"Perché?" chiese più tardi Adriano in un sussurro, mentre giaceva rilassato fra le braccia di Gustavo.
Si addossò di più all'uomo e, col volto posto sul braccio di questi, aspirava l'aroma misto del dopobarba del suo uomo, del suo seme, del suo sudore e del deodorante che fortunatamente non riusciva a coprire questa dolce, virile miscela di odori. Amava questo aroma, l'aroma del suo uomo. Lo amava così tanto... lo eccitava. Desiderava che Gustavo, spostandosi su di lui, lo baciasse ancora, ma non aveva il coraggio di chiederglielo. Avrebbe voluto ricominciare a fare l'amore. Ma aveva bisogno di sentire la risposta alla sua domanda, sentiva che era di grande importanza, così attese.
Gli occhi scuri che esploravano pigramente la vuota distesa del soffitto, Gustavo chiese: "Cosa?" La domanda del ragazzo aveva improvvisamente interrotto le lente meditazioni a cui s'era abbandonato nella bolla di felicità che lo avvolgeva e di cui mai aveva sospettato l'esistenza fino a quel momento.
"Perché ti sei fatto prete?" chiese Adriano, questa volta chiarendo il senso della sua domanda.
Il giovane parroco strinse le labbra mentre si faceva passare la punta di un dito sulle lunghe e sensuali sopracciglia, e fremette immergendosi in profonde riflessioni. Ma gli ci volle una manciata di secondi per rispondere scegliendo le parole che meglio potevano chiarire la cosa.
Dopo un'onesta per quanto rapida analisi, il sacerdote rispose in piena sincerità: "Perché pensavo di fare quanto mi chiedeva il Signore. Ma ora, sapendo che per la Chiesa le mie due scelte sono incompatibili, mi chiedo se non devo riconsiderare tutto." aggiunse Gustavo girandosi e facendo riposare il suo sguardo tenero sul bel volto di Adriano. "La verità è che pensavo che l'ordinazione mi desse la forza che sapevo di non avere in me. Avrei dovuto capirlo prima." sussurrò e rabbrividendo distolse per un attimo lo sguardo, poi di nuovo lo volse al suo ragazzo.
Il bell'uomo colse lo sguardo di vero stupore nel volto del fiducioso giovane accanto a lui. "Vieni qui... vicino." gli ordinò con tenerezza girando il suo corpo verso Adriano e chinandosi a dargli un bacio. Ma la luce di gioia che fino ad un attimo prima brillava negli occhi del bel parroco si attenuò velandosi di tristezza. "Ragazzo mio, non puoi immaginare quanto ti ami, quanto io abbia bisogno che tu mi dimostri che sono importante per te;" disse con gentilezza. "ma ricorda, io non sono che un uomo, e non posso essere altro. D'ora in poi, tutto quello che abbiamo è solo la verità di quello che sentiamo e che, spero, avrà la forza di tenerci uniti. Quindi, devo essere onesto. Con me, con te. Se non avessi incontrato te, ne sono piuttosto certo, non avrei cercato un altro... né come uomo né tanto meno come sacerdote. Per dieci anni sono stato fedele a questa mia scelta. Perché non conoscevo te, o meglio, la bellezza del tuo amore. Non sto dicendo che sia a causa tua... Me ne assumo la piena responsabilità, credimi." disse con occhi sinceri.
"Vedi," continuò dopo un breve sospiro, "è come per un uomo sposato: non dovrebbe mai guardare, desiderare altre donne. Il matrimonio dovrebbe aiutarlo ad essere fedele. O meglio, più che il matrimonio in sé, più che il rito, il sacramento, l'amore che dovrebbe sentire per la sua sposa. E io ho tradito questa mia sposa, sono come un adultero, ora. E allora, mi viene la domanda: se l'ho tradita, è perché non l'amo? L'ho sposata per convinzione razionale, non per un trasporto dell'anima?" chiese quasi con angoscia ed trattenne il respiro come se attendesse una risposta.
