Fu solo più tardi, mentre stavano ritti davanti al lavello, don Gustavo che lavava i piatti e Adriano che li asciugava, che il sacerdote iniziò con tono gentile: "Sai, giovanotto, al giorno d'oggi pare che ci sia ogni tipo di tristezza a questo mondo, veramente troppa. Eppure a volte i nostri problemi non sono insuperabili come pare a prima vista. A volte possono anche esserlo, ma di solito si trova un modo per aggirarli, se..."
"Non vedo proprio come posso aggirare il mio... no, credo che è impossibile." disse Adriano trovandosi improvvisamente proiettato nelle sue ansie dopo l'oasi della cena. "Io, adesso, mi sento... vorrei potermi stendere e morire."
"Addirittura? E perché?" chiese con gentilezza don Gustavo ma non giunse nessuna risposta. Il sacerdote rifletté un po' poi chiese: "Adriano, ti sei per caso cacciato in qualche pasticcio con una ragazza? è per questo che sei così... depresso?"
"Eh?" chiese Adriano e l'espressione stupita del suo volto per un attimo mascherò la sua disperazione e fu sul punto di scoppiare a ridere. Ma subito dopo il ragazzo distolse lo sguardo dal giovane sacerdote ed il suo bel volto divenne rosso come brace. Cercò in sé la forza di cui aveva bisogno e alla fine rispose con voce tremante: "No, Don. È un problema tutto mio. Non mi metterò mai nei pasticci con una ragazza." disse e per poco il piatto che stava asciugando gli scivolò via dalle mani. Lo posò sul tavolo.
All'improvviso le dolci e belle fattezze del volto di Adriano si torsero in un'espressione di dolore intenso. La diga che aveva eretto per trattenere le sue lagrime si fissurò, si ruppe, si sgretolò. Tutta la sua pena iniziò ad uscire in una cascata di pianto giù per le sue guance che bruciavano.
Il giovane parroco immediatamente, d'istinto, avvolse il giovane parrocchiano, la pecorella smarrita del suo gregge, fra le sue forti braccia e lo tirò strettamente a sé. Tenendo il giovane in lagrime come si sorregge un bambino, nonostante le sue dimensioni, l'alto, muscoloso parroco lo cullò lentamente con estrema delicatezza e tenerezza, mentre si appoggiava contro il bordo del lavello. "Sì, lascia uscire tutto... lascia venir fuori tutto..." gli mormorò teneramente ad un orecchio.
Adriano, incapace di dominare le sue lagrime, nascose la fronte fra la spalla ed il collo di don Gustavo. Pianse a lungo, mentre don Gustavo lo teneva stretto e con una delle sue grandi mani gli carezzava la nuca.
Infine l'ondata di disperate lacrime che usciva dagli occhi del ragazzo diminuì... ed Adriano si rese conto di quanto fossero vicini i loro corpi: come mai erano stati.
Nonostante il dolore acuto che provava in sé, il piacere dei sensi suscitato dalla stretta vicinanza dei loro corpi, mentre l'uomo cercava in qualche modo di consolarlo, accese la miccia della sua giovanile sensualità. Tutto quello che aveva pensato, progettato, deciso, all'improvviso dovette essere radicalmente riorganizzato e molto in fretta.
La confortevole forza delle braccia del giovane parroco stava infondendo nel ragazzo un senso di sicurezza come mai aveva provato in vita sua: mai braccia l'avevano protetto, difeso, accolto così. Adriano sentì che nessuna delle meschinità, nessuna delle incomprensioni, nessuno dei pericoli che incombevano fuori dalla cucina di don Gustavo potevano toccarlo, minacciarlo, finché fosse stato fra quelle braccia forti, dalla stretta virile e sicura. Il ragazzo sentì il potere risanante di quella stretta. Sentì che la sua guarigione stava iniziando.
Eppure, in un modo strano, sorprendente, l'angoscia che aveva provato fino ad allora, pareva non andarsene ma trasformarsi dentro di lui in una paura nuova.
Questi acrobatici cambiamenti di emozioni dentro di lui erano incredibili ed Adriano ne provò paura. In un'unica involontaria evoluzione, l'intensità dei suoi sentimenti e sensazioni non cambiò di peso ma di volto. Adriano non provava più la bruciante necessità di trovare la libertà, ma quella altrettanto consumante di trovare chi gli permettesse di esprimere l'amore.
