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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA SCELTA CAPITOLO 14
LA MADRE DI ADRIANO

Pensando che il lieve tambureggiare alla porta indicasse il ritorno di Gustavo dal mercato, Adriano non fece troppa attenzione al modo in cui era vestito. Per la settimana che avevano trascorso assieme, i due bei giovani non avevano sentito la necessità di indossare granché, anzi, erano così felici di vedersi, di ammirarsi, di toccarsi che gli bastava, normalmente indossare la loro pelle per gustare meglio la splendida intimità che s'era creata fra di loro. E, in attesa che le ferite di Adriano guarissero, ed essendo ormai Gustavo "senza lavoro" si crogiolavano nell'intimità separandosi solo quando Gustavo non poteva fare a meno di andare a fare la spesa. Inoltre gli unici abiti con cui il ragazzo era uscito dalla casa dei suoi ora erano in lavatrice, avendo bisogno di una buona lavata. Una maglietta pulita, di un paio di misure troppo grande ed un paio di boxer un po' troppo abbondanti presi dal cassetto di Gustavo era tutto ciò che il ragazzo indossava.

Il tamburellio alla porta si fece insistente e seguì una scampanellata. Il ragazzo dalle lunghe gambe sorrise pensando che il suo uomo avesse dimenticato le chiavi di casa e si alzò dal suo posto sul tappeto dello studio, davanti al televisore, per andare ad aprire e per vedere se Gustavo avesse bisogno di aiuto. Non si era reso conto, fino a quel momento, di quanto fosse affamato e vide che s'era già fatto tardo pomeriggio. Con una sola idea in testa il bel ragazzo corse in ingresso impaziente di rivedere il suo uomo e che cosa avesse comprato per la cena di quella sera.

"Oh!" boccheggiò Adriano quando spalancò la porta dell'ingresso. Clara, sua madre, lo fronteggiava dalla soglia.

Il calore nel viso e negli scuri occhi che erano soliti in Clara Crespi, a poco a poco cambiarono in una gelida espressione mentre gli occhi della donna si chiudevano in due strette fessure. In un brusco giro circolare, lo sguardo glaciale dell'alta donna si spostò dal volto attonito di suo figlio fino ai suoi piedi nudi e su di nuovo. Si morse un labbro, poi piegò il capo un po' di lato e disse, secca e diretta: "Me l'aveva detto tuo padre che all'improvviso per te è diventato un problema tenerti i vestiti addosso. Mi rendo conto che Ubaldo non esagerava."

"Io... mamma... entra." rispose Adriano facendosi da parte imbarazzato ed arretrando un poco dalla porta per fare entrare la donna.

Mentre entrava, Clara gli lanciò lo sguardo penetrante che sempre dava ai figli quando era venuto il momento di giudicare: "Caro, non ti preoccupare per questo. Io comunque intendevo venire qui." disse asciutta e ad Adriano sembrò che in quel "caro" ci fosse ben poco affetto. Trascinandosi di fianco una grossa valigia di pelle, traversò la porta avanzando fino al centro del piccolo ingresso. Una volta entrata, guardandosi alle spalle, disse: "Beh, non star lì a guardare come un baccalà. Chiudi la porta prima che esca tutto il caldo da casa." e si diresse decisa in cucina.

La fiera e snella donna dalla pelle scura non fece nessuno sforzo per parlare di nuovo al figlio. Invece, in modo molto femminile, esaminò l'immacolata cucina, dagli elettrodomestici al pavimento, dalla tavola alla credenza, alle tendine delle finestre quasi come se vedesse il tutto per la prima volta. Adriano la osservava con prudenza, dalla porta della cucina.

Senza fornire pareri né approvazione per la stanza, povera ma pulitissima, Clara diresse di nuovo lo sguardo sul figlio. La sua voce era controllata e tranquilla ma il tono aveva la stessa sfumatura di una nuvola da tempesta. "Adriano, non ho la più pallida idea di come sia messa la casa di quest'uomo, ma di sicuro da qualche parte dovrebbero esserci i tuoi vestiti... e se c'è una cosa di cui sono sicura è che ti conviene di andare a metterteli ora, immediatamente! Mi hai sentito?"

