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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA SCELTA CAPITOLO 9
IMPARANDO ASSIEME

Gustavo di chinò in avanti stendendo una mano verso il corpo nudo di Adriano ma si fermò a metà strada. I loro sguardi si erano incontrati ed i due amanti si trovarono a comunicare silenziosamente di nuovo. La coppia improvvisamente rallentò il respiro ma questo riprese rapido appena colsero in un nuovo e più vertiginoso sguardo la profondità delle loro sensazioni reciproche. Ognuno di loro aveva occasione di imparare la grandezza dei sentimenti dell'altro, e aveva la sensazione che ogni semplice sguardo dell'amato potesse sembrare meravigliosamente nuovo e misterioso. Ognuno dei due era istintivamente sicuro che l'altro sentiva esattamente nello stesso modo. Immobili, si studiavano, si soppesavano ma non trovavano parole che potessero esprimere all'altro la meraviglia che provavano, né tentavano di parlare.

Passato quel lungo momento di attonito stupore, Gustavo colmò la distanza fra loro prendendo la mano sollevata di Adriano: "Cosa... mica crederai che ti lascio stare qui?" chiese con un sorriso enigmatico mentre lo faceva alzare in piedi, e scosse il capo per sottolineare quanto aveva appena detto. "C'è altro... per te!" aggiunse facendo un deciso cenno del capo verso la camera da letto.

Entrambi gli splendidi giovani maschi, nudi ed assetati l'uno dell'altro, si diressero verso la porta.

Gustavo appoggiò una calda, pesante mano sulla spalla nuda di Adriano. Questi si girò a guardarlo con un dolce sorriso. Di nuovo fermi, ritti l'uno di fronte all'altro, Gustavo lo baciò e lo prese sulle braccia sollevandolo da terra, stringendolo a sé fino a sentirne il forte membro premergli sui pettorali tesi per lo sforzo di sorreggerlo, senza staccare la sua bocca da quella dell'amato. Con un braccio sotto le ginocchia e l'altro sotto le ascelle, Gustavo lo portò di peso dentro la camera da letto, e, tenendolo ancora così, sussurrò nell'orecchia di Adriano tutte le nuove emozioni che sentiva crescere in sé secondo per secondo e gli confessò felice che era sicuro di essere profondamente innamorato di lui. Sollevato il corpo languidamente abbandonato fra le sue braccia, iniziò a coprirlo di piccoli baci e lievi morsi. I lievi, staccati mugolii di piacere dello splendido ragazzo erano musica celestiale per le sue orecchie.

"Ti ho trovato... e non voglio perderti mai più!" gli mormorò emozionato.

Nella semioscurità della stanza gli occhi del ragazzo brillarono come due stelle, ebbri di gioia e di commozione. "Sono tutto tuo..." disse con tono ovvio che tradiva l'intensità del suo amore.

"E io tuo." ripose in un sussurro l'atletico uomo suggellando queste parole con un bacio profondo e caldo di pura passione.

Quindi lo depose sul letto e, mentre si girava per accendere la piccola lampada in capo al letto, Adriano mormorò: "Sì... è questo il mio posto." pensando ad alta voce, quasi a confermarsi che quanto era accaduto la notte precedente non era affatto un sogno. Quando Gustavo gli si accostò, Adriano, seduto in centro al vasto letto, gli afferrò una grande mano fra le sue e la portò alle labbra, baciandola.

"Oggi tutto sarà più per te che per me, sangue-caldo!" disse con franca ma lieve enfasi prendendo dal comodino il vasetto di vaselina che era andato a comprare nel pomeriggio e mettendolo in mano al suo delizioso ragazzo. Il giovane parroco teneramente racchiuse la confusa faccia del suo giovane amante e gli dette un ultimo profondo bacio prima di salire sul letto e di inginocchiarsi accanto a lui, appoggiando il petto sul materasso ed offrendoglisi.

"Dio... quant'è bello!" pensò Adriano, il corpo in fiamme, la testa che gli girava in preda alla voluttà alla conoscenza che tutto quel bellissimo uomo gli apparteneva, era veramente suo.

