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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA SCELTA CAPITOLO 15
DOLORE E AMORE

Silenzioso e accasciato per il proprio dolore, a passi di piombo Gustavo si portò lentamente all'altra estremità della cucina. Appoggiato con la schiena al frigorifero si infilò le mani in tasca ed abbassò gli occhi sulle piastrelle del pavimento. Clara tremava di rabbia quando si alzò in piedi e passo dopo passo si portò davanti all'uomo.

Quando gli fu di fronte Clara lo guardò e fece un sorriso stirato: "Capire," disse prendendolo in giro con voce affettatamente effeminata, "Oh, oh, oh, signor parroco! Lei ha predicato così a lungo le virtù che comprensione è una parola che le esce facilmente di bocca! Dovrei capire, ha detto? Vada al diavolo, lei e il suo capire! Così, no?" continuò facendo schioccare le dita a un paio di centimetri dal naso dell'uomo, "Il tutto dovrebbe avere un senso per me, uno due tre, via! liscio e semplice come un pasticcino con la ciliegina candita? Mmmhhhff! Biondo, è meglio che tu sparisca dalla mia vista!" gridò passando inconsciamente ad un insultante "tu".

Adriano si alzò di scatto dalla sedia per protestare di nuovo ma lo sguardo minaccioso e gelido della madre lo bloccò immediatamente. "Adriano, rimetti le tue chiappe su quella sedia o ti giuro, quant'è vero Iddio, che ricomincio da dove tuo padre aveva finito!" gli disse dura e minacciosa, poi fissò di nuovo il suo sguardo su Gustavo.

"Ora le dico io esattamente quello che capisco." gli disse lentamente ma con vigore, "Io capisco che poco più di una settimana fa io ero solo una filippina che cercava di accontentarsi di quella che è, realisticamente, una vita decente anche se non felice accanto all'uomo che mi ha sposata. E mi davo da fare, correndo avanti e dietro fra la casa, il mio lavoro part-time e la parrocchia e tutto sommato mi sentivo serena, utile, viva. Sissignore... mi davo da fare per aiutare gli altri, per servire suo padre e soprattutto per educare i miei quattro figli. Illudendomi di saper fare almeno decentemente il mio dovere. Ma che razza di ingenua sono stata! Tutte le mie fatiche... sprecate. Vuote. Inutili. E allora... Dio solo lo sa, magari era colpa mia? Magari non mi ero impegnata abbastanza? Tutti i miei tentativi di insegnargli quello che è buono e giusto, di crescerlo un uomo... ma che cosa ha imparato questo mio ragazzo? Mi sono rotta la testa per mantenere la pace fra lui e il signor Ubaldo So-tutto-io. E cosa diavolo è successo? Domenica dopo domenica, ogni volta per venti anni li ho mandati al catechismo ed ai gruppi parrocchiali proprio nella parrocchia che le dà da vivere con i nostri soldi, perché imparasse il Vangelo e crescesse sano."

La donna tentava di controllare il tremito che la scuoteva, Continuò: "A che è servito? Dopo tutto questo, il mio figlio maggiore, il mio primo figlio, non può tornare a casa perché il padre non lo vuole più in casa. E perché? Perché mio figlio, ancora nemmeno un uomo fatto, anche se lui si sente già adulto, ha deciso di andare a letto con un altro uomo;" La voce di Clara era diventata strozzata e sibilante, "e con chi? l'uomo con cui ha deciso di fare... quelle cose è nientemeno che il nostro parroco, quello che doveva insegnargli che certe cose non si fanno, non stanno né in cielo né in terra! Eh! E ci si meraviglia che questa donna non capisca! E sa un'altra cosa, reverendo signor parroco?" chiese facendo una pausa e guardandolo con occhi di fuoco, "Vorrei sapere come può pretendere che io capisca perché mio figlio debba mettere quella roba che dovrebbe darmi tanti nipotini proprio su per il suo culo!" terminò quasi stridula.

Il viso di Gustavo arrossì come la brace, facendosi vermiglio quando Clara sputò le ultime parole. Non potendo evitare di essere colpito da quella mazzata, il giovane uomo fece una smorfia di dolore in risposta alla rabbia della madre. Strinse gli occhi ed abbassò il capo quasi ad attenuare il dolore che provava, ma Clara ancora non aveva finito.