"Tutta la mia roba è in bagno, in lavatrice." la informò tranquillamente Adriano. "E non ho niente altro da indossare." aggiunse cercando di non far trasparire tutta la tristezza che si era risvegliata in lui.

Il fuoco negli occhi della madre si spense immediatamente e la rabbia sul suo volto si sciolse improvvisamente in costernazione. Sospirò quasi annuendo: "Già, lo so. Infatti... ti ho portato la tua roba da casa." disse accennando alla grande valigia di fianco a lei. "Vai di là e mettiti qualcosa di decente addosso."

Senza commenti Adriano obbedì prontamente girandosi ed avviandosi verso la camera da letto. Aveva fatto pochi passi quando Clara, un po' più che sconcertata dalla distrazione del figlio, gli chiese: "Ma dove ce l'hai il cervello, Adriano! Torna qui a prendere la tua roba, no?" Accigliata ed irritata di nuovo, sollevò la pesante valigia di cuoio e si diresse a passi pesanti verso il figlio fino alla porta della cucina dove lo incontrò che tornava indietro.

"Oh!" fu tutto quello che Adriano riuscì a dire per giustificare la sua sbadataggine. Distogliendo imbarazzato lo sguardo dagli occhi taglienti della madre, il ragazzo nervosamente si chinò a prendere la valigia.

"Oh un cavolo!" controbatté lei secca mentre il figlio tornava svelto verso la camera da letto. "E adesso sparisci e cerca lì dentro qualcosa per coprirti, spilungone!" disse, mentre lo guardava sparire nello studio, tamburellando impaziente sullo stipite della porta.

Si girò e tornò accanto alla tavola dove posò la sua borsetta di pelle nera, si sfilò i guanti e si sbottonò il cappotto di lana ma senza sfilarselo.

Aspettando che il figlio si vestisse e tornasse, Clara Crespi allontanò una delle sedie di ferro dal tavolo e sedette. Si guardò la fede d'oro al dito, che portava da ventuno anni, lo sguardo assente mentre pensava che racchiudeva ben poco valore, purtroppo. Ma un istante dopo la sua attenzione fu attratta in tutt'altra direzione e le sue sopracciglia si corrugarono. Il rumore di una chiave infilata nella serratura della porta d'ingresso interruppe le sue meditazioni. Si girò rapidamente sulla sedia guardando verso la porta della cucina giusto in tempo per vedere Gustavo entrare con due grandi sacchetti di plastica bianchi, colmi, nelle due mani.

Gustavo si fermò sulla porta appena la vide, e cercando parole appropriate, nell'impacciato e teso silenzio mormorò: "Buonasera, signora Crespi." Benché non avesse detto altro, nei suoi occhi imbarazzati comparve un'espressione come di chi stia chiedendo scusa.

Lo sguardo indagatore di Clara indugiò su ogni curva e angolo dell'alto e bell'uomo con attenzione. "Bene, signor Cirasa, sembra piuttosto sorpreso. Non si aspettava di rivedermi?" chiese sottolineando il "signor" con voce bassa ma con affilato sarcasmo altrettanto snervante quanto lo era lo sconcerto che il suo mezzo sorriso provocava nell'uomo.

Lui capiva che la tempesta che stava montando negli occhi irati della donna presto li avrebbe inghiottiti entrambi. Per arginare il flusso di istantanee ipotesi su cosa poteva arrivargli fra capo e collo da quella inattesa presenza, il giovanotto decise di rimanere prudentemente in silenzio. Non c'era granché da fare, niente da dire, doveva semplicemente aspettare che iniziasse il confronto.

Malgrado il crescente disagio che gli torceva le budella, l'atletico uomo andò a posare i due sacchetti della spesa e si girò appoggiandosi lievemente alla credenza: "Ecco fatto. Posso offrirle qualcosa, signora Crespi?" chiese con voce incerta, "Una tazza di caffè, o magari un po' di..."

