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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA SCELTA CAPITOLO 5
RESA AL RECIPROCO AMORE

Adriano esalò un lungo sospiro e riprese: "Quanto a mamma, chissà come la prenderebbe... che può fare? Che può dire... non lo so." sul volto di Adriano comparve di nuovo apprensione: "Lei mi ama, lo so, per diciannove anni mi ha sempre tenuto dietro di lei quasi a proteggermi da papà, ma pregandomi di farlo contento, di... e poi è lei a tirarsi indietro. Qualunque cosa io le avessi detto, chiesto, la sua risposta era sempre: parlane a papà, chiedi a papà, fai come dice papà. No, non sarà contenta neanche un po' e credo che non lo capirà mai... ma almeno so che continuerà ad amarmi... almeno. Forse. È mia madre, no? E gli amici? Non ho nessun vero amico, nessuno mi capisce. Loro parlano solo di ragazze, e deridono i finocchi, i finocchi come me. Posso aprirmi con loro? No. Con nessuno. Nessuno di loro saprebbe accettare una cosa così... così poco normale. Non ne sanno niente di niente loro, sono più ingenui di un preadolescente. Si sta assieme a scuola, a volte si studia assieme o ci si diverte un po', ma... Certo sanno dirti tutto del calcio e di come si dribbla un pallone, o di motori o dell'ultimo computer, ma cose essenziali... non sanno dove stanno di casa. E sanno tutto come si fa a convincere una ragazza a pomiciare e magari a fare qualcosa di più... a scopare... ma di sentimenti, pare che non ne capiscano più di una statua di gesso. Amore, per loro, vuol dire solo scopare. Cosa vuoi che capiscano di quello che sto provando? Quando sapranno di me, mi compiangeranno o isoleranno o disprezzeranno o... Non sono niente per loro, e loro non sono niente per me. Probabilmente mi sarebbero più vicini se dicessi loro che ho il cancro... quello almeno lo capiscono... Ma finocchio... No!"

Il ragazzo scosse risolutamente il capo sapendo di aver ragione.

"Forse quelli un po' più amici, ne prenderebbero atto e mi accetterebbero, per così dire, purché io non ne parli troppo. Purché non li metta in imbarazzo. E... se tutto cadrà a pezzi in casa, con i compagni e gli amici..." disse chinandosi verso don Gustavo e sollevando gli occhi dalle mani intrecciate strettamente e posate sul tavolo e guardando gli occhi annuvolati di pena dell'uomo che sapeva di amare, "non posso guardare nemmeno te. Che possiamo avere oltre stanotte, oltre questo momento? Tu hai scelto la tua vita, una vita speciale... sei un prete, hai fatto i voti. Il quadro è estremamente chiaro. Non ho un futuro con te."

Adriano sopirò ed abbozzò un debole sorriso: "Ma almeno, potremmo avere stanotte, no? Ti chiedo troppo? Una sola volta..." chiese Adriano guardingo mentre arrossiva come uno scolaretto alla sua prima dichiarazione d'amore, nella speranza di avere un sì dalla sua prima fiamma. "Lo so, tutto questo stava nascosto dentro di me e anche io me ne sono reso conto solo stasera. Ma non è piovuto fuori dal nulla, sono anni che è cresciuto, insospettato, in me... e anche in te forse. C'è stato sempre, fra noi due, dal primo giorno che ci siamo incontrati, dopo messa, ancora prima che ti ordinassero prete. Qualcosa che aspettava di nascere, di fiorire e che cresceva, cresceva. Non è così? Vuoi negarlo?"

Don Gustavo lo guardava con occhi pieni di nuvole spesse, velati, eppure non freddi, non distanti. Adriano sapeva che nell'uomo che avrebbe voluto dire suo, chiamare amato, si stava agitando la tempesta.

