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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL PIEDE IN TROPPE SCARPE PARTE 2

  • 7/9/1990, lunedì
  • San Grato.

Orlando, di cognome, si chiama Valle. È arrivato: la pianta che mi aveva regalato è in pieno fiore. Gliel'ho fatto notare. Se ne sono aperti cinque, belli, di un rosso viola chiaro. Ora è passata da poco la mezzanotte ed è appena andato via. Doveva venire alle 7,30 ma mi ha telefonato che ritardava ed è arrivato alle 8,18 scusandosi per il ritardo. Mi ha dato le buste di plastica e io gli ho regalato la mia piccola scultura ed era contento. Abbiamo mangiato. Carino da matti. Ma io non avevo il coraggio di fare le mie avance. Alle 9 io dovevo fare una lunga telefonata e gli ho chiesto se aveva la pazienza di aspettare che la facessi. "Certo", mi ha detto con un ampio sorriso. "Dopo ti insegno un gioco." gli ho detto io. "Va bene."

Ho fatto la telefonata. Lui, seduto sul divano, ascoltava e fumava una sigaretta. Poi si è addormentato. Finita la telefonata gli sono andato vicino e l'ho chiamato sottovoce. Dormiva proprio. Allora ho cominciato a carezzargli una gamba continuando a chiamarlo: niente. Gli ho carezzato una coscia; volevo andare più su, sul rigonfio dei jeans, ma non osavo. Gli ho carezzato il braccio nudo continuando a chiamarlo sottovoce: niente ancora. Era così bello, così desiderabile: avrei voluto baciarlo. Gli ho carezzato una guancia continuando a chiamarlo dolcemente: dopo poco lui ha aperto gli occhi assonnati, mi ha guardato, si è girato verso di me e mi ha baciato in bocca. Allora l'ho abbracciato, in silenzio. Lui mi ha stretto a sé e mi baciava con vera passione. Pian piano ci si è stesi sul divano carezzandoci, baciandoci, stringendoci l'uno all'altro finché ho iniziato a spogliarlo. Orlando mi lasciava fare, ansante di piacere, toccandomi dappertutto e baciandomi. Dopo poco eravamo completamente nudi, strettamente allacciati e Orlando reagiva alle mie carezze, baci, leccate, succhiamenti con fremiti, gemiti di piacere crescente e rispondeva con passione. Il suo corpo giovane, snello, mi piaceva moltissimo ma ancor più l'espressione del suo volto, il suo evidente desiderio di darsi a me, di essere preso da me.

Io non l'ho preso subito, ho prolungato quei momenti di piacere crescente facendo a lungo l'amore con lui. Ci siamo baciati intimamente, succhiati a vicenda, ci siamo eccitati fino al punto in cui entrambi non resistevamo più e allora io ho preso il gel e il preservativo. Lui mi si è offerto mettendomi le gambe sulle spalle e io, dopo averlo preparato, l'ho penetrato da davanti: non so chi di noi due era più estasiato, se io a scivolare in lui o lui a sentirmi in sé.

Mi stringeva forte forte e gemeva felice al mio appassionato va e vieni in lui. Dio quanto mi piaceva fare l'amore con Orlando! Sentivo di amarlo. Quando entrambi abbiamo raggiunto l'orgasmo gli ho detto che vorrei che diventasse il mio ragazzo (il mio tesoro, gli ho detto in realtà). Allora lui, con aria triste, ha risposto quello che temevo: "Ma io ho già un amante..." Ci sono rimasto male. Lui mi ha abbracciato e mi ha detto: "Ma tu mi piaci tantissimo..." "Ma hai un amante..." "Come posso fare, ora?" ha mormorato, più a se stesso che a me.

Siamo rimasti nudi, abbracciati, in silenzio. Abbiamo fumato una sigaretta, mangiato un dolce, scherzato un po', gli ho regalato una mia foto e gli ho chiesto di portarmene una sua. Poi lui mi ha chiesto, quasi timidamente, se volevo di nuovo fare l'amore: lui ne aveva di nuovo voglia. Anche io. Così abbiamo ricominciato. "Fottimi." implorava. L'ho preso di nuovo. Diceva che gli faceva male: "Ce l'hai grosso." mormorava, però non voleva che smettessi. "Ti amo." gli ho detto mentre lo prendevo. "Oh sì, sei maschio, mi piaci troppo." ha mormorato lui. Di nuovo abbiamo avuto un orgasmo intenso. Poi, mentre stavamo abbracciati e lo carezzavo, si è addormentato. Avrei voluto fotografarlo: era così sensuale, abbandonato languidamente sul divano, il pene ora morbido ma bello, il corpo glabro, desiderabile. Poi l'ho svegliato e lui, con rammarico, mi ha detto che aveva ancora solo mezz'ora prima dell'ultimo autobus. Mi ha baciato ed eravamo di nuovo tutti e due eccitati.

