LA SCELTA CAPITOLO 8
NUOVO INCONTRO

I due desideri che Adriano provava, uno di cercare di nuovo le alte vette della completa intimità, l'altro di vivere finalmente nella verità del proprio essere, s'erano risvegliati con lui quella mattina alle sette. Rispondendo all'involontario crimine di sua madre nel chiamarlo dalla porta della camera fino a strapparlo dall'ultima dolce visione del corpo di Gustavo contro il suo, aveva aperto riluttante gli occhi in irritato silenzio ed aveva detto quasi con rancore: "Sì... sì!" e s'era alzato di mala voglia. Ma appena fu sveglio iniziò a pensare di nuovo a Gustavo e il seme dei principi dell'amore iniziò a schiudersi ed a mettere radici nella sua coscienza. Poiché finalmente era giunta per lui la desiderata possibilità di amare, di amare davvero, di amare profondamente, dopo le radici spuntarono foglie di desiderio: desiderio di imparare le parole ed i gesti dell'amore e di acquisire una maggiore conoscenza dei modi di esprimerlo fisicamente.

Mentre si chiudeva in bagno e si metteva sotto la doccia, nei suoi occhi chiusi rivisse scena per scena la sua prima ed unica meravigliosa esperienza. Nella sua mente stava fiorendo una nuova coscienza di sé. Quando riaprì gli occhi alla luce del giorno ed alla normalità delle cose che lo circondavano, le sue intenzioni non svanirono. Nel bozzolo di pensieri in cui s'era avvolto, in tram, rifletté per tutta la lunga via fino all'università.

Mentre il giorno trascorreva, Adriano, troppo distratto per potersi veramente applicare agli studi, quasi incapace di seguire con attenzione le lezioni, passò di corso in corso attraverso i dolci miraggi della sua scoperta dell'amore, del sesso e quelli del proprio futuro. Quella giornata fu spesa semplicemente parcheggiando nei banchi di scuola: aveva ben più importanti cose su cui riflettere.

Come per molti avviene in conseguenza di un rito di passaggio, nel sorriso del bel giovane c'era la radiosità di un'essenza completamente nuova, che brillava troppo per essere nascosta. Ma poiché tutta la meravigliosa serata iniziava a sembrare quasi surreale nel suo ricordo, si trovò incapace di evitare di chiedersi se la notte appena trascorsa fosse stata reale oppure solo un'illusione. Non tanto la parte fisica, che ancora si faceva vagamente sentire in un lieve indolenzimento dello sfintere, ma l'impeto di amore.

L'uomo era un sacerdote... s'era lasciato andare, ma poi aveva avuto tante ore per ripensarci... avrebbe cambiato idea? L'avrebbe ancora voluto con sé? Oppure avrebbe cercato di dimenticarlo?

Andò a pranzare lontano dalla facoltà per essere solo e permettersi di analizzare tutte le sensazioni vissute durante la precedente serata. Ogni volta che lo faceva, comunque, doveva immediatamente cercare di pensare ad altro a causa del rimescolamento che sentiva in sé, del calore che scorreva impetuoso lungo le sue vene, dell'imperiosa erezione che tendeva i suoi calzoni... Non riusciva proprio a separare i pensieri di amore da quelli di sesso... Pareva impossibile.

Nonostante i suoi propositi, si trovò chiuso nel gabinetto del ristorante a cercare di calmare la propria tensione fisica e di domare l'erezione masturbandosi. Fu una cura ben poco efficace. Tutt'altro che domato, il suo membro, pochi minuti dopo che era tornato al proprio tavolo, appena ripensò a Gustavo, s'erse con immutato vigore. E tutto il giorno non fu che una lunga sequenza di erezioni alternate a brevi istanti di riposo. Avrebbe voluto avere Gustavo lì, in aula... si sarebbe lasciato prendere sul banco, davanti a tutti, al professore esterrefatto, ai compagni incuriositi... a questa immagine non poté fare a meno di ridacchiare divertito. Ed eccitato nuovamente quanto mai.

Cercava di distogliere il pensiero dal magnifico corpo di don Gustavo e ritrovava un attimo di pace, di respiro, ma la sua erezione saltava su e fioriva in ogni momento, in ogni luogo, non appena ripensava all'uomo. Ne sentiva il bisogno crescere col passare del tempo. Tutto questo alla fine lo convinse che tutto era reale, sesso ed amore, e che ne voleva ancora e ancora e ancora...