"Perciò, anche se deve nascere e morire tutto entro stanotte, io non sarò mai triste. Sbagliato o giusto... sono felice di amarti, che tu mi ami. Se devo rinunciare a te, per rispetto alla tua vita, alle tue scelte... per me è un grosso sacrificio... E allora te ne chiedo uno... so che ti sto chiedendo di peccare... ma per una volta, ti prego... Guardami in faccia, guardami negli occhi... Non vedi che davvero io credo con tutto me stesso che quello che sto provando per te è buono, è giusto? No no, Don," continuò, dolcemente ma deciso più che mai, "non m'importa quanto sarà dura la mia vita, io sono quello che sono e non voglio più fuggire. Resterò in piedi, e prenderò tutti i calci che non riuscirò ad evitare, ma lo giuro, davanti a Dio, ma non mi sentirai mai dire una sola volta che è stato inutile se tu permetterai che accada questa cosa speciale fra di noi. Ma la mia prima volta non può essere con nessun altro, deve essere con te!"

Cominciando per la prima volta a balbettare, Adriano iniziò a parlare più esplicitamente dei suoi segreti: "Io... io ho avuto tanta paura... a volte mi pareva di impazzire... Ho lottato per essere... come mi si diceva che dovevo essere... ho pianto... Ero terrorizzato. E solo. Io sento che... sento che se non trovo la persona... quello che mi ama... io... oh io non lo so! Ho pensato di farlo con qualcuno... tante volte... ma volevo che fosse un atto di amore... chiedo troppo? Non sono mai riuscito... a cercare.. a provare... Due o tre volte... qualcuno... sconosciuti... mi hanno fatto... mi hanno invitato... fatto capire, ma... io non potevo, capisci? Nessuno poteva andar bene, capisci? Ma in te, mi pareva che ogni sogno sognato poteva diventare giusto, bello, anche se non sapevo, non speravo... Ero venuto qui solo per aprirmi a te, chiederti consiglio e invece... come un fulmine, s'è aperto il cielo... ho capito di amarti. Ma tu... Adesso so che tu senti così per me e non posso... non posso rinunciare. Una volta. Quando ti ho sentito..." Adriano arrossì deliziosamente, sorridendo timido, "Davvero, non ci posso fare niente... Tu sei dentro di me giorno e notte... Ti voglio in me davvero, anche se sarà la prima... l'ultima volta. Ti prego..."

Mettendo alla prova la verità dei propri sentimenti, ora guardando dritto negli occhi il silenzioso, meraviglioso giovane prete, ora distogliendo quasi pudico lo sguardo, Adriano continuò: "Giorno e notte ti ho pensato, sempre più... anche se le battute crudeli, le barzellette oscene sui maschi che... se lo mettono... sul fatto che sono maschi mancati e mezze femmine... tonnellate di scherno... eppure io non voglio una ragazza, lo so da anni, Don! Credi che non ci abbia provato a... farmele piacere? Credi che non abbia sperato di poter essere "normale" come dicono? Senza risultati. E ho cominciato prima a sognare uomini, e ultimamente sempre più spesso te. All'inizio pensavo che era solo perché sei bello e ti conosco bene, ma ora so che è diverso. Io voglio... io voglio solo essere me stesso ed essere uomo, maschio. Mi sta bene così. Ma so che ho bisogno di un uomo, di un maschio... E voglio farlo con te. Voglio che tu mi insegni come si amano due come noi. Voglio che tu prenda la mia verginità. Devi farlo tu. Ti prego... Fallo tu!"

Gli occhi di Gustavo sembrarono rasserenarsi e la sua voce, come sorgendo dalle tenebre, bassa e profonda, ma calda e carezzevole, sfiorando le orecchie e la mente e il cuore di Adriano come delicato velluto, la voce di Gustavo pronunciò le parole di cui il ragazzo era assetato: "Vieni di là, allora, ragazzo mio. Vieni con me. Adesso."