Le guance in fiamme, scosso, ogni muscolo dello snello, solido corpo di Adriano improvvisamente si tese, diventando rigido come la sua improvvisa ruggente erezione che doleva come l'inferno mentre si stendeva pienamente turgida lungo la gamba dei suoi boxer.
Nonostante non ci fosse alcun dubbio che in ognuno dei suoi sogni ad occhi aperti, di giorno o di notte, spesso comparissero chiaramente dipinte in dettaglio scene simili a questa che stava ora vivendo, il giovane era completamente sorpreso, colpito di come l'autocontrollo stesse rapidamente svanendo in lui.
Era sicuro che don Gustavo non poteva non sentire la sua erezione, soda e forte com'era cresciuta, fortemente compressa fra i loro corpi.
Una paura del più crudo e primitivo genere scosse lo sconcertato ragazzo e lo spinse a liberarsi da quell'abbraccio e di fuggir via prima che la valanga del disprezzo e del bruciante giudizio del sacerdote potesse iniziare ad abbattersi su di lui.
Però le sue gambe all'improvviso si sentirono svuotate di ogni forza e tutto il suo corpo fu troppo debole per sorreggerlo.
Tremante e troppo terrorizzato per spiare l'espressione oltraggiata che era sicuro di leggere sul volto di don Gustavo, Adriano lasciò il suo volto nascosto sulla spalla del sacerdote attendendo che questi spezzasse quell'abbraccio protettivo e l'allontanasse bruscamente da sé. Fu con enorme paura che infine trovò la forza di sollevare lentamente la fronte e gli occhi dalla spalla del giovane parroco. I grandi occhi ovali del ragazzo erano spalancati in un'espressione di terrore, ed il suo giovane, gentile volto era segnato da rivoli di lagrime salate. Con un certo sforzo Adriano portò il suo sguardo sugli occhi di don Gustavo e mugolò straziato: "Oh Dio mio... mi dispiace, Don! Mi dispiace davvero... io non credevo... non volevo... ma io..."
Don Gustavo sciolse l'abbraccio, ma non lo spinse via ed il contatto fra i loro corpi non cessò. Invece prese fra le grandi mani il volto devastato del ragazzo e gli disse: "Tranquillo, giovanotto. Va tutto bene." Con paterna tenerezza il grande uomo asciugò le lagrime dal volto del ragazzo con i suoi pollici, senza lasciare il volto. "È un fenomeno naturale, non devi scusarti. Quasi tutti i ragazzi della tua età in piena fioritura a volte hanno troppe energie che chiedono di essere liberate. E a volte la natura ha il sopravvento sulla volontà..." disse don Gustavo in tono comprensivo e sorridente.
Come una sentinella messa sul chi vive da un suono lieve e distante, don Gustavo Cirasa sollevò le sopracciglia soffermandosi a considerare un particolare profumo che aleggiava nell'aria proprio nel momento in cui aveva preso fra le braccia il ragazzo e l'aveva stretto a sé. E immediatamente, l'ampio petto del bel parroco sembrò dilatarsi mentre inspirava profondamente e diceva in una specie di breve singhiozzo: "Aspetta!" e la sua voce scese in un basso ed incredulo bisbiglio, "Giovanotto... è questo che hai cercato di dirmi fino ad ora? Che tu sei..."
Le guance di Adriano tremarono, ma lui annuì col capo in risposta alla domanda lasciata a meta da don Gustavo. E riprese a piangere. A singhiozzare.
Improvvisamente, don Gustavo strinse con forza il giovane contro di sé mentre il suo petto sussultava per l'impeto di una risata: "Ma via, che vai dicendo?" ridacchiò per l'assurdità che c'era nella silente ammissione del ragazzo, e riprese a cullarlo dolcemente carezzandogli lieve le spalle quasi a calmarlo. "Pensi di esserlo, giovane come sei. Ma che ne sai tu di una cosa del genere? Cosa ti fa pensare di esserlo?"
"Perché lo sento continuamente, Don! Lo sento anche adesso per te," Adriano esclamò disperato, ricominciando a singhiozzare mentre confessava finalmente la verità, "e l'ho sempre sentito."