Pochi minuti prima delle cinque mentre quel pomeriggio stava mutando in sera, dopo un'attesa che ai due parve interminabile, finalmente la porta dell'appartamentino di don Gustavo Cirasa si aprì in benvenuto per Adriano. Ansante il ragazzo entrò svelto in casa, portando attorno a sé come un alone del freddo esterno, che il suo sorriso e la sua gioia dissiparono in un momento. Entrambi irradiavano luce e calore, quasi in contrasto con la giornata gelida dell'esterno. Di nuovo faccia a faccia nel piccolo ingresso, ma questa volta senza l'ansiosa tensione del giorno prima, i due freschi amanti, l'alto, snello scuro giovane e il forte virile e bel parroco erano una coppia piena di grazia e di fascino.

Benché cosa così semplice, nessun altro dono poteva essere tanto prezioso per ognuno dei due come la reciproca vicinanza. Entrambi lo stavano godendo in silenzio, gratificati. Né Adriano né Gustavo profferirono una sola parola né si mossero mentre semplicemente il tempo scorreva lento attorno a loro, persi l'uno nello sguardo dell'altro. La città ed i suoi affanni, chiusa dietro la spessa porta di legno alle spalle di Adriano, erano diventati vaghi ed indistinti nella coscienza dei due bei giovani amanti. La ferma spinta della mano sulla porta d'ingresso aveva tagliato fuori il freddo della giornata e della vita esterna con un sordo colpo. Benché i due fossero stati separati da meno di diciotto ore, per il più giovane di questi due nuovi amanti le ore passate fra il loro separarsi e questo secondo incontro, erano trascorse lente come giorni e giorni, forse anche settimane. Avendo traversato questo abisso di separazione, naturalmente, i chiari occhi dell'alto giovane erano non solo pieni di amore ma anche di domande. Era soprattutto pieno di desiderio di sentire la risposta alla più importante di esse ma non sapeva da che parte cominciare, come chiedere e rigirava le parole in silenzio nella sua mente.

Infine, poiché nulla poteva essere più importante di questo per lui, timidamente, Adriano cercò negli occhi di Gustavo e finalmente tirò fuori le parole: "Don, stavo pensando se... voglio dire..." cominciò ma distolse lo sguardo imbarazzato, per poter porre la domanda: "ti sono mancato?" terminò a bassa voce.

Profondamente commosso dal fascino dell'infantile timore di Adriano, così reale ed evidente, l'uomo all'inizio giocosamente finse sorpresa ma infine mormorò seriamente: "Buon Dio, ragazzo mio, come puoi pensare anche solo per un attimo di non essermi mancato?" e per rassicurarlo afferrò con una mano una spalla di Adriano. "Non mi basterebbero le parole per dirti anche solo la metà di..." sospirò, scuotendo incredulo il capo nel rendersi conto che era proprio così, "Già, se pure mi sedessi proprio adesso alla mia scrivania e cercassi di mettere nero su bianco tutto quello che si agita in me... che ho passato... per dire quanto... Dire che mi sei mancato non sarebbe neppure giusto... Sono stato affamato di te per tutta la giornata, in un modo così intenso e nuovo, che mi ci vorrebbe un mese di riflessione continua per riuscire a spiegarlo. Anche a me stesso. Sentivo come un vuoto nelle mani che non potevano neppure sfiorati... mi guardavo attorno come perso, perché il silenzio della tua assenza urlava nelle mie orecchie. E l'orologio che pareva guasto, tanto andava lento... Una fatica per fare il mio dovere là in ufficio... per ascoltare davvero, perché la mia mente voleva solo ascoltare la tua voce..." Il bel volto dell'uomo era eccitato, ma arrossì lieve, ma fino alla punta delle orecchie, quando aggiunse: "E poi... beh, sai... tutto... la notte scorsa... sempre davanti ai miei occhi, nel mio cuore... E il mio desiderio cocente di te, non solo di starti sopra, capisci... La mia necessità non solo di averti, di farti mio, ma molto più profonda, totale... Per tutto oggi la mia anima ha bruciato per il desiderio di averti accanto... mi sei necessario come l'aria che respiro, ormai, come l'acqua alla vita."