"Quando ci rivediamo?" gli ho chiesto. "Questo week-end torno dai miei, ma la prossima settimana, presto. Ci telefoniamo." mi ha detto con dolcezza carezzandomi il volto. Poi si è rivestito. Prima di andare via mi ha abbracciato di nuovo stretto stretto e mi ha baciato in bocca. Poi è dovuto andare.

E ora mi chiedo: io per lui sono solo un'avventura (per quanto piacevole) o prova per me qualcosa di più? Che cosa mi riserva il futuro con Orlando? Vorrà fare l'amore con me pur continuando ad essere il ragazzo di quell'altro? O deciderà di lasciarlo per mettersi con me? Certo è che gli piaceva da matti fare l'amore con me e mi ha detto che gli piaccio moltissimo. Non voleva che mi rivestissi per potermi guardare nudo. Ma in questo week-end andrà dal suo amante? Starà facendo il confronto fra lui e me? Che cosa deciderà?

Io sento che mi sto innamorando di lui, infatti ora Livio e Nuccio mi sembrano meno desiderabili, meno interessanti di prima. Orlando davvero mi piace moltissimo e anche il suo modo passionale di fare l'amore. Comincio a sognare che Orlando mi chieda un giorno di venire a vivere con me. Davvero sono un sognatore inguaribile! Magari invece lui rimarrà col suo amante e semplicemente a volte si divertirà con me. Non che la cosa mi dispiaccia in realtà, ma vorrei davvero che diventasse il mio ragazzo. Mi piace troppo.

Ora dovrebbe essere arrivato a casa. Mi sento felice per averci fatto l'amore. E lui? Quando lo vedrò di nuovo? Forse giovedì prossimo? Che mi dirà? Si innamorerà di me? Farà una scelta? Forse non subito, ma come posso fare per conquistarlo? Come conquistare anche il suo cuore, cioè? Sì, lo amo già...



C'è tutto papà in queste righe: si sente innamorato di Orlando e gli altri due iniziano quasi a svanire. E c'è tutto il suo bisogno di amare e di essere amato.

Avevo quindici anni (papà quaranta e mamma trentacinque) quando ho detto a loro che avevo scoperto di essere gay. Lo ricordo bene, era una sera tardi. Ero appena tornato a casa. Ero stato da Donato, il mio capitano della squadra di canottaggio. Mi aveva detto che per lui ero il membro più importante della squadra. Io ero lusingato ma meravigliato: sapevo di non essere il migliore, così glielo dissi. Allora lui mi mise le mani sulle spalle e, guardandomi negli occhi, mi disse che io ero il più importante perché mi amava e mi chiese se volevo essere il suo ragazzo, fare l'amore con lui. Io non avevo mai pensato a quelle cose, cioè al sesso, ma quando lessi nel suo sguardo il desiderio e l'amore, gli dissi subito, incerto ma sicuro (anche se può parere una contraddizione, era così) che sarei stato felice di essere suo. Mi portò a letto e facemmo l'amore. Fu un'esperienza molto bella, perché lui fu tenerissimo e mi prese senza farmi male, anzi dandomi un piacere ed una gioia molto forti.

Così, quando tornai a casa, sentii che dovevo dire ai miei la cosa meravigliosa che mi era capitata: avevo fatto l'amore con un ragazzo splendido e ci amavamo.

"Papà, mamma, mi sono innamorato." dissi felice. "Bene." rispose papà con un grande sorriso, "e chi è la ragazza?" Anche mia madre sorrideva. "Non è una ragazza, è Donato, il mio capitano." dissi radioso e incosciente.