"Guardi dove le pare, molto reverendo signor parroco, ma mi stia a sentire. Voglio che lei si renda conto completamente di quanto io oggi la odio! La odio dal profondo dell'anima perché lei è la causa di questo casino che mi sta rovinando la vita e che di sicuro rovinerà anche quella di Adriano. Puah, amore!"

Poi, passando quasi improvvisamente ad un tono più attenuato, la madre angosciata iniziò a svelare i suoi pensieri più nascosti. "Dio sa, anche se dentro di me continuo a pensare che quello che lei sta facendo è vile e dannato, avrei anche potuto sopravvivere a venire a sapere che voi due fate certe porcherie, se era una cosa che sapevo solo io." Lacrime scivolarono via dagli angoli degli occhi stanchi e privi di speranza della donna. "Mi creda, sto dicendo la verità... Credo di essere una buona cattolica e non mentirei mai, specialmente su una cosa come questa... Onestamente, credo che mi sarei potuta rassegnare. Certo sarebbe stata una spada nel cuore, ma se questo mi avesse evitato di perdere mio figlio, avrei fatto i salti mortali per tenerlo nascosto a suo padre."

La voce momentaneamente attenuata di Clara ritrovò il suo impeto non appena rientrò nella sua rabbia: "Ma mi lasci dire una cosa, anche se è Ubaldo, il padre di questo ragazzo che l'ha messo su una strada, la causa è lei, è lei che me l'ha portato via! Sissignore, lo dico e lo ripeto. L'unico, il solo, il vero responsabile è lei. Quando si è preso mio figlio per divertirsi a letto, quando ne ha fatto il suo amichetto, lei ha spazzato via ogni briciola di possibilità di armonia che ancora ci poteva essere in casa Crespi! " Il sordo colpo della borsetta di Clara sul volto di Gustavo sottolineò la sua ferma convinzione di quanto aveva appena detto. Benché gli occhi dell'uomo fossero fissi a terra, con la coda dell'occhio vide arrivare il colpo. Sapendo che non era ancora finita, non fece nulla per evitarlo né la guardò dopo che la borsetta si fu abbassata.

"Mamma, basta!" gridò angosciato Adriano.

Era sorprendente la quantità di dolore che una cucina in apparenza così accogliente e semplice poteva contenere.

"Dio mio!" si lamentò Clara scuotendo sconsolata il capo, "Oh buon Dio! Ecco che cosa mi fanno fare!" disse in un singhiozzo e, tornata al tavolo, si lasciò cadere di schianto sulla sedia.

I chiari occhi di Adriano, fino ad allora annebbiati dalla confusione, divennero improvvisamente limpidi. Capì che senza alcun dubbio era giunto il momento di dimostrarsi uomo e non più il ragazzo quasi privo di responsabilità che era stato fino ad allora. E voleva essere percepito come uomo e cioè non come qualcuno perpetuamente bisognoso di aiuto ma capace piuttosto di prestare soccorso.

La liscia fronte di Adriano si corrugò mentre le labbra si stiravano e, ancora pensieroso e silente, guardando indietro alla strada di paure e di dolore che aveva percorso in tutti quei mesi e realizzando quanto fosse progredito, trovò la forza per fare ulteriori passi in avanti. Sentendosi improvvisamente privo di paura e di confusione, il bel giovane si alzò in piedi, dritto; e decise quel che doveva fare.

Per prima cosa si accostò a Gustavo. Sapeva per esperienza, da ragazzino, come a volte la mano della madre potesse essere pesante, e con le punte delle dita ispezionò delicatamente e teneramente il rosso segno lasciato dalla borsetta sulla guancia sinistra del suo uomo.

Rassicurato che non era stato inferto alcun danno grave, con voce soffice ma piena della passione che illuminava i suoi occhi chiari, Adriano sorrise e disse al suo nuovo amante, al suo primo amante: "Gustavo... ti amavo ieri... ti amo oggi... e ti amerò domani. Non voglio niente altro."

Sapendo perfettamente che la madre aveva udito queste parole, e risoluto a comportarsi da uomo, l'alto e snello giovane si girò con espressione solenne e traversò di nuovo la cucina. Girò attorno alla tavola bianca ed appoggiò una mano sulla spalla sussultante della madre che stava piangendo, e ve la lasciò a lungo, proprio come spesso lei aveva fatto con lui quando da ragazzino si era sentito oppresso dai problemi.

