- 18/9/1990, giovedì
- Santa Sofia
Livio è appena andato via. Non l'ho quasi toccato oggi: gli ho solo messo una mano sulla coscia senza muoverla, e ho notato che aveva un lieve imbarazzo. Così non ho insistito. D'altronde lo paragonavo a Orlando e Orlando era decisamente vincente. Non che non mi piacerebbe abbracciare e baciare Livio, farci l'amore: ha un bel corpo e un bel sorriso, è simpatico, ma preferisco di gran lunga il mio Orlando. E poi, soprattutto, Orlando è gay e gli piace fare l'amore con me. Quanto mi piace il modo di baciare di Orlando e il suo sensuale modo di fare l'amore, di desiderarmi in sé...
Resta ancora da vedere che cosa capiterà con Nuccio, che ora sta facendo gli straordinari in fabbrica e perciò non vedrò fino a fine mese. Sinceramente mi piacerebbe poter fare l'amore con Nuccio: mi fa pensare ad un frutto pronto ad essere colto, ad un cucciolo che va alla scoperta della vita; ha un sorriso dolce e pulito e un bel corpo desiderabile. Anche se dice che sono troppo vecchio per lui, forse posso riuscire a farlo eccitare, cedere, fargli desiderare di fare l'amore con me, fargli desiderare di darmisi...
Credo che sarebbe molto dolce e che potrebbe essere molto gradevole prenderlo, farlo mio. Anche se non volesse essere il mio amante potrebbe però piacergli essere colto da me... Chissà? Comunque non profitterei mai di lui, non gli farei mai del male in nessun modo.
Stavo pensando che Orlando in realtà non mi considera il suo amante: infatti parlando di Paolo, l'amante di Mik, diceva che lui non era un ospite (nel senso che era uno di casa), mentre io ero il suo ospite... Chissà se la notte scorsa, quando ha dormito con Gianni, gli ha detto di noi due? Dice che deve dirglielo, ma ancora non l'ha fatto: non vuole ufficializzare la cosa?
Comunque i baci che mi dava ieri quando gli altri non potevano vederci (ed era lui a volermi baciare: baci profondi, belli, molto sensuali!) sono una prova evidente che gli piaccio. Ho gustato quei baci ma anche lui li gustava moltissimo. E come fremeva quando gli carezzavo il bel petto nudo sotto la maglia! Sì, Orlando mi piace davvero un sacco, anche per la dedizione completa con cui fa l'amore con me. E poi è bello. Cioè, non è veramente bello, è solo carino, ma a me sembra bellissimo. Quando mi bacia, quando facciamo l'amore, i suoi occhi diventano dolcissimi e luminosi e mi ci perdo dentro. Quando gli accarezzo il corpo si infiamma subito e mi fa eccitare moltissimo. Anche il fatto che la prima (e per ora unica) volta in cui abbiamo fatto l'amore, abbia voluto rifarlo dopo poco, mi è piaciuta. E come gli piace farsi prendere: almeno quanto a me piace prendere lui. Perciò saremmo proprio una bella coppia, penso. Lui ha molto di quel che posso desiderare in un amante: freschezza, semplicità, gentilezza, dolcezza, passione, una gran voglia di fare l'amore, attenzione, allegria, calore, dedizione, un bel corpo, un sorriso speciale...
Ah, se un giorno mi dicesse che vuole essere il mio amante! Per il momento mi accontento di condividerlo con quel Willy... ma lo vorrei tutto per me. Anche se sapessi che non mi è fedele al cento per cento, pur di saperlo mio. La fedeltà vera non è una cosa puramente fisica. Vorrei averlo qui ora, per abbracciarlo, baciarlo, spogliarlo, farci l'amore per ore... Vorrei viverci assieme, in realtà, e... sì, me ne sto proprio innamorando!
Certo, se Orlando accettasse di essere il mio amante io gli sarei fedele, non cercherei più né Nuccio né Livio né nessun altro. Anche se mi si gettassero fra le braccia non ci farei l'amore, se sapessi che Orlando mi ama.