Adriano era stupito ed estasiato per questo fiume di parole vibranti di emozione e mormorò: "Davvero?"

Con occhi solenni come chi giura davanti a Dio, Gustavo rispose con voce profonda: "Oh sì... davvero!" ed annuì con convinzione genuina mentre, lì nel piccolo ingresso, attirava a sé Adriano. Passò le dita nei capelli scuri del compagno aspirando il dolce odore di maschio, non più ragazzo e non ancora uomo, che emanava dal suo corpo, e sorrise felice sentendo il suo nuovo amante, il suo vero amore ancorato salvo e sicuro fra le sue braccia. "Ma voglio dirti una cosa... non è solo acqua o aria di cui sento bisogno ora." gli sussurrò con voce bassa e sensuale all'orecchio, "All'improvviso si è svegliato in me un potente, imperioso bisogno di assaggiare qualcosa di dolce e di buono... Può consigliarmi qualcosa di speciale, signore... per favore?"

In pronta risposta, Adriano premette il suo corpo snello contro quello di Gustavo. "Ecco, prendi tutto quello che vuoi!" mormorò il giovane mentre offriva le sue labbra a Gustavo.

La presa della mano inguantata di Adriano sui suoi libri di scuola s'allentò e questi caddero con un sordo rumore sul rude e spesso tappeto di agave dell'ingresso, ma nessuno dei due vi fece caso. Il ragazzo allentò le redini con cui aveva tentato di imbrigliare il proprio innamoramento durante tutta la giornata, abbandonò tutta la timidezza di pochi minuti prima ed iniziò ad esplorare la salda anatomia del giovane sacerdote con entrambe le mani. Eppure, nonostante tutto l'ardente vigore con cui i due corpi si stringevano l'uno all'altro, Adriano sentì in quel momento che non erano ancora abbastanza vicini...

Fremendo per l'estasi e il desiderio nel potersi finalmente stringere l'uno all'altro, ognuno dei due giovani sognatori si scaldò al fuoco ardente dell'altro. Tutti e due stettero semplicemente premuti stretti per un certo tempo, troppo innamorati per pensare o temere di essere scoperti, troppo assorbiti nel loro intimo esame per rendersi conto della realtà del mondo in cui il loro innominabile amore stava fiorendo. Certamente fu per pura fortuna e non per un qualche tipo di chiaroveggenza che i due nuovi amanti predissero che né pericolo né ingiuria avrebbe minacciato la loro segreta, reciproca celebrazione in quella serata.

Stando così vicini, dissetandosi in profondi e lunghi baci, assorbendo il calore del corpo di Gustavo, il membro di Adriano s'indurì come forte acciaio. E nello stesso tempo ed alla stessa velocità, la mente del ragazzo si sciolse come fluida cera. Pronto a seguire gli insegnamenti della sua guida, il giovane dagli occhi sognanti strinse le proprie forti braccia attorno al vasto torso del sacerdote ed arrendendosi senza condizioni, offrendosi in un impetuoso e dolce sussurrio, gli disse: "Insegnami a darti piacere!"

Il giovane alto insegnante, così grande, così forte, gioiosamente ma timidamente iniziò a suggere in modo provocante il labbro inferiore del suo volenteroso discepolo. Prendendo possesso della bocca di Adriano, le sue grandi mani scesero decise a racchiudere ed impastare i sodi muscoli delle semisfere dello snello sedere del bel ragazzo. Facendo così, i loro corpi si compressero ancora più l'uno contro l'altro e le loro erezioni si sentirono, si riconobbero con piacere, aderirono.

Lezione dopo lezione, entrambi iniziarono ad annotare seriamente le scoperte delle loro dita vaganti sul corpo dell'altro, rendendosi conto di ogni minima cosa che pareva dare piacere all'altro man mano che progrediva il reciproco studio. Nessuno dei due bei giovani maschi, che stavano imparando cosa desse piacere all'altro nei confini dell'affollata minuscola aula dell'ingresso, riusciva ad immaginare che ci fosse nulla di più importante di quanto stava accadendo.

Più la risposta di Adriano ai baci del giovane sacerdote diventava febbrile, più l'eccitato giovane premeva e sfregava la dura e corposa erezione fra le sue cosce contro l'imponente virilità che premeva contro la patta del grigi pantaloni di Gustavo. I suoi piccoli glutei continuavano a flettersi e rilassarsi sodi nella presa delle grandi mani di Gustavo, mentre l'eccitazione crescente lo spingeva a prendere l'iniziativa.