"Ma, certo, non è la stessa cosa. Ho tradito un amore puramente spirituale ed astratto per il fatto di essere rivolto a tutta l'umanità nel suo insieme e non ad una sola persona concreta, per un amore completo, quello che tu mi stai offrendo. Il contrasto è diverso. Non è in forse, non devo scegliere fra l'amore per Dio e per te, ma fra la legge della Chiesa e te... Anche se molti la potrebbero pensare in un altro modo." ammise con voce bassa e calda il giovane sacerdote.
Poi, coprendosi improvvisamente gli occhi con la sua grande mano, quasi tremando, Gustavo proseguì: "Se fosse solo la pulsione sessuale... almeno finora... si può tentare di dominarla e forse anche riuscire. Ma l'amore, come resistere all'amore? E quanto sta avvenendo fra te e me è così bello, sublime, santo, completo, unico, meraviglioso, perfetto, totale, buono, giusto che..." tacque l'uomo per un attimo come per raccogliere respiro e pensieri dopo quell'elenco sgorgato da lui istintivamente, impetuosamente "come può essere sbagliato? No, non ci credo, non posso crederlo anche se mi hanno insegnato che dovrei. L'amore... e il nostro è amore, non può essere sbagliato. Ma un sacerdote deve rinunciare all'espressione fisica dell'amore... e allora..." disse con voce sconsolata.
"Ho bisogno di tempo, mio dolce. A volte vorrei alzarmi, come ora, andare a bussare dal cardinale e dirgli: ho sbagliato tutto, mi lasci andare. Poi tornare da te, prenderti per mano e portarti via... A volte mi dico che la mia vocazione sacerdotale non è in contrasto, checché ne dica la Chiesa, con la mia vocazione ad amare, ad amare te. Tu sei il mio primo amore, lo sai?" aggiunse poi con tenerezza carezzandogli il volto.
"Sono il primo con cui fai l'amore? Anche tu?" chiese Adriano spingendo il proprio ventre verso quello dell'uomo.
"No... non sei il primo..." rispose Gustavo sinceramente, "non il primo con cui faccio l'amore. È capitato con un altro, dieci anni fa... Ma sei il primo che amo con tutto me stesso." aggiunse con altrettanta verità.
"Vedi," disse cingendo con un braccio il dolce corpo del ragazzo e carezzandogli i bei capelli ondulati, "c'è stato un ragazzo, uno solo. Entrambi ci si sentiva soli e tutti e due avevamo bisogno... capisci? È capitato poche volte, in seminario. Ma io sentivo che era sbagliato, non era che uno sfogo fisico. Capivo che dovevamo smettere, e glielo dissi. E mi mantenni casto, dopo. Lui non poteva, forse era più... caldo di me, forse aveva meno autocontrollo... Lo fece con un altro, ma l'altro, dopo... mica in confessione, che sarebbe dovuto restare un segreto... lo disse al superiore. Daniele fu allontanato dal seminario. Mi sentii colpevole, per un certo tempo, finché lo rividi. Tre anni fa. Sembrava felice, aveva trovato un buon lavoro ed un amante... Chissà." sospirò lieve.
Adriano si spinse contro di lui: "Gustavo... posso chiederti un'altra cosa?"
"Certo. Tutto quello che vuoi."
"Non... non ti arrabbi?"
"No. Certo che no!"
"Beh... È solo che... com'era con lui?"
Senza rispondere, Gustavo baciò in bocca Adriano. Poi sorrise e gli disse: "Ho paura che devo contraddire quello che ti ho detto... Scusami. Ma non me la sento di parlarne." gli disse, con un sorriso gentile. "Non c'è nulla di sbagliato nella tua domanda, ma... puoi chiedermi tutto quello che vuoi sulla mia vita, ne hai il diritto. Solo che, vedi, dopo quanto sto provando con te... ora mi pare quasi squallido quel breve periodo di rari incontri clandestini, per quanto bello mi paresse allora.... O forse mi vergogno di non aver preso allora la risoluzione di andar via dal seminario, non so. Anche se è proprio grazie alla mia decisione di continuare che ho avuto l'incredibile fortuna di incontrare te. A volte mi chiedo se tutto non fosse già nella mente del buon Dio, proprio per farci un giorno trovare."