Poi, chinandosi su di lei, le circondò le spalle con le braccia lunghe e forti, la strinse e le stampò un bacio su una guancia. "Mamma, io ti voglio bene... Dio sa quanto ti amo!"

Sfregandosi cautamente la guancia, ancora arrossata e bruciante per il colpo, Gustavo si avvicinò lentamente al bel ragazzo che amava, inginocchiato a consolare sua madre. Posò una mano sul capo di Adriano quasi in un gesto benedicente, quasi a dargli un po' della sua forza e restò in piedi vicino a madre e figlio, accanto alla tavola. Aspettando, pregava in cuor suo affinché il mare di dolore in cui tutti e tre nuotavano potesse avere un riflusso, e gli era evidente che lui stesso non avrebbe potuto essere più intrepido del leoncello che era diventato il suo ragazzo.

Dopo un po', quando Clara ebbe ritrovato la calma, Gustavo parlò: "Signora Crespi, per quanto riguarda la natura, indipendentemente dalla direzione, io sono esattamente come ogni altro uomo, ma non sono mai stato un gaudente né sono molto abituato a chi lo è. Da quando sono stato ordinato sacerdote, qualunque cosa sentissi in me e per quanto a volte con forza, ho fatto del mio meglio per seguire il Vangelo ed essere fedele ai miei voti. E lo sono stato. Da quando lo conosco, credo che Adriano si sia comportato esattamente nello stesso modo." aggiunse l'uomo accennando col capo nella direzione del figlio. "E se ne sono sicuro io, so che dentro il suo cuore anche lei può esserlo. Forse ho sbagliato a parlare, ho sbagliato parola quando le ho chiesto di capire. Quello che volevo chiederle, se nel suo cuore può trovarlo, può trovarne... è di dare il suo perdono a lui... di perdonare me... noi... per tutta la pena che le abbiamo causato, anche se niente può tornare indietro, ridiventare come prima. Non è che io voglia farle sembrare giusto quello che lei crede sbagliato... È solo che io... io vorrei che lei sapesse... credesse che quanto è capitato fra me e lui non è una scelta da degenerati... ma amore nella sua forma più umana e completa. Le chiedo perdono dal profondo del mio cuore per tutta la sua sofferenza... ma ci guardi. Che cosa abbiamo fatto io e lui? Che cosa c'è fra lui e me?" chiese Gustavo, quietamente sorpreso di come ora riuscisse a trovare le parole. "Cosa? Semplicemente la più meravigliosa cosa che esiste al mondo, signora Crespi, per quanto possa sembrarle strano. Due persone hanno scoperto quello che da anni, inconsciamente, senza rendersene neppure conto, sentivano dentro il cuore, desideravano; e allora si sono dette di sì, hanno detto sì al reciproco amore. Hanno accettato di amarsi completamente, in tutti i modi, e deciso di fare del proprio meglio perché questo amore duri."

Guardando in su verso lui, gli occhi bagnati di lacrime di Clara si accigliarono, ma la donna non interruppe l'uomo ed ascoltò quello che le aveva da dire.

"Fai quello che ti pare? fai quello che vuoi?... no, signora, non era questo. E non le mento. Suo figlio ed io abbiamo ascoltato i nostri cuori ed io ero più che d'accordo quando i nostri sentimenti e le nostre sensazioni ci hanno guidato di là, sul letto. Eppure, per ogni gioia, per ogni piacere che ci siamo dati lui ed io in questi ultimi, pochi giorni, è sorta anche una grossa pena nel cuore perché sappiamo che non ci sarà nessuno che ci possa dire, che ci dirà mai... siamo felici per voi. Che mai nessuno celebrerà il nostro amore."