Adriano fece scivolare una gamba di Gustavo fra le sue ed una delle sue fra quelle di Gustavo sì che furono strettamente incastrati, quindi, piegandosi sul forte corpo dell'altro, flettendo appena le ginocchia, e spingendo con vigore, iniziò una serie di brevi vivaci movimenti dal basso in alto sfregando la propria patta gonfia contro il lato del pube dell'uomo con rapide rotazioni del bacino.

Il più che piacente Gustavo dal bel corpo dorato fu deliziosamente sorpreso ed eccitato per il crescente impeto di ardore di Adriano: "Misericordia, giovanotto, mi sa che farei meglio a portarti di là in fretta." sussurrò roco. Il sacerdote si staccò un po' da lui, senza perdere il contatto, aprì la porta interna e lo guidò nel soggiorno-studio. "Pare che ci sia qualcosa di urgente di cui occuparsi..." disse con voce complice.

"Ma aspetta un attimo..." gli disse quasi improvviso lasciandolo ritto in centro alla piccola stanza, in fremente attesa. Le sue grandi mani aprirono la giacchetta di pelle di Adriano e la fecero scivolar via dalle sue ampie spalle, sì che questa sgusciò via dalle braccia del ragazzo, afflosciandosi a terra ignorata.

Scariche elettriche di eccitazione, nel suo incontrollabile desiderio di ammirare tutta la bellezza nascosta sotto gli abiti, percorsero le dita che volavano rapide lungo i bottoni della camicia di pesante lana e, quando fu tutta sbottonata, sfilandola con forza dai calzoni del ragazzo e facendogliela scivolar via dalle braccia, la fecero volare sulla scrivania. Sollevò veloce la sua T-shirt, alta sull'ampio petto di Adriano. Gustavo si passò la punta della lingua sulle labbra per inumidirle mentre si chinava portando la bocca sul capezzolo appena scoperto ed esposto nella vasta sericea pianura della pelle appena olivastra del petto glabro di Adriano.

Voracemente fece scivolare le labbra e la lingua dardeggiante su e giù e torno torno il bottone color bronzo, annodato terminale di sensibilissimi nervi, e succhiò traendo nutrimento per sua libidine nel sentir gioire il ragazzo. Adriano boccheggiò e fremette in reazione e le sue gambe tremarono in una danza di gioia provocata dalle attenzioni di Gustavo. Il ritmo dei loro cuori salì in una spirale altissima mentre questo nuovo tipo di bacio perdurava. Gustavo, in amore, in calore e pronto a fare qualsiasi cosa per compiacere il suo amato, staccò le labbra dai capezzoli di Adriano.

"Scendiamo un po', ragazzino mio," disse scherzoso, assumendo un tono professionale che a mala pena mascherava il suo desiderio e la sua eccitazione mentre i suoi occhi si posavano sulla gonfia e palpitante patta del ragazzo. "Vediamo qual è il problema e se c'è una cura adatta." mormorò fingendosi pensoso, con voce roca e profonda. Muovendo le labbra a sfiorare l'orecchia indubbiamente attenta del giovane, gli sussurrò in un caldo respiro: "Devo esaminarti tutto, giù giù... fin qui." disse mentre con una mano massaggiava con gentile sicurezza il bozzo duro come pietra alla giunzione delle gambe di Adriano. "Devo vedere se si può fare qualcosa per raffreddare il sangue caldo che scorre nelle tue vene." aggiunse inserendo la lingua nel timpano poi mordicchiando il dolce lobo fino a far fremere con forza il delizioso giovane maschio.

Lo afferrò alla vita con forza e, di peso, addossandoglisi, lo fece scendere finché fu steso sotto di lui sul tappeto dello studio davanti alla scrivania. Gustavo si sollevò un po' per dare spazio alle sue mani che velocemente aprirono calzoni e boxer del ragazzo e li fecero scivolare assieme fino alle sue ginocchia.

Ancora completamente vestito, Gustavo s'inginocchiò svelto sul giovane Adriano dalle lunghe gambe muscolose, ponendo le proprie ginocchia ai lati di quelle del ragazzo. Ammirando il membro vivo, turgido più di quello che pensasse possibile, l'atletico uomo lo raggiunse lentamente, sentì il caldo e vellutato acciaio sotto il suo tocco, e vi strinse attorno la mano. Il giovane parroco contemplò estasiato quel gioiello di virilità ora in suo possesso e lo guardò pulsare e fremere nella sua mano.