Orlando mi si è gettato fra le braccia, letteralmente, ed è stato bellissimo. Credo che forse anche lui non sappia che fare, ora: da una parte forse sente che dovrebbe essere fedele a Willy ma dall'altra mi desidera ardentemente. Forse devo solo dargli tempo di capire, di decidere, senza fare pressioni. Semplicemente devo fargli sentire, più che dire, quanto mi piace: fargli regali, telefonargli, farlo stare bene con me e chissà che un giorno non scelga me. Per ora mi accontento di condividerlo con il suo amante che vive lontano: sono avvantaggiato io, in un certo senso. Mah, aspettiamo sabato prossimo: un passo alla volta, senza fretta. Ma mi piacerebbe che una notte si potesse dormire assieme, per fare l'amore prima di addormentarci e poi appena svegliati. Per godere a lungo e in pace la sua sensuale carica, la sua passione, il suo intenso erotismo e la sua dolcezza. Per poterlo ammirare a mio agio mentre dorme abbandonato languidamente nella sua bella nudità. E magari anche fotografarlo mentre dorme così, con la sua espressione dolce e soddisfatta, appagata, come avrei voluto fare l'altra volta ma non ho avuto il coraggio di fare...
- 20/9/1990, sabato
- Sant'Andrea e Compagni
Fra una decina di ore sarà qui. Sono emozionato, eccitato, felice. Ieri sera, al bar gay, ho incontrato un ragazzo molto carino ed abbiamo parlato a lungo, eppure non facevo che pensare a Orlando e a desiderare di averlo con me. Mi capita di rado di eccitarmi solo al pensiero di qualcuno ma quando penso a Orlando mi capita quasi sempre. Adesso devo tenere una lezione. Speriamo che il tempo passi in fretta. Orlando sta andando al lavoro, ora. Quando tornerò a casa, farò la spesa per la cena di stasera, metterò in ordine, lo aspetterò e il tempo non passerà mai. Devo regalargli il "Piccolo principe" prima o poi. Sono certo che gli piacerà: lui è la mia volpe e io il suo principe? Chissà? Lo potrò (vorrà farsi) addomesticare? Farlo mio non solo fisicamente? Non posso che aspettare e sperare e sentire il mio amore per lui crescere e sperare che nasca anche in lui...
Mi ha telefonato proprio ora Orlando chiedendomi se mi va di andare io da lui invece che lui qui. Ha sentito la mia incertezza e mi ha detto che Mik non ci sarà e potremo stare da soli anche da lui, ma che ha voglia di fare una doccia appena arriva a casa, così preferisce che vada io. Abbiamo appuntamento per le 5,20 alla biglietteria. Ancora solo tre ore e mezza. Mi sembreranno lunghissime. E poi spero che davvero Mik non ci sia e che si possa stare tranquilli io e Orlando e fare l'amore: ne ho davvero tanta voglia: stringerlo a me, carezzarlo, baciarlo per tutto il corpo, essere baciato, carezzato, stretto e poi unirmi a lui, sentire il suo piacere nell'accogliermi... È troppo bello!
Avevo comprato il necessario per fare da mangiare ma pazienza, lo userò in un'altra occasione. Forse devo preparare un regalino da portargli, magari il segnalibro ricamato che so che gli piace: forse è un regalo troppo piccolo, non so, ma non voglio neppure metterlo in imbarazzo. Io gli regalerei la luna.
Gli porto a sentire i due CD di canzoni e gli restituisco quello che mi aveva prestato lui. Certo, se non sarà solo ne sarò deluso; ma lui ha detto di sì e non vedo perché dovrebbe avermi detto una cosa per un'altra. Forse a una certa ora Mik tornerà, forse non avremo tanto tempo. Qui da me stavamo più tranquilli, ma io purtroppo non ho il bagno. Ora mi pento di non aver insistito abbastanza che venissero a ripararmelo. Mah, vado a preparare il regalino per Orlando.