Adriano lo guardò con occhi lievemente spalancati, quasi in stupore: "Credi che... credi davvero che Dio non sia arrabbiato con noi?"
"Mi sembra impossibile crederlo, sai?" disse Gustavo. "Anche se ci dicono così. Ma sono solo parole di uomini, per quanto autorevoli. Solo uomini. Non è la parola di Dio."
"Ma la Bibbia..." protestò timidamente il ragazzo.
"Vuoi insegnarla a me?" chiese scherzoso il sacerdote, poi aggiunse: "La Bibbia va interpretata e recenti e profondi studi, di protestanti e cattolici, mettono più che seriamente in dubbio che i brani citati contro l'omosessualità avessero davvero quel significato. E per di più, Gesù non ha mai parlato di sesso. Comunque, se problema ci fosse, è più quello di non approvare una sessualità fine a se stessa che non condannare forme di sessualità. Una sessualità priva di amore. No, su questo non ho problemi. Stamattina, la messa, l'ho offerta a Dio in ringraziamento per il nostro amore..."
"Davvero?" chiese Adriano, questa volta con gli occhi completamente sgranati e la bocca aperta in attonito stupore.
"Certo. Perché il nostro amore è santo." rispose quieto il sacerdote.
Adriano lo baciò felice. Poi un nuovo pensiero sorse nella sua mente. "Ma tu... tu ti senti portato ad essere sacerdote, no? La tua vocazione... rimane, vero?"
"Sì, credo di sì, ma devo conciliarla con le leggi della Chiesa e, come ti ho detto, ho bisogno ancora di un po' di tempo per riflettere."
"Per me... se vuoi continuare... potremmo vederci di nascosto, capirei..." disse incerto Adriano, pensando che si sarebbe volentieri sacrificato per amore del suo uomo. Certo, non gli piaceva l'idea, ma...
"Ti ringrazio, ma... vorrei vivere nella verità, non nel sotterfugio. Certo, mi sento felice nel mio ministero, nonostante le pene e le difficoltà, nonostante i dubbi ed i fallimenti, ma mi sento felice. La mia vocazione, onestamente, la credo sincera e comunque mi ha aiutato molto a vivere fino ad oggi. La decisione, in fondo, è presa. Devo solo capire il modo migliore, il momento giusto. Perché io, un giorno, spero non lontano, vorrei vivere con te, per te... e allora devo riprogrammare completamente la mia vita, per non farti mancare nulla, per farti stare bene. Tu vieni prima di ogni altra cosa, credimi." disse guardandolo dritto negli occhi.
Poi aggiunse con voce velata di tristezza: "Ma la vita non è semplice, non è facile, specialmente nei casi come il nostro. E non solo perché sono sacerdote, anche se questo non semplifica certo le cose, anzi. Prima di ieri sera... quante volte avrei voluto potermi sedere accanto a qualcuno che capisce, che capisce davvero, ed aprire il mio cuore, esporre i miei dubbi, i miei desideri, le crisi piccole o grandi della mia vita? Quante volte? Un amico, un confidente, qualcuno... Ma chi? Mi sentivo solo, come in un deserto. E confessare e consigliare... Non come certi confessori che ho avuto io, mi capisci? Che risolvevano tutto con un: Dio t'aiuta, o un: siamo tutti peccatori. Non erano quelle le risposte che volevo, non erano queste le risposte che ho dato, in bene o in male. Ama e fai quello che vuoi, diceva Sant'Agostino. Ecco. Ma quanti lo sanno? Quanti lo capiscono? Il segreto sta tutto lì, amare, ma amare davvero, profondamente. Tutto il nostro sforzo deve stare qui: se amiamo davvero, se CI amiamo davvero, possiamo fare tutto quello che vogliamo... anche se gli altri ci bastoneranno e sta certo che lo faranno."