"No, signore, non per me," lo interruppe lei secca, "non ho bisogno di nulla, grazie." aggiunse perdendo un po' della sua durezza, e sembrò quasi melanconica quando parlò di nuovo: "Mi pare che quello che vorrei più di tutto sia qualcosa che sia io che lei sappiamo che non potrò mai più avere... di nuovo."

Mentre offriva questa apertura, la snella donna drizzò le spalle restando seduta, immaginando che l'ex prete avrebbe profittato dell'apertura offertagli per offrirle apertamente la sua comprensione riguardo al problema di cui in qualche modo erano entrambi protagonisti. Lo sperava perché aveva intenzione di usare la sua comprensione come punto di forza per iniziare ad elencare, in dettaglio, i suoi sentimenti, ma non ricevette questa soddisfazione.

Gustavo capì immediatamente dove lei volesse condurlo e logicamente preferì non imboccare quella strada. Restò muto nonostante la possibilità, sia perché non era ancora pronto ad aiutarla, né aveva lo stomaco di ripercorrere quanto era accaduto nei giorni passati. Invece andò ad accendere il gas mettendoci sopra la moka già pronta.

A parte il lievissimo sibilo delle fiamme del gas e poi il tintinnio delle tazzine e della zuccheriera che stava disponendo su un vassoio sulla credenza, nulla disturbava il teso silenzio della stanza.

L'improvvisa lacerazione della cappa di totale quiete che avvolgeva la cucina, avvenne con l'inizio del monotono ronzio del frigorifero, che incongruamente sembrò quasi allegro. Alcuni minuti dopo il gorgoglio del caffè che usciva nella moka fu accompagnato dal buon aroma che si spandeva in lievi volute. Proprio in quel momento Adriano tornò, questa volta completamente vestito. La madre studiò con evidente curiosità il modo in cui il ragazzo entrava lentamente in cucina.

La vista di Gustavo in piedi accanto ai fornelli fece sì che Adriano, fino ad allora completamente snervato, si sentisse improvvisamente forte interiormente. Sollevando un po' il mento, il grazioso, innamorato giovane salutò l'uomo che ai suoi occhi era il più bello del mondo, con un sorridente "Ciao!" Nonostante la sua espressione fosse controllata, la sua voce era imperturbabilmente tenera.

"Ciao." La risposta di Gustavo, che fino ad allora era stato nervoso, fu data esattamente con lo stesso fiero e caldo sguardo.

Girando lo sguardo da una parte della cucina all'altra, Clara osservò attentamente sia il suo bel figlio che l'uomo a cui questi si era dato in un modo che lei non aveva intenzione di esaminare a fondo. Comunque, l'evidenza di sentimenti, di un tipo di cui lei aveva da tempo perso l'esperienza, era così ovvia fra i due che non poteva fingere di non essersene resa conto. La donna vide chiaramente e senza ombra di dubbio che la loro era una relazione che coinvolgeva più di una semplice infatuazione, molto più che solo un rapporto di desiderio fisico. E ancora peggio per lei, la forza di questi sentimenti negli occhi di suo figlio la lacerarono dentro quando lo vide guardare in estasi all'uomo attraverso la stanza.

D'altra parte Adriano, pur assolutamente incapace di sostenere a lungo lo sguardo della madre, sedette tranquillamente sulla sedia direttamente al di là della bianca tavola, di fronte a lei.

"Vuoi un caffè, Adriano?" sussurrò quasi Gustavo attraverso la stanza.

"Eh? Ah... sì, grazie."

Clara tolse la borsa dal tavolo mettendosela in grembo mentre Gustavo si avvicinava lentamente, col vassoio con tre tazze, la zuccheriera e la moka fumante fra le sue grandi mani.

"Prego... prenda un po' di caffè." implorò quasi, con gentilezza, il grande uomo. "E se vuole, c'è anche un pezzo di torta fresca che ho appena comprato." aggiunse incerto.

