In bagno, le labbra serrate con determinazione, le ampie spalle di Adriano tremavano a tratti mentre lottava per restare in piedi nonostante l'immenso peso della sua prima forte emicrania. Teneva il corpo dritto e teso, lottando con coraggio ma incapace di trattenere le lacrime mentre Gustavo medicava delicatamente il gonfiore sul suo occhio destro ed il taglio sul labbro inferiore. Per quanto Adriano tentasse con tutte le sue forze di fermarle e benché non avesse emesso un solo singhiozzo, lacrime e lacrime scendevano silenziose e gocciolavano dalle sue guance senza aver l'aria di cessare. Ogni volta Gustavo asciugava il salato ruscello col panno umido che aveva in mano, ma senza fallo un nuovo tenue ruscello di brucianti lacrime appariva prontamente al suo posto.
Rendersi conto di quanto rapidamente le cose cambino, diventino difficili, era già abbastanza duro. Il primo venire alla luce di verità nascoste era risultato in uno scatenarsi di forze e di cambiamenti che il bel ragazzo non aveva saputo prevedere né immaginare. Era stato cacciato di casa all'improvviso e in modo penoso, ma ora la vita finalmente gli apparteneva e gli era stata data in mano in un modo che non aveva davvero saputo prevedere.
Il peggio del dramma della giornata non era stato tanto essere scoperto dal padre né la scenata nella sua camera da letto. Neppure le percosse subite dal padre e il suo odio, il taglio sul suo labbro e sul suo braccio, ora curati e disinfettati, o il suo occhio nero e gonfio che sarebbe comunque guarito in non troppo tempo. Come se i suoi problemi personali non fossero stati un peso sufficientemente grande da sopportare, quello che lo prostrava era il modo da incubo in cui la sua cavalleresca scelta di essere onesto e sincero aveva dato pena alle persone che amava. La paura e confusione dei suoi fratellini, l'angoscia della madre gli bruciavano dentro... erano diventate parte di lui... lo ferivano senza pietà.
Eppure, stranamente, se il ragazzo dagli occhi scuri non fosse stato pieno di dolore, sarebbe scoppiato a ridere per la profonda stupidità che aveva visto in suo padre. Improvvisamente e quasi arrabbiato con se stesso, Adriano si chiese come avesse potuto anche solo brevemente credere che a lui e a Gustavo sarebbe stato permesso di sfuggire ai problemi in agguato dietro ogni angolo in una foresta di pregiudizio e di incomprensione. Se l'alto, snello ragazzo non si fosse sentito così prossimo a cadere come un albero tagliato, si sarebbe certamente piegato in due per le risate all'idea di aver potuto credere che loro due avrebbero potuto vivere il loro amore abbastanza indisturbati e fortunati da poter stare assieme senza problemi anche solo per un breve periodo.
"T'ha dato un bel diretto, qui sulla guancia..." commentò Gustavo con un cenno di compassione mentre continuava ad ispezionare pieno di pena il volto di Adriano. "Il gonfiore sull'occhio è brutto, mi preoccupa un po', ma qui c'è solo un taglietto. Dobbiamo solo fare in modo che non s'infetti..." Adriano ebbe un lieve scatto e piegò indietro la testa. "Su, cerca di non muoverti..." lo invitò Gustavo con tenerezza, "il disinfettante brucia sempre un po'." Il giovane sacerdote, cercando di sostituire meglio che poteva un dottore nel prendersi cura di Adriano, si allontanò di un passo per esaminare la sua opera mentre strappava la bustina di un altro cerotto.
Prese il panno che aveva usato per tergere il volto del ragazzo e, con una mano, lo sciacquò e strizzò nel lavandino, poi lo passò nuovamente, con cura, sul volto martoriato. Il suo paziente continuava a stare dritto, teso, senza lamentarsi e cercava di comportarsi da uomo come l'uomo che amava, anche se le lacrime continuavano a scendere. Ma la voglia di piangere non era solo di Adriano.