Come in sogno, Adriano vide Gustavo alzarsi dalla sua sedia, tendergli una mano serio e sereno; quasi in un gesto solenne, sacro, lo fece alzare e lo guidò fuori dalla cucina. Tutto l'appartamento era in silenzio, a parte il basso ronzio del frigorifero. Traversarono il soggiorno-studio e il pavimento tremò lieve e qualcosa tintinnò dietro una vetrinetta. La grande mano calda e forte di Gustavo strinse quella di Adriano. Aprì la porta della stanza buia, entrarono nel tenue chiarore che veniva dalla luce ancora accesa dell'ingresso e quando Gustavo chiuse la porta, si trovarono al buio. Dalla finestra, attraverso la veneziana chiusa, filtravano sottili righe di chiarore riflesso dalla strada, non sufficiente per rischiarare il loro cammino. Adriano sentì che il cuore gli batteva forte e gli danzava in petto per la felicità. Non riuscivano a vedersi, ma le loro bocche si trovarono senza alcuna difficoltà e si unirono nel secondo, appassionato bacio.

Senza il minimo sguardo al mondo di ufficiale normalità che avevano chiuso fuori dalla porta, il bell'uomo e il delizioso giovane si abbracciarono di nuovo, soli finalmente in quella camera, al buio.

Commosso per la meravigliosa intensità di quel momento, talmente da non poter trattenere quello che provava, che gli cantava in cuore, Gustavo interruppe brevemente il loro bacio febbricitante: "Ti giuro che nessuno... assolutamente nessun altro... nessuno mai bacerà questa bocca dolce... a parte me." disse la sua voce bassa fremente di appassionata certezza, "Nessuno mai!"

Senza pronunciare una sola parola, Adriano dichiarò il suo pieno assenso premendo affamato le sue labbra su quelle pronte di Gustavo. Tutta la sua affannosa urgenza di parlare che l'aveva posseduto fino a pochi momenti prima era svanita, ora inutile perché il più incredibile dei sogni si stava per realizzare, si stava avverando.

La miscela altamente combustibile di essenze volatili che costituisce l'inizio per due amanti, il sapore di labbra, il senso di unicità di un certo sfiorarsi, il particolarmente seducente profumo della pelle e del pelo di qualcuno, s'era incendiata. La prima corsa del bolide così alimentato, sulla pista delle sensazioni della prima reale intimità inebriò Adriano, dandogli un senso di vertiginosa altezza che in un milione di anni non avrebbe potuto spiegare. Aderiva a Gustavo, ma molto al di là della densa atmosfera di sensazioni fisiche.

Solo qualcuno che ha già sperimentato un simile viaggio potrebbe capire i motivi per cui il vergine Adriano si dimenava scomodamente nella stretta fasciatura dei suoi pesanti abiti invernali: la camicia di flanella, il magione di lana, i pesanti calzoni di spesso panno all'improvviso gli pizzicavano sulla pelle e gli stavano stretti. Il membro di Adriano, ritto come una colonna e duro come roccia, si sentiva prigioniero nei boxer di cotone, che gli imprigionavano il pube e le piccole natiche sode, e invocava libertà. Compressa contro il pube di Gustavo con insistenza piena di bisogno, la turgida virilità di Adriano pulsava con lo stesso codice intermittente che il ragazzo aveva sperimentato contro la propria forte coscia quando, abbracciato strettamente a Gustavo in cucina, aveva sentito la sua pronta risposta. La passione li spronava e le loro mani frementi esploravano, saggiavano la carne e mandavano segnali di desiderio.

Adriano emise il respiro troppo a lungo trattenuto. Una strana, forte, piacevole sensazione lo fece boccheggiare e le sue gambe presero a tremare. Nessuno, le dita di nessun altro uomo avevano mai tracciato la loro via lungo la sua spina dorsale. Le dita di Gustavo si posarono teneramente sul dietro dei suoi calzoni e premettero, cercando la stretta valle subito sopra le sue forti cosce. Poi si mossero ad esplorare tutti i nuovi, sconosciuti tesori nascosti della virilità di Adriano che vibrò con forza fra quelle forti braccia, sotto quelle grandi mani calde.