Clara lasciò sfuggire un sospiro: "Va bene." acconsentì brevemente e, quasi a far capire che intendeva fermarsi per un po', iniziò a sfilare le braccia dal cappotto, ma senza alzarsi, lasciandolo rovesciare sulla spalliera della sedia.

Riempite le tazze e servitele, distribuiti tre tovagliolini di carta, Gustavo spinse la zuccheriera verso la donna e sedette fra i due ad un altro lato del tavolo. Tuttavia, molto, molto consapevole di se stesso, si appoggiò allo schienale a disagio e prese a studiare le proprie mani intrecciate e appoggiate sul tavolo davanti alla sua tazzina.

Tutti e tre i membri di quel terzetto, stranamente collegato da diversi rapporti, sedevano in silenzio attorno alla tavola finché Gustavo, facendo un profondo respiro mentre fronteggiava il suo dovere, iniziò: "Signora Crespi, non so esattamente da dove dovrei cominciare. Io..." Tutte le parole apparentemente semplici che il giovane ex sacerdote aveva quietamente scelto dall'insieme pulito di pensieri e sentimenti che aveva nel cuore e che voleva ardentemente far conoscere alla madre di Adriano, si aggrovigliarono come una catasta di fascine nella sua gola improvvisamente arida.

Contraendo le labbra, Clara sedette ancor più dritta sulla sua sedia; le grinze ondulate che si formarono sulla sua fronte sembravano onde mosse da un vento di rabbia ancora contenuta. "Bene, allora. Perché non lasciarmi provare a guidarla nella giusta direzione," disse lei, "visto che io ho un'idea esatta da dove cominciare." Clara si chinò minacciosa verso l'uomo. "Perché non comincia dicendomi semplicemente da quanto tempo questo pasticcio... qualunque cosa voi due abbiate combinato... fra lei e mio figlio sta andando avanti?"

Adriano bloccò protettivo la risposta di Gustavo. Volendo sinceramente assumere la sua parte di responsabilità parlò subito, dicendo alla madre: "Non è che ci si vedesse di nascosto o qualcosa del genere. È successo, semplicemente... un paio di giorni prima che papà entrasse qui e..."

"Adriano, l'ho chiesto a te per caso? Sta zitto!" la madre lo interruppe irritata, trattandolo come un bambinetto fastidioso.

"Sta dicendo la verità." affermò Gustavo in fretta.

Incrociando le braccia fingendosi scandalizzata: "Oh buon Dio! Oh Dio mio!" esclamò Clara, "Giuro che avrei voluto che lei fosse stato altrettanto pronto di lingua quando Monsignor Vescovo la scelse per diventare parroco nella nostra parrocchia, giovanotto. Per esser chiara, soprattutto riguardo al suo vizio di portarsi a letto i ragazzini!" disse scuotendo il capo in severa riprovazione. Poi aggiunse: "Almeno, se in curia avessero saputo per tempo delle sue... tendenze, ci avrebbero certo risparmiato un sacco di problemi," e guardando dritto negli occhi del figlio aggiunse: "e probabilmente a me un gran bel po' di dolore."

Mantenendo il suo sguardo acuto come lame d'acciaio, Clara lanciò una domanda sorprendentemente cinica ad Adriano attraverso la tavola: "E tu vorresti farmi credere che questa storia fra te e quest'uomo è appena cominciata?"

"Lo giuro, mamma." rispose Adriano annuendo solennemente.

La donna si girò di scatto nuovamente verso Gustavo: "Bene, ammesso. Ma so come gli uomini si danno da fare quando sono in fregola: su quali e quanti altri ragazzini ha messo le mani in questi anni? E poi, perché doveva scegliere proprio il mio?" chiese dura.

"Mamma! Lui non è assolutamente così e comunque io non sono più un ragazzino. Noi due..."

La mano di Gustavo si alzò rapida in un gesto che chiese ad Adriano di tacere: "Va bene, Adriano. Ti ringrazio ma posso parlare per me stesso," disse a voce chiara mentre guardava dritto negli occhi Clara. "Non esiste nessun mezzo per provarle questo, signora Crespi, lo so, perché dimostrare l'esistenza di una cosa è possibile, ma la non esistenza... non si può. Ma Dio mi è testimone che una cosa del genere non è mai, mai successa in tutta la mia vita."