Improvvisamente Gustavo si inginocchiò accanto ad Adriano ed accanto alla madre di questi. "Quello a cui andiamo incontro saranno battute e cattiverie, non appena si saprà quello che c'è fra me e lui. Suo marito... un primo assaggio, purtroppo non l'ultimo. Ma a parte questo... Adriano e io ne abbiamo parlato a lungo e nonostante io abbia cercato di presentare tutte le difficoltà a questo suo figlio dolce e forte, nonostante gli abbia prospettato tutte le difficoltà, ora che non sono più un sacerdote, che non ho ancora un lavoro, che... lui dice che è sicuro di voler condividere tutto questo con me, che saprà affrontare le contrarietà, colpo su colpo, assieme a me. Certo, come per ogni altra scelta, solo il tempo dirà come andrà, ma anche io, con lui, sono disposto a correre il rischio. Io starò sempre al suo fianco, signora, perché al di là di ogni altra cosa che ha detto questo ragazzo, la più importante è che dice di amarmi. E su questo io non ho il minimo dubbio." disse con forza guardando dritto negli occhi di Adriano.

"Anche se per gli altri non ha senso che due uomini si amino. Non è solo lei, Signora Crespi, ad aver avuto la vita sconvolta in poche ore. Mi guardi. Per come stanno le cose, tutta la mia vita è finita, ho perso tutto quanto avevo costruito in questi anni. Ma io so, e deve saperlo anche lei che è sua madre, che questo giovanotto ha la testa sulle spalle. A volte è ostinato, lo ammetto, ma non è assolutamente leggero né bugiardo. Per questo io credo alle sue parole, ai suoi sentimenti ed accetto di perdere tutto, perché so che guadagno molto di più... lui, il suo amore." disse l'uomo con franchezza.

"E un'altra cosa mi da forza: questo amore si è manifestato quasi all'improvviso, ma era cresciuto dentro di noi per anni, per sei anni. E il fatto che questo amore ce lo dimostriamo anche fisicamente, è diventata per tutti e due una necessità a cui non possiamo dire di no. Non è fregola, signora, mi creda. Per la sua esperienza del mondo, che non dubito sia notevole, lei signora è preoccupata per quanto lo aspetta, prevede difficoltà e pericoli come qualsiasi buona madre farebbe. E facendo questo lei analizza quello che è giusto o sbagliato secondo le sue convinzioni, e i problemi concreti, e le opinioni della gente... ma la mia mente è più presa da ciò che c'è nei nostri cuori. Sentirlo dire quello che prova per me è come un balsamo per la mia anima, una benedizione, qualcosa di sacro e di santo. Mi fa felice benché non possa comunicare questa mia felicità a nessuno."

Gustavo lentamente raggiunse la mano che Clara aveva posato sul tavolo e vi depose sopra la propria grande mano. La sentì, per quanto minuta, tesa al suo tocco come se fosse acciaio, ma lei non tolse la propria mano e lui aggiunse: "Credo che lei, fra l'altro, pensi che io sono pazzo e che sia pazzo lui, perché anche io penso così di lui, l'ho sempre pensato. Lo amo. Lo amo abbastanza da perdere il mio posto nella Chiesa, e da sconvolgere la mia vita pubblica e privata, e tutto questo così all'improvviso, eppure non sono un incosciente, e qualunque cosa abbia perso per questa scelta, lo amo abbastanza da dire che non mi dispiace affatto, che lo rifarei subito, mille volte. Se lei si chiede come tutto questo sia potuto accadere, è perché, a parte i dieci anni di differenza fra noi due, non ho mai avuto l'intenzione di condurlo in qualcosa di così difficile come questo, non ho mai fatto piani per indurlo a darmi retta, non l'ho plagiato, non l'ho condizionato in nessun modo... Mi creda, non ho neppure mai sospettato che Adriano fosse attratto da me, si stesse innamorando di me. E anche la mia attrazione per lui, non credevo volesse dire questo: ammiravo il ragazzo buono, intelligente, grazioso perché no, diligente, riflessivo, allegro... migliore di altri, mi dicevo a volte con un piacere che credevo più da fratello maggiore che non dettato da amore." disse l'uomo e il suo volto aveva un aspetto quasi maestoso e nello stesso tempo da ragazzino meravigliato per qualcosa di tanto grande, ed era come se una coltre di nuvole si fosse improvvisamente diradata ed ora splendesse il sole. "Che lo creda o no, è stata tutta una concatenazione di circostanze che ci ha permesso di leggere in noi stessi e di rivelarci i sentimenti reciproci al tempo stesso."

Ci era voluto parecchio tempo, ma la tensione nell'aria attorno ai tre accanto alla tavola era allentata. Lasciarono da parte l'esame delle rispettive posizioni e, lasciandosi guidare dal buon senso, iniziarono a parlare di cose essenziali. Dove avrebbe abitato Adriano, la continuazione dei suoi studi, la possibilità di un lavoro per Gustavo.