Benché colto di sorpresa di nuovo, don Gustavo continuò a tenere Adriano fra le braccia ma tirò indietro il capo per guardarlo più chiaramente negli occhi. "Me?" chiese. Nella sua voce vibrava una nota indistinta di puro stupore. "Provi qualcosa per me, giovanotto... vuoi dire... sessuale?"
"Ohoh! molto più di quello, Don... qualcosa che è... amore," si sentì sussurrare Adriano prima di poter controllare la sua risposta.
E fu allora che Adriano Crespi giunse a prendere la più importante decisione di quella giornata; una decisione che avrebbe cambiato tutta la sua vita. Nonostante la sua inesperienza giovanile riguardo a problemi di cuore, si abbandonò volentieri all'inevitabile fede nei miracoli che chi è colto da amore sente sorgere in sé. Diventando improvvisamente coraggioso, in un rapido gesto, Adriano premette le sue labbra piene su quelle di Gustavo.
E così il bel ragazzo ottenne la sua prima esperienza del dolce contagio di pazzia che infetta per natura il bacio di un amante. Stupito ma affamato per quel suo primo assaggio delle vellutate ed elettriche labbra di un'altra persona, della persona per cui si sente improvviso e forsennato amore, Adriano compresse la sua bocca e baciò Gustavo con tutta la forza, profondità e passione che sentiva bruciare in sé.
Un lampo ed un'ondata di fuoco scorse veloce per le vene di Adriano. Ormai dura come mai e sul punto di esplodere, la virilità del giovane palpitò e premette la sua soda pienezza penosamente dentro i confini stretti dei calzoni, contro il caldo corpo dell'uomo. Di conseguenza il calore del sesso raggiunse un tale grado di intensità, nuovo per il vergine Adriano, mai provato nelle precedenti fantasie, nel momento in cui questi si rese conto che non stava semplicemente demolendo dall'interno le proprie difese... Non era stato, dopo tutto, semplicemente perdonato per il modo in cui era venuta fuori la sua rivelazione. Era ancora lì, fra le braccia forti del bel parroco.
Don Gustavo aveva rinnegato le proprie esitazioni ed ora si stava seriamente impegnando nell'urgente bacio, rispondendo ardentemente all'offerta di piacere delle labbra soffici e piene di Adriano, e la stretta dell'abbraccio divenne anche più forte.
Un semplice uomo su questo mondo, il sacerdote non aveva mai conosciuto nei suoi ventinove, quasi trenta anni di vita, un momento come questo in cui di colpo pareva che ogni tassello nascosto o negato della sua personalità trovasse il suo vero posto.
Gustavo Cirasa sentì che gli era impossibile, e non voleva, distogliere le sue labbra da quelle di salata dolcezza dello snello, sodo e forte ragazzo che stringeva contro di sé quasi con angoscia. Con ogni espansione e contrazione del suo vasto e forte petto, forti emissioni di respiro uscivano dalle narici dilatate dell'alto uomo, come se fosse stato un giovane toro in corsa per raggiungere il nirvana di una monta. Eppure al tempo stesso, ragione e fede martellavano la mente del bel sacerdote imponendogli di staccarsi dall'improvviso e forte desiderio che provava per Adriano. Cercare ed accettare la vittoria dello spirito sulla carne, rinunciare al costoso viaggio nel regno del piacere del corpo...
Ciononostante, le proteste della sua mente al viaggio intrapreso dal corpo risultarono vane. Il disperato dolore della passione che ardeva improvvisa nel suo cuore, e la bruciante consapevolezza della sua verga virile che lottava per sollevarsi di fra le sue cosce muscolose, impedita dai panni e dalla loro stretta vicinanza, stavano rapidamente indebolendo ogni resistenza alla forte tentazione che aveva cercato di combattere. Si rese conto che come uomo, lui, Gustavo, non avrebbe saputo resistere ad un nuovo assalto della dolce lingua di Adriano.
Come in un gioco di tennis senza regole, la palla della decisione era battuta e rinviata fra i suoi contrastanti sentimenti. L'affetto che il giovane sacerdote provava per il ragazzo in pena gli impediva di allontanarlo da sé, il timore per la salute spirituale dell'altro lo spingeva ad interrompere quel contatto pericolosissimo, che era andato oltre ogni regola. Il suo desiderio risvegliatosi prepotentemente voleva soddisfazione, la necessità di rimanere fedele alle sue promesse mantenute per tanti anni pretendeva rispetto. Il bisogno di lui che il ragazzo manifestava con tutto il corpo, chiedeva accettazione, l'educazione di sempre su queste cose, pretendeva interruzione.