È arrivato con mezz'ora di ritardo, ma ero felice di vederlo. In autobus ha sonnecchiato. Poi, appena arrivati a casa, l'ho abbracciato, mi ha baciato, si è stretto a me e abbiamo fatto l'amore nella casa ancora chiusa, al buio, sudando. Con la solita passione. Lui mi si è dato ma, nonostante ci avessi messo molto gel, gli stava facendo male e ho dovuto smettere. Siamo venuti facendo un lungo e dolce sessantanove. È stato bello, comunque. Dopo, mentre ci si carezzava ancora nudi (lui non vuole mai che mi rivesta, dice che gli piace guardarmi nudo, toccarmi), gli ho chiesto se avesse detto di noi due a Gianni o a Mik. Ha detto di no e che non l'ha neppure detto al suo boy-friend. E poi ha ripetuto la solita domanda: "Che posso fare?" Gli ho detto che io volevo solo che fosse felice, che non gli chiedevo niente. "Anche quello che stiamo facendo è male." dice lui. Gli ho detto che se credeva fosse male, se avesse deciso di non fare più l'amore con me, avrei capito ed accettato purché lui fosse felice. "Ma io non voglio ferire te, Gian..." ha detto lui. "Né io voglio che sia ferito tu. Perciò ti lascio libero di decidere secondo quanto è meglio per te." gli ho detto.
Poi abbiamo parlato di come lui ha scoperto di essere gay: è meno di un anno. Stava a passeggio con un caro amico che aveva tentato il suicidio perché era gay, ma lui non ne sapeva il vero motivo. L'amico l'aveva portato alla spiaggia gay del fiume, forse per fargli capire di sé. Ma Orlando, pur notando che stranamente c'erano solo uomini, non aveva capito. Poi, quando erano di nuovo sulla spiaggia etero e si erano lasciati, Orlando s'era accorto di aver perso la chiave di casa, quindi era tornato indietro per cercarla. E qui ha visto due ragazzi che conosceva, amici del suo amico, che si stavano baciando. È rimasto turbato, gli ha fatto un effetto strano. Ha capito del suo amico e si è sentito a disagio. Tornato a casa ha telefonato al suo amico e con una scusa ha disdetto l'appuntamento che avevano per il giorno dopo in quella spiaggia. Ma ci ripensava. Dopo una settimana ha ritelefonato all'amico dicendosi che era stato ingiusto a cercare di evitarlo. Ma i genitori del ragazzo gli dissero che il figlio era andato via di casa da qualche giorno e che non sapevano dove fosse. Orlando si sentiva in colpa e perciò tornò nella spiaggia gay per chiedere agli amici se sapessero dove era andato. Quelli gli avevano detto che non lo sapevano, ma gli avevano raccontato di aver detto all'amico che Orlando li aveva visti baciarsi e che perciò l'amico aveva capito perché Orlando avesse disdetto l'appuntamento. Orlando si era sentito terribilmente in colpa. Non sa neppure lui se per una specie di "espiazione" o se per capire meglio l'amico o perché, ma decise di provare a fare l'amore con un maschio. Tornò in spiaggia, si spogliò, attese. Fu agganciato da un uomo che se lo portò a casa e lo prese: gli era piaciuto moltissimo; prima non ci aveva mai pensato, ma ora sapeva che gli piacevano i maschi! Non me l'ha detto chiaramente, ma credo che quel suo primo uomo sia proprio il suo attuale amante, Willy.
"Io no so se sono veramente gay, so solo che mi piace terribilmente fare l'amore con un maschio." mi ha detto carezzandomi allusivo. Gli ho detto che "gay" è solo un'etichetta e che l'importante era che non facesse del male a nessuno e poi facesse sesso o si innamorasse di chi voleva senza problemi. E che la cosa che mi piaceva più di tutte in lui era la sua purezza di cuore. Poi gli ho chiesto una sua foto e lui me ne ha data una in cui era con Gianni, in cui sorride col suo sorriso sexy e birichino che mi piace da morire.