"Va bene, mettiamo che sia vero. Ma allora mi spieghi: se è qualcosa che non ha mai fatto prima... perché diavolo ha deciso di volere lui, ora?" chiese Clara non ancora convinta delle parole dell'uomo.

"Ci sono cento motivi perché. Tutti speciali e la maggior parte vengono dalla parte migliore del mio cuore, ma non ho modo di offrirle una spiegazione comprensibile su queste cose. Io..."

"Mamma..." la voce di Adriano s'intromise coraggiosamente, credendo imprudentemente di poter sistemare le cose una volta per tutte, "questa è una cosa che io ho voluto far succedere... da sempre... dal primo giorno che l'ho conosciuto, quand'era ancora viceparroco, sei anni fa. Anche se l'ho capita chiaramente da poco." lo snello, alto giovane disse dirigendo al bell'uomo uno sguardo adorante che lasciava vedere a tutti e due gli altri il suo incantamento. Poi, girandosi di nuovo verso sua madre, ribatté questo punto: "Io voglio stare con lui, io voglio essere suo. Io, mamma! Questa è la pura e semplice verità."

Orribili parole e frasi, analoghe e ricorrenti, erano passate per la mente di Clara. Avevano perseguitato ogni momento della sua immaginazione in ogni ora di veglia durante gli ultimi tre giorni, da quando Ubaldo l'aveva obbligata ad ascoltare il racconto velenosamente onesto della sua casuale scoperta del loro figlio. Nonostante il sincero e buon intento nell'esposizione dei fatti del figlio, venire a sapere dell'assenso volontario di Adriano giungeva come il compimento di una profezia temuta e negata. Le cadde sopra bagnandola come una pioggia di acido che caustico le bruciava le orecchie, anzi, l'anima.

L'impatto della confessione del figlio l'aveva visibilmente scossa. Nonostante lo sgomento e le lacrime che cercava di trattenere, la snella donna continuava a sedere eretta, il mento testardamente alzato, e il suo labbro inferiore esprimeva indignazione in una dura piega.

Si sostenne contro il dritto schienale della sedia cercando di mantenere la calma. Pur sbalordita, il suo volto divenne una pagina bianca.

Un minuto dopo, sembrando ricomporsi ma ovviamente rifiutando di credere con facilità, interrogò il figlio: "Vorresti dire che tu... che tu correvi dietro agli uomini, Adriano?"

Il ragazzo rispose con voce tremolante: "No, mamma... no. Non è neanche così... Io..."

"Per la miseria, ragazzo, e allora com'è?" chiese la donna con un ringhio velenoso, facendo capire che non le interessavano favolette ricamate. "Dimmi com'è, allora!" gridò di nuovo.

Ricordandosi che Gustavo gli aveva detto che solo la verità poteva rendere giusto ciò che sentivano l'uno per l'altro e tenerli uniti, Adriano respirò profondamente. "Non c'è stato nessun altro che lui, mamma. Non c'è mai stato... non ci sarà mai... non per me." rispose in tono rispettoso ma completamente onesto e sincero. Per un ragazzo che stava saggiando le proprie ali per volare con le proprie forze, la profondità del pozzo senza fondo del giudizio che Adriano colse negli occhi della madre, fu una vista terrificante. Ciononostante il giovane innamorato si fece forza, questa volta, sì da sostenere dritto lo sguardo della madre e dirle: "Mamma... io lo amo."

Pure ed essenziali, le parole erano foggiate dalla strana voce di chi professa fede in sogni maestosi. Eppure, nonostante tutta la sua luminosa bellezza ed onestà, la dichiarazione fallì nella sua supplica di ottenere comprensione dalla donna. Adriano poté leggere questo istantaneamente negli occhi della madre. Pochi attimi dopo, il giovane improvvisamente divenne tanto furioso quanto ferito quando si rese conto che la madre restava in un derisorio silenzio equivalente al rifiuto di una idiozia.