Nonostante la tempesta di fuoco di passione in cui la sua mente febbricitante era immersa, il giovane sacerdote era perfettamente cosciente che tutto, in quel difficile momento ma più ancora nelle loro due vite, era in bilico, in pericolo, qualunque scelta fosse stato capace di fare.
Fin dall'inizio della sua preparazione al sacerdozio, in seminario, quindici anni prima, era stato ben chiaro nella mente di Gustavo Cirasa che un uomo che si dedica a Dio prendendo i voti, rinuncia completamente alla propria sessualità. E lui l'aveva accettato, giurato davanti a Dio ed agli uomini. Fedeltà a un voto, non dissimile da quello matrimoniale, per cui un uomo si impegna a non desiderare altre donne ed a rispettare la moglie. Lo sapeva, l'aveva capito e l'aveva accettato. Sapeva fin troppo bene che la tentazione sorge spesso e volentieri, che si può cadere, era anche caduto, ma s'era allenato nella preghiera e nella stretta osservanza dei suoi voti per anni. Non era più un ragazzino come Adriano. Il combattente ben allenato che era in lui, lo metteva in guardia ad alta voce sulle conseguenze dense di problemi se non avesse interrotto quel contatto. Ma Gustavo aveva già aspettato troppo a lungo.
E un'incredibile sentimento si illuminò in lui lasciandolo quasi senza fiato: sessualmente eccitato, fisicamente confuso, il giovane parroco si sentiva improvvisamente innamorato di quel ragazzo che aveva visto crescere sano e forte e bello e buono... e il suo stomaco si contrasse in una massa di nodi dolorosi. Non era solo desiderio fisico quello, era amore! Amava, per la prima volta in vita sua, amava perdutamente, disperatamente. Era assetato di amore, e lo voleva da quel meraviglioso ragazzo che aveva confessato piangendo di amarlo.
E provò il dolce sapore dell'amore, qualcosa che, sentì, aveva sempre inconsciamente desiderato e mai provato e che ora era lì a portata di mano. La felicità che aveva sempre desiderato. L'amore di cui aveva spessissimo parlato nelle sue prediche. Eppure... l'amore si manifesta nei modi più imprevedibili...
E improvvisamente il parroco trovò in sé la forza di interrompere quello stato di passione che traversava i loro corpi, le loro bocche. Furioso con se stesso per non aver saputo dominarsi, ma attento e tenero verso il ragazzo che s'era aggrappato a lui come un naufrago che sta affogando, Gustavo interruppe il bacio che era durato anche troppi minuti e, lentamente, delicatamente, allontanò da sé il corpo del ragazzo. Adriano lo guardò addolorato, meravigliato e istintivamente fece un altro passo indietro. I suoi occhi erano fissi in quelli turbati del bel sacerdote in una muta domanda.
"Adriano... mio caro ragazzo... Devi pensarci bene, a tutto questo. Devi..." ansimò Gustavo sconvolto, "... devi essere sicuro. Sei sicuro, davvero sicuro? Come puoi davvero pensare che vuoi una cosa come questa? Con chi sei stato, finora?"
"Nessuno. Mai." rispose Adriano, il suo forte petto ancora ansante, i suoi occhi fissi in quelli di Gustavo, mentre cercava sul volto del bel prete i segni della verità.
"E allora, mi pare, il meglio che posso fare per ognuno di noi due, in questo momento, è mentire. Sì, mentire... e mentire spudoratamente." disse quasi mormorando ma con tono deciso il bell'uomo rizzandosi dalla sua posizione contro il lavello ed allontannadosi di lato di un altro passo da Adriano, ma senza mai abbandonarne lo sguardo. I suoi occhi erano pieni di confusione e turbamento. "Io devo dirti che non c'è santo che ci possa essere quello che speri fra me e te. Cerca di capire quello che sto cercando di dirti, ragazzo mio!"