Papà non cambiò espressione, ma mia madre sì: sbiancò letteralmente. Papà che la osservava (probabilmente, conoscendola, s'aspettava quella reazione) mi chiese: "Sei sicuro di esserne innamorato? Magari è solo una forte ammirazione, non credi?" "No, ci ho appena fatto l'amore." dissi io cominciando a guardare un po' incerto e preoccupato il volto di mia madre. Papà mi disse: "E ti è piaciuto." "Molto." risposi sempre più incerto. "Bene, sono contento per te, Raffaele." mormorò quasi lui.

"Contento? Ma che dici?" chiese mia madre quasi facendo fatica a tirar fuori le parole. "Se Raffaele sente di amare Donato e ne è amato, e gli è piaciuto il rapporto fisico ed è felice... perché non dovrei contento della sua felicità?" chiese papà con dolcezza. "Ma... ma Gian Maria, ti rendi conto di cosa stai dicendo?" "Sì Gabri, perfettamente. Io voglio che Raffaele abbia una vita serena, felice, e se la sua felicità viene da Donato..."

"Ma..." iniziò mia madre iniziando ad ergersi con aria alterata. Papà le mise una mano su un braccio, in una carezza: "Gabriella, se vuoi ne parliamo dopo, io e te. Comunque, grazie per avercelo detto, Raffaele. Voglio che tu sappia che puoi dirci tutto senza problemi... Ora è tardi, perché non vai a dormire?"

Guardando mia madre capii che quello di papà era un suggerimento, così detti loro la buonanotte e salii in camera. Ma stavo con le orecchie tese. Li sentii parlare, anche se non riuscivo a captare le parole. Papà aveva un tono calmo, dolce, mamma lievemente isterico, ma a poco a poco si calmò, comunque non alzò mai la voce.

La mattina dopo papà venne a svegliarmi. Sedette sul mio letto e mi disse: "Mamma ti vuole molto bene, anche se le è un po' difficile capire che tu possa essere gay. Quanto a me, voglio solo che tu viva la tua vita con serenità ed onestà..." e mi fece un bellissimo discorso sull'amore e sulla sessualità vissuta con amore.

Allora non mi disse che lui era gay, o bisex. Non ce n'era bisogno, credo. Stava con mamma e ci stava bene, si amavano. La sua sessualità era tutta vissuta con lei e per lei. E comunque in quel momento non era lì il problema. Mi consigliò di non parlare a mamma del mio amore, della mia sessualità, ma neppure di nascondere nulla.

"Semplicemente, se hai bisogno di confidarti, parlare, sfogarti, discutere, chiedere consiglio, fallo con me, non con lei, credo che sia meglio." "Certo, papà. E poi, fra uomini ci si capisce meglio, forse." risposi io tranquillo e grato per avermi accettato così. La reazione di mamma mi riportò con i piedi per terra: sapevo che non sarebbe stata solo lei a reagire così, ma la stragrande maggioranza della gente, compagni, amici, parenti, professori... quasi tutti.

Così, di tanto in tanto, dopo quel giorno, quando ne sentivo l'esigenza o solo voglia, parlai con papà anche della mia vita affettiva e sessuale senza problemi. E presto mi resi conto, conoscendo altri ragazzi come me, di quanto fossi fortunato io. Mamma con me cambiò impercettibilmente, ma in fondo mi accettò anche lei, credo per merito di papà.



  • 9/9/1990, martedì
  • San Sergio

A lezione al liceo ho rivisto Livio. Sì, mi piace molto, ma preferisco Orlando. Livio è grazioso, piacevole, carino, desiderabile, ma Orlando è più maturo: Livio è ancora un ragazzino. Comunque abbiamo fissato due appuntamenti: uno per giovedì 18, verrà a casa mia per la lezione di pittura, e uno per il 25, andremo a Genova, al porto assieme, e lui mi farà da guida perché conosce bene il porto. Frattanto rivedrò certamente Orlando e forse anche Nuccio. Tutto è ancora aperto, anche se spero che davvero Orlando accetti il mio amore e lo ricambi. Sono sempre più attratto da Orlando, non faccio che pensare a lui. Orlando e il suo sorriso sbarazzino, il suo modo passionale di fare l'amore, il suo corpo desiderabile, la sua forte voglia di sentirmi in sé...

Potrò un giorno dire "il mio Orlando"?