Le potenti spalle del bel parroco fremettero mentre lentamente si chinava spostando il sodo scettro del ragazzo in direzione delle sue labbra socchiuse in dolce anticipazione. Fu allora che notò formarsi, nel minuscolo taglio del glande che aveva parzialmente scoperto, una gocciolina, chiara come cristallo, che brillò tremula sulla punta del giovane membro. Gustavo si chinò quel tanto da coprire la distanza. Una leccata, solo una. Bastò una lieve e tenera passata della sua lingua per catturare la gemma e farla sua.

Rialzando il capo, mentre la salata, viscosa goccia si scioglieva sulla punta della sua lingua, Gustavo pensosamente guardò la sua mano stretta a pugno che lentamente saliva e scendeva lungo la splendida colonna di carne. Inconsciamente si passò una mano sulla patta che ancora racchiudeva prigioniera la sua incredibile e bruciante erezione mentre osservava il glande di Adriano, ora lucido e brillante della sua saliva.

Steso sotto di lui ed avido di altre cure, Adriano spinse il proprio sedere nel tappeto e mugolò confusamente all'uomo come un pulcino affamato.

Udendo il richiamo, Gustavo scese col capo per un altro assaggio. Questa volta, scoprendo interamente il glande spingendo la mano contro la radice dell'asta, si avventurò a passarvi la lingua torno torno e scoprendo l'intensità del piacere che l'altro provava, vi posò le labbra e lo baciò. Ancora e ancora leccò torno torno la circonferenza del glande, tornando di tanto in tanto a sorbire le nuove gemme cristalline di preorgasmo che si formavano sul sensitivo taglietto ed assaporandole, finché istintivamente si fece scivolare tutto il gonfio e bollente glande fra le labbra e lo serrò nella calda bocca, continuando a giocarci con la lingua appassionata. I fremiti che scuotevano il bel corpo snello del ragazzo diventavano via via più intensi.

Benché la lingua del giovane ardente parroco si muovesse lenta e lieve, nella sua azione vi era sufficiente forza da provocare soprassalti ad Adriano che istintivamente sollevò il sedere dal tappeto offrendo all'altro la sua eretta virilità. E subito il ragazzo sentì che desiderava avere tutto il proprio membro dentro la calda, umida bocca di Gustavo.

Sentendo le favorevoli reazioni che le sue attenzioni suscitavano, Gustavo aumentò ed intensificò le leccate sulla parte del membro del ragazzo che sporgeva dalla sua mano ancora stretta a pugno sull'asta. Le sue guance si incavarono quando succhiò con forza la rigida e soda carne. Il ragazzo, deliziato nel suo completo abbandono a quelle insospettate cure, nuove e sconosciute ad entrambi, scoperte solo per istinto, iniziò a lasciar esalare dalla profondità della gola mugolii e gemiti dando sfogo al suo piacere mentre il forte uomo dai capelli dorati cominciava a far salire e scendere rapidamente il capo su quella parte del membro che ora non lasciava più uscire dalle sue strette labbra.

Gli occhi lucidi e il suo volto rosso di piacere, Adriano sollevò il capo per guardare la sua tesa, colma canna di carne e osservare la fonte di tanta incredibile voluttà che emanava di fra le sue gambe. Si sollevò su un gomito per vedere meglio fissando lo sguardo sul volto di Gustavo che altalenava in piccoli e decisi movimenti sul suo pube. Poi di colpo la sua testa piombò sul tappeto mentre il suo piatto ventre e snello bacino saltarono in su, forzando l'entrata in quella bocca sorgente di tante indicibili sensazioni. Gustavo comprese il desiderio del ragazzo e, tolta la mano, lo lasciò libero di spingerglisi dentro, cercando di adattarsi a quella massiccia e profonda invasione.

Adriano mugolò pieno di stupore: "Non sapevo... che ci fossero tanti modi... oh che bello... così bello..." ansimò con voce strozzata mentre il suo corpo sussultava e si contorceva di volontà propria a quelle sensazioni sconvolgenti. "non lo sapevo..." ripeté scuotendo a destra e sinistra la testa con forza. La sua voce calda e arrochita dal piacere era dolce ed eccitante da ascoltare come il suo corpo da vedere. Il suo bacino sussultava e le sue gambe tremavano con forza.