Il forte uomo color di miele ricordò quel primo bacio che il giovane gli aveva dato arditamente solo quattro giorni prima, anzi, tre, e pensò che anche questa pena aveva avuto origine da quel gesto di amore. Gustavo sentiva che poteva scoppiare a piangere da un minuto all'altro.
Mentre il giovane parroco ripensava a quei giorni intensi che avevano cambiato le loro vite, che avevano acceso la passione in lui e nel ragazzo, si disse che un vero amore non è mai a buon mercato. Sia lui che il ragazzo erano improvvisamente in mezzo ad una strada, gli restava solo la casa, non avevano un soldo. Non era spaventato: sapeva di avere ora, in cambio, qualcosa di assai più prezioso, qualcosa che gli dava forza e coraggio: l'amore che li univa. Non aveva tempo per indulgere in autocommiserazione. Ora, per prima cosa, doveva fare del suo meglio per curare Adriano, dentro e fuori, per fargli ritrovare la serenità e la forza d'animo necessarie per andare avanti. Assieme.
Adriano sedette silenziosamente sul bordo del letto, abbattuto. I minuti trascorsi avevano ridotto le sue lacrime ruscellanti a rare gocce. Accoccolandoglisi di fronte, Gustavo guardò in modo rassicurante negli occhi arrossati del suo amato ed iniziò a spogliarlo.
Gli sfilò le scarpe e le spesse calze poi: "Alzati un momento." chiese con voce gentile. Alzandosi anche lui, l'uomo scostò in fretta dal letto coperte e lenzuolo.
Con delicatezza e pazienza, l'atletico uomo iniziò a spogliare il suo snello, provato ragazzo sfilandogli per prima la sua preziosa giacchetta di pelle che ancora indossava, poi la camicia di lana e infine la T shirt. Dopo che le sue dita agili ebbero slacciato cintura e calzoni, Gustavo lo sospinse con le sue grandi mani sulle spalle a sedere di nuovo sul letto. Gli sorrise e lo sospinse di nuovo per farlo sdraiare. "Solleva un po' il tuo bel culetto." gli disse Gustavo mentre guardava gli occhi tristi del suo giovane amante e afferrati i jeans aperti per la cintura, glieli sfilò.
Ora Adriano giaceva sulla schiena con le gambe penzoloni fuori dal letto, i soli boxer indosso.
"Ordine del dottore." disse il bell'uomo con tono scherzosamente professionale mentre raccoglieva e ripiegava gli abiti del suo ragazzo, "Stai semplicemente sdraiato e cerca di non preoccuparti di niente... sei qui con me, adesso."
Gli occhi castano scuri dell'uomo carezzarono per un attimo le flessuose forme del corpo olivastro del ragazzo steso sul suo letto. I suoi pensieri furono immediatamente ripieni di amore contemplativo, malgrado l'inevitabilità di ulteriori tragedie in agguato. Ma Gustavo non poté soffermarsi a lungo in quel suo viaggio visivo pieno di sognante dolcezza, perché la realtà continuava a riaffiorare nei suoi pensieri con penosa insistenza.
Guardandosi a destra e a sinistra quasi come se la vedesse per la prima volta, Gustavo osservò la sua camera da letto immerso in nuovi pensieri. "Dovremo fare dei cambiamenti, prima o poi, ragazzo mio." disse pensando che quella stanza povera e semplice era ora inadeguata per essere il nido del loro amore. "Forse anche traslocare... Ma dovunque... comunque... staremo sempre insieme. Tutto quello che hai da fare è semplicemente dirmi che è questo che vuoi..."
Le braccia di Adriano si sollevarono verso lui quasi in una muta preghiera. Gustavo gli si chinò sopra, lo abbracciò stretto e ne sollevò il corpo portandolo in centro al letto. Adriano lo stringeva convulsamente e, ora, singhiozzava. Gustavo lo calmò, gli sistemò sopra le coperte. Rizzatosi, sistemò meglio la cintura del suo accappatoio, poi si stese accanto al suo ragazzo, sopra le coperte.
"Piangere ci fa sentir meglio..." sussurrò l'uomo circondando con un braccio le spalle del ragazzo e chinandosi a baciargli teneramente la fonte, "... fa stare molto meglio."