Nel buio accogliente della stanza, Gustavo provava timore misto a gioiosa sorpresa in quell'esplorazione che per dieci anni si era rifiutato persino di sognare, che aveva scacciato dai propri pensieri. E ora un desiderio nudo lo avvolse e lo sconvolse mentre le sue mani esploravano il corpo del ragazzo che sapeva di amare. L'uomo si deliziava nella musica sincopata dei mugolii di assenso che sfuggivano dalle labbra socchiuse del giovane. Le sue labbra piene iniziarono un accurato e lento viaggio sul lungo collo del ragazzo. Il bel sacerdote succhiò delicatamente il lobo dell'orecchia e vi giocò con la lingua: nessuno gli aveva insegnato questi movimenti, lo guidava un istinto che neppure lui sapeva di possedere. Lo snello giovane mugolò e premette con più forza il proprio pube contro il corpo dell'uomo che lo stava amando.

Sopraffatto e tremante da capo a piedi, Gustavo quasi rudemente sfilò la camicia di flanella del ragazzo liberandola dai calzoni e vi infilò sotto le mani. Carezzò su e giù il ventre fino alla cintura che ne bloccava il progresso. Poi invertì la marcia e, delicatamente, lentamente, salì sul petto fino ad individuare i due piccoli capezzoli che pizzicò delicatamente come corde di una chitarra. Il suo giovane innamorato mugolò come se facesse da eco alla silenziosa nota. Gustavo gemette forte in risposta. Più che una semplice risonanza o il riconoscimento dei reciproci desideri, era la spia dell'aumentare dell'incendio che divampava nei loro genitali compressi. Attraverso la stoffa dei pantaloni, per la prima volta la mano di Adriano si posò a sentire tremante e poi ad afferrare il duro e forte membro dell'uomo.

Con gentilezza Gustavo tolse la mano di Adriano e si allontanò nel buio, cercando febbrilmente l'interruttore sulla parete. Con un secco click, una piccola lampada sulla testiera del letto si accese. "È ora, ragazzo mio. Cercherò... farò del mio meglio per non farti male, ma... io non glie la faccio più, ti voglio." mormorò emozionato Claudio. "Vai sul letto."

Adriano girò le spalle a Gustavo. Andò a fianco del letto da una piazza e mezzo ancora sfatto e con una mossa rapida, benché le dita gli tremassero, aprì con un secco scatto la fibbia della cintura e sbottonò rapidamente la patta. Con impacciata fretta e decisione abbassò assieme calzoni e boxer che scivolarono sulle caviglie ed il suo membro schizzò su finalmente libero, lungo, duro e sollevato verso l'alto. Per un attimo il ragazzo sembrò studiare la propria erezione quasi a misurare il significato dei propri desideri, ma poi abbandonò l'esame e con la fretta, l'urgenza di conoscere finalmente la fisicità del rapporto d'amore, si tolse completamente e rapidamente tutto di dosso, anche l'orologio che posò sul comodino, e quasi con urgenza si stese sull'imbottita del letto, a pancia sotto, le gambe leggermente allargate, le braccia ripiegate in alto con le mani che sfioravano la sua fronte, pronto a darsi al suo uomo dorato.

Il breve rumore di una cerniera lampo gli disse che Gustavo, che l'aveva guardato fremente ma immobile, aveva iniziato a denudarsi. Girò il capo e lo guardò di sopra le proprie spalle, al di là delle collinette del suo sedere che si contraevano e si rilassavano nervosamente in trepida attesa del loro primo visitatore.

Gustavo era ritto di fronte al letto. Fece scivolar dalle poderose spalle le bretelle che sorreggevano i suoi calzoni che, non più sorretti, gli scivolarono fin sulle ginocchia. Li finì di sfilare in due rapidi gesti e li lanciò su una sedia. Non aveva tempo di ripiegarli, oggi. Si sfilò la camicia e la maglietta e Adriano rivide i potenti addominali che aveva ammirato al campo estivo e, poi, nei suoi sogni. Sembrò esitare un attimo sulla cintura dei suoi boxer bianchi poi li sospinse deciso in giù finché questi scivolarono ai suoi piedi. Ne uscì e guardò verso Adriano. Questi fremette quando vide l'uomo, per la prima volta, completamente nudo.