Il tono della voce di don Gustavo salì con forza e risoluzione nelle orecchie di Adriano che non volevano ascoltare quelle parole, ma dovevano. Il giovane prete sollevò un sopracciglio e si chinò lievemente verso il ragazzo puntandogli un dito al petto: "Non è così? Non tocca a me dirti che è sbagliato al cento per cento quello che abbiamo permesso che succedesse? Che è sbagliato per te che tu lo faccia con me... o con qualsiasi altro uomo o ragazzo? Giovanotto, non dovrei darti un calcio nel didietro e rispedirti a casa di filato? Buon Dio Onnipotente, giovanotto! Un giorno, qualcuno che mi guarderà dritto negli occhi mi dirà chiaro e tondo che questa è esattamente la cosa che dovevo fare se non per me stesso sicuramente per il tuo bene, visto che tu sei ancora solo un ragazzo. Quel giorno verrà ed avranno ragione. Sì, avranno ragione. E, sai cos'altro? dopo aver detto questo mi diranno che il peso del peccato in questa faccenda è tutto sulle mie spalle, perché nonostante io abbia piena conoscenza e predichi la Parola di Dio, ti ho permesso di disobbedire alla Sua legge che è superiore ad ogni legge umana."
"Ma..." azzardò Adriano.
"Ma, niente! Per favore Adriano... per favore... Stai tranquillo ed ascoltami." ordinò don Gustavo mentre premeva lievemente le dita sulle labbra di Adriano, e le dita tremarono nervosamente, sì che fu a metà fra un gesto di silenzio ed una carezza involontaria. Benché delicate, le dita dell'uomo premute sulle sue labbra misero a tacere la protesta che stava sorgendo dalla bocca di Adriano.
Confuso come il panorama di tutto ciò che l'acuta mente del sacerdote stava esaminando rapidamente, e che si allargava man mano che l'esplorava, il giovane parroco, sentendosi come ubriaco, sospirò profondamente e continuò. Gli occhi pieni di debolezza e di pena disse: "Guardando la cosa da un completamente diverso punto di vista... almeno adesso so quale sia la sensazione di essere stretto a te. Molte delle fantasie che avevo ricacciato dentro di me nel chiedermi che cosa avrei provato nello stringere a me un ragazzo, sono finite. Ora lo so. Ti ho tenuto fra queste mie braccia... ed era tutto così giusto..." disse l'uomo con dolore allargando lievemente le braccia e guardando fra queste sinceramente confuso per quanto aveva appena provato. "Sì... l'ho scoperto da solo, sai? E nessun altro momento nella mia vita m'è sembrato così dolce e vorrei non doverti lasciar andare mai," continuò quasi con un singhiozzo, lasciando ricadere le braccia ai fianchi e guardandolo di nuovo con dolore negli occhi, "e vorrei poterlo fare per sempre come dicono nelle canzoni d'amore e nelle soap opera che voi ragazzi bevete come acqua... Sbagliato o giusto che sia, giovanotto mio, questa è la sacrosanta verità, te lo giuro."
Tacquero per un breve attimo e il sacerdote riprese: "E la cosa peggiore... È che non ci posso fare niente; è come se ora fossi fuori dal mio corpo, e vedessi Sansone con i capelli tagliati tutto attorno a lui: debole, impotente, vinto. Ecco come mi sento. Non sento più un briciolo di forza in me, ragazzo mio, per quanto ti riguarda. Neanche un briciolo, credimi." Le grandi mani del forte uomo tremarono come foglie al vento mentre si sollevavano e carezzavano lievi le soffici guance del ragazzo. "Dolce, dolce ragazzo mio..." mormorò con fervore, "non ho neppure la forza di prendere i tuoi libri dalla credenza e darteli, e la tua giacchetta di pelle ed infilartela, e chiederti di tornare a casa, come una persona che ti ama davvero dovrebbe fare."
