illuderti troppo, Pablito."

"Posso sempre tentare di fargliele dimenticare. Uno come lui, che gli piace farselo mettere almeno quanto metterlo, che gli pace succhiarlo e bere tutto... non mi dà tanto l'aria dell'etero. Secondo me deve solo convincersi che è gay lui pure, e il gioco è fatto."

"Primo, se tenti di... convincerlo, magari ti scappa: non è facile, per certa gente, accettarsi gay, ammesso che davvero lo sia. Secondo... non c'è riuscito neppure Jaume, ricordatelo."

"Ma Jaume non ci ha neppure provato. E poi, almeno in una cosa, chissà che non riesca a batterlo! Mi piace proprio tanto, Juan. Incrocia le dita, Kiril, mi raccomando..."

Proprio nello stesso momento Juan stava parlando con Jaume: "Lo sai che ho paura di essermi preso una mezza cotta per Pablito? Incredibile. Ma quel ragazzo ha qualcosa di speciale, mi affascina. E anche a letto, mi sa prendere dal verso giusto, mi fa desiderare che non finisca mai... Gli ho chiesto se ci possiamo ancora vedere, gi ho detto che lo vorrei andare a trovare a Sitges. Lui sembra contento..."

"Juan, io sono molto amico di Pablito. Se fra voi nascesse qualcosa di serio, ne sarei molto contento. Scrivimi, fammi sapere. Ma stai attento, non far star male Pablito, non illuderlo."

"Lo sai che non lo farei mai, Jaume. Con te sono sempre stato onesto, no? Lo sarò anche con lui. Comunque... è diverso che con te. Sento che quel ragazzo m'attrae molto e non solo fisicamente. Io ci ho pensato, dopo che stanotte abbiamo fatto l'amore per la prima volta... Vedi Jaume, mi sa che... mi sa che sono gay anch'io."

"La cosa ti spaventa?"

"No, per nulla. Ma mi stupisce. Possibile che ci ho messo tanti anni a capirlo?"

"Forse sei solo bisessuale..."

"Forse. Comunque una scelta devo farla, prima o poi. Non posso continuare per tutta la vita a tenere i piedi in due staffe, no? E quella di Pablito mi pare una staffa molto bella, capisci? Ti dicevo che nessuna ragazza m'ha mai attratto al punto di pensare di passare la vita con lei... Pablito sì, invece!"

"Auguri, Juan. Spero che tu possa vederci chiaro e che tu decida con Pablito la cosa giusta per tutti e due. Buon viaggio. Spero che non passino di nuovo tutti questi anni prima di incontrarci ancora."

Si salutarono tutti, poi Jaume, Kiril ed Alvino tornarono a casa.

Quando furono di nuovo soli, Jaume disse a Kiril: "Abbiamo passato uno splendido anniversario. E con belle prospettive per il futuro: Pablito e Juan, Carlos e Miguel. E forse pure Alvino col nostro Bill. Sono proprio contento."

"Sì, anch'io. Anche se forse questo vuol dire che ci dovremo trovare un altro giardiniere."

"Che? Mica avrai intenzione di licenziare Bill, no?"

"No, licenziarlo no. Ma se si mettono assieme dovremo aiutarli a sistemarsi ed a trovare un altro lavoro per Bill ed un lavoro per Alvino. Credo che sia meglio non avere alle nostre dipendenze Bill, se diventa l'amante del nostro amico. Sarebbe una situazione difficile per tutti: amico e dipendente."

"Già, capisco. Ma comunque vedremo, non è ancora detto, non c'è ancora niente di certo... a parte il nostro amore."

"Giusto. Perciò adesso vieni, stallone. Tutti questi discorsi di coppie m'han fatto venir voglia di te."

"Eccomi, puledro. Io la voglia ce l'avevo già da prima, da molto prima."

"Ah sì? E da quando?"

"Da tanti anni, dalla prima volta che t'ho visto e che sono rimasto incantato davanti a te."


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