Adriano lo interruppe: "Gustavo, non mi spaventa. Non chiedo a nessuno di riempire le mie tasche, capisci? Non m'aspetto dalla vita di diventare ricco, o rispettato o ammirato o... nemmeno accettato, finché ho te. Se dovremo lottare, ma assieme, sono pronto. Finché ho te. Perché io credo... io so di amarti davvero. Anche se è stato tutto così improvviso, ma sai... pensavo... in realtà io ti amo dal primo giorno che ti ho visto. Ma nessuno m'aveva mai aiutato a capire e solo ieri, finalmente, me ne sono reso conto pienamente. Ero così pieno d'amore per te, anche se nascosto dentro nel subconscio, che ieri è esploso e finalmente l'ho riconosciuto. Non è un'infatuazione, no. Ho solo diciannove anni, ma lo so. E so che anche per te è esattamente così e allora mi sento fortissimo. Lotteremo assieme." disse infervorato e deciso il ragazzo.
"Sì, certo, insieme..." gli fece eco Gustavo annuendo. "Lasciamoci solo un po' di tempo, non troppo, d'accordo?"
"D'accordo... ma fai in fretta, ti prego..." mormorò Adriano baciando di nuovo il suo uomo.
Gustavo sentì l'eccitazione tornare in sé e mentre il suo membro si rizzava di nuovo, strinse a sé il ragazzo che, rendendosi conto con piacere della rinnovata brama dell'altro, con un lieto sospiro gli si sfregò contro, anche lui pieno di caldo desiderio.
Era tardi quando finalmente fu ammesso nello studio. Don Gustavo si inchinò e salutò con deferenza.
"Allora, don Gustavo, che c'era di così urgente?" chiese con un sorriso gentile ma sorpreso l'uomo facendogli cenno di sedere dall'altra parte della scrivania.
"Mi perdoni, Eminenza, ma è cosa grave..."
"Lo immagino, per questo ti ho ricevuto ad un'ora così inconsueta."
"Mi dispiace averla disturbata, ma..."
"No, no, tu sei uno dei miei migliori preti e se hai insistito, deve essere importante. Allora?"
Gustavo inspirò profondamente ed abbandonò tutto il discorso che s'era preparato accuratamente lungo la strada e durante l'attesa di essere ricevuto, e disse tutto d'un fiato entrando nel pieno del problema: "Eminenza, chiedo di essere ridotto allo stato laicale, al più presto."
L'uomo di mezza età sollevò appena le sopracciglia e disse con voce bassa e tranquilla: "Immagino che ci hai riflettuto bene, per giungere a un passo così grave."
"Certamente, Eminenza. Non ho altre possibilità, per quanto mi dispiaccia."
"E... posso conoscerne il motivo?" chiese con cortesia il porporato.
"Sì... non posso più mantenermi fedele ai miei voti."
"Problemi di... sesso?
"Sì, ma non solo. Problemi di... io sono innamorato, Eminenza. Non ho solo rotto il mio voto di castità, sono anche innamorato."
"Ah, capisco. E da quando?"
"Da... da due giorni, o da sei anni, è difficile dirlo. Da sei anni forse è la risposta più onesta, anche se solo da due giorni ce lo siamo dichiarato."
"E intendi sposarla?"
"Non posso..."
"È già sposata, per caso?" chiese con voce bassa e preoccupata il Cardinale.
Gustavo ebbe un mezzo sorriso, inspirò di nuovo e disse, guardando dritto l'uomo negli occhi: "È un uomo, Eminenza. Sono omosessuale, io. Per dieci anni, dopo un incidente in seminario, sono riuscito a non cedere al mio istinto, ma l'altro ieri..." disse il giovane sacerdote sentendo un certo stupore dentro di sé per l'imperturbabilità del suo vescovo, un'imperturbabilità non dovuta a freddezza, lo sentiva.
Il Cardinale annuì, poi disse: "Per la Chiesa, non è un problema essere omosessuali, lo sai. È solo l'atto sessuale in sé che è peccato, un peccato grave. Un grave disordine..."