Tentando ancora di dominare il proprio desiderio, il muscoloso, giovane parroco dalle pelle dorata scosse il capo, mesto, riprendendo fiato per un altro round: "Non saprei neppure dirti se ci sono possibilità di vedere altri casi come il nostro, per far paragoni, per prendere la giusta decisione. Non ho esperienza di nessun altro che condivida questo sentimento d'amore, a parte te e me. Ah... fosse solo desiderio fisico, si potrebbe vincere, non dico facilmente, ma si potrebbe... Comunque... C'è una differenza significativa fra me e te, vedi? Credo di non aver mai avuto in tutta la mia vita il coraggio che hai avuto tu oggi, Adriano, perché per me, a parte una sola persona e in confessione, non ho mai permesso a nessuno di sapere di me. Non che non volessi, ho sempre saputo che cosa ardeva nel mio cuore, nella mia carne, ho sempre conosciuto i miei più segreti desideri, quale fosse la mia vera natura. Ma al tempo stesso è sempre stato chiaro dentro di me, senza bisogno di farmelo martellare continuamente nella testa, che non potevo permettermi di lasciarmi andare. Non dico di aver vissuto abbastanza per capire... per sentirmi la voce della saggezza... ma ho visto abbastanza per sapere che si può finire per pagare un prezzo anche troppo alto per volere essere se stessi contro quello che il mondo tutto attorno vuole che siamo. Sì anche troppo alto..."
Pensieroso, don Gustavo si strinse nelle sue ampie spalle: "Chi sa, ragazzo mio... forse questo è solo un problema mio." sospirò tremando. "Forse sono troppo spaventato... troppo spaventato per accettare qualcosa di così straordinario e di così inusuale... Forse avrei dovuto decidermi molto, molto prima... e non sopravvalutare le mie forze... Ma invece... guarda qui... guarda qui... " disse don Gustavo afferrando per le braccia Adriano e scuotendolo lievemente come con fierezza: "Tu sei pieno di coraggio e di fierezza e di verità per venire qui da me e dirmi che mi ami! Sei venuto qui per conquistarmi, sicuro di te, anche senza conoscere quello che già ardeva dentro di me. Hai una forza, una forza vera dentro di te. Tu non scendi a compromessi... E mi hai detto tutto questo in modo chiaro e convincente e... me l'hai detto con un bacio... e finché morirò non dimenticherò mai quel tuo bacio così pieno di verità e di amore..."
Una lagrima brillò tenue nell'angolo di un occhio del giovane e bel parroco che continuò con voce rotta, emozionata: "Ma tu sei così giovane, anche troppo giovane per avere la più pallida idea di che cosa tu mi stia chiedendo, di che cosa tu pretenda da me. No, aspetta! Non scuotere la testa. Pensi che io stia qui davanti a te a dire tutte queste cose... tanto per sentirmi parlare? Ascoltami bene, ti prego..." disse il giovane prete mettendo di nuovo a tacere il ragazzo con la sua lieve carezza sulle sue dolci labbra. "Ssssttt! Ascolta! Proprio adesso, lasciati aiutare da me a trovare una via d'uscita da questa situazione. Lasciami fare la cosa giusta per portarti su terreno sicuro prima che entrambi siamo inghiottiti da una palude da cui non sapremmo uscire. Credimi, tutto quello che provo per te qui dentro..." disse premendo una mano sul suo cuore, "brucia come il più furioso incendio assieme al mio desiderio di stendermi con te e stringerti e... lasciarmi andare finalmente. Ma proprio nello stesso modo in cui sto bruciando per te, io ti amo davvero e voglio solo il tuo bene, credimi. E proprio perché sento di amarti davvero, proprio perché per me la tua felicità è così importante, c'è ancora un po' di onestà dentro di me che mi fa dire: pensaci sopra ancora una volta. Adriano, vai a casa, ora, per favore. Fermiamoci qui, adesso, prima di cominciare a danzare al suono della dolce musica che sentiamo nei nostri cuori e che ci sta affascinando entrambi. Non lo nego, è la stessa musica quella che tu senti e quella che sento io. E pare anche piuttosto reale, ma non lasciarti ingannare. No no, anche se è potentemente... prepotentemente dolce per le nostre orecchie... baciare, toccarci come ci siamo toccati, sentirci... voglio dire, anche se è stato così nuovo e piacevole per tutti e due... prima o poi troveremo il controllore che ci chiederà come mai non abbiamo il biglietto per viaggiare in treno, e ci sbatterà fuori, in due stazioni diverse. E allora, amico mio? Capisci che cosa sto cercando di dirti, Adriano? Vai in giro e chiedi che nome ha la musica che sentiamo, che sta suonando per noi. Ti diranno un sacco di nomi. E ti garantisco, nessuno ha un suono piacevole. Non ho dubbi dentro di me che noi potremmo chiamare tutto questo una dolce amicizia... una calda relazione... o anche vero amore... o qualcosa del genere. Ma solo io e te!" disse amaramente il giovane sacerdote, "Perché gli altri, tutti quelli che conosciamo, lo chiameranno con altri termini il cui significato è uno solo: sbagliato... o se preferisci: peccato!" disse don Gustavo con voce piatta e sincera. "Per questo ti chiedo se per davvero tu vuoi lasciarti andare a quanto senti, se per davvero tu vuoi correre questo rischio... di diventare un paria..."