Senza muoversi, con piacere il giovane ammirò da vicino le ampie spalle di Gustavo, il complesso gioco dei muscoli nella sua forte schiena, la sua stretta vita. Non era un mister muscolo, un body-builder: ma era semplicemente e naturalmente perfetto.

Il suo membro pulsò in reazione alla silenziosa offerta di Gustavo ed Adriano, istintivamente vi portò una mano carezzandone tutta la lunghezza. Respirò profondamente perché, avendo trattenuto il fiato, gli mancava ossigeno. Il suo membro sembrò farsi più duro.

Il sedere proteso in alto e le gambe ben divaricate, il giovane uomo dorato giaceva in attesa di lui. Questa vista ed il suo significato erano talmente maestosi per Adriano che nonostante la cieca libidine che ardeva in lui, si spostò fra le gambe dell'amato lentamente e quasi con timore come se si accostasse ad un luogo sacro. Il suo lungo membro, completamente duro, sembrò ingrossarsi e sollevarsi ulteriormente. Quando fu in posizione, si fermò sentendo come un nodo alla gola, un groppo allo stomaco. Gli occhi del ragazzo innamorato carezzarono le due semisfere sode e dorate, il solco dilatato fra le colline muscolose. Sedette sui suoi talloni, sulle gambe ripiegate sotto di lui, e con timida mano carezzò quella profferta visione.

Indugiando quel tanto da permettergli di memorizzare la sensazione e la visione, l'eccitatissimo ragazzo beveva avido quegli istanti di adorante riflessione.

E finalmente, rompendo gli indugi, Adriano iniziò a separare lentamente le due rotondeggianti masse di muscoli con una lieve pressione delle dita divaricate di una mano. Più veniva rivelato ai suoi occhi, più il ragazzo avvicinava il capo ansioso di vedere quanto gli era fino a quel momento nascosto. Quando finalmente vide il rotondo foro centrato fra le sue dita, scuro e invitante, ne fu come ipnotizzato. Lo vedeva tendersi e rilassarsi in ansiosa anticipazione delle sue attenzioni. Il ragazzo si chinò fino a poggiare la sua morbida guancia sulla pelle vellutata di una natica e la sfregò aspirando voluttuosamente l'odore muschiato e sensuale del suo uomo. Quindi si rialzò e, senza distogliere lo sguardo, posò fra le proprie gambe il vasetto di vaselina già aperto e con la mano libera vi immerse un dito. L'inesperto ragazzo iniziò a spalmare la grassa crema nel solco di Gustavo.

Questi che aveva atteso paziente e tranquillo per tutto il tempo in cui Adriano aveva ammirato il suo corpo, iniziò a fremere, emettendo lievi mugolii ogni volta che il dito del ragazzo passava sul suo stretto ano. Il ragazzo non era sicuro quanta vaselina dovesse usare, perciò ne riprese e spalmò per due volte, finché l'intera valle fu scivolosa come una lastra di polito ghiaccio.

Lo snello ragazzo si chinò di lato fino a riporre il vasetto in terra. Cercando con lo sguardo qualcosa per ripulire il suo dito dal residuo lubrificante, ma non vedendo nulla di adatto, Adriano se lo ripulì sul lato della coscia. Prima di iniziare, chiese quasi timidamente al giovane sacerdote: "Posso... ora?"

"Sì!" rispose il bell'uomo che lo attendeva, "Vieni, svelto."

Adriano si accostò tenendo in posizione con una mano il proprio membro, dandogli il giusto angolo, pronto a montare finalmente il suo uomo. Si chinò a dare un rapido, reverente bacio a quel solco che stava finalmente per invadere.

"Ooh... eccomi..." sospirò il ragazzo inserendo la punta del proprio membro fra le due calde colline. La troppa vaselina, appena spinse, e la sua imperizia, fecero scivolare la sua asta verso l'alto ed uscire dal solco. Riprovò fremente, più in basso ed il suo membro di nuovo scivolò andando a premere contro il pendulo sacco dei testicoli del forte uomo. Questi provò la tentazione di guidarlo sulla meta, ma pensò di lasciar fare al ragazzo la sua prima esperienza. Adriano, al suo terzo tentativo, il suo membro ora ben lubrificato e la vaselina meno abbondante nel solco, finalmente sentì che il suo glande aveva individuato la stretta porta del piacere. Provò come un gran calore. La sentì fremere invitante.