Don Gustavo sorrise tristemente: "Mi perdoni, Eminenza, ma... questa recente posizione della Chiesa, di Sua Santità, mi pare... ipocrita," disse e si pentì per la parola forse troppo dura, quindi si corresse: "o quanto meno assurda, a mio parere. Era più corretta, nel suo errore, la posizione precedente. Come si può affermare che non sia male essere omosessuali ma che è male vivere questo tipo di sessualità? Se non si può esprimere la propria natura non cattiva, sotto pena di peccato, non è proprio questa una cosa... contro natura? E non venga a dirmi che l'atto in sé è contro natura. Anche se sono più giovane di lei, ho studiato queste cose come lei. No. Lo sappiamo bene che in natura, più ci si avvicina ai primati, più questo tipo di sessualità si manifesta. Come potrebbe la natura essere contro natura? Anche se i teologi si arrampicano sui vetri per dimostrarlo. E anche gli studi sulla Sacra Scrittura riguardo a questa presunta condanna dell'omosessualità, lasciano dubitare seriamente che il messaggio fosse altro. Dubitare... per non dire di essere sicuri del contrario. E gli studi del Boswell sulle unioni fra membri dello stesso sesso benedette nei primi secoli dalla stessa Chiesa..."
Don Gustavo riprese fiato, poi continuo: "Io credo, Eminenza... credo a quanto il Credo ci propone a credere e lì non c'è niente su questo punto. Sì, l'insegnamento della Chiesa... Ma la nostra amata Chiesa pare avere la memoria corta: non insegnava, con la stessa sicurezza, la santità della Inquisizione con i suoi eccidi, delle crociate coi suoi massacri, delle scomuniche ai fratelli separati, della condanna di Galileo? Fossimo vissuti a quei tempi, Eminenza, forse ci avremmo giurato noi stessi... eppure non oggi. Dunque certe leggi umane, certe convinzioni puramente umane, anche se proclamate in nome di Dio, cambiano. Non accettava di fatto, la nostra Chiesa, la schiavitù, o la castrazione di ragazzini innocenti per avere belle voci bianche proprio là in Vaticano? Per non parlare di altri problemi dal matrimonio dei sacerdoti al sacerdozio delle donne... No, a volte, pur vedendo la maturazione delle cose con piacere, mi chiedo come possa essere così miope, la nostra Chiesa; perché cammini così lenta, con prudenza a volte eccessiva. Eppure la amo, anche se forse a modo mio. A volte penso: placet, juxta modum... Comunque, se fosse solo il problema di mantener fede al voto fatto... ci sono riuscito per dieci anni e... credo che potrei riuscirci ancora. Ma io lo amo, e lui mi ama, e non posso non dimostrarglielo con tutto il mi corpo, Eminenza. Perciò non posso mantenere il voto di castità. Perciò non posso più esercitare il ministero che mi fu affidato."
Il Cardinale aveva ascoltato il lungo appassionato sfogo senza interromperlo, né tentava di contraddirlo, perché sapeva di condividere in cuor suo almeno parte di quella lunga perorazione. Perciò disse, quando il giovane sacerdote tacque: "Il problema non è solo tuo, altri tuoi confratelli lo hanno. La chiesa sa essere magnanima, basta il pentimento per tornare in grazia di Dio, anche se si sbaglia, anche se si sbaglia settanta volte sette..."
"Sì, lo so. Ma è proprio questo che mi manca, il pentimento. Non posso essere pentito di una cosa che sento bella e giusta e... mi permetta di dirlo, Eminenza, santa. Sì posso immaginare tutte le sue obiezioni, mi creda, me le sono fatte da solo. Ma resta il fatto che sono innamorato di lui e che non intendo rinunciare a lui. E che se anche volessi rinunciare, gli farei solo del male, e questo non voglio e non posso farlo; questo sì che sarebbe un peccato, mortale. E che farei del male anche a me stesso. E che perciò non posso continuare il mio ministero, anche se mi dispiace molto, mi creda. Nonostante tutto, nonostante quello che Lei, o se non Lei, la Chiesa, può pensare, sono convinto che la mia vocazione fosse autentica... come è autentico l'amore che ora mi spinge a questo passo. Ma queste due vocazioni, e non si meravigli se chiamo vocazione l'amore che provo e condivido, secondo la nostra Chiesa sono assolutamente inconciliabili..." concluse con serena tristezza il giovane sacerdote.