Adriano si rifiutò di tacere ancora. "Sì. Io sì, io sono sicuro." fu la sua prima fiera risposta. Ma poi, nonostante il coraggioso aspetto del suo volto forte e sicuro, temendo improvvisamente di essere rifiutato per sempre, l'ansioso giovane innamorato afferrò disperatamente la grigia camicia di Gustavo con le due mani, di fronte, sul petto, quasi come un bambino che tema di cadere. Con tutte le sua forze spinse di nuovo il proprio corpo snello contro la soda e rassicurante saldezza granitica dell'atletico corpo del suo giovane parroco. Cercando disperatamente di trovare argomenti convincenti perché Gustavo gli permettesse di rimanere, Adriano sfregò la sua guancia morbida contro quella appena ruvida del giovane sacerdote. Si strinse a lui mentre gli sfregava la tempia contro il forte collo e si girava poi a baciarlo, poi salì a baciarne la guancia e ne assorbì il lieve odore di dopobarba ancora presente dopo tante ore, e pose le labbra assetate sull'orecchia perfetta dell'uomo: "Non voglio andar via... non mandarmi a casa adesso," sussurrò al suo eroe, come un novizio che voglia imparare le movenze di una danza rituale, impazientemente l'alto e snello giovane cinse goffamente le proprie forti braccia attorno al collo di Gustavo e, pronunciando chiaramente ogni parola, quasi scandendola, disse: "Non mi importa. Mi senti? Non mi importa niente."
"No?" chiese il sacerdote senza tentare di allontanare il giovane parrocchiano dal proprio corpo.
"Qualunque nome gli possano dare gli altri, e anche se questa musica è nuova per me, questa musica che sento nelle mie orecchie, nel mio cuore, è troppo bella, dolce per me... ogni nota... " Adriano guardò in profondità negli occhi di Gustavo: "Mi fa venir voglia di ballare e non mi va di aspettare... no... non adesso... non più. E allora, qualunque prezzo ci sia da pagare, lo pagherò quando verrà il momento, se questa è l'unica possibilità per essere con te."
La piccola radio sulla credenza era spenta. Non entrava musica nella cucina se non il basso vibrare del frigorifero. Ciononostante, conducendo Gustavo per la cucina e stringendosi a lui, Adriano iniziò a ballare un dolce lento. Passi impacciati, quasi comici. "Per me non fa nessuna differenza, Don. Finché..." i loro passi ora sincroni vagavano per la cucina, "finché posso ballare con te."
La loro danza si fermò lentamente trasformandosi in una specie di reciproco lieve cullarsi, ma non cessò l'incanto che il ragazzo aveva suscitato. I due, quasi riluttanti, si separarono e sedettero l'uno di fronte all'altro, al tavolo, nelle posizioni in cui avevano cenato.
"Puoi dirmi perché la gente pare credere che se sei giovane non hai che segatura nel cervello?" chiese Adriano a Gustavo dopo un breve silenzio durante il quale entrambi cercavano di rimettere ordine nei propri pensieri. "Sai, solo perché non sono un vecchio con denti falsi come medaglie al merito, non significa che io sia così giovane da non essere capace di capire il posto di ogni pezzo del puzzle della vita. Io lo so."
Curioso di sentire dove volesse arrivare, don Gustavo si appoggiò allo schienale della sedia.
"Anche se il quadro non pare dei più belli, io sento dentro di me questa decisione e so che è giusta, sai? E non voglio più lottare per schiacciarla. Ama questo e ama quello. Ama il prossimo, e tuo padre e tua madre... ama tuo fratello e tua sorella... ama il nemico..." recitò Adriano. "Quindi tutto quello che c'è di importante al mondo è l'amore, no? L'hai detto e ripetuto anche tu in tante tue belle prediche, no?" chiese al giovane sacerdote che annuì. "Bene. E allora io voglio guardare questo amore che sento, che ho scoperto, che c'è sul serio, che è vero, autentico... e voglio viverlo, goderlo. Vivere questo amore. Devo farlo, Don."