"Oohh... niente è meglio di un uomo... vero?" meditò ad alta voce Adriano con profonda meraviglia gustando la sensazione dell'imminente unione. Ed iniziò a spingere applicando pian piano sempre maggiore forza sul cuneo di carne che saggiava la resistenza del caldo foro.

"No, niente di meglio..." mormorò Gustavo spingendosi verso il membro del ragazzo, impaziente ora di accoglierlo.

"Non ci può essere..." disse il ragazzo sentendo un forte calore inondarlo e le tempie pulsare con forza. E spinse ancora.

Le poche volte che il suo foro era stato esplorato, erano state circa dieci anni prima, quindi per Gustavo fu un po' come una prima volta. La punta del membro che si stava facendo strada dilatandogli a poco a poco lo stretto ano, gli provocò una fitta che fece sobbalzare il capo dell'uomo e tremare le sue forti gambe, ma Gustavo riuscì a dominarsi ed a restare quieto e rilassato sotto la sempre più forte spinta, continua, del ragazzo che ora aveva applicato tutto il proprio peso sulla sua rigida asta.

Quando finalmente, improvvisamente, lo stretto circolo di muscoli si arrese e la punta del sesso di Adriano si impiantò per alcuni centimetri nel tunnel in cui cercava nascosti e preziosi tesori di piacere, Gustavo si lasciò sfuggire un forte e breve grido strozzato. Ma spinse valorosamente indietro il bacino per facilitare il completo ingresso della lunga asta dentro di lui.

"Ooohhh... è caldo... come una fornace!" esclamò ad alta voce Adriano quando tutto il suo glande fu accolto nel tenero budello che si stava schiudendo per lui. "Pare proprio di fuoco..." ripeté con fervido timore mentre affondava, ora senza difficoltà, nello strettissimo ed accogliente canale.

Un'eruzione di sopraffacente calore si diffuse per tutto il suo corpo mentre pensava, attonito e felice, che erano finalmente uniti, sempre più uniti, ed affondava senza dare spinte, per il semplice peso del suo snello corpo. Stava per raggiungere il fondo; Adriano boccheggiò e sussultò in un misto di grande piacere e di grande sgomento ad un tempo quando acute sensazioni iniziarono a scorrere per tutto il suo corpo teso e stelle esplosero nei suoi occhi. "Uuurghhh!" gemette mentre tendeva tutti i muscoli tentando disperatamente di arrestare il processo. "No! Ooohhh no! Io... non ancora...! Dio, Gustavo, che devo fare? Io... io credo... Oh, no, sto per venire di nuovo! Io non... Io non voglio..." invocò con voce disperata.

"Stai fermo... immobile!" rispose con urgenza Gustavo. "Fermo..." aggiunse con voce calma. "Ecco... così..." lo incoraggiò il giovane parroco. "Rilassati, ora." lo istruì.

Il lungo membro di Adriano, vivo e forte, pulsò nello stretto canale più volte, ma con decrescente intensità, quasi arrendendosi. "Così va bene, non devi fare niente. Rilassati su di me e resta fermo." lo incoraggiò mentre Adriano obbediva. "Lascia solo diminuire l'eccitazione."

Per parecchi minuti giacquero uniti, ansanti ma immobili. Il respiro di Adriano era ancora forte e veloce. Il suo membro, ancora duro e pulsante era piantato in profondità nella stretta presa del sedere del bel parroco.

"Tiralo fuori, lentamente." gli disse Gustavo con voce tranquilla dopo un po'.

Sorpreso e deluso per quello che pareva segnare la fine di ciò che aveva cominciato ma non concluso, Adriano si mise, riluttante, su quattro zampe, sollevandosi lentamente. Guardò in giù fra i loro corpi e vide con un senso di rammarico il proprio membro lucido di vaselina e brillante come una spada di polito acciaio, scivolar fuori dal sodo sedere di Gustavo e tornare alla luce. I testicoli gli dolevano, il ragazzo era tentato di ignorare la richiesta di Gustavo, si fermò e d'impeto si immerse tutto dentro nuovamente.

Il letto ondeggiò all'improvviso. Gustavo mosse velocemente il proprio corpo nel momento in cui Adriano si stava sollevando, sottraendoglisi. Benché perplesso, il ragazzo si rizzò agilmente sulle ginocchia, mentre Gustavo gli si toglieva di sotto e si stendeva sulla schiena.

"Non... non ci so fare... vero?" chiese con voce abbattuta Adriano guardandolo triste e sentendosi rifiutato.

Gustavo gli sorrise scuotendo il capo e portò le sue lunghe e forti gambe sul proprio petto.

"Stiamo imparando assieme..." rispose con tono dolce, "Ho avuto un'idea..." aggiunse poi con tono allettante.

Adriano, ancora in ginocchio guardò sconcertato Gustavo che divaricava le ginocchia portandole ai propri fianchi e tenendole in posizione con le grandi mani. Il suo grosso membro semieretto scivolò sul suo teso addome fra il folto pelame del pube, adagiandosi fin quasi a toccare l'ombelico. Il pesante sacchetto dei testicoli pendeva verso il foro lucido di vaselina e palpitante.

Quando vide che il ragazzo non si muoveva, "Allora, che aspetti, ragazzino?" gli chiese con tono soffice, sorridendogli invitante. Poi, leggendo il dilemma negli occhi di Adriano, gli spiegò: "Anche se non riesci a trattenerti a lungo, sangue-caldo, voglio essere sicuro di poter guardare quegli occhi tuoi belli e quel tuo dolce viso quando capita. Dai, entrami dentro pian piano... torna in me..." chiese mentre Adriano, riaprendosi in un ampio sorriso di sollievo, gioia, desiderio, si spostò in posizione inerpicandosi su di lui.

Le ampie spalle di Adriano tremarono mentre la sua sinuosa schiena si chinava su Gustavo. Iniziò con cautela a reintrodursi nel pozzo di calore del sedere del giovane parroco. Le sue spalle spinsero in giù le sode cosce dell'atletico uomo bloccandole fra i loro petti.

L'ardente matricola, seriamente coscienziosa, si impegnò per far tutto bene, senza dimenticare neppure un bacio. Impacciato ma deciso, cinse con le braccia le spalle di Gustavo e scese su di lui ad incontrare le sue labbra.

Dapprima un rapido bacio. L'effetto: una scarica elettrica che fece pulsare il suo membro serrato stretto nel canale girato in su dell'uomo e che gli fece inspirare aria in un rapido, profondo e breve soprassalto. Poi, un bacio lungo e profondo, pieno dalle due parti di maschio vigore, entrambi assetati di sesso, entrambi assetati del compagno con uguale passione, espressione ad un tempo di virile richiesta e di virile dono.

Il giovane saggiava la bocca del suo uomo dorato con la lingua, mentre le sue mani carezzavano le parti del corpo di Gustavo che potevano raggiungere. Diventando via via un amante sempre più insaziabile, Adriano riempiva ed esplorava la bocca di Gustavo con la sua lingua e nel contempo si spingeva più a fondo nell'oscuro e stretto tunnel palpitante fra le muscolose natiche del suo uomo.

Le selvagge sensazioni di piacere che gli aveva donato la danza di Gustavo dentro di lui la sera precedente, riaffiorarono nella sua mente. Fermamente intenzionato a donare il meglio delle sue amorose attenzioni all'uomo che giaceva sotto di lui in accogliente posa, Adriano si puntò con ginocchia e mani sul materasso ed entrò in azione. Sollevandosi lentamente, il giovane uomo dalla pelle liscia e glabra si staccò dal corpo di Gustavo per una decina di centimetri. Una buona parte del suo lungo membro era ancora trattenuta dallo stretto sedere dell'uomo.

Adriano iniziò a muoversi dondolando su e giù e avanti e dietro il proprio bacino, in una serie di oscillazioni calcolate. Pieno di piacere Adriano investigava il corpo atletico piegato e curvato sotto di lui, e il suo piccolo e teso sedere ondeggiava ad ogni discesa in modo che il suo membro potesse trovare quel punto speciale nello stretto canale che avrebbe scatenato il piacere del suo uomo, come era accaduto a lui la sera prima.

Adriano afferrò le caviglie di Gustavo protese in alto e le divaricò al massimo stendendo le sue braccia, per penetrare meglio il suo uomo. Soffocato dal piacere crescente che otteneva dentro il chiuso canale di Gustavo, "Ti piace?" chiese con voce tremula immergendosi profondamente in lui e sentendolo fremere. Gustavo rispose con un basso e caldo gemito. "Va bene così?" insistette Adriano in un secondo affondo.

L'uomo, troppo eccitato per poter emettere una risposta coerente, giaceva, capace solo di emettere brevi mugolii e mormorii di piacere per l'intensità del godimento che ricavava dal giovane che si affannava su di lui, in lui. Gli occhi chiusi e la fronte coperta da un diadema di minute gocce di sudore, il bell'uomo dalla pelle dorata inalò ed esalò sibilando lunghe boccate d'aria cercando di controllare il tremito che stava invadendo il suo corpo. Boccheggiando, la sua testa si agitò da un lato all'altro mentre agitava lievemente il bacino cercando di godere a fondo il forte e perfetto utensile che l'appassionato ragazzo gli martellava dentro cesellando ad arte il suo piacere.

Guardandolo, ansante, gli occhi spalancati, Adriano ad un tratto si lanciò in una serie di vigorose spinte nello stretto sedere del muscoloso uomo.

Il petto di Gustavo si sollevava ed abbassava in ampi respiri mentre giaceva rilassato e lasciava il suo giovane e delizioso amante agitarsi fra le sue gambe divaricate ed imparare da solo come lavorare ad arte il suo accogliente sedere. Fremendo sul lenzuolo stazzonato, il grande corpo del giovane parroco era tutto proteso in dolce attesa mentre Adriano, chinandosi di nuovo su lui aderì al suo corpo. I fini lineamenti del giovane sembravano brillare di un'intensa calda luce, mentre il suo volto scendeva lentamente.

Le loro labbra stavano avvicinandosi quando Gustavo improvvisamente sussurrò: "No, sangue-caldo... no... fermati così. Voglio vedere il tuo viso... devo vedere questo tuo bel viso..."

"Stai bene?" mormorò Adriano ansante.

"Oh, sì... mai meglio di così." lo rassicurò Gustavo d'impeto, senza bisogno di riflettere. Guardando in profondità negli occhi di Adriano aggiunse con voce annodata di profonda passione: "Devi credermi... ti dimostrerò quanto è bello..."

E per dimostrarglielo, il forte uomo abbandonò il ruolo passivo che s'era imposto. Si afferrò con le due mani alle barre di ferro della testiera del letto ed appoggiò le gambe sulle spalle del ragazzo. Quindi iniziò a spingere e roteare il proprio sedere contro il pube di Adriano, mugolando con forza ad ogni spinta del ragazzo dentro di lui. Il suo membro era ora nuovamente e completamente eretto e danzava frenetico, a quei movimenti del bacino, sotto gli occhi affascinati di Adriano.

L'uomo dorato di Adriano lanciò un forte ed alto gemito, poi un secondo mentre il piacere si impadroniva di lui, in brucianti e piacevoli fitte. "Ooohhh, sìii... sì, ragazzo mio!... è troppo bello!" esclamò Gustavo inarcando la schiena. Lasciò la presa sulla testiera del letto ed afferrò Adriano per la vita con mani tremanti, tirandolo vigorosamente a sé. Tutto il suo corpo era imperlato di sudore. I suoi occhi scuri, come pieni di gioioso stupore, invocavano l'estasi. "Mettimelo tutto dentro... dammi quello che desidero! Fottimi forte... amore!" gli mormorò il giovane e bel parroco, completamente su di giri.

Rispondendo all'urgente richiesta del bisogno del suo uomo ed al proprio bisogno, Adriano stantuffò l'interno del dolce e stretto canale con una serie di rapidi e forti colpi, facendo ondeggiare tutto il letto. In pochi istanti quella martellante virilità divenne la chiave in grado di aprire le chiuse nel corpo del sacerdote. Dal suo turgido membro sgorgarono cascate di seme in forti getti che si sparsero sul ventre e sul petto lievemente peloso del bell'uomo. Il solido corpo scosso come una foglia al vento, spinse il bacino sulla fiera lancia del ragazzo e, serrando i denti perlacei emise un ruggito di pura estasi.

L'uomo si sentiva inebriato più di quello che verosimilmente può l'alcol o la droga, era euforico, in estasi per il culmine delle sensazioni dell'apice sessuale. Sentì come una grande mano stringergli il ventre e togliergli il respiro e la lucidità. La bocca aperta mentre sentiva sé stesso e la camera girare vorticosamente ed il suo seme fluire bollente, l'unica cosa che era chiara nella mente del forte e bell'uomo era che l'autore di tutto il suo piacere era Adriano, il ragazzo che amava.

Il seme appena sparso, il suo colore perlaceo, il suo intenso profumo furono come un afrodisiaco per Adriano ed aumentarono la sua naturale e virile necessità di esorcizzare il calore che tormentava i suoi giovani testicoli. Col cuore che galoppava, Adriano cadde su Gustavo, senza più controllare le sue spinte nell'uomo, che ripresero vigorose e disordinate.

Ne abbracciò il grande corpo e con l'energia di uno stallone selvaggio continuò a montare il suo stupendo uomo con frenetica impazienza. Il ragazzo singhiozzò quasi per il piacere mentre scivolava nel suo rapido va e vieni nelle profondità misteriose e calde, strette ed accoglienti, forti e sicure del suo amato.

Come un contrappunto di basso e tenore, i mugolii ed i gemiti dei due giovani amanti si intrecciavano e sovrapponevano in un duetto di passione. Iniziarono a parlare nel linguaggio di amanti che viaggiano verso una lontana e vicinissima, splendida destinazione. Tutto era dialogo di amanti: urgenti richieste, dove toccare, con quanta forza stringere per insaporire l'amore che stavano facendo, caldi sospiri per narrare gioiose sensazioni, gemiti per registrare un movimento perfetto, mixati in un crescendo di intimità e fusione, sguardi e sorrisi, fluidi gesti e fremiti. Lo speciale linguaggio in cui entrambi comunicavano e che li stava portando alla perfetta unione. I corpi intrecciati strettamente, uniti al punto da non capire dove l'uno terminasse e cominciasse l'altro, in un'estasi profonda e piena di stupore.

Adriano emise un grido. La sua maschia natura splendette come percorsa da un fulmine. Secondo dopo secondo, un sordo ruggito da leone salì dalla sua gola e all'improvviso tutto il suo snello, muscoloso corpo si tese e scattò con inaspettato vigore. "Oooh! Gustavo!... Mmhhh!... Eccomi... ecco..." ansimò con voce strozzata, stupito per l'intensità di quanto stava provando mentre si precipitava per lo splendido cammino in ripida discesa. Fotté il sedere di Gustavo con tutte le proprie forze, energicamente e profondamente.

Volendo gustarlo tutto, Gustavo si liberò dalla stretta delle braccia del ragazzo e si sollevò, pose le sue grandi mani a coppa sulle piccole tese natiche del suo amante e lo tirò in sé con vigore, sentendolo fremere. "Lo voglio tutto dentro... tutto... dammi tutta la tua virilità, Adriano... tutta..." ordinò impastando i dolci glutei guizzanti.

E finalmente il giovane corpo fremente iniziò ad espellere il suo carico di seme, felice di dare a Gustavo tutto quello che poteva fornirgli.

Stretti nel delirio dei sensi, il giovane sacerdote mormorava ebbro ad ogni getto dentro di lui: "Ancora..." mentre il suo canale si stringeva fremente sul fiero membro del ragazzo.


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