Stavamo facendo più o meno questi discorsi quando gli ha telefonato il suo boy-friend. Terminata la telefonata era turbato. "Era lui." mi ha detto ed è venuto a rifugiarsi fra le mie braccia e gli è venuto da piangere. L'ho stretto, si è stretto a me. "Piango come una donna." ha detto. "No, come un essere umano." gli ho risposto. "Non so che fare." "Quello che credi più giusto. Te l'ho detto: io voglio che tu sia felice. Non ti chiedo nulla." "Perché non ti cerchi qualcuno meglio di me? Ci sono tanti ragazzi meglio di me." "Sicuramente ci sono, ma da quando ho conosciuto te non riesco a vedere nessuno meglio di te. Tu mi piaci moltissimo, non ci posso fare niente ma gli altri, ora, non mi interessano."
Lui, steso con la testa sul mio grembo carezzandomi e a poco a poco si è addormentato. Ha dormito per due ore e mezza, fino alle 22,40. Quando si è svegliato, intontito, si è scusato. Gli ho detto di non preoccuparsi che io ero stato bene accanto a lui. Poi mi ha detto: "Ti accompagno alla fermata." "Preferisci che ora vada via?" "Sì..." ha detto cominciando a rivestirsi. "Non è necessario che ti rivesta. Vado da solo: so la strada." "Davvero?" "Certo."
Ho preso la mia roba e l'ho salutato. Lui m'ha tirato a sé e baciato. Ho ripreso a baciarlo e carezzarlo pieno di nuovo desiderio. Per un po' sembrava contento ma poi m'ha fermato: "No, non va. Ora vai." "D'accordo, scusa." gli ho detto ritraendomi. Lui mi ha di nuovo tirato a sé, mi ha dato un bacio lieve e mi ha sussurrato: "La prossima volta." Poi mi ha detto: "Grazie per oggi, è stato davvero molto bello. E grazie per il regalo. Abbiti cura, Gian."
L'ho salutato e, sulla porta, gli ho tirato un bacio. Lui l'ha tirato a me e sono uscito. Ho sperato che venisse alla fermata, ma credo che fosse troppo stanco e turbato...
E ora, che accadrà? Lui stesso non sa che decidere. È evidente che per lui sono molto più di un'avventura ma che ora non sa come comportarsi col suo amante e con me. Ha senso di responsabilità, amore forse, non vuol ferire lui ma neppure me... Credo che sia molto confuso. Ma anche io lo sono un po'. Lo voglio ma non voglio farlo stare male. Sono disposto a perderlo ma ci starei male. Voglio la sua felicità ma vorrei anche la mia...
Aspetto una sua telefonata o lo chiamo io? Non lo so. Lui, quando ci si è lasciati, ha detto chiaramente che vuole rivedermi e fare l'amore con me, con quel suo "la prossima volta". E anche io lo voglio, è naturale. Se non fossi innamorato di lui non l'avrei vegliato per due ore e mezza, immobile per non svegliarlo. Certo, se lui si confidasse almeno con Gianni potrebbe avere un consiglio (anche se forse contrario a me) ma che comunque lo aiuterebbe a capire. Non so. Mi dico che questa esperienza, comunque finisca, l'aiuterà a maturare, gli farà bene. Spero comunque che non lo faccia soffrire troppo, e che non faccia soffrire troppo neppure me... È la prima volta che, sia pure involontariamente, mi metto in mezzo ad una coppia. Che posso fare? Rinunciare a me... Ho già rinunciato a me troppe volte e, in fondo, mi restano pochi anni da vivere: sono troppo egoista se spero che mi riservino ancora una volta un po' d'amore? Sì, Gian Maria, sei egoista?
Così aspetto ancora l'evolversi degli eventi. Una delle cose più difficili per me e che pure ho dovuto fare e devo fare ancora. Ma io amo Orlando? Lo amo davvero?
In queste righe ci sono due espressioni che mi hanno dato da riflettere: la prima "Ho rinunciato a me troppe volte" e la seconda "mi restano pochi anni da vivere".
Quando papà mi disse che anche lui era gay, a poco a poco iniziò anche a raccontarmi di sé, della sua vita, dei suoi pensieri, idee, valori.