Il membro di Gustavo s'ergeva da un folto cespuglio di biondi peli, grosso e forte, dritto a novanta gradi, ma lievemente ricurvo verso l'alto come una sciabola. Di colore un po' più scuro del suo corpo colore del miele, il prepuzio teso lasciava quasi completamente scoperta buona parte del glande violaceo. Quel membro virile proteso verso lui, gli sembrò bellissimo e Adriano fremette per il desiderio di averlo finalmente in sé.

Il turgido membro di Adriano era premuto fra il suo piatto ventre e la coperta. Incredibilmente duro, lo sentiva bruciare contro il proprio ventre come una barra d'acciaio appena estratta dalla forgia. Pulsò assieme al profondo, potente, lento battere del cuore di Adriano. Il sacco dei testicoli che s'intravedeva fra le cosce aperte, si mosse rassodandosi e tirando le due sode uova contro il corpo. Gustavo si mosse verso di lui ed il suo membro ballonzolava appena ad ogni passo. Adriano fremette di nuovo e il suo sesso imprigionato sotto di lui, dette un forte guizzo.

I begli occhi del ragazzo, accesi di desiderio come se vi brillassero dentro due fiammelle, si spalancarono come affamati mentre carezzavano il meraviglioso corpo da atleta che fra poco avrebbe sentito sopra di sé, dentro di sé. Il pelo biondo dell'uomo, un lieve ciuffo fra i pettorali, poi su avambracci e gambe, sottile e lieve, traeva barbagli dalla piccola lampada, mentre s'avvicinava al dolce e bel ragazzo.

Poi si fermò e s'accostò rapido al comò e prese dal ripiano un tubetto di glicerina per le mani, non aveva niente di meglio; quindi prima di tornare a fianco del letto, chiese con voce roca: "Adriano... vuoi che spenga la luce?"

"No... lasciala accesa, per favore."

Tra le forti gambe di Gustavo, Adriano notò un altro sussulto. L'uomo gli si accostò di nuovo ed il ragazzo prono riappoggiò il volto sul cuscino, in trepida attesa. Sentì l'uomo salire sul letto e inginocchiarsi fra le sue gambe. Le sue mani scesero a carezzargli i caldi, soffici glutei esposti alla sua ammirazione. Gustavo pensò con ammirato stupore che i due piccoli globi parevano fatti apposta per le sue grandi mani. Infilò i pollici nel solco e scostò teneramente le due sode natiche scoprendo, in centro alla valle glabra, lo stretto e intatto, roseo bocciolo foriero di promesse di rari piaceri, che pulsò sotto il suo sguardo pieno di stupito desiderio. "Quanto tempo è passato..." risuonò una voce piena di meraviglia nella sua mente quando un'immagine che credeva dimenticata gli rammentò quanto aveva condiviso per troppo breve tempo con l'unico altro uomo della sua vita.

Allargando un po' le ginocchia per divaricare di più le gambe del suo ragazzo, l'uomo si chinò in avanti fremente di desiderio. Abbassando il capo in un silente omaggio, baciò il dolce solco esposto, due, tre volte. Gli occhi luminosi per aver avuto un breve assaggio del frutto della genuina passione, Gustavo si sollevò lentamente per guardare ancora una volta le porte del paradiso. Dopo una breve sosta, si drizzò di nuovo, prese il tubetto e ne spalmò un po' sul dito medio della destra. Con pollice e indice della sinistra allontanò i due globi esponendo nuovamente il forellino e vi spalmò sopra l'abbondante glicerina massaggiandolo a lungo. Poi, presosi in mano il rigido membro, lo lubrificò accuratamente.

Gustavo non tentò con il dito lo stretto canale dello sfintere di Adriano. Invece vi mantenne una leggera pressione sfregandone l'esterno in stretti cerchi, finché i febbrili sospiri di Adriano ed i fremiti gli comunicarono che i misteri che giacevano oltre quel confine inviolato erano pronti ad essergli svelati.