Questi le disse della proposta fattagli dal Cardinale di trasferirsi in una piccola cittadina del centro Italia, dove lui avrebbe avuto, per cominciare, una supplenza annuale di filosofia e dove c'era una prestigiosa università. Vendere la casa, acquistarne un'altra sul posto. La madre non aveva detto nulla sul fatto che vivessero assieme, ma aveva accettato il fatto che Gustavo parlasse sempre di "casa nostra". Benché non le piacesse molto l'idea che Adriano abbandonasse la loro città, capì che quella sarebbe stata la cosa migliore: sia Gustavo che i Crespi erano troppo conosciuti in città per poter vivere assieme senza problemi. E quando la donna chiese a Gustavo se non avrebbe fatto mancare niente a suo figlio e lui la rassicurò, Clara gli credette e sembrò rilassarsi.

La donna infine si alzò e si preparò per tornare a casa. Mentre si infilava i guanti, disse al figlio: "Vai in camera e guarda nella tasca interna della valigia, quella chiusa con la lampo. C'è una busta per te. Sono i miei risparmi, quello che ho racimolato in tanti anni dalla spesa, sai... così papà non ne sa niente. E adesso serve più a te... a voi, che a me. Sono quasi cinque milioni..."

Poi si rivolse a Gustavo con uno sguardo severo: "E lei non glieli lasci sprecare. Non credo che mi sarà facile mettere di nuovo assieme una cifra tanto in fretta. E poi... tenetemi informata. Non voglio che mio marito sappia, ma... potete scrivermi qui, da questa mia amica." disse porgendo all'uomo un foglietto piegato che evidentemente aveva già preparato. "Ma che mio marito sappia o no, lui può non volere un figlio mio a casa nostra, ma non può impedirmi di vederlo!" affermò con sicura energia.

"Signora Crespi, tutto ciò che è mio è di Adriano e non deve preoccuparsi, finanziariamente. Avremo forse un primo periodo un po' difficile, ma tutto si sistemerà, anche con l'aiuto di sua Eminenza, che è stato molto gentile con me."

"Qualunque cosa di cui lui abbia bisogno, comunque... Dio mio, è un mistero per me chi di voi due sia a doversi prendere cura dell'altro..." disse Clara con un profondo sospiro. Sollevò un sopracciglio e guardò negli occhi l'uomo: "E sta dimenticando qualcosa, signor Cirasa, no?" la donna gli chiese e prima che lui chiedesse di che stesse parlando, aggiunse: "Se deve vivere con mio figlio, se deve prendersi cura di lui... se veramente lo ama come dice..." e si interruppe asciugandosi una lacrima col dorso del guanto e la voce le tremò, "incredibile per quanto possa essere, mi è difficile crederlo, ma..." disse scuotendo il capo quasi meravigliata lei stessa per quanto stava dicendo, "forse sarebbe giusto se... se ci dessimo del tu!" concluse e, per nascondere il pianto che non riusciva più a trattenere, si girò verso la porta per uscire.

Adriano rapidamente la raggiunse in ingresso. Di nuovo per un attimo sentendosi un ragazzino, insicuro e imbarazzato, cinse con le braccia la madre e la strinse con tutte le sue forze. "Grazie, mamma." sussurrò. "Anche se per te può essere difficile capire, grazie."

La donna scoppiò a piangere assieme al figlio. "No, mamma... non piangere... per favore..." la pregò il ragazzo. "Non devi preoccuparti di niente, andrà tutto bene, vedrai. E ci terremo in contatto, e ci verrai a trovare..."

"Non lo so..." singhiozzò la donna. "è ancora tutto così strano... ma, Adriano, ricordati... qualunque cosa possa succedere, finché ho vita, io ci sono, puoi contare su di me... chiaro?" e, sciogliendosi dall'abbraccio del figlio, aprì la porta di ingresso. Si strinse addosso il cappotto, uscì, poi si girò e disse a Gustavo che era andato alla porta: "Abbi cura di mio figlio, mi raccomando!"

"Sì, Clara." rispose l'uomo commosso.

Adriano e Gustavo la guardarono scendere rapida le scale, senza più girarsi indietro, e scomparire nella rampa successiva.


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