Per mio padre, amare aveva voluto sempre dire dimenticare se stesso e vivere per l'altro. Per la felicità della persona che amava, ha spesso rinunciato ai propri desideri, al proprio piacere, alla propria felicità. Un po' come ha fatto con te, Silvio. Quando tu gli avevi detto che non te la sentivi di proseguire la tua relazione con lui, proprio per l'amore che aveva per te, pur di saperti felice, aveva rinunciato a tentare di tenerti legato a sé. La tua felicità veniva prima della sua. Lo stesso quando mi confessò di sentirsi attratto da Ugo, e in altre occasioni. Lui aveva orrore dell'egoismo e se anche lo perdonava negli altri, cercava di non lasciargli spazio in sé.
Non sto dicendo che fosse perfetto, aveva i suoi difetti, i suoi punti deboli, aspetti che non mi piacevano (e che non gli piacevano, credo). Ma per lui amare, amare davvero, era qualcosa di fondamentale. Credeva profondamente nell'amore, amava l'amore. Sono certo che se mai Orlando gli avesse detto "amo Willy" lui si sarebbe fatto subito da parte. Ma Orlando gli aveva solo detto "sto con Willy" e, come mi disse mio padre un giorno in cui mi raccontò di quel che stava provando, Orlando non aveva in casa una sola foto di Willy, niente che facesse pensare ad un vero amore. Probabilmente Willy era stato il primo uomo di Orlando e questi sentiva di dovergli qualcosa. Mi sarebbe piaciuto parlarne con il ragazzo per capire, ma non ne ho mai avuta l'occasione.
Riguardo alla seconda frase: "mi resta poco da vivere" ancora non sapeva che era vero, che nel suo corpo stava sviluppandosi il cancro. Ma era una specie di previsione, forse? In qualche strano, misterioso modo, lo sentiva? Un uomo a cinquantasei anni di solito non si sente vicino alla morte. E ancora, se pure fra mille incertezze e trepidazioni, non desiderava certo morire. Questo desiderio arriverà solo alcuni mesi più tardi, quando rinunciò a sperare di poter trovare un amante. E si rafforzò chiaramente quando scoprì che davvero la sua vita stava finendo rapidamente, che dentro di lui s'annidava un male incurabile.
- 27/9/1990, sabato
- San Vincenzo
Speravo di vedere Orlando oggi o domani, ma lui dice di essere impegnato. Sarà vero o non vuole vedermi? O vuole solo un po' di tempo per riflettere? Non lo so, non lo capisco. A questo punto ho deciso di non telefonargli, di aspettare che sia lui a chiamarmi, ma non so se faccio bene o no. Da una parte ho paura che lui non mi chiami. Non chiamarlo, potrebbe farli pensare che ho rinunciato a lui? Chiamarlo, potrebbe dargli fastidio? D'altronde però se chiamandolo gli dessi fastidio, vuol dire che non ci tiene davvero a me. Potrebbe essere il modo per farlo decidere nei miei confronti. Ecco che di nuovo tentenno. D'altronde Orlando mi piace davvero molto. Ieri sera al bar gay ho conosciuto un ragazzo molto carino ed era evidente che era attratto da me: se non pensassi a Orlando credo che me ne sarei sentito terribilmente attratto. È più carino di Orlando, obiettivamente, eppure dentro di me Orlando usciva del tutto vincente dal confronto. Che fare quindi? Non riesco a togliermelo dalla testa, dal cuore. È passata una sola settimana dall'ultima volta che sono stato con Orlando e mi pare un'eternità.
A volte penso che devo seguire il mio impulso: telefonargli, cercare di vederlo... L'uomo si distingue dagli animali proprio perché sa controllare i propri impulsi, ma... sarà sempre giusto? Non rischio di controllarli troppo? Vorrei avere qualcuno che mi consigli in questo momento, ma chi? Non certo Silvio che è tutto preso dal suo nuovo grande amore, Danilo (e sono contento per lui, anche se mi piange un po' il cuore al pensiero che non ho saputo o potuto dare a Silvio quello di cui aveva bisogno). Mi sento come uno scolaretto al suo primo amore: confuso. Tanti anni di esperienza sembra che non mi abbiano insegnato nulla. Penso che ne parlerò con Raffaele, può essere una buona idea, lui mi capisce, mi vuole bene.