Le molle del letto cigolarono quando Gustavo appoggiò una mano di fianco all'ascella del ragazzo. Puntandosi sulle ginocchia e su quella mano, Gustavo iniziò ad insinuare la grossa punta del suo lungo arnese nella stretta fessura fra le natiche di Adriano. Immerso profondamente in un gran senso di sicurezza sentendo il corpo dell'uomo scendere su di lui, e la sua virilità frugarlo intimamente, Adriano non si rese neppure conto che il debole, lontano mugolio che aveva udito era sfuggito dalle proprie labbra.

Gustavo era bramoso di prendere e finalmente unirsi completamente con il giovane che gli giaceva sotto in fiduciosa e impaziente attesa. Spinse verso il basso con più energia. Adriano, più che mai determinato a porre finalmente fine alla sua verginità, ora, subito, con l'uomo che sapeva di amare, spinse verso l'alto il proprio bacino ad incontrare la scivolosa lancia fremente fra i suoi glutei, che s'apprestava a violare il suo santuario. Ardendo di desiderio per la completa unione con Adriano, Gustavo premette con maggior vigore e questo provocò una serie di brevi, improvvisamente dubbiosi lamenti del ragazzo. La solida virilità di Gustavo, accolta inizialmente come benvenuta dalle porte di Adriano, iniziò ora a insistere per entrare. Minuscole gocce di sudore imperlarono il volto del ragazzo mentre i muscoli del suo sedere si tesero duri come roccia.

"Uuuhhhnnnghhh!" un gemito di pena sfuggì dalle labbra contratte di Adriano. Fece una smorfia e serrò con forza gli occhi, quasi che il non vedere potesse diminuire la pena. Una vena s'inturgidì lungo i muscoli tesi del suo collo mentre lo arcuava indietro sollevando il capo dal cuscino.

Adriano inspirò profondamente e dopo poco espirò con forza fra i denti serrati mentre, infaticabile, Gustavo manovrava il suo grosso membro aprendosi lentamente ma sempre più profondamente la via nel caldo canale. La punta del suo sesso saldamente inserita nello stretto sfintere del sedere snello di Adriano, Gustavo si muoveva facendo dondolare lievemente tutto il letto mentre, un millimetro per volta ma inesorabilmente, apriva la porta che conduceva nelle profondità dell'inesplorato cunicolo.

Benché il ragazzo non avesse mai gridato per far cessare la monta di quel toro d'uomo alle sue spalle, gemeva sottovoce come un animale selvatico ferito da una trappola spietata. Aveva afferrato a piene mani l'imbottita e la stringeva freneticamente quasi fosse una zattera che potesse salvarlo.

E la salvezza giunse nel preciso istante in cui l'ariete di bronzo fra le gambe dell'uomo che mugolava sopra di lui riuscì a vincere l'ultima resistenza del portale che si spalancò di colpo. L'improvviso dimenarsi di Adriano causato dal forte dolore che provava, provò che la sua iniziale fiducia nella giustezza della decisione presa era messa a dura prova, ma Gustavo lo teneva fermo con sicura forza. Pochi istanti prima, le provocanti spinte del membro che il giovanotto applicava sullo sfintere del ragazzo, avevano acceso in lui un desiderio fortissimo per cui era più che volenteroso di arrendersi nel suo virginale ardore. Ma ora il ragazzo boccheggiante sentiva che la massiccia lancia di carne virile sprofondata in lui rischiava di strappare le sue carni e di squarciare il suo stretto canale.

Gustavo era ora affondato per metà dentro di lui. Si lasciò andare con tutto il suo peso sul corpo del ragazzo e lo serrò fra le sue braccia. Adriano sentiva che non gli sarebbe stato possibile fuggire da quel dolore: era tenuto fermo dal peso del corpo dell'uomo, dalle sue forti braccia e dal palo infilzato in lui. Ma sapeva anche che, se pure avesse potuto alzarsi e fuggire, sarebbe tornato pochi istanti dopo pregandolo di provare di nuovo. Sì, costi quel che costi, lui voleva essere preso da Gustavo, lo voleva tutto in sé.

"Rilassati, ragazzo mio. Cerca di rilassarti più che puoi." mormorò Gustavo in un'orecchia di Adriano e con un'ultima spinta decisa, lo penetrò completamente poi rimase immobile per alcuni minuti.