Adriano si svegliò da un breve sonno.
"Ohi, ragazzino, le prove di questa giornata ti hanno lasciato un po'... maturo, nel settore odori, vero?" gli disse Gustavo affondando il naso fra braccio e petto del ragazzo ed aspirando l'odore delle ascelle: lontano dal dargli fastidio, pensò che quel forte odore aveva un che di maschile vagamente eccitante. L'odore di Adriano, in effetti, era così seducente che il giovane uomo si sentì subito trasportato nel mondo del desiderio fisico. L'atletico uomo fu quasi sorpreso quando sentì fra le sue gambe risvegliarsi, veloce e pronta, la sua virilità. Comunque, conscio delle necessità più immediate, il giovanotto innamorato pensò con lieve canzonatoria saggezza che qualcosa da mangiare sarebbe stato un trattamento migliore per curare Adriano che non il sesso.
Senza un motivo particolare, giocosamente, l'atletico, biondo uomo lanciò una risatina d'avvertimento poi saltò a quattro zampe sul ragazzo dalle lunghe gambe stringendolo con tutta la coperta, come un gatto pronto a mangiare un topolino. Giocarono per un po'.
L'uomo prese a solleticarlo sulle costole e il suo snello e giovane amico lo lasciò fare per un po' senza difendersi. Ma poi Adriano ricambiò infilando le mani nell'apertura dell'accappatoio e solleticando il forte petto dell'uomo. Dopo poco il letto era sottosopra ed i due erano avvinghiati in una giocosa lotta. Ridendo e ululando giocosamente come due ragazzini spensierati, dimenticarono ogni dispiacere, ogni ferita.
Per due esseri che provavano così tanto l'uno per l'altro, questo spontaneo ed innocente gioco, in una inevitabile trasposizione, poteva facilmente trasformarsi in un gioco sessuale. Nonostante la loro pena, individuale o condivisa, del cuore o del corpo, i loro forti corpi infatti iniziarono a rispondere al cambiamento di atmosfera, in un certo senso quietandosi a poco a poco, in un altro eccitandosi.
Gustavo si immobilizzò e giacque facendo riposare il suo sguardo sulla curva del lungo collo di Adriano, senza dire nulla, senza fare nulla. Semplicemente tenne il giovane uomo, che amava con tutto il cuore, il più possibile vicino a sé.
Giacendo premuto contro di lui, il bell'uomo dal membro duro, finalmente abbandonò il silenzio e mormorò rocamente nell'orecchia del suo giovane amante: "Non c'è niente o nessuno come te al mondo... ragazzo mio. Lo giuro!"
"Allora... è proprio così, eh? Amore?" rispose Adriano con voce soffice e compiaciuta.
"Sì, credo davvero di sì... brusco inizio compreso." rispose solennemente Gustavo.
Facendo attenzione al labbro gonfio del ragazzo, Gustavo lo baciò lievemente su una guancia quindi lo lasciò e si alzò rapidamente a sedere.
"Ehi tu, non cambiare discorso, adesso! Alza le chiappe e vai a farti una doccia." ordinò Gustavo dando una giocosa e lieve sculacciata al suo ragazzo.
Soddisfatto nel sentire che Adriano era sufficientemente sollevato dalla pena che l'aveva afferrato tanto da fare risatine divertite alle sue parole, l'uomo si sentì immediatamente felice.
Adriano prese l'asciugamano pulito che Gustavo gli porgeva. "Mentre ti fai bello per me, io preparo qualcosa da metterci nello stomaco. Hai fame, no?" chiese allegramente l'uomo sollevando un sopracciglio in modo interrogativo ed attendendo risposta.
"Sì... piuttosto." sospirò Adriano annuendo.
"Sì?" sorrise Gustavo, "È un buon segno, ragazzo mio..." gli disse con aria saggia, "davvero un buon segno."
Adriano, credendogli, annuì senza chiedergli di spiegare di che cosa fosse buon segno.
Con un gran sorriso Gustavo ordinò con voce severa: "Datti da fare, giovanotto. E quando vieni fuori, accendi la TV nello studio, magari c'è qualcosa di interessante. Ti porto da mangiare lì, stasera."