Oggi sarebbe dovuto venire Nuccio a trovarmi ma non si è fatto vivo. Mi sa che non si farà vedere più. Un po' mi dispiace, avrei voluto conoscerlo meglio. Ma Orlando... perché me ne sono innamorato così? Lui ha Willy: per quanto possa sentirsi attratto da me non so se possa preferirmi al suo attuale amante.
Ma mi piacerebbe un sacco. E non solo perché fisicamente mi piace, perché mi piace come fa l'amore. È proprio lui, Orlando, con la sua personalità come la sto conoscendo, che mi attrae tanto. Che io mi illuda? Perché non trovo mai qualcuno che si innamori di me come io mi innamoro di lui? Perché i miei amori sono destinati tutti a morire, ad essere quasi unilaterali? Perché non trovo uno contento di accogliere il mio amore, di darmi il suo? Ecco, in questi momenti mi sento così triste che vorrei poter morire subito...
Eppure no, non sono veramente triste. Mi sento sospeso nel nulla. Attendo, non so che cosa. Cioè, no, lo so: che Orlando mi dica che non può più fare a meno di me, che vuole il mio amore, che vuole darmi il suo amore e non solo il suo corpo. Ma forse mi aspetto troppo e così, come prevedevo, resterò a mani vuote su tutti i fronti.
E, in conclusione, telefono o no a Orlando? Aspetto che si faccia vivo lui? Non ho ancora deciso...
Infatti me ne parlò. Mi disse che si trovava in una situazione così nuova, strana per lui che aveva bisogno di parlarne con me per vederci più chiaro. E mi raccontò un po', per sommi capi, del suo triplice innamoramento ma della sua predilezione per Orlando e della sua incertezza.
Non avevo mai visto papà, di solito così sicuro e deciso nelle sue scelte, tanto incerto, confuso. Mi fece una grande tenerezza. Gli dissi che, secondo me, faceva bene a seguire quello che gli dettava l'istinto. Gli dissi che doveva cominciare a pensare a se stesso, alla propria felicità.
Ero contento di sapere che era di nuovo innamorato e gli dissi che secondo me doveva puntare tutto su Orlando: da come ne parlava era evidente, per me, che ne fosse profondamente innamorato. Lui parlò con me con profonda onestà, cercando di analizzare i propri sentimenti e di capire che cosa fosse giusto fare, non solo per lui, ma anche pensando ad Orlando. Mi sembrò che dopo la nostra conversazione fosse un po' più sereno. Mi chiese: "Non ti sembro uno scolaretto ai suoi primi amori?" Gli risposi: 'Sì, papà, e lo trovo bellissimo: sei rimasto fresco e pulito, sei un uomo meraviglioso." Arrossì, ma mi ringraziò, poi aggiunse: "Ma non è ridicolo che un uomo della mia età..." "Niente affatto. Spero di saper essere anche io come te alla tua età. Ti voglio tanto bene, papà."
Ci abbracciammo. Poi volle sapere come andava con il mio Stefano. Gli dissi che ci stavo bene, anche se a volte avevamo qualche piccolo litigio. Sembrò allarmato: "Per cosa?" volle sapere. "Perché lui vuole sempre fare l'amore, è insaziabile..." "E te ne lamenti?" chiese lui con un sorriso dolce, poi mi raccontò di lui e mamma. Di come lei lo carezzasse nei più diversi momenti della giornata, a volte anche svegliandolo in piena notte o mentre lui stava lavorando nell'atelier, fino a risvegliare il suo desiderio e fare a lungo l'amore con lui. "E era bello, sai?" concluse con aria sognante. Poi aggiunse: "Forse semplicemente vorrebbe che fossi tu a fargli sentire quanto lo desideri. Forse se prendessi un po' più spesso tu l'iniziativa, si sentirebbe più sicuro e insisterebbe meno lui, non credi?"
|