  • 13/9/1990, sabato
  • San Giovanni Crisostomo

Orlando non si è fatto sentire e solo dopo parecchie telefonate a vuoto l'ho trovato a casa di Gianni. Questa settimana non siamo riusciti a trovare un giorno libero comune per vederci, ma ho l'impressione che lui non abbia fatto sforzi particolari per trovare il tempo per incontrarmi; o forse perché era a casa di Gianni? Non vuole dirgli che ha fatto l'amore con me? Non vuole sbilanciarsi? Certo è che stasera stava a cena a casa di Gianni e nessuno dei due mi ha invitato. Che cosa significa? O ha parlato con Gianni e lui non è contento che noi due ci si metta assieme? O è Orlando che ci ha ripensato e l'altro giorno è stato solo un momento di debolezza di cui si è già pentito? Lui in fondo è il ragazzo di quel certo Willy, no? O... Aspettare, non mi resta che aspettare. I fiori della pianta di Orlando stanno appassendo: pare quasi un segno...

Stasera pensavo di andare al Triangolo ma ora mi è passata la voglia di uscire. E in fondo spero che stasera Orlando mi chiami ancora quando tornerà a casa anche se non è che ci creda granché. Eppure non faccio che pensare a lui: e tutti gli altri ragazzi che vedo, se pure a volte belli, mi sembrano meno attraenti di lui... Mi sto davvero innamorando di Orlando. Sarà un amore vano, non corrisposto? Uno dei tanti? Non lo so, mi sento triste. Forse anche perché è tutto il giorno che piove: contribuirà anche questo.

Ora sono le 19,47 ed ho solo voglia di andare a dormire. Mi sa che ci vado davvero, almeno non penso ed il tempo passa più in fretta. Dopo che avevamo fatto l'amore, l'altro giorno, mi ha chiesto se Gianni, sapendo di noi due, si sarebbe arrabbiato. Gli ho detto che fra me e Gianni non c'è niente e che perciò non vedevo perché avrebbe dovuto arrabbiarsi. Ma forse intendeva in realtà parlare di Willy, visto che Gianni è amico di Willy? Troppi pensieri senza risposta. È davvero meglio che vada a dormire, ammesso che mi addormenti.

Mi sto davvero innamorando di Orlando e mi viene voglia di piangere. Ma forse sono sciocco, forse Orlando pensa ancora a me, forse è solo questione di tempo? O mi sto illudendo? Davvero non so proprio che pensare. E fuori piove, piove, piove come dentro al mio cuore. che tristezza!



  • 16/9/1990, martedì
  • Santi Cornelio e Cipriano

Oreste mi ha telefonato! Mi ha chiesto scusa per avermi parlato poco al telefono quando era a casa di Gianni, per essere stato laconico con me ma, ha detto, era solo perché non voleva che Gianni sentisse, capisse di noi due. Gli ho detto che ho spostato la lezione di domani pomeriggio per essere libero e allora (come speravo) lui mi ha chiesto di incontrarci. Siccome dopo il lavoro vuole fare la doccia e la mia è rotta, mi ha invitato a casa sua. Così facciamo la doccia (tutto un programma, no?) poi usciamo a fare la spesa, poi ci facciamo da mangiare. Poi guardiamo qualche video: insomma, passiamo la serata assieme.

Spero solo che non ci sia il suo coinquilino siciliano. Ho tanta voglia di fare l'amore con lui. Dice che non ha ancora detto di noi due a Gianni ma che forse sarebbe meglio dirglielo. Gli ho detto che non ho fatto che pensare a lui e è sembrato contento. Era caro e dolce come al solito, le mie paure sono state sciocche, a quanto pare.

Ho fatto proprio bene a rinunciare alla lezione di domani pomeriggio nella speranza di incontrarlo. Peccato che è rotta la doccia a casa mia, però, avrei preferito averlo qui. Benché non mi dispiace andare da lui, almeno una volta. Mi piace l'idea di vedere dove vive, com'è fatta casa sua. Gli devo portare un regalino, forse il mio miniaccendino che gli piaceva tanto. Il piccolo paesaggio che ho dipinto, un'altra volta. E magari anche una pianta?

Insomma, è tornato il sereno. Adesso posso andare a letto felice e covarmi questa felicità fino a domani alle 5,30 quando lo incontrerò. L'appuntamento è all'ingresso della stazione degli autobus per andare assieme fino a casa sua. Domani devo vestirmi bello, per lui. Ci vediamo fra diciotto ore scarse. Spero che passino in fretta. Sono proprio felice!!!