L'uomo andò in cucina ed esplorò il frigorifero pensando a che cosa preparare: doveva essere qualcosa di buono e sostanzioso, per sostenere due amanti forti e virili come loro. Non trovando niente di speciale da cucinare, Gustavo andò svelto in camera a vestirsi ed uscì silenziosamente andando in una vicina gastronomia dove si fece dare qualche antipastino, lasagne al forno, un paio di bistecche e patate arrosto. Alla TV c'era un film comico interessante. Un'ora più tardi i due erano di nuovo l'uno a fianco dell'altro nel grande letto guardando la TV in bianco e nero piazzata sulla porta della camera, ridendo di gusto. Entrambi nudi, i soli boxer indosso, seduti con le schiene appoggiate contro i cuscini messi in verticale contro la testiera di metallo, finirono di mangiare sorseggiando un bicchiere di buon vino rosso.
Nonostante Adriano fosse estroverso e luminosamente aperto di carattere, pareva non voler rivelare quello che era accaduto fra lui e suo padre, oltre l'evidenza fisica. Finito di mangiare, sorrise con gratitudine al suo uomo e, mentre questi posava a terra il vassoio, si stese raggomitolandosi ed appoggiando una guancia sulla calda coscia lievemente pelosa di Gustavo.
La TV non interessava più nessuno dei due. Le dita di Adriano vagarono senza meta sulla soda nuda coscia del suo uomo mentre sul piccolo schermo scorrevano inutili immagini in bianco e nero e voci buffe ne uscivano inascoltate. Ma non fu per caso che Adriano si lisciò i capelli: il dorso della sua mano sfregò lieve contro il rigonfio nel sottile cotone bianco dei boxer del suo uomo, proprio dietro la sua nuca, sentendone il sodo e sano calore.
Gustavo non disse nulla, ma prese a carezzare a sua volta i morbidi capelli ondulati di Adriano, infilando le dita nella serica massa, mentre il suo membro s'induriva. Entrambi sapevano dove volevano arrivare, ma entrambi, in muto accordo, prendevano il loro tempo assaporando quei momenti magici.
Ciechi pellegrini che viaggiavano fuori dal suo campo visivo, le dita affusolate di Adriano si fecero strada, lentamente ma sicure, sotto la morbida gamba dei boxer di Gustavo. Il tocco dell'amante sulla sua coscia, fece accelerare il distendersi e crescere del suo membro che si allungò fra la coscia muscolosa e la protezione di tela, andando incontro alle dita inquisitrici del ragazzo, finché la sua punta le incontrò.
Lievemente sorpreso, "Hai voglia, ragazzino?" chiese Gustavo. La domanda era tinta di cautela, date le condizioni fisiche del giovane.
"Sì, vecchio!" rispose Adriano afferrando a piena mano, con tenerezza l'erezione ormai piena di Gustavo.
"Vecchio?" chiese curioso l'uomo.
"Sei mio, adesso?"
"Certo." sospirò lieto l'amante.
"E allora è come ti chiamerò d'ora in poi, se tu mi chiami ragazzino." rispose sorridendo Adriano girandosi in modo di guardare il suo uomo negli occhi, "Dovrei chiamarti piuttosto grande uomo, non tanto e non solo perché sei grande di corpo... e qui..." disse stringendo lieve la calda erezione, "ma perché sei grande dentro, pieno di buone cose..."
"Bene, allora... stenditi. Ho davvero un sacco di buone cose per te." disse il bell'uomo scivolando col suo corpo sul letto accanto al suo amante. Quando furono stesi accanto, Gustavo posò delicatamente le sue labbra su quelle gonfie di Adriano: "Così ti faccio guarire prima... il dolore diminuisce, vero?" chiese con un sussurro sfregando lieve le sue labbra su quelle del ragazzo.
"Sì..." rispose il giovane in un soffio.