La testa di Gustavo si sollevò improvvisa mentre faceva un profondo respiro per riprendere aria e il membro di Adriano brillò ritto e libero nell'aria piacevolmente fresca. "Mettiti su un fianco." ansimò rauco al ragazzo mentre a sua volta si sistemava stendendosi sul tappeto.

Una lieve carezza sull'anca di Adriano lo guidò a girarsi verso di lui. Il grande uomo si succhiò il dito medio e lo estrasse dalla bocca scintillante di saliva. Tendo il dito teso, il giovane prete fece passare la mano fra le cosce del ragazzo; piegando il polso, la inserì fra le sode natiche oltre i testicoli del suo amato e col dito individuò il nascosto foro. Mentre con le labbra riprendeva possesso della verga fremente, spinse il dito a fondo nel segreto recesso del ragazzo.

"Mmmhhh... sìii..." gemette il ragazzo sopraffatto dalla piacevolissima doppia sensazione, afferrando le spalle muscolose di Gustavo e stringendole pieno di passione.

Penetrandolo, il dito di Gustavo colpì una corda segreta che risuonò ed esaltò le sue sensazioni lascive. Il pulsante per accendere quella nuova sensazione era in un posto particolare all'interno del canale di cui Adriano neppure aveva sospettato l'esistenza. Troppo giovane ma soprattutto troppo inesperto per dare un nome a quel punto, quello che provava ad ogni movimento del dito dell'amante era al tempo stesso strano ma così piacevole che il giovane si chiese che altro Gustavo avesse in serbo per lui. Il fatto è che Gustavo stesso non lo sapeva, almeno coscientemente. Era l'istinto a guidarlo, a fargli affiorare dal subconscio brani di informazioni chissà come raccolte, forse anche in confessionale, che gli permettevano di dare sempre più piacere al ragazzo che amava.

Dito e bocca davano ad Adriano tante e tali sensazioni da fargli temere di impazzire. Infilò le dita fra i capelli dorati dell'atletico giovane uomo in una carezza di gioiosa tenerezza.

Sempre più eccitato e coinvolto dalla potente passione che sconvolgeva l'oggetto del suo amore, Gustavo intensificò le sue attenzioni. Anche lui era tutto teso, nel godimento del piacere che stava donando all'altro. Quasi non si rendeva più conto di quanto anche il suo corpo ancora racchiuso dagli abiti invocasse la sua parte. Esisteva solo la gioia del suo Adriano, nella mente del giovane parroco.

Come s'aspettava, poiché per queste cose non si richiede una particolare perizia per giudicare se non quella di essere uomini, il sacerdote poteva capire dall'intensità dei fremiti del suo giovane e bell'amante che era prossimo all'orgasmo. Capì che questi presto avrebbe versato tutto il proprio seme e si chiese che fare... già conosceva il sapore del ragazzo per aver assaggiato le molteplici goccioline preorgasmiche e, dopo una breve esitazione, si disse che voleva assaggiarlo completamente. Accelerò l'azione della sua bocca e del dito in attesa del miracoloso sgorgare del liquore di vita dalla sorgente.

Adriano era in fiamme. Il giovane, coperto di minute goccioline di sudore, boccheggiante, incapace di controllare il proprio corpo, ma neppure desideroso di farlo, stringendo i denti, emise il ruggito di un leoncello sentendo il fatidico momento giungere. L'orgasmo stava arrivando a grandi passi, e Adriano invocò: "Di più! Ti prego, di più! Così... di più..." invocava mentre Gustavo, cercando di controllare il riflesso di vomito, tentava di farsi scendere il sodo palo fino in gola, per accontentare l'amato, "Ohh sì, ancora... Svelto... svelto... tutto ti prego!" Adriano spingeva in avanti ancora non pago, immerso in un caos di sensazioni incredibili, e, afferrate di nuovo le spalle di Gustavo, iniziò a fotterne la bocca con furia.

"Oh... sto per... No!... Via!..." disse in un disperato tentativo di controllarsi e di togliersi, ma Gustavo lo tirò a sé impedendogli di muoversi. "No..." gemé ancora Adriano sentendosi impazzire e volendo confusamente evitare l'inevitabile. "Non posso... non riesco... Ooooohhhhhhh!"