Adriano sospirò e drizzò la schiena restando seduto. "Sai, non ho neppure mai tentato di discutere seriamente di sesso e roba del genere con mio padre. Specialmente niente come... come questo. Comunque non importa che io gliene parli o no. Mio padre non lascia mai a lungo che noi si gestisca la nostra vita. Curiosa sempre in tutte le nostre cose anche più piccole e fa sempre piani per te senza neppure parlartene. Sistema tutto nell'unico modo che secondo lui è giusto. Perciò è chiaro che prima o poi capirà che io sono un..."
Esitante, Adriano prima rabbrividì e si strinse il labbro inferiore con i denti perlacei. Poi il bel ragazzo appoggiò indietro contro la spalliera le sue ampie spalle, inspirò profondamente l'odore di spezie che aleggiava nella cucina e finalmente pronunciò per la prima volta l'unica parola che conoscesse e che lo definiva: "...un finocchio!"
E quasi sollevato per questo ulteriore passo, per quanto piccolo e insignificante, nel mettersi addosso un'etichetta, sorrise timidamente sentendo dentro di sé un piacevole calore che gli fece ricordare il dolce sapore del suo primo ed unico bacio di poco prima.
Lasciò questo piacevole pensiero e continuò: "Forse sono pazzo, ma in questo momento non ho paura per niente... comunque la prenderà mio padre o cosa dirà... perché, come te, almeno una cosa che ho desiderato che capitasse... adesso so che è anche meglio di come l'avevo sognata." In silenzio, il ragazzo dalla pelle ambrata si passò pensieroso le punte di due dita sulle labbra: "No... quasi ancora mi pare incredibile, sai?" mormorò mentre i suoi occhi brillavano di un'intensa luce. "E qui cominciano i problemi, vero?" aggiunse Adriano temendo che l'uomo che adorava lo prendesse per un ragazzino sognatore, "Se io stesso stento a crederci, come può la gente che non ne sa niente capirlo?"
Le belle labbra di Adriano si stesero e piegarono in una specie di ghigno sprezzante: "Per tutta la mia vita mio padre non ha fatto altro che predicare: ragazzo, il tuo dovere semplice e chiaro è uno solo: ascoltarmi ed obbedirmi." disse il ragazzo imitando il modo pomposo di parlare di suo padre, "E io ci ho provato con tutte le mie forze, Don! Ma adesso basta. Adesso... lui che ne sa di me? non m'ha mai conosciuto, non mi conoscerà mai. Per lui non esisto io, esiste un burattino, ma... Pinocchio è diventato un bambino, perché ha smesso di mentire per compiacere Geppetto... Anche se la storia è un po' diversa. Lui di me non sa niente di niente, neppure le cose più semplici. Non sa i libri che mi piacciono, sa solo quelli che mi ha scelto... Sono mesi che ho tentato di fargli vedere, fargli capire che a me la sua vita, quello che vuole da me, non mi interessa, non mi piace. Non voglio prendere il suo posto un giorno... Non voglio sposare una brava ragazza ed ingannarla cercando in segreto sollievo con un maschio, in un parco, di notte... Ho cercato di farglielo capire in tutti i modi, alcune cose anche dicendogliele chiare e tonde, altre... come questa, no... Ma lui mi ascolta? No. Mai. Lui continua semplicemente a spingermi sulla via che ha deciso per me. Come se non gli avessi mai detto niente. Papà non mi interessa la contabilità, le assicurazioni. Perché non le conosci, ti piaceranno Adriano, di sicuro. Fine del discorso. E agli amici: Adriano prenderà il mio posto, sta studiando per questo... Fiero, sicuro, felice... No, mio padre non mi permetterà mai di avere la mia vita se non la prendo in mano io. E io lo farò d'ora in poi. Anche se sarà la bomba atomica su casa Crespi. E mio padre deve rassegnarsi a mettermi nella colonna delle perdite d'esercizio, temo."
Adriano scosse la testa quasi incredulo, ma sicuro, che suo padre fosse proprio così.