Il sorriso caldo e comprensivo sulle labbra del vescovo non era affatto mutato, e questo fece molto bene al cuore di don Gustavo.
"È inutile che cerchi di convincerti a rifletterci ancora, immagino..."
"Inutile, Eminenza."
"Mi dispiace perdere un sacerdote come te. Mi dispiace molto, credimi. Sei stato un sacerdote valido, prezioso. Mi mancherai molto. Io, vedi, credo che tu possa sbagliarti... credo, bada bene, non ne sono così sicuro. È un mistero, non solo e non tanto la sessualità umana ma soprattutto l'amore. Non sei il solo, fra i miei sacerdoti, a vivere questo tipo di problema e perciò ne so qualcosa. Sono situazioni drammatiche, spesso. Meno se fosse una donna, ma anche in quel caso sono drammi, per le persone oneste. Anche chi si sposa, sente di aver dovuto rinunciare a qualcosa di importante, e questo pesa per tutta la vita. Un dramma, sì. Che posso dirti, figlio mio? Spero che il Signore, che sono convinto tu ami in tutta onestà, ti possa illuminare e che tu non abbia a soffrire troppo per questa tua scelta, né a far soffrire. Ne hai già parlato a qualcuno?"
"No... neanche a lui..."
"Pensi di poter curare la tua parrocchia almeno fino a domenica prossima?"
"Credo di sì Eminenza."
"Non sarà facile sostituirti."
"Mi dispiace..."
"Ma, dimmi, don Gustavo... che pensi di fare, nella vita?"
"Non so ancora... forse provare a fare supplenze di filosofia... insegnare."
"Non religione?" suggerì il porporato.
"No, come potrei insegnare punti che non condivido? E mi creda, questi punti verrebbero fuori sicuramente, Lei certo sa quanto la sessualità interessi i ragazzi in crescita. No, preferisco di no."
"Hai un po' di soldi tuoi?"
"No Eminenza. Di mio ho solo l'appartamento che mi ha lasciato mia sorella."
"E come potrai sopravvivere, almeno per i primi mesi?"
"Non so ancora. Ma non ho paura..."
"Se ti servisse una mano... hai servito la chiesa fedelmente per sei anni, oltre i dieci di seminario... non esitare a rivolgerti a me."
"Grazie Eminenza. Lei è buono..."
"Solo Uno è buono..." gli ricordò con un sorriso il porporato indicando il crocifisso sulla sua scrivania. Poi aggiunse, annuendo ad un proprio segreto pensiero: "Se per caso un giorno... se tu pensassi giusto tornare, vieni da me e vedremo."
Con un sorriso don Gustavo rispose: "Se sarò pentito..."
L'uomo annuì rispondendo al sorriso. "Domattina farò iniziare la pratica dalla mia segreteria: se prima di firmare le carte cambiassi idea..."
"Sì, grazie. Le chiedo ancora perdono: so di darle un dispiacere e di crearle un problema."
"Beh, non posso negarlo, ma... ti capisco, don Gustavo, credimi. E apprezzo la tua onestà e rettitudine. Bene, se non hai altro da dirmi..." lo congedò il cardinale.
"No, Eminenza, grazie ancora."
"A presto, caro don Gustavo." disse il porporato facendo sul giovane sacerdote un segno benedicente.
Gustavo, scese in strada sentendosi leggero e felice: il passo che aveva fatto era giusto, il vescovo l'aveva capito e non aveva posto ostacoli, ora poteva dedicarsi completamente alla sua nuova vita con Adriano...
Guidò verso casa pieno di serenità, e mentalmente contò quante ore lo separavano ancora dal suo Adriano. Glielo avrebbe detto, quando sarebbe venuto il momento, che aveva fatto la sua scelta. Immaginava la gioia che gli avrebbe dato...