"È veramente amore!" obiettò allora scaldandosi, "Perché non può essere?"

Come se la furia che s'era portata addosso quando era entrata in casa di Gustavo fosse stata miracolosamente neutralizzata durante gli ultimi secondi per finire in un lampo, come se il punto più importante di quello che stava accadendo fra suo figlio e l'uomo seduto accanto a lui a quella tavola svanisse improvvisamente fra le mani volatilizzandosi nell'aria come uno sbuffo di fumo, Clara piegò indietro la testa alzando il viso al soffitto. Il palmo della sua mano batté con forza sul ripiano della tavola e il suo corpo iniziò a scuotersi e saltellare sulla sedia come una molla mentre iniziava una risata forte e rauca.

"Amore? Tu sei innamorato? Ragazzo, in nome di Dio, sai di cosa parli?" chiese, questa volta col più sincero stupore, continuando a ridere.

Serietà tornò sul suo volto mentre la risata moriva: "Ma che ne sai tu di amore a parte le stupide telenovela che tu, Diego e Loredana guardate alla TV?" chiese. "Dolci parole e abbracci e baci non fanno l'amore, ragazzino. Non l'hanno mai fatto. E neppure stare a letto assieme a fare... certe cose" aggiunse in fretta scoccando un'occhiata sprezzante ad Adriano e a Gustavo. "L'amore... è avere il buon senso di andare a cercare qualcuno che sai che hai buone probabilità di costruirci la tua vita qui in questo mondo... per quanto duro sia. Amore è andare avanti a vivere assieme comunque, anche quando comincia a sembrare che l'amore che avevi non è più quello che hai. È vedere che la spazzatura se ne va, è vero, ma in cambio vengono giorni di ciarpame... eppure riesci a mantenere la tua pace nonostante quello che ti senti dentro. Giorno per giorno, sono mesi e anni di notti passate a vegliare i tuoi figli. È pagare bollette e soffrire e comunque tener duro... se non altro per la buona ragione di avere una porta tua dietro cui rifugiarti. Questo è l'amore, ragazzo. E comunque tutto questo non ha proprio niente a che vedere con... con un uomo che ama un altro uomo. No! E adesso voglio che tu mi risponda e voglio che tu mi risponda chiaro e tondo." ordinò puntando un dito verso Adriano. "Con chi hai parlato? Che tipo di libri hai letto che io non ho visto?"

Anche se non spinta dalla rabbia, sicuramente sentendosi addosso di nuovo tutta la sua rabbia, Clara si protese verso Gustavo pronta ad accusare: "È lei che gli ha messo queste balordaggini in testa?" gli chiese brusca.

"Signora Crespi, non è un qualcosa che si possa instillare nella testa di qualcuno. È un sentimento naturale. Uno se lo trova addosso naturalmente come il colore della pelle o quanto cresce in altezza. Fa parte di uno, è come uno sente... naturalmente. Io ho sentito così per tutta la mia vita, ma questa volta non mi sono detto di no... e neppure lui. Abbiamo semplicemente seguito la nostra natura. Questa è la cosa più importante da capire."

"Me ne infischio se è stata una volta sola o mille. Perché io dovrei capire?" chiese Clara accalorata ma non attese una risposta. Guardando il giovane ex prete alzarsi dalla tavola quasi per prendere le distanze da lei e dalla sua ira, lei disse: "Davvero io dovrei capire una cosa che mi sta facendo soffrire tanto che non sono capace di spiegare nemmeno la metà di perché mi sento tagliata a pezzi? Tagliata a pezzi, dico!" gridò sbattendo la borsetta sulla tavola. "Oggi, questa storia mi sta dando tanto dolore che pare dieci volte peggio di quello che ho avuto venti anni fa che avrei giurato che il mio corpo sarebbe caduto a pezzi quando ho dato alla luce questo ragazzo!"

"Mamma!"

"Zitto, tu!" ruggì minacciosa Clara.


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