Con diligente attenzione, il giovane uomo dorato posò le sue labbra sull'occhio gonfio di Adriano. Quasi avesse improvvisamente capito la potenza curativa dei baci e del suo corpo, Gustavo si stese sul ragazzo con la ferma intenzione di dare pieno sostegno al suo giovane leone ferito. Prese delicatamente il volto del ragazzo fra le sue grandi mani. Eccitato e pronto alla bisogna, senza perdere tempo nel somministrare la cura delle sue labbra, iniziò a coprire con fervore di tanti piccoli baci il dolce viso martoriato.
L'azione di Gustavo si fece intensa ed appassionata quando sentì le fiere pulsazioni del membro di Adriano, duro come roccia, sotto il suo ventre teso. Con un dolce mugolio, serrò fra le sue braccia le spalle del suo ragazzo e scese a baciarne la sericea pelle del collo, scendendo poi alle ampie e lisce spalle. Si abbassò ancora fino a raggiungere i piccoli capezzoli scuri che baciò e succhiò sentendoli inturgidire in due punte sode e dolci. Allora li stuzzicò con la sola punta della sua lingua in istintivamente sapienti movimenti circolari. Adriano emise un mugolio lieve come brezza di primavera. Anche Gustavo mugolò in risposta quando le dita affusolate del ragazzo iniziarono a giocare dolcemente con i suoi capelli colore del grano maturo.
Poi, mentre si apprestava a lasciare i capezzoli tesi per raggiungere la seconda tappa, il piccolo e incavato ombelico del ragazzo, si rese conto che il membro di Adriano si stava rapidamente ammorbidendo. Sollevandosi su un gomito, il letto iniziò ad ondeggiare lieve non appena l'uomo si mise a ridacchiare sottovoce. Adriano si era addormentato.
"Dio solo sa se non è stata una giornata dura, ometto mio. Sei crollato, vero?" mormorò pieno di tenerezza prima di dare un ultimo bacio al ventre del ragazzo.
Lì per lì l'uomo pensò di rotolar via dal corpo rilassato del suo amante. Chissà quali e quanti problemi avrebbe portato con sé il sorgere del nuovo sole la mattina seguente, si chiese pensieroso mentre si sollevava lentamente su quattro zampe. Ma quando guardò il bel corpo abbandonato nel sonno sotto di sé, quasi come una leonessa che guarda il suo cucciolo e lo protegge con tutto il proprio corpo, si sentì riluttante ad andare via. Il desiderio struggente di sentire il corpo di Adriano lo sopraffece di nuovo.
Un soffice, vellutato gorgoglio risuonò lieve nella gola del bell'uomo mentre fremeva ed i suoi pesanti testicoli si muovevano lentamente su e giù, autonomi, nel sacchetto pendulo fra le sue solide cosce. Sostenendosi sulle mani e sulle ginocchia, l'uomo si lasciò nuovamente calar giù lentamente portando le sue labbra sul caldo, liscio ventre di Adriano, lo baciò, lo ribaciò con gioiosa dedizione.
Anche lui si sentiva esausto e le palpebre appesantite dal sonno, ma si sforzò per restare sveglio un po' più a lungo. Il suo membro, grosso e lungo, teso, dondolò appena mentre arretrava ancora un po' col proprio corpo. Un altro bacio pieno d'amore si posò sul piccolo ombelico del ragazzo. Completamente su di giri, Gustavo non resistette a giocare con la punta della lingua nel piccolo pozzo dell'ombelico del suo amato.
Sollevando il capo, Gustavo sbirciò nella penombra che il suo ampio corpo proiettava su quello di Adriano sotto di lui e contemplò la dolce forma del sesso dormiente fra le gambe del ragazzo, visibile attraverso la leggera stoffa dei suoi boxer. Preso in una specie di rapimento, portò la sua testa giù, e attraverso la telina, prese fra le labbra il membro amato, aspirandone eccitato il lieve odore di maschio che la doccia non aveva potuto, fortunatamente, eliminare del tutto.