Le sue gambe tremarono convulsamente, tutto il suo corpo si tese, lo sfintere si chiuse con violenza sul dito inquisitore ed il ragazzo sentì ondate su ondate di forza uscire da lui e riversarsi nella gola dell'uomo che amava, da cui era amato.

Il primo getto del ragazzo quasi sorprese Gustavo: era caldo, era forte, era tanto. Comunque riuscì ad ingoiarlo prima che arrivasse il secondo potente getto, poi il terzo, poi altri meno violenti, più brevi e ravvicinati. Gustavo sfilò parte del membro per permettere al seme di depositarsi sulla sua lingua, per assaporarlo. Adriano sembrava singhiozzare per l'intensità dell'emozione e dell'orgasmo.

Dopo alcuni minuti il sacerdote lasciò riluttante il membro ammorbidito del ragazzo, e scivolò in modo di fronteggiarlo. In silenzio, per non disturbare la forza dello squisito incantesimo sceso su di loro, o il condiviso senso di pace che permeava ora la stanza, ammirò Adriano che ansimava lieve, gli occhi chiusi, con un sorriso beato sul volto di una bellezza insospettata. La T shirt raggruppata sotto le ascelle, i calzoni sulle ginocchia, la parte mediana del corpo dolcemente esposta alla sua ammirazione, il membro ora completamente morbido ma ancora lucido della sua saliva... l'uomo si disse che se non l'avesse già amato, si sarebbe innamorato ora dello squisito ragazzo.

Preparandosi lentamente a mostrare il proprio corpo e il proprio desiderio ad Adriano, Gustavo si sollevò a sedere ed iniziò a denudarsi in silenzio. Il suo ampio petto coperto da una quasi invisibile pelurie bionda, appena più folta al centro, che gli dava riflessi dorati fu presto libero. Scalciò via le scarpe, slacciò la cintura ed aprì la cerniera dei suoi calzoni. Il suo sguardo fisso sul bel ragazzo in riposo, gli occhi gli narravano in una silente poesia l'intensità dell'amore che provava per lui. Mute parole mai pronunciate prima, che lui stesso non sapeva di poter pronunciare fluivano dai suoi occhi rivestendo il nudo e bellissimo ragazzo del suo totale amore. Continuando ad ammirare l'amato, si spinse calzoni e boxer fino alle ginocchia ed il suo massiccio membro balzò su finalmente libero, duro e sussultante. Godendo la carezza del tappeto contro le natiche nude, Adriano aprì gli occhi e vide l'atletico corpo dell'uomo dorato incombere piacevolmente su di lui. Con lo sguardo lo percorse aprendosi in un dolce sorriso e quando ne vide la dura virilità, il suo membro si risvegliò immediatamente prendendo a palpitare ed a rizzare nuovamente il capo.

Il delizioso giovane fece una breve pausa per richiamare alla memoria la sera precedente e guardò di nuovo il duro, forte scettro di carne che meno di ventiquattro ore prima gli aveva fatto dare l'addio alla sua verginità. Il proprio membro che si stava inturgidendo si sollevò di fra le sue gambe. I suoi occhi risalirono ad ammirare la ben definita muscolatura dell'uomo, i ventrali piatti, i pettorali ampi. Adriano risentì brividi come di febbre percorrerlo per tutto il corpo. Ma ciò che risvegliò completamente la sua eccitazione fu l'espressione di intenso desiderio di lui ed amore per lui che lesse nel volto e negli occhi di Gustavo.

Questi, ora completamente libero da tutti i suoi abiti, si accoccolò ai piedi di Adriano, il membro fieramente eretto fra le forti cosce. Sfilò le scarpe e le calze al suo ragazzo, e lo liberò di calzoni e boxer mentre Adriano sollevava leggermente le gambe per facilitarlo. Gli piaceva essere spogliato dall'uomo. Era un gesto di dolce intimità.

"Tirati su, pigrone, lasciami sfilare la tua maglietta; ti voglio tutto nudo, come me." gli ordinò in tono affabile. Gli occhi bruni del bell'uomo erano caldi e luminosi mentre guardava Adriano sollevare le braccia per permettergli di togliergli l'ultimo capo di vestiario.