A poco a poco il cocente dolore nel budello di Adriano iniziò a diminuire in modo sensibile. E svanendo, la sensazione bruciante si trasformava in un calore e una pienezza che gli facevano riaffiorare il pensiero di aver fatto la scelta giusta. Adriano, acquietatosi, giacque immobile e finalmente riuscì a rilassarsi completamente sotto il dolce peso del solido corpo dell'uomo. Quando questi lo sentì rilassato, riprese a muoversi su di lui... conficcandoglisi dentro con forza, ritirandosi per quasi tutta la lunghezza, poi scendendo in lui di nuovo.

La voce bassa e calda dell'uomo, il carico di passione condivisa e di dolore, il ritmico cigolio delle molle del letto simile al canto di un grillo si sovrapponevano e si mescolavano di momento in momento. Il rumori che il loro fare l'amore spandeva per la stanza parevano fare da contrappunto a quelli che salivano dalla via.

I rumori della città nella prima sera aumentavano e diminuivano. Automobili passavano di tanto in tanto. Un venditore ambulante proponeva in una cantilena continua: "Calde calde, dolci dolci... comprate le caldarroste..." Passi frettolosi, col caratteristico clic-clac di tacchetti femminili. Un bambino che correva sul marciapiede sui pattini a rotelle. Un lontano abbaiare di un cane... Le risatine complici di una probabile coppietta. Porte sbattute, una serranda che scendeva sferragliando, forse della vicina farmacia. Mille espressioni di vita che continua, che si rinnova, che ondeggia...

Ma i due sentivano solo le loro espressioni di vita, l'urgente ritmo della respirazione del bell'uomo muscoloso e del grazioso giovane che giaceva sotto di lui, i loro mugolii sempre più frequenti man mano che il piacere saliva in loro, Adriano e Gustavo non erano coscienti che dei suoni che l'altro emetteva, musica alle loro orecchie innamorate, felici per quanto stavano condividendo, stesi per traverso sull'ampio letto, finalmente intimamente uniti.

Le dita di Gustavo scorrevano sui fianchi e sulle braccia del dolce ragazzo che gli si era finalmente, completamente, felicemente arreso. Il suo ampio e forte petto sfregava lievemente sull'ampia e giovane schiena. Il suo pube peloso si sfregava ondulando lieve sulle sode natiche, prima di sollevarsi per un nuovo affondo. Il giovane uomo afferrò di sotto in su, passando le forti braccia sotto il petto del ragazzo, le sue ampie e belle spalle e le strinse forte, come ad unirsi ancora più intimamente a lui. Affamato di lui.

I pensieri di Gustavo comunque, non era focalizzati sul proprio piacere. Sapeva di aver provocato, inevitabilmente, dolore al ragazzo che amava ed ora voleva, almeno in parte, ripagarlo. Tendo stretto contro il proprio corpo il ragazzo in modo di non separarsi da lui, Gustavo si girò lentamente su un fianco, prese il tubetto di glicerina e se ne spalmò un po' nel palmo della sinistra. Il membro flaccido del ragazzo tornò istantaneamente a vita nella stretta della calda mano dell'uomo, che lo lubrificò dolcemente dalla radice alla punta. Dapprima provocatoriamente lento, Gustavo fece scivolare il suo grande e forte pugno per tutta la lunghezza del sodo e lungo scettro del ragazzo. Brillando alla fioca luce della lampada, il suo pulsare denotava l'estremo stato del desiderio di Adriano. Deliberatamente, aumentò a poco a poco la velocità e la stretta della sua mano e il ragazzo iniziò a far palpitare l'ano da poco conquistato, stringendolo a ritmo attorno alla colonna di carne che lo limava in lunghe, ma ora più rapide, spinte finché entrambi iniziarono a lanciare brevi gridi di piacere.

Con tutte le sue forze, Adriano cominciò a far dondolare avanti e dietro il suo stretto bacino, pompando il proprio membro nella stretta della calda mano, ed il proprio ano attorno al sodo palo che l'aveva conquistato. Gustavo era sempre più estasiato per le sensazioni che provava.