  • 17/9/1990, mercoledì
  • San Carlo

Com'è andata? Beh, andiamo per ordine. Ci dovevamo vedere alle 17,30 e ci siamo incontrati alle 18,07: ci aspettavamo tutti e due in due posti diversi, ma per fortuna ci siamo incontrati. Poi lui mi dice che il suo inquilino sarebbe stato a cena con noi e che anzi questi aveva invitato anche il suo boy-friend, Paolo con un amico di questi, Martino. Quindi non saremmo stati soli. Un po' deluso, ma comunque contento di poter stare con Orlando. Arrivati a casa ha telefonato a Gianni invitandolo a cena ed a fermarsi a dormire da lui. Io ero un po' geloso: avrei voluto che avesse invitato me a fermarmi a dormire con lui. Ho conosciuto l'inquilino siciliano, Michele (chiamato Mik): simpatico. Sono arrivati Paolo e Martino, poi Gianni. Ho regalato a Orlando una busta a forma di cuore rosso con dentro il miniaccendino: è sembrato molto contento. Poi ci si è messi a cucinare. Io sono andato nella minuscola cucina ad aiutare Orlando mentre gli altri chiacchieravano in soggiorno. E qui la prima sorpresa: Orlando, profittando del fatto che gli altri non ci potevano vedere, mi ha baciato. Un bacio profondo, pieno di passione e desiderio. Dopo, continuando a cucinare, Orlando mi ha baciato altre tre o quattro volte, ogni volta che eravamo soli. Allora gli ho chiesto di venire sabato pomeriggio, dopo il lavoro, a casa mia: ha accettato subito. Gli ho infilato una mano sotto la maglia e gli ho carezzato il petto e lui mi si strofinava contro, contento.

Quindi, non dico che mi ama ma per lo meno ha ancora voglia di fare l'amore con me, gli piaccio. Ogni tanto mi sorrideva con quel suo sorriso dolce che mi fa sciogliere e che, ho notato, non fa a tutti ma solo a me. E durante la cena era sempre molto attento che io mangiassi e di tanto in tanto sceglieva per me i bocconi più buoni: anche questo lo faceva solo per me...

Orlando mi piace sempre di più e più guardo altri ragazzi più mi piace Orlando: esce vincente da tutti i confronti. Anche se a volte vedo un ragazzo molto bello, gli manca qualcosa che Orlando ha: soprattutto il suo sorriso meraviglioso. E ho una gran voglia di lui.

Gli guardavo la nuca, le braccia, il corpo snello mentre cucinava ed avevo voglia di farci l'amore lì in piedi, nella stretta cucina... Mi eccita da matti e al tempo stesso mi ispira tanta tenerezza. È allegro, dolce, pulito, sexy. Adoro il suo sorriso con gli occhi stretti a fessura e la bocca ampia, così dolce da baciare. Adoro quando mi guarda prima e dopo esserci baciati: uno sguardo pieno di desiderio che mi fa fremere tutto. E i suoi baci intimi, la sua lingua che cerca la mia...

Lo amo e chissà che anche lui, in realtà, non si stia innamorando di me... Lo desidero. Mi dispiace che stasera non l'ho potuto avere tutto per me, che non ho potuto farci l'amore.

Quando, assieme agli altri, ha accompagnato alla fermata me e Martino, mentre nessuno ci sentiva gli ho chiesto se ci vediamo sabato: certo, ha detto con un sorriso birichino, te l'ho promesso, no?

Bene. Ora sono a casa. È l'1,13 e vado a letto. Anche se non ho potuto farci l'amore sono felice della serata passata con lui. Veramente felice, perché mi sono reso conto che mi tratta in modo diverso dagli altri, che per lui sono importante.

Domani verrà qui per pranzo Livio. Vedremo come andranno le cose su questo fronte. Ma mi sa che mi sto davvero innamorando cotto di Orlando e che perciò con Livio si instauri un semplice rapporto di amicizia, anche perché lui è etero: ho visto la ragazzina con cui fila e come tubavano assieme. Comunque anche Livio mi attrae. Meno di Orlando, ma mi piace.



Credo che proprio le piccole attenzioni di cui lo colmava Orlando e il suo mostrargli, fargli sentire il proprio desiderio, abbiano conquistato papà. Queste sue righe in cui descrive il comportamento di Orlando sono una chiave importante per capirlo, specialmente quando dice: "di tanto in tanto sceglieva per me i bocconi più prelibati e anche questo lo faceva solo per me".