Il caldo, morbido tubo di carne non si risvegliò quando le dita dell'uomo sbottonarono i boxer aprendoli e rivelando il nascosto tesoro. E neanche quando l'uomo se lo fece scivolare completamente fra le labbra. Ma Gustavo era contento anche solo di sentirne il gusto, di sentirlo riposare morbido nella sua bocca, sulla sua lingua. Rimase così, immobile, a lungo, semplicemente analizzando e godendo la bellezza di quelle quiete sensazioni. Ma quell'odore e quel sapore, incendiarono di passione l'uomo. Carezzò i testicoli del ragazzo e mosse la lingua contro il soffice membro imprigionato nella sua bocca. Incapace di resistere alle sensazioni, il grande uomo divaricò le gambe del ragazzo addormentato con la lenta ma incalzante pressione delle proprie gambe ed appoggiò le mani ai suoi fianchi. Agile e svelto, l'atletico uomo sostenne il peso della parte superiore del corpo sulle forti braccia tese mentre curvava il suo muscoloso corpo.
Il grosso membro dell'uomo trascinato in su col suo bacino, slittò con una lieve frizione sul lenzuolo spiegazzato avvicinandosi al meraviglioso calore che irradiava fra le cosce aperte del suo giovane amante.
La luce della lampada della stanza giocava con la lievissima pelurie bionda della muscolosa schiena dell'uomo che si curvava potentemente e lentamente mentre piegava le ginocchia forzandole sotto le cosce del ragazzo. Gustavo ora poteva liberare le mani dal suo peso, e mentre succhiava il membro del ragazzo con dolce golosità, le portò sotto le natiche dell'amato, iniziando ad impastarle dolcemente.
Quel contatto gli riportò immediatamente alla memoria quanto fosse bello penetrare il dolce ragazzo dalle lunghe gambe. Giù fra le sue cosce, Gustavo sentì il proprio membro sobbalzare in anticipazione e con forza a questo pensiero.
Adriano sopirò nel sonno e si mosse leggermente mentre il suo membro iniziava a crescere nella bocca dell'amante. Il grande uomo, sentendolo inturgidire, si chiese che cosa il ragazzo stesse sognando.
Accelerando con il saliscendi della bocca di Gustavo su esso, il bel membro si indurì, mentre quello dell'uomo si estese fra le cosce di Adriano fino a sfiorargli i glutei. Il ragazzo mormorò mentre il suo membro si portava sull'attenti e Gustavo si chiese che cosa stesse dicendo nei suoi sogni e a chi...
Si stava facendo tardi e la strada fuori dalla finestra stava diventando un silenzioso e scuro mondo a sé stante. Non si sentivano suoni nella stanza chiusa se non i lievi e ritmici scricchiolii del letto che accompagnavano i movimenti del capo e delle spalle di Gustavo. Senza fare rumori, succhiava il glande del rigido palo catturato fra le sue labbra e ne pompava l'intera lunghezza con la mano.
Un improvviso ma lieve tremito percorse le dita abbandonate di Adriano nell'assoluta quiete della stanza mentre Gustavo continuava a fare l'amore con la bocca all'immota e forte forma del ragazzo. Su di giri e pronto a ricevere il dono del momento, le mani e le dita di Adriano si agitarono ai suoi fianchi come uccellini caduti che tentino di riprendere il volo e dalle sue labbra socchiuse esalò un mormorio grato. La sua testa ondeggiò sul cuscino ed iniziò a parlare nella lingua segreta conosciuta solo a chi è nel mondo dei sogni, mentre il sacchetto dei suoi testicoli si rassodava nella calda mano di Gustavo che li racchiudeva. Lente espirazioni di Adriano portarono in superficie altre espressioni di piacere a commentare il sogno che stava vivendo, mentre la punta della lingua del suo forte amante danzava attorno alla tenue fessura alla sommità del glande gonfio.
Dal taglietto così solleticato uscì una gocciolina di fluido che fu subito catturata dalla volenterosa lingua dell'uomo ed assaporata. Era così piccola che Gustavo non si sarebbe accorto della singola gocciolina se non fosse stato per un vago gusto di salsedine sulla lingua. Quasi fosse un magico elisir, questo infinitesimale dono rinvigorì lo stanco uomo spingendolo ad una più vigorosa azione. Sapeva quello che stava per accadere. E lo voleva.
Il fiorire dell'orgasmo del ragazzo ancora addormentato avvenne con la gentile calma dei precedenti, lunghi, lievi sospiri sfuggiti dalle labbra socchiuse, e alla prima delle pulsazioni del tranquillo fiume un calmo flusso di caldo seme provocò una piacevole inondazione nella bocca dell'uomo. Il membro di Adriano pulsava a ritmo col battito del suo cuore ed era piacevolmente misurato dalle dita dell'uomo che le sentiva salire lungo l'asta tesa. Le snelle gambe del ragazzo fremettero come fili d'erba sotto un vento vivace e, accompagnato da soffici gemiti e piccoli scatti, il corpo olivastro del graziosissimo giovane versò altri flussi di seme nella bocca avida del suo forte amante.
Quando fu finito, Gustavo rimase immobile , raggomitolato sul corpo adorato, per più di un minuto. Pensieroso ma perfettamente immobile, il giovane sacerdote finì di ingoiare il caldo denso fluido abbondantemente spillato dall'amato e che aveva gioiosamente accumulato nella sua accogliente bocca, quindi lasciò libero il membro ora soffice e con le dita lo fece giacere sul pube peloso e sul ventre rilassato del ragazzo. L'uomo si sollevò e si stese di nuovo sul letto accanto al suo giovane amante.
Giacendo così mentre Adriano scivolava in un sonno più profondo, il giovane sacerdote godé del dopogusto che ancora permeava la sua bocca e godette del suono del lieve respirare di Adriano accanto alla sua orecchia mentre si sfregava un capezzolo sull'ampio petto. Il suo membro, duro e dimenticato per tutto il tempo in cui aveva ardentemente tenuto in bocca e succhiato Adriano, era ancora forte e teneva sollevate le coperte sul bacino dell'uomo.
Le sue sensazioni, amorose e sensuali, erano pienamente sveglie nonostante l'ora. C'era qualcosa di magico in quel momento che fece desiderare con forza al giovanotto, completamente su di giri ed impetuoso, di baciare il suo giovane principe addormentato fino a svegliarlo in amorosa sorpresa. Col palmo della mano si carezzò lentamente su e giù il membro mentre immaginava la scena.
Per prima cosa si sarebbe alzato di nuovo ed avrebbe lubrificato accuratamente tutta la lunghezza del suo membro fremente, poi sarebbe tornato sul letto ed avrebbe tirato a sé Adriano. Con le dita avrebbe frugato fra le lisce e piccole natiche fino ad individuare il piccolo foro nascosto fra i muscoli che le formavano, fino a sentirlo diventare morbido e rilassarsi al suo tocco. Allora, sapendo che tutto era pronto, avrebbe fatto avanzare lentamente il proprio membro fino ad infilarsi nello stretto recesso dello snello sedere del giovane amante e l'avrebbe sospinto facendolo scivolare dolcemente fino in fondo, per donare il divorante incendio che stava bruciando nei suoi gonfi testicoli. Immaginò come sarebbe stato sentire il suo Adriano svegliarsi lentamente per trovarsi riempito di tutta la sua passione e di tutto il suo amore, mentre lui lo fotteva teneramente nel caldo culetto...
La tentazione di far avverare questa fantasia era forte, ma Gustavo sapeva che doveva restare solo un dolce sogno ad occhi aperti, perché ora era assolutamente necessario che il ragazzo riposasse.
Improvvisamente, optando per un diverso modo di trovare il sollievo, si afferrò il membro ed iniziò a masturbarsi, mentre con l'altra mano si carezzava e premeva ad arte i testicoli gonfi. Ma altrettanto improvvisamente smise ed allontanò le mani dai propri genitali. Come poteva affidarsi alle proprie mani quando Adriano gli avrebbe donato le più sublimi sensazioni, si chiese. Gli sembrava un vero spreco, e perciò, guardò il suo Adriano che dormiva pacifico accanto al suo corpo, sentendosi certamente al sicuro.
"Si sta facendo mattina..." pensò chiudendo gli occhi. "Ci sarà tempo..."