Che fosse bello, l'aveva già provato, dieci anni prima. Ma che potesse essere tanto bello, non l'aveva mai neppure sospettato. Specialmente ora che il suo ragazzo partecipava gioiosamente con tutto il proprio corpo.

Il membro di Adriano iniziò a lasciar colare un lieve filo di chiaro e fluido liquore preorgasmico, in preparazione al piacere che stava per esplodere. Adriano accelerò il vigore e la velocità dell'andirivieni del suo bacino finché gemette con voce emozionata e strozzata: "Ooohh! Sto per venire! Sto per..."

"Sì ragazzo mio, sì! Godi! Dammi il tuo seme caldo... godi per me!" lo incoraggiò Gustavo con un gemito poderoso mentre le sue spinte da dietro ricominciavano, cercando di adeguarsi al ritmo dei movimenti del ragazzo.

Il corpo atletico e snello di Adriano improvvisamente si irrigidì e si tese fra la mano dell'uomo sul suo membro ed il palo di questi che gli stantuffava dentro veloce. Quando sentì il membro pulsare nella sua mano iniziando i suoi fuochi d'artificio, Gustavo gli si spinse tutto dentro con forza restando fermo e Adriano emise un unico, basso, lungo gemito modulato che sottolineava l'intensità del proprio piacere. Gustavo sentì il primo getto eruttare potente traversando tutto il letto fino alla parete di fronte. Poi un secondo violento proiettile, un terzo, un quarto... una breve pausa ed una serie di rapidi e brevi schizzi e le narici dell'uomo si riempirono dell'eccitante profumo del seme del ragazzo e del loro sudore. Gustavo strinse la mano e la fece scendere fino alla radice del bel membro del ragazzo, che ebbe un altro spasmo di puro godimento. E il bel ragazzo, ormai non più vergine, si rilassò con un mugolio di piacere giacendo trionfante e felice contro il corpo dell'uomo che amava e che gli aveva fatto attraversare la difficile frontiera...

La forza centrifuga delle potenti contrazioni dell'agonia sublime e deliziosa della prima unione era svanita e Gustavo aggrottò le sopracciglia pensando al mistero del piacere, mentre sentiva palpitare ancora nella sua mano il gioiello del suo giovane amante.

"È stato straordinario anche per me, Adriano..." mormorò emozionato, sentendo rivoli di sudore colargi per il forte corpo. "Buon Dio, sto colando come pioggia..." disse poi rendendosi conto del proprio corpo inzuppato.

La presa dei muscoli lungo lo stretto canale del giovane che, durante l'orgasmo, il ragazzo aveva fatto ritmicamente palpitare, strizzando il palo che accoglieva, ricominciò a farsi sentire in ritmici movimenti e il membro ipersensibile dell'uomo fu di nuovo in fiamme. Sentiva che stava per esplodere anche lui. La forte muscolatura dell'uomo guizzò e si tese, sempre più rapidamente, e finalmente anche lui iniziò a versare la propria essenza maschile nelle profondità dello stretto, bollente canale di Adriano.

Il ragazzo, con voce acuta, mugolò di rinnovato piacere quando sentì il membro di Gustavo pulsare frenetico in lui e i poderosi getti di denso seme gli fecero sentire dentro un misterioso calore. Avido di gustare ogni momento di quella desiderata e insperata unione, Adriano spinse il proprio snello sedere contro il pube dell'uomo, con vigore, dimenandolo in preda al piacere.

Quando finalmente entrambi ritrovarono la calma ed il respiro affannato ed i gemiti furono cessati, i rumori della strada si fecero nuovamente distinti ed un lungo suono di clacson sembrò salutarli gioiosamente.

Adriano si sentiva sicuro e protetto fra le forti braccia di Gustavo che lo tenevano da dietro, e il ragazzo bevve a grandi sorsate ogni secondo di felicità che scorreva su di loro, con muta gioia, mentre il grosso membro di Gustavo ancora ospitato dentro di lui, a poco a poco si ammorbidiva...


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