Questo mi ha fatto ricordare come accadde che papà mi svelò che anche lui era gay.

Aveva quarantatré anni quando mia madre morì di leucemia. Papà la assisté con amore fino all'ultimo e soffrì molto per la sua morte.

Passati alcuni mesi, chiesi a papà se il mio ragazzo di allora, Ugo, poteva venire a vivere con noi: ora che non c'era più mamma questo non era più un problema. Papà infatti accettò subito e lo accolse con affetto.

Papà e Ugo già si conoscevano, si erano incontrati alcune volte, si erano reciprocamente simpatici. Io avevo allora diciotto anni e Ugo venticinque. Sostituimmo il lettino in camera mia con un matrimoniale che fu il regalo di papà per noi due.

Ugo trattava con affetto e attenzione papà, e con gratitudine per averlo accettato così pienamente. Mi piaceva vedere come i due stavano bene assieme, ero davvero felice. Ugo aveva mille piccole attenzioni per "suo suocero" come diceva a volte, e anche papà per lui. A tavola voleva che fosse sempre servito per primo e che riservassimo a lui i bocconi migliori e papà apprezzava molto queste attenzioni.

Ma un giorno, mentre Ugo era al lavoro, mi disse che doveva parlarmi. Mi chiese se non mi sarebbe piaciuto avere un appartamentino tutto per noi due. Lo guardai un po' sorpreso e gli dissi di no, che stavamo benissimo lì con lui.

Allora papà mi disse: "Vedi, Raffaele, c'è un problema e credo che sarebbe davvero meglio che Ugo non continui a stare in questa casa..." "Ha fatto qualcosa che..." "No." disse subito lui sorridendomi, "Ugo è davvero un ragazzo splendido, a posto. Solo che, vedi... il fatto è che mi sono accorto che sto iniziando a desiderarlo sempre più e mi sta diventando difficile resistere al suo fascino, ma non voglio mettermi fra te e lui."

Lo guardai incredulo: "Tu... desideri Ugo?" "Sì, perché anche io sono gay, Raffaele, e Ugo è esattamente il mio tipo e la sua gentilezza, il suo affetto nei miei confronti, il fatto di vedermelo girare per casa seminudo, ha acceso con forza il mio desiderio." "Ma papà, gay tu? Hai sempre amato la mamma, eri felice con lei..." dissi ancora incredulo, poi aggiunsi: "E non mi avevi mai detto niente, fatto capire niente..."

"Che io sia gay non mi ha impedito né di amare né di essere fedele a tua madre. L'ho amata e anche fisicamente stavo bene con lei e l'amore per lei mi ha evitato di provare attrazione per altri. Ma ora che purtroppo se n'è andata, il desiderio di avere un ragazzo si è risvegliato prepotente. Ho bisogno di qualcuno per cui io sia importante, qualcuno da amare e da cui essere amato e Ugo m'attrae pericolosamente. Perciò, capisci... Quando tu mi avevi detto di essere gay non mi è sembrato necessario, utile, dirti di me, non perché mi vergognassi ma semplicemente perché stavo bene con Gabriella e non avevo problemi. Ma, ora, era necessario che tu sapessi, capissi che se vi chiedo di andare per conto vostro, non è per causa sua, ma mia. Perciò te l'ho detto."

Parlammo a lungo. Ora che sapevo, lo sentivo ancora più vicino a me, mi pareva quasi di volergli ancora più bene di prima. Dopo parlai con Ugo e lui mi disse che aveva "sentito" il desiderio di papà e che anche lui credeva che sarebbe stato meglio che ci trovassimo un appartamentino per noi due perché, mi disse, "tuo padre è un uomo affascinante e non vorrei trovarmi a desiderarlo anche io..."

Il tallone d'Achille di papà era proprio quello: sentire di essere importante, desiderato da qualcuno. Credo che mamma gli abbia dato questi due aspetti dell'amore e che perciò sia stato bene con lei. Ma lui, nel suo intimo, ha sempre preferito il maschio e ora il suo antico desiderio si era risvegliato. Così come con Orlando. E probabilmente anche Orlando, pur avendo il suo boy-friend, era